4-S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra Bloomington 1999

Insegnamenti preliminari all’Iniziazione del Kalachakra di Sua Santità il XIV Dalai Lama a Bloomington, Indiana USA, 20-22 Agosto 1999. Tema degli Insegnamenti: L’ottavo capitolo della Bodhicaryavatara di Shantideva: La Meditazione.

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Traduzione dal tibetano in inglese del Prof. Ghesce Lobsang Jinpa e dall’inglese all’italiano della Dott.ssa Nicoletta Nardinocchi, revisione del Dott. Luciano Villa, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Terzo giorno, 22 agosto 1999, Sessione mattutina.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Oggi inizieremo con la cerimonia di generazione di bodhicitta, la mente per l’illuminazione. Continueremo con il testo di Shantideva.

La cerimonia è composta da due parti. La prima parte è la cerimonia che simboleggia l’affermazione e la stabilizzazione della propria aspirazione a raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Questo sarà fatto con la lettura di alcuni versi della traduzione in lingua inglese che è stata distribuita. Questa sarà la prima parte.

Quindi ci sarà la presa dei voti dei Bodhisattva. Il testo che verrà utilizzato per la cerimonia del conferimento dei voti dei Bodhisattva è Bodhisattvabhumi o la motivazione del Bodhisattva scritto da Asangha.

Per la cerimonia dobbiamo immaginare il luogo in questo thangka dove è raffigurata l’immagine del Buddha, immaginiamo in questo spazio il Buddha storico Shakyamuni. Immaginate che il Buddha Shakyamuni sia circondato dai Bodhisattva come Manjusri, Maitreya e così via, nelle loro forme celestiali.

Visualizzate quindi il Buddha circondato da grandi maestri indiani come Asanga, Nagarjuna e così via. Tutti questi grandi maestri hanno dato un enorme contributo per la fioritura e la continuazione del sacro Dharma di Buddha Shakyamuni che è l’incarnazione del perfetta gentilezza. Questi maestri indiani, in particolare quelli che hanno dato un enorme contributo e della cui eredità beneficiamo noi ancora oggi come ad esempio i testi di Nagarjuna ed Asanga da cui continuiamo a trarre enormi benefici attraverso lo studio, la meditazione e contemplazione. Così visualizzate tutti questi grandi maestri indiani attorno al Buddha.

Inoltre visualizzate i grandi maestri del passato del Tibet, i maestri del lignaggio delle diverse tradizioni e così via. Immaginate di essere circondati da tutti gli esseri senzienti e questa è la visualizzazione per preparare il terreno per la cerimonia. Adesso faremo le recitazioni preliminari come abbiamo fatto ieri, i saluti al Buddha, la recita dei sutra e, infine, la dedica dei meriti. Quindi reciteremo il Sutra del Cuore come prima. (Recitazione)

Il grande maestro Nagarjuna ha dichiarato nella sua Preziosa Ghirlanda o Ratnavali che coloro che aspirano a raggiungere l’illuminazione suprema di natura di Buddha. Tutti gli aspetti essenziali degli insegnamenti del Buddha sono contenuti all’interno degli insegnamenti del Piccolo Veicolo, del Grande Veicolo e del Vajrayana o Veicolo del Diamante. Tutte le pratiche del Piccolo Veicolo, Grande Veicolo e il Vajrayana possono essere considerate o come pratiche preliminari o reali oppure come aspetti complementari delle pratiche di bodhicitta, l’aspirazione altruistica

Possiamo dire che bodhicitta, la mente altruistica che aspira a raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, coltivata attraverso il metodo di scambiare se stessi con gli altri, è l’essenza fondamentale o reale della pratica degli insegnamenti del Buddha. Così, quando coltiviamo questa mente preziosa di bodhicitta, l’aspirazione altruistica di raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, ci viene data la base per raggiungere la più alta illuminazione, lo stato della mente onnisciente, illuminata del Buddha.

Essa permette inoltre di passare attraverso vite successive in cui si ottengono esistenze favorevoli di rinascite superiori. Così possiamo dire che l’ottenimento di rinascite superiori è in realtà un corollario della pratica di bodhicitta. Quando pratichiamo bodhicitta non solo passiamo da uno stato di gioia ad un altro, ma anche all’interno della presente vita, i frutti derivanti dal praticare bodhicitta sono molto evidenti. Come risultato del praticare bodhicitta sperimenteremo un profondo senso di soddisfazione, avremo forza interiore, coraggio e anche una solida base per la realizzazione spirituale. Queste sono tutti frutti ovvi ed evidenti di praticare bodhicitta all’interno di questa vita. Se pensiamo con attenzione, cercando di esaminare lo stato naturale dei nostri pensieri normali, ci accorgiamo che, ad un livello più profondo, tutti noi viviamo con l’obiettivo di fondo di soddisfare i nostri interessi. Alla radice di ciò è la predilezione per se stessi. Proteggiamo i nostri interessi e benessere così tanto da dover passare attraverso vite successive, cercando di soddisfare la nostra aspirazione di base ad essere felici ed a superare la sofferenza. Perseguendo questo approccio egocentrico anche in questa vita, se ci pensiamo attentamente, ci accorgeremo che 24 ore al giorno i nostri pensieri sono costantemente motivati e influenzati dall’ egocentrismo. Questo è tal punto che, anche nei nostri sogni, egoismo e e predilezione per se stessi svolgono un ruolo importante.Tuttavia, se dovessimo pensare con attenzione, cercando di capire se questa ricerca di centralità del sè aiuti davvero a soddisfare la nostra aspirazione che stiamo cercando, la risposta non è no davvero. Ad esempio i nostri pensieri sono costantemente tormentati da sentimenti di malcontento, insoddisfazione e infelicità. Perfino i praticanti di Dharma hanno questi sentimenti di insoddisfazione e infelicità.

Nel momento in cui iniziamo una conversazione con qualcuno, fossero anche praticanti di Dharma, a poco a poco cominceremo a sentire commenti che indicano mancanza di soddisfazione e così via. Allo stesso modo ricchi o poveri, istruiti o ignoranti, tutti condividono questi sentimenti di fondo di insoddisfazione.

Ciò suggerisce che il modo in cui abbiamo perseguito e perseguiamo la nostra aspirazione alla felicità ed al superamento della sofferenza basato sulla totale concentrarsi su se stessi, è carente. Lo dobbiamo riconoscere.

Quando riflettiamo in questo senso ci accorgeremo che tutti in fondo al cuore custodiscono due pensieri. Da un lato è la fede in una sorta di realtà intrinseca ed obiettiva delle cose e degli eventi che è un afferrarsi al sè. Dall’altra parte assieme a questa attitudine ad afferrarsi al sé c’è il suo sempre presente compagno che è il pensiero di predilezione per se stessi, che predilige il proprio benessere, ignaro del benessere e delle preoccupazioni per altri esseri senzienti. Se esaminiamo attentamente ciò, capiremo che nutriamo in noi questi due pensieri quasi come se essi costituissero il nucleo della nostra essenza interiore o essere. Infatti noi affidiamo il nostro intero benessere a questi due pensieri come se fossero l’ultima fonte del nostro rifugio e protezione, la fonte della nostra felicità.

L‘influenza di questi due pensieri è così forte che si fa sentire anche quando ci impegniamo nella pratica del Dharma. Per esempio, quando si prende rifugio nei Tre Gioielli, spesso la nostra motivazione di prendere rifugio è ottenere qualche beneficio per noi stessi. Così l’influenza del pensiero di predilezione per noi stessi è così potente che si fa sentire anche nella pratica del Dharma. Avendo riconosciuto questa influenza dobbiamo chiederci dove ci conduce questo modo di essere? Ha mai aiutato qualcuno a soddisfare l’aspirazione di fondo di essere felici e superare la sofferenza?

No, manca qualcosa o c’è qualcosa di sbagliato in questo modo di essere. Quindi dobbiamo invertire questo modo di essere. Invece di aggrapparsi al sé dobbiamo coltivare la visione della non esistenza del sé, della mancanza di un sè. Al posto del pensiero di predilezione per se stessi dobbiamo coltivare il pensiero che custodisce il benessere degli altri esseri senzienti. Dato che abbiamo già riconosciuto il fallimento dell’attitudine di prediligere se stessi e dell’aggrapparsi al sé, ora dobbiamo dare una chance ai loro opposti, il pensiero che predilige il benessere degli altri e la visione nella mancanza del sè. Forse posso dire questo. Secondo la mia personale esperienza, sebbene non possa vantare nessun alto livello di realizzazione o trovare il tempo per impegnarmi in una pratica estensiva del Dharma, posso dire che ho intrapreso alcune pratiche estese. A partire dai miei 30 anni ho prestato particolare attenzione a sviluppare una comprensione della vacuità.

Soprattutto nei miei 40 anni ho prestato particolare attenzione alla coltivazione della bodhicitta. Come risultato di queste pratiche, anche se non posso vantare vere realizzazioni di bodhicitta o delle visione della vacuità, posso dire che come risultato dell’ esercizio prolungato ho genuinamente sviluppato un’ammirazione profondamente sentita per quegli ideali e pratiche. Questo si basa su una convinzione genuina come risultato della mia pratica prolungata e credo anche che la mia mente abbia una certa affinità verso tali pratiche, che sta aumentando sempre cosìcche mi sento sempre più vicino a questi ideali e pratiche. Per questo, anche se il mio livello di realizzazione è minimo, al momento anche questa piccola esperienza comincia a spuntare ed ha in sé ha un effetto tremendamente esaltante e liberatorio. Quindi, se dovessi continuare a perseguire queste pratiche con totale dedizione, mese dopo mese, anno dopo anno, allora certamente potrei intravedere la possibilità di sviluppare, migliorare ed infine ottenere una perfetta realizzazione del bodhicitta e della visione della vacuità

Allo stesso modo vorrei cogliere l’occasione qui per fare appello ai miei fratelli e sorelle spirituali , ai miei compagni praticanti di Dharma ad impegnarsi nella pratica corretta, a dedicarsi alle pratiche per intravedere la vera esperienza Naturalmente devo anche sottolineare che essa dipende in larga misura dall’affinità o inclinazione verso questi tipi di pratiche nella propria disposizione mentale, interessi, inclinazioni e così via. In fin dei conti è il praticante che è il miglior giudice per scegliere il sentiero da percorrere. Ma ora sento che un esempio dalla mia personale esperienza potrebbe essere d’interesse.

Nel Buddismo tibetano troviamo la pratica Vajrayana e all’interno di questa la meditazione di generare se stessi come divinità. Queste pratiche hanno profondi effetti e hanno il potenziale per sviluppare e facilitare il nostro cammino verso l’illuminazione. Se tutte le condizioni preliminari della pratica dello Yoga della divinità sono state completate, il praticante sarà in grado di derivare quei benefici. Tuttavia le premesse sono che il praticante abbia una solida base nelle pratiche di bodhicitta, la visione perfetta della vacuità. Se dovessimo mancare di queste pratiche fondamentali, la realizzazione della bodhicitta e la comprensione della vacuità, anche c’impegnassimo nello Yoga della divinità, visualizzandoci come una divinità perfettamente illuminata, nel migliore dei casi si tratterebbe solo di una conciliazione con sé stessi. Il fatto fondamentale è che non siamo completamente illuminati e che ci stiamo solo immaginando in una forma illuminata. Così nel migliore dei casi si tratta di una pratica d’auto riconciliazione, ma nel peggiore dei casi non avrà effetti positivi in termini di rafforzamento del nostro sviluppo spirituale

In realtà, una volta un bhikshu dello Sri Lanka fece un’osservazione e disse che le meditazioni sofisticate nel Vajrayana relative alla visualizzazione dei mandala e divinità sono molto interessanti e attraenti. Tuttavia, il problema è che se uno si impegna in queste pratiche, invece di trarrne vantaggio, metterà a repentaglio il proprio sviluppo in quanto come unico effetto prodotto si ha moltiplicheranno ulteriormente i processi di pensiero concettuale. Questo ci legherà sempre più saldamente all’interno dell’esistenza ciclica. Questo commento ha davvero senso perché se ci riferiamo alla letteratura dell’antico buddismo indiano troviamo che questo dubbio è già stato sollevato e affrontato.

In quelle scritture la questione è stata posta nel modo seguente. Dal momento che l’afferrarsi al se della esistenza intrinseca dell’individuo e il mondo è la radice dell’esistenza non illuminata, la radice del samsara, come può la meditazione su una divinità o mandala, come può lo yoga della divinità essere di beneficio reale per eliminare la radice del samsara? Sono state date molte spiegazioni sull’efficacia. Così la critica del bhikshu dello Sri Lanka ha senso ed è importante apprezzare questa critica prendendola come un avvertimento o un segnale, soprattutto per i praticanti Vajrayana.

Questo avviene perché nel buddismo tibetano il Vajrayana è insegnato in modo molto estensivo. Proprio come ho detto prima, affinchè la nostra pratica del Dharma abbia successo dobbiamo assicurarci che la pratica del Dharma di Dharma sia una pratica reale. Allo stesso modo dobbiamo assicurarci che le pratiche Mahayana diventino pratiche Mahayana effettive.

Allo stesso modo, affinché le pratiche Vajrayana abbiano successo dobbiamo assicurarci che la nostra pratica Vajrayana diventi una vera pratica Vajrayana.

Che cosa rende la meditazione sulla divinità una vera pratica Vajrayana? Anche in questo caso la base è la generazione di bodhicitta, l’aspirazione altruistica a raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri e la visione della vacuità, una perfetta comprensione della vacuità. Una volta che abbiamo questi due prerequisiti queste due pratiche fondamentali, quando faremo lo yoga della meditazione sulla divinità Vajrayana sulla base di queste due pratiche, saremo in grado di ricavare la profondità del Vajrayana.

Detto questo alcune persone potrebbero pensare che se le cose stanno così allora non sia di beneficio o non abbia senso ricevere insegnamenti tantrici o di praticarli finchè non siano state accumulate le giuste condizioni, come la realizzazione del bodhicitta e una perfetta comprensione della vacuità. Ma non è così.

Credo che sia importante avere una prospettiva globale e integrata della propria pratica del Dharma. Quindi, nella pratica concreta, nell’approccio alla pratica del Dharma dobbiamo porre maggiormente l’accento e concentrarci sugli aspetti specifici del percorso che corrispondono al livello della nostra intelligenza e realizzazione. Dobbiamo porre l’accento sullo sviluppo di quel particolare elemento o aspetto del sentiero.

Tuttavia, allo stesso tempo è importante acquisire o coltivare una familiarità con l’intero spettro del sentiero del Dharma. Questo comprende anche il Vajrayana, in un certo senso proviamo l’intera sequenza del sentiero, ci preparariamo per la realizzazione finale dei livelli più alti del sentiero. Quindi, per concludere dobbiamo coltivare una convinzione che bodhicitta, l’aspirazione altruistica per raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, è il fondamento di tutti i percorsi tra cui il Vajrayana. Bodhicitta è la pratica fondamentale, è il fondamento. Con questo riconoscimento e la realizzazione andrò avanti con la cerimonia di generazione di bodhicitta. Questa cerimonia significa, letteralmente, la cerimonia per la generazione di bodhicitta prendendo un impegno, impegnandoci per la bodhicitta di aspirazione. Questa cerimonia viene eseguita quando il praticante come risultato di una pratica prolungata è riuscito ad intravedere la reale esperienza di bodhicitta. A questo punto il praticante la afferma e la stabilizza con un impegno in una cerimonia.

Tradizionalmente, prima della cerimonia di generazione di bodhicitta si fa la pratica dei sette rami. Faremo questo recitando la sezione sulla pratica dei sette rami dalla preghiera di Samantabhadra. Per quelli di voi che non sanno in tibetano, riflettete sui sette pratiche, rendere omaggio ai Tre Gioielli (il campo di merito), fare offerte, riconoscere e purificare le proprie negatività, gioire degli atti virtuosi propri e degli altri, chiedere al Buddha di girare la ruota del Dharma, appellarsi ai Buddha di non entrare nel Parinirvana ed infine, dedicare i meriti accumulati attraverso questa pratica. Riflettete su questi sette rami di pratica e di riaffermate la visualizzazione del Buddha Shakyamuni, circondato da tutti i bodhisattva e grandi maestri. (Recitazione)

Per quanto riguarda il testo normalmente utilizzato per la cerimonia di generazione di bodhicitta, esistono diverse versioni di diversa lunghezza e così via. Tuttavia, il testo che uso qui sono due versi estratti dal tantra. La prima strofa recita:

Con il desiderio di liberare tutti gli esseri

prendo per sempre rifugio

nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha

Fino alla piena illuminazione.

Prendere rifugio nei Tre Gioielli è, nel senso Mahayana, desiderare che tutti gli esseri senzienti siano liberi, non solo dalle afflizioni emotive e mentali, ma anche dalle impronte sottili e dalle propensioni verso quelle afflizioni. Queste ostacolano la nostra realizzazione della perfetta conoscenza e della mente perfettamente illuminata. Questo è lo scopo e ci impegniamo a prendere rifugio nei Tre Gioielli fino alla piena illuminazione, il che specifica il fattore tempo. Quindi questa è la forma Mahayana di presa di rifugio.

Il versetto successivo recita:

Entusiasta di saggezza e compassione oggi alla presenza del Buddha

genero la mente per il pieno risveglio per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Qui diciamo che, impegnandoci nel sentiero che è l’unione di saggezza e di metodo, genereremo la mente per la piena illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Non solo aspiriamo, ma prendiamo anche l’impegno di generare questa mente.

A seguire recitiamo una citazione da Bodhicaryavatara di Santideva:

Finché resta lo spazio,

Finché gli esseri senzienti rimangono,

Che io possa rimanere fino ad allora e dissipare le miserie del mondo.

Quando riflettiamo sul significato di questi versi, qui ci impegniamo, come unico scopo della nostra vita, il servizio agli altri essere senzienti, di realizzare la felicità degli altri esseri senzienti. L’impegno verso questo ideale è tale che perseguiremo questo obiettivo finchè esisterà lo spazio. Quando coltiviamo questo tipo di sentimento potente o aspirazione e altruismo allora il fattore tempo non dovrebbe fare alcuna differenza per il proprio impegno, per lo stato della nostra mente.

Infatti che si diventi pienamente illuminati, o si rimanga non illuminati, il nostro unico scopo è essere di beneficio altri esseri senzienti. Quindi, se questo è il caso, una volta che abbiamo dedicato la nostra vita a questo tipo di ideale allora ogni singolo istante della nostra vita fino a quando siamo in grado di essere di qualche beneficio per gli altri, allora siamo al servizio del nostro scopo. Quando ci rendiamo conto di questo, quando ci accorgiamo che siamo al servizio dello scopo ultimo della nostra esistenza non proveremo stanchezza o senso di frustrazione.

Quando non proviamo fatica, il tempo non fa alcuna differenza, che si tratti di un eone o di innumerevoli eoni. Il fattore tempo coinvolto non fa alcuna differenza.

Questo è qualcosa che deriva dalla nostra esperienza personale quando siamo di fronte ad un particolare evento od esperienza. Quando riteniamo faticoso un compito, anche se la durata dell’esperienza reale è molto breve, lo percepiamo come un tempo molto lungo. D’altra parte di fronte ad un’esperienza gradevole, qualcosa che dà un senso di appagamento e soddisfazione, allora il tempo non fa molta differenza. Infatti siamo pronti ad eseguire un compito fino in fondo, accada quel che accada. Eimportante cercare di coltivare questo tipo di sentimento potente e questo senso di impegno verso gli ideali di altruismo.

Per lo svolgimento effettivo della cerimonia, il pubblico leggerà questi tre versi per tre volte.

Con il desiderio di liberare tutti gli esseri

Prendo rifugio per sempre

nel Buddha, Dharma e Sangha

Fino alla piena illuminazione.

Entusiasta di saggezza e compassione oggi alla presenza del Buddha

Genero la mente per il pieno risveglio a beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Finché resta lo spazio,

Finché gli esseri senzienti rimangono,

Che io possa rimanere fino ad allora e dissipare le miserie del mondo.

Ora coltivate dentro di voi il pensiero di questa intenzione altruistica che avete generato, questo potente coraggio e sentimento che avete generato, quindi prendete l’impegno di non abbandonare mai questa aspirazione in nessun momento.

Non gettate via la carta su cui questi versi sono stati scritti. Se siete interessati alla pratica provate a leggerli quotidianamente e alla fine memorizzateli. Riflettete sul loro significato ogni giorno in modo da continuare effettivamente con la pratica. Questo è per i buddisti praticanti e coloro che hanno un interesse genuino per la pratica del Buddhadharma. Coloro che sono cristiani o seguaci delle altre tradizioni possono praticare sostituendo al posto dei Tre Gioielli un qualsiasi oggetto di rifugio che trovano più attraente. Procedete allo stesso modo ma sostituite l’oggetto di rifugio.

In ogni caso la coltivazione di questo altruismo infinito, questo altruismo potente è al centro di tutte le tradizioni spirituali del mondo. Dunque, il punto principale che sottolineao è che questa preziosa aspirazione altruistica che abbiamo generato oggi, il cuore affettuoso e gentile che abbiamo generato oggi non devono essere abbandonati dopo la cerimonia. Piuttosto dovreste sforzarvi di sostenerli e svilupparli, migliorandoli ogni giorno così da costruire su di essi.

Ora inizierò la cerimonia di presa dei voti del Bodhisattva. L’offerta del mandala era già stata fatta all’inizio di questo insegnamento per cui il prossimo passo è richiedere al maestro di conferire i voti. Sebbene la recitazione venga fatta in tibetano, indipendentemente dal fatto che riusciamo a seguire la ripetizione o meno, dovremmo sviluppare il pensiero che stiamo facendo una richiesta al guru. Questa richiesta è al guru di concedervi i voti del Bodhisattva. (Recitazione a in tibetano)

Viene fatta la richiesta al maestro e viene espresso l’interesse di accettare la disciplina dei precetti dei voti del Bodhisattva. Il maestro fa delle domande per capire se abbiamo la giusta motivazione per prendere i voti del Bodhisattva. Dal momento che l’aspirazione ultima di un praticante bodhisattva è raggiungere l’illuminazione perfetta per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, il maestro chiede: “Avete l’aspirazione di liberare gli esseri senzienti che sono oscurati dagli ostacoli alla conoscenza? Avete l’aspirazione di liberare gli esseri senzienti che sono intrappolati nel ciclo dell’esistenze a causa delle loro karma ed afflizioni mentali ed emotive? Avete l’aspirazione ad assistere coloro che soffrono esperienze dolorose? “Con queste domande il maestro stabilisce se abbiamo o meno i giusti atteggiamento e la motivazione per prendere i voti del Bodhisattva.

Il maestro pone ulteriori domande per determinare se abbiamo ancora il giusto atteggiamento. Stai prendendo questi voti per poter competere con qualcuno? Stai prendendo i voti sotto costrizione? Qualcuno ti costringe a prendere questi voti? A queste due domande si risponde no.

Il maestro fa ulteriori domande. Conosci il Avatamsaka Sutra, che è la fonte principale delle pratiche del Bodhisattva? Sei a conoscenza della Bodhisattvabhumi, il commentario alle pratiche Bodhisattva? A queste domande rispondiamo di sì. Hai una certa comprensione di questi testi? A questa domanda rispondiamo di sì. Avete interesse e ammirazione per gli ideali del Bodhisattva? A questa domanda rispondiamo di sì. Ti impegni a praticare i principi e gli ideali del Bodhisattva? A questa domanda rispondiamo di sì.

In particolare alla prima domanda se siamo familiari con i sutra ed il commentariol Bodhisattvabhumi, rispondiamo “Sì ho una certa familairità ad essere sincero”. Ad esempio, nel mio caso, per una profonda ammirazione e riverenza verso i sutra, ho effettivamente ricevuto la trasmissione orale di questi. Cerco anche di leggerli e studiarli. Tuttavia, il punto chiave è la pratica di altruismo, quindi il precetto fondamentale dei voti Bodhisattva è da questo momento in poi astenersi dal danneggiare gli altri. Se possibile, dobbiamo cercare di essere di beneficio per altri esseri senzienti. Questo è veramente il precetto fondamentale per cui dovremmo coltivare il pensiero e la determinazione dentro di noi che da ora in poi dal profondo del nostro cuore cercheremo per quanto possibile, di essere di beneficio agli altri. Non ci impegneremo mai in attività dannose per gli altri esseri senzienti. La dedizione a questo ideale è il precetto fondamentale della pratica del Bodhisattva. (Recitazione in tibetano)

Quindi si prosegue con la preghiera dei sette rami per purificarci dalle negatività ed accumulare virtù. (Recitazione in tibetano) quindi chiediamo con accresciuta impazienza di ricevere i voti del Bodhisattva. (Recitazione in tibetano). Quindi il guru pone due domande per stabilire se ci sono ostacoli per il ricevimento dei Voti del Bodhisattva. La prima domanda è “Sei un bodhisattva?” La seconda è “ hai coltivato l’aspirazione a bodhicitta?” naturalmente molti di noi qui non sono veri bodhisattva, in quanto non abbiamo ottenuto la realizzazione perfetta di bodhicitta, l’aspirazione allo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Tuttavia ciò che è richiesto è che da parte vostra, ci sia almeno una ammirazione profondamente sentita e una devozione focalizzata assieme ad un senso di dedizione agli ideali rappresentati dalla pratica di bodhicitta. Quindi dobbiamo avere questo tipo di ammirazione e dedizione focalizzate alle pratiche del Bodhisattva. Abbiamo bisogno anche di un senso di gioia per quello che gli ideali del bodhisattva rappresentano, questo è un requisito fondamentale da parte vostra.

Grazie a queste dedizione ed ammirazione focalizzate agli ideali di bodhicitta, se abbiamo intrapreso la pratica della compassione allora questa pratica avrà risvegliato il seme per l’illuminazione, il seme di Buddha che è in tutti noi. Questo è il requisito di base che dobbiamo avere, l’ammirazione focalizzata sugli ideali di bodhicitta.

La seconda domanda è se noi abbiamo affermato e stabilizzato la nostra aspirazione, attraverso la cerimonia come abbiamo fatto in precedenza. Dopo aver stabilito che abbiamo tutte le condizioni necessarie per prendere i voti del Bodhisattva il guru pone ulteriori domande. Perché volete prendere i voti del Bodhisattva da me, perché i voti Bodhisattva possono essere presi di fronte a una immagine del Buddha o possono essere presi da qualsiasi altra lama? (Recita in tibetano) rispondiamo di sì.

La cerimonia vera e propria per i voti bodhisattva in base a questo testo non richiede di ripetere dopo il guru. Piuttosto essa è fatta sotto forma di domande da parte del maestro. Le domande vengono poste tre volte. Nelle domande il maestro ricorda che, dato che abbiamo coltivato tutte le condizioni per l’adozione di questi voti, dobbiamo riconoscere che tutti i Buddha del passato hanno acquisito l’illuminazione perfetta dedicando le loro pratiche spirituali agli ideali del bodhicitta e dei Voti del Bodhisattva.

Questa è la strada, questo è il modo in cui tutti gli esseri illuminati del passato hanno raggiunto lo stato di Buddha. Questo è il modo e il sentiero su cui si impegnano coloro che al presente stanno guadagnando l’illuminazione. Questo è anche il sentiero ed il modo in cui i Buddha del futuro raggiungeranno l’illuminazione perfetta. In effetti possiamo dire che il bodhisattva che genera bodhicitta e si assume e rispetta i voti del Bodhisattva è l’unica porta verso l’illuminazione perfetta. Pertanto dobbiamo generare bodhicitta e osservare e rispettare i voti del Bodhisattva. Vuoi questo e desideri farlo?

Questa domanda viene posta tre volte. Dopo la terza ripetizione terzo, è terminata. A questo punto immagina di aver ricevuto i voti del Bodhisattva. Tra coloro del pubblico che ritengono di non potere impegnarsi prendendo i voti del Bodhisattva, di non poter osservare i precetti allora non devono immaginare di aver ricevuto i voti o non confermano i voti. piuttosto durante la cerimonia immaginate che partecipando a questa cerimonia generiamo uno spirito di altruismo e che poi dal profondo del cuore avremo sempre venerazione ed ammirazione per gli ideali ei principi delle pratiche Bodhisattva. In questo modo avremo il vantaggio di generare altruismo, ma allo stesso tempo non rischieremo infrazioni radice o secondarie ai voti del bodhisattva.

Tuttavia, per coloro che stanno prendendo i voti Bodhisattva è importante avere una certa comprensione dei precetti in particolare di 18 precetti radice e dei 46 precetti secondari per assicurarsi di non trasgredirli nelle nostre attività quotidiane. Il precetto fondamentale è nella nostra vita quotidiana di non essere dominati dall’attitudine a prediligere se stessi. Invece dobbiamo coltivare sempre il pensiero di essere rispettosi verso gli altri, di avere interesse e cura per gli altri e di interagire con gli altri con questo tipo di motivazione altruistica. Se manteniamo il rispetto di base di questo precetto, saremo sicuri di non trasgredire gli altri precetti, i precetti radice e secondari.

Dal momento che oggi stiamo partecipando a una cerimonia in cui tutti noi stiamo cercando di generare questo grande altruismo, il senso di preoccupazione e compassione verso tutti gli esseri senzienti, penso che sia utile utilizzare questa occasione per dire alcune preghiere insieme per la liberazione dal dolore e dalla sofferenza degli esseri in tutto il mondo.

Ho sentito dire che del recente terremoto in Turchia, con oltre diecimila vittime. Riflettiamo sul fatto che come in questo incidente ci sono persone che soffrono esperienze dolorose e cogliamo questa occasione per pregare per tutti questi esseri senzienti che soffrono perché siano liberi dalle loro sofferenze. Se facciamo così questo può avere un qualche effetto positivo.

Coloro che non hanno problemi con le ginocchia sono pregati di inginocchiarsi e quelli che hanno problemi possono rimanere seduti. (Recitazione in tibetano), quelli che prendono i voti del Bodhisattva dovrebbero rafforzare la loro aspirazione altruistica a raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Rafforzare anche la vostra dedizione alle pratiche del bodhisattva e riflettere che, come tutti i Buddha e Bodhisattva del passato hanno dedicato la loro vita alla pratica del bodhisattva e l’hanno vissuta secondo gli ideali del bodhisattva, così anch’io ho genererò questa mente altruistica di illuminazione, senza mai abbandonarla, e non permetterò che essa degeneri. Inoltre mi impegnerò nelle pratiche del bodhisattva ed a seguire gli ideali del bodhisattva, in questo modo non solo prenderò i voti del Bodhisattva, ma anche rispetterò questi voti. Impegnandomi negli ideali e pratiche dei voti Bodhisattva otterrò presto l’illuminazione perfetta per servire il benessere degli altri esseri senzienti. È molto importante per rafforzare il nostro entusiasmo e la gioia di prendere i voti del Bodhisattva. (Recitazione in tibetano)

Quindi il guru richiama l’attenzione di tutti i Buddha e dei Bodhisattva delle dieci direzioni e chiede loro di essere testimoni di questo importante evento. Il guru li supplica richiamando la loro attenzione dicendo che oggi in questo giorno, in questo luogo io dal nome così e così ho condotto una cerimonia dei voti del Bodhisattva. I discepoli dal nome così e così hanno tutti preso i voti del Bodhisattva quindi per favore siate testimoni di questo evento e prendete nota di questo importante evento.

Così il guru richiama l’attenzione dei Buddha e dei Bodhisattva facendo prostrazioni nelle dieci direzioni. (Recitazione in tibetano), non ho bisogno di entrare nei dettagli dei vantaggi enormi di coltivare questa aspirazione altruistica e di generare la mente per l’illuminazione. Personalmente ritengo di essere fortunato ad avere l’opportunità di eseguire questa cerimonia per generare la mente altruistica di bodhicitta e anche di avere l’opportunità di dare i voti del Bodhisattva.

Rispetto a condurre una cerimonia di iniziazione tantrica, che richiede un alto livello di focalizzazione, meditazione e così via, credo che dare i voti Bodhisattva sia non solo di grande beneficio, ma anche meno rischioso per maestri e studenti. Infatti ogni volta che ne ho l’occasione cerco di eseguire questa cerimonia di generare bodhicitta che per me è anche un metodo molto potente per aumentare la mia accumulazione di meriti.

Anche per me questo è un potente mezzo attraverso il quale posso aiutare gli altri ad apprezzare il valore, l’importanza e le grandi qualità della compassione e di bodhicitta. Quindi mi sento tremendamente fortunato ad avere oggi l’occasione oggi eseguire questa cerimonia e vorrei esprimervi il mio apprezzamento.

Poi il guru dà istruzioni ai discepoli di non parlare delle loro pratiche e voti di Bodhisattva, in particolare dei precetti, in situazioni inadeguate. Ad esempio a persone che semplicemente non hanno alcun interesse, persone che potrebbero essere ciniche, persone senza entusiasmo per le questioni spirituali, né ammirazione per gli ideali del Bodhisattva. Inoltre si dovrebbe evitare la tentazione di vantarci dei precetti e voti del Bodhisattva quindi quando parliamo dei precetti del Bodhisattva è importante farlo solo in situazioni appropriate.

Devo ricordarvi, dato che voi tutti avete partecipato a questa cerimonia di generazione di bodhicitta e presa i voti del Bodhisattva, di non credere, quando uscirete da questa tenda, di essere diventati dei bodhisattva. Non è così per la maggior parte di noi, non siete ancora diventati dei bodhisattva, quindi cadete in un’illusione fuorviante. In effetti, per molti di noi, per essere dei veri bodhisattva, potranno essere necessarie diverse vite o forse eoni. Tuttavia, riconosciamo che, partecipando a questa cerimonia, generando bodhicitta e prendendo i voi del Bodhisattva, abbiamo fatto almeno il primo passo per diventare un Bodhisattva, per diventare un Bodhisattva Arya. Questo è il primo passo per diventare infine un Buddha pienamente illuminato.

Il testo che ho usato per dare i voti del Bodhisattva è tratto dal capitolo sulla disciplina etica del Bodhisattvabhumi (Motivazioni del Bodhisattva)di Asanga, quindi queste sono citazioni dirette dal testo di Asanga. Ora procedo alla lettura del testo di Santideva. Non perderò tempo spiegano ogni singolo verso, ma piuttosto mi concentrerò su versi scelti dal testo e li commenterò.

In verso trentanove Santideva spiega l’importanza di trascendere il proprio attaccamento agli oggetti del desiderio.

Sia in questo mondo e nel prossimo

39 i desideri portano grande disgrazia:

In questa vita omicidi, schiavitù e venire scuioiati

E, nella prossima, l’esistenza degli inferni.

Spiega poi di come distanziare la nostra mente dagli oggetti del desiderio. Quando parliamo delle varie forme di distrazioni che sono i principali ostacoli alla coltivazione della focalizzazione della mente, forse l’ostacolo più potente è l’attaccamento o il desiderio. Infatti nei manuali di meditazione l’eccitazione mentale, che è una manifestazione o forma di attaccamento viene identificata come uno degli ostacoli principali per la generazione della focalizzazione Quindi qui, in questo testo troviamo diversi processi di pensiero e meditazioni per prendere le distanze dall’ attaccamento agli oggetti del desiderio.

Così, quando parliamo di oggetti del desiderio ci riferiamo principalmente ai cinque oggetti sensoriali, come forma attraente, odore piacevole, odori, sensazioni tattili, suoni e così via, i cinque oggetti sensoriali che possono dar luogo a desiderio e attaccamento.

Di tutte le forme di attaccamento e desiderio, il desiderio sessuale è molto potente ed intenso. Pertanto nei versi successivi Santideva insegna dei metodi di riflettere che aiutano a distanziarci dall’eccessivo attaccamento agli oggetti del desiderio sessuale.

Nel caso di un praticante di sesso maschile l’oggetto del desiderio sessuale è in relazione al corpo femminile, le sue caratteristiche fisiche, l’olfatto, le sensazioni tattili e così via. Dobbiamo trovare un modo di trascendere quei desideri. Nel caso di un praticante di sesso femminile tale attaccamento e attrazione sorge in relazione al corpo di un uomo ed alle sue caratteristiche fisiche. Nei seguenti versi sono presentati metodi da distanziarci da questi potenti impulsi sessuali e di attaccamento.

Questi processi di pensiero, le meditazioni proposte nei versi seguenti per allontanarsi dall’eccessivo attaccamento sessuale sono di enorme beneficio per i praticanti celibi, i membri dell’ordine monastico. Questo è vero sia per membri di un ordine monastico buddista o per i monaci cristiani, dove l’ordine si basa su un voto di castità. Per questi praticanti le contemplazioni qui suggerite da Santideva possono avere un grande beneficio per sostenere e affermare la loro pratica del celibato.

Per i praticanti laici, naturalmente, una astensione totale da attività sessuale non è prevista. Tuttavia anche per praticanti laici di tanto in tanto riflettere su queste meditazioni può avere un effetto positivo perché possono moderare l’eccessivo attaccamento alle attività sessuali, il che in realtà non è troppo salutare. Se abbiamo un atteggiamento verso il sesso più adeguato ed equilibrato siamo in grado di stabilire una base solida per un matrimonio e relazione di lunga durata.

Mentre se ci lasciamo dominare dall’ eccessivo attaccamento e fissazione per il sesso, allora ci sarà una tremenda oscillazione nei nostri rapporti con l’altro sesso, il che può compromettere la nostra relazione a lungo termine. Così anche per i praticanti laici queste meditazioni sono di qualche beneficio.

Così nel verso trentanove Santideva identifica il problema chiave, l’eccessivo attaccamento e sottolinea che questo la rovina non solo in questa vita, ma anche in futuro.

Sia in questo mondo che nel prossimo

39 i desideri portano a grande disgrazia:

In questa vita delitti, schiavitù e venire scuoiati

E nei prossimi l’esistenza degli inferni.

Dunque, l’osservazione di Santideva è che, quando tutta la vita è dominata e dettata da perpetui bisogni e sentimenti di malcontento, questo porta poi ad ogni tipo di complicazione. Accanto al nostro attaccamento e desiderio di avere di più, c’è anche una maggiore complessità e complicazioni in termini di ansie, dolori e così via.

I grandi maestri tibetani hanno detto ed è particolarmente vero che, chi possiede l’appagamento interiore, ha la vera ricchezza. Tuttavia i ricchi i cui pensieri sono perennemente afflitti da sempre maggiori desideri, non hanno riconosciuto questo valore e il fatto della contentezza. Questo è vero perché la persona che ha un profondo senso di appagamento interiore, ha un senso di benessere, una stabilità. Tuttavia, se qualcuno, prescindendo dal fatto che sia ricco o meno, se i suoi pensieri sono costantemente afflitti dal volere sempre di più, questo perpetuo volere diventa esso stesso una forma di sofferenza e di dolore che conduce ad una maggiore insoddisfazione, invece che contentezza.

Dal verso quaranta al quarantadue Shantideva spiega come sorge l’attaccamento, in particolare l’attaccamento sessuale verso il corpo del sesso opposto. Da quarantatre in poi Shantideva disseziona e decostruisce il proprio attaccamento eccessivo e tenta di minarlo mostrando l’irrazionalità di avere eccessivo attaccamento sessuale al corpo di una donna, ad un oggetto di desiderio. Comincia questa analisi chiedendo se è al corpo fisico che siamo attaccati e se è così allora suggerisce una certa contemplazione. Se siamo attaccati alla mente degli altri suggerisce un’altra serie di contemplazioni e così via.

Si esamina la natura e le cause del corpo, i suoi effetti e si riflette sul fatto che molti dei componenti che costituiscono un organismo, se analizzati singolarmente sono quello che normalmente è considerato impuro e sporco. Così, riflettendo su questi componenti Shantideva raccomanda un modo di trattare l’eccessivo attaccamento al corpo.

Dal verso settantuno Santideva continua a dire che anche l’oggetto del proprio desiderio a cui ci sentiamo così attaccati in realtà costituito da sostanze impure e sporche, non è un’attitudine acquisita facilmente. Poi discute delle difficoltà e della futilità di cercare di soddisfare la gratificazione sensuale come del cercare di aumentare la propria ricchezza e così via. Questa intera contemplazione sull’eccessivo attaccamento, in particolare sull’attaccamento sessuale si conclude al verso settanotto

(Fine della sessione del mattino)

103 a. impalare stessi sui punti di bastoni,

Alcuni si impalano con dei bastoni, altri con dei pugnali

E altri si danno fuoco – cose come queste sono abbastanza evidenti.

A causa del tormento coinvolto nel raccogliere, tutelare ed infine perdere la ricchezza,

104 dovrei rendermi conto che la ricchezza è piena di problemi infiniti.

Coloro che sono distratti dal loro attaccamento ad essa non hanno alcuna possibilità di conquistare la libertà dalla miseria dell’esistenza condizionata.

Note sui testi

1. La traduzione di Guida allo stile del Bodhisattva di Santideva è quella di Stephen Batchelor, Library of Tibetan Works and Archives.

2. La traduzione di Fondamenti della via di mezzo di Nagarjuna è di Jay Garfield, Oxford University Press.

3. La traduzione della Preziosa Ghirlanda è di Jeffery Hopkins, Harper & Row.

COLOPHON

Trascritto e digitato da Phillip Lecso da audiocassette ottenute dal Centro di Cultura Tibetana Intitolate Insegnamenti preliminari a Kalachakra. Mi assumo la piena responsabilità per tutti gli errori che si sono verificati, attraverso ascoltare e scrivere in modo non corretto ciò che è stato insegnato, per questi mi scuso. Possano essere tutti di buon auspicio. Possa ogni merito da questa attività essere per la lunga vita e buona salute di Sua Santità. Che tutti gli esseri senzienti possano rapidamente raggiungere lo stato del glorioso Kàlachakra anche attraverso questo sforzo imperfetto