Dalai Lama: eros ed amore.

Sua Santità il Dalai Lama: L'amore autentico si basa sulla bontà.

Sua Santità il Dalai Lama: L'amore autentico si basa sulla bontà.

Eros, amore e Dalai Lama di Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama.
La massima autorità spirituale buddista parla della vita di coppia. E spiega che la complicità e la bontà sono il tramite per vivere le passioni Si intitola ‘Lettera alle donne’ il nuovo libro del Dalai Lama firmato insieme alla giornalista francese Catherine Barry che Rizzoli manda in libreria nei prossimi giorni (259 pagine, euro 17,50). Anticipiamo il capitolo ‘Dalla sessualità alla coppia passando per l’amore’.
Sua Santità il Dalai Lama

La coppia sembra avere una grandissima importanza nella vita degli occidentali. Mi ponete spesso domande su questo argomento, ma io sono solo un semplice monaco che non ha mai vissuto questo tipo di esperienza. I consigli che posso suggerire nascono dalla mia conoscenza della mente e delle emozioni, i cui meccanismi sono universali. Comprenderli aiuta a vivere quotidianamente in maggiore armonia con gli altri in generale, e quindi anche con il proprio compagno. …Le modalità con cui si instaurano rapporti con gli altri non sono diverse da quelle con cui si stabilisce la propria relazione con il coniuge. La motivazione prevalente, quello che ci si aspetta e i timori a essa sottesi contribuiscono a orientarne il percorso e determinano i problemi specifici che la caratterizzano. Dalla sessualità alla coppia passando per l’amore. Per risolverli è necessario riflettere sulla natura essenziale delle vostre relazioni. È questo il punto di partenza. Quello che proiettate sull’altro dipende dal vostro ego, dalle emozioni e da quello che avete vissuto. Finché non avrete lavorato a sufficienza su voi stessi, anche i motivi di attrito e disaccordo perdureranno. Le emozioni conflittuali determinano in parte i vostri rapporti. Sarebbe bene sostituirle con compassione e amore autentici, svincolati dal desiderio e dall’attaccamento: l’altro non deve essere considerato un oggetto sul quale esercitare potere. Molti genitori provano un attaccamento eccessivo per i loro figli. Spesso si tratta di un sentimento di natura egoistica, e dunque fonte di numerosi attriti, in particolare nel corso dell’adolescenza. I figli non appartengono ai genitori e lo stesso vale per la coppia: il vostro coniuge non vi appartiene. In una coppia la relazione inizialmente si basa spesso più sull’attaccamento che sul vero amore. Si costruisce in funzione delle proiezioni dei due partner che, a partire dai rispettivi desideri e attese, esercitano un certo ascendente l’uno sull’altro e amano per essere riamati. È questo, per esempio, il caso dell’amore romantico. Il potente desiderio che lo suscita porta a enfatizzare le qualità del partner e, al contrario, a esasperarne i difetti quando il suo atteggiamento comincia a cambiare o quando questi smette di corrispondere all’immagine che ci si è costruiti di lui. Il minimo screzio può allora scatenare rabbia, avversione e a volte persino odio, così che l’altro si trasforma in un nemico. Quando le nostre proiezioni mutano, l’attaccamento diminuisce poiché, in questo caso, l’amore non si basa sul desiderio di rendere felice l’altro bensì su un bisogno egoistico che ha avuto la meglio sulla ragione. L’attaccamento conduce a false soddisfazioni
Nagarjuna afferma: “Quando utilizziamo gli oggetti ai quali siamo attaccati, proviamo un certo piacere. Ma è come grattarsi quando si ha prurito. Al momento si prova piacere, ma ci si sentirebbe senza dubbio meglio se il prurito non ci fosse affatto”. Quando riusciamo a ottenere un oggetto, un essere, una relazione che desideravamo in modo ossessivo, da un certo punto di vista questo riesce a renderci felici, ma allo stesso tempo sappiamo che ci sentiremmo molto meglio se fossimo liberi da qualunque forma di attaccamento e dalla conseguente ossessione, perché l’attaccamento conduce a un falso appagamento. Per liberarcene possiamo lavorare sul non attaccamento, pratica che inoltre ci libererà da timori e paure.
Senza un amore e una compassione autentici è difficile accettare e tollerare l’altro. Il buddismo insegna che due emozioni contrarie non possono coesistere contemporaneamente nello spazio della nostra mente. Se proviamo rabbia o odio per una persona, dovremmo sforzarci di sviluppare amore nei suoi confronti, così le emozioni negative spariranno da sole.
Senza compassione e amore autentici, è difficile accettare e tollerare l’altro. Secondo il buddismo, l’abbiamo già visto, “i nostri nemici sono i nostri più grandi maestri. Ci insegnano la forza interiore, il coraggio, la compassione, la tolleranza e la pazienza”. L’ho sperimentato moltissime volte. Se si giunge a comprendere quello che anima le persone che si comportano in modo violento con il loro prossimo non si può più provare odio o rabbia verso di loro ma, al contrario, una profonda compassione per le sofferenze che patiscono e che li spingono ad agire in tal modo. Se i nostri nemici ci insegnano il vero coraggio, la pazienza, la tolleranza, la compassione e l’amore, possiamo a maggior ragione imparare tutto questo dal coniuge, e in modo molto più semplice. Questo tuttavia presuppone un ripensamento del nostro rapporto con l’altro, una riflessione sulla sua vera natura e la consapevolezza che qualunque idealizzazione dell’amore può suscitare difficoltà relazionali, a breve o lungo termine, a causa della frustrazione. Esiste una netta differenza tra un sentimento d’amore e di compassione autentici e un amore fondato invece sul fantasma dell’attaccamento. In quest’ultimo caso i problemi prima o poi arriveranno e la relazione rischierà di concludersi con una separazione. Al contrario, la compassione e l’amore autentici sono più forti, più semplici. La loro prima qualità è la profondità e il rapporto che si fonda su di essi è più stabile, sicuro, felice e sereno.
L’amore autentico si basa sulla bontà.
Il vero amore non si fonda sul fatto che io consideri qualcuno bello o piacevole, né tanto meno sul fatto che gli sia affezionato, ma sulla bontà, una bontà essenziale che si esercita indistintamente nei confronti di tutti gli esseri.
Coloro che la provano sentono l’impellente bisogno di fare ciò che è in loro potere per rendere felici gli altri. Tutti noi condividiamo l’obiettivo di essere felici: esserne consapevoli e riconoscere la legittimità di tale aspirazione ci aiutano a sentirci più vicini e più affini al prossimo. Le nostre proiezioni mentali tendono a dissolversi più facilmente e non esistono più né l’amico né il nemico, ma solo individui che possiedono uguali diritti e aspirazioni. Tale percorso conduce poi naturalmente a sviluppare il senso di responsabilità e il rispetto dell’altro.
Amore e compassione autentici sono “legati, interdipendenti e indispensabili l’uno all’altra, come le due ali di un uccello lo sono per il volo” afferma il grande maestro indiano Shantideva. Quando si fondano su ragione e conoscenza, non sono più semplici reazioni emotive, ma inducono a farsi pienamente carico in modo totale e assoluto di ciascun essere sensibile.
All’interno della coppia è dunque imprescindibile che ciascuno faccia uno sforzo sincero per coltivare queste qualità dello spirito. Se entrambi si impegnano con la massima convinzione a essere buoni e coltivano la compassione e il senso di responsabilità per reprimere le proprie inclinazioni all’attaccamento nella vita quotidiana, la coppia resisterà con maggior successo ai conflitti e avrà più possibilità di durare nel tempo.
Quando si parla di coppia, bisogna considerare la posizione che il desiderio sessuale occupa nella pratica buddista. Per ignoranza circolano infatti molti pregiudizi ed errori su questo tema. Il Vajrayana,* il buddismo tibetano o “via dei tantra”, considera il desiderio sessuale non dal punto di vista della procreazione o del piacere carnale ma nell’ottica della liberazione individuale, della realizzazione del nirvana.* In questo contesto qualunque dissolutezza sessuale, come per esempio le relazioni adulterine, è vietata sia all’uomo sia alla donna.
I rapporti sessuali possono rientrare in un percorso spirituale.
Ogni praticante deve dunque attenersi alle norme che regolano una corretta condotta sessuale. I rapporti sessuali possono infatti rientrare in un percorso spirituale perché nel praticante che possegga una grandissima compassione e saggezza sono in grado di convogliare le energie in un modo specifico. La potente concentrazione della coscienza consentirà allora di raggiungere livelli di conoscenza molto raffinati.
Molti occidentali si chiedono inoltre perché i buddisti rappresentino nei mandala divinità unite al loro compagno di sesso maschile. Il mandala simboleggia l’universo, il mondo della divinità, quindi, quando una dea è accoppiata al proprio paredro, suo coniuge, il congiungimento sessuale rappresenta l’unione dei contrari, la risoluzione dei conflitti e della sofferenza, la possibilità di raggiungere la suprema realizzazione che conduce allo stato di budda. Non è dunque una dimensione sessuale, ma simbolica. (…)
È indispensabile riflettere sulla natura del desiderio.
Una relazione sana e feconda può naturalmente comprendere la componente sessuale. Il desiderio implicito può essere di natura buona o cattiva. Se è insaziabile, nutrito di fantasie e chimerico, se nasce dalla passione senza avere nulla a che fare con la realtà sarà all’origine di numerose sofferenze. Ma il desiderio disciplinato dalla ragione e dall’intelligenza si rivela invece molto più positivo. All’inizio di una relazione è fondamentale riflettere sulla natura del desiderio per non provocare frustrazioni troppo profonde. Il desiderio sessuale cerca la soddisfazione attraverso il possesso dell’altro. Si affievolisce o si esaurisce piuttosto in fretta quand’è appagato o quando, con il passare del tempo, le attrattive del partner diminuiscono. L’emozione degli inizi viene meno per lasciare il posto a una reciproca incomprensione. Si scopre la vera natura dell’altro, fino a quel momento nascosta dal desiderio. Per questo tanti matrimoni falliscono e scoppiano litigi e rancori.
Una relazione di coppia basata soltanto sul desiderio carnale e il piacere ha, come abbiamo visto, poche possibilità di durare nel tempo. A volte, tuttavia, il desiderio è talmente forte da nascondere la realtà, facendo dimenticare che l’altro non potrà rendervi felici. Pur essendone intimamente coscienti, non se ne tiene conto, mentre la verità è pronta a riprenderci da un momento all’altro, spesso quand’è troppo tardi. La passione e il desiderio sono emozioni che, come la rabbia o l’odio, possono arrivare a dominare un individuo, renderlo folle e fargli commettere molti errori. (…)
I rapporti di coppia stabili e duraturi si fondano su una comunicazione vera e onesta, nella quale non predomina l’attrazione carnale. La bontà, la dolcezza, la gentilezza, l’altruismo, il senso di responsabilità uniscono reciprocamente l’uomo e la donna in un legame autentico. I partner si stimano e hanno fiducia l’uno nell’altro, si rispettano e si dimostrano tolleranti e pazienti. I loro rapporti si basano sul senso di responsabilità e sull’impegno reciproco.
http://espresso.repubblica.it/dettag…ama/2109455//0