S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra Graz 1

Sua Santità il Dalai Lama: "Quando inizierete ad osservare con attenzione la sofferenza degli altri esseri senzienti, allora sarete in grado di sviluppare la grande compassione".

Sua Santità il Dalai Lama: "Quando inizierete ad osservare con attenzione la sofferenza degli altri esseri senzienti, allora sarete in grado di sviluppare la grande compassione".

Iniziazione al Kalachakra per la Pace nel Mondo Graz 2002

Insegnamenti di Sua Santità il 14° Dalai Lama su:

Gli stadi intermedi della Meditazione

di Acharya Kamalashila,

Le trentasette pratiche del Bodhisattva

di Ngulchu Thogme Zangpo,

La lampada sul sentiero verso l’illuminazione

di Lama Atisha Dipamkarashrijnana

Appunti, traduzione ed editing del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Prima parte del primo giorno, 15 Ottobre 2002

Ci siamo oggi riuniti in questa meravigliosa città di Graz sulla base d’un antefatto che ne spiega il motivo. In occasione della mia ultima visita a Graz, avvenuta pochi anni or sono, il Sindaco mi invitò a tornare in questa città tanto suggestiva, manifestandomi anche il desiderio che, per l’occasione, conferissi l’iniziazione del Kalachakra. Tra le motivazioni, figurava non solo la posizione centrale che la città di Graz ricopre nella geografia europea, ma anche la sua facile accessibilità dai diversi paesi del continente. Dal momento che, inoltre, la vicina Svizzera ospita in verità molti tibetani, la scelta di questa città avrebbe permesso loro di raggiungere agevolmente, anche in un numero consistente, questo luogo per ascoltare gli insegnamenti del Kalachakra. LEGGI TUTTO …

E’ mia consuetudine far precedere l’iniziazione del Kalachakra da tre o quattro giorni d’insegnamenti sulle pratiche introduttive d’addestramento mentale al Buddismo. Proprio per mantenere questa tradizione, come sempre, inizierò col conferimento di tre giorni d’insegnamenti preliminari.

(Sua Santità chiede quanti sono i tibetani presenti, visto che rispondono in molti, li invita ad alzare una mano per farsi riconoscere. Come se non bastasse, sollecita i presenti provenienti dalla Mongolia, Tuva, Kalmukya e Buriazia a compiere il medesimo gesto.)

Possiamo considerare di matrice buddista sia i tibetani, sia tutti coloro che vivono nelle regioni himalayane, come pure le genti della Mongolia e delle quattro repubbliche della Russia: siamo tutti accomunati nella fede degli insegnamenti del Buddha in base alla tradizione dei nostri progenitori e vi sono delle zone in cui si pratica anche il Bon.

IL PERICOLO DI CAMBIARE RELIGIONE

Ma la situazione è diversa per coloro che provengono da altri luoghi del pianeta. Come è il caso di tutti quelli che vengono dall’Europa o dall’America. Per essi il Buddismo non rappresenta la religione dei loro padri. Per questo motivo molti di voi sono nati Cristiani, Ebrei o Mussulmani. In considerazione di questo antefatto, ritengo che sia molto più proficuo che continuiate a professare la religione in cui siete cresciuti. Se, al contrario, vorrete seguire una particolare tradizione, ma diversa da quella che vi appartiene per tradizione, potreste provare una sensazione iniziale di gran fervore. E, di conseguenza, potreste volervi all’improvviso convertire alla nuova credenza. Ma, col passare del tempo, vi potreste trovare in contraddizione. Ed è possibile che, a poco a poco, finiate per non trovarvi a vostro agio né nella nuova e neppure nella precedente tradizione religiosa. Per questi motivi è molto meglio che continuiate a seguire la tradizione religiosa in cui siete nati e cresciuti.

Sua Santità s’interrompe per invitare l’abate della Mongolia a prender posto sul palco, aggiungendo scherzosamente:”Nonostante che Le abbiamo preparato un sedile abbastanza alto, è tuttavia senza schienale. Si assicuri pertanto di non rischiare di cadervi!”.

Comunque, nonostante che, nel caso di molti di voi, il Buddismo non rappresenti la vostra religione tradizionale, è possibile che, in base al vostro interesse personale, alla vostra predisposizione mentale ed alla familiarità con la terminologia buddista, a causa di abitudini affermate nelle vite precedenti, possiate trovare estremamente rilevanti, per la vostra disposizione mentale e per il vostro campo d’intersesse, gli insegnamenti del Buddha. Di conseguenza, potreste scoprire dei grandi benefici nel Buddismo, in termini di capacità di trasformare la vostra mente. Mi riferisco, in particolare, a coloro che non trovano tanto efficace la loro religione tradizionale nel riuscire a modificare la propria mente. Di conseguenza, in questo caso non vi limitereste soltanto a mostrare interesse verso gli insegnamenti del Buddha, ma giungereste al punto di voler far vostre quelle istruzioni, tanto da identificarvi in esse.

MAI CRITICARE LA PRECEDENTE TRADIZIONE RELIGIOSA

In tutti questi casi, occorre evitare d’incorrere nell’errore, motivato dal voler giustificare la conversione ad un’altra religione o d’aver aderito al Buddismo, di manifestare un atteggiamento irriguardoso, anzi sarcastico, verso la propria precedente fede religiosa. Il che non va assolutamente bene. Anche nel caso in cui vi sembrasse che la vostra religione tradizionale non si addica affatto al vostro temperamento.

Ma, comunque, non sarebbe il caso di tutti.

La tradizione religiosa professata dai vostri progenitori ha beneficiato milioni di esseri umani in passato. Attualmente sta ancora offendo vantaggi a milioni di persone. In futuro darà ancora conforto ad altri milioni d’individui. Per tutti questi motivi è importante rispettarla.

Sua Santità interrompe il discorso per chiedere: “Ci sono dei cinesi? Non sembrerebbe. Anzi, ve ne sono alcuni là!”.

E’ possibile che fra le tante persone che si sono qui radunate, ve ne siano alcune che continuano a praticare le loro tradizioni religiose, come pure delle altre che non abbracciano alcuna pratica religiosa. Nel caso di coloro che professano una loro religione, è possibile che l’ascolto degli insegnamenti del Buddha risvegli in essi una qualche sensazione di novità interiore, rafforzando la loro capacità di comprensione. Nel passato ebbi anch’io l’occasione di dare degli insegnamenti in varie località con la partecipazione di fedeli sia protestanti sia cattolici. Mi ricordo che, al termine dell’incontro, molti di loro vennero da me dicendomi che le mie parole avevano sortito il risultato di rafforzare la loro fede religiosa. Ed anche se non fosse questo il caso, ne risulterà senz’altro un più profondo senso d’armonia ed un clima favorevole al dialogo tra diverse tradizioni religiose.

I TESTI D’INSEGNAMENTO

Per quanto riguarda la strutturazione di questi insegnamenti, abbiamo scelto tre testi: “Gli stadi intermedi della meditazionedi Acharya Kamalashila, “Le trentasette pratiche del bodhisattvadi Ngulchu Thogme Zangpo, “La lampada sul sentiero verso l’illuminazionedi Lama Atisha Dipamkarashrijnana.

Rispetto alla loro sequenza, il testo che fu prodotto per primo fu “Gli stadi intermedi della meditazione, cui fanno seguito “La lampada sul sentieroe le “Le trentasette pratiche. Chiaramente non starò a leggere tutto quel che è scritto nei tre libri. Punterò l’attenzione piuttosto su dei passi specificatamente fondamentali di questi tre volumi, tentando di spiegarveli.

COME RICEVETTI LA TRASMISSIONE DI QUESTI TRE TESTI

Vi illustro ora come ho ricevuto la trasmissione di questi tre libri. Lo scomparso abate del monastero Sakya, Sangye Tenzin, un lama davvero speciale, mi conferì la trasmissione orale col commentario degli interi “Stadi intermedi della meditazione”. Sangye Tenzin fu un Lama davvero speciale, e nonostante egli abbia lasciato il corpo, ne è tornata la sua reincarnazione. Egli non fu solo un gran erudito, ma un profondo praticante. Pare che abbia preso questi insegnamenti da un maestro Dzo Chen, un lama proveniente dalla regione del Kam, che a sua volta aveva avuto questi insegnamenti nel monastero di Samye.

Ho ricevuto la trasmissione orale de “La lampada sul sentierodal Lama Rigzin Tenpa del Kinnaur ed anche dallo scomparso Lama Serkong Rinpoche. Sembra che quest’ultimo l’abbia avuta, a sua volta, da Ghesce Ghendun Tashi, un maestro molto importante, che viveva in eremitaggio. La cerimonia di trasmissione di questo testo avvenne poco prima della insurrezione del Tibet nel 1959. Ho ricevuto la trasmissione orale ed il commentario de “Le trentasette pratiche del bodhisattvadal Lama Tenzin Gyaltzen del Kinnaur, che, nonostante appartenesse alla tradizione Sakya, era anche un praticante della tradizione non settaria, il quale, a sua volta, aveva ricevuto questa trasmissione da un lama Dzochen del Kam.

SIAMO TUTTI UGUALI

Come qualsiasi altro essere umano e qualsivoglia altro essere senziente, innanzitutto dobbiamo riconoscere d’essere tutti uguali. Nello stesso modo in cui lo sono sia gli esseri umani, sia gli esseri senzienti dotati di capacità di discriminazione: che hanno la facoltà di distinguere tra felicità e sofferenza, fra il bene ed il male, fra ciò che ci è vantaggioso o che invece li danneggia. Siamo tutti accomunati da un unico sentimento: quello di desiderare la felicità e di ripudiare la sofferenza.

Ora, potremmo parlare a lungo sull’interrogativo globale concernente l’origine dello sviluppo di tutte queste esperienze di dolore, di piacere, e così via. C’è molto da dire su questo argomento, e si potrebbero offrire tutta una serie di diverse interpretazioni in proposito. Se, tuttavia, non vogliamo addentrarci nel labirinto di voler rintracciare l’inizio di questa diversificata gamma di sensazioni, un punto resta comunque inequivocabile: tutti quanti siamo portati ad apprezzare ciò che ci procura benessere e piacere, mentre rifuggiamo da tutto ciò che ci comunica dolore e sofferenza. Per tutti questi motivi è molto importante condurre una vita improntata ai valori dell’armonia e della pace e che non arrechi travagli o disturbi.

Quando iniziamo ad interrogarci sulle modalità con cui poter raggiungere la pace e la felicità, dobbiamo ammettere che sarebbe sbagliato pensare che questi valori si conseguono grazie alla disponibilità di risorse esterne, di beni materiali. Nondimeno, l’accessibilità a beni contingenti può far sorgere in noi una certa percezione di benessere fisico ed una sensazione di felicità materiale, rimuovendo degli ostacoli tangibili. Ma quel che ci proviene dalle disponibilità materiali rimane limitato alle esperienze che proviamo a livello del nostro corpo.