2-S.S. Dalai Lama: Insegnamenti Kalachakra S.ta Monica 1989

Secondo giorno degli

Insegnamenti preliminari all’Iniziazione del Kalachakra

di Sua Santità il XIV Dalai Lama

a Santa Monica, California, USA, Luglio 1989

Tema degli Insegnamenti:

Le Trentasette pratiche del Bodhisattva” di Togmey Zangpo

Traduzione dal tibetano in inglese del Prof. Jeffery Hopkins e dall’inglese all’italiano della Dott.ssa Nicoletta Nardinocchi, revisione del Dott. Luciano Villa, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Domanda: Se Avalokiteshvara è una divinità che rappresenta l’emanazione del Buddha della compassione, che può essere raggiunta da tutti, è possibile che esista più di una persona come incarnazione di Avalokiteshvara?

Sua Santità il Dalai Lama: Se consideriamo Avalokiteshvara dal punto di vista di Avalokiteshvara come manifestazione fisica della compassione di tutti i Buddha, allora Avalokiteshvara è solo l’emanazione dei Buddha e non è una persona o un essere di per sè. Se parliamo di reincarnazioni in generale, ne esistono molti tipi diversi. Per esempio in questo caso particolare c’è una persona che è emanazione di Avalokiteshvara o molti. Quindi, da questo punto di vista possono esserci molti Avalokiteshvara. In termini di reincarnazioni ci sono molti livelli diversi. E’ possibile per una persona che è ancora un essere ordinario essere una reincarnazione. E’ possibile che qualcuno che ha raggiunto il Sentiero della Visione o di un livello elevato di Bodhisattva, avere l’incarnazione di un Buddha.

Domanda: Potrebbe spiegarci dalla sua esperienza personale, non dalla teoria buddista, come Lei supera i problemi per sviluppare l’amorevole gentilezza?

Sua Santità il Dalai Lama: L’altro giorno ho menzionato lo sviluppo di un senso di responsabilità. Perfino gli insetti per sopravvivere formano una comunità per lavorare insieme. Noi esseri umani dobbiamo vivere insieme. Se fossimo come gli animali che vivono da soli allora le città non si sarebbero mai sviluppate. Gli esseri umani sono animali sociali che hanno bisogno di vivere insieme. Pensando in questa direzione, soprattutto nel quadro economico moderno, vi è il problema dell’ambiente. Quando parliamo di problemi dell’ambiente o l’economia non esistono confini naturali ma sono i problemi dell’intero unico gruppo.

La responsabilità non risiede solo su una nazione, ma sull’intera popolazione mondiale. L’intera popolazione comprende noi stessi. Ognuno di noi ha una qualche responsabilità. Questo è il mio sentimento. Non implica alcuna filosofia. Nella nostra vita quotidiana abbiamo bisogno di saggezza che proviene dalla giusta motivazione o attività. Un sorriso vero proviene da un genuino affettuoso sentimento. I sorrisi artificiali provengono da un diverso tipo di motivazione. Se esaminate attentamente il sorriso potere vedere la differenza tra un sorriso genuino ed uno artificiale. A volte un sorriso ti porta più felicità, mentre un altro ti porta un sospetto. Un sorriso genuino deve provenire da un cuore caldo. A tutti piacciono il calore e la felicità che provengono dalla preparazione o base che noi chiamiamo karma. Karma significa azione. Ogni evento proviene da un’azione. Il benessere di oggi proviene da azioni di ieri. Senza azioni le cose non cambiano.

È difficile giudicare se un’azione è di per sé positiva o negativa. Dipende principalmente dalla motivazione. La motivazione è il fattore principale della positività o meno di un’azione. Gli scienziati descrivono come fondamentale il contatto umano per i bimbi neonati. Il che dimostra che il corpo stesso ha bisogno di sentimenti compassionevoli. Questa è la natura umana, non ha nulla a che fare con la religione o con la filosofia.

Domanda: La fede in una divinità eterna in che modo è diversa dal punto di vista buddista della mente assoluta?

Sua Santità il Dalai Lama: Molto dipende da cosa si intende con assoluto. Questo significa molte cose diverse. Assoluto può significare una unicità o indipendenza. Questo significato può fare riferimento alla mente. Dal punto di vista buddista, la mente sottile è quasi come un creatore. Noi accettiamo l’auto-creazione. All’interno di questa auto-creazione il mio futuro è creato dalle mie azioni. Le mie azioni creano la mia motivazione. La mia motivazione crea la mia coscienza sottile. La motivazione esiste perché vi è coscienza. Perché c’è un diverso tipo di coscienza? C’è la coscienza sottile. Da questo punto di vista la coscienza sottile più interna è quasi come un ultimo creatore. Esistono molti diversi tipi di divinità. Una categoria di divinità appartiene al samsara, e sono sotto l’influenza dell’ ignoranza o mente negativa. Un’altra categoria è la manifestazione delle diverse qualità di Buddha. Queste divinità sono manifestazioni della mente di Buddha.

Domanda: fede e di grazia hanno un posto nella vostra pratica di Buddhismo?

Sua Santità il Dalai Lama: sì. In generale esistono tre tipi di fede. C’è la fede che è il desiderio di ottenere determinate qualità. C’è la fede che è chiarezza della mente e la fede di convinzione. Per esempio, quando si parla di avere fiducia nelle fonti di rifugio, tutte e tre sono coinvolte. La parola tibetana per grazia o benedizione è in due parti. La prima parte significa «magnificenza» e la seconda parte significa «trasformare”. In un senso significa essere trasformato in uno stato magnifico e, in un altro senso, può significare essere trasformato attraverso la magnificenza.

Pertanto, il senso vero della benedizione è la trasformazione della nostra mente da uno stato della mente negativo ad uno positivo. In questo senso la vera trasformazione deve avvenire all’interno di noi stessi attraverso i nostri sforzi

Domanda: Se siamo rudi verso qualcuno dobbiamo chiedere scusa?

Sua Santità il Dalai Lama: Sì, ma a volte è necessario analizzare la situazione e la vostra motivazione. A volte hai bisogno di parole dure, di un’azione dura. Tale azione o parole dure non provengono dalla cieca rabbia, ma, piuttosto, dalla consapevolezza o chiarezza d’analizzare la situazione che indica la necessità di parole dure. In tal caso, la cosa migliore è allontanarsi e non chiedere scusa. Con alcune persone può essere più utile mostrare un’azione dura o parole dure. Se la persona si rende conto del suo errore, allora possiamo scusarci, il che dà più convinzione o aiuto a quella persona. Tutte queste cose dipendono dalle circostanze individuali. Troppa sincerità a volte può portare l’altra parte ad essere più negativa, in questo caso non c’è bisogno di scusarsi. Per buoni motivi possiamo rispondere alla durezza con durezza.

Domanda: Qual’ è il ruolo delle divinità dal momento che non credete in un creatore? Come avviene la rinascita senza un’anima?

Sua Santità il Dalai Lama: Noi diciamo che queste divinità sono creatori. La teoria della non-anima o non-io viene spesso fraintesa. A volte la gente ha l’impressione che i buddisti neghino del tutto l’esistenza del sé o dell’io. Questo è sbagliato.

I Buddisti accettano davvero una certa esistenza dell’Io. Nessuno nega l’esistenza dell’Io, che è lì. Che ci si renda o meno conto dell’Io, esiste una sensazione naturale che l’Io è lì. Nessuno lo può negare. Se allora l’Io è lì, che significa quando diciamo il non-sè? Che il sé non è indipendente o non è una unità. Il Buddismo non accetta questo tipo di Io.

In molte antiche tradizioni indiane vi è la credenza nell’atman o anima. Su tale base accettano la rinascita. Se questo è vero, allora l’anima non può mai cambiare. Quando siamo bambini diciamo che siamo giovani. Quando diventiamo vecchi diciamo: sono vecchio. L’evoluzione della fisica non dovrebbe modificare la sensazione dell’Io. I cambiamenti nel corpo umano creano cambiamenti nel senso dell’Io. Il sé non è indipendente o immutabile. Il sé è sempre in evoluzione.

Come ho già detto ieri, la coscienza non ha inizio né fine. Così dottrine o scuole filosofiche hanno definizioni diverse dell’Io Secondo le scuole Madhyamika e Cittamatra la coscienza suprema è come il sé o l’Io. Secondo la Prasangika Madhyamika, la più alta, profonda filosofia buddista, l’io è semplicemente designato della combinazione della coscienza e del corpo. L’Io è lì, ma non solo, ma anche da un tempo senza inizio.

Domanda: Qual è il modo migliore per superare la paura nella meditazione?

Sua Santità il Dalai Lama: Che tipo di paura? Anche in questo caso ci sono molti tipi diversi di paura. C’è la paura dei terremoti. Questo è grave e bisogna prepararsi. Poi c’è la paura insensata. Da piccolo avevo paura di passare davanti una stanza buia. Ciò è dovuto alla propria immaginazione sbagliata. E’ un tipo diverso di sospetto o paura. Questa paura è semplicemente mentalmente creata da fattori della nostra concettualità. Così, se ci pensate, il vostro atteggiamento è molto importante. Spesso questi sentimenti sono causati dalla solitudine o sospetto verso tutti e quindi ci sentiamo insicuri. In questo caso, con la pratica della compassione ed il rispetto degli altri ed un atteggiamento sincero e aperto ridurremo questo tipo di paura.

Torniamo al testo. Ieri ho parlato del modo di procedere del sentiero del Veicolo Theravada, del Veicolo del Bodhisattva e del veicolo del Mantra Tantra. Il grande Atisha ha preso queste pratiche e le ha condensate nelle pratiche degli esseri di tre livelli di capacità.

Rispetto ai tre livelli di capacità di addestramento negli stadi del sentiero, nel primo livello ci preoccupiamo di superare l’attaccamento a questa vita e volgiamo la mente verso un periodo di tempo più lungo, verso il futuro. E’ necessario prenderci cura di questa vita, ma per quella persona per la quale la principale preoccupazione, la preoccupazione primaria non è più per questa ma per la vita futura, si tratta del primo dei tre livelli.

Al livello successivo, il livello medio, sviluppiamo il desiderio di cessare il processo dell’esistenza ciclica attraverso la distruzione delle emozioni afflittive. Quando una persona volge la sua mente completamente verso la distruzione totale del processo dell’esistenza ciclica, è al livello medio. Al terzo livello non pensiamo pdi prenderci cura di noi stessi, ma prendiamo in considerazione tutti gli esseri senzienti e cerchiamo di ottenere l’onniscienza del Buddha per aiutare tutti gli esseri. Questo è il terzo livello, quello dell’essere di grande capacità.

Da un punto di vista positivo questo spiega i tre livelli. Da un punto di vista negativo, vale a dire in termini di ciò che si sta rimuovendo, stiamo cercando principalmente di rimuovere la sofferenza. Qual è la fonte ultima della sofferenza? Dalla spiegazione buddista sono le emozioni afflittive. Al primo livello siamo in una fase in cui non è possibile superare le emozioni afflittive che sono alla radice dell’esistenza ciclica, cerchiamo di superare il dolore e la sofferenza da esse causate. Stiamo controllando il comportamento esterno, motivato dalle emozioni afflittive, sebbene a questo punto non riusciamo a superare le emozioni afflittive.

Rimuovere i pensieri negativi è molto difficile, non è un compito facile. In primo luogo, che cosa dobbiamo fare? Cerchiamo di ridurre al minimo tali azioni negative dovute a pensieri negativi. Dovremmo cercare di bloccarli completamente, ma, se non è possibile farlo, almeno di ridurre al minimo le azioni negative. Nella seconda fase, agiamo per controllare, superare le emozioni afflittive, che danno luogo a cattivi comportamenti. Al terzo livello, cerchiamo di rimuovere le predisposizioni latenti stabilite dalle emozioni afflittive. Così, nella pratica del Buddismo, direttamente o indirettamente, siamo impegnati in una tecnica per superare le emozioni afflittive. E’ davvero impossibile dire che ci stiamo impegnando nella pratica del Dharma, se non facciamo nulla per eliminare le emozioni afflittive. Se fosse così, sarebbe la religione della mente semplice.

Tutti i grandi maestri come Shakyamuni o Gesù Cristo hanno chiaramente dimostrato che dobbiamo combattere le emozioni negative. Hanno affrontato molte difficoltà e molti sacrifici. Bisogna seguire i loro esempi. Dico sempre ai nostri fratelli e sorelle buddisti che siamo molto presuntuosi. Buddha stesso ha trascorso sei anni in dura meditazione senza cibo vestiti.

Ha lasciato il suo regno e ha vissuto diversi anni nelle foreste. Alla fine è diventato illuminato. Noi non sopportiamo tali disagi e ci aspettiamo di avere grandi risultati. Se mi considero un seguace buddista ed il nostro insegnante è diventato illuminato attraverso le difficoltà, allora io che sono un semplice monaco non raggiungerò l’illuminazione se non ci metto un grande impegno.

E’ importante per i buddisti ed i cristiani prendere sul serio gli esempi dei loro fondatori. Il seguace o praticante sincero dovrebbe andare al livello di azione manifesta. Noi, come buddisti, dobbiamo combattere il nostro nemico interiore, costantemente. Un maestro tibetano ha detto: “La mia intera pratica è mettere l’antidoto della saggezza di fronte alle illusioni“. Questa è la pratica dell’auto-esame, del guardare, dell’esaminare se stessi. La consapevolezza è l’osservatore.

Se la mente inizia a muoversi verso una via sbagliata, ce ne accorgiamo e cerchiamo di fermarla. Questo è il modo per migliorare se stessi. Questa era una presentazione generale delle fasi del sentiero secondo i tre livelli di capacità. Ora il testo si riferisce al primo livello di capacità:

E’ una pratica del Bodhisattva

Per liberare se stesso e gli altri dall’oceano del Samsara,
ascoltare, riflettere e meditare giorno e notte
senza deviare.

Ora che hai ottenuto il prezioso corpo umano,
Il grande vascello
di felicità e fortuna così difficile da trovare.

In questo momento in cui abbiamo ottenuto il supporto di una vita umana, abbiamo il sostegno migliore per impegnarci nel pensiero. Esistono molte cose speciali che gli esseri umani possono fare per mezzo della loro particolare capacità di pensare. L’obiettivo è quello di trasformare la propria mente.

Al fine di trasformare la mente, è necessario addestrarsi. Ora sul tema dell’addestramento arriviamo al tema della meditazione.

Che cos’è la meditazione? La meditazione è una questione di familiarizzare la mente con un oggetto, che nel tempo diventa naturale. Si tratta di un’addestramento artificiale della mente, una familiarizzazione, un condizionamento della mente. Fondamentalmente, esistono due tipi di meditazione. Una è la coltivazione meditativa in cui cerchiamo di generare un certo tipo di atteggiamento, ad esempio quando cerchiamo di generare fede o amore. L’altro tipo di meditazione è prendere qualcosa come oggetto e meditare su di esso, come la meditazione sull’impermanenza o sulla mancanza del sé.

Per entrambi questi tipi di meditazione, sono necessari due altri tipi diversi di meditazione. Innanzitutto, riflettiamo sui diversi tipi di ragionamento, al fine di indurre certezza.

Questa è la meditazione analitica. Quando abbiamo creato certezza riflettendo su molti ragionamenti, focalizziamo la mente senza analizzare, il che è chiamato meditazione stabilizzante. Al fine di conseguire certezza dobbiamo prima fare l’analisi.

Al fine di meditare su un oggetto è necessario conoscere bene quell’oggetto o argomento. per questo vi sono tre tipi di saggezza. La saggezza che proviene dall’ascolto. In questa fase abbiamo ascoltato la dottrina, studiando e ricevendola direttamente. Poi viene la saggezza sorta dalla riflessione che implica il pensare, il contemplare più e più volte questo argomento e generare accertamento. Sulla base di ciò possiamo sviluppare la saggezza sorta dalla meditazione. Quando si dice ascoltare, pensare e meditare giorno e notte senza deviazione, ciò non significa che non si debba dormire.

Se dividiamo la giornata in sessioni e non sessioni, è importante mantenere quello che abbiamo acquisito nel corso della sessione, in modo tale che, durante i periodi di non-sessione, essa non scompaia del tutto. È necessario mantenerla in qualche forma. Ci sono anche casi in cui nel corso della giornata ci impegniamo nello studio, pensiamo, se quella saggezza non è scomparsa, se ne rimane una qualche forma fino al momento di dormire e perfino durante il sonno è possibile per noi continuare a riflettere sul problema. Ci sono casi iin cui qualcosa che non riuscivamo a capire durante il giorno, lo capiamo dormendo nei sogni. Quando avete queste esperienze durante i sogni non considerateli una sorta di profonda profezia, ma come una continuazione della vostra analisi.

Abbandonare la propria patria è la pratica del Bodhisattva.

L’affezione verso gli amici fluisce come l’acqua.
L’astio verso i nemici brucia come il fuoco.
immersi nel buio dell’ignoranza dimentichiamo di accogliere la virtù e di rifiutare la non-virtù.

Dal momento che nella nostra patria vi è la nostra famiglia, i nostri genitori, fratelli, sorelle, parenti, amici e così via, è facile quando li incontriamo generare desiderio ed odio. Pertanto, è molto utile mettere una certa distanza tra noi stessi e loro. L’obiettivo è quello di prendere le distanze da voi stessi e dalla vostra generazione di desiderio e di odio. Se raggiungiamo questo obiettivo non è necessario prendere le distanze da amici e parenti. La seconda strofa espone i problemi che si incontrano non mettendo una distanza tra sé stessi e gli amici, i nemici e così via. La terza strofa espone i vantaggi di tale distanza.

E’ una pratica del Bodhisattva restare nella solitudine.

Abbandonando gli oggetti negativi, le afflizioni mentali gradualmente diminuiscono.
Senza distrazioni, gli atteggiamenti virtuosi si accrescono naturalmente.
Quando la mente diviene chiara, nasce la certezza nel Dharma.

Durante il periodo di tempo in cui non abbiamo raggiunto la stabilità rispetto agli antidoti al desiderio ed odio, è importante distanziare noi stessi dagli oggetti, che li causano. Quando ci distanziamo dagli oggetti che generano desiderio ed odio, la mente si ritira e diventa capace di riflettere sulle pratiche virtuose. In tal modo le pratiche virtuose aumentano in modo naturale.

Impegnandosi in tale addestramento della mente, la mente diventa via via sempre più vigile. In generale, la mattina presto è un momento ideale per un tipo di intelligenza più acuta. Perciò, è importante alzarsi presto la mattina e meditare. Tuttavia, dovete farlo secondo la vostra disposizione e costituzione. La quarta strofa riguarda il superamento di una mente attaccata a questa vita, alle cose di questa vita.

E’ una pratica del Bodhisattva rinunciare a questa vita

Gli amici più stretti che ci sono stati vicini per molto tempo si separano.

La ricchezza ed i beni raggiunti con sforzo sono lasciati indietro.

L’albergo del corpo è lasciato dall’ospite coscienza

Esistono due tipi di meditazione sulla impermanenza: una grossolana e l’altra più sottile. Quando il Buddha espose le Quattro Nobili Verità, parlò di quattro attributi di ciascuna delle Quattro Nobili Verità per un totale di 16.

La Prima Nobile Verità è quella della sofferenza ed i quattro attributi della vera sofferenza sono che è impermanente, misera, vuota ed mancante del sé. Quindi, il primo attributo è l’impermanenza. Quando meditiamo sull’impermanenza all’interno del sedici attributi delle Quattro Nobili Verità, questa è la meditazione sull’ impermanenza sottile.

Ma qui, a questo punto dove cerchiamo di generare una mente, un atteggiamento, che si allontana dall’eccessiva enfasi sulle apparenze di questa vita, è importante meditare sull’ impermanenza grossolana. Infatti, tutte le emozioni afflittive, desiderio, odio e così via, dipendono dall’ignoranza. Ma, in questa fase, non possiamo semplicemente sbarazzarci dell’ignoranza. Pertanto, è necessario un mezzo per superare immediatamente, quando si presentino, le forme più grossolane di desiderio e di odio. Una delle ragioni principali per cui il desiderio e l’odio sorgono, è perché siamo troppo attaccati a questa vita. Abbiamo la sensazione che sia permanente, che durerà per sempre e con quel tipo di atteggiamento, le persone sono troppo attaccate, troppo concentrate su questa vita.

Hanno dato troppo valore ai beni e possessi materiali. Sono troppo attaccati ad amici temporanei, a situazioni temporanee. Così, il metodo immediatamente disponibile, è riflettere sul fatto che moriremo, che queste situazioni cambieranno. Quando diciamo di rinunciare a questa vita non significa rinunciare a tutte le attività relative al prendersi cura di questa vita. Piuttosto, all’interno delle due divisioni di praticanti, capi di famiglia e coloro che non lo sono, per entrambe le due classi di praticanti, perfino monaci e monache, è importante impegnarsi in uno stile di comportamento “nel mezzo”. Buddha insegnò di non cadere né nella estrema indulgenza né nell’estremo ascetismo. Pertanto dobbiamo prenderci cura di questa vita. Questo è valido per i monaci e le monache e naturalmente per i laici.

Nella nostra vita è importante una sorta di appagamento. Esistono due tipi di desiderio. Un tipo di desiderio è il desiderio ragionevole.

Per vivere abbiamo bisogno di una casa e di denaro. Come praticanti, desideriamo raggiungere l’altruismo, la saggezza o infine la Buddità. Questo tipo di desiderio è giusto. Un altro tipo di desiderio è l’attaccamento alle cose che vediamo e che desideriamo. Questo porta ad una mancanza di contentezza, è un desiderio negativo, irragionevole. Se vi chiedete se avete davvero bisogno di queste cose la risposta è no. Senza queste cose possiamo sopravvivere. Questo tipo di desiderio non ha limiti, non c’è modo di soddisfarlo e conduce in definitiva alla sofferenza. E importante avere un freno su questo desiderio di appagamento.

Senza il primo tipo di desiderio non vi è alcun miglioramento o evoluzione umana. L’intero sviluppo umano proviene dalla base del desiderio. Dobbiamo fare una distinzione. Definisco attaccamento il desiderio negativo.

Per meditare sull’impermanenza è molto importante meditare sulla indeterminatezza della morte, di quando la morte avverrà. Quando pensiamo a questo, allora sorge la domanda: che cosa accadrà dopo la morte? Il che ci porta al tema della rinascita. Secondo il buddismo, decidiamo se qualcosa esista o meno sulla base che la cosa in questione sia osservata da un cognitore valido o no. Tra gli esistenti vi sono quelli che cambiano e quelli che non cambiano. Quelli che cambiano, dipendono da cause e condizioni, mentre quelli che non cambiano, non dipendono da cause e condizioni. Così tra gli esistenti vi sono queste due classi.

Coloro che dipendono da cause, possono essere classificati come sostanze esterne, materia o cose materiali e coscienza interna. Esistono molte categorie diverse di fenomeni e produzione che non sono né cose materiali né coscienza, ma sono in una categoria chiamata fattori di composizione non associati. Tutti questi dipendono da cause e condizioni. Per quanto riguarda le sostanze esterne, i fenomeni materiali, parliamo di cause sostanziali e condizioni cooperanti. Se non è presente una causa sostanziale, non importa quante condizioni cooperanti vi siano, la cosa non si produce. Quando indaghiamo sul nesso di causalità esterna, fenomeni materiali, come il corpo, quando andiamo indietro, ancora indietro, nel sistema di Kalachakra alla fine troviamo particelle spaziali.

Tra la distruzione dell’ultimo sistema-mondo e la formazione del prossimo sistema-mondo vi è un periodo di vacuità. Le particelle di spazio a cui mi riferivo prima sono le particelle durante il periodo di vacuità. Se consideriamo le cause sostanziali dei fenomeni materiali e le riportiamo sempre più all’indietro fino a questo periodo di vacuità, esistono dei continuum precedenti, queste particelle di spazio. Sono molto sottili.

Una volta che queste particelle di spazio sono fenomeni-prodotti, sono fenomeni che si disintegrano momento per momento. Sembra tuttavia che il loro continuum probabilmente non abbia inizio. Certi materiali o oggetti fisici hanno un limite o fine al loro continuum.

Ma sembra si possa dire che, in generale, se consideriamo solo i fenomeni fisici, composti di queste particelle che non hanno un inizio ma una fine. Senza la causa sostanziale le cose non possono esistere. Questa è una legge di natura.

La prossima domanda è: la mente esiste o non esiste? Nessuno mette in dubbio l’esistenza di particelle. Esiste una cosa come la coscienza o la mente? Sebbene in ogni momento la usiamo tuttavia è difficile capire la mente. Possiamo sviluppare principalmente attraverso la meditazione una consapevolezza più profonda o realizzare cosa sia la mente. Questa è una tecnica semplice. Cercate di fermare i pensieri del passato, del futuro o di seguire gli organi sensoriali.

Dato che la mente corre molto verso i fenomeni esterni e assume gli aspetti dei fenomeni esterni, è come se la mente fosse nascosta, mentre in realtà non è così. La natura vera della mente è luminosa e cognitiva, ma rimane a noi nascosta, per cui non la possiamo identificare. Quindi, come dicevo prima, dobbiamo impedire alla mente di essere distratta da cose esterne. Quando smettiamo la distrazione verso gli oggetti esterni, a cosa si è verificato nel passato o potrebbe verificarsi nel futuro, gradualmente sviluppiamo stabilità per allungare quello spazio in cui non pensiamo al passato, nè al futuro: allora si svela in se e per sé la natura luminosa e cognitiva della mente.

Come ho già detto ieri, esistono diversi livelli di coscienza. Il livello più grossolano di coscienza dipende dalle particelle fisiche. Quindi, senza il supporto fisico, questa coscienza non può funzionare, non può svilupparsi. La coscienza più sottile, invece funziona perfino senza le particelle fisiche. Con l’addestramento, la mente a volte può lasciare il corpo e ancora rientrare. Talvolta, attraverso l’addestramento della mente, si verificano esperienze o fenomeni straordinari. Questo è dovuto alla natura della mente sottile.

Come è nato l’universo? La spiegazione buddista è che il nuovo sistema-mondo si è formato prima che ci fossero esseri senzienti. Grazie alle azioni degli esseri senzienti, il sistema-mondo alla fine si è formato. Creandosi le giuste condizioni fisiche appaiono gli esseri senzienti. Esistono esseri senzienti che vi risiedono, così si forma il sistema-mondo. Allo stesso modo, il corpo umano è composto di particelle. Quando il corpo cambia, anche il livello più grossolano di coscienza cambia. Galassie appaiono e scompaiono all’infinito. In generale senza inizio e senza fine.

Oltre al fisico esiste una certa energia. Possiamo chiamarla mente o tipo particolare di energia. La mente, come la materia, è sempre in evoluzione. Anche il livello sottile si modifica momento per momento, il che dimostra che dipende da cause.

A livello esterno esistono cause sostanziali e condizioni cooperative. Quando consideriamo la causa sostanziale di una coscienza, è molto difficile per un fenomeno fisico essere una causa sostanziale di una coscienza.

Ciò stesso che fa si che una cosa abbia una natura luminosa e cognitiva sembrerebbe avere una propria natura luminosa e cognitiva. Per quanto riguarda un coscienza sensoriale, per esempio, vi è una condizione di oggetto osservato, che è l’oggetto, vi è una condizione dominante, che è la facoltà sensoriale, ed una condizione immediatamente precedente. La condizione immediatamente precedente è quella che fa si che la coscienza abbia una natura luminosa e cognitiva.

Così ogni coscienza è prodotto in dipendenza ad un precedente continuum di coscienza.

Se non fosse così, la coscienza sarebbe prodotta senza cause o da un tipo discordante di causa. Se ogni tipo di fenomeni prodotti, come la coscienza o qualsiasi altra cosa, fossero prodotti senza cause, allora non esisterebbero da nessuna parte e in nessun momento. Questo indica, è segno, che i fenomeni prodotti dipendono da cause e che essi dipendono da cause concordanti. Sembra quindi preferibile affermare che il continuum di coscienza è senza inizio. Il continuum delle cause sostanziali della coscienza è senza inizio. Questa è la radice da cui si stabiliscono rinascite precedenti e successive. Una ragione più specifica per sostenere la rinascita è che vi sono persone che ricordano molto chiaramente le loro vite precedenti. Per coloro che non credono nella rinascita è abbastanza difficile spiegare tali fenomeni, sebbene tentino di trovare una spiegazione. In generale, dal punto di vista buddista, se accettiamo la mancanza di inizio della coscienza vi sono meno problemi, meno contraddizioni, anche se non è possibile risolvere tutti i problemi. D’altra parte, se accettiamo un inizio della coscienza, vi sono più difficoltà e domande molto difficili da rispondere. Noi preferiamo meno domande.

Un altro modo di approcciare i fenomeni è dividerli in classi di fenomeni manifesti, fenomeni oscuri e fenomeni molto oscuri. I fenomeni manifesti sono compresi dalla percezione diretta. Quelli leggermente oscuri o nascosti sono compresi dallinferenza che opera per forza delle cose. La terza classe dei fenomeni più nascosti sono compresi per interferenza scritturale, per fede.

Le nostre coscienze sono tali che naturalmente hanno una natura luminosa e cognitiva. Nelle corrette condizioni esse sono in grado di conoscere tutto. Tuttavia, nella condizione in cui ci troviamo oscurati e contaminati non possiamo dire: “Dato che non lo conosco non esiste“. E’ importante fare la distinzione tra il non trovare qualcosa e trovare che qualcosa non esiste. Di molti tipi di cose non abbiamo trovato prove della loro esistenza, ma questo non dimostra che non esistano. Non abbiamo trovato né confermato la loro non-esistenza. Riguardo ai fenomeni che apparirebbero ad una persona ordinaria, se fossero presenti, quando non appaiono, non li vediamo, allora possiamo dire che non sono presenti. Tuttavia quei fenomeni che non apparirebbero ad una persona ordinaria, il fatto stesso che essi non appaiono, che non li percepiamo, non dimostra che non siano lì, che non esistano. Chandrakirti fece un’affermazione come questa.

E molto importante ed interessante indagare di più sulla natura della mente. Come monaco buddista sono sempre interessato a discutere con gli scienziati coinvolti in questo settore, sugli esseri umani, sulla psicologia, sulla relazione tra mente e cervello. Ho avuto discussioni molto utili con gli scienziati. E’ molto utile conoscere le loro ultime scoperte.

Parlando da un punto di vista teorico l’atteggiamento buddista è che se qualcosa esiste dovremmo essere in grado di trovarlo. In questa situazione, se non troviamo nulla attraverso l’analisi scientifica dobbiamo accettare che non esista. Per i buddisti l’esperimento scientifico è molto utile, molto utile. Questo è il sistema, che è base per la teoria della rinascita. Alcuni esseri possono decidere la loro futura rinascita. Questo lo chiamiamo reincarnazione. A volte, purtroppo nella comunità tibetana, la reincarnazione è diventata uno status sociale. Questo è molto spiacevole, non va bene. per questo distinguo tra coloro che sono lama e coloro che sono anche reincarnazioni. Coloro che sono entrambi, nessuno dei due, uno che è lama, ma non una reincarnazione e uno che è la reincarnazione, ma non un lama.

E’ una pratica del Bodhisattva abbandonare le cattive compagnie

Che causano l’aumento dei tre veleni (attaccamento, avversione, ignoranza)
Che ostacolano l’attività di ascolto, riflessione e meditazione,
Distruggendo
l’amorevole gentilezza e la compassione,

Per i principianti è molto pericoloso accompagnarsi a cattive compagnie, che ci sia una cattiva motivazione o meno può essere molto pericoloso. E’ molto importante frequentare persone migliori, buoni amici, amici sani, amici che incoraggiano il nostro lato positivo. In effetti, ci sono molti casi di persone che, a causa dell’influenza dei loro amici, hanno iniziato a consumare droga, alcool ed a mettersi nei guai. Questo è il significato di questa strofa.

E’ pratica del Bodhisattva tenere più caro

Del proprio corpo l’eccellente guida spirituale,

Che, invocata, fa sì che le colpe siano rimosse e le buone qualità aumentino come la luna crescente.

La sesta strofa indica che è importante accompagnarsi a persone che possono fungere da modello di buon comportamento, modelli di virtù, etc. E’ molto importante frequentare, dipendere e abituarsi ad un’eccellente guida spirituale. Data l’importanza focale di dipendere da una guida spirituale, un lama, un guru, il Buddha stesso ha esposto nel sistema dei Sutra e dei Tantra le qualificazioni di una guida spirituale, di un lama.

Poiché non è possibile aiutare gli altri a domare la mente se non l’abbiamo fatto noi stessi ed è necessario in prima analisi domare il nostro continuum mentale. La prima qualifica di un lama o guida spirituale è che il suo continuum sia controllato. Non è sufficiente controllare il nostro continuum, trattenere noi stessi solo di tanto in tanto, qua e là e pensare di averlo fatto, ma questo deve essere fatto continuamente durante tutta la giornata.

E molto importante per l’allievo esaminare il comportamento della sua guida spirituale. Per il momento dovete comportarvi come una spia verso il vostro lama. Altrimenti, se avete qualche senso di fede ed assumete immediatamente la persona come lama, col tempo cambierete idea e sarete disillusi. Non c’è fretta di scegliere o dipendere da un lama. Prendetevi tempo. E’ molto importante non sbagliare. Così, nel Tantra si dice che è opportuno impegnarsi per 12 anni in questo tipo d’esame di una guida spirituale.

Chi potrebbe essere protetto da una divinità mondana,

Se anche questa è legata alla prigione dell’esistenza ciclica?

Pertanto, è una pratica del Bodhisattva prendere rifugio

nei Tre Gioielli, che, quando cerchiamo rifugio, non ingannano.

Per quanto riguarda la Tre Gioielli, il focus centrale od il modo di arrivare a cosa è il rifugio, è esaminare il Gioiello della Dottrina. Il Gioiello della Dottrina si riferisce specificamente alla vere cessazioni, che sono gli abbandoni degli errori, contaminazioni ed i veri sentieri che sono i mezzi per abbandonare quei difetti.

… Quindi queste sono le qualità mentali. La dottrina è come la medicina, il Buddha è come un medico e la comunità spirituale è come l’infermiere. Al centro vi è la dottrina

Quali sono le vere cessazioni? Le vere cessazioni sono fattori di cessazione di difetti, impurità o ostruzioni. Se guardiamo oltre, le vere cessazioni sono le verità ultime. Quando procediamo oltre, le vere cessazioni sono la natura finale di una mente in cui le contaminazioni e gli ostacoli sono stati eliminati.

Per quanto riguarda le contaminazioni mentali, l’entità o natura stessa della mente, la sua natura luminosa e cognitiva non è influenzata dalle contaminazioni. Le contaminazioni non sussistono nell’entità stessa della mente di base. Dato che le contaminazioni non sono presenti nell’entità stessa della mente, sono chiamate contaminazioni transitorie, il che indica che possono essere rimosse. La mente può essere separata dalle sue contaminazioni.

Quindi, in che modo diciamo che le contaminazioni sono avventizie? Per capire questo, è necessaria addentraci nella presentazione delle emozioni afflittive. Esistono un gran numero di tipi diversi di emozioni afflittive ma, secondo il Compendio della Conoscenza Manifesta” di Asanga, esistono sei emozioni radici e venti emozioni secondarie.

Le più conosciute sono il desiderio, l’odio e l’orgoglio. Ora diciamo che l’ignoranza è alla base di tutte queste emozioni afflittive. Riguardo all’individuazione dell’ignoranza esistono nelle vari scuole buddiste, molte spiegazioni diverse, più grossolane e più sottili.

L’Ignoranza dal punto di vista della scuola Madhyamika e dalla sotto-divisione chiamata Prasangika, è una coscienza offuscata, che apprende gli oggetti come se essi esistessero di per se stessi.

Se esaminiamo il caso in cui generiamo desiderio e odio, possiamo vedere che desiderio e odio si basano su di un oggetto che appare come esistente di per sé, enormemente attraente o non attraente. Siamo spinti a desiderarlo o ad odiarlo perché concordiamo con questa falsa apparenza di oggetti come esistessero per la loro parte molto attraenti o non attraenti.

Quindi, è chiaro che desiderio ed odio sono generati in dipendenza dall’ignoranza, l’ignoranza che acconsente alla falsa apparenza della loro radice. Questa coscienza che apprende gli oggetti come se fossero auto-creati, come se esistessero di per sé come molto attraenti o non attraenti, ha una corretta modalità di conoscenza? O è errata? È un quesito che va ben ponderato. Questo è il contesto in cui si trova il tema della vacuità. Quando usiamo il ragionamento per stabilire la vacuità della esistenza intrinseca, è il caso in cui vogliamo comprendere attraverso il ragionamento che gli oggetti non esistono di per se stessi, che essi non sono auto-creati. Il ragionamento contraddice il modo in cui gli oggetti sembrano esistere con una tale inconsapevole coscienza. Al contrario, il ragionamento sostiene la coscienza della saggezza che realizza che gli oggetti non esistono intrinsecamente.

Una volta che l’esistenza intrinseca degli oggetti e la mancanza di esistenza intrinseca degli oggetti sono rilievi opposti, una coscienza che apprende gli oggetti come intrinsecamente esistenti ed una coscienza che apprende l’assenza di esistenza inerente hanno modi opposti di realizzazione. Per questo motivo, la saggezza che realizza la mancanza di esistenza intrinseca, danneggerà e minerà una coscienza che concepisce oggetti come esistenti di per sé.

Una coscienza ignorante, che percepisce gli oggetti come se fossero intrinsecamente esistenti, può essere contrastata da un altra coscienza, una coscienza che si rende conto che quegli oggetti non esistono intrinsecamente. Poiché il ragionamento sostiene una tale coscienza di saggezza, questo può essere incrementato ed aumentato. E da questo punto di vista che diciamo che l’ignoranza e le emozioni afflittive possono essere rimosse. Quando vengono generati il desiderio, l’odio e così via, ciò accade in dipendenza a questo tipo di ignoranza, come fondamento. Quando coltiviamo la saggezza, che realizza l’assenza di esistenza intrinseca, ciò mina a poco a poco il desiderio e l’odio e la loro forza diminuisce. E’ da questo punto di vista che diciamo che è possibile ottenere una reale cessazione, che è separazione dalle emozioni afflittive, che è possibile raggiungere ciò, che ciò esiste Così, il gioiello della Dottrina sono queste vere cessazioni ed i veri percorsi che le causano. Quando generiamo una coscienza di un sentiero superiore, questa è una coscienza di saggezza che realizza direttamente la vacuità, allora quella persona è chiamata superiore e diventa un gioiello di comunità spirituale fra i Tre Gioielli.

E’ possibile mettere delle persone tra i Tre Gioielli perché quel tipo di persona ha, dentro il suo continuum mentale, una qualità di realizzazione che rende possibile aiutare altri esseri senzienti in accordo a quel livello di realizzazione. Quando la pratica di tale persona si approfondisce sempre più, la persona ottiene infine un Corpo di Verità che è il raggiungimento della felicità e la cessazione, la vera cessazione di tutte le impurità. Quella coscienza che è priva di tutte le contaminazioni manifesta quindi la sua capacità di conoscere tutti gli oggetti di conoscenza. Qui ci riferiamo al termine di un Buddha pienamente illuminato.

Questi sono i tre rifugi dei buddisti. Non si parla di nessuno che fosse Buddha e che in precedenza non sia stato un essere senziente ordinario o che non si sia addestrato nel sentiero, che non sia stato un comune essere senziente come noi e che non si sia addestrato nel sentiero. E, attraverso lo sviluppo graduale, tutti raggiungono la Buddhità.

COLOPHON

Trascritto e digitato da Phillip Lecsó da cassette audio ottenute da Thubten Ling Dhargye intitolate Le 37 pratiche del bodhisattva. Mi assumo la piena responsabilità e mi scuso per tutti gli errori che possano essersi verificati, ascoltando e scrivendo in modo non corretto ciò che è stato insegnato. Possano tutti essere di buon auspicio. Possano tutti i meriti da questa attività essere dedicati alla lunga vita e buona salute di Sua Santità. Che tutti gli esseri senzienti raggiungano velocemente lo stato del glorioso Kalachakra anche attraverso questi sforzi imperfetti.