2 – Insegnamenti S.S. Dalai Lama a Bodhgaya 5.01.10 pomeriggio.

Dalai Lam: "Quando mi chiedono cos'è il buddhismo rispondo che è l'azione e la visione". Dalai Lama: “Quando mi chiedono cos’è il buddhismo rispondo che è l’azione e la visione”.

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Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Bodhgaya, India 5 gennaio 2010 primo giorno, pomeriggio

Traduzione dal tibetano in italiano di Fabrizio Pallotti. Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama – La venuta di Nagarjuna era stata profetizzata anche da Buddha stesso. Probabilmente dobbiamo la trasmissione del buddhismo mahayana a Nagarjuna. C’è una particolare citazione che viene riportata anche nella lode alla talità di Nagarjuna, nella prima ruota del Dharma Buddha ha spiegato le 4 nobili verità, nella seconda ruota ha spiegato l’aspetto ultimo della vacuità, in cui viene spiegata espressamente e chiaramente la verità della cessazione. Nel terzo ed ultimo giro della ruota del Dharma la vacuità viene spiegata in termini del percettore, della mente che percepisce questa qualità. Questo concetto viene riportato anche nel mantra segreto. La spiegazione delle 4 nobili verità sono le fondamenta di tutto l’insegnamento: la verità della sofferenza, la verità dell’origine della sofferenza, la verità della cessazione della sofferenza e la verità del sentiero ce conduce alla cessazione.

Dal punto di vista della relazione causa ed effetto sì ottiene la cessazione della sofferenza. Perché vogliamo praticare il Dharma? Per poter essere felici no?! Non c’è nessun’altra ragione. Tutti gli esseri senzienti hanno naturalmente le stesse sensazioni, desiderano essere felici e non desiderano soffrire: per natura questo avviene. Questa felicità e sofferenza non è creata da un Dio creatore, non proviene senza cause e condizioni, non proviene da se stessa per cui da dove sorgono felicità e sofferenza? Anche gli animali hanno un senso della causalità, nel provare il cibo mostrano una straordinaria concezione di quello che è una causa e ciò che porta.

Alcuni animali sono più sofisticati nel ricercare la loro dimora, il loro cibo, hanno una vaga comprensione di causa ed effetto almeno a livello immediato anche se non a lungo termine. Per cui se noi analizzando non possiamo asserire che derivano senza cause o da loro stessi, questo interferirebbe direttamente con la nostra esperienza. Sì può asserire che provengano da un Dio, ma il creatore è esempio di amore e compassione perciò diventa un’assurdità pensare che felicità e sofferenza siano create da un creatore. Per questo diciamo che i fenomeni sorgono da cause e condizioni specifiche. Perciò si deve conoscere qual è la sofferenza e quali sono le sue cause per poterle eliminare. E’ necessario domandarsi se queste cause di sofferenza possono essere eliminate e se la cessazione può avvenire? Il Buddha ha detto che la radice della sofferenza è l’ignoranza. Pensando in questo modo sì comprende la verità dell’origine, queste afflizioni mentali sorgono dall’ignoranza fondamentale. Ci sono tanti tipi di ignoranza per cui bisogna capire a cosa ci riferiamo. Ci riferiamo all’ignoranza del vero modo di esistere dei fenomeni. Per cui per poter comprendere qual è il modo in cui fenomeni esistono veramente sì deve analizzare se esistono come appaiono. La mente per sua natura è chiara luce. Se noi analizzassimo questa ignoranza scopriremmo che non è insita nella natura della mente, non è intrinseca nella mente, per questo può essere eliminata. Per cui cosa è necessario fare? Contrapporre una visione giusta che percepisce direttamente i fenomeni.

Per esempio se parliamo di caldo e di freddo sono opposti, uno elimina l’altro. Così allo stesso modo all’ignoranza bisogna contrapporre la mente che realizza esattamente come quel fenomeno esiste. Questa ignoranza non può essere eliminata tramite fattori esteriori ma tramite la mente stessa. In questo modo sì procede a capire che la cessazione può avvenire e l’esistenza quindi del sentiero che porta a quella cessazione. E’ indispensabile comprendere la verità convenzionale e la verità ultima.

Quando di solito mi chiedono cos’è il buddhismo rispondo è l’azione e la visione. La visione è il pensiero filosofico dell’interdipendenza mentre l’azione è quella della non violenza. Quando sì pratica la non violenza deve essere praticata sulla base dell’affetto verso gli esseri senzienti, non è corretto pensare di praticare la non violenza perché si ha paura di qualcosa. Per cui se abbiamo una mente altruistica sarà naturale agire con la non violenza. Tutte quelle azioni negative sono naturalmente abbandonate sulla base di una mente altruistica. Per cui l’attività principale è abbandonare l’azioni che danneggiano gli altri. La non violenza sì basa sulla comprensione dell’interdipendenza, rendersi conto che la felicità e la sofferenza sorgono da cause. Se compio quel tipo di azione non avrò felicità e così via.

Questo è un modo grossolano di comprendere l’interdipendenza, se andiamo più profondamente su quella che è l’originazione interdipendente allora arriviamo a comprendere che i fenomeni esistono meramente come nomi, imputati. Se ci fosse qualcosa che esistesse intrinsecamente allora quell’entità lì cercandola la sì dovrebbe trovare, mentre invece quell’entità quando la sì cerca non la si trova. Per cui i fenomeni sorgono sulla base di qualcos’altro. Se voglio essere felice devo porre le cause della felicità ed eliminare quelle della sofferenza. Se andiamo più profondamente il fatto che il risultato dipende dalle cause, questo vuol dire che per natura né le cause né il risultato esistono di per se stessi. Quasi tutti capiscono che il risultato sorge dalla causa ma se pensiamo profondamente anche la causa è tale perché dipende dal suo effetto. In questo modo possiamo capire che benché alla mente i fenomeni appaiono come aventi una natura intrinseca essi sorgono dipendentemente da altri. Perciò la mente che percepisce i fenomeni come autonomi è una mente errata. Sulla base della comprensione grossolana dell’originazione interdipendente pratichiamo l’abbandono della cause che portano alle rinascite inferiori e pratichiamo le cause che portano alle rinascite superiori. Per cui quando capite il significato di come i fenomeni sorgono interdipendentemente. Comprendendo questo comprendete come il Buddha fosse una persona incredibile, ha spiegato questo sulla base della sua esperienza e sulla base di ragionamenti logici. Adesso quando insegno ascoltate attentamente, parlo per i tibetani che sono scappati dal Tibet, così quando tornate indietro dite Sua Santità ha detto che il buddhismo è la visione della non violenza e la visione dell’interdipendenza. Se non la capite dite semplicemente c’è qualcosa che sembra così.

Noi dobbiamo essere buddhisti del XXI secolo. La fede che dobbiamo coltivare è una fede basata sulle visioni logiche e la comprensione corretta, che avviene sulla base dell’analisi.

Una settimana fa ho incontrato un tibetano che era andato in Tibet a visitare il suo posto d’origine. Tornò in un monastero e un ragazzino entrando ha chiesto quali sono le 10 azioni virtuose del Buddha e nessuno di questi monaci era in grado di rispondere. Questo è il risultato di non aver studiato.

Sua Santità sta divagando sugli studi dei monasteri che vengono adesso in India è molto contento che ha un pubblico laico.

In Tibet in passato abbiamo avuto moltissimi esseri realizzati come i 6 ornamenti dell’India: Nagarjuna, Asanga e così va. Ci sono anche le regioni himalayane che studiano il buddhismo per cui vorrei dire a tutti voi che il Buddhismo si pratica sulla base dello studio, ciò che si fa non lo si fa per mera fede. La pratica del Dharma lasciata totalmente alla fede non è la pratica principale. Per poter praticare bene sì deve usare la propria capacità analitica. Non pensate di praticare il Dharma solamente perché recitate delle preghiere e fate rituali. Ricominciamo dagli insegnamenti di Buddha si parla di originazione interdipendente. Questa è la radice degli insegnamenti.

Analizziamo l’inno o lode al trascendente.

Se non analizziamo l’originazione interdipendente non ci si libera dall’esistenza condizionata. Questa è la lode a colui che ha mostrato il metodo per passare al sovramondano. Colui che ha mostrato il sentiero per ottenere la felicità.

Primo verso.

Immediatamente dopo il prossimo verso sì parla della visione filosofica della vacuità.

A parte i meri aggregati non esistono essere senzienti.

Questo significa che gli esseri sono imputati sugli aggregati: forma, sensazione, discriminazione, fattori di composizione e coscienza, a parte questo non possono esistere esseri senzienti. Così come il sé è meramente nominato sulla base degli aggregati così anche tutti gli altri fenomeni sono imputati sulla base di imputazioni. Benché appaiono come esistenti dalla loro parte appaiono proprio come un’illusione, essi non esistono affatto nel modo in cui appaiono. Per cui qualunque fenomeno esiste semplicemente sulla base di cause e condizioni. Qualunque cosa che esiste dipende da qualcos’altro, è imputata sulla base della dipendenza. Quella possibilità viene nominata perché si basa su qualcos’altro, è interdipendente.

I fenomeni che sorgono dalla causa senza quella causa non esisterebbero neppure convenzionalmente. Perché non comprendi che tutti questi fenomeni sono come dei riflessi, delle immagini?

Le sensazioni stesse sono prive di un sé proprio perché esistono sulla base di colui che sente, perciò ciò che viene sentito è privo di esistenza intrinseca. Per cui benché i fenomeni esistono hanno una funzionalità nel momento in cui vengono analizzati sì vede che esistono solamente in quanto imputati. L’agente, colui che compie l’azione, non è autosufficiente però convenzionalmente esiste. Per cui non esiste un agente indipendente e nemmeno un oggetto indipendente. Benché i fenomeni non esistano indipendentemente mantengono una loro esistenza, quella imputata sulla base di cause e condizioni. Da cause e condizioni derivano meriti virtuosi e non virtuosi. Per cui tutti i fenomeni sono interdipendenti. Non c’è oggetto, soggetto e meriti che sorgono se non attraverso la dipendenza. Nel momento in cui li percepiamo li percepiamo come autonomi, indipendenti ed autosufficienti, è questa natura l’oggetto di negazione di questa analisi, natura che non esiste per niente proprio perché i fenomeni sorgono interdipendentemente.

Nonostante questo convenzionalmente i fenomeni mantengono le loro differenti caratteristiche, per cui cosa vuol dire che tutti questi fenomeni sorgono in dipendenza l’un l’altro? Significa che non sorgono per proprie caratteristiche indipendenti. Bisogna capire bene questo significato, con la propria intelligenza ci si riflette sopra e si giunge ad un risultato, questo viene riflettuto e quindi riportato nella meditazione. Per cui prima si ascoltano gli insegnamenti ed quindi ne si analizza molte volte il significato. Approcciando il significato profondo senza l’analisi, accontentandosi di una comprensione superficiale, non avviene un cambiamento. Penso che sia un errore lasciare dei significati non analizzati nella nostra, penso che sia un grande errore, i significati che si desidera apprendere devono essere riflettuti a lungo con la propria intelligenza analitica. C’è stato un meeting organizzato da tutti i governi tibetani. L’eredità più importante di questo lignaggio è il ragionamento, l’analisi, la comprensione analitica.

Il buddhismo ha dovuto attraversare molti dibattiti e competizioni filosofiche. Invece di rifiutare gli aspetti contrari rispetto alla propria filosofia dobbiamo abbracciarli come fossero opportunità per migliorarsi. E così anche i Lama e gli studenti.

C’è un Lama che ha scritto un testo su come comprendere lo stato d’animo delle persone sulla base dell’espressione del viso. Queste sono cose che possono essere molto utili. Mi piacerebbe che ci fosse una collaborazione con gli scienziati che porti a scrivere un nuovo libro sul sistema mentale scientifico che incorpori anche i concetti buddhisti. C’è anche un sistema insegnato nel Tantra che parla delle varie percezioni sensoriali e parla dei tre corpi di Buddha dal punto di vista della base, del sentiero e del risultato. Quando si parla di ignoranza si parla dell’ignoranza che si afferra al sé sulla base della quale sorgono anche avversione, attaccamento. Questa era la sezione che parlava delle pratiche per poter ottenere i futuri stati di felicità. Questa ultima parte parla delle pratiche che portano alla totale liberazione dall’esistenza condizionata. Quindi così come è insegnato nell’ornamento dell’insegnamento mahayana e nel mahanuttarayogatantra quando si parla di quello che è la natura di Buddha presente in tutti gli esseri senzienti. Quando parliamo delle coscienze mentali, questi stati di coscienza sono imbevuti di consapevolezza della natura luminosa e chiara della mente sessa. Per cui nella grande perfezione si parla di base e apparenze. Questa consapevolezza nello tso cen si chiama rigpa. Per quanto riguarda la comprensione del karma, delle azioni e dei loro risultati l’aspetto estremamente sottile di queste affermazioni, in che modo le cause influiscono sui loro risultati, è qualcosa di estremamente nascosto, che non è conosciuto da una coscienza ordinaria. Se comprendiamo la vacuità come vuoto, ecco questo è un modo sbagliato di capire la vacuità, vuol dire che state andando verso l’estremo del nichilismo. Adesso andiamo al lam rim breve di Lama tsong Khapa, nel testo di lama Tsong Khapa il destino completato mostra che quando parla del tso di Maitreya, ornamento delle chiare realizzazioni, il cui significato viene distillato e racchiuso in questo breve testo dei canti dell’esperienza. Nei testi di Je rinpoche nei suoi scritti le spiegazioni sono estremamente dettagliate e profonde, il modo in cui je rinpoche è riuscito a spiegare profondamente la vacuità diventa una delle sue qualità peculiari. Si dice che quando vuoi consultare un lavoro enciclopedico per quanto riguarda gli insegnamenti del Buddha puoi consultare gli scritti di Button, quando non capisci qualcosa consulta i testi di Je rinpoche. C’erano dei punti di Button che non riuscivo a comprendere bene, così ho consultato Je Rinpoche. Veramente Je rinpoche si tuffa nei dettagli e nelle difficoltà, nelle differenze tra le varie scuole. Affronta anche tutti i punti che sembrano esseri contraddittori. A Varanasi c’era Yesce Tabkiala e un altro che tradussero l’essenza dell’eloquenza di Je Rinpoche in indi. Quando hanno incontrato tripati, mio amico, mi hanno richiesto l’iniziazione di Guyasamaja e io ho accettato. Gli ho detto l’India è il nostro maestro e noi tibetani siamo i vostri studenti. Erano in 5. Mi sono sentito molto ispirato e contento di questa loro richiesta e voglia di praticare. Se noi guardiamo da dove proviene il nostro lignaggio di Buddhismo viene dall’India, per cui gli Indiani sono i nostri predecessori. Questo tesoro che abbiamo mantenuto per migliaia di anni ora mi sento e ve lo restituisco a voi. E mi sono sentito così emozionato che mi sono messo a piangere ed anche loro piangevano. Potrebbe essere uno dei migliori scritti di tutti i maestri del Nalanda. C’è stata una conferenza in Argentina, dove c’erano alcuni preti cristiani e alcuni medici del Cile. C’era tra loro un fisico che parlava dell’aspetto della materia estremamente sottile. Parlando della filosofia della fisica lui mi disse anche questo è il mio soggetto di conoscenza ma non devo essere attaccato ad esso. Per cui ho ricevuto come un consiglio, noi siamo Buddhisti ma se rimaniamo con dei pregiudizi non va bene, come diceva Aryadeva nei 400 versi se hai dei pregiudizi non riuscirai a vedere la verità. Per i Ghelupa attaccati al proprio sistema filosofico sarà impossibile progredire e vedere quali sono gli altri sistemi. Dovete usare un’analisi critica di quel che sono gli insegnamenti. Se non si rimane nell’imparzialità allora non riusciremo ad avere una riflessione analitica vera. Quando esaminiamo il contenuto ed il significato degli insegnamenti lo dobbiamo fare da un punto di vista di completamente imparziale. Per cui se noi fossimo molto imparziali verso la nostra tradizione e molto parziali verso

le altre questa è un’attitudine sbagliata. Ho ricevuto la trasmissione da questi tre maestri che erano veramente Vajradara. Per darvi una spiegazine breve comincia con l’omaggio a Manjusri. Per cui ho detto che ci sono delle speranze, se riusciamo a portare nel sistema educativo il sistema logico come è portato nei monasteri anche per analizzare i soggetti scientifici questo è un contributo molto grande che verrebbe dai nostri monasteri. Se pensate che questo insegnamento è solamente qualcosa che va bene per i monaci che studiano filosofia vi sbagliate.

Qualcosa che esiste non sorge, nemmeno qualcosa che non esiste sorge, come può esserci allora produzione?

Se qualcosa esistesse per propria natura vorrebbe dire che non avrebbe bisogno di sorgere in dipendenza da qualcos’altro. Nagarjuna ha confutato i proponenti di esistenza vera. Se le cose esistono per propria natura allora vuol dire che non possono avvenire trasformazioni, poiché la trasformazione avviene sulla base di cause e condizioni. Una cosa che esiste non sorge o non è prodotta. Se analizziamo il sorgere dei fenomeni arriviamo a comprendere che è solo una designazione mentale, di per sé stessi non esistono affatto. Se qualcosa esistesse per propria natura, inerentemente dovrebbe essere necessariamente qualcosa che esiste senza dipendere da qualcos’altro, se quel qualcosa esistesse in dipendenza da qualcos’altro non può esistere di per se stesso. Ci sono altri fattori che possono mantenere il fenomeno, però si disintegra nel momento in cui mancano le condizioni al suo sostenimento. Non è logico per un effetto sorgere dalla causa che è essa stessa distrutta. Sorge da ciò che è non distrutto.

E così devi accettare la produzione che è come un sogno. Qui la causa che sì distrugge. Il sorgere degli effetti da una causa, questa originazione è come un’illusione per cui ha insegnato che tutto è così.

Nagarjuna di base dice che non c’è niente che è indipendente per cui non c’è nulla che non sia vuoto di esistenza indipendente.

Hai compreso completamente che il mondo è sorto solamente da un pensiero, dalla mente.

Sì parla che tutti i fenomeni esistono come mera imputazione, non c’è niente che esista dalla sua parte, per propria natura. Nell’impermanenza non c’è samsara, il samsara è come un sogno.

Per cui la permanenza sì riferisce al cambiamento per via di cause e condizioni.

Il significato nel verso 18 vorrebbe dire che se le cose fossero permanenti sarebbe impossibile perché non ci sarebbe esistenza. Per esempio quando parliamo di presente quest’anno, minuto, secondo, istante, dopo che sono passati 30 secondi mancano solo 30 secondi a finire il minuto. Per cui se andiamo a guardare il presente dove è, a parte nominalmente non possiamo trovarlo. Se non c’è un presente non c’è un passato e un futuro, come entità non esistono. Per cui se non si analizza a livello convenzionale genericamente parlando possiamo dire quello è il passato, quello è il presente e quello è il futuro. Il fatto che qualcosa è originato interdipendentemente è che per esistere deve basarsi su qualcos’altro. Se c’è una causa avverrà il suo risultato senza la causa non può avvenire. Per cui di per se stesso il risultato non sì può sviluppare. Per cui questi fenomeni dipendono da qualcos’altro per esistere. Sì parla ad esempio di un fenomeno composto che ha i rami etc..quelli dipendono dalla parte principale.

Se fossero indipendenti non potrebbero produrre nessun risultato. Se i fenomeni esistessero dalla loro parte, per proprio potere, dal momento che i fenomeni dipendono gli uni dagli altri, questo modo di esistere viene completamente eliminato nel momento in cui sì comprende questo fatto. Pensando alle cause ed hai risultati si arriva a pensare all’originazione interdipendente. Pensando all’originazione interdipendente sì arriva a capire che i fenomeni esistono convenzionalmente come mere imputazioni. Per questa ragione tutti i fenomeni sono originati interdipendentemente, dal momento che sono originati interdipendentemente sono vuoti di esistenza intrinseca. Dal momento che è vuoto di esistenza interdipendente esiste dipendentemente, questo è il significato della vacuità questo è ciò che chiamiamo la visione della vacuità.

Sia che i Buddha appaiono o no la vacuità non è una cosa aggiunta, proiettata sulla realtà come i fenomeni. Non c’è niente che hai aggiunto o negato hai compreso la natura ultima così come era prima e come sarà dopo. La vacuità non è qualcosa che esiste perché proiettata dalla mente. E non è qualcosa che c’era prima e in seguito viene tolto dalla realtà. Per cui nel momento in cui sì vede la verità così come è sì ottiene la liberazione. Vuol dire che in questo modo si procede ad eliminare l’ignoranza fondamentale che percepisce i fenomeni in un modo sbagliato. La mente possiede la potenzialità dei corpi dei Buddha. La mente è vuota di esistenza inerente quindi dal punto di vista della vacuità c’è l’oggetto, il soggetto, il fenomeno, per cui vacuità soggettiva ed oggettiva. I nobili sono gli essei arya che hanno evidenziato la vacuità direttamente. Sono coloro che praticano, che seguono, coloro che differenziano insegnamenti interpretativi da quelli definitivi praticando il significato definitivo. Ci sono diversi sutra che spiegano anche come interpretare questi significati. Il maestro Vajrabandu dice che le cose hanno una natura in dipendenza ma alla fine conclude che esistono intrinsecamente, di per se stessi. Questa asserzione logica crea dei problemi, specialmente quando parliamo della pratica del Tantra con gli assorbimenti mentali, concezioni che si dissolvono nella mente di chiara luce e così via per cui se ci fosse un sé che esistesse indipendentemente sorgerebbero dei problemi a visualizzarlo che sì dissolve. Colui che accetta le cose contrarie alle ragioni non si può considerare una persona saggia. Nell’insegnamento hinayana, benché ci sia la presentazione della vacuità, non viene spiegata con estese ragioni mentre nel mahayana viene approfondita e le ragioni sono vaste.

Lode a te che sei un contenitore degno di lode, qualunque merito io abbia accumulato lo dedico affinché tutti gli esseri possano liberarsi dalla schiavitù dei segni.

E’ stato composto da Atisha. Questo è stato invitato da Cianciub O.

Per esempio i testi che sono stati composti da Nagarjuna e così via, dal momento per gli indiani allora il testo è presentato in un certo modo. Mentre qui è presentato in un altro perché si tiene presente che gli ascoltatori sono già praticanti degli insegnamenti di Buddha. Per esempio nel Bodhisattvacharyavatara nel settimo e nell’ottavo capitolo ci sono delle asserzioni che sono dirette a cambiare le asserzioni filosofiche dei non buddhisti di quel tempo. Non si può pensare di essere buddhisti senza analizzare i soggetti e capirlo semplicemente così per fede. Per cui trovo che i testi degli indiani, i trattati ed i testi sono un complemento indispensabile. Per esempio il kargyur e il tengyur sono testi da studiare e non sì devono lasciare lì per fargli offerte nella libreria. C’è un monaco che ha letto tutto il kangyur 23 volte. Non so quanto abbia capito bene quello che ha letto per cui è importante studiare. I famosi saggi buddhisti del passato leggevano il tengyur, noi dobbiamo fare lo stesso. Certo che li dovete complementare anche con gli scritti di Je Rinpoche. Consiglio di specializzarsi nella prajnaparamita, la logica e così via. Per cui è importante studiare questi testi. La lampada del sentiero è stata composta in Tibet da Atisha è la somma del kangyur e del tengyur e di come praticarli in una seduta. Per cui ho ricevuto da guru lama Rincthen Tempka e Sorge Rinpoche. Per cui qui si parla dello sviluppo graduale della pratica che deve avvenire stadio per stadio in sequenza precisa non casuale. Per cui bisogna comprendere i diversi stadi di sequenza del sentiero e di come vanno in sequenza praticati. Per cui comprendendo questa sequenza ecco che sì mettono in pratica. Ad esempio nell’insegnamento mahayana la preghiera principale è bodhicitta e sunyata. Bodhicitta diviene come un preliminare della pratica del sentiero mahayana. Anche nel momento della pratica del mantra segreto.. calma dimorante, shinè e penetrazione speciale. Tutte queste sono le pratiche racchiuse nelle sei paramita o sei perfezioni e questi racchiudono tutti gli insegnamenti di Buddha e tutte le pratiche. Per cui questa Bodhicitta è estremamente importante. Qualunque cosa facciamo dobbiamo sforzarci di praticare e meditare Bodhicitta. Per cui all’inizio sì deve riflettere e mettere in pratica immediatamente ciò che viene più facile da comprendere. Così come ha insegnato il grande maestro Nagarjuna e Shantideva. Siamo tutti uguali, abbiamo gli stessi corpi, abbiamo la stessa mente, le stesse potenzialità per cui tutti noi abbiamo la capacità di generare il pensiero di Bodhicitta. La radice della bodhicitta è la rinuncia. Per cui la cosa principale prima sì deve riflettere sulla propria condizione di esistenza e sofferenza, la sofferenza della nascita della morte della malattia e così via. Come eliminando questa ignoranza si eliminano tutte queste sofferenze. Prima di riflettere su se stessi si riflette profondamente quali sono le cause che portano a quella sofferenza. Per esempio Nagarjuna nel suo commentario a Bodhicitta prima spiega la vacuità e sulla base di questo ecco che sì comprende che è possibile eliminare tutte le sofferenze e su questo si genera Bodhicitta. Per cui non basta un pensiero ah sì voglio essere libero dalla sofferenza. Sulla base di Bodhicittta sorge il vero pensiero della rinuncia, il vero pensiero della liberazione. Senza avere una comprensione della vacuità non si riesce neanche a generare la vera pratica del rifugio. Prima di procedere al desiderio di ottenere la liberazione sì devono eliminare le fantasie per questa vita e per quelle future. Individuo di scopo inferiore (abbandono delle azioni non virtuose per ottenere rinascite fortunate), intermedio e superiore. In generale tutti gli esseri senzienti sanno come liberarsi dalla sofferenza del dolore, i saggi sanno come liberarsi dalla sofferenza del cambiamento mentre il terzo tipo di sofferenza quella omnipervasiva degli aggregati rimane. Per cui si devono conoscere le cause di questa sofferenza omnipervasiva. Per cui tutte le sofferenze della mente sono causate da queste afflizioni mentali. Sulla base del sorgere di queste afflizioni mentali si compiono delle azioni e questo diventa l’origine della sofferenza, il risultato di queste due sono la sofferenza dell’esistenza condizionata, abbandonando odio attaccamento ignoranza si pacifica la mente totalmente. Coloro che vogliono portare questi benefici anche agli altri sono gli individui di scopo superiore. Per essere di benefico agli esseri senzienti dobbiamo comprendere quali sono le loro afflizioni mentali, il loro karma, il modo perfetto di condurli. Per cui nella condizione in cui siamo adesso non siamo in grado di beneficare tutti gli esseri, per farlo dobbiamo conoscere le loro attitudini e le loro predisposizioni. Coloro che praticano in questo modo sono le persone di capacità superiore. Quando si parla di liberazione di sentiero è importante avere un maestro qualificato, poi sì procede nelle pratiche in comune allo scopo inferiore quindi intermedio e superiore. Ci sono molti modi di insegnare il lam rim.

Quello che spiega il lam rim che ha anche compreso l’abisamayalankara, si può prima partire dalle 4 nobili verità per poi condurre la pratica nei suoi stadi veri e propri. Per oggi ci fermiamo qua.