S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra Graz 2

Sua Santità il Dalai Lama: Riguardo al come trasformare la mente, è importante capire che la sua modificazione dovrebbe compiersi in modo ordinato e sistematico.

Sua Santità il Dalai Lama: Riguardo al come trasformare la mente, è importante capire che la sua modificazione dovrebbe compiersi in modo ordinato e sistematico.

Iniziazione al Kalachakra per la Pace nel Mondo Graz 2002

Insegnamenti di Sua Santità il 14° Dalai Lama su: Gli stadi intermedi della Meditazione di Acharya Kamalashila, Le trentasette pratiche del Bodhisattva di Ngulchu Thogme Zangpo, La lampada sul sentiero verso l’illuminazione di Lama Atisha Dipamkarashrijnana.

Appunti, traduzione ed editing del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Prima parte del secondo giorno, 16 Ottobre 2002

Sua Santità il Dalai Lama

KARMA

Quando ieri abbiamo iniziato ad esporre le fasi della meditazione dal testo di Kamalashila, abbiamo affrontato in una forma più grossolana il concetto buddista dell’origine interdipendente dei fenomeni. In generale, quando discutiamo circa l’origine interdipendente delle cose, ne individuiamo differenti livelli: quelli più grossolani e quelli più sottili. LEGGI TUTTO …Emergono, inoltre, delle differenze in termini di profondità delle interpretazioni delle diverse scuole buddiste di pensiero. Quel che qui abbiamo affrontato, fin dal momento iniziale in cui abbiamo studiato il testo “Gli stadi della meditazione”, è il concetto ed il significato dell’origine interdipendente come è comunemente accettato da tutti i sistemi filosofici buddisti. La teoria dell’origine interdipendente, che abbiamo appreso nel testo che abbiamo appena accennato, si colloca in un contesto di rapporto causa ed effetto, il cui punto principale consiste nell’asserire che soprattutto la felicità che avvertiamo e la sofferenza che sperimentiamo, dipendono da specifiche cause e fattori. Ne consegue che possiamo trasformare le sensazioni di felicità che proviamo e di sofferenza che percepiamo, solo se siamo capaci di cambiarne le cause ed i fattori, che sono responsabili della percezione della felicità e della sofferenza. L’intero concetto del rapporto di causa-effetto o del karma, dovrebbe essere compreso all’interno del contesto universale della legge della causalità, secondo la quale, in generale, esiste un processo, un modo per cui il rapporto, la legge di causa-effetto agisce come un fenomeno naturale, come un processo naturale della legge della natura. All’interno di quel contesto del processo generale di funzionamento del rapporto di causa-effetto, per karma intendiamo, soprattutto nel Buddismo, gli atti positivi e le azioni negative commesse dagli esseri umani, sotto la spinta delle loro emozioni mentali, indotti, insomma, da determinate motivazioni.

CAUSA-EFFETTO

Di conseguenza è ora importante capire molto lucidamente due concetti. In primo luogo aver chiaro che il rapporto di causa-effetto, in generale, non ha niente a che fare con il karma degli esseri senzienti, esso rappresenta semplicemente un flusso della legge della natura. Pertanto, all’interno del contesto del flusso di quella legge della natura che regola il rapporto di causa-effetto, quando per una certa motivazione gli esseri senzienti si rendono autori d’un azione particolare, proprio quell’azione è considerata il karma, di cu tanto si parla nel buddhismo. Come nel processo generale delle leggi della natura, determinati tipi di cause producono particolari gamme di risultati, così la felicità che avvertiamo e la sofferenza che percepiamo traggono la loro fonte ed origine da determinati fattori: positivi o negativi. E, poiché la felicità rappresenta una meta agognata da tutti, è importanti consolidare le cause responsabili del suo conseguimento e, dal momento che la sofferenza è una sensazione ripudiata da tutti, è importante, d’altro canto, identificare le cause ed i fattori alla sua origine, in modo da provare a ridurli e ad eliminarli.

CAPIRE I FATTORI CHE DISTURBANO LA NOSTRA MENTE

Ed all’interno di questo contesto, è estremamente importante comprendere che, anche se sperimentiamo sofferenza e felicità, sia a livello fisico che mentale, delle due, assume molta più importanza quella forma di sofferenza che affligge la mente. Diventa qui rilevante conoscere effettivamente i fattori che disturbano la nostra mente. Di conseguenza, nel Buddismo consideriamo come delle frustrazioni, come dei fattori disturbanti, quelli che offuscano la tranquillità della mente. La definizione stessa di frustrazione evidenzia uno stato d’animo che, quando raggiunge il predominio nella nostra mente, ci lascia completamente disturbati, infelici ed agitati. Si tratta, comunque, d’un emozione in grado di danneggiarci. Sono, quindi, queste emozioni affliggenti o disturbanti che inducono il danno, che producono un risultato, la cui conseguenza consiste nel provare sofferenza. Così, in breve, se riuscirete a trasformate la vostra mente, raggiungerete la felicità, altrimenti rimarrete nella sofferenza.

TRASFORMARE LA MENTE IN MODO ORDINATO E SISTEMATICO

Riguardo al come trasformare la mente, è importante capire che la sua modificazione dovrebbe compiersi in modo ordinato e sistematico. E, similarmente, quando ci accingiamo ad intraprendere la pratica spirituale, dovremmo seguire le fasi del percorso spirituale, così come sono state insegnate all’interno del contesto dell’esempio dei tre individui con tre livelli differenti di capacità mentali. Questo progressivo percorso del cammino spirituale, attraverso una sequenza di fasi, si rivela come un cammino molto affidabile e stabile.

Quando parliamo dei tre stadi del percorso spirituale rispetto ai tre tipi d’individui, vogliamo illustrare semplicemente un momento del tragitto, paragonabile al livello dei principianti. Cosicché, quando vi coinvolgerete nella pratica spirituale, in primo luogo dovreste intraprendere la prima fase del cammino, successivamente continuerete con la seconda e quindi con la terza. In generale, anche se i livelli elevati del percorso sono molto più difficili da praticarsi, se tuttavia iniziate e continuate la vostra pratica seguendo questa successione di fasi, dal momento che siete riusciti fin dall’inizio a consolidare la vostra pratica già nei primi due momenti del percorso, vi sarà molto più facile intraprendere anche la pratica spirituale più elevata. Inoltre, vi renderete conto quanto il vostro cammino ne avrà guadagnato in stabilità e fermezza; per di più, le pratiche che coltiverete saranno, oltre a tutto, immensamente inequivocabili e si presenteranno come esperienze efficaci e pure.

Altrimenti, in assenza delle pratiche fondamentali, anche se provate a inserirvi al livello delle più alte attività spirituali, ed anche se avrete la sensazione di sviluppare determinate esperienze generiche, queste non vi garantiranno alcuna attendibilità. Acquista quindi estrema importanza questo processo di intraprendere gradatamente il cammino della pratica spirituale, così come fu insegnato da Atisha. Naturalmente, per quanto riguarda la descrizione delle caratteristiche dei tre individui, tale terminologia la ritrovate nel testo di Asanga. Grazie a questo tipo d’impegno, riuscirete ad intraprendere progressivamente e nella giusta successione una così alta pratica spirituale. Se ne gioverà la velocità d’avanzamento delle vostre conquiste spirituali, che risulterà molto più rapida.

DUE SCOPI PRINCIPALI

Ora, riguardo alla felicità che vorremmo provare a realizzare, questa può essere sintetizzata fondamentalmente in due scopi principali: il primo consiste nell’ottenimento delle più alte condizioni come quella della rinascita umana, mentre il secondo è rappresentato dal raggiungimento della liberazione e dell’illuminazione totale. Ciò di cui, in primo luogo, abbiamo bisogno è conseguire per la prossima vita una favorevole rinascita umana. Si tratta d’un genere di bisogno provvisorio. Realizzando, così, la più alta condizione di vita, equivalente a quella di un essere umano, possiamo, di conseguenza, proseguire verso i traguardi della realizzazione della liberazione e dell’illuminazione. Il che è esattamente quel che viene insegnato nella “Preziosa ghirlanda” di Nagarjuna, in cui si enuncia: “Come necessità provvisoria dovreste realizzare la più alta condizione, come quella umana, mentre in termini di qualità ultima dovreste realizzare l’illuminazione.” Il testo ne spiega quindi il metodo, affermando che “Per realizzare la più alta condizione di vita dovreste coltivare la fede, mentre per realizzare della qualità stabili, come quelle della liberazione e dell’illuminazione, dovreste sviluppare la saggezza.” Ovviamente, costituisce una caratteristica intrinseca al processo generale della pratica buddista la necessità che tutte le pratiche di elaborazione dei metodi come la compassione, la fede, la bodhicitta o l’altruismo e così avanti, devono essere sostenute o preservate dalla saggezza. Di conseguenza, in uno dei testi si parla di due tipi di sviluppo della fede: il processo di sviluppo della fede che s’attua in una persona dall’intelligenza limitata ed il processo di sviluppo della fede per una persona dotata d’un intelligenza acuta.