4-S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra New York 1991

Quarto giorno degli

Insegnamenti preliminari all’Iniziazione del Kalachakra

di Sua Santità il XIV Dalai Lama

a New York City, USA, Novembre 1991

Tema degli Insegnamenti:

Il Bodhicaryavatara, La Via del Bodhisattva di Shantideva

Traduzione dal tibetano in inglese del Prof. Ghesce Lobsang Jinpa e dall’inglese all’italiano della Dott.ssa Nicoletta Nardinocchi, revisione del Dott. Luciano Villa, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Oggi è l’ultimo giorno degli insegnamenti preliminari alla cerimonia di iniziazione a Kalachakra. Oggi condurrò la cerimonia per il conferimento dei Voti del Bodhisattva che secondo la tradizione Sakya comprende due sistemi principali. Il primo metodo segue la tradizione della scuola Madhyamika ed il secondo segue la Cittamatra o Scuola della Sola Mente. La cerimonia di oggi sarà basata sul sistema di Asanga della scuola Sola Mente e il testo utilizzato, composto da Asanga, è intitolato Motivazione del Bodhisattva o Bodhisattvabhumi in sanscrito.

Le sequenze delle visualizzazioni e le fasi della meditazione menzionata sono qui approfondite e buone per le visualizzazioni.

Il rituale della cerimonia vera e propria si compone tre parti: pratiche preliminari, cerimonia vera e propria e riti conclusivi. Le pratiche preliminari iniziano con la richiesta al guru. Ripeteremo molte volte alcune frasi il cui significato è richiamare l’attenzione del maestro .

Quindi diremo “io dal nome così e così, figlio della Famiglia” dove Famiglia qui si riferisce ai Buddha.

Una volta che affermiamo di voler prendere i voti del bodhisattva, se non vi sono ostacoli che potrebbero interferire nel nostro prendere i voti e se le circostanze favorevoli sono complete, allora per favore concedete i Voti del Bodhisattva. Con queste parole in mente, ripetete dopo di me. (Versi in tibetano).

Nella seconda parte delle pratiche preliminari il guru pone parecchie domande allo scopo di verificare se esistono da parte del praticante condizioni avverse che potrebbero ostacolare o impedire la corretta presa dei voti. Le condizioni avverse includono la motivazione e l’atteggiamento egocentrico. Se l’intenzione primaria della presa dei voti è un atteggiamento egocentrico, il pensiero che raggiungendo il pieno stato illuminato saremo totalmente liberi da tutte le sofferenze, insoddisfazioni ed illusioni, un simile atteggiamento e motivazione sono del tutto inappropriati.

Al praticante è richiesta l’aspirazione altruistica, il cercare lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti quindi prendiamo i voti per tale scopo.

Poi il guru chiede se abbiamo il desiderio di liberare gli esseri senzienti legati al ciclo dell’esistenza, se abbiamo il desiderio di aiutare coloro che sono sul sentiero a raggiungere lo stato completamente illuminato. Vengono poste tali domande.

La prima domanda è: “Discepoli ascoltatemi. E’ vostra intenzione prendere i voti del Bodhisattva per assistere gli esseri senzienti che non sono liberi dalle oscurazioni alla conoscenza, per permettere loro di raggiungere tale libertà? “Ad esempio gli Arhat, sebbene abbiano ottenuto la liberazione dall’esistenza ciclica, hanno ancora oscurazioni alla piena conoscenza. Quando chiedo: «lo desiderate?Risponderete di sì.

La seconda domanda è: “Volete aiutare coloro che sono legati al ciclo dell’esistenza a liberarsi dai fattori vincolanti, dalle emozioni e pensieri afflittivi?”

La terza domanda è: “Volete aiutare quegli esseri senzienti che non sono liberi dalle oscurazioni alla conoscenza e neppure liberi dalla schiavitù dell’esistenza ciclica, ma che invece trovandosi sotto il dominio totale di stati illusori della mente, indulgono in azioni negative e dannose e come risultato vivono uno stato di esistenza totalmente caratterizzato da esperienze indesiderate di sofferenza, insoddisfazione e così via? Volete condurli fuori dalla loro sofferenza?

“La quarta domanda è: “In breve avete l’aspirazione a cercare la liberazione di tutti gli esseri senzienti, a metterli nello stato della suprema illuminazione e, diventando un bodhisattva, desiderate assicurare che la discendenza del Buddha rimanga sempre presente?”

Quindi un’altra domanda: Prendete questi voti per poter competere con qualcuno? Rispondiamo “non è così”. La domanda successiva è “State prendendo questi voti del Bodhisattva sotto costrizione?”

Spero che la risposta sia negativa. La successiva serie di domande è fatta perché le principali fonti nella letteratura da cui vengono insegnate le pratiche degli ideali e principi del Bodhisattva sono nella raccolta di sutra noti come Domba peboche. Nei commentari, l’opera principale sui voti del Bodhisattva è Bodhisattvabhumi di Asanga. Il guru chiede se conoscete questi testi. Almeno avete ascoltato una sintesi dei principali voti del Bodhisattva? Ne avete una qualche comprensione? Ammirate gli ideali e le pratiche del Bodhisattva? Avete il desiderio e la volontà di impegnarvi in tali pratiche?

Il guru vi consiglia che, visto che da parte vostra queste condizioni e fattori sono completi, ora dovreste rinforzare il vostro entusiasmo per la presa dei voti come anche gioire di avere questa possibilità.

Leggerò dal verso 20 sui Voti del Bodhisattva che indicano i 18 voti radice e 46 voti secondari dei bodhisattva.

Coloro che hanno già familiarità con la pratica sanno che esistono traduzioni in inglese di questi voti del Bodhisattva.

I voti del Bodhisattva possono essere presi direttamente da un guru, da una persona vivente, il che ha il vantaggio di ispirarci ed aumentare il nostro entusiasmo e coscienziosità. Se è difficile trovare un insegnante qualificato da cui prendere i voti del bodhisattva è possibile prenderli da soli di fronte ad una rappresentazione del Buddha. C’è una differenza principale tra i voti del bodhisattva e la Pratimoksa, che sono i voti monastici e voti tantrici.

La principale differenza è che nel caso dei voti del bodhisattva, prima di prendere i voti, il praticante può studiarli e leggere e decidere se prenderli o meno, mentre nel caso di voti di Pratimoksa, che sono i voti monastici e voti tantrici, non è permesso studiare in dettaglio tutti i precetti prima di prenderli effettivamente.

Esiste anche un’altra differenza importante tra i voti di Pratimoksa, i voti del laico da una parte ed i voti del Bodhisattva e voti tantrici, dall’altro.

Nel caso di voti di Pratimoksa, di voti individuali di liberazione, se avete già preso i voti e vi trovate in una situazione o circostanze in cui non li potete più rispettare, il sistema vi permette di revocare i voti che avete preso.

Nel caso dei voti di Bodhisattva e voti tantrici una volta che avete preso i voti, avendo preso a testimoni tutti i Buddha e Bodhisattva in tutte le direzioni e dal momento che avete sviluppato la determinazione a mantenerli fino a quando tutti gli esseri senzienti fossero nello stato di piena illuminazione, non potete più revocarli.

Ma se, nonostante abbiate preso i voti di Bodhisattva, vi confrontate con una situazione in cui è possibile trovarvi a trasgredire uno dei voti radice, attraverso alcune pratiche, potete ripristinare i voti.

Nel caso dei voti di Pratimoksa, se avete trasgredito uno dei voti dei precetti cardinali non c’è possibilità di recuperarlo.

Nei versi successivi si riassume l’essenza dei voti o pratica dei voti del bodhisattva.

Il cui significato essenziale è che quelle azioni che portano benefici, sia nel momento in cui sono intraprese sia a lungo termine, sono le azioni in cui i praticanti Bodhisattva devono assolutamente impegnarsi. Il che include anche l’appropriata motivazione. D’altro canto, le azioni apparentemente dannose e che al momento creano disagio ma portano benefici e felicità a lungo termine devono essere intraprese dai Bodhisattva posto di fronte a tale scelta.

Gli atti dannosi e con conseguenze distruttive a lungo termine sono definitivamente atti che il praticante Bodhisattva deve evitare.

Allo stesso modo atti che portano benefici temporanei ma che a lungo termine hanno conseguenze altamente distruttive e negative devono essere evitate dai Bodhisattva posti di fronte a tale scelta.

Questo riassume l’essenza dei voti del Bodhisattva.

(Recita di versi in tibetano).

A seguire l’accumulazione dei meriti sulla base della pratica dei Sette Rami. Oggi ho pensato che potrebbe essere di beneficio recitare il Bodhicaryavatara. È stata già distribuita la traduzione dei due capitoli. Quando recitate il testo, come ho già detto ieri, visualizzate davanti a voi tutti i Budda, i Bodhisattva, i maestri precedenti del Lignaggio e voi stessi circondati dagli esseri senzienti.

Rafforzate la vostra fede, convinzione ed ammirazione per i Buddha e Bodhisattva e rafforzate il vostro atteggiamento compassionevole verso tutti gli esseri senzienti. Rafforzate anche la vostra determinazione a generare bodhicitta per il bene di tutti gli esseri senzienti. Recitate il testo avendo questo in mente.

Capitolo II Bodhicaryavatara

Per poter cogliere quella mente preziosa

porgo ora offerte ai Tathagata,

al santo Dharma, gioiello immacolato,

e ai figli dei Buddha, gli oceani di eccellenza.

Fiori e frutti quanti ne esistono

ogni genere di medicina,

qualsiasi gioiello di questo mondo,

e ogni tipo di acqua pura e rinfrescante;

montagne incastonate di gemme,

radure nelle foreste, luoghi quieti e gioiosi,

alberi paradisiaci coperti di fiori

e alberi dai rami carichi di frutti;

fragranze di reami celestiali,

incensi, alberi che esaudiscono i desideri e alberi di gioielli,

raccolti che non necessitano di essere coltivati,

e tutti gli ornamenti degni di essere offerti;

laghi e stagni adorni di fiori di loto

e il richiamo melodioso delle oche selvatiche,

e ogni cosa senza padrone

nelle sfere infinite dello spazio.

Generando tutto questo nella mia mente,

lo offro agli esseri supremi, i Buddha, e ai loro figli;

o compassionevoli,

pensate a me con misericordia e accettate queste mie offerte!

senza meriti, senza mezzi

non ho altri doni da offrirvi.

O Protettori, voi che pensate ad aiutare gli altri,

in virtù del vostro potere, accettatele per il mio bene!

Per sempre offrirò tutti i miei corpi

ai Conquistatori e ai loro figli.

Vi prego accettatemi, o supremi Eroi.

Rispettosamente sarò vostro servo

Essendo del tutto sotto la vostra cura,

sarò di beneficio per tutti gli esseri senza paura dell’esistenza condizionata;

trascenderò del tutto le mie passate negatività

e nel futuro non ne commetterò altre.

In stanze da bagno profumatissime,

con pavimenti brillanti di cristallo,

con squisiti pilastri brillanti di gemme

e baldacchini splendenti di perle,

supplico i Tathagata e i loro figli

di venire a bagnare i loro corpi

nei vasi ricchi di gioielli e colmi di acque profumate e deliziose,

con musiche e canti.

Lasciatemi asciugare i loro corpi con stoffe senza pari,

pure e cosparse di essenze,

e possa poi offrire a questi santi esseri,

con abiti profumati da tinte adatte,

con molti ornamenti

e tessuti soffici e fini.

adorno gli Arya Samantabhadra,

Manjughosha, Avalokiteshvara e gli altri.

Come per pulire l’oro raffinato e puro,

cospargo i corpi irradianti di luce dei Buddha

con i profumi più apprezzabili la cui fragranza pervade

mille milioni di mondi.

Ed ai supremi oggetti di dono, offro

bellissime ghirlande mirabilmente intrecciate,

e meravigliosi fiori dal dolce profumo,

come boccioli di mughetti, gelsomini e loto.

Offro poi nuvole di incenso,

il cui dolce aroma rapisce la mente,

e prelibatezze celestiali

incluse varietà di cibo e bevande.

Offro loro lampade ornate di gioielli

disposte su boccioli di loto dorati.

e sul terreno, spruzzato di acqua profumata,

spargo delicati petali di fiori.

A coloro che hanno la natura della compassione,

offro palazzi risuonanti di melodiosi inni,

squisitamente illuminati da perle e gemme pendenti,

che adornano lo spazio infinito.

Offrirò per sempre a tutti i Buddha

Ombrelli adorni di gioielli e manici d’oro,

e deliziosi ornamenti che abbelliscono gli orli,

la loro forma, una volta aperti, è bellissima alla vista.

Ed ancora offerte,

risuonando di musica musica dolce e piacevole,

come nuvole possano alleviare la sofferenza di tutti.

E rimanere finché è necessario.

Possa una pioggia continua di fiori

e di gemme preziose

discendere sui reliquari e le statue

e su tutti i Gioielli del Dharma.

Allo stesso modo di Manjughosha e degli altri

Che hanno porto offerte ai Conquistatori,

così io presento doni ai Tathagata,

ai Protettori, ai loro figli, a tutti.

Glorifico gli Oceani di Eccellenza

Con versi senza limiti di lode armoniosa

possano queste nuvole di dolci lodi

costantemente salire fino alla loro presenza.

Con corpi numerosi

come gli atomi dell’universo,

mi prostro ai Buddha dei tre tempi,

al Dharma e alla Comunità Suprema.

Mi prostro a tutti i reliquari,

alle basi della mente dell’illuminazione,

a sapienti abati, ai Maestri

e ai nobili praticanti tutti.

Prendo rifugio in tutti i Buddha

finché non otterrò l’essenza dell’illuminazione,

allo stesso modo prendo rifugio nel Dharma

e nell’assemblea dei bodhisattva.

Con le mani giunte prego

i perfetti Buddha e bodhisattva,

che possiedono la grande compassione

ed abitano in tutte le direzioni.

Da tempo senza inizio nell’esistenza ciclica,

in questa vita e nelle altre,

inconsapevolmente ho commesso azioni negative

e spinto altri a commetterne.

Sopraffatto dall’inganno dell’ignoranza,

ho esultato di ciò ,

ma ora vedo questi errori,

e dal profondo del cuore li confesso ai Buddha.

Qualsiasi azione nociva di corpo, parola e mente

abbia commesso in uno stato mentale disturbato

Nei riguardi dei Tre Gioielli, dei miei genitori,

dei miei maestri spirituali e degli altri,

e tutti i gravi errori in cui sono incorso,

così totalmente scellerato e macchiato

da molte colpe,

apertamente le confesso alle Guide del Mondo.

Ma io posso certo morire

prima di aver purificato tutti i miei atti negativi,

perciò vi prego di proteggermi affinché me ne liberi con certezza e rapidamente.

L’inaffidabile Signore della Morte

Non attende che le cose siano o meno completate,

che sia malato o in salute,

la durata di questa vita è instabile

Abbandonando ogni cosa, me ne andrò da solo,

ma senza aver capito questo

ho compiuto vari tipi di azioni negative

per amici e nemici.

Ma svaniranno i nemici,

e svaniranno i miei amici,

anch’io non sarò più nulla,

come tutto diventa niente

Proprio come l’esperienza di un sogno,

qualsiasi cosa di cui godo

diventerà un ricordo,

qualsiasi cosa accaduta non ritornerà.

Persino in questa breve esistenza

molti amici e nemici sono scomparsi,

ma tutte le azioni negative intollerabili

commesse per loro,

rimangono qui di fronte a me.

Perciò, non avendo capito

che all’improvviso svanirò,

ho commesso moltissime azioni negative

per ignoranza, attaccamento e odio.

continuamente giorno e notte

la vita sta sempre scivolando via

e non diventa mai più lunga.

Perché la morte non dovrebbe arrivare per uno come me?

Mentre sono nel letto,

sebbene amici e parenti mi circondino,

da solo sperimenterò la sensazione di essere separato dalla vita

Quando sarò ghermito dai messaggeri della morte,

che aiuto potranno offrirmi amici e parenti?

In quel momento solo i miei meriti mi proteggeranno,

ma su questi non ho mai confidato!

O Protettori! Io, così senza preoccuparmene,

inconsapevole di tale terrore,

ho accumulato una grande quantità di azioni negative

per amore di questa vita passeggera!

Pietrificato è colui

Che è oggi condotto alla camera di tortura;

con la bocca secca e gli occhi affossati in modo orrendo

la sua intera figura è trasfigurata.

Cosa dire della tremenda disperazione

Quando sarò colpito dalla malattia del grande panico,

e afferrato dalle forme fisiche

degli orribili messaggeri di morte?

Chi potrà proteggermi

Da questo grande orrore?”

Con gli occhi terrorizzati, spalancati e sporgenti

cercherò rifugio nelle quattro direzioni.

Ma, non vedendo rifugio,

sarò immerso nella tristezza.

Se lì non esiste protezione,

cosa potrò fare allora?

Perciò, prendo ora rifugio nei Buddha,

che proteggono il mondo,

che lottano per proteggere tutti i viventi,

e che con grande forza sradicano ogni paura.

Allo stesso modo, prendo il puro rifugio

nel Dharma da loro realizzato,

che scaccia le paure dell’esistenza ciclica,

e nell’assemblea dei bodhisattva.

Tremando di paura,

Offro me stesso a Samantabhadra.

Dono il mio corpo anche a Manjugosha.

Mi rivolgo al Protettore Avalokiteshvara,

che agisce infallibilmente con compassione,

con voce triste proferisco:

Ti prego, proteggi questo creatore di malvagità!”

In cerca di rifugio,

grido dal mio cuore

per l’aiuto di Akashagarba, Ksitigarbha

e di tutti i compassionevoli Protettori.

e prendo rifugio in Vajrapani,

alla cui vista tutti gli esseri che danneggiano,

come i messaggeri della morte,

fuggono nel terrore verso le quattro direzioni.

In precedenza ho trasgredito i vostri consigli,

ma adesso, vedendo questa gran paura,

prendo rifugio in voi.

Facendo così possa tale paura essere eliminata rapidamente.

Se devo seguire il consiglio di un medico

Quando sono colpito da una comune malattia,

dovrei farlo tanto più essendo sempre ammalato

delle numerose negatività dell’attaccamento e così via.

Se tutti gli abitanti di questa terra,

possono essere sopraffatti anche da una sola di esse,

e se non è possibile trovare da nessuna parte nell’universo un’altra medicina per curarle

allora l’intenzione di non agire in accordo

ai consigli dei Medici Onniscienti,

capaci di sradicare ogni sofferenza,

è estremamente sconcertante e degna di disprezzo.

Se devo prestare attenzione

Nei pressi di un piccolo, comune precipizio,

tanto più dovrei esserlo vicino ad un abisso di lunga durata

che sprofonda per migliaia di miglia.

E’ inappropriato rallegrarmi pensando:

per oggi non morirò,

perché inevitabilmente verrà il momento,

e io diventerò niente.

Chi può garantirmi di non avere paura?

Come posso sicuramente esser libero da ciò?

Se inevitabilmente dovrò diventare niente,

come posso rilassarmi ed essere contento?

Che cosa mi resta

delle esperienze passate e terminate?

Tuttavia essendo fortemente attaccato ad esse

sono andato contro i consigli del mio maestro spirituale.

Ho lasciato questa vita

e tutti i miei amici e parenti,

se dovrò andare da qualche parte tutto solo,

che serve farsi degli amici e nemici?

Continuamente, giorno e notte,

non dovrei considerare altro che questo:

Come posso essere sicuramente liberato

dalla negatività, la fonte della sofferenza?”

Qualsiasi azione io abbia commesso

per inconsapevolezza e ignoranza,

sia essa la rottura di un voto,

o un atto per natura sbagliato,

con umiltà li confesso tutti con le mani giunte,

prostrandomi continuamente,

alla presenza dei Protettori,

la mia mente terrorizzata dalla prossima sofferenza.

Imploro tutte le Guide del mondo

di accettare le mie negatività ed errori.

Dal momento che non sono benefiche,

in futuro non le commetterò più.

Capitolo III Bodhicaryavatara

Con gioia mi rallegro della virtù che allevia

la sofferenza di tutti gli esseri

che si trovano in stati sfortunati,

e che porta alla felicità coloro che sono nella sofferenza.

Gioisco di quella raccolta di virtù

che è la causa del Risveglio degli Arhat,

e gioisco della definitiva liberazione degli esseri senzienti

dalle miserie dell’esistenza ciclica.

Gioisco del Risveglio dei Buddha

e anche dei livelli spirituali dei loro Figli.

Con letizia gioisco dell’oceano di virtù

Dallo sviluppare la Mente del risveglio,

la quale desidera che tutti gli esseri siano felici,

e gioisco anche di ogni azione che porti loro beneficio.

Con le mani giunte imploro

i Buddha di tutte le direzioni

che la lampada del Dharma brilli

per tutti coloro che sono smarriti nel buio del tormento.

Con le mani giunte imploro i Vittoriosi

che desiderano andare nel nirvana,

di rimanere per innumerevoli eoni

così da non lasciare il mondo nell’oscurità.

Grazie alle virtù accumulate

Per tutto quello che ho fatto,

possa il dolore di tutti gli esseri senzienti

essere eliminato completamente.

Possa io essere il dottore,

la medicina e l’infermiere,

finché tutti gli esseri malati del mondo non siano guariti.

Possa discendere una pioggia di cibo e bevande

per fermare la loro fame e sete sofferenti,

e durante eoni di carestia

possa io stesso diventare cibo e bevande.

Possa io diventare un tesoro inesauribile

per tutti i poveri e indigenti,

Possa io diventare tutto ciò di cui hanno bisogno

e possa trovarmi loro vicino.

Senza percepire alcun senso di perdita.

Rinuncerò al mio corpo, ai miei piaceri

e alle mie virtù dei tre tempi

allo scopo di beneficiare tutti.

Rinunciando a tutto, il dolore sarà trasceso

e la mia mente realizzerà lo stato dell’assenza di dolore.

È meglio che io ora doni tutto agli esseri senzienti.

Allo stesso modo in cui rinuncerò a questo corpo al momento della morte

per il piacere degli esseri,

possano sempre farne ciò che desiderano,

uccidendolo, disprezzandolo, battendolo.

Sebbene possano giocare con il mio corpo,

come fonte di scherno e di disprezzo,

dato che ho rinunciato ad esso per loro

a che scopo tenerlo ancora caro?

Pertanto permetterò loro di fare tutto,

purché non porti loro un danno.

E quando qualcuno m’incontra

Che questo non sia mai senza significato per lui.

Se in coloro che mi incontrano

sorge un pensiero di rabbia o di fede,

possa questo divenire la fonte di realizzazione di tutti i loro desideri.

Possano coloro che sparlano di me

o che mi danneggiano in altro modo,

e coloro che mi prendono in giro ed insultano,

avere tutti la fortuna di ottenere il risveglio.

Possa io essere un protettore per chi è senza,

una guida per tutti i viaggiatori nella via,

possa essere un ponte, una barca o una nave

per coloro che vogliono attraversare l’acqua.

Possa io essere un’isola per coloro che la cercano,

e una lampada per coloro che desiderano la luce,

possa io essere un letto per coloro che vogliono riposarsi

e un servo per coloro che lo vogliono

Possa io essere un gioiello che esaudisce i desideri, un vaso magico,

mantra potenti, medicine portentose,

possa divenire un albero che soddisfa i desideri

e una mucca dell’abbondanza per il mondo.

Proprio come lo spazio,

i grandi elementi come la terra,

possa io sempre supportare la vita

delle innumerevoli creature.

E fino a quando non supereranno il dolore,

possa io anche essere fonte di vita

per tutti i reami dei vari esseri,

fino alla fine dello spazio.

Proprio come Shantideva cita in questi versi, in particolare il verso:

Proprio come lo spazio,

i grandi elementi come la terra,

possa io sempre supportare la vita

delle innumerevoli creature.

Questo è il tipo di aspirazione che i Bodhisattva generano e pregano affinché, proprio come gli elementi terra, spazio ecc rimangono sempre e sostengono la vita di tutti gli esseri senzienti dell’universo, allo stesso modo fanno preghiere aspirazionali a servire tutti gli esseri senzienti. Troviamo anche una voce simile negli scritti di Nagarjuna dove recita una preghiera esprimendo con l’aspirazione di poter servire continuamente ed eternamente tutti gli esseri senzienti proprio come i grandi elementi costituiscono la base per sostenere tutta la vita. Mentre fate queste preghiere d’aspirazione, un vero praticante Bodhisattva deve essere in grado di attuare questi ideali il più possibile nella propria pratica quotidiana.

Poi richiediamo al guru di concedere rapidamente i Voti del Bodhisattva.

(Recitazione in tibetano)

Ora, un’altra sezione di domande e risposte, ancora per determinare se i discepoli hanno le condizioni necessarie per prendere effettivamente i voti del Bodhisattva. Chiederò: “Siete dei bodhisattva?” E: “Avete generato preghiere aspirazionali per raggiungere lo stato completamente illuminato?” Chiederò il vostro nome. Sono sicuro che nel pubblico alcuni hanno in sé la realizzazione di genuina bodhicitta. Nel loro caso non c’è nessun problema a rispondere affermativamente senza alcuna esitazione, ma quelli nel pubblico come me, che non possono affermare di avere una realizzazione effettiva della bodhicitta, è abbastanza difficile per noi rispondere subito: «sì sono un bodhisattva». Quindi, ciò che è richiesto: è generare dal profondo del cuore una profonda ammirazione per bodhicitta e quindi sviluppare una convinzione molto forte dal profondo del vostro cuore di impegnarvi nel coltivare dentro di voi bodhicitta. Avendo tale convinzione e ammirazione quando rispondete “sì io sono un bodhisattva» sarà almeno meglio che dire una bugia bella e buona.

(Recitazione in tibetano)

Quindi ribadirò che da parte vostra tutti i prerequisiti sembrano essere completi per la presa dei voti del Bodhisattva e vi chiederò se volete prendere da me questi voti.

(Recitazione in tibetano)

Qui si concludono le pratiche preliminari della cerimonia di presa dei voti. La fase successiva è la cerimonia vera e propria che consiste in una serie di recitazioni da parte del maestro che impartisce questi voti.

Vi chiederò ancora se volete prendere i voti del Bodhisattva riassunti nei tre principali precetti etici di un praticante bodhisattva. Sono i precetti etici di evitare le azioni dannose, accumulare meriti impegnandosi in azioni positive e di agire a beneficio degli altri esseri senzienti.

Così vi chiederò se volete condurre uno stile di vita basato sul rispetto di questi tre principi etici della pratica del bodhisattva.

Vi chiederò di nuovo, per tre volte, se volete prendere da me tali voti. Dopo ogni ripetizione, dovreste rispondere: sì. Dopo la terza ripetizione dite di sì. E, a quel punto, immaginate di aver ricevuto la serie completa dei voti del bodhisattva. Coloro che in precedenza hanno già preso i voti, pensino che i voti ricevuti, nel caso li abbiano infranti, sono di nuovo riaffermati, mentre siano migliorati nel caso non siano stati infranti.

Con coloro che desiderano prendere i voti, a mani giunte (Recitazione in tibetano), invochiamo la saggezza di tutti i Buddha delle dieci direzioni. Il guru fa questo con prostrazioni verso tutte le dieci direzioni, invocando la saggezza del Buddha nelle dieci direzioni. Il maestro dice che, in questi particolari luogo e momento e in questa assemblea, questi discepoli hanno preso i voti del Bodhisattva e di conseguenza sono stati accumulati grandi meriti. Quindi, si fa unofferta di realizzazioni e pratiche nei confronti di tutti i Buddha nelle dieci direzioni. Il guru con le prostrazioni in tutte le dieci direzioni fa l’effettiva cerimonia di invocare la saggezza di tutti i Buddha.

Egli immagina di toccare i piedi di tutti i Buddha e dice “Io, un Bodhisattva dal nome di Bhiksu Tenzin Gyatso, sono stato testimone di questa assemblea di bodhisattva che prendono i voti. Chiedo a tutti i Budda delle dieci direzioni di osservare il fatto che sia stata fatta una tale cerimonia che questa intera assemblea dei bodhisattva abbia preso i voti. “(Recita in tibetano)

Come menzionato nel testo, a seguito della presa dei voti del Bodhisattva con questa cerimonia, dove alcuni individui hanno preso l’impegno ed hanno sviluppato la determinazione di difendere gli ideali del bodhisattva, si vedranno alcune indicazioni nei regni puri dei Buddha.

I bodhisattva di quei Buddha in quei regni puri noteranno questi segni e chiederanno al Buddha principale di quel campo perché stanno osservando alcuni segni particolari. l Buddha risponderanno che è naturale osservare quel tipo di segnali se, da qualche parte, in qualche luogo, un gruppo di individui prende il forte impegno e coltiva la determinazione di impegnarsi nelle pratiche ed ideali del Bodhisattva prendendone i voti.

I Buddha, grazie alla loro grande compassione e saggezza, percepiranno che oggiin questa data, su questa terra, in questa città, un bhiksu, un seguace del Buddha Shakyamuni, chiamato Tenzin Gyatso ha condotto una cerimonia dei voti del Bodhisattva. A questa cerimonia alcuni hanno generato una forte determinazione ad impegnarsi negli ideali e pratiche del bodhisattva, e hanno preso l’impegno ad intraprendere tali pratiche avendo generato la mente altruistica. È a causa di quell’evento che sono osservati queste indicazioni particolari o presagi.

Di conseguenza quei grandi Buddha, grazie alla loro grande compassione e saggezza, prenderanno l’impegno di aiutare nel cammino spirituale questi praticanti ed i Buddha si sentiranno felici come se in famiglia fosse nato un bambino. Analogamente, gioiscono anche i bodhisattva resisi conto che le persone hanno preso l’impegno e saranno deliziati di trovare nuovi compagni.

A questo punto si continua con la recitazione del testo, capitolo III, verso 26:

Oggi la mia vita ha dato frutti;

Avendo ottenuto l’esistenza umana,

Sono nato nella famiglia dei Buddha

E ora sono uno dei figli del Buddha.

Qualsiasi mia azione da ora in avanti

Deve essere in accordo con la famiglia.

Mai metterò in disgrazia o macchierò

Questa razza nobile e immacolata.

Proprio come un cieco

Che scopre un gioiello in un mucchio di spazzatura,

Allo stesso modo per coincidenza

La mente del risveglio è nata dentro di me.

E ‘la suprema ambrosia

Che supera la sovranità della morte,

E ‘il tesoro inesauribile

Che elimina tutte le povertà del mondo.

È il ponte universale

Che conduce alla libertà dagli stati infelici di nascita,

E ‘la luna nascente della mente

Che dissipa il tormento di concezioni disturbanti.

E ‘il grande sole che rimuove definitivamente

L’ignoranza nebbiosa del mondo,

E’ la quintessenza del burro

Dalla zangolatura del latte di Dharma.

Per tutti gli ospiti che viaggiano lungo il sentiero dell’esistenza condizionata

Chi volesse conoscere i doni di felicità,

Questo li soddisfa con gioia

E davvero li pone nella beatitudine suprema. Oggi, alla presenza di tutti i Protettori

Invito il mondo ad essere ospite

Al festival di delizia temporanea e definitiva.

Possano dei, semidei e tutti essere gioiosi.

Quindi il guru consiglia i discepoli di non divulgare, se non necessario, di aver preso i voti. perché parlarne inutilmente senza un motivo particolare potrebbe portare a situazioni in cui altri, venuti a conoscenza, comincino a parlarne contro con il risultato di accumulare impronte negative. Questo è parte del consiglio del sistema noto come Addestramento della Mente, Trasformazione della Mente o il Lo-Jong, uno dei principali precetti è che la trasformazione e il cambiamento avviene all’interno.

Dovrebbe avvenire un cambiamento del nostro atteggiamento e una trasformazione dello stato della nostra mente e del modo di pensare, ma, per quanto riguarda l’aspetto esteriore, più normali si rimane meglio è. Infatti, è abbastanza facile fare un cambiamento esterno o dell’aspetto pur rimanendo la stessa persona all’interno. Il difficile è fare un cambiamento e trasformazione interiori. Come rito conclusivo, recitiamo di nuovo i versi della pratica dei Sette Rami. La recitazione iniziale è stato fatta in inglese ed ora la faremo in tibetano.

Ieri abbiamo parlato delle pratiche per il rafforzamento della mente altruistica di raggiungere l’illuminazione completa, migliorando quella che avete già generato. Correlati a questa pratica vi sono tre capitoli, il primo sull’entusiasmo è stato spiegato ieri.

Ho anche parlato in breve delle pratiche relative alla coltivazione del calmo dimorare o shamatha. Come spiegato in precedenza, anche se non avete raggiunto un vero calmo dimorare, una shamatha piena, se avete un certo grado di facoltà di concentrazione univoca raggiunta attraverso l’addestramento della mente e la coltivazione di tale facoltà, allora maggiore la facoltà di concentrazione univoca, maggiore sarà il controllo che avrete nel porre la vostra attenzione su un oggetto scelto di meditazione per tutto il tempo che volete. Questo vi permetterà di convogliare tutte le energie e la concentrazione verso un particolare oggetto di meditazione da voi scelto.

Inoltre eviterà che disperdiate attenzione ed energie.

Nel Bodhicaryavatara una volta che avete coltivato il calmo dimorare, l’oggetto di meditazione scelto è la pratica di bodhicitta. Bodhicitta è presa come oggetto di meditazione. Bodhicitta, è addestrata attraverso il sistema, spiegato in precedenza, con due principali sistemi di pratica. Uno è scambiare se stesso con gli altri dove l’essenza della pratica è in due versi]

[versi 129 e 130 capitolo ottavo del Bodhicaryavatara. Si legge:

Qualunque gioia esiste in questo mondo

Deriva dal desiderio che gli altri siano felici,

E qualunque sofferenza esista in questo mondo

Deriva dal desiderare che io stesso sia felice.

Che bisogno c’è di dire di più?

Gli esseri infantili operano per il loro proprio beneficio,

I Buddha operano per il beneficio degli altri.

Basta guardare la differenza tra loro!

Come affermano questi due versi, specialmente il primo, alla base di tutta la nostra gioia di questo mondo, la felicità, il successo e la prosperità, di tutte queste circostanze favorevoli si trova la mente altruistica che predilige il benessere degli altri esseri senzienti. Mentre alla radice di tutte le sofferenze, i fallimenti e le tragedie, troviamo come causa principale l‘atteggiamento egocentrico, il desiderio egoistico che si preoccupa del benessere proprio e dimentica il benessere degli altri esseri senzienti. Questo risulta abbastanza ovvio anche sulla base delle nostre esperienze. Se rimaniamo totalmente egocentrici, egoisti ed agiamo solo per il nostro bene, alla fine saremo noi a perdere mentre se consideriamo la felicità e benessere degli altri come più importante ed agiamo di conseguenza, il nostro interesse sarà soddisfatto nel processo come un sottoprodotto.

In particolare, per la pratica buddista abbiamo bisogno di vedere gli svantaggi e le limitazioni di un atteggiamento egocentrico ed i vantaggi e gli effetti benefici di coltivare il benessere degli altri. Possiamo apprezzare la differenza tra i due, il contrasto tra i due confrontando il nostro stato di esistenza con quello del Buddha. Per i buddisti praticanti questo tipo di confronto è molto potente.

Anche nel capitolo ottavo del Bodhicaryavatara, sulla meditazione, troviamo una singolare forma di meditazione nell’addestrare la nostra mente a scambiare noi stessi con gli altri. Esistono specifici stadi di meditazione raccomandati in cui si coltivano un certo tipo di gelosia, competitività e superbia o l’orgoglio. Un senso di quella meditazione può essere riassunta così. Visualizziamo vividamente il nostro precedente sé che era l’incarnazione di una persona totalmente egoista ed egocentrica. Mettiamo questo a lato con la scritta “tu”. Visualizziamo quindi tutti gli esseri senzienti che soffrono e sopportano destini indesiderati.

Questi esseri senzienti sono deboli e sono coinvolti nella sofferenza. Li mettiamo all’altro lato. Ora, immaginate voi stessi come parte neutrale che osserva i due lati. Concentrate l’attenzione sul vostro vecchio sé, l’incarnazione della persona egocentrica e confrontare quella persona con tutti gli altri esseri senzienti. Rispetto a tutti gli altri esseri senzienti questa persona dopo tutto è semplicemente una sola persona. Inoltre questa persona è molto arrogante, molto egoista e non merita di essere curata, ma invece dovremmo curarci di tutti gli altri esseri senzienti. In questo modo immaginiamo il vecchio sé, molto prospero, ricco, con potere e in una posizione elevata. Visto dalla prospettiva degli altri esseri senzienti altri, questi provano un senso di gelosia verso di lui.

Mettiamoci dalla parte degli esseri senzienti e per prima cosa immaginiamo il nostro vecchio sè come più potente, più ricco in termini mondani e sviluppiamo un senso di gelosia nei suoi confronti.

Di nuovo, dalla parte degli esseri senzienti immaginiamo il nostro precedente sé uguale ad un osservatore neutrale assieme agli esseri senzienti.

Provate a sviluppare un senso di competitività. Di nuovo prendete le parti degli esseri senzienti, immaginate il vostro precedente sé come inferiore e sviluppate un senso di orgoglio o arroganza nei riguardi del precedente sé.

Ora, questo tipo di meditazione, dato che voi state addestrando la mente attraverso stadi di meditazione, è un metodo molto efficace per generare gradualmente all’interno della nostra mente un senso di repulsione verso l’atteggiamento egocentrico, egoista. Ci rendiamo conto anche del grande valore di coltivare il benessere degli altri più del nostro.

Quindi farò un breve riassunto del nono capitolo sulla saggezza. Perché tutti questi mezzi abili del sentiero, come ad esempio le pratiche di bodhicitta, le prime cinque perfezioni, come la generosità e così via, per questi vari aspetti del metodo del percorso affinché esprimano pienamente il loro potenziale e consentano al praticante di progredire sul sentiero spirituale e lavorare per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, devono integrarsi con il fattore di intelligenza o saggezza.

In questo contesto, è soprattutto più importante la saggezza che realizza la vacuità e che penetra nella natura ultima della realtà. Per questo motivo la saggezza è cruciale. In secondo luogo, non importa quanto potente sia la nostra realizzazione di bodhicitta, quanto grande possa essere la nostra realizzazione della compassione, fintanto che il praticante non ha la facoltà di saggezza, la realizzazione della vacuità, non c’è modo che questi altri fattori del sentiero, quali bodhicitta o la compassione possano affrontare direttamente ed eliminare la radice dell’ignoranza. Essi non possono mai eliminare o direttamente dissipare l’ignoranza dalla mente e direttamente affrontare le illusioni. E’ solo generando la comprensione della vera natura della realtà, generando tale visione della vacuità che saremo in grado di affrontarla direttamente ed eliminare l’ignoranza, il concetto erroneo che si afferra all’esistenza intrinseca di tutti i fenomeni per superare l’ignoranza.

In generale, tranne che per una o due sotto-scuole della scuola indiana del pensiero Vaibhasika, tutte le scuole filosofiche più importanti del buddismo accettano la dottrina della mancanza del sé, il principio della mancanza del sé, nel contesto delle sedici caratteristiche delle Quattro Nobili Verità. Una delle caratteristiche della sofferenza è la mancanza del sé, pertanto la dottrina della mancanza del sé è accettata dalla maggior parte delle più importanti scuole filosofiche del Buddhismo. In questo contesto della pratica del Bodhicaryavatara la mancanza del sé della persona da sola non è sufficiente ma è necessaria la realizzazione della mancanza del sé dei fenomeni, la mancanza di identità dei fenomeni. E’ sulla base della accettazione della mancanza del sé che in India sono nate quattro principali scuole di pensiero filosofico.

Di queste quattro scuole principali due scuole della tradizione Mahayana accettano la mancanza di identità o mancanza del sé dei fenomeni, che sono Yogàchàra (la scuola della Sola Mente) e Madhyamika (la Scuola della Via di Mezzo). Queste due scuole si differenziano per la loro interpretazione del significato della mancanza del sé dei fenomeni o mancanza di identità dei fenomeni. Esistono diversi modi di suddividere la scuola Madhyamika, ma, secondo la principale tradizione tibetana, la Madhyamika si divide in due principali sottodivisioni: Prasangika Madhyamika di Chandrakirti e Svatantrika Madhyamika. Tra la moltitudine di interpreti della filosofia Madhyamika, Chandrakirti è considerato, dalla tradizione tibetana, uno delle più alte autorità della dottrina Madhyamika sulla vacuità.

La caratteristica distintiva dell’opera di Chandrakirti è il suo commento molto esplicito, chiaro e lucido alla dottrina o filosofia di Nagarjuna e del suo discepolo Aryadeva, soprattutto delle due opere Il Trattato sulla Via di Mezzo e I Quattrocento Versi.

Pertanto le pratiche e meditazioni sui due tipi di mancanza di sé, la mancanza di sé della persona e dei fenomeni, diventano cruciali nella propria pratica.

Sebbene in termini di sottigliezze dell’oggetto da negare, nel corso della meditazione sulla vacuità, non vi sia alcuna differenza tra la comprensione della mancanza di sé dei fenomeni e della persona, tuttavia, a causa della differenza dell’oggetto sui cui sviluppiamo la comprensione della vacuità, si dice che sia più facile sviluppare una comprensione della vacuità rispetto alla persona che rispetto ai fenomeni. Quindi in molti scritti troviamo detto che la mancanza di sé della persona precede quella dei fenomeni. Questo è anche l’ordine consigliato al praticante per la pratica della meditazione sulla vacuità.

Come menzionato nel nono capitolo del Bodhicaryavatara, il capitolo sulla saggezza, per sviluppare la comprensione della mancanza di sé sia della persona che dei fenomeni, l’utilizzo della comprensione dell’origine dipendente nella nostra meditazione e contemplazione ci permetterà di sviluppare una comprensione della vacuità più facilmente e rapidamente.

In generale, esistono diversi tipi di ragionamento per stabilire la vacuità dei fenomeni come il ragionamento dei Frammenti di Diamanti che esamina la natura dei fenomeni soprattutto dal punto di vista della causalità.

Vi è un altro tipo di ragionamento, che esamina la vacuità dei fenomeni dal punto di vista dei loro effetti, della capacità di produrre effetti. Esistono anche diversi tipi di ragionamento per stabilire la vacuità dei fenomeni dal punto di vista dei loro caratteri numerici, come l’assenza di singolarità e pluralità. Tuttavia tutte queste forme diverse di ragionamento, destinate a stabilire la vacuità, sono tutte basate sul principio fondamentale della comprensione di tutti i fenomeni come origine dipendenti.

Ora facciamo una semplice meditazione su come arrivare a una comprensione della vacuità. All’inizio siamo passati attraverso gli stadi della meditazione di generazione di bodhicitta dentro di noi.

C’è qualcosa che ha attraversato queste fasi della meditazione, che ha generato bodhicitta e, allo stesso tempo, quando avete capito di averla generata, avete anche provato un senso di gioia per aver avuto tale buona opportunità. C’è qualcosa o qualcuno che è lo sperimentatore di quella gioia. La negazione di tale agente, la negazione di un tale sperimentatore, la negazione di un qualcuno che compie un simile atto è cadere nellestremo del nichilismo. Proprio perché esiste tale agente esiste la possibilità di generare tali stati della mente. Esiste la possibilità di liberare questo agente, esiste la possibilità di raggiungere la liberazione. Se dovessimo cercare l’essenza di quell’essere attraverso un’analisi definitiva, potremmo non essere in grado di individuare un’entità sostanziale che possiamo indicare come persona essenziale. Ma, il fatto che un tale essere esista è supportato dalla nostra esperienza di esistenza.

Il fatto che un tale sperimentatore, un tale agente esista è evidente come mostrano le nostre esperienze. Se dovessimo andare oltre i limiti del convenzione, tentando di cercare l’essenza di questo essere, non essendo contenti o soddisfatti della validità delle nostre convenzioni, se dovessimo cercare ulteriormente l’essenza di questo essere, allora non troveremmo un tale essere.

Allo stesso modo, se esaminiamo i nostri pensieri, le nostre risposte e reazioni naturali agli eventi troveremmo nella nostra mente, nella nostra coscienza, che facciamo distinzioni tra corpo e mente. Anche questa distinzione è valida. Esistono all’interno dei nostri costituenti psicofisici due fenomeni distinti: la materia, che è corpo, ed i fattori mentali. Inoltre, troviamo che, se cerchiamo di individuare quell’essere, persona o fra gli aggregati fisici come il nostro corpo, non ci riusciremo, perché, riguardo ai costituenti fisici, noi sacrificheremo se necessario alcune parti del nostro corpo al fine di salvaguardare la nostra vita o salute. Siamo pronti a sbarazzarci di quelle parti del nostro corpo che minacciano la nostra salute.

Allo stesso modo, nella nostra mente siamo pronti di nuovo a liberarci di alcuni aspetti della nostra mente, come l’odio o rancore in quanto dannosi per la nostra persona. Perché siamo pronti ad arrivare al punto di sbarazzarci di alcuni componenti che in sostanza sono i nostri aggregati? Per uno scopo, per rendere felice il sé o la persona, per la felicità e soddisfazione dell’essere. Ciò significa che non possiamo identificare il nostro sé o essere, né nel corpo né nella mente. Quindi, è evidente che esiste qualcosa, un essere o una persona che è proprietario del corpo e della mente, qualcosa che governa la combinazione del corpo e della mente. Se ricerchiamo questo essere non troviamo una tale entità.

Quindi, proprio come in un’illusione ottica, ad esempio, quando al crepuscolo scambiamo una corda arrotolata per un serpente e ne abbiamo paura, a quel punto percepire la corda arrotolata come un serpente: il che è un errore. Sebbene avessimo il concetto di un serpente, non c’è nulla da parte della base (la corda arrotolata) che supporti la percezione di un serpente. Da parte della corda arrotolata, non esiste una singola entità ne sulla base dell’intera corda, né nella forma, né nel continuum, o altro all’interno della corda, che possa, al momento, essere considerato un esempio vero di serpente, l’esistenza di un serpente. Analogamente, anche se abbiamo la nozione di un sé o di essere o di una persona, sulla base dei cinque aggregati (forma, percezione, volizione, fattori di composizione e di coscienza), non c’è, da parte dei cinque aggregati né nel loro continuum, presi individualmente o collettivamente, una sola entità che possa essere considerata l’essenza del nostro essere, del nostro vero essere o persona. Questo è vero in quanto non esiste oggettivamente una singola entità nella corda arrotolata che la giustifichi come vero esempio di un serpente. La differenza tra i due è che quando confondiamo una corda arrotolata con un serpente, sebbene avessimo la percezione di un serpente il che è ovviamente sbagliato, si trattava di un’illusione e negare l’esistenza del serpente non contraddiceva nessuna convenzione valida stabilita.

D’altra parte, se non trovando un essere sostanziale dai 5 aggregati dovessimo concludere che una persona non esiste, chiaramente staremmo direttamente contraddicendo la validità della convenzione e la nostra esperienza. Quindi, ciò che è evidente è: che la persona o il sé deve esistere in qualche relazione con la base designata [i cinque aggregati]. Dal momento che non riusciamo a trovare l’esistenza oggettiva di tale essere, concludiamo che si tratta di una semplice etichetta designata sulla base dei cinque aggregati. L’affermazione che la persona o l’essere, che l’identità della persona è una semplice etichetta, non deve essere confusa con l’idea che la persona sia un semplice termine. Questo non è il significato della persona che viene etichettata. La persona non è né il termine, né un vero referente, qualcosa di oggettivamente esistente. Dal momento che non è né il nome o termine, ne un referente vero che esiste oggettivamente là fuori, concludiamo, a seguito di questa analisi, che la persona esiste attraverso la propria denominazione sulla base dei cinque aggregati. Ora, siamo arrivati a tale conclusione attraverso l’analisi intellettuale, cioè rendendoci conto che poiché non possiamo sostenere che la persona sia solo un termine o nome, mentre al tempo stesso manca di un qualcosa di oggettivo fondamento che possa essere considerato il referente vero del termine, quindi l’unica alternativa possibile del suo stato di esistenza è che essa esiste come denominazione. Confrontate questa conclusione ottenuta attraverso l’analisi con la vostra normale percezione dei fenomeni, inclusi anche voi stessi. Quando, nella vita di tutti i giorni, pensate a voi stessi: come vi relazionate ? Come vi identificate con voi stessi? Che tipo d’identità personale avete? Estendete questo confronto agli altri fenomeni. Come percepite le cose normalmente nella vita quotidiana? Se esaminate queste domande, troverete che nella nostra normale esperienza la nostra percezione delle cose non si accorda con la conclusione a cui siamo arrivati in precedenza attraverso l’analisi. Nel nostro normale modo di percepire i fenomeni, i fenomeni ci appaiono avere una qualche forma di realtà oggettiva. Ci appaiono, o noi li percepiamo, come se fossero il vero riferimento del termine che usiamo, inclusi noi stessi, la nostra personalità. Noi possiamo percepire il nostro come se lì fuori esistesse in modo indipendente, in modo obiettivo, qualcosa chiamato sé o persona che è il vero referente del termine persona. Allo stesso modo, percepiamo gli altri fenomeni come se avessero una esistenza oggettiva, una realtà oggettiva, come veri referenti dei termini. Se paragoniamo la percezione con la conclusione a cui siamo giunti inizieremo a capire che c’è una disparità, un divario tra le due modalità di pensiero.

La nostra normale percezione dei fenomeni e del proprio sé, in quanto siamo offuscati da questa idea sbagliata di percepirli come aventi una qualche forma di realtà oggettiva, di essere inerenti ed esistenti “là fuori”, di per sé, è ulteriormente rafforzata in alcune esperienze, in particolare durante intensi stati emotivi.

Per esempio, quando proviamo odio o rabbia, l’oggetto della rabbia è per noi un qualcosa di indesiderabile, qualcosa che ci destabilizza

In quel momento percepiamo l’oggetto della rabbia come se esistesse “là fuori” in modo indipendente, in sé e per sé.

Questa esperienza dà per scontata la realtà oggettiva dell’oggetto della nostra rabbia e, in qualche modo, afferma anche la validità o verità percepita della percezione errata delle cose. Allo stesso modo, quando proviamo intenso attaccamento verso un oggetto, a quel punto l’oggetto del desiderio diventa come se fosse indipendente, solido, concreto. Questa intensità emotiva conferma la validità o verità in cui crediamo nel concetto erroneo, per cui le cose sono percepite come intrinsecamente esistenti. Nel corso di questi stati emotivi, il fatto che normalmente fraintendiamo le cose come intrinsecamente esistenti, come aventi una realtà oggettiva, è un fatto molto evidente.

Come ho prima spiegato, se confrontate la conclusione a cui siamo pervenuti attraverso il processo di analisi che esamina la vostra normale percezione dei fenomeni o visione del mondo ordinario, troverete che sebbene nella vostra percezione ordinaria vi sia una percezione di un mondo oggettivo, una visione del sé e dei fenomeni come esistenti “là fuori” in modo indipendente e in sé e per sé, in realtà questi mancano di qualsiasi stato di una tale esistenza. Quando iniziate a fare questo confronto e sviluppate, attraverso la familiarità costante, la verifica della vacuità dei fenomeni, sarete in grado di rafforzare ed aumentare la forza della vostra certezza, la vostra convinzione che i fenomeni manchino di tale stato di esistenza. Sarete in grado di migliorare la vostra comprensione dei fenomeni come esistenti solo nominalmente tramite la designazione e come privi di uno status obiettivo ed indipendente. Saprete anche rendervi conto che tutti i fenomeni, dato il loro stato di esistenza, possono essere compresi solo in termini di stato nominale, dipendente dai fattori di designazione. Quindi i fenomeni dipendono la loro esistenza ed identità da cose e da altri fattori, e quindi mancano di uno status indipendente. Questa assenza di uno status indipendente, questa mancanza di esistenza inerente è vacuità. Tuttavia, la percezione ordinaria che percepisce i fenomeni ed il sé in modo opposto è sicuramente … Quindi, man mano che continuate a confrontare le due, inizierete a capire che, sebbene i fenomeni manchino di una esistenza indipendente e inerente, tuttavia, nella nostra percezione ordinaria, appaiono nel modo opposto, appaiono in un modo, ma esistono in un modo diverso, in una maniera diversa. Pertanto, realizzeremo la natura illusoria di tutti i fenomeni.

Dal momento che le emozioni afflittive ed i pensieri, come rabbia, odio, desiderio ed attaccamento, si basano essenzialmente sulla concezione errata della realtà dell’esistenza indipendente o concreta degli oggetti delle emozioni, la realizzazione della vacuità, della natura vuota di tutti i fenomeni colpirà ed affronterà direttamente la radice dell’ignoranza che mal comprende la natura della realtà.

Questa realizzazione taglia via la radice, la base che fa sorgere emozioni e pensieri afflittivi.

Allo stesso tempo, essa aumenta la forza e la potenza degli stati virtuosi della mente come amore, compassione, tolleranza e così via. Nella fase iniziale, sebbene i nostri sentimenti di amore, compassione o tolleranza possano essere indotti da percezioni errate del loro oggetto come intrinsecamente esistenti, in ultima analisi, questi stati virtuosi della mente, gli aspetti positivi della mente non richiedono come base una percezione sbagliata della realtà. Quindi maggiore è la forza della propria visione della natura della realtà, maggiore è la realizzazione della vacuità, maggiori diventano gli aspetti positivi della mente. Allo stesso tempo diminuirà la forza degli stati emotivi negativi come desiderio, odio o rabbia, che sostanzialmente richiedono una percezione errata dei fenomeni, come intrinsecamente esistenti. Quando una tale realizzazione della vacuità, una tale visione si accompagna ai mezzi abili, al metodo o bodhicitta, si sostengono e si rafforzano l’un l’altro, quindi saremo in grado di progredire con successo lungo il sentiero.

Allora, ottenete la realizzazione iniziale della vacuità, che è inferenziale, dove la vostra comprensione del vuoto non è diretta, ci si avvicina alla vacuità attraverso la sua immagine. A mano che diventiamo familiari con questa comprensione, a mano che la nostra capacità di comprensione si sviluppa attraverso la meditazione, giungiamo a un punto in cui la comprensione e la realizzazione della vacuità si fonde con la nostra esperienza reale della vacuità e sparisce il senso di dualità. La comprensione non si basa più su un semplice concetto ma è vera esperienza della vacuità. Questo è sperimentato durante l’equilibrio meditativo, le sessioni di meditazione. A mano che progredite nel sentiero grazie alla pratica costante dell’unione di metodo e saggezza, alla fine arriverete ad uno stadio in cui siete totalmente liberi da ogni forma di apparenza dualistica, da qualsiasi forma di dualità. Non c’è influenza da nessun livello di elaborazioni dualistiche.

La vostra esperienza della vacuità diventa completa e dal punto di vista della vostra esperienza della vacuità sviluppate totale equilibrio in quello stato meditativo. Allo stesso tempo, sono eliminate e superate tutte le impronte, le impronte abituali e tutte le illusioni nella vostra mente sorte a seguito di questi stati illusori nella vostra mente. A questo punto si dice che l’individuo abbia raggiunto il pieno stato illuminato di Buddità.

Qui si conclude una breve sintesi del nono capitolo sulla saggezza. Si può capire l‘essenza del decimo capitolo dal verso cinquanticinquesimo del capitolo:

Infatti, finché durerà lo spazio

Fintanto che lo rimarrà lo spazio

Fintanto che rimarranno gli esseri viventi,

possa io rimanere fino ad allora

Per disperdere la sofferenza del mondo.

I tre versi successivi dicono:

Che tutte le sofferenze degli esseri viventi

Maturino (unicamente) su di me,

E attraverso la potenza del Sangha dei Bodhisattva

Possano tutti gli esseri sperimentare la felicità.

Possano gli insegnamenti, che sono la sola medicina per la sofferenza

E l’origine di ogni gioia,

Essere materialmente sostenuti ed onorati

E rimanere per un tempo molto lungo.

Mi prostro a Manjughosha

Grazie alla cui gentilezza risulta la mente sana,

Ed mi prostro ai miei maestri spirituali

Grazie alla cui gentilezza mi sviluppo.

Termino qui oggi.

COLOPHON

Trascritto e digitato da Phillip Lecso da audiocassette ottenute da Studi Buddisti su Audiocassette dal titolo “Insegnamenti sul sentiero della compassione”

Mi assumo la piena responsabilità per tutti gli errori che si sono verificati, ascoltando e scrivendo in modo non corretto ciò che è stato insegnato, per questo mi scuso. Possano essere tutti di buon auspicio. Possa ogni merito derivante da questa attività essere per la lunga vita e buona salute di Sua Santità. Che tutti gli esseri senzienti possano rapidamente raggiungere lo stato del glorioso Kàlachakra anche attraverso questo sforzo imperfetto