3-Insegnamenti S.S. Dalai Lama Dharamsala marzo 2004

Sua Santità il Dalai Lama: Pratichiamo il sentiero dell'amore e della compassione unito alla consapevolezza della mancanza d'un sé grossolano e sottile. Questa è la linea che separa i buddhisti dai non buddhisti.

Sua Santità il Dalai Lama: Pratichiamo il sentiero dell'amore e della compassione unito alla consapevolezza della mancanza d'un sé grossolano e sottile. Questa è la linea che separa i buddhisti dai non buddhisti.

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

ASSICURIAMOCI DI NON SPRECARE LA NOSTRA VITA

Sua Santità il Dalai Lama

Ora è il momento delle 4 metafore: il paragonare l’azione dei tre gioielli a quella del medico, del paziente e dell’infermiere.

Non vale invocare il Lama chiedendogli d’essere guardati in modo compassionevole! Sopratutto se crediamo in un dio creatore. Ma il Buddha non lava i peccati degli esseri senzienti. Non può trasferire le sue realizzazioni nelle menti degli esseri senzienti. Il Buddha non ha possibilità alcuna di purificare le colpe degli altri. L’unico modo per farlo è quello di seguire il suo sentiero.

La libertà di scelta dev’essere determinata dalla fede, non certo dalla fede cieca, ma dalla fede basata sulla ragione. È difficile ottenere dei benefici se non c’impegniamo completamente. La motivazione corretta ascoltando gli insegnamenti del Lama è quella di beneficiare gli altri e noi stessi, non certo per migliorare i nostri affari.

Tra le popolazioni himalayane erano diffusi un tempo i sacrifici animali che ora sono stati aboliti, così pure i matrimoni tra consanguinei che sono stati poi vietati.

Anche dai ritrovamenti archeologici risulta chiaro che il Tibet fu la culla del Buddhismo. Nel 1940 fu realizzato il primo progetto di produzione dell’energia elettrica ad opera d’ingegneri inglesi e tedeschi. Sono state rinvenute iscrizioni preistoriche rupestri simili a quelle in africa. Nel 1979 un team archeologico dell’università di Harward con ricercatori cinesi giunse alle conclusioni che la civiltà tibetana si sviluppò indipendentemente senza connessioni con la Cina, il che fu avvalorato da reperti archeologici risalenti a più di 2000 anni fa. L’origine della civiltà tibetana viene fatta risalire con una fiaba mitica a dei figli delle divinità locali, detentori d’intelligenze speciali. I tibetani sarebbero derivati dall’unione di una tigre con un ogress orco.

La civiltà di Shanshung espresse un tipo particolare di scrittura tibetana risalente a qualche migliaio d’anni fa. È una scrittura precedente a quella che utilizziamo ora ed è estinta.

Ricordiamo quindi il gran Re Tibetano Songtsen Gampo, che dimostrò elevate capacità, unite ad insigne intelligenza e larghezza di gestione del potere.

Quindi il grande apostolo del Dharma, Padmasambhava che conferì speciali insegnamenti segreti ai suoi discepoli sul tantra interno per il beneficio dei discepoli stessi e del dharma. Maestri come Shantarakshita si dimostrarono le pietre miliari della trasmissione del Dharma del Buddha nei monasteri, così come una schiera di traduttori tibetani s’impegnò a tradurre questi testi. La traduzione in tibetano si dimostrò più chiara e profonda che in altre lingue, sopratutto a quelle realizzate in cinese. Il darma del Buddha che si diffuse in Tibet è quello proveniente direttamente dall’india, espresso dapprima in pali, quindi in sanscrito. Riteniamoci fortunati d’avere la possibilità di praticare il dharma. Immaginiamo invece le sofferenze d’una rinascita nel regno animale. Felicitiamoci della nostra preziosa rinascita umana e dell’integrità dei nostri sei sensi.

Assicuriamoci di non sprecare la nostra vita. Ciascuno di voi detiene la potenzialità offerta da queste pratiche. Familiarizzandovi con esse otterrete così di nuovo questa preziosa rinascita umana, questa preziosa vita in futuro e realizzerete qualsiasi aspirazione che avrete espresso. Vedrete le negatività dell’attitudine auto gratificante, mentre, al contrario, vi renderete conto delle pratiche di meditazione senza preconcetti.

Come Millarepa, che si era reso artefice di tante morti e distruzioni, purificò le sue negatività, così seguendo le istruzioni del suo maestro raggiunse l’illuminazione in questa stessa vita. Le quattro torri di Millarepa, costruite e distrutte per ordine del suo maestro ne sono un esempio eclatante.

09.03.04

la tradizione buddhista

Sua Santità il Dalai Lama

la natura dell’amore ne è la base. Ma, per poterla praticare, occorre conoscere la sofferenza, realizzandone la cessazione, come molto chiaramente espresso nel sutra del cuore. Perciò non basta conoscere, ma occorre realizzare le 4 nob verità. Occorre conoscere la sofferenza: non solo quella degli umani, ma anche quella degli animali.

Occorre non limitarsi a conoscere la sofferenza della sofferenza, ma comprendere anche la sofferenza del cambiamento, la sofferenza delle felicità contaminate. Perfino incontrando delle felicità transitorie dobbiamo esserne consapevoli, non solo di quello stato, ma anche d’avere la capacità d’abbandonarle. La pace temporanea del meditatore non buddhista sulle esperienze neutrali , che sempre più tende a trovare livelli sempre più profondi di concentrazione lo porta a superare la sofferenza del cambiamento.

Sforziamoci di liberarci dalle emozioni affliggenti rendendoci conto di dover tuttavia portare questo fardello finché saremo costretti a vagare nel samsara.

La comprensione delle 4 nobili verità ci porta a realizzare la verità ultima, grazie alla liberazione dell’ignoranza. Da parte di qualcuno gli insegnamenti del Buddha vengono interpretati in modo distorto.

Se impegnerete a cercarlo, ad analizzarlo, l’io, il sé non lo troverete. Vi verranno in tal senso in aiuto molti sutra, tra cui quello della perfezione della saggezza e del cuore ed il sandimuchana sutra.

Tutti i fenomeni imputabili non hanno esistenza inerente. Trasformiamo la mente di chiara luce in quella del buddha. Meditiamo e pratichiamo nel solco scavato dalla pura tradizione di nalanda. Perciò il buddhismo tibetano è impropriamente chiamato lamaismo, termine che deriva dalla devozione verso il lama. Il buddhismo tibetano deriva direttamente dagli insegnamenti autentici del Buddha: da Nagarjuna, Chandrakirti, Aryatara che composero gli stessi testi insegnati nella tradizione tibetana, come i Fondamenti della Saggezzza di Nagarjuna. Non solo ne abbiamo conservato e reso materia di studio i loro testi, ma ella tradizione tibetana ne abbiamo anche iloro grandi commentari.

Anche le vite degli esseri dei reami degli dei o semidei sono, al pari di quelle delle persone ordinarie, soggette alla transitorietà dell’impermanenza, come un fulmine dalle nubi.

Più affiniamo il nostro capacità d’indagine, più scopriamo che l’universo è molto ma molto più grande di quanto potessimo immaginare. Ma dopo questo universo, ne troviamo degli altri. Questi cambiamenti momentanei della materia, sono gli stessi che portano al collasso delle galassie, dei soli e delle stelle, degli universi stessi. Osservando il nostro pianeta dall’alto e viaggiando nello spazio, non potremo scorgere né i confini né quelle linee immaginarie creati dagli esseri umani per indicare le separazioni, le divisioni tra i popoli e le nazioni. Pensiamo piuttosto che tutto ciò che appartiene al passato ora è scomparso. Dall’alto possiamo scorgere quell’immensa costruzione umana che è la grande muraglia cinese.

Pensiamo a Taj Mahal.