Insegnamenti S.S. Dalai Lama Sarnath 15.01.11 pomeriggio

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Sua santità il Dalai Lama: Il Bodhisattva s’inoltra nella pratica dei metodi abili guidato dalla saggezza. È solo con la pratica della saggezza che il Bodhisattva elimina le afflizioni.

Sua santità il Dalai Lama: Il Bodhisattva s’inoltra nella pratica dei metodi abili guidato dalla saggezza. È solo con la pratica della saggezza che il Bodhisattva elimina le afflizioni.

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Sarnath India, il pomeriggio del 15 gennaio 2011 (quarto giorno) su “Gli stadi intermedi di meditazione” di Acharya Kamalashila e “La via del Bodhisattva” o Bodhisattvacharyavatara di Shantideva. Traduzione dal tibetano in italiano di Teresa Bianca. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama

Per Chandrakirti, i fenomeni esistono solo come costruzioni mentali: i fenomeni esistono perciò solo nella mente, questa è la visione Prasangika Svatantrika. Quando i fenomeni vengono scomposti, e la natura delle loro particelle raggiunge il livello elementare, non è rinvenibile nessuna identità. Così, la forma fisica non è altro che un aspetto della mente. Mediante la saggezza che discrimina pensa alla vera esistenza dei fenomeni. . è un errore attaccarsi all’aspetto esterno dei fenomeni! La forma fisica è falsa, perché non è né una sola né molte, così la mente, che non può essere altro che ciò, non può essere né una né molte. Quando l’identità della mente viene esaminata attraverso la saggezza discriminativa, non è percepita né dentro né fori, né vengono percepite le menti del passato o del futuro. Sia gli oggetti dei 5 sensi, sia ad es. gli occhi, né i percettori sensoriali non esistono inerentemente. Forse che i fenomeni vengono generato quando sorgono nella mente? Da dove provengono quale è la causa? Non v’è motivo per essere prodotti se dovessero sorgere di per sé.

In base al ragionamento del sorgete dipendente, il risultato dipende dalla causa e la causa dal risultato.

Attenzione! I praticanti della sola concentrazione sembrano talvolta diventare indifferenti, sembra che il loro permanere nello stato non concettuale li renda apatici. Stiano attenti, invece, a non cadere in preda al torpore ed all’agitazione sottile. In proposito, un lama del Ladakh mi confidava che dopo aver meditato, sentiva come un appiattimento delle proprie capacità mentali: il che molto probabilmente dipendeva dallo sprofondamento nel torpore. Infatti, nel tantra, si mira a vedere l’oggetto di meditazione in modo non concettuale.

È molto importante cercare di capire il significato dei testi. Ad esempio: cos’è la talità del Darmadatu? È la verità ultima.

Chi medita con saggezza e capacità analitica, è in grado d’individuare l’identità dei fenomeni. All’opposto, chi non medita con saggezza non è capace d’individuare i pensieri incongruenti perché gli manca il fuoco della saggezza. Lo yogi medita sulla vacuità per liberarsi dalle afflizioni: e quando identifica effettivamente gli oggetti comprende tutti i fenomeni come privi d’esistenza intrinseca.

Dopo aver completato questa meditazione concentrativa, c’impegneremo nella meditazione analitica per capire che quel fenomeno manca d’esistenza intrinseca. Comprendendo che la mente cade nel torpore, occorre procedere immediatamente all’applicazione degli antidoti. Non bisogna diventar ciechi per la stupidità del torpore! Quali sono i rimedi d’applicare in Shinè, il calmo dimorare: l’equilibrio tra la pratica concentrativa e quella d’esaminare il fenomeno. Nella sessione di meditazione, lasciamo le pratiche, e tutto v’apparirà come un’illusione! Tutto dipende dall’aver effettivamente correttamente indagato sulla vera mancanza d’esistenza intrinseca dei fenomeni. Non dimentichiamoci, comunque, d’integrare tutto ciò con la nostra meditazione sulla bodhicitta.

Neppure dobbiamo dimenticarci di riposare dopo aver meditato! Poi entriamo in meditazione concentrandoci su tutti i fenomeni come privi d’una loro natura propria. Quindi riposiamoci nella visione del calmo dimorare e della visione superiore. Meditiamo per 30 minuti: questa la possiamo già considerare una sessione completa! Come dice il Lankavatara Sutra: impegniamoci nella meditazione per quanto più a lungo ci riesce possibile!

Come possiamo spiegare la relazione tra causa ed effetto?

I fenomeni sono prodotti convenzionalmente, da cause e condizioni, ma, all’ultimo, mancano d’esistenza intrinseca. Impegniamoci nell’accumulazione di meriti e saggezza. Una volta conseguita la comprensione della talità, questa grande capacità, dovremmo impegnarci ad intraprendere la pratica d’unione di metodo e saggezza, utilizzando testi di Manuttarayogatantra, evitando così di praticare solamente il metodo come aspetto del sentiero. In tal modo unifichiamo la visione del calmo dimorare con la visione superiore.

Gli esseri d’intelligenza inferiore pensano che i Bodhisattva posseggono intrinsecamente le virtù, mentre è vero esattamente l’opposto! Essi conseguono le qualità che li contraddistinguono con la pratica, innanzitutto con la pratica delle sei paramita.

Generosità                     Dana            Jimpa

Dono di beni materiali

Del Dharma

Della Protezione

Dell’amore

Moralità                         Shila            Tsultrim

Evitare azioni negative

Proteggere gli altri dalle azioni negative

Esercitarsi nelle virtù

Pazienza                        Kshanti        Zopa

Rifiuto di nuocere

Accettazione della sofferenza

Pazienza nella pratica del Dharma

Sforzo entusiastico        Virya           Tsondup

Perseveranza del Dharma

Perseveranza che protegge da leggerezza e ozio

Confidare nelle proprie capacità

Concentrazione              Dhyana       Samten

Saggezza                        Prajna         Sherab

fonte: http://www.vajra.it/ che si ringrazia.

Se un Bodhisattva dovesse possedere la saggezza ma non i mezzi abili, sarebbe come un uditore che non possiede la capacità di comprendere il significato delle parole del Buddha. Il sentiero del Bodhisattva è indissolubilmente composto dai mezzi abili uniti alla saggezza. La pratica dei mezzi abili è fondamentale per la liberazione: per uscire dal ciclo delle rinascite. Perciò la pratica del sentiero include sia quella della saggezza che dei mezzi abili. Possiamo utilizzare nel sentiero le afflizioni, come l’attaccamento?

Se abbiamo ben presente il punto saliente e gli scopi della pratica: allora lo possiamo fare. Il Bodhisattva s’inoltra nella pratica dei metodi abili guidato dalla saggezza.

È solo con la pratica della saggezza che il bodhisattva elimina le afflizioni. Pratichiamo quindi i metodi abili prima e dopo la meditazione: nei momenti liberi. Quando si esce dalla sessione d’assorbimento meditativo, c’impegniamo nella pratica della generosità con una mente capace di comprendere tutto e con la consapevolezza come quella d’un mago, ossia che ciò che osserva è effimero ed illusorio in quanto privo d’esistenza inerente. Quando l’equilibrio meditativo porta un senso di pace, significa che abbiamo conseguito un certo fattore di saggezza. Chi si abitua alla pratica della compassione e dei mezzi abili, alla bodhicitta, indubbiamente eccellerà. L’accumulazione di meriti unita all’introspezione farà si che riusciremo a vedere tutti gli infiniti esseri come cari e piacevoli, il corpo otterrà splendore e la mente qualità speciali come la chiaroveggenza.

Capitolo 9 di Shantideva, strofa 7.

Se gli esseri fossero illusori: come potrebbero rinascere dopo la morte? In nessun luogo esiste una singola condizione in grado di far sorgere tutto. Se la condizione fosse il nirvana, a causa della presenza di tante menti errate, dovremmo sperimentare le conseguenze nefaste delle azioni negative da loro prodotte.

 

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