Dharamsala 01.10.08 – V giorno d’insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama: pomeriggio

Dobbiamo premettere che questi sono solo appunti, presi a mano e scaricati sul computer subito dopo gli insegnamenti, in cui non riusciamo certo a darvi una trascrizione esatta di ciò che ha detto Sua Santià nei suoi insegnamenti, in cui parla in tibetano ed in inglese. Pertanto vi preghiamo di scusarci se vi sono errori o incomprensioni.

Luciano Villa e Alessandro Tenzin Villa e Gabriele Erba

Sua Santità saluta le numerose persone che sono venute ad ascoltarlo

Sua Santità il Dalai Lama saluta affettuosamente le numerose persone che sono venute ad ascoltarlo

Domanda: Sua Santità spiega sempre l’amore e la compassione, cosa possiamo fare per incrementare l’armonia fra tibetani e cinesi?

Risposta di Sua santità il Dalai Lama: la cosa fondamentale è che voi diffondiate le notizie vere. Per favore fate sapere cosa pensano i tibetani veramente etc…Per esempio il governo cinese diffonde sempre la notizia che i tibetani siano contro i Cinesi, ma questo non è vero! Noi consideriamo molto importante la nostra amicizia con i Cinesi. Dovete chiarire che noi non vogliamo una divisione dalla Cina. Anche dal punto di vista storico la Cina è un Paese Buddhista, infatti sul territorio Cinese si possono trovare templi molto antichi. Perciò si può dire che il Buddhismo è una religione degli antenati in Cina e per di più, considerando che è la religione dei padri, il messaggio di amore e compassione è molto utile in Cina. Per esempio c’è molta corruzione in Cina, se non si comprende che è importante comportarsi per bene non si può eliminare la corruzione. Non sono nemmeno comunisti i Cinesi, sono come dei comunisti capitalisti è qualcosa di molto strano….

Del comunismo mi piace molto il fatto che non ci siano persone privilegiate, da questo punto di vista mi considero un vero comunista, non un comunista ipocrita.

Perciò quando si parla della Buddhita, essa deriva dalle sue cause e condizioni, a questo proposito il pensiero principale è il sorgere dipendente. La Buddhita dipende da cause e condizioni ed è necessario uno sforzo per collezionare quelle cause e condizioni.

Kamalashila in uno dei testi di elogio spiega che per ottenere una rinascita fortunata come esseri umani o Dei bisogna applicare il sorgere dipendente dal punto di vista di causa ed effetto. Ma per ottenere la Buddhita bisogna comprendere il sorgere dipendente dal punto di vista che ogni fenomeno sorge dipendentemente ed è privo di una propria natura intrinseca.

Gabri appunta tutto

Gabriele Erba appunta diligentemente tutto

Kamalashila dice che uno come lui, che è come un cieco, non può spiegare il sorgere dipendente e quindi dice che non cita altro che la parole di Buddha. Nagarjuna quasi sempre dipende dai ragionamenti e utilizza davvero poche citazioni. Se posso permettermi di scherzare un po’..per Kamalashila era molto più facile fare delle citazione riferendosi alle parole di Buddha piuttosto che dimostrare tutto attraverso la ragione, per questo è richiesta un’intelligenza sopraffina.

Ci sono certe qualità degli esseri illuminati che sono molto difficili da capire, quindi è vero che dal punto di vista dei risultati c’è bisogno di ricorrere alle citazioni ma è anche vero che per procedere nel sentiero dobbiamo servirci dell’analisi logica. Comunque sia le citazioni devono essere completamente prive di contraddizioni.

Per quanto riguarda i fenomeni apparenti ci possiamo affidare alla nostra esperienza, per quanto riguarda quelli leggermente nascosti possiamo affidarci al ragionamento ma per quanto riguarda quelli completamente nascosti ci affidiamo al ragionamento che abbiamo alle spalle ed alle parole di chi ha ottenuto quei risultati.

Se i fenomeni non fossero prodotti da qualcos’altro non ci sarebbe ragione di praticare il sentiero perchè tutto sarebbe onniscente. La saggezza fondamentale dell’onniscenza sorge dalle due cause: la radice è la grande compassione, la causa è la bodhicitta ed il metodo è rappresentato dalle 6 perfezioni.

Per ottenere lo stato di Buddha la causa principale è la grande compassione ma questa compassione dovrà essere unita a bodhicitta. Se desiderassimo ottenere l’illuminazione solo per noi stessi saremmo caduti in uno stato di pace personale e ci vorrebbe ancora del percorso per ottenere la buddhita.

Per quanto riguarda la grande compassione abbiamo già spiegato come questo sia un fattore biologico, ma se questo viene assistito dal fattore della saggezza ecco che quella compassione non rimane limitata ma si espande e diventa illimitata.

Bisogna prima di tutto analizzare qual è la causa della sofferenza e rendersi conto che si può eliminare questa causa della sofferenza. Sulla base di questo sorgerà il pensiero speciale, quella particolare mente che desidera ottenere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri. L’importante è avere questa visione degli altri molto positiva. Altrimenti se qualcuno che consideriamo nostro amico si trova in difficoltà immediatamente pensiamo a poverino. Se invece un’altra persona che consideriamo nemico sperimenta la stessa sofferenza ecco che immediatamente diciamo ecco gli sta bene.

Vi sono due modi per generare Bodhicitta: la pratica delle sei cause ed un effetto (riconoscere tutti gli esseri come vostra madre, riconoscere la loro gentilezza…), la pratica dello scambiare se stessi con gli altri.

Solo al livello di comprensione del terzo tipo di sofferenza, quella omnipervasiva composita, si può iniziare a capire cosa è il percorso Buddhista e da questa comprensione che iniziamo effettivamente il percorso buddhista.

Per esempio la moralità che si astiene dalle azioni negative è qualcosa anche dei non buddhisiti, anche gli atei le seguono perchè dal punto di vista legale possono portare a problematiche.

Ad esempio c’è la disciplina di evitare di parlare a vanvera senza significato, ed è molto aspirante vedere questi monaci che nei monasteri mangiano in silenzio. Per quanto riguarda i Buddhisti per visione scorretta si intende il sostenere la visione di qualcosa che non esiste oppure rifiutarsi di credere a qualcosa che esiste.

Quando si prende rifugio in Buddha, Dharma e Sangha bisogna tenere conto che quello che contraddistingue il buddhismo dalle altre religioni, che hanno tutte una pratica di rifugio, è l’andare al di là della sofferenza.

Per i Buddhisti la vera sofferenza che bisogna capire è il terzo tipo di sofferenza, la sofferenza dovuta a questi aggregati contaminati che sono stati generati da karma e afflizioni mentali.

Per generare l’amorevole gentilezza bisogna prima di tutto eliminare la mente parziale e limitata e bisogna sviluppare l’equanimità. Per prima cosa bisogna creare una base, un terreno che sia uguale per tutti. E’ su questa base che potremo considerare tutti gli esseri come nostri parenti ed amici. Una mente che si rende conto che non c’è nessun essere che non sia stato gentile con noi. Altrimenti una mente che considera alcuni vicini ed altri lontani rappresenterà la base per l’odio e l’attaccamento.

Nel testo si dice che non c’è nessun essere che non sia stato nostro amico, nostro vicino, perchè naturalmetne il testo da insegnamenti ad un pubblico buddhista.

Si ci rende conto che questi esseri sono stati gentili con noi, per questo mi devo sforzare di ripagare tutti gli esseri che sono stati così gentili con noi essendo stati nostri genitori, e bisogna rendersi conto che in tutti i reami si sperimentano sofferenze.

Dalla 4 concentrazione in poi gi esseri che vivono nel reame della non forma non sperimentano più i primi due tipi di sofferenza ma sperimentano comunque la sofferenza del terzo tipo, nel senso che sono sotto al controllo di odio e attaccamento.

E’ importante riconoscere nella propria vita tutti gli esempi dei tre tipi di sofferenza che spermentiamo.

Per poter generare una genuina ed autentica mente che desidera guidare tutti gli esseri al di là dello stato della sofferenza bisogna prima aver compreso questi tre tipi di sofferenza. Dopo averli analizzati per bene si genera una mente per cui è insopportabile rimanere ancora solo per un istante nel samsara, la mente della rinuncia.

Per quanto riguarda la soffferenza del cambiamento si ci riferisce al cibo, vestiti, fama che noi consideriamo come qualcosa che vogliamo ma in realtà non è altro che sofferenza del cabiamento. Ognuno di queste cose porta con sé il seme della sofferenza e inevitabilmente la transitoria felicità che ne scaturisce si trasformerà in sofferenza.

Tutti gli esseri desiderano la felicità e non la sofferenza, contempla in profondità questo punto. Non c’è nessun essere che non sia stato mio nemico o amico per centinaia di volte. Perciò non c’è nessuna ragione di odiare alcuni ed attaccarci ad altri.

Durante tutto il girono bisogna essere praticanti di Dharma. Quando si esce dalla sessione di meditazione, se non si ha meditato con concentrazione, non appena si incontra qualche circostanza favorevole ecco che non riusciamo a mettere in pratica ciò che abbiamo praticato.

Ricaricare le batterie è come la nostra sessione formale di meditazione, il motivo per ricaricare le batterie è per usarle dopo al di fuori della nostra sessione di meditazione. Se durante la sessione di meditazione si usa la concentrazione e si eviterà una mente distratta allora riusciremo ad ottenre questo risultato.

Tutti i miei amati esseri sono nel dolore. Cosa posso fare per prendere su di me le loro sofferenze?Visualizzo che tutt gli esseri siano liberi dalla sofferenza e riconosco che gli esseri sperimentano tutti i tre tipi di sofferenza che abbiamo spiegato.

Quando si può dire di aver sviluppato la grande compassione? Quando sentite che la compassione per i vostri cari è uguale a quella per tutti gli altri esseri meditate che ogni essere nelle dieci direzioni prova sofferenza e ha bisogno del vostro aiuto proprio come una madre risponde alle esigenze del proprio figlio. Quando sorgerà naturalmente una mente di questo tipo vorrà dire che avrete sviluppato una mente di compassione.