4 Insegnamenti S.S. Dalai Lama Tolosa 13.08.11

Matthieu Ricard parla a Sua Santità il Dalai Lama, che ha asserito: "La mente che medita lo fa per trasformarsi in quell'entità d'amore e compassione, perciò quando la sua coscienza si trasforma, genera appunto amore e compassione".

Matthieu Ricard parla a Sua Santità il Dalai Lama, che ha asserito: "La mente che medita lo fa per trasformarsi in quell'entità d'amore e compassione, perciò quando la sua coscienza si trasforma, genera appunto amore e compassione".

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Tolosa, Francia il pomeriggio del 13 agosto 2011 (quarta parte – primo giorno) su “Gli stadi intermedi di meditazione” di Acharya Kamalashila liberamente disponibile qui http://www.sangye.it/altro/?p=1698. Traduzione dal tibetano in italiano di Fabrizio Pallotti. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama

La tradizione del Buddhismo tibetano deriva direttamente da quella della grande università indiana di Nalanda, nell’odierno Bihar. Nell’VIII – IX secolo, proprio da Nalanda vennero in Tibet i grandi maestri buddhisti che crearono le prime scuole e fondarono i primi monasteri nel Pese delle Nevi, come Shantarakshita ed il suo maestro Kamalashila.Entrambi furono invitati in tibet dall’imperatore allora regnante, entrambi vissero ed insegnarono a lungo in Tibet, dove conclusero i loro giorni. La scuola Madyamika di pensiero fu proprio fondata da Shantarakshita. Pure Padmashambava proveniva da Nalanda.

In passato il Buddhismo Tibetano veniva etichettato come lamaismo, ma si tratta d’una definizione inesatta, il nostro e’ il Buddhismo Mahayana Vajrayana della tradizione di Nalanda, e’ il veicolo del Bodhisattva e del tantra. Lamaismo era una definizione scorretta, basata sulla scarsa conoscenza, anzi, sull’ignoranza.

Il Buddhismo cinese e coreano annovera seri e qualificati studiosi, noi abbiamo una tradizione più giovane, loro sono coloro che detengono la tradizione più antica: sono gli anziani, perciò mi prostro sempre verso di loro. Ma non e’ tanto male essere dei giovani allievi. In uno dei loro monasteri mi sono sentito dire: “Anche noi recitiamo il sutra del cuore, ma senza conoscerne il significato”. Al che proposi loro un commentario esplicativo alla Prajnaparamita. Altrimenti sarebbe un nonsenso: e’ di fondamentale importanza conoscere i contenuti ed i significati dei testi, dei mantra e delle preghiere che recitiamo.

In Tibet abbiamo una tradizione millenaria: e’ una tradizione ragguardevole, particolarmente positiva.

Ora affrontiamo il testo di questi insegnamenti, il capolavoro di Kamalashila: Gli stadi intermedi della meditazione. Possiamo chiamare il testo o col nome del suo compositore o dei principali argomenti contenuti: gli stadi della meditazione, per l’appunto. I cui argomenti sono appunto la comprensione o penetrazione speciale o comprensione speciale intuitiva o laktong, che va comunque preceduta da shine o calma dimorante: comune a buddhisti e non buddhisti. Una delle caratteristiche speciali che contraddistinguono il buddismo e’ la mancanza del se’ inerente, autonomo, immutabile. Questa comprensione e’ la base per abbandonare le oscurazioni all’onniscienza, il che va preceduto dalla generazione di bodhicitta o mente d’illuminazione. Quando parlo di GOM, che dal tibetano viene generalmente tradotto con meditazione, intendo principalmente la familiarizzandone con una certa pratica, in quanto e’ più facile generare qualità interiori attraverso lo sforzo meditativo continuativo di compiere un’azione: la meditazione. Questa l’intendiamo come l’unione della calma dimorante shine con la comprensione speciale, attraverso l’analisi: la meditazione analitica e la meditazione concentrativa e la stabilizzazione meditativa. La mente che medita lo fa per trasformarsi in quell’entità d’amore e compassione, perciò quando la sua coscienza si trasforma, genera appunto amore e compassione. Come medita la mente? Lo fa per comprendere il significato della vacuità e dell’impermanenza. A tal scopo esistono diversi tipi di meditazione in cui si generano aspetti diversi. Ad esempio, Kundo Rinpoche parla di tipi o metodi o aspetti diversi di familiarizzazione finalizzati a coltivare approfonditamente calma dimorante o shine’ e la speciale visione profonda vipassana unita a determinati aspetti contemplativi della natura della conoscenza. Meditiamo sull’impermanenza dei fenomeni. Qualsiasi fenomeno soggetto al cambiamento sorge sulla base delle sue cause e condizioni: e’ la legge di causa ed effetto, e’ la legge dell’interdipendenza. Buddha diede l’Insegnamento dei 12 anelli d’interdipendenza spiegando come, sulla base di cause completamente oscurate, sorge l’ignoranza e questa si riproduce e s’amplifica sulla base delle oscurazioni mentali. All’opposto, eliminando la causa precedente, eliminiamo anche quella successiva.

E’ tuttavia impossibile sperare di conseguire l’illuminazione senza realizzare appropriate cause e condizioni. Se le cause sono parziali, anche il risultato sarà incompleto. Così come per far germogliare un fiore, ne necessitano appropriate cause e condizioni, e nel debito modo e corretta successione. Così, per realizzare l’illuminazione occorre aver generato le opportune cause nella loro perfetta successione. L’origine dipendente della dipendenza non dipende da una causa funzionante. Qualsiasi fenomeno dipende da parti. Il mondo fenomenico appare esistere erroneamente in modo indipendente, inerente. Ma questa visione distorta e’ sostenuta dall’ignoranza della mente, che a sua volta e’ sostenuta dalle impronte condizionanti l’ignoranza della nostra mente.