Dharamsala 30.09.08 – IV giorno d’insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama: mattino

Dobbiamo premettere che questi sono solo appunti, presi a mano e scaricati sul computer subito dopo gli insegnamenti, in cui non riusciamo certo a darvi una trascrizione esatta di ciò che ha detto Sua Santià nei suoi insegnamenti, in cui parla in tibetano ed in inglese. Pertanto vi preghiamo di scusarci se vi sono errori o incomprensioni.

Luciano Villa e Alessandro Tenzin Villa e Gabriele Erba

Monaca sorridente

Il coinvolgente sorriso della Monaca Tenzin

Nonostante tutti i vostri impegni avete trovato il tempo di venire agli insegnamenti, grazie!

Sfortuanatamente la situazione in Cina sta peggiorando e di conseguenza non sarò in grado di visitare Taiwan come ho fatto fin ora ogni due anni. Per coloro che provengono dal Taiwan questa sarà l’unica occasione di ascoltare i miei insegnamenti.

Io sono un monaco buddhista ed ho il dovere di servire tutte le persone e questo è ciò che intendo fare.

Recitazione del prajnaparamita sutra.

Circa 600 di voi sono venuti qui per capire il Buddhismo. La maggior parte di voi sono già Buddhisti. Capisco che dovrebbe esserci un’introduzione per coloro che non sono mai venuti.

Alzate la mano tutti coloro che non sono mai venuti?

Allora per coloro che sono già venuti quello che spiegherò adesso sarà una ripetizione.

Pensando che a quelli nuovi sarà di beneficio, darò una spiegazione che forse per alcuni di voi sarà ripetitiva…

…però pensando che è una ripetizione non addormentatevi…

…risate:-)

…se state già dormendo svegliatevi….

…risate:-)

PER PRATICARE IL BUDDHISMO È NECESSARIO CONOSCERNE IL METODO.

Per esempio quando costruiamo una casa abbiamo un piano: farò questo e poi quello. Sulla base della vostra conoscenza costruirete questa casa. In particolare bisogna aver ben chiaro qual è l’obiettivo da ottenere. Quando facciamo un’attività importante vogliamo avere un’idea generale di come dovremo proseguire.

All’inizio si deve avere nella mente qual è l’obiettivo finale, capire che si può raggiungere e quindi sviluppare certezza e fede. Solo dopo aver compreso si prenderà rifugio in Buddha, Dharma e Sangha. Se non si conosce qual è il percorso allora prendere rifugio in Buddha, Dharma e Sangha saranno solo parole vuote.

Vedo qualche koreano, qualche Giapponese ed anche qualche vietnamita. La presenza di persone di altre religioni e il loro sforzo sono particolarmente apprezzabili. Penso che coloro che vengono qui non lo fanno solo per fede ma anche per un interesse autentico.

L’interesse da parte degli occidentali, tradizionalmente Cristiani, verso il Buddhismo è autentico e avviene tramite l’analisi crtiica, prima si investiga, poi si fanno degli esperimenti e poi ancora, quando si trova qualcosa di valido per se stesso, si continua a praticare. Allora la loro fede e devozione diventa veramente stabile.

DELLE VOLTE SIN DA PICCOLI ABBRACCIAMO CIECAMENTE LA STESSA RELIGIONE DEI NOSTRI GENITORI.

E quindi non sviluppiamo un vero interesse per mezzo dell’analisi critica.

Possano i tre veleni eliminarsi e possa la luce della saggezza risplendere.

In generale in India vi sono molte tradizioni spirituali, l’idea delle afflizioni mentali è presente in tutte le religioni e viene riconosciuta come qualcosa che ci danneggia. Ma l’ignoranza, identificata come l’afferrarsi alla credenza di un sè indipendente e intrinseco, è un’idea presente solo nel Buddhismo.

Tutte le filosofie non Buddhiste parlano di tale sè, l’io, e asseriscono che tale io esista. Si parla di un sè con 3 qualità: permanente, unitario e indipendente. La credenza in un tale sè è considerata ignoranza, questa è l’ignoranza che deve essere eliminata.

Le tradizioni non indiane: Cristiana, Musulmana parlano di un’anima, di un sé, di un io.

C’è qualcuno del pubblico che è uno studioso della tradizione del Tao?

Anche in questa tradizione Tao parlano di un sé, di un io, di un’anima. Perciò l’idea della mancanza di un sé è un’idea particolare del Buddhismo.

QUANDO SI DICE DI ELIMINARE I TRE VELENI SI PARLA: ODIO, ATTACCAMENTO E IGNORANZA.

Tutti indagano l’odio e l’attaccamento ma solo il Buddhismo indaga l’ignoranza come la credenza in un sé indipendente. Questi tre veleni possono essere eliminati attraverso lo splendore della luce della saggezza.

La compassione o la fede non possono eliminare questa visione scorretta. Per eliminare questa visione scorretta è necessaria una visione corretta, che porta alla mancanza di un sé creduto dalla mente ignorante. Ci vuole una mente corretta che determina la mancanza di quel sé.

Come nell nostra vita quotidiana quando studiamo una lingua partiamo dall’alfabeto. Inizialmente c’è un ignoranza che non conosce l’alfabeto. Questa ignoranza con la fede e la preghiera non può essere eliminata. Spiegando cosa significa ABC sorgerà la mente che conosce ABC e questa sconfiggerà la mente che non conosce ABC. Per questo motivo è necessario un’antidoto direttamente opposto al fenomeno che vogliamo eliminare. Qui non si tratta di un tipo di ignoranza che disconosce l’alfabeto ma stiamo parlando di una sbagliata percezione del sé.

Per esempio prendiamo il caso di una corda di diversi colori, guardandola da lontano si potrebbe credere che sia un serpente. Se noi sviluppiamo amore e compassione nei confronti di quel serpente immaginario non potremo certo eliminare la mente confusa che si sbaglia nei confronti dell’oggetto di riferimento. Solo attraverso la saggezza, la comprensione e la ricerca che conosce la vera identità di quell’oggetto potremo eliminare la confusione a proposito.

CI VUOLE UNA MENTE VALIDA CHE GRADULAMENTE SI OPPONE A QUESTA MENTE IGNORANTE.

Questa mente valida porrà le basi per un ottenimento temporaneo: una rinascita fortunata. Il suo risultato finale, a lungo termine, è l’illuminazione. Tutti gli ostacoli che si contrappongono possono essere eliminati da una mente valida.

Non solo per se stesso ma per tutti gli infiniti esseri che hanno una mente, che sperimentano momenti di piacere e sofferenza. Si può dire che la sofferenza della sofferenza sia causata dalle azioni negative. Ma la radice dei tre tipi di sofferenza a livello ultimo: la sofferenza della sofferenza, la sofferenza del cambiamento e la sofferenza omniervasiva composita, è l’ignoranza.

La mente del Bodhisattva si prende carico di eliminare sia tutte le tre forme di sofferenza, sia le oscurazioni all’onniscienza, per il beneficio di tutti gli infiniti esseri. Possa io praticare la condotta dei Bodhisattva: si intende generare la bodhicitta. Vuoldire generare da una parte la saggezza e dall’altra il metodo.

Con la comprensione di beneficiare tutti gli esseri si inizia la pratica delle 6 perfezioni: la pazienza, la generosità, lo sforzo entusiastico, il samadhi e la saggezza.

LO STILE DI VITA DEL BODHISATTVA È RADICATO NELLA COMPASSIONE E NELL’AMORE.

Colui che lo persegue sviluppa bodhicitta. L’aspirazione al benessere altrui è generata dalla compassione e infine, associata alla sagezza, la mente di bodhicitta sarà completa. Lo sforzo per comprendere la vacuità insieme alla saggezza sarà in grado di guidare l bodhisattva lungo il cammino verso l’illuminazione: si raggiunge il primo sentiero, il sentiero dell’accumulazione, poi si giunge in quello della preparazione e poi si arriva nel sentiero della visione, poi il sentiero della meditazione fino a che si raggiunge il sentiero del non più apprendimento. Fino a quando realizzeremo lo stato di Buddha in cui tutti i fenomeni, sia convenzionali che ultimi, verranno appresi in un unico istante cognitivo.

La mente che si determina di arrivare a stabilire qual è il vero e ultimo modo di esistere dei fenomeni sviluppa la saggezza che ha la capacità di eliminare tutte le diverse macchie grossolane e sottili.

Buddha girando per la prima volta la ruota del Dharma a spiegato le 4 nobili verità. La sofferenza non voluta deriva dalle sue cause. E quindi ha spiegato le 4 nobili verità dal punto di vista delle cause e degli effetti.

Tante diverse religioni hanno una loro diversa filosofia ma gli unici che presentano questa visione di causa ed effetto sono i Jaina e i Buddhisti. Queste due scuole accettano una presentazione di causa ed effetto ma non accettano la visione di un Dio creatore. Tuttavia le due scuole presentano una differenza: nel Jaina vi è un fruitore intrinseco di questa legge di causa ed effetto mentre nel Buddhismo no.

LA COMPLETA ESPOSIZIONE DEL SORGERE DIPENDENTE È PRESENTE SOLO NEL BUDDHISMO.

Questa nozione di sorgere dipendente è il distillato di tutti gli insegnamenti di Buddha, è la nozione più sacra e importante che distingue tutti gli insegnamenti di Buddha.

Chi vede il Santo Dharma vede il Sughata, colui che è andato al di là. Queste sono le parole di Buddha in un Sutra chiamato del sorgere dipendente.

Buddha stesso nel primo giro della ruota del Dharma a Varanasi ha spiegato la causa della sofferenza e come entriamo nel samsara tramite i 12 anelli di origine interdipendente. Ha identificato l’ignoranza, il primo dei 12 anelli, come la causa del samsara. Per prima cosa ha spiegato questa nozione dal punto di vista delle causa ed effetto.

Nelle scuole non buddhiste, per esempio la scuola Samkia, si parla di 25 categorie e di un principio fondamentale che, praticamente, è un Dio creatore. Invece nel Buddhismo si parla solo di aggregati, di elementi e si presentano solo come essere la base del sé, non viene affermata l’esistenza di un sé separato, indipendente, ma viene attribuito sulla base di quegli aggregati. Questi sono spiegati molto dettagliatamente e accuratamente.

IL SORGERE DIPENDENTE, INTESO COME CAUSA ED EFFETTO, È UNA NOZIONE COMUNE A TUTTE LE SCUOLE BUDDHISTE.

Sulla base dell’idea del sorgere dipendente inteso come causa ed effetto si è iniziato a parlare del modo con cui i fenomeni vengono ad esistere. Quindi gli insegnaenti del sorgere dipendente si sono allargati, il livello più grossolano come causa ed effetto e quello più sottile descrive i fenomeni come aventi origine ed esistenza solamente interdipendente.

Quindi se si analizza ad un livello più sottile ci si rende conto che si implica un’idea di dipendenza, infatti la causa stessa è chiamata causa perchè esiste un risultato ed anche viceversa. Sulla base di questa presentazione ci si può rendere conto che i fenomeni non sono indipendenti. Per questo Nagarjuna ha detto che se i fenomeni fossero indipendenti non avrebbero bisogno di dipendere dalle loro cause. Nagarjuna dice il sorgere dipendente è il significato di vacuità. I fenomeni che sorgono dipendentemente dalle cause non sono indipetenti e siccome tutti fenomeni sorgono dalle loro cause non esiste alcun fenomeno che sia indipendente e autonomo. Quindi anche l’io indipendente e autonomo non esiste.

IL BUDDHA HA SPIEGATO IL SORGERE DIPENDENTE COME CAUSA ED EFFETTO E COME DESIGNATO IN DIPENDENZA.

Chi vede il sorgere dipendente vedrà che la sofferenza indesiderata e la sofferenza voluta dipendendono dalle loro cause. Quindi si praticheranno le cause della felicità e si abbandoneranno le cause della sofferenza. Questa comprensione della realtà convenzionale porterà a rinascite fortunate.

Chi vede il sorgere dipendente vede il Dharma nel senso di sorgere dipendente come designato in dipendenza. Chi vede questo vedrà la mancanza di esistenza inerente dei fenomeni. Chi vede la vacuità potrà realizzare il corpo di verità in cui tutte le elaborazionoi mentali saranno eliminate. Quindi sulla base di questa si avrà la possibilità di realizzare il corpo di verità per il proprio beneficio e sulla base di questo si potrà generare il corpo della forma del Buddha per beneficiare gli altri. Comprendendo che tutti i fenomeni sono mere designazione si avrà la comprensione della vacuità e si porranno le cause per ottenere il corpo della verità in cui tutte le elaborazioni concettuali sono state pacificate.

Pensando al primo livello del sorgere dipendente, ovvero la causa e l’effetto, si comprende come ogni felicità e sofferenza dipendenda dalle proprie cause. Poi quando si comprenderà che tutti gli esseri hanno il medesimo desiderio di ottenere la felicità sorgerà il deisderio di vedere realizzata anche la felicità degli altri esseri. Successivamente ci si renderà conto che sia le loro impronte sia le loro afflizioni mentali possono essere eliminate sulla base della visione della vacuità. Ci si renderà conto che si può separare la natura fondamentale della mente che è pura da queste affflizioni mentali. Quando il raggiungimento della buddhita comprenderemo che è alla nostra portata e saremo infusi da bodhicitta questa funzionerà come antidoto per le afflizioni. Questa bodhicitta ha 2 aspirazioni: l’aspirazione all’illuminazione e l’aspirzione al beneficio degli altri che desiderano la felicità come noi.

SULLA BASE DI QUESTI DUE LIVELLI DI SORGERE DIPENDENTE POSSIAMO DESIGNARE LE DUE VERITÀ: LA VERITÀ CONVENZIONALE CHE DESCRIVE GLI OGGETTI COME APPAIONO QUANDO NON SI ANALIZZA, E LA VERITÀ ULTIMA CHE APPARE DOPO L’ANALISI.

Al primo livello c’è l’io, c’è la sofferenza, c’è il desiderio di ottenere felicità…invece quando si analizza e si è in contatto con la verità ultima si comprenderà che questa non è contaminata dalle macchie avventizie dell’ignoranza. E giunge un’ulteriore comprensione che la buddhita è possibile.

Praticando il metodo e saggezza a livello del sentiero si ottengono i due corpi, il corpo di saggezza che è il risultato di aver praticato gli aspetti profondi del sentiero e il corpo della forma per il beneficio degli altri.