9 S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Londra 1994

Sua Santità il Dalai Lama: "Penso che all'inizio un luogo diventi santo grazie alla forza del singolo praticante spirituale che vi vive".

Sua Santità il Dalai Lama: "Penso che all'inizio un luogo diventi santo grazie alla forza del singolo praticante spirituale che vi vive".

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Londra settembre 1994 al Seminario “John Main”, sul tema: “Il buon cuore

Lettura buddista del Vangelo

IX

La Resurrezione

(Gv 20, 10-18)

I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero:

Donna, perch‚ piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perchè piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbuni!”, che significa “Maestro!”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perchè non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto. (Gv 20, 10-18) <!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

È un brano molto adatto da leggere durante la seduta conclusiva di questo seminario. Il (parinirvana), o (nirvana) definitivo del Buddha, è considerato l’ultimo atto importante della sua vita, e questa lettura del Vangelo secondo tante della sua vita, e questa lettura del Vangelo secondo Giovanni sembra avere un significato analogo.

Per chi crede nella rinascita, tutte le volte che si parla della morte si parla anche di rinascita. Essa può avvenire soltanto quando è preceduta dalla morte.

Abbiamo avuto una breve discussione al riguardo, prima. Sembra che gran parte delle principali tradizioni religiose del mondo abbia un’altra cosa in comune: le vite dei maestri fondatori paiono dimostrare quanto sia importante prendere su di sè l’esperienza della sofferenza e riconoscerne il valore.

Oggi, mentre discutevamo, Padre Laurence mi ha raccontato che Padre Bede Griffiths, parlando di Gesù, chiariva la distinzione fra il corpo fisico, il corpo sottile e il corpo spirituale. Prima della morte di Gesù, il suo corpo è quello fisico; durante la Resurrezione, prima di ascendere al Padre, è il corpo sottile; dopo l’Ascensione al Padre, è il corpo spirituale. Nel buddhismo si discute molto riguardo ai vari tipi di personificazione, come il corpo sottile, il corpo mentale e il corpo spirituale. Tuttavia c’è una differenza importante quando si paragona il corpo sottile di Gesù con quello descritto nei testi buddhisti. Nelle descrizioni buddhiste dei livelli di sottigliezza delle manifestazioni, si riconoscono diverse fasi di evoluzione spirituale di un individuo: si parte dalla condizione di essere ordinario e si procede verso la piena illuminazione. Invece nel caso di Gesù si parla di una persona senza uguali, il Figlio di Dio. Quindi

non si può parlare di un processo graduale. Gesù Cristo non progredisce attraverso una serie di stadi spirituali, no?

PADRE LAURENCE: No, la Resurrezione non è una reincarnazione.

DALAI LAMA: In questo caso non si tratta di reincarnazione. Si tratta di praticanti individuali. Quando progrediscono nella pratica spirituale, anche la loro manifestazione fisica diventa sempre più sottile.

PADRE LAURENCE: Prima di morire Gesù era presente ai suoi discepoli e al mondo in un certo modo; dopo la morte è presente al mondo in modo diverso. Nel suo modo di esistere storicamente nel mondo, nel suo incontro con Maria Maddalena, per esempio, vediamo una presenza che non può non essere riconosciuta. Ci deve essere un nuovo genere di percezione da parte del praticante per riconoscere la nuova presenza di Gesù. Nel Vangelo, leggiamo di una fase intermedia fra la sua morte e Resurrezione e la sua Ascensione. E il modo in cui Gesù è presente oggi nel mondo è ancora diverso da quelli descritti. Oggi, diremmo che è presente tramite lo Spirito Santo.

DALAI LAMA: Nel caso del buddhismo, anche questa volta, troviamo una divergenza di opinioni sul modo di interpretare il (nirvana) definitivo del Buddha. Secondo una scuola di pensiero, rappresentata soprattutto dall’antica scuola indiana (Vaibhasika), il (nirvana) del Buddha costituisce la fine della sua esistenza. Il suo trapasso è stato un evento storico, esattamente come la sua venuta al mondo: la vita del Buddha è incominciata e finita allora. Il (nirvana) finale è considerato come l’ultimo bagliore di una fiamma.

Quando si estingue la fiamma, è la fine del fuoco; c’è il nulla assoluto. Anche la continuità della coscienza del Buddha cessa. I seguaci della scuola (Vaibhasika) sostengono che la coscienza, pur non avendo un inizio, ha una fine. Può cessare di esistere.

Ma stando così le cose, si pone la domanda di che senso abbia per i seguaci del Buddha venerarlo e pregarlo. Che beneficio ne traggono? Che senso ha fare una cosa simile, se il Buddha non c’è più? La risposta di questa tradizione è che il Buddha ha raggiunto la piena illuminazione per il fatto di aver accumulato meriti e perfezionato la sua saggezza attraverso innumerevoli eoni. E durante questo periodo, il Buddha ha sviluppato e coltivato un fortissimo desiderio altruistico di beneficare e servire tutti. Il potere di tale energia e verità c’è ancora. È questo potere che sostiene e aiuta quando si prega e si venera il Buddha. Per quanto riguarda la persona storica del Buddha, invece, quella fu la fine.

Ma molte altre tradizioni buddhiste, fra cui il buddhismo tibetano, vedono le cose diversamente. Secondo la tradizione buddhista tibetana, la buddhità o completa illuminazione andrebbe intesa piuttosto come la dottrina dei tre (kaya), le tre manifestazioni. Da questo punto di vista, Buddha (Sakyamuni) era un personaggio storico, esistito in un particolare momento, luogo, contesto e ambiente, e il suo (nirvana) finale a Kushinagar fu un evento storico. Ma la coscienza e il flusso mentale del Buddha sono continuati, e sono costantemente presenti. Forse Buddha non esiste più nella forma di emanazione di un essere umano; ma è ancora presente nella forma note come il suo (sambhogakaya), la perfetta pienezza di risorse. E continua a emanare e a manifestarsi in varie forme, le più adatte e benefiche per gli altri esseri senzienti. Da questo punto di vista, bench‚ Buddha (Sakyamuni) come personaggio storico abbia cessato di esistere, la presenza del Buddha c’è ancora. Secondo questa tradizione, la coscienza vista nella sua continuità non ha nè principio nè fine.

Per un buddhista praticante, il (nirvana) definitivo del Buddha ha un significato molto simbolico perch‚ le ultime parole da lui proferite riguardavano la dottrina dell’impermanenza e la natura transitoria di tutte le cose. Egli affermò che tutte le cose e tutti i fatti sono transitori, impermanenti e non duraturi. Affermò inoltre che anche il corpo fisico di un essere pienamente illuminato, il Buddha o (Tathagata), è impermanente e soggetto alle stessi leggi. E con queste parole trapassò. Per un buddhista praticante, il (nirvana) finale del Buddha, l’atto storico di trapassare, sottolinea ancora una volta l’importanza della pratica dell’impermanenza. Sono incuriosito dalla frase del Vangelo in cui Gesù afferma: “Non sono ancora salito al Padre”. Mi piacerebbe sapere com’è spiegata l’Ascensione nella teologia cristiana.

PADRE LAURENCE: Prima, nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù dice: “So da dove vengo e dove vado”. Descrive la propria vita, la propria missione, come un ritorno alla fonte. Ripete più volte: “Sono venuto dal Padre”. L’Ascensione è la riunificazione della sua condizione umana, portata al massimo sviluppo, alla sua fonte, il Dio Padre. In un certo senso, l’Ascensione è l’integrazione totale della divinità e dell’umanità di Gesù.

DALAI LAMA: Nel buddhismo si ritiene che esista un rapporto speciale fra l’emanazione e la forza emanante, e che un’emanazione finisca quando ha adempiuto la sua funzione. È come se l’emanazione fosse riassorbita dalla sua fonte, benché in certi casi essa scompaia spontaneamente. Per esempio nel caso del Buddha (Sakyamuni) storico, dopo il suo (nirvana) finale il corpo del Buddha rimase chiaramente sul posto; il cadavere fu cremato, e tutti lo videro.

Un buddhista praticante direbbe che la coscienza del Buddha, la sua mente trascendente erano state reintegrate o riassorbite nello stato di (dharmakaya). In alcuni testi buddhisti si fa riferimento anche a un’altra specie di fenomeno: esseri spirituali molto evoluti che sono in grado effettivamente di recarsi in altre terre pure senza dover abbandonare il proprio corpo fisico.

PADRE LAURENCE: Queste sono intuizioni meravigliose, una ricca fonte di ispirazione per interpretare un altro modo la Resurrezione nel senso cristiano.

Penso che il modo cristiano di intendere la Resurrezione comporti anche una dimensione cosmica. Gesù è la personificazione di Dio in forma umana, e attraverso questa Parola di Dio Š nata la Creazione, cioè l’universo. Ora quando la sembianza umana di Gesù muore, si innesca un processo che anticipa quanto avverrà in tutto l’universo. La sembianza corporea umana di Gesù è riassorbita nella sua piena energia e forma fisica dalla fonte dell’universo, da Dio. Prima o poi questo accadrà a tutto l’universo. Tutte le cose dell’universo sono venute da Dio, sono un’emanazione di Dio, e torneranno a Dio. Perciò penso che nella Resurrezione vediamo ritrasformarsi la materia nella sua fonte d’origine. Questo accade al corpo di Gesù nella sua forma umana, corpo, mente e spirito, ma è anche un’anticipazione di ciòè che con il passar del tempo, alla fine del tempo, accadrà a tutto l’universo.

Santità, essendo ormai giunti a quest’ultima seduta del nostro seminario, parlo a nome di tutti noi quando dico che avremmo bisogno della durata di due vite, o anche di più, per assimilare tutto ciò di cui lei ha fatto dono in modo così meraviglioso. Vorrei proporle alcune delle domande che i partecipanti hanno posto individualmente o a gruppi. E’ stato necessario fare una certa selezione e dividerle per argomenti, poichè molte di esse riguardano gli stessi temi. Ho pensato inoltre che ci sarebbe piaciuto incominciare come abbiamo fatto all’inizio di questo seminario, convogliando la nostra attenzione sul popolo e la nazione del Tibet di cui lei è rappresentante e personificazione, e assicurandole il nostro appoggio incondizionato per la sua causa di pace e di giustizia. Una delle domande proposte riguarda il concetto di luogo sacro e di terra santa. È sorta a causa dei suoi commenti sul pellegrinaggio. Lei ha parlato di quanto sia benefico visitare diversi luoghi santi. La domanda che vorrei porle è questa: secondo lei, che cosa rende santo un luogo?

DALAI LAMA: Penso che all’inizio un luogo diventi santo grazie alla forza del singolo praticante spirituale che vi vive. In un certo senso, la forza delle realizzazioni spirituali di quella persona “carica” a sua volta altri che lo visitano. Inoltre, i luoghi santi svolgono un’altra importante funzione, soprattutto se sono associati alla vita dei maestri fondatori delle principali tradizioni religiose: quando i seguaci di una data religione visitano tali posti, hanno l’opportunità di riflettere a fondo sull’esempio offerto da quei buoni maestri, e così ispirati e motivati possono affrontare l’impresa di seguirne l’esempio.

PADRE LAURENCE: Vostra Santità ritiene che sarebbe proficuo se persone di fede diversa andassero insieme in pellegrinaggio?

DALAI LAMA: Sì. Infatti è un progetto su cui ho lavorato. Ritengo che questa pratica sarà di grande beneficio.

PADRE LAURENCE: Un’altra domanda, che forse in certa misura scaturisce da questa, riguarda i cristiani e i buddhisti di altre tradizioni, cioè non tibetani, che si sono sensibilizzati alle necessità del Tibet e comprendono quanto sia vergognosa l’indifferenza dell’Occidente verso la causa tibetana. Come possono fare cristiani, buddhisti e persone di altre fedi a difendere la sua causa, la causa del popolo tibetano, con strumenti spirituali, o altri che lei potrebbe indicare?

DALAI LAMA: Il problema della libertà del Tibet ha implicazioni che riguardano tutto il mondo, perchè è strettamente legato alla libertà, e di fatto alla sopravvivenza stessa della spiritualità in Tibet. Se l’antica spiritualità del Tibet riesce a sopravvivere a questa minaccia, sento che potrà avere un potenziale immenso, che in futuro non recherà benefici soltanto ai tibetani, ma contribuirà moltissimo anche al benessere del popolo cinese. Quindi, da questo punto di vista ritengo che i praticanti e le organizzazioni di altre religioni, e tutti coloro che credono nel valore della spiritualità, abbiano una funzione molto importante. Ritengo che possano avere un ruolo essenziale fornendo sostegno alla nostra causa.

PADRE LAURENCE: Per molti di noi qui presenti, forse la stragrande maggioranza, la meditazione quotidiana è il mezzo più pratico per diventare più compassionevoli, e servire in modo più generoso cause come quella del Tibet. Se lei ci incoraggiasse, e ci consigliasse un modo per seguire fermamente ogni giorno la via della meditazione, tutti ne saremmo ispirati e arricchiti. Molte persone che vivono in città, con i problemi della vita moderna, incontrano grandi difficoltà a meditare. Per questo la nostra Comunità di meditazione cristiana si è diffusa, per fornire un sostegno. Ma spesso è difficile meditare per chi non vive nei monasteri; e talvolta anche per coloro che ci vivono! Per favore, ci dia un incoraggiamento e ci aiuti a comprendere che cosa dobbiamo sviluppare per perseverare e approfondire ogni giorno la nostra meditazione.

DALAI LAMA: Se una persona è davvero profondamente interessata allo sviluppo spirituale, non può fare a meno della meditazione. Ecco il segreto! Una semplice preghiera, un desiderio, non compirà il mutamento spirituale interiore. L’”unico” modo per svilupparsi è sforzarsi costantemente tramite la meditazione. Naturalmente all’inizio non è facile: si possono incontrare difficoltà, si può perdere l’entusiasmo. O forse all’inizio ci sarà “troppo” entusiasmo; poi, dopo qualche settimana o qualche mese, l’entusiasmo potrebbe svanire. Dobbiamo stabilire un approccio ispirato alla costanza, alla tenacia, basato su un impegno a lungo termine.

PADRE LAURENCE: Quali sono i modi più efficaci per riuscire a perseverare quando ci scoraggiamo?

DALAI LAMA: Si dovrebbe sempre riflettere, valutando i pro e i contro del meditare e del non meditare. Si dovrebbe considerare da una parte il beneficio, il valore e l’efficacia della meditazione, e dall’altra gli effetti negativi che si manifestano quando non la si pratica. Ponderando continuamente questi due aspetti, si può conservare l’entusiasmo. Ci sono oltre cinque miliardi di persone sul nostro pianeta; parlando in generale, potremmo dividere questa vasta umanità di tre categorie: quelli che sono credenti e praticanti spirituali; quelli che oltre a non essere credenti, sono in realtà antireligiosi; e nella terza categoria, quelli che non sono necessariamente praticanti religiosi, ma non hanno particolare antagonismo verso la religione, si trovano in uno stato di indifferenza. Tuttavia, tutti e tre i tipi di persone sono fondamentalmente uguali: infatti ciascuno ha l’istinto e il desiderio naturale di essere felice e di vincere la sofferenza. Se un praticante o un credente ha bisogno di un termine di paragone, non dovrebbe confrontarsi con il terzo gruppo. Dovrebbe invece paragonarsi alla seconda categoria, le persone antireligiose: quelle che, oltre a non credere, considerano la religione inutile e falsa. Si dovrebbe paragonare la propria vita con quella degli appartenenti alla seconda categoria, e vedere quale delle due vite vi dia più appagamento e felicità. Naturalmente, sotto certi aspetti le persone che farebbero qualsiasi cosa per raggiungere il loro scopo sembrano aver maggior successo. Ma sulla lunga distanza si può valutare il successo di uno stile di vita dalla qualità esistenziale che produce e dalla pace mentale di una persona. Una vita priva della dimensione spirituale generalmente lascia meno spazio alla tranquillità interiore. Guardate i capi dell’ex Unione Sovietica e della Cina. Naturalmente, entrambi vogliono essere felici, come tutti noi! Ma ciascuno adotta un certo metodo, e in base al loro metodo questi capi considerano la religione un veleno. Anche nell’altra categoria, la prima, la gente intende cercare la felicità, ma ha adottato come metodo la religione. Sono questi gli autentici praticanti, non coloro che semplicemente sostengono di credere e di praticare una religione, ma per cui la religione non ha realmente un ruolo importante nella vita. Se confronteremo le due categorie, scopriremo sicuramente che dalla vita del vero praticante traspaiono maggiore felicità, serenità e pace. E anche nella società in generale sono certo che queste persone godranno di maggior fiducia e di maggior rispetto.

Seguire queste linee di pensiero vi aiuterà a capire che vale la pena di includere nella vostra vita la religione e una qualche forma di spiritualità, prendendo gli altri come termine di paragone per rafforzare la vostra convinzione. Ogni tanto è utile anche confrontare le proprie esperienze con le Scritture. In questo modo, gradualmente e lentamente, alla fine riuscirete a percepire il valore più profondo della spiritualità. Più intensa sarà la vostra convinzione, maggiore sarà il vostro entusiasmo, più energia avrete per andare avanti.

Così (dovrebbe essere), ma purtroppo, nel mondo reale, vediamo l’esatto opposto. Se si ha un’aspirazione, un desiderio intenso di ottenere qualcosa, naturalmente l’impegno per ottenerlo sarà molto più forte. Per esempio, nel caso dei politici decisi a farsi eleggere, spesso pare che facciano qualsiasi cosa per ottenere il loro scopo. Partono con il loro seguito per la campagna elettorale, fermandosi in un posto dopo l’altro, e durante la campagna è addirittura possibile vederli invecchiare a vista d’occhio! Fino a questo punto è grande il loro fervore. Vi è una dedizione analoga fra alcuni uomini d’affari, il cui unico scopo è di far soldi e profitti. Lo vogliono così accanitamente che darebbero qualsiasi cosa per raggiungere lo scopo. Così dovrebbe essere anche per un praticante spirituale, ma chissà perché non pare che si trovino praticanti spirituali impegnati così a fondo per raggiungere il loro scopo! Intendo dire che con quanta maggior chiarezza si riesce a vedere l’obiettivo cui si aspira, e più grande è il nostro impegno per raggiungerlo, maggiore sarà la nostra

motivazione sul sentiero.

Sin dall’inizio, è molto importante rendersi conto con chiarezza che lo sviluppo spirituale non è facile: richiede tempo. Se all’inizio si confida troppo in una trasformazione radicale nel giro di un breve periodo, è un sintomo sicuro di possibile fallimento! Perciò mentalmente è indispensabile essere preparati al fatto che per progredire ci vuole tempo.

PADRE LAURENCE: Ci può dire quanto?

DALAI LAMA: Per dare una risposta buddhista alla sua domanda, stiamo parlando di innumerevoli eoni! E quando si pensa in termini di eoni, gli anni e i mesi non sono nulla! Una breve vita non è nulla! Cento anni, nulla! Ragionare in termini di svariati eoni, questo aiuta davvero a sviluppare una forte determinazione! Ma in questo caso non ha importanza. Il punto principale è come essere buoni durante la propria vita.

PADRE LAURENCE: Noi cristiani crediamo che lo Spirito Santo non operi soltanto fra i cristiani, ma vada tra l’umanità tutta, ovunque ci sia qualcuno in cerca della verità. Forse molti concorderebbero con me che ci sia l’opera dello Spirito Santo nel modo in cui lei e altri suoi fratelli monaci e laici tibetani avete portato la saggezza del Tibet all’Occidente e siete stati esempi di compassione, perdono e generosità, a costo di grandi sacrifici e sofferenze personali. Penso che le visite di Vostra Santità a questo paese e all’Occidente siano un grande dono per la cristianità. Agli occidentali che hanno perso il proprio fervore spirituale e la propria determinazione voi date le possibilità di crescere spiritualmente e vedere la religione in una nuova luce, in un modo nuovo.

Forse lei può aiutarci a capire perchè accade che nel mondo moderno, pur avendo più tempo libero, più salute e migliori condizioni di vita, più abbondanza che mai, abbiamo perso il senso della religione autentica e della pratica spirituale.

DALAI LAMA: Forse nei vostri monasteri c’è un ritmo di vita più tranquillo, ma fuori, specialmente nelle città, la vita sembra scorrere a ritmo veloce, come un orologio, senza fermarsi mai per un istante. In effetti, appena qualche giorno fa, lo facevo osservare a un amico: se si osserva l’esistenza di una comunità urbana, sembra che tutti gli aspetti della vita di una persona debbano essere estremamente precisi, come una vite che deve entrare perfettamente nel suo buco. In un certo senso, non ne avete il controllo. Per sopravvivere, dovete seguire lo schema e il ritmo stabilito da altri per voi.

PADRE LAURENCE: Che cosa direbbe, Santità, dell’osservazione che sento fare spesso quando parlo della meditazione, e la gente dice: “Mi piacerebbe meditare, ma sono troppo occupato”?

DALAI LAMA: Riguardo a questo argomento vorrei raccontarvi una storiella. C’erano una volta due monaci: un maestro e il suo discepolo. Una volta il maestro, per dare un incoraggiamento al discepolo, disse: “Un giorno o l’altro andremo senz’altro a fare un picnic”. Dopo qualche giorno la cosa fu dimenticata. In seguito il discepolo rammentò al maestro la sua promessa di andare a fare un picnic. Ma il maestro rispose dicendo che era troppo occupato e per il momento non poteva farlo. Trascorse molto tempo: niente picnic. Lo studente glielo rammentò di nuovo: “Quando andremo a fare quel famoso picnic?”. Il maestro rispose: “Non ora. Sono davvero troppo occupato”. Così, un giorno il discepolo vide che portavano via un morto, e il maestro gli chiese: “Che cosa sta accadendo?”. Al che, il discepolo rispose: “Quel poveretto sta andando a fare un picnic!”.

Il fatto è che nella vita, se non si riserva un determinato tempo per le cose che abbiamo a cuore, avremo sempre altri impegni e saremo sempre troppo occupati.

PADRE LAURENCE: Vorrei dire qualche parola, Santità, in conclusione del Seminario, e vorrei chiedere a suor Eileen O’Hea di esprimere il proprio giudizio a nome di tutti i partecipanti. Innanzitutto voglio ringraziarla dalle profondità del mio essere, che sono un mistero per tutti noi. Ma so che proprio da quelle profondità nasce il nostro sincero ringraziamento per quanto lei ha reso possibile e ci ha dato. In questi ultimi giorni ho incominciato a rendermi conto che partecipiamo a un avvenimento storico. Esso è stato reso possibile innanzitutto dal suo coraggio e dalla sua notevole apertura. Lei è stato generoso nel concederci tanto del suo tempo, ed è stato coraggioso perchè non si è peritato a esplorare testi che non le sono familiari.

Mentre la ascoltavamo analizzare le Sacre scritture, mi ha colpito come la sua saggezza intuitiva e il suo senso della verità, allenati nel buddhismo, le consentono di percepire in modo così profondo e così chiaro tante verità delle nostre Scritture, e di rivelarcele in modo nuovo. Mi è anche venuto in mente che forse questo è stato possibile perchè abbiamo saputo affidarle una cosa per noi così preziosa e così sacra. La nostra fiducia è stata più che ripagata, perchè lei ha trattato con riverenza questa cosa per noi preziosa e santa, con senso del sacro e con profondissimo rispetto. La ringraziamo caldamente anche di questo.

Inoltre, il modo in cui lei ha esplorato insieme a noi le nostre Scritture è stato per me e per tutti noi un esercizio di non violenza. Lei avrebbe potuto trattare quei testi con molta durezza (e avrebbe avuto la forza necessaria per farlo!). Invece ha usato le sua capacità di saggezza, visione intuitiva profonda, intelligenza ed energia spirituale con estrema delicatezza. E’ una lezione di non violenza di cui tutti noi faremo tesoro. Mentre passavamo dall’uno all’altro testo evangelico, per finire questo pomeriggio con la Resurrezione, il mistero fondante della nostra fede, mi rendevo conto di come lei stava usando una lingua, un pensiero e delle immagini verbali che accomunavano le nostre culture e ci portavano ai limiti estremi del linguaggio. Ora che il nostro seminario si conclude e ci prepariamo per una festa interconfessionale, passeremo ad altre forme di espressione: canzoni, musica e danza, oltre alle parole; questo ci farà entrare in un’altra dimensione della verità. Ma la sua padronanza del pensiero e del linguaggio, come ho detto, ci ha portati a un punto molto elevato. Non penso che la nostra esplorazione sia finita. Spero e prego che in qualche modo Vostra Santità sarà lieta di continuare questo dialogo. Voglio ringraziarla non soltanto da parte della nostra “Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana”, ma anche a nome della Chiesa e dell’ordine monastico. Secondo me questo seminario dimostra che tradizioni religiose diverse possono entrare in intima comunicazione, se invece di limitarsi a stabilire facili analogie cercano insieme la verità: Possiamo percorrere strade parallele, ma lo spirito è spirito di unità. Come cristiani, siamo incoraggiati a capire il nostro ruolo, che è quello di servire. Nei Vangeli, Gesù non si definisce un signore o un padrone, ma un servitore. Dice: “Sono venuto in mezzo a voi per servire”. Nel passato molti seguaci di Gesù l’hanno dimenticato. Molti cristiani, e in vari periodi storici anche la Chiesa, hanno perseguito il potere temporale, il potere politico o il potere religioso su altri popoli, per mezzo dell’imperialismo o altre forme di autoritarismo. Come esseri umani riconosciamo che questo è sbagliato. Ma lei ci ha aiutato anche a capire la natura dell’umiltà, il ruolo dei cristiani, e il nostro modo specifico di considerarci discepoli e servitori. Perciò ci ripromettiamo di svolgere un’attività costante al servizio dell’unità delle religioni. Per finire, vorrei ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a rendere così soddisfacente questo seminario: gli assistenti, la troupe delle riprese e soprattutto il nostro coordinatore, Clem Sauvè, che è venuto dal Canada otto settimane fa per lavorare con noi. L’ultima persona che vorrei ringraziare, ma non per questo la meno importante – spero di non farla ridere di nuovo – è Thupten Jinpa, il suo traduttore.

E ora vorrei chiedere a suor Eileen di dire qualche parola.

SUOR EILEEN: Santità, non so che cosa potrei aggiungere a quanto ha detto Padre Laurence, ma come rappresentante del gruppo vorrei dire che non riusciremo mai a esprimerle del tutto la nostra gratitudine. Condividendo con noi la saggezza della sua cultura e della sua tradizione, con il suo esempio ci ha consentito di vedere in lei che cosa voglia davvero dire chiarezza e purezza di mente. E nel farlo riconosciamo la nostra vocazione a cercare i realizzare quelle stesse cose. Lei ci è stato maestro non solo con le parole, ma con la sua presenza e l’amore che emana, con la sua compassione. Questo termine non avrà mai più lo stesso significato di prima, per me! Ne sono certa per quanto mi riguarda, ma immagino che lo stesso valga per molti dei presenti; grazie a questo incontro la mia vita è cambiata. Noi diciamo che le Scritture cristiane sono il Verbo vivente di Dio. Alcune volte quando le leggiamo non sembrano significare molto: sono soltanto la solita vecchia storia. Ma l’intervento della Grazia dello Spirito Santo ci aiuta a superare quei momenti. Se perseveriamo, le parole tornano a essere vive e assumono significati sempre più profondi. Nel sentirla leggere le Sacre scritture, ho scoperto che le parole di Gesù acquistavano per me questi significati più profondi, e penso che lo stesso si possa dire per tutti noi qui. Mi dispiace di non poter ricambiare condividendo le sue Scritture come lei ha condiviso le nostre. Vorrei anche comunicarle ciò che molti dei presenti mi hanno manifestato: siamo molto addolorati per le atrocità perpetrate contro il suo popolo. Personalmente, come cittadina degli Stati Uniti, provo una profonda vergogna perchè il nostro governo non è venuto in vostro aiuto. Posso assicurarle che su questo argomento la mia voce non tacerà più. Qualcuno ha detto che è stato un grande banchetto, e che noi

mangiamo per vivere. Penso che vivremo tutti meglio, grazie al contatto avuto con lei. Non so se ci incontreremo ancora, o se io avrò mai più il privilegio di esserle vicino come sono stata in questi ultimi giorni. Ma sono convinta che nella nostra meditazione, nel luogo in cui ci incontriamo in preghiera emeditazione, siamo uniti. Possiamo separarci e andarcene, ma in quell’esperienza ci incontreremo sempre, in quello spazio dove si uniscono le coscienze. E così, Santità, la ringrazio moltissimo di essere stato qui. Le offro le nostre preghiere, i nostri auguri, la nostra gratitudine, e le nostre benedizioni per tutto quello che vorrà fare in futuro. Vorrei concludere con una citazione di Thomas Merton, che ha detto: “Al centro del nostro essere c’è un luogo di luce pura, un luogo incontaminato dal peccato o dall’illusione”. La ringrazio perchè tramite questo evento ci ha messo in condizione di vedere quel luogo di luce pura in lei.

DALAI LAMA: Vorrei esprimere la mia gioia per aver avuto la possibilità di condividere con voi questi preziosissimi giorni. La mia amicizia con Padre Laurence si è intensificata durante queste giornate. Vorrei cogliere l’occasione anche per dirvi quanto apprezzo tutte le attenzioni,la simpatia e il sostegno che avete manifestato per il mio lavoro, il mio paese e il mio popolo. Avete espresso questi sentimenti a cuore aperto, senza veli. Mi hanno riempito di gioia e profondamente commosso. Grazie.

Vorrei anche esprimere il mio profondo apprezzamento per tutti quelli che hanno assistito a queste letture e discussioni. Benchè ciò che ho detto fosse decisamente incompleto e piuttosto estemporaneo, ho notato che tutti voi dimostravate moltissima attenzione e concentrazione. Mi ha davvero commosso. Così, se questi pochi giorni porteranno un beneficio anche piccolo nella vostra vita, per qualcosa che è stato detto o per aver partecipato al seminario, mi sentirò appagato. Il mio appello a tutti voi è questo: fate in modo che la vostra preziosa vita umana abbia quanto più significato possibile.