3 – S.S. Dalai Lama: Insegnamenti al Kalachakra Barcellona 1994

INSEGNAMENTI preliminari all’INIZIAZIONE del KALACHAKRA conferiti da

Sua Santità il XIV DALAI LAMA a BARCELLONA, 11-14 Dicembre 1994

Tradotti dal tibetano in inglese dal Prof. Thupten Jinpa, Traduzione dall’inglese in italiano della Dr.ssa Nicoletta Nardinocchi.

Secondo giorno, seconda parte: 12 Dicembre 1994

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Gli stati illusori, se esaminati ulteriormente hanno le loro radici nell’ignoranza fondamentale o Avidya. Questa ignoranza fondamentale, se si esamina la sua natura, si scopre che è uno stato distorto della mente. Si tratta di uno stato d’animo, che fraintende la natura della realtà, che concepisce la realtà in maniera distorta.

Così attraverso seguendo questa linea di pensiero si arriva alla consapevolezza che la nostra esistenza stessa è radicata in uno stato distorto della mente. Perché è un prodotto di questo stato distorto della mente, fintanto che resta incatenato a questa causa, non si avrà alcun controllo sulle proprie forze. Proprio come si evita un alimento particolare derivato da una pianta velenosa, nella propria vita, in quanto la sua causa principale sono ignoranza e karma e finché si rimane in tale stato di esistenza, la propria esistenza non può essere caratterizzata come gioiosa o soddis<facente. In questo modo si può comprendere appieno il senso della seconda caratteristica della sofferenza che è la natura insoddisfacente dell’esistenza.

Quando diciamo che la nostra stessa esistenza è in un certo senso il risultato di illusioni e di karma, si potrebbe dare l’impressione ad alcune persone che esistano queste forze autonome chiamate karma ed illusioni da qualche parte “là”. Questa è un’impressione del tutto sbagliata. Vorrei chiarire questa affermazione che la nostra stessa esistenza è un prodotto di karma e di illusioni. Tralasciamo per il momento la questione della rinascita e della vite precedenti prima di questa vita presente.

Anche all’interno di questa vita possiamo dalla nostra esperienza vedere la connessione tra i nostri stati variabili di esistenza e gli stati illusori con le azioni che li seguono. Come ha detto Chandrakirti Entrare nella Via di Mezzo, da un lato abbiamo l’innato senso di sé e poi lo espandiamo proiettando un senso di mio. Questo è seguito da attaccamento che porta poi alla rotazione del ciclo dell’esistenza

Questo processo va avanti senza alcun controllo, come una macchina, che una volta messa in moto, viene rifornita avanti e avanti.

Per esempio, se si esamina la nostra stessa esistenza e la nostra esperienza ci accorgiamo che, alla base di tutte le nostre esperienze, vi è un forte senso di sé di cui abbiamo detto in precedenza. C’è un afferrare o aggrapparsi a questo nucleo, a questo essere interiore dentro di noi che si pensa possa essere il vero referente della nozione di me o io. Tutta la nostra esistenza, tutta la nostra percezione in un certo senso scaturisce da questo afferrarsi, da questo attaccamento. Da questa forte identità di un sé allora ci aggrappiamo al nostro corpo e alla mente, che sono in un certo senso la base da cui questo senso di “io” o autonomo sorge. Cominciamo ad abbracciare la nostra mente e il corpo come “mio”. Al fine di sostenere e proteggere ciò che pensi sia la tua mente e il tuo corpo, ti aggrappi a molti fattori di esistenza come riparo, cibo, compagni, ricchezza e così via  che si considerano come bisogni essenziali del sé. In tal modo la portata del vostro attaccamento si espande, diventando sempre più ampia. Allo stesso tempo le vostre reazioni emotive aumentano verso eventi e persone che vedete come una minaccia per le cose che considerate proprie. Provate rabbia e odio verso le persone e le cose che considerate come una minaccia e provate attaccamento verso ciò che percepite come utili per il vostro senso di sé.

Potete vedere come fluttuate nelle vostre reazioni emotive di fronte a diversi oggetti e  persone sulla base di ciò che proiettate o percepite nella loro relazione con voi. Queste emozioni fluttuanti che si tratti di attaccamento o di odio o rabbia, impulsivamente vi portano a certe azioni positive o negative. Queste azioni poi portano ad ulteriori conseguenze in una reazione a catena. Così potete vedere all’interno di questa singola vita o questo stato attuale che esiste un nesso complesso formato tra il vostro senso di sé, il senso di “mio”, il vostro attaccamento a vari fattori di esistenza e di come essi danno luogo a reazioni emotive in voi stessi portandovi ad azioni che provocano nuove circostanze. Si può vedere il nesso che si è formato.

Se questo è il caso, allora possiamo estendere questo tipo di comprensione del legame tra questo tipo di vita con le esperienze di vite precedenti e così via. Si può in un certo senso  applicare lo stesso schema anche su altre vite. Ein questo modo che si può comprendere l’affermazione che la nostra esistenza è il prodotto del karma ed illusioni. (PAUSA)

Domanda: Ci sono numerose divinità a cui si prega con grande fervore. Qual è il rapporto tra la divinità e la vacuità? Non esistono solo in un modo relativo?

Risposta: Forse è importante qui per dare un contesto alla posizione delle divinità nel Buddhismo nel suo complesso. Se si dovesse guardare il buddismo nella sua forma generale, i discorsi che il Buddha ha pronunciato in pubblico, secondo questi insegnamenti non vi è alcun riferimento ad alcuna divinità di meditazione o esseri soprannaturali oltre ai deva mondani come Brahma, Indra e così via. Nei Sutra Mahayana vi è menzione dei Bodhisattva con livelli elevati di realizzazione, di cui alcuni non sono in una forma umana.

Tuttavia è solo quando si arriva a discutere della pratica tantrica che c’è il riferimento a esseri soprannaturali o esseri divini come divinità della meditazione. Se si considera l’idea di una divinità di meditazione, tantra e le ragioni alla base, si scopre che una delle caratteristiche principali del Tantra è che nel tantra ci si impegna in una pratica meditativa in cui il proprio scopo è basato sulla riflessione sulla vacuità.

Non si tratta solo di un sé ordinario, ma anche di un proprio stato perfezionato. In un certo senso deliberatamente si adotta ed si assume una identità che è il proprio stato perfezionato. Concentrandosi su questo si sviluppa una identità, un senso di percezione diretta verso l’immagine, mentre allo stesso tempo, si riconosce la sua natura vuota.

Per cui vi è una discussione su questo metodo di meditazione chiamato yoga della divinità, dove vi è una unione tra la meditazione della visualizzazione della divinità e l’essere pienamente consapevoli della sua natura vuota. Questo significa che non vi è forma autonoma, indipendente di una divinità di un colore particolare, totalmente indipendente di chi medita. L’implicazione è che non vi è alcuna divinità esterna, indipendente. Tuttavia il meditatore, mentre avanza lungo il percorso tantrico ed ottiene progressivamente realizzazioni sempre più alte diventando pienamente illuminato, nella terminologia tantrica questa esperienza è descritto come il praticante che raggiunge lo stato della singola divinità. Per esempio, se la divinità della meditazione è Manjusri, si può dire che il meditante ha raggiunto ormai lo stato di Manjusri.

Per quanto riguarda ad esempio una divinità in relazione alla vacuità, non vi è alcun motivo per cui queste divinità dovrebbero avere un rapporto particolare con la vacuità. Come ho già sottolineato in precedenza, quando si parla di vacuità, si sta parlando di una prospettiva dualistica della natura della realtà, la natura ultima e la natura relativa. Per quanto riguarda questo duplice aspetto di livelli di realtà, esso è universale, comune a tutti i fenomeni sia cose che eventi. Come ho già sottolineato in precedenza la vacuità abbraccia l’intero sviluppo della realtà, incluso il Buddha e lo stato di nirvana.

Domanda: non udibile

Risposta: E ‘vero che quando la gente ascolta e viene in contatto con la dottrina buddista del non-io per la prima volta che spesso reagiscono pensando che il buddismo neghi il sé e l’esistenza stessa della persona. Se questo è il caso, allora chi o che cosa si incarna? Questa domanda sembra sorgere naturalmente. Vorrei sottolineare che personalmente ritengo che per quanto riguarda l’esistenza sia dell’individuo o del sé, il fatto che ci sia un essere, un individuo che crea karma, si impegna in azioni, che affronta le conseguenze di tali azioni, che percepisce cose ed eventi, per quanto riguarda l’esistenza di questo essere individuale, non credo che vi sia una controversia tra buddisti e non buddhisti. E’ universalmente accettato sia da buddisti che da non buddhisti che un tale individuo o essere esista.

La controversia è sulla questione in quale maniera l’essere o esista. Qual è lo stato ontologico di quell’essere? In che senso questo sè o individuo esiste? Come ho sottolineato ieri, il buddismo nel suo insieme respinge l’idea che il sé o individuo sia qualcosa di indipendente dalla mente-corpo aggregato, il sé o essere come qualcosa di separato dai costituenti psicofisici come i cinque aggregati. Il Buddismo rifiuta un agente esterno o un principio eterno. Tutte le scuole del buddismo negano questo tipo di concezione di sé o di personalità.

Tra le varie scuole buddiste la più alta del pensiero filosofico respinge perfino la possibilità di individuare il sé o l’individuo con una delle sue basi designate, che siano corpo, mente o la percezione. Tuttavia questa scuola più alta di Buddismo accetta anche la realtà dell’individuo o essere e la sua continuità. L’individuo è senza inizio e senza fine. Per quanto riguarda la continuazione di un essere individuale, questa è da un tempo senza inizio quindi non c’è negazione di un essere o un individuo in nessuna delle scuole di pensiero buddhista.

Poiché la natura dell’esistenza dellessere individuale o persona sembra essere una preoccupazione molto importante in molte tradizioni spirituali del mondo, tra cui il buddismo e poiché ci sono molte possibilità di come concepire questa persona o , troviamo nella letteratura buddista discussioni filosofiche su diverse concezioni errate riguardo l’identificazione del sé. Per esempio la letteratura Madhyamika elenca quattro tipi principali di idee sbagliate per quanto riguarda l’identificazione del sé. Il primo è quello di concepire il sé come qualcosa che è eterno, permanente, unitario e autonomo. Questo è a un livello molto grossolano di mente. Un altro concetto errato individuato dal buddismo è quello che concepisce il sé in termini di un agente che è indipendente dalla mente / corpo composito, qualcosa tipo un servo e il suo padrone. Si concepisce il rapporto tra il sé e l’aggregato mente / corpo come rapporto tra un maestro e dei suoi servi.

Un terzo concetto errato è quando il sé è concepito come parte della base designata, sé come identificabile o come collettivo dei cinque aggregati oppure come uno dei singoli cinque aggregati. Il quarto, che è la forma più sottile di errore è quello di concepire il sé come avente una sorta di identità intrinseca, che non è derivata dalla aggregati, ma è piuttosto una realtà intrinseca. Di questi quattro malintesi, i primi due sono considerati concetti grossolani del sé e questi sono concetti dell’identità del sè basati più intellettualmente.

Questi due risultano dalla speculazione filosofica e, pertanto, non sono presenti in coloro che non sono stati filosoficamente educati o negli animali. Non sono sentimenti innati o istintivi. Mentre le ultime due forme di fraintendimento del sé si dice che siano innate e profondamente radicate in tutti noi.

Domanda: Nel corso dei prossimi giorni dovremo avere un po ‘di immaginazione. Dato che sono una persona senza familiarità con l’immaginazione, ma chiaramente ho familiarità con l’illusione, potreste spiegare la differenza?

Risposta: in una Scrittura si dice che, a parte gli esseri altamente realizzati e spiritualmente evoluti al livello di Arya bhumis in equilibrio meditativo totalmente concentrati sulla vacuità, tutti gli altri esseri sono sempre a un certo livello di illusione. La ragione di questo è perché gli esseri senzienti ordinari hanno sempre una percezione di una qualche forma di realtà intrinseca, una qualche forma di esperienza oggettiva. Quindi, anche se, come ho sottolineato in precedenza, negli stati ordinari di una coscienza si è sempre ad un certo livello di illusione, tuttavia esistono delle differenze all’interno delle illusioni. Alcune forme di illusione, anche se si tratta di illusioni dal punto di vista della vacuità, tuttavia possono avere effetti benefici. Possono essere benefiche portando certi stati della mente che si desiderano all’interno della persona. Pertanto, questi tipi di illusioni sono deliberatamente coltivate e sviluppate in noi in un modo da raggiungere gli auspicati effetti positivi. Alcuni tipi di illusioni devono essere eliminati dalla propria mente e così via. Per tornare alle preoccupazioni dell’interrogante, nei prossimi giorni durante liniziazione si faranno visualizzazioni , ma da parte degli iniziati ciò che è di maggiore importanza è quello di mantenere costantemente in mente la propria comprensione della vacuità. Si combina questa comprensione della vacuità con un forte sentimento di altruismo, un forte sentimento di bodhicitta. Mantenere e coltivare questi due fattori è della massima importanza in una iniziazione.

Domanda: esiste qualcosa di permanente?

Risposta: C’è un piccolo problema semantico qui. Quando usiamo termini permanenza e impermanenza nel contesto buddista, il modo in cui è compreso nella filosofia buddista, sono definiti in termini se il fenomeno in questione è un prodotto o meno di cause e condizioni, se si tratta di un composito o un non-composito. Tutte le cose e gli eventi che sono compositi, ossia che sono prodotti di cause e condizioni, sono definiti temporanei, transitori e mutevoli.

Tutti i fenomeni, che non sono soggetti a cause e condizioni, sono detti permanenti. Quindi questa è la definizione di base.

Quindi, secondo questa definizione, prendiamo l’esempio di un vaso o pentola. Il piatto è impermanente, ma la vacuità del vaso o pentola sarebbe permanente. Ma in alcuni un certo senso si può dire che la vacuità della pentola non è permanente, perché se l’oggetto (la pentola) in cui la vacuità è qualificato non esiste più, quindi la vacuità ugualmente non esiste più. L’esempio standard che si trovano nella letteratura filosofica buddista è quello dello spazio. I Buddisti definiscono lo spazio come semplice assenza di qualità ostruttiva. Si può dire che lo spazio è permanente ed eterno. Allo stesso modo un aspetto di un essere umano è che non è un cavallo. Questa qualità dinon essere cavallosi dice che sia permanente, ma è una qualità di un essere umano per il fatto che un essere umano non è un cavallo.

Domanda: Lei ha parlato di intelligenza umana, come, in un certo senso, il fondamento della civiltà. Ciò sembrerebbe implicare che voi riteniate che la mente più del cuore abbia svolto un ruolo più importante nella evoluzione umana. Pertanto è la facoltà di ragionamento che deve essere valutata superiore alle facoltà intuitive e creative?

Risposta: Per rispondere all’ultima parte della domanda, è difficile per me dire che esista una differenza tra la definizione in inglese del termine intelligenza e la Sherab, l’equivalente tibetano. Tuttavia la mia premessa per affermare che è la facoltà dell’ intelligenza umana che è il fondamento della civiltà umana è la seguente. Se mettiamo a confronto gli esseri umani con altre specie, sappiamo che ci sono altre forme di vita sul pianeta che hanno avuto milioni di anni di evoluzione. Per quanto riguarda l’istinto fondamentale di cercare la felicità ed evitare la sofferenza, direi che gli esseri umani sono uguali alle altre specie nell’avere questa aspirazione o spinta di tipo istintivo.

Similarmente sulla base di questa spinta, sia gli esseri umani che le altre specie, cercano modi e mezzi per realizzare questa aspirazione, al fine di evitare la sofferenza ed ottenere la felicità. Tuttavia noi non chiameremmo civiltà i semplici processi di sopravvivenza e di riproduzione. Potremmo chiamare civiltà il processo evolutivo del progresso umano perché lì vediamo il ruolo molto diretto svolto dal fattore intelligenza, che non è trovato nella evoluzione storica delle altre specie. Questa è la premessa principale su cui baso la mia idea.

Per esempio una differenza principale tra gli esseri umani e altre specie è che alcuni biologi marini ritengono che le balene possano avere un linguaggio fondamentale, possano comunicare gli uni con gli altri. Ma vorrei pensare che, in termini di gamma e portata di un tale linguaggio, non esistano differenze, all’interno della stessa specie di balene da diverse parti del mondo, su base geografica.

Questo non è il caso degli esseri umani. Gli esseri umani, naturalmente, hanno la capacità naturale di comunicare e di sviluppare la lingua. Ma gli esseri umani mediante la loro intelligenza hanno sviluppato una molteplicità e diversità di lingue. Anche se tutti gli individui hanno questa capacità biologicamente parlando, diversi ambienti e luoghi geografici hanno dato origine alla diversità e molteplicità delle lingue che appaiono in alcuni casi, essere indipendenti l’una dall’altra.

Domanda: Se è necessario per una persona che pratica la meditazione avere un insegnante che lo orienti e lo guidi e come si fa a sapere se si è incontrato con un maestro appropriato?

Risposta: Prima di tutto dobbiamo essere chiari su cosa si intenda per pratica di meditazione. In alcune forme di pratica della meditazione, come quella che ho descritto in precedenza, lo sviluppo della facoltà della mente di concentrarsi su unico punto focalizzata sulla coscienza, in una tale pratica mi sembra possibile che si possa perseguire la pratica tramite la lettura da soli, senza cercare la guida di un guru. E ‘possibile fare progressi semplicemente con la lettura, sviluppare la comprensione e la propria pratica.

Tuttavia, se qualcuno vuole impegnarsi in pratiche religiose più avanzate, naturalmente, è molto di beneficio per avere un guru. Ora, per quanto riguarda la questione di come si fa a sapere che se abbiamo incontrato il giusto guru o se è qualificato, si legge nelle biografie dei grandi maestri del passato che, quando un tirocinante spirituale, ha incontrato il guru con una connessione karmica con il tirocinante, accadono esperienze molto commoventi. Si sentono subito attirati dal guru, profondamente ispirati. sentono in un certo senso una profonda esperienza spirituale con loro. Così le indicazioni potrebbero essere di trovare qualcuno che ispiri di più, qualcuno i cui insegnamenti ci colpiscano di più. Queste possono essere le indicazioni.

Tuttavia per quanto riguarda il punto di se la persona è qualificata ad essere un guru, prima di tutto è importante da parte propria conoscere quali sono i requisiti standard per un insegnante. Quali sono le qualifiche minime di base che qualcuno deve possedere per essere un maestro spirituale? Questi si può leggere dai testi. Una volta che si ha familiarità con queste qualifiche quindi utilizzare questo standard per giudicare la persona che si sta considerando di assumere come proprio maestro. Non solo leggere questi testi una o due volte, ma esaminare per lungo tempo la persona e il suo comportamento. È attraverso tale esame che si può arrivare a decidere se tale persona è qualificata o meno.

Domanda: Per quali ragioni karmiche è stato deciso di tenere l’iniziazione Kalachakra a Barcellona?

Risposta: Purtroppo per quanto riguarda la risposta a questa domanda, fino a quando non si diventa pienamente illuminati non c’è speranza di comprendere. Ovviamente si può immaginare, si può ipotizzare, si può razionalizzare, ma non è possibile arrivare alla comprensione dettagliata dei vari collegamenti del karma che hanno portato a tenere qui Kalachakra, fino a quando non abbiamo eliminato tutti gli ostacoli alla conoscenza. E’ per questo motivo che, nelle scritture buddiste si dice che la comprensione dei dettagli singoli del funzionamento del karma può essere solo da parte di una mente completamente illuminata.

Domanda: Qual è la posizione delle donne nel buddismo?

Risposta: Quando si pensa alla posizione del Buddhismo in merito alla questione del sesso nel suo insieme, è importante tenere a mente che ci sono vari punti di vista del Buddhismo stesso. Una prospettiva è quella del monachesimo e, per quanto riguarda questa prospettiva, sebbene in termini di opportunità, esistono pari opportunità per uomini e donne per l’ordinazione completa. Tuttavia, in termini di anzianità un monaco pienamente ordinato è considerato in un certo senso superiore alla monaca completamente ordinata. Quindi da un punto di vista femminista, naturalmente, ciò riflette un pregiudizio basato sul sesso. Naturalmente ci sono state lamentele su questo, ma come ho già sottolineato, per quanto riguarda le opportunità, vi sono pari opportunità.

Essendo consapevole di questo pregiudizio e si potrebbe dire del dominio maschile nella pratica del monachesimo della tradizione buddista tibetana, ho voluto convocare una riunione per la partecipazione dei vari membri del Sangha. Volevo che la riunione avesse la rappresentanza da parte di paesi come la Thailandia, Sri Lanka e così via. Purtroppo, anche se siamo stati in grado di raccogliere documenti da parte di possibili partecipanti non siamo stati in grado di fare la riunione e di esaminare queste problematiche

Naturalmente vi è abbastanza diversità, alcuni sono ortodossi e alcuni sono molto progressisti e liberali. Comunque io sono molto intenzionato allidea di un incontro in modo che alcuni di questi costumi che riflettono distinzioni sulla base sessuale, possano essere corretti. Una delle mie ragioni per aver sostenuto e sottolineato la necessità di rivedere alcuni aspetti del monachesimo e la tradizione monastica è basata sul punto di vista fondamentale del buddhismo tibetano nel suo complesso. Poiché il buddismo tibetano percepisce se stesso come una forma completa di buddismo che abbraccia non solo la pratica monastica, ma anche in generale il Buddhismo Mahayana ed esoterica,il buddhismo tantrico, il punto di vista è quello all’interno dei precetti del Vinaya, Mahayana e Vajrayana se ci sono conflitti o contraddizioni, poi sono i precetti superiori, come il Mahayana e Vajrayana, che devono avere la precedenza e la modifica deve essere effettuata nei precetti inferiori. Questa è la mia premessa per cui dico che c’è necessità di modificare alcuni aspetti della tradizione monastica. In generale il Buddhismo Mahayana, da questo punto di vista vi sono alcuni aspetti del pensiero in cui sembra esserci una distinzione tra i sessi. Ad esempio, nel Buddhismo Mahayana nella tradizione dei sutra il bodhisattva che si trova sul punto di diventare pienamente illuminato, una caratteristica utilizzata per descriverli è che sono di sesso maschile. Allo stesso modo nei primi tre livelli di tantra di nuovo nelle pratiche e credenze vi sono alcuni casi di distinzione tra i sessi.

Tuttavia dal punto di vista del più alto Tantra Yoga, che è considerato dalla tradizione buddista tibetana come l’apice della pratica buddhista e tradizione, non vi è alcun pregiudizio del genere. Non solo sia maschi che femmine possono diventare pienamente illuminati in entrambe i sessi, ma anche durante l’iniziazione o nella sadhana vi è la necessità di una rappresentanza sia di divinità maschili che femminili. Analogamente, nel più alto Tantra Yoga sembra vi sia una maggiore enfasi posta sul rispettare le donne. Ad esempio, nei voti tantrici, uno dei precetti radice è quello di non screditare le donne.Il disprezzo delle donne è considerato una infrazione ad uno dei precetti radice. Quindi c’è una maggiore sensibilità per la posizione delle donne. Anche secondo il più alto Tantra Yoga i praticanti possono aggiungere la piena illuminazione all’interno della loro presente vita si sia in forma maschile che femminile.

Naturalmente, se ci si pensa, sicuramente questo ha senso, perché nel più alto Tantra Yoga l’accento maggiore è posto sul comprendere la natura sottile della mente e del corpo. Per quanto riguarda la distinzione tra i sessi, le distinzioni tra uomini e donne sono solo fisiologiche e sono rilevanti solo a livello del corpo grossolano. Mentre nel più alto Tantra Yoga in cui si è coinvolti in pratiche finalizzate a sviluppare e perfezionare il livello sottile di energie fisiologiche i canali e così via, a questo livello le distinzioni di sesso non hanno senso, in quanto non hanno alcuna rilevanza. Pertanto, il più alto Tantra Yoga non fa alcuna distinzione tra i praticanti di sesso maschile e femminile per quanto riguarda il potenziale per raggiungere la piena illuminazione.

Domanda: Perché le divinità buddiste sono così strane, molti colori, molte braccia, parecchie teste, come può una persona intelligente considerarle come qualcosa di diverso da superstizioni?

Risposta: Lei ha perfettamente ragione. A meno che non si sia pienamente consapevoli della filosofia del tantra e dellintero processo nel percorso tantrico, il modo in cui varie tecniche sono utilizzate per migliorare gli aspetti psicologici e fisiologici del praticante, queste divinità sembrano piuttosto strane. In un certo senso possono essere considerate come semplici prodotti di fantasia o di superstizione.

Tuttavia, quando un praticante che è consapevole del significato più profondo e del simbolismo dei vari aspetti di queste divinità così come dei loro mandala e così via, si impegna nella pratica del tantra di una  particolare divinità di meditazione, ciò che sembra essere vero, è che all’interno della mente del praticante si verifica una trasformazione positiva. Il praticante è in grado di migliorare la propria compassione, tolleranza, consapevolezza, intuizione e così via. Quindi questo significa che quando queste pratiche sono fatte con la conoscenza completa del simbolismo e del suo significato, hanno un certo potere.

Domanda: Lei ha detto in un libro che la sofferenza mentale è peggio della sofferenza fisica. Cosa ne pensi dei metodi psichiatrici occidentali? Come si può aiutare gli altri che hanno una grande sofferenza mentale? Cosa queste persone possono fare per se stessi per uscire dalle loro difficoltà?

Risposta: In linea generale varie forme di pratiche terapeutiche, che si sono sviluppate in Occidente nel corso degli ultimi decenni in psichiatria, dato che tali pratiche sono naturalmente evolute come risposta per far fronte e trattare problemi emotivi, in generale, sono molto positive. Devo ammettere che non ho studiato nessuna di loro e quindi non posso dire di avere alcun profonda familiarità con qualsiasi di queste pratiche. Non ho molto da dire se non da un punto di vista generale.

Per quanto riguarda le ultime due domande, riguardo al modo migliore per aiutare le persone con problemi psicologici ed emotivi, la cosa più importante è quella di essere molto sensibili al contesto e in che modo ogni singolo caso è diverso da un altro. Si deve tener conto del background della persona in particolare delle inclinazioni spirituali della persona, se la persona è o no un credente, se la rinascita rientra nella sua visione del mondo e così via. Eimportante essere sensibili a questo aspetto della persona in modo che ci si trovi in una posizione migliore per aiutarli a superare i loro problemi.

Prima di tutto, quando praticano, i buddisti pensano alla felicità ed al benessere degli esseri senzienti, si cerca di abbracciare tutti gli esseri senzienti nella propria aspirazione alla felicità. E’ un aspetto onnicomprensivo alla propria aspirazione a cercare la felicità. In secondo luogo vi è l’idea che si sono avute vite senza inizio e che questa vita attuale non è l’unica.

Così, quando si ha una visione del mondo in cui l’interconnessione di tutti gli esseri senzienti è stata accettata, in cui aspirazione è per la felicità degli altri è una parte della propria visione, in cui la visione non è confinata a questa vita come l’unica, quando si ha una tale prospettiva, una particolare sofferenza che può essere molto reale, intensa e acuta comunque all’interno di tale prospettiva, questa sofferenza è vista come parte di un contesto più ampio. Non ci si vede in isolamento in modo che uno non si sente di essere in un dilemma in cui si sente che questo è tutto; tutto è in gioco per quanto riguarda il proprio benessere, è una situazione o la va o la spacca. Questo tipo di ansia, questo senso di acuta sofferenza è diminuito, il pungiglione è estratto.

Allo stesso modo, con l’idea del karma, l’idea della rinascita, riconoscendo la natura distruttiva del karma e le illusioni e riconoscendo la natura fondamentalmenteinsoddisfacente dell’esistenza, tutte queste considerazioni hanno un ruolo importante per aiutare il praticante a far fronte alle circostanze e situazioni avverse.

Come spiegato in precedenza come risultato della propria approfondita comprensione della natura transitoria della esistenza, la natura impermanente della vita, ci si accorge che la propria stessa esistenza è in un certo senso il prodotto di karma e illusioni. Le illusioni hanno la loro radice nell’ignoranza fondamentale, Avidyà. Questa ignoranza fondamentale è uno stato di equivoco, uno stato d’animo completamente distorto dove si fraintende la natura della realtà. Si apprendono cose ed eventi ed il proprio sé come se possedessero una forma di esistenza intrinseca o di identità intrinseca. Quindi ci si aggrappa alla propria esistenza in sé o al proprio essere.

Una volta che si rende conto di questo allora si capisce che accade solo perché si guarda attraverso le illusioni di questa mente ignorante, in altre parole, è solo attraverso lo sviluppo di una visione della natura della vacuità della propria esistenza che si impara che la vera liberazione può avere luogo. In un certo senso la massa si dipana con la comprensione della realizzazione dell’altruismo. Ea causa di questo che il Buddha ha insegnato la terza caratteristica della sofferenza che è altruismo, nessun sé nessuna anima. Quando si comprende la inter-relazione tra l’impermanenza, insoddisfazione e di altruismo, in modo che ciò che ci si rende conto che le prime due caratteristiche, l’impermanenza e insoddisfazione, danno luogo ad una visione dentro la natura di sofferenza della propria esistenza. La nostra stessa esistenza è in definitiva insoddisfacente, è in ultima analisi, illusione. Quindi riflettendo sulla terza caratteristica, la caratteristica della gratuità, si riceve una visione di una nuova alternativa, un modo alternativo di esistere. Pertanto, ciò induce a sperare che vi sia una via d’uscita. Altrimenti, se la comprensione di esistenza si limitasse solo alle prime due caratteristiche, l’impermanenza e insoddisfazione, allora potrebbe portare ad una perdita di speranza, un senso di scoraggiamento.

Un senso di disperazione, pensando che l’esistenza di una persona è solo sofferenza, ma la caratteristica di altruismo mostra una via d’uscita. In un certo senso essa punto verso la via della libertà. Così è, attraverso questo percorso che si inizia a sviluppare un senso reale ed un’ autentica aspirazione a cercare la libertà dalla sofferenza.

Quando tutti gli insegnamenti delle Quattro Nobili Verità sono riassunti, li si può comprendere entro la formula del quattro sigilli del buddhismo. Primo è che tutti i fenomeni compositi sono impermanenti o transitori. Questo punta verso la prima caratteristica della sofferenza che è che tutte le cose e gli eventi sono transitori, impermanenti e soggetti a variazioni. Il secondo principio o sigillo afferma che tutti fenomeni contaminati sono insoddisfacenti e questo indica la seconda caratteristica, che è la natura di fondo insoddisfacente dell’esistenza. Come ho già sottolineato questa intuizione è maturata sulla base della comprensione che la nostra stessa esistenza è in un certo senso un prodotto di karma e di illusioni. Il terzo sigillo afferma che tutti i fenomeni sono vuoti e assenti di auto-esistenza. Questo mostra la speranza di cui ho parlato in precedenza, indicando una via d’uscita, mostrando un modo alternativo di esistenza, sottolineando la dottrina di altruismo. Eattraverso la realizzazione dell’ altruismo, attraverso la generazione dell’ intuizione della natura disinteressata delle cose e degli eventi che si può infine raggiungere ad uno stato di libertà, uno stato al di là di dolore o nirvana. Quindi il quarto sigillo è nirvana o cessazione.

In breve tutto quello che ho detto negli ultimi due giorni punta verso questa semplice constatazione che, per un praticante buddista, qual è l’aspirazione ultima? L’aspirazione ultima è il raggiungimento del nirvana, la libertà dalla sofferenza, lo stato oltre il dolore. Ein questo senso che un buddista praticante potrebbe impiegare la facoltà dell’ intelligenza e generare conoscenza e la comprensione delle Quattro Nobili Verità, l’inter-relazione tra le Quattro Nobili Verità ed il loro principio causale alla base.

Per raggiungere quella comprensione si devono capire le due verità. Quindi è attraverso la comprensione e lo sviluppo di comprensione delle Quattro Nobili Verità e le Due Verità, mentre allo stesso tempo, determinando la trasformazione interna il praticante buddista cerca di realizzare l’aspirazione finale a raggiungere il nirvana o la libertà dalla sofferenza.

Come ho già detto in precedenza l’aspirazione finale o scopo è quello di raggiungere il nirvana, la libertà dalla sofferenza. Tuttavia, quando si parla di libertà dalla sofferenza e libertà  dell’esistenza ciclica, stiamo parlando di un modo di esistenza che è ciclico, situato all’interno di un ciclo. Il concetto stesso di una ruota o ciclo comporta essere senza inizio. Non si può affermare che un certo punto del cerchio sia dove il cerchio comincia. L’idea di un cerchio o ruota è che c’è un infinito, si può continuare ad andare avanti e ancora avanti. L’idea del ciclo samsàrica, il ciclo di esistenza, come ho sottolineato in precedenza, anche quando si sta sperimentando le conseguenze di un’azione, che si è fatta in passato, si ha in molti casi un senso dell’io o dell’ ego che sorge . Questo dà luogo a reazioni emotive che poi portano ad azioni positive o negative. Questo porta ad ulteriori conseguenze per cui vi è una catena collegata nel ciclo in modo che anche quando un ciclo non è completato, i semi per altri cicli sono stati piantati. Quindi c’è una sorta di ciclo vizioso che va avanti tutto tutto il tempo.

In senso assoluto non esiste un vero inizio, perché, anche se l’ignoranza è vista come il primo dei dodici anelli del sorgere dipendente, l’ignoranza proviene da un altro fattore, e così via. Tuttavia, quando si cerca di capire il processo o meccanismo che porta un individuo a prendere rinascita nel samsara, e che permette all’individuo di porre fine a tutto il ciclo, si deve cercare di capire in modo gestibile. Quindi si prende un punto di partenza e l’ignoranza fondamentale è visto come il punto di partenza. Proprio come l’ignoranza porta a un’azione volontaria e poi alla coscienza e così via, allo stesso modo in cui il praticante si mette nel percorso, il compito di porre fine al ciclo, questo può avvenire solo terminando o tagliando il legame precedente cosicchè i collegamenti con il legame successivo sono troncati. Ponendo fine all’ ignoranza, si mette fine all’azione volontaria. Mettendo fine alle azioni volontarie, si mette fine alla coscienza e così via.

Nell’ambito dell’idea della ruota della vita si può capire sia il processo attraverso il quale si esiste nel samsara e inoltre si può apprezzare la possibilità di uninversione del ciclo. Si mette così fine alla rotazione del ciclo. Meditiamo per quattro o cinque minuti riflettendo su ciò che abbiamo discusso circa le Quattro Nobili Verità.

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Trascritto e digitato in inglese da Phillip Lecso da audiocassette ottenuti da QED Recordin service intitolate “Kalachakra per la pace nel mondo: preliminari all’iniziazione al Kalachakra. Mi assumo la responsabilità per tutti gli errori che si sono verificati, attraverso ascoltare e scrivere in modo non corretto ciò che è stato insegnato, per questi mi scuso. Possono essere tutti di buon auspicio. Possa ogni merito da questa attività essere per la lunga vita e buona salute di Sua Santità. Che tutti gli esseri senzienti possano rapidamente raggiungere lo stato del Glorioso Kàlachakra anche attraverso questo sforzo imperfetto. Phillip Lecso.

Traduzione dall’inglese in italiano della Dr.ssa Nicoletta Nardinocchi.