S.S. Dalai Lama: Conferenza Zurigo 07.08.2005

CONFERENZA PUBBLICA

Compassione: la fonte della felicità

di

SUA SANTITA’ IL XIV Dalai Lama

7 agosto 2005, Zurigo, Svizzera

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

SUA SANTITA’ IL XIV Dalai Lama

Anch’io nel corso della mia vita, sono andato incontro ad un gran numero di sofferenze e di difficoltà.

In questa vita è molto importante contare su degli amici affidabili, su delle persone con cui condividere veramente i problemi.

Nella mia gioventù in Tibet, ero in contatto con tantissime persone: di tutti i tipi. Poteva trattarsi d’individui famosi, come di gente comune. Una volta uscito dal Tibet, ho cercato di intrattenere dei rapporti con le persone, degli scambi di punti di vista. Stabilitomi in esilio in India, solo dal 1973 ho iniziato a conoscere il mondo. Mi sono ritrovato così con tanti e tanti amici sparsi per il pianeta, simpatizzanti per la causa tibetana. Alcuni non erano davvero alcunché di speciale, ma ugualmente ho stabilito con loro un profondo senso d’intimità.

QUANDO INCONTRO DELLE PERSONE NON MI SFORZO DI CAMBIARE LORO LE IDEE, TENDO PIUTTOSTO A STABILIRE UN DIALOGO FRA PERSONA E PERSONA.

Per questo motivo credo di avere molti amici al mondo.

Alcuni sono ricchissimi, anche intellettualmente, molto dediti agli studi. Tuttavia, conducono una vita molto solitaria. E, la vita in solitudine è spesso destinata a misurarsi con molte difficoltà.

Possiamo invece creare un’atmosfera molto amichevole ovunque si vada.

Chiunque ha incontrato delle difficoltà. Se dovessi dare importanza, per esempio, al mal di gola che sto provando in questi istanti, allora potrei avvertire un disagio ancor più forte.

PER QUESTO, QUANDO INCONTRIAMO DELLE DIFFICOLTÀ, È IMPORTANTE BADARE AL PUNTO DI VISTA COL QUALE LE AFFRONTIAMO. Se dovessi dare ancor più peso, infatti, ai miei malanni, finirei per percepirli ancor più intensamente, e non mi gioverebbe affatto. Diventa, perciò molto importante il modo in cui consideriamo, affrontiamo i nostri problemi.

Noi tibetani abbiamo perso la nostra terra, il nostro Paese. Se enfatizzassimo questa disgrazia, non ne ricaveremmo proprio alcun beneficio. Invece, se pensiamo, proprio grazie al fatto d’essere entrati in contatto con altre culture, al fatto d’esserci aperti al mondo, d’aver ricevuto un enorme riconoscimento per la cultura tibetana e la nostra lingua, ci sentiremmo rallegrati. Anzi, lo saremmo ancor di più, se ammettessimo che, solo grazie all’esilio, abbiamo potuto ottenere tutti questi riconoscimenti. Pensando in questo modo riusciamo a sentirci più calmi, più tranquilli, più in pace. Quando siamo più anziani, dovremmo pensare: “ho avuto una vita lunga, ho acquisito una notevole ricchezza di esperienze”.

Vedendo le cose da questo punto di vista, ci sentiremo meglio, più a nostro agio. Quando nella nostra vita sopraggiungono piacere e dolore, è molto importante cercare di configurare un certo tipo di prospettiva per inquadrarle correttamente. Molte nostre sensazioni dipendono proprio dal punto di vista da cui le percepiamo.

NON SONO RILEVANTI TANTO LE DIVERSE ESPERIENZE CHE FACCIAMO, QUANTO IL MODO IN CUI LE VIVIAMO, CON CUI LE AFFRONTIAMO. OGNUNO DI NOI DESIDERA LA FELICITÀ, MA È COSTRETTO AD AFFRONTARE MOLTI PROBLEMI.

MOLTI DELLE NOSTRE DIFFICOLTÀ DERIVANO PRINCIPALMENTE DA UN MALINTESO RIGUARDO ALLA REALTÀ. DOBBIAMO INFATTI AMMETTERE CHE SPESSO LA FRAINTENDIAMO.

C’è un detto in Tibet che suona così: “I tuoi problemi sono stati creati dalle tue stesse mani”.

INSOMMA, SE INCONTRO DEI PROBLEMI, È PERCHÉ ME LI SONO CREATI DA SOLO. MOLTI PROBLEMI SONO, IN EFFETTI, PROPRIO AUTOGENERATI E DERIVANO DALLA MANCANZA DI UNA CORRETTA PERCEZIONE DELLA REALTÀ.

Dobbiamo perciò sviluppare al massimo le potenzialità della nostra intelligenza.

Proprio perché siamo degli esseri umani, possediamo le ampie facoltà intellettive che ci caratterizzano. Sarebbe estremamente svantaggioso se rinunciassimo a sfruttarne le potenzialità. Anzi, scivoleremmo così in gravi problemi.

L’INCAPACITÀ A FORMULARE UN GIUDIZIO OBIETTIVO DELLE COSE DERIVA DAL FATTO CHE LA MENTE È TURBOLENTA, TORMENTATA E AGITATA.

Per poter conseguire un’appropriata capacità di giudizio, è molto importante mantenere, infatti, la nostra mente incontaminata.

COME È MEGLIO CHE MI COMPORTI?

Tutte le volte che incontriamo dei problemi dobbiamo osservare innanzitutto la nostra mente, e dobbiamo sforzarci di mantenerla calma, in modo da riuscire a vedere le cause e le condizioni coinvolte nei problemi. A questo scopo ci serve sviluppare una mente molto più olistica, più globale, capace di permetterci d’analizzare, in generale e nello specifico, le cause e le condizioni responsabili dei problemi che ci assillano. Inoltre, è fondamentale riuscire a mantenere la mente in un certo qual modo lucida e pacifica, il che ci permette di vedere le cose in un ambito d’insieme. Comprendere le condizioni, le cause responsabili di quel dato problema, costituisce una condizione fondamentale.

Esiste, inoltre, un altro elemento fuorviante che dobbiamo prendere in considerazione.

E’ IL SENSO ESAGERATO DEL SÉ. È L’ECCESSIVO PENSIERO ALL’IO, AL SÉ A FAR SÌ CHE LA MENTE SIA CONFUSA E TURBOLENTA. VIVIAMO, SENZA RENDERCENE CONTO, IN PREDA CONTINUAMENTE AD UN SENSO ESAGERATO DELL’IO, DELL’EGO.

Ho incontrato recentemente uno psicoterapeuta svizzero che mi diceva che il 90% delle qualità attraenti o sgradite, positive o negative, vengono colte come gradevoli o sgradevoli, ed amplificate dall’individuo, semplicemente in base al tipo di percezione. Le caratteristiche dell’oggetto percepito rappresentano, per la stragrande parte, un’effettiva proiezione della nostra mente. Questi stati mentali, a seconda dei casi, proiettano sull’oggetto delle sensazioni d’eccessiva gradevolezza o sgradevolezza: il che può portare all’ira ed all’odio.

Anni fa, durante un convegno scientifico, ricordo un medico asserire: “Chi è in preda ad un’esagerata percezione dell’io, del senso di possesso, del mio, continuando ad utilizzare ossessivamente termini come ”io” e “mio”, risulta più incline ad attacchi di cuore, all’infarto”. Quel tipo di persona, di temperamento spiccatamente egoistico, diremmo, giunge a considerare se stesso così concreto da non riuscire a sopportare nulla: il minimo disagio lo infastidisce, tanto che per la medicina si giunge ad associarlo ad un maggiore rischio d’infarto.

La strada giusta è invece quella di sforzarci di aprire il più possibile il nostro senso di percezione verso gli altri, in modo da riuscire a confrontarci con le altre persone in modo aperto.

LO STRESS È INTRINSECAMENTE INTERCONNESSO ALLA CIVILTÀ MODERNA?

Di recente, durante un conferenza stampa in Germania, mi fu chiesto se lo stress fosse un connotato sintomatico della civiltà moderna. Se, insomma, lo stress fosse intrinsecamente interconnesso alla nostra civiltà, e ne facesse naturalmente parte, anzi, ne fosse addirittura congegnale. Al che feci notare quanto sono innumerevoli i luoghi privi di televisione, dove la ressa è sconosciuta, e, magari c’è anche poco da mangiare. Ma, in quei luoghi, non si è afflitti dallo stress.

Gli risposi perciò negativamente, aggiungendo che lo stress si sviluppa in rapporto al modo in cui percepiamo le cose. Se ci trovassimo in un luogo privo di telefonini, senza immagini televisive, senza locali di divertimento, e così via, non penso che per molti sarebbe un ambiente ideale, in cui si sentirebbero a loro agio. Sapreste vivere in luoghi privi di questi confort?

La modernizzazione ha a che vedere con lo sviluppo esteriore, mentre lo stress ha a che vedere con il nostro sviluppo interiore.

Quindi, dobbiamo utilizzare la modernità ed allo stesso tempo progredire interiormente. Così non ci sarà spazio per lo stress. Per progresso interiore intendo la realizzazione dei valori umani fondamentali. Penso che dobbiamo tutti analizzare e studiare le situazioni, arrivando ad alimentare un vasto senso di compassione unito ad un profondo senso di responsabilità verso la comunità più immediata e più ampia che ci racchiude, verso il mondo intero. Proprio per questo motivo, abbiamo bisogno d’attribuire più valori a queste motivazioni interiori. In questo modo riusciamo a minimizzare le nostre preoccupazioni, e non ad enfatizzarle, anzi, a minimizzarle.

CHI CI HA INSEGNATO LA GRANDE IMPORTANZA DELL’AMORE NEL CORSO DELLA NOSTRA VITA?

La mamma. Prima del babbo l’ha fatto la mamma.

Quindi, i valori umani, quali la compassione e l’amore, sono essenziali ed universali, ma non sono specifici del singolo individuo. Tutti aspiriamo allo stesso obiettivo.

LO STRUMENTO FONDAMENTALE PER CONSEGUIRLO CONSISTE NELLA PROMOZIONE DEI VALORI UMANI.

Non sto parlando di vite future, di karma, e via dicendo, ma di come affrontare la quotidianità. Al primo posto della scala dell’affetto e dell’amore viene innanzitutto l’amore verso la madre, mentre la fede religiosa viene solo dopo l’amore per la mamma.

HO SEMPRE SVILUPPATO OGNI SFORZO PER CERCARE DI CREARE ARMONIA FRA LE VARIE RELIGIONI.

Siamo uguali nell’affrontare i problemi, vogliamo tutti la felicità, indipendentemente dall’appartenere a questa o a quella religione. D’importanza fondamentale è la benevolenza, la cui acquisizione ci permette di trascorrere una vita positiva, sana. Attraverso la promozione di certe qualità umane, riusciamo a sviluppare i valori più elevati. Vorrei condividere con tutti voi uno stile di vita molto armonioso. Se siamo soliti a scontrarci coi problemi, finiamo solo per ingigantirli. Tentando invece di vedere i problemi da innumerevoli punti di vista, può darsi che si riesca a sminuirne l’enfasi. Soprattutto nei momenti di difficoltà dobbiamo sforzarci d’osservare le cose da angolazioni positive, anche al costo d’essere ottimisti ad oltranza. Anche se l’amore e la compassione dovessero trovarsi ben lungi da noi, ci dobbiamo riprovare, e per tante volte, senza mai perderci d’animo, sforzandoci sempre più di sviluppare un’attitudine di benevolenza verso tutte le condizione avverse.

Ora, riflettete, e chiedetevi: “Può essermi di beneficio questo atteggiamento?” Se siete d’accordo: sforzatevi di metterlo in pratica. Se non lo ritenete utile, lasciatelo perdere, accantonatelo.

Attualmente l’esigenza più importante per i genitori consiste nel crescere i figli con amore, con un senso di benevolenza ed affetto, e, sottolineo, educandoli nel contempo in modo di sviluppare al meglio le loro capacità intellettive simultaneamente alla promozione dei valori fondamentali di base.

Il terrorismo è qualcosa di molto tragico, molto rattristante. Se si utilizzassero mezzi violenti per placare il terrorismo, gli attentati non farebbero che moltiplicarsi, e si potrebbe facilmente perdere il controllo della situazione. L’impatto automatico della logica del colpo contro colpo è illogico. Non serve a ridurre il terrorismo. Altrimenti non avremo uno, ma dieci, cento, mille Bin Laden. Per averne ragione dobbiamo affrontare la situazione col dialogo. Modi più cordiali, maggior dialogo, sono gli antidoti per ridimensionare il terrorismo.

Valorizzare i valori umani fondamentali è il metodo più efficace per eliminare anche il terrorismo. E’ per questo motivo che esalto l’importanza dell’educazione dei più giovani verso i valori fondamentali.

NON HA SENSO DIRE LA “MIA ECONOMIA”. SIAMO TROPPO INTERCONNESSI.

Non ha senso stabilire questa demarcazione. Evitando le suddivisioni, gli steccati tra il “mio” ed il “tuo” mondo, allora non ci saranno due parti contrapposte, ma un unico mondo indistinto. Senza barriere. Procedendo così, l’intero mondo sarà visto come un tutt’uno, senza divisioni. Questo va coltivato, va realizzato, promuovendo i valori umani di base con l’educazione, la compassione, l’amore, la benevolenza, l’appagamento, il senso di soddisfazione, proprio perché il nostro benessere è intimamente legato alla prosperità degli altri.

11 SETTEMBRE

Un anno dopo l’11 settembre, in occasione della commemorazione in una cattedrale degli USA, ho asserito che esistono dei mussulmani molto amorevoli. Sarebbe errato considerare in toto sbagliata la religione islamica. E’ ingiusto nutrire pregiudizi verso l’intera religione islamica solo per il fatto che vi sono delle correnti estremiste. Ho partecipato all’anniversario dell’11 settembre, e mi sono reso conto di quanti mussulmani condannino quelle violenze, il che mi fa ribadire che non si può considerare negativamente la comunità mussulmana.

CI SARÀ ANCORA UN PROSSIMO DALAI LAMA?

A chi mi domanda se ci sarà ancora un prossimo Dalai Lama, rispondo senza indugio che, per secoli, l’istituzione del Dalai Lama è stata il simbolo, la quintessenza del potere spirituale e temporale del Tibet. Dal momento che la società tibetana si è andata nel frattempo democratizzando, penso che per il futuro sia meglio lasciarle distinte queste due cariche, attribuendo alla mia figura solo il potere spirituale.

COME TRASCORRO LA GIORNATA?

Ora, a chi mi ha chiesto come trascorro la mia giornata quotidiana, rispondo che mi alzo alle 3.30 di mattino, per dedicarmi ad una serie di preghiere fino alle 5. Poi consumo la colazione. Di solito assaggio un paio di fette di pane: questa è la mia colazione. Anzi, mi sono portato un pezzetto di pane fin nella borsa. E la mia giornata finisce presto. La sera vado a letto alle 20,30. Ma, dopo un lungo viaggio, sento la necessità di riposarmi anche per 10-12 ore.

LA VERA AMICIZIA È QUELLA CHE SI OFFRE SENZA ATTENDERSI NULLA IN CAMBIO. Se, quando fai un dono, nutri delle aspettattive, non è un vero dono: è uno scambio, un baratto, un commercio.

A CHI MI HA CHIESTO SE SONO D’ACCORDO CHE LE DONNE POSSANO ACCEDERE AGLI STESSI CORSI SPIRITUALI DEGLI UOMINI, LA MIA RISPOSTA È SICURAMENTE AFFERMATIVA.

Mi auguro vivamente che le donne possano diventare guide spirituali e religiose. E, vi sono state molte donne che sono state riconosciute come Mahasiddha, ovvero dei Budhha reincarnati.

Colophon

Questa prima bozza d’appunti, a cura d’Alessandro Tenzin Villa, Luciano Villa e Graziella Romania, sui preziosi consigli offerti da Sua Santità il XIV Dalai Lama il 7 agosto 2005 a Zurigo, Svizzera, è da ritenersi provvisoria, quindi lacunosa, con possibili errori nonché imperfezioni, anche rilevanti, e non rappresenta affatto una trascrizione letterale delle parole in inglese di Sua Santità il Dalai Lama, ma semplicemente un limitato spunto di riflessione.