1 S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Londra 1994

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Londra dal 14 al 17 settembre 1994 al Seminario “John Main”, promosso dalla Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, sul tema: “Il buon cuore”

Dal 14 al 17 settembre 1994 Sua Santità il Dalai Lama tenne il Seminario “Il buon cuore” un grande evento spirituale annuale di portata internazionale che si svolse alla Middlesex University di Londra. Si trattava del Seminario “John Main”, promosso dalla Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana in onore del monaco benedettino John Main, che Padre Bede Griffiths definì come la più eminente guida spirituale della Chiesa in questo periodo.

Il Dalai Lama e Dom John Main s’incontrarono solo in due occasioni. La prima ebbe luogo nel 1980 presso la cattedrale cattolica di Montreal, Quebec, dove a Dom John Main fu chiesto di accogliere il Dalai Lama all’apertura di un incontro inter-religioso di grandi dimensioni. Durante i preparativi per l’evento, Dom John Main insistette con molta energia sulla necessità di programmare un considerevole lasso di tempo per la meditazione in silenzio. <!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

All’evento erano presenti leader religiosi, che andavano da uno stuolo d’arcivescovi agli stregoni guaritori degli indiani d’America. Tutti fecero discorsi di buona volontà e recitarono belle preghiere. Entrarono in scena i cori, canti, che, col fascino dell’arte visiva, facevano risplendere la cattedrale. Tuttavia gli organizzatori erano spaventati anche solo dall’idea di fare venti minuti di silenzio nel bel mezzo d’una tale cerimonia di grandiose dimensioni dalla grandissima partecipazione di pubblico. Padre John insistette, e Padre John l’ebbe vinta.

Dopo la cerimonia, il Dalai Lama chiese del monaco benedettino che l’aveva accolto e gli disse quanto era rimasto impressionato dall’insolita esperienza di meditazione in una chiesa cristiana. Vedendoli l’uno accanto all’alto, si percepiva intensamente l’alone d’affinità tra i due uomini. Anche se stavano scambiandosi dei convenevoli, era chiarissimo che erano entrati in un più profondo, e silenzioso, livello di dialogo.

Padre John invitò quindi il Dalai Lama a visitare la sua piccola comunità benedettina che aveva recentemente raccolto e che aveva formato alla pratica e all’insegnamento della meditazione nella tradizione cristiana. La comunità benedettina aveva preso allora dimora in una piccola casa di periferia cui facevano compagnia un’estesa comunità laica. Si trattava proprio d’un nuovo tipo di monachesimo urbano cristiano che derivava la sua vita e la sua visione dalla riscoperta della meditazione nella tradizione spirituale cristiana.

Chissà cosa avrà potuto richiamato alla mente del Dalai Lama quest’invito. Forse le immagini dei monasteri medievali europei. Né fu sorprendente la sicumera del segretario di Sua Santità, che, dopo aver udito l’invito Padre John, usciva con un: “Spiacente ma l’agenda di Sua Santità è fin troppo piena e non c’è proprio un ritaglio di tempo libero per poter accettare l’invito”. Ma il Dalai Lama si voltò verso il suo segretario e, con un tono che non aveva perso nulla della sua dolcezza, ma aveva semplicemente acquisito nuova forza, semplicemente gli disse che avrebbe accettato e che se ne doveva trovare il tempo. Il Dalai Lama ha insistito, ed il Dalai Lama l’ha avuta vinta. Lui e Padre John si scambiarono uno sguardo, anzi un lampo intensissimo ma fugace d’intesa, poi un sorriso, e si salutarono.

La domenica seguente, imponentemente scortato da uno squadrone della Royal Canadian Mounted Police, il corteo di limousine del Dalai Lama si fermò davanti alla casa della comunità benedettina. Sua Santità s’unì alla Comunità per la meditazione di mezzogiorno nella piccola sala di raccoglimento e poi per il pranzo. Come al solito si mangiò in silenzio. Dopo pranzo ci fu una conversazione, poi padre John ed il Dalai Lama si ritirarono per un incontro privato. Al termine della visita fu offerta in omaggio a Sua Santità una copia della Regola di San Benedetto. Il Dalai Lama contraccambiò ponendo al collo di Padre John la tradizionale sciarpa tibetana di seta bianca, la khata. Il Dalai Lama se ne andò. Padre John tornò al suo lavoro di fondatore della Comunità di Meditazione Cristiana, senza più incontrarsi con lui dopo quel pomeriggio del 1980.
Padre Giovanni lasciò il corpo nel 1982 all’età di cinquantasei anni.

La Comunità di meditazione era stata appena fondata ed ecco che Padre John muore. Ma il suo insegnamento sulla meditazione cristiana aveva cominciato a filtrare per tutta la Chiesa. Ha continuato ad espandersi negli anni successivi per nutrire l’approfondimento spirituale della vita di molti cristiani. Si erano intanto formati ben venticinque centri ed oltre un migliaio di piccoli gruppi di meditazione settimanale che sostennero la pratica individuale di migliaia di meditatori per trovare diffusione in più di un centinaio di paesi. Il Centro Internazionale della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, che era stata fondata durante il Seminario del 1991 a New Harmony, Indiana, guidata dal monaco benedettino e pioniere nel dialogo interreligioso, Bede Griffiths, fu aperto anche a Londra. Dei precedenti Seminari erano stati guidati dalla studiosa di sanscrito Isabelle Glover, dal filosofo Charles Taylor, dal critico letterario Robert Kiely, dallo psicologo e suora di San Giuseppe, Eileen O’Hea, dallo studioso John Todd, dal fondatore dell’Arca, Jean Vanier e dallo studioso gesuita e teologo William Johnston.

Non fu sorprendente che il Dalai Lama avesse prontamente risposto accettando la richiesta a partecipare a questo seminario del 1994. Sua Santità aveva infatti un ricordo vivido dell’incontro con John Main tredici anni prima, era soddisfatto dalla crescita della sua comunità in tutto il mondo, ed era perciò felice e onorato di condurre il Seminario: era il primo non cristiano a farlo.

Sua Santità fu invitato a guidare il seminario per una serie di motivi. Il suo incontro con Dom John Main, seppure sommario, era stato molto significativo. Aveva svelato tutta l’importanza di sviluppare il necessario dialogo tra le due religioni al livello più profondo possibile ed ampiamente accessibile, attraverso la meditazione.

Si raggiunge un qualcosa di toccante nella condivisione del profondo silenzio collettivo, un qualcosa che le parole possono dire, ma mai del tutto esprimere.

Sua Santità, come persona, è diventato uno dei più amati maestri spirituali disponibili al mondo d’oggi. L’agonia del Tibet, che mirabilmente impersonifica, lo ha elevato ad un ruolo globale, spirituale, in cui i valori religiosi universali della pace, della giustizia, della tolleranza, della non violenza trovano una gioiosa eppure profondamente seria incarnazione. Questo fu evidente sin dal momento in cui nella prima sessione del Seminario Sua Santità lesse ad alta voce le beatitudini. Tutti sentivano che, nel suo caso, non esprimeva delle parole ma intuizioni che aveva sperimentato personalmente.

Si trattava d’un opportunità senza precedenti. Un seminario in cui il Dalai Lama avrebbe trascorso tre giorni con un gruppo di meditatori cristiani spiritualmente impegnati ed i loro altrettanto impegnati amici non cristiani. Ed i meditatori cristiani vollero proprio fare un regalo a Sua Santità di ciò che per loro è più prezioso, sacro, e profondo. Gli chiesero di commentare i Vangeli cristiani. Sua Santità accettò senza esitazione, sottolineando solo che, ovviamente, sapeva poco dei Vangeli.

Invece il suo commento ebbe la forza di colpire chi lo ascoltava come un formidabile segno della sua fiducia in se stesso e della sua umiltà.
Due o tre anni prima Sua Santità aveva stupito il suo pubblico a Londra con la sua dotta presentazione accademica della filosofia buddista. Qualsiasi accademico sarebbe stato orgoglioso di questo risultato.

Ora egli era disposto a venire davanti a un pubblico cristiano, anche simpatico e contemplativo, e parlare di ciò che, ammette sorridendo, conosce ben poco. Ed una volta che aveva accettato quest’idea, il Seminario divenne un evento di grande attesa. Fu quasi una scommessa, un rischio di fede da entrambi i lati. Nessuno nutriva dubbi che il tempo della meditazione e della presenza insieme avrebbe comunque portato dei frutti. Chiunque abbia speso qualsiasi momento col Dalai Lama sa che la sua presenza dona pace, profondità e gioia. Ma, anche con la presenza del Dalai Lama, non v’era alcuna garanzia che il seminario avrebbe avuto successo, come un dialogo. Invece, il Seminario “John Main” del 1994, “Il buon cuore”, sortì una riuscita tanto ampia che nessuno avrebbe potuto prevedere. Fu davvero un evento storico. Il commento del Dalai Lama sui Vangeli costituisce il cuore di quest’esperienza che imprime a tutte le parole pronunciate in questo contesto l’energia incessante per un dialogo continuo nel prossimo millennio tra le tradizioni religiose della famiglia umana. Questo evento suggerisce l’importanza di questo dialogo per il futuro del mondo ed offre una strategia tanto necessaria ad affrontare la sfida di creare la pace nel mondo e la cooperazione universale nei decenni a venire: offre un modello di dialogo.

A Sua Santità il Dalai Lama fu chiesto di pronunciarsi su otto passi delle sacre Scritture cristiane tra cui il Discorso della Montagna (Mt 5), la parabola del granello di senape ed il Regno di Dio (Mc 4), la Trasfigurazione (Lc 9) e la Resurrezione (Giovanni 20). Al che Sua Santità confessò candidamente di non conoscere bene le Scritture o la teologia cristiana, ma aggiunse che era pronto a leggere i testi ed rispondere alle domande “come un semplice monaco buddista.” La Parola di Dio possiede un suo potere ed energia. Ma la Parola, come diceva Sant Agostino del ruolo di San Giovanni Battista, ha bisogno d’una voce, sia per i buddisti che per i cristiani. La sua presenza e personalità ha comunicato la Parola che deve continuare a fluire.

Ha insegnato la dottrina dell’amore per i nemici con l’autorità di chi ha vissuto il suo insegnamento ogni giorno della sua vita e crede con tutto il suo essere nella via della nonviolenza.

Non sorprende allora che quando pronunciava le parole del Discorso della Montagna: “Ma quello che ti dico è questo:

amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,

perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il

suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere

sopra i giusti e sopra gli ingiusti. ….” (Mt 5,43-48)

il loro potere e significato si è propagato da Sua Santità a tutti i presenti.
Ha esordito confessando candidamente la sua scarsa conoscenza del cristianesimo, ha auspicato di poterlo conoscere maggiormente ed ha iniziato a commentare i Vangeli semplicemente come un buddista. Ha continuato a dire che non voleva spargere il seme del dubbio nella mente di nessuno o creare confusione. Ha ripetuto la sua convinzione che spontaneamente una persona non dovrebbe, né tanto meno è necessario che cambi religione, anche se rispetta la libertà di chiunque intendesse farlo. Non crede nella eventuale fusione di tutte le religioni in un’unica “religione mondiale.”
Ma lui è convinto che l’obiettivo comune di ogni religione è quello di creare “delle persone buone e felici” e la testimonianza vera di ogni religione è un “buon cuore” pieno di compassione e tolleranza. Ancora una volta ha consigliato d’approfondire il livello di comprensione di tutti noi ed ha esortato tutti indistintamente ad apprezzare le proprie tradizioni, sottolineando che la nostra sensibilità umana e le innumerevoli culture sono troppo diverse per giustificare un’unica “via” alla verità. Ha gentilmente ma fermamente e ripetutamente resistito alle lusinghe che il buddismo e cristianesimo sono linguaggi differenti, ma per le stesse convinzioni essenziali. Ha riconosciuto analogie per quanto riguarda l’etica e l’accento sulla compassione, la fratellanza ed il perdono. Ma in quanto il buddhismo non riconosce un Dio creatore o un salvatore personale, ha ammonito che le persone che si definiscono cristiani-buddisti, fanno come chi “cerca di mettere la testa di uno yak sul corpo di una pecora!”

I brani del Vangelo citati sono tratti dalla versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, Milano, Edizioni Paoline, 1987. L’Introduzione di Laurence Freeman fornisce un quadro d’insieme del dialogo interreligioso in generale e di quello cristiano-buddhista in particolare. Occasionalmente compare per un attimo una voce fuori campo che descrive la scena. Si tratta di Robert Kiely, che racconta come si sono svolte alcune esperienze durante il seminario.

I

Un desiderio d’armonia,

di Robert Kiely.

(La sala delle conferenze della Middlesex University, nella zona settentrionale di Londra, non era sontuosa: era uno spazio piuttosto ristretto, limitato, con una serie di sedili di legno cigolante in ripida pendenza che sbattevano e stridevano appena qualcuno faceva un movimento; tra le finestre da cui si vedeva il grigio cielo inglese erano appesi grandi tabelloni, con frasi di John Main riportate in bella calligrafia. Su un traballante podio provvisorio c’erano alcune sedie, un piccolo tappeto e un mazzo di fiori che davano un’impressione di abbandono. Tutto l’ambiente aveva un’aria improvvisata, come se fosse stato organizzato la notte prima e non potesse accadervi nulla di importante.

Il pubblico fremeva per l’impazienza. Fra laici inglesi, canadesi e americani si vedevano monache e monaci buddhisti con tonache color zafferano e rosso cupo, le teste rasate, immobili nella folla fluttuante. Nelle prime file c’erano monache e monaci benedettini, alcuni vestiti di nero, gli olivetani di bianco. Erano stati installati microfoni e telecamere. Qualcuno si è schiarito la gola. Niente risuonare di organi o di trombe. Da un ingresso laterale è salito sul podio un gruppetto di persone, e fra loro c’era Sua Santità il Dalai Lama, che calzava scarpe comode ed era avvolto nella sua veste rossa e gialla; distribuiva larghi sorrisi, cenni del capo e gesti di saluto, con una certa timidezza ma con evidente piacere. Era arrivato in modo tutt’altro che plateale. Non c’era stato corteo. In realtà il suo arrivo è stato un non corteo buddhista: prima non c’era, e un attimo dopo era presente. Molto presente. Sono stati pronunciati numerosi discorsi di benvenuto, fra cui quello del sindaco di Enfield, una signora che ha definito la sua circoscrizione “multirazziale, multiculturale e multireligiosa”. Enfield è un sobborgo a nord di Londra, molto impegnato per l’armonia nel pluralismo, un luogo d’incontro adatto per un seminario che avvicinava due grandi tradizioni religiose.

Dopo il discorso del sindaco, si è alzato Dom Laurence Freeman, OSB, per dare il benvenuto a Sua Santità. Era stato lui, come direttore spirituale e maestro della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, a invitare il Dalai Lama, e durante i lavori del seminario ha svolto le funzioni di padrone di casa. Padre Laurence è dolce e ha modi gentili, ma da lui emana una forza intellettuale e spirituale che palesemente l’ospite d’onore ha trovato congeniale e interessante. Con il procedere della conferenza, l’intesa e l’affetto fra i due monaci sono aumentati visibilmente. Quando Padre Laurence parlava, Sua Santità teneva lo sguardo e l’attenzione fissi su di lui, come faceva con tutti quelli che gli rivolgevano la parola. Padre Laurence, sin dalle sue prime osservazioni, ha introdotto un argomento che doveva diventare un tema centrale del seminario: la reciprocità dell’avvenimento.

Dom Laurence Freeman

Sua Santità, è un grande onore darle il benvenuto. Mi ha detto che le sarebbe piaciuto imparare da noi, e noi pure siamo qui per imparare da lei. Per noi è un grande privilegio che lei diriga questo seminario John Main sul tema che ha scelto, il cuore buono, e che sia stato così disponibile e generoso da accettare con generosità il nostro invito a commentare i Vangeli, le Scritture cristiane.

Nella tradizione cristiana, chiamiamo tali testi Sacre scritture perché riteniamo che in esse si possa trovare la presenza di Cristo, persino nella lettura delle parole. Sono parole umane, soggette a essere capite, e naturalmente a essere fraintese. Devono essere interpretate con la mente in modo che il cuore possa comprenderne il significato. Sappiamo che lei rappresenta una tradizione buddhista ricca e meravigliosa, la quale ha affinato gli strumenti della mente per la percezione della verità. Quindi siamo ansiosi di leggere le nostre Sacre scritture attraverso la sua mente, e di vederle, con lei, in modo nuovo.

Proprio come siamo certi che noi cristiani saremo arricchiti, speriamo che saranno arricchiti anche tutti i buddhisti presenti insieme a lei, e i partecipanti di tutte le confessioni. Sappiamo che cercare di capire non costituisce un processo semplicemente intellettuale, ma che riguarda l’autentica facoltà di comprendere, il (vipasyana), l’esperienza del significato delle parole sacre. Un grande maestro della teologia cristiana, Tommaso d’Aquino, ha detto che riponiamo la nostra fede non nelle parole, ma nelle realtà che esse indicano.

Quel che conta l’esperienza, non semplicemente le idee in quanto tali. Secondo noi, la meditazione silenziosa che condivideremo con la Sua Santità durante questo seminario sarà un modo universale, unificante, per affrontare l’esperienza al di là delle parole.

John Main ha capito il potere unificante che ha il silenzio di guidarci al di là delle parole. Per questo durante il seminario, il momento forse più importante che trascorreremo insieme sarà quello del silenzio. Sua Santità, dopo averci parlato, ci guiderà in una fase di meditazione. In ciascuno di questi momenti, riusciremo ad andare oltre le parole, a raggiungere la verità che si trova nel cuore della realtà. La meditazione ci arricchisce in moltissimi modi. Una facoltà della meditazione è quella di renderci capaci di leggere le Sacre scritture del mondo in modo più saggio e recettivo di come sapremmo fare altrimenti. Santità, apprezziamo il dono della sua presenza. Se possiamo essere aperti alla realtà della (presenza), alla presenza che sentiremo nelle Scritture, la presenza che sentiremo quando ci aprirà la sua mente e il suo cuore, così ci auguriamo di sviluppare anche uno spirito di pace e di amicizia.

Vorrei assicurarle a nome di tutta la nostra comunità nel mondo, che abbiamo nella mente e nel cuore il popolo tibetano. Lo sentiamo qui insieme a lei oggi. La Croce e la Resurrezione di Cristo sono l’essenza della fede cristiana.

Forse proprio la storia del Tibet e la sua storia personale ci indicano che la Croce e la Resurrezione sono realtà umane e appartengono non a una sola religione, bensì a tutti gli uomini. Abbiamo visto il Tibet crocifisso, ma soprattutto, grazie a Sua Santità, abbiamo anche visto la resurrezione della saggezza e delle cultura tibetane, che sono un dono per tutto il mondo. (1)

Siamo aperti al mistero della realtà. Speriamo e preghiamo che nel silenzio della meditazione, come nelle regole attraverso le quali lei ci guiderà, riusciremo a raggiungere la pienezza della coscienza e della luce interiore. (2)

(Quando Padre Laurence ha finito, il pubblico ha applaudito con entusiasmo, mentre il Dalai Lama sorrideva apprezzando quelle limpide parole di benvenuto e il palese calore con cui era stato accolto. Ha incominciato a parlare in inglese, tornando al tibetano quando provava il bisogno di chiarire qualcosa.)

Sua Santità il Dalai Lama

Fratelli e sorelle spirituali, è una grande gioia e un grande privilegio per me avere l’opportunità di partecipare a questo dialogo e di aprire il seminario John Main intitolato “Il Cuore Buono”. Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a organizzare questo avvenimento.

Sono riconoscente al sindaco per le sue calde parole di benvenuto e mi sento molto incoraggiato dal suo riferimento all’armonia e alla comprensione che regnano fra le diverse comunità e le diverse tradizioni religiose della sua circoscrizione: una comunità che ha definito multiculturale, multietnica e multireligiosa. Vorrei ringraziarlo per questo.

Ho conosciuto il defunto Padre John Main molti anni fa in Canada, e sono rimasto profondamente colpito nel conoscere una persona di cultura cristiana che apprezzava il valore delle meditazione nella pratica spirituale. Oggi, all’inizio di questo seminario, ritengo sia molto importante per noi ricordarlo.

Sono anche felice di vedere tante facce familiari e di avere l’opportunità di incontrare qui amici vecchi e nuovi.

Nonostante i numerosi progressi materiali del nostro pianeta, l’umanità affronta molti, molti problemi; alcuni in realtà li abbiamo creati noi. Il futuro, il futuro dell’umanità, del modo e dell’ambiente, dipende in larga misura da un fattore essenziale: il nostro atteggiamento mentale, la nostra visione della vita e del mondo. Molte cose della sfera personale e di quella pubblica derivano dal nostro atteggiamento mentale. Se abbiamo una vita individuale o familiare felice, in larga parte dipende da noi. Naturalmente la situazione materiale è un fattore importante per la felicità e per la qualità della vita, ma il nostro atteggiamento mentale è altrettanto importante, se non di più.

Ora che ci avviciniamo al secolo XXI, le tradizioni religiose hanno più importanza che mai. Tuttavia, come in passato, sorgono conflitti e crisi fra le diverse tradizioni religiose. E’ un fatto molto, molto increscioso. Dobbiamo fare il massimo sforzo possibile per superare questa situazione. Nella mia esperienza ho scoperto che il metodo più efficace per eliminare questi conflitti è di stare a stretto contatto con persone di diverse fedi, e comunicare con loro non soltanto a livello intellettuale, ma tramite più profonde esperienze spirituali. E’ un metodo molto efficace per sviluppare l’intesa e il rispetto reciproci. Attraverso questo interscambio, si possono gettare solide basi per un’autentica armonia. Perciò sono sempre molto felice di partecipare al dialogo religioso. E sono particolarmente felice di trascorrere questi pochi giorni parlando con voi ed esercitando il mio inglese sgrammaticato! Quando

trascorro qualche settimana in ritiro in India, a Dharamsala, dove risiedo, scopro che il mio inglese scorretto diventa sempre più povero, e quindi questi giorni di dialogo mi daranno un’opportunità di fare l’esercizio di cui ho molto bisogno.

Poiché sono convinto che l’armonia fra diverse tradizioni religiose sia estremamente importante, ed estremamente necessaria, vorrei esporre alcune idee su come si potrebbe promuoverla. Innanzitutto, consiglio di organizzare convegni di studiosi di diversa provenienza religiosa che discutano diversità e analogie delle rispettive tradizioni, in modo da rendere più facile conoscersi e immedesimarsi gli uni con gli altri. In secondo luogo, suggerisco di promuovere gli incontri fra persone di diverse tradizioni religiose che abbiano avuto profonde esperienze spirituali. Non è necessario che siano studiosi; è sufficiente che siano praticanti sinceri, e si riuniscano per parlare di quanto hanno compreso praticando la religione. In base alla mia esperienza personale, praticare è un mezzo potente ed efficace per illuminarsi reciprocamente in modo più profondo e diretto.

Alcuni di voi forse mi hanno già sentito raccontare che durante una visita al grande monastero di Monserrat, in Spagna, (3) ho conosciuto un monaco benedettino. Era venuto apposta per conoscermi, e il suo inglese era molto peggiore del mio, quindi gli parlavo con minore imbarazzo. Dopo colazione abbaiamo passato un pò di tempo da soli, a quattr’occhi, e io ho saputo che quel monaco aveva trascorso qualche anno sulle montagne, proprio dietro il monastero. Gli chiesi che genere di contemplazione avesse praticato durante quegli anni di solitudine. La sua risposta fu semplice: “Amore, amore, amore”.

Che meraviglia! Suppongo che talvolta dormisse anche. Comunque, durante tutti quegli anni aveva meditato semplicemente sull’amore. E non soltanto sul vocabolo. Quando lo guardai negli occhi, ebbi la prova evidente di una spiritualità e di un amore profondi, come mi era accaduto durante i miei incontri con Thomas Merton.

Queste due persone mi hanno aiutato a maturare una sincera venerazione per la tradizione cristiana e la sua capacità di creare uomini così buoni. Credo che lo scopo di tutte le principali tradizioni religiose non sia di costruire grande templi esteriori, ma di creare templi di bontà e di compassione (all’interno di noi), nei nostri cuori. Tutte le principali religioni in potenza possono farlo. Più siamo consapevoli del valore e dell’efficacia delle altre tradizioni religiose, più rispetteremo e venereremo le altre religioni. Questo è un buon sistema per favorire la compassione sincera e uno spirito di armonia fra le religioni del mondo.

A parte gli incontri fra studiosi e praticanti esperti, è importante anche, soprattutto agli occhi del pubblico, che i capi delle diverse tradizioni religiose di tanto in tanto si incontrino e preghino insieme, come è accaduto durante l’importante incontro di Assisi nel 1986. (4) È un terzo modo, semplice ma efficace, di favorire la tolleranza e la comprensione. Un quarto modo di lavorare per l’armonia fra le religioni del mondo è che persone di diverse tradizioni religiose si rechino insieme in pellegrinaggio a visitare i luoghi santi gli uni degli altri. Qualche anno fa ho incominciato io stesso a farlo, in India. Da allora, ho avuto la possibilità di recarmi da pellegrino a Lourdes, il luogo santo francese, (5) e a Gerusalemme. In questi posti, ho pregato con i seguaci delle diverse religioni, talvolta meditando in silenzio. Nella preghiera e nella meditazione ho avuto un’autentica esperienza spirituale. Spero che questo servirà da esempio, costituirà una specie di precedente, così che in futuro sarà considerato assolutamente normale recarsi insieme in pellegrinaggio nei luoghi santi, e condividere con gli altri l’esperienza delle rispettive culture religiose.

Per finire, vorrei tornare all’argomento della meditazione, e ai cristiani miei fratelli e sorelle che la praticano nella vita quotidiana. Considero questa pratica estremamente importante. Tradizionalmente, in India c’è la meditazione (samadhi), detta anche “calmo dimorare della mente”, che è comune a tutte le religioni indiane, compresi l’induismo, il buddhismo e il jainismo. E in molte di queste tradizioni, sono comuni anche alcuni tipi di (vipasyana), la “meditazione analitica”. Ci si potrebbe chiedere perchè il (samadhi), la “stabilità meditativa”, sia tanto importante. Perché il (samadhi), o meditazione concentrativa, è il mezzo per attivare la mente, per incanalare l’energia mentale. Il (samadhi) è considerato parte essenziale della pratica spirituale in tutte le principali tradizioni religiose dell’India, perché permette di integrare tutte le energie mentali e consente di concentrare la mente in modo univoco su un dato oggetto. Sono convinto che l’effetto sulla mente e sul cuore del praticante sarà tanto più grande se si abbineranno nella pratica quotidiana la preghiera, la meditazione e la contemplazione (che è più discorsiva e analitica). Uno degli obiettivi e degli scopi più importanti della pratica religiosa è la trasformazione interiore delle persona da uno stato mentale indisciplinato, incontrollato e distratto, a uno disciplinato, controllato ed equilibrato. Una persona che ha perfezionato la facoltà della concentrazione univoca avrà senz’altro maggiori possibilità di raggiungere tale obiettivo. Quando la meditazione diventa una parte importante della propria vita spirituale, si riesce a realizzare in modo più

efficace questa trasformazione interiore.

Una volta ottenuta tale trasformazione, seguendo la nostra tradizione spirituale sentiremo nascere in noi una specie di umiltà naturale, che ci permetterà di comunicare meglio con persone di tradizioni religiose e origini culturali diverse. Saremo in condizioni migliori per apprezzare il valore e il pregio di altre tradizioni, perchè avremo percepito tale valore all’interno delle nostra. Spesso professando un credo religioso si prova il sentimento dell’esclusivismo, la sensazione cioè che la propria via sia l’unica via vera; da questo può nascere un senso di timore all’idea di entrare in contatto con altre persone di diversa fede. Credo che il modo migliore per contrastare questa forza sia di sperimentare il valore della propria via per mezzo della meditazione, che ci consentirà anche di percepire il valore e il pregio delle altre tradizioni. Per sviluppare un autentico spirito di armonia su una solida base di

conoscenza, credo sia molto importante conoscere le differenze fondamentali fra le tradizioni religiose. Ed è possibile non solo capire le differenze fondamentali fra le singole tradizioni, ma riconoscere anche allo stesso tempo il valore e il potenziale di ciascuna di esse. In questo modo, una persona può sviluppare una percezione equilibrata e armoniosa. Alcuni ritengono che il modo più ragionevole per ottenere l’armonia e risolvere i problemi relativi all’intolleranza religiosa sia di creare una religione universale per tutti. Io invece sono sempre stato convinto che dobbiamo avere diverse tradizioni, perchè‚ gli esseri umani hanno numerose differenti inclinazioni mentali: una sola religione semplicemente non può soddisfare le esigenze di una così grande varietà di persone. Se cercheremo di unificare le fedi del mondo in una sola religione, perderemo anche molte peculiarità e molte ricchezze di ogni specifica fede. Perciò ritengo sia meglio, nonostante i molti contrasti che spesso si verificano in nome della religione, preservare le diverse tradizioni religiose. Purtroppo, anche se differenti tradizioni soddisfano le necessità delle varie inclinazioni mentali dell’umanità, da tali diversità deriva ovviamente anche il rischio di conflitti e disaccordi. Perciò i seguaci di tutte le religioni devono fare uno sforzo ulteriore, cercando di trascendere l’intolleranza e l’incomprensione e di trovare l’armonia. Ho pensato che all’inizio del seminario sarebbe stato utile fare queste precisazioni. Ora mi accingo ad affrontare la grande impresa: esplorare testi e idee che non mi sono familiari. Mi avete dato una grande responsabilità, e farò del mio meglio per soddisfare i vostri desideri.

Considero davvero un grande onore e un privilegio che mi sia stato richiesto di commentare passaggi scelti delle Sacre scritture, testi che devo confessare non

conosco molto. Devo anche confessare che affronto un’impresa come questa per la prima volta. Non so se sarà un successo o un fallimento! Comunque, farò del mio meglio.

Ora reciterò alcuni versi di buon auspicio, e poi mediteremo.

(La sua umiltà era genuina come il suo sorriso. Quando il pubblico rideva, sembrava che in parte lo facesse perché‚ era sorpreso dalla mancanza di presunzione del Dalai Lama; ma era anche un gesto di cordiale incoraggiamento. Incominciava un rapporto che, nei giorni successivi, avrebbe portato a un altissimo grado l’intesa emotiva e mentale, in un’atmosfera di rispetto e di amore. Le luci nella sala si sono spente, e nel tenue chiarore proveniente esclusivamente dalle finestre, il pubblico si è raccolto mentre Sua Santità chiudeva gli occhi e intonava un’antica preghiera tibetana):

Traboccanti di eccellenza, come una montagna d’oro,

i salvatori dei tre mondi, liberati dai tre principali difetti,

sono i Buddha, i loro occhi sono come boccioli di loto;

sono la primordiale energia ispiratrice del mondo.

Gli insegnamenti che hanno donato sono sublimi e duraturi,

rinomati nei tre mondi, onorati sia dagli dei che dagli uomini.

Questo santo insegnamento dona la pace a tutti gli esseri senzienti;

questa è la seconda energia ispiratrice del mondo.

La santa comunità, ricca di sapere, viene onorata

da uomini, dei, e semidei.

Questa sublime comunità è umile, tuttavia è il ricettacolo della gloria;

questa è la terza energia ispiratrice del mondo.

Il maestro è venuto nel nostro mondo;

l’insegnamento risplende luminoso come i raggi del sole;

i maestri che insegnano sono concordi come fratelli;

possano così manifestarsi benedizioni propizie affinché gli

insegnamenti perdurino a lungo. (6)

Cantato:

Ogni cosa sarà di auspicio. Ogni cosa sarà di auspicio.

In tutti i modi ogni cosa sarà propizia”.

(Dopo trenta minuti di meditazione silenziosa, Padre Laurence si è alzato per fare questo commento):

Per concludere il nostro primo incontro, chiederemo a Sua Santità di accendere una candela in questo simbolico segno di unità, e poi membri dei vari gruppi ospiti che rappresentano diverse tradizioni accenderanno altre candele dalla sua. (7) Queste candele arderanno durante il seminario come simbolo dell’unità e dell’amicizia fra le nostre diverse religioni.

Introduzione di Laurence Freeman, A cura di Robert Kiely. Mondadori; Traduzione dal tibetano e note a cura di Ghesce Thupten Jinpa; Traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana; ISBN 88-04-42507-5; (C) The World Community for Christian Meditation 1996; Published in association with Medio Media, London, England; (c) 1997 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano; Titolo dell’opera originale: The Good Heart; I edizione marzo 1997. http://www.rosacroceoggi.org/testi/incontro%20con%20gesu.%20dalai%20lama.pdf