Dharamsala 03.10.08: VII giorno d’insegnamenti di S.S. il Dalai Lama: pomeriggio

Dobbiamo premettere che questi sono solo appunti, presi a mano e scaricati sul computer subito dopo gli insegnamenti, in cui non riusciamo certo a darvi una trascrizione esatta di ciò che ha detto Sua Santià nei suoi insegnamenti, in cui parla in tibetano ed in inglese. Pertanto vi preghiamo di scusarci se vi sono errori o incomprensioni.

Luciano Villa e Alessandro Tenzin Villa e Gabriele Erba

Sua Santità giunge sorridente al templio, dimostrando di essere in gran forma

Sua Santità giunge sorridente al templio, dimostrando di essere in gran forma

Domanda: qual è la relazione fra il Buddhismo e la politica?

Risposta di Sua Santità il Dalai Lama: circa 30 anni fa c’è stata una conferenza qui in India. Era presente un ministro, questo aveva detto noi siamo politici, non conosciamo e non ci occupiamo di religione. Il Dharma porta la motivazione di beneficiare gli altri per questo gli ho risposto: avete bisogno del Dharma. Colui che sta in eremitaggio non ha la possibilità di fare del male a tanti esseri quanti ne può danneggiare un politico. Per questo il politico ha più bisogno del Dharma rispetto all’eremita. Per questo se si comprende qual è l’essenza della politica e qual è l’essenza del Dharma si può comprendere he le due cose possono andare veramente a braccetto.

Però per quanto riguarda le istituzioni religiose queste devono essere necessariamente divise da quelle politiche.

A partire dal 5° Dalai Lama la guida spirituale e temporale del Tibet sono state unnificate sotto alla sua figura. Però da quando siamo venuti qui a Dharamsala ho fatto fare delle elezioni politiche ed è stato eletto un primo ministro. Per cui quando vado in giro sottolineo l’importanza di tenere separate le due istituzioni. Questo non vuol dire che a livello privato la persona politica non possa fare uso del Dharma per fare meglio il suo lavoro di politico.

Domanda: se si rompono i voti presi cosa si può fare?

Risposta di Sua Santità il Dalai Lama: va bene sia riprendere i voti sia la confessione. Per noi che siamo praticanti del mahayana ogni volta si dovrebbe fare la pratica della confessione. Ci comportiamo sempre come se fossimo dei praticanti però non appena incontriamo veramente una situazione difficile allora viene fuori solo io io io…

Per cui considerando i voti del bodhisattva noi praticanti mahayana dovremmo confessarci davvero molte volte.

Sua Santità il Dalai Lama

Passiamo al testo…

GLI STATI INTERMEDI DI MEDITAZIONE DI KAMALSHILA

L’ECCITAZIONE E I DUE TIPI DI TORPORE

…si parla dell’eccitazione e del torpore come ostacoli allo sviluppo della concentrazione univoca. Il torpore si divide in grossolano e sottile. Il primo tipo di torpore è come una foschia e questa è la causa per sviluppare il torpore sottile. In quest’ultimo benchè l’oggetto appaia, di fondo non c’è una vera chiarezza, c’è una mancanza di questa e la mente non è molto allerta.

Vengono poi menzionati gli antidoti contro il torpore e l’eccitazione…

I RELATIVI ANTIDOTI

Nel torpore la mente è troppo rilassata e quindi c’è bisogno di fornirgli nuovo interesse e vivacità. Mentre quando si parla di eccitazione, al contrario, la mente è troppo vivace ed in un certo senso è necessario abbassarne il tono.

Per realizzare il calmo dimorare si passa attraverso 9 fasi. Incrementando la capacità di concentrazione non si deve cadere in questi errori che abbiamo menzionato.

Se si cade ancora in questi errori bisogna utilizzare i relativi antidoti: consapevolezza ed introspezione.

Se invece non appaiono più i difetti mentali dobbiamo rilassarci senza più applicare nessun antidoto.

Sua Santità il Dalai Lama

Arrivati al 9° stadio il praticante riesce a rimanere anche 3 o 4 ore sull’oggetto di concentrazione senza distrarsi, senza che la chiarezza diminuisca o altri ostacoli si presentino.

Con la corda della consapevolezza e dell’introspezione bisognerebbe legare la mente come un elefante sull’oggetto di meditazione.

Il calmo dimorare si attualizza quando c’è la flessibilità sia fisica che mentale. Attraverso la prolungata meditazione la mente ottiene il potere di applicarsi sull’oggetto per quanto tempo desidera.

I 4 VEICOLI

Sua Santità il Dalai Lama

Si parla del veicolo degli umani e degli Dei, del veicolo di Brahma, del veicolo degli uditori e del veicolo dei Bodhisattva.

Astenersi dalle 10 azioni negative è una pratica comune anche al primo veicolo, quello degli umani e degli Dei, ed è propria di tutte le religioni del mondo.

Per quanto riguarda il secondo veicolo, il veicolo di Brahma, si iniziano a riconoscere gli svantaggi di attaccarsi agli oggetti, per cui si sviluppa il non attaccamento verso gli oggetti sensoriali e si realizza lo shinè.

Foto di gruppo (da sinistra a destra: Giovanni, Luciano, Luca, Bonnie, Alessandro, Anna Maria, Alice, Graziella, Elisabetta) con la venerabile Ani Bonnie

Foto di gruppo (da sinistra a destra: Giovanni, Luciano, Luca, Bonnie, Alessandro, Anna Maria, Alice, Graziella, Elisabetta) con la venerabile Ani-La Bonnie

Questa pratica non rappresenta una causa per ottenere l’illuminazione.

Unendo questa pratica alla meditazione ed alla comprensione della talità si passa dal veicolo di Brahma al veicolo degli uditori.

Il solo calmo dimorare non può purificare la saggezza trascendentale ed eliminare il buio delle oscurazioni.

INTERROGARSI

Sua Santità il Dalai Lama

Dopo aver analizzato un fenomeno si induce una certa comprensione definitiva a suo proposito. Questa è una mente analitica che arriva ad una comprensione finale sull’oggetto. Questa mente analitica può essere applicata a diversi oggetti: la saggezza che realizza il convenzionale, la mancanza del sé, la saggezza che realizza l’impermanenza…

Cos e’ questo modo ultimo di esistere dei fenomeni?

Si parla di mancanza del sé della persona (mancanza di quel sé percepito dai non buddhisti come un sé unitario, indipendente ed eterno) e mancanza del sé dei fenomeni (mancanza di esistenza vera degli aggregati e così via).

LE 4 SCUOLE

I Vaibashika e i Sautantrika propongono la mancanza del sé della persona ma non quella dei fenomeni. Essi benché rifiutino il sé della persona come quello percepito dai non buddhisti, credono che via sia un sé come se fosse il proprietario degli aggregati.

I Cittamatra propongono la mancanza del sé intrinseco dei fenomeni ed anche la mancanza del sé della persona percepito dai non buddhisti, tuttavia essi attribuiscono alla mente una vera esistenza.

I Madhyamika sostengono la mancanza di esistenza vera dei fenomeni esterni sostanzialmente diversi dalla mente e la mancanza del sé intrinseco della persona, non attribuendo un sé instrinseco nemmeno alla mente.

La scuola Madhyamika, lo abbiamo già detto, si divide in due: coloro che accettano a livello convenzionale l’esistenza dei fenomeni a causa delle loro caratteristiche e coloro che non accettano neanche a livello convenzionale l’esistenza dei fenomeni.

Per cui la talità è la natura di tutti i fenomeni che a livello ultimo sono privi di un sé.

La saggezza che apprende questo modo di esistere dei fenomeni è solo la perfezione della saggezza.

Neppure la persona è negli aggregati e così via perchè gli aggregati hanno la natura di essere molti ed impermanenti. Il fenomeno persona non può esistere se non come uno o come molti. Perciò dobbiamo concludere che l’asserzione del mondo io e mio è completamente errata.

I fenomeni del mondo sono inclusi nei 5 aggregati, nelle 12 sorgenti sensoriali e nei 18 elementi.

Tutti questi in ultima analisi non sono nient’altro che aspetti della mente.

IL SE’ PERCEPITO DAI NON BUDDHISTI NON ESISTE

Sua Santità il Dalai Lama

Kamalshila sta sostenendo la mancanza di esistenza dell’io come sostenuto dai non buddhisti, cioè un io unitario, eterno ed indipendente. Non si può sostenere che ci sia un’ io che sia unitario perchè gli aggregati sono molti, non può essere indipendente perchè può esistere solo in dipendenza degli aggregati e non può essere eterno perchè gli aggregati sono impermanenti.

L’IGNORANZA FILOSOFICAMENTE ACQUISITA

Poi viene scartata la visione filosofica delle scuole Vaibashika e Sautantrika che negano l’esistenza dell’io come lo percepiscono i non buddhisti ma propongono l’esistenza di un io come se fosse il proprietario degli aggregati. Questa viene detta ignoranza acquisita filosoficamente.

LA NATURA DELLA MENTE

Sua Santità il Dalai Lama

Siccome ricercando i fenomeni non li si trova, Kamalashila afferma che essi esistono solo a livello convezionale, per questo dice che queste percezioni non sono altro della natura della mente. Questo è molto vicino alla visione cittamatra. Kamalshila prosegue, a differenza di quanto affermano i cittamatra, negando anche l’esistenza intrinseca della mente. Questa mente, che non esiste separatamente dalle forme fisiche e così via, è della natura dell’illusione. Quando la natura della mente è percepita dalla saggezza non è percepita essere né dentro né fuori. Vista dalla saggezza non è percepita né la mente del passato, né la mente del futuro, né la mente del presente.

Si rifiuta e si critica la visione dei cittamatra che sostengono che la mente possa esistere, mentre i fenomeni no. I cittamatra affermano che i fenomeni sono della natura della mente. Ma se si applica alla mente la stessa analisi che si è applicata ai fenomeni, anch’essa non è ritrovabile. Quindi si può solo arrivare alla conclusione che tutti i fenomeni sia interni che esterni esistano solo a livello di imputazioni.

SVILUPPARE UNA CONCENTRAZIONE NON CONCETTUALE

Ciò che è completamente realizzato dalla mente è anche realizzato come essere vuoto. Quando la mente comprenderà direttamente qual è il modo ultimo di esistere dei fenomeni non analizzerà più se sono permanenti o impermanenti, prodotti o non prodotti, contaminati o non contaminati…

Avendo così analizzato il praticante si impegna con una concentrazione non concettuale, univoca. In questo modo la vera esistenza dei fenomeni sarà realizzata. Coloro che meditano semplicemente per limitare l’attività intellettuale non potranno conoscere i fenomeni così come sono perchè mancano del fuoco della saggezza.

L’UNIONE DI METODO E SAGGEZZA

Prima di praticare gli aspetti del metodo bisogna generare nella mente una chiara comprensione della mancanza del sé dei fenomeni. E allo stesso modo quando si medita sulla vacuità si dovrebbe generare la mente infusa dal desiderio di aiutare gli esseri per mezzo della pratica.

Praticando in questo modo si otterrà l’unione di metodo e saggezza.