1 Insegnamenti S.S. Dalai Lama Kalachakra Washington DC 9.07.11


Sua Santità il Dalai Lama, Kalachakra Washington DC: "Anche l'attuale crisi morale è direttamente correlata con la caduta dei valori spirituali".

Sua Santità il Dalai Lama, Kalachakra Washington DC: "Anche l'attuale crisi morale è direttamente correlata con la caduta dei valori spirituali".

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama preliminari all’Iniziazione al Kalachakra a Washington DC, USA, il 9 luglio 2011 (prima parte del primo giorno) su “Le 37 Pratiche del Bodhisattva (laklen sodunma)” di Gyalsey Thokme Sangpo (liberamente disponibile qui http://www.sangye.it/altro/?p=134) e sugli “Stadi Intermedi della Meditazione (gomrim barpa)” di Kamalashila (liberamente disponibile qui http://www.sangye.it/altro/?p=1698). Appunti ed editing dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Questo lavoro è basato su quanto espresso direttamente in inglese da Sua Santità il Dalai Lama vedi http://www.dalailama.com/webcasts/post/195-kalachakra-preliminary-s e sulle traduzioni dal tibetano in inglese del Prof. Lobsang Jimpa e dal tibetano in italiano di Fabrizio Pallotti. Ci scusiamo per gli inevitabili errori ed imperfezioni.

Sua Santità il Dalai Lama

Oggi iniziamo gli insegnamenti illustrando le basi del Buddhismo.

Sono solito far precedere i miei insegnamenti sul Buddismo dalla recitazione cantata di sutra. Dal momento che il fondamento della tradizione Buddhista è costituito dai testi in lingua Pali, procediamo alla recitazione del Mangala Sutra da monaci di quell’antica tradizione.

Ora è il momento della recitazione in sanscrito. Tutti gli insegnamenti vengono dal sanscrito, perciò ora recitiamo il Sutra del Cuore in sanscrito. Il dharma sanscrito costituisce la radice del buddismo coreano, giapponese, mongola ed anche tibetano ed anche più a nord nelle Repubbliche della Federazione Russa. Tra i vari testi che recitiamo in sanscrito, è molto importante il Sutra della Prajnaparamita. Tutte le scuole che si rifanno alla tradizione sanscrita, hanno tutte in comune la recitazione del Sutra del Cuore. Che ne conoscano o meno il significato non importa, ma tutte lo recitano.

Apprezzo molto tutte le volte che si recita la Prajnaparamita in sanscrito. Nutro anche un grande apprezzamento e voglio ringraziare il monaco che l’ha fatto, per la sua disponibilità ad essere sempre pronto a recitare questo sutra. Ma c’è forse un perché in tutto questo, perché glie l’ho data io l’ordinazione. Quando il discepolo fa un qualcosa che va bene, il guru deve apprezzare.

Raula il figlio di Buddha, compose una breve lode alla Prajnaparamita. Ve la recito.

Adesso recitiamo in sanscrito il mantra del Sutra del Cuore che tutti conoscono.

Nella tradizione dell’interpretazione del sutra della Prajnaparamita, di cui il Sutra del Cuore ne è un esempio, si distinguono due aspetti: l’uno che si riferisce ai contenuti espliciti del sutra, in particolare alla vacuità, l’altro ai contenuti impliciti o nascosti, riferiti al sentiero graduale. La sintesi di questi due ha dato origine alle due maggiori tradizioni: l’una derivante da Maitreya, il maestro che ha maggiormente sviluppato gli aspetti impliciti degli Stadi del Sentieri, l’altra attribuibile a Nagarjuna, che ebbe il merito di sviluppare principalmente gli aspetti espliciti della vacuità. Proprio per questo motivo voglio rendere omaggio ad entrambi, a Maitreya che, per quanto riguarda gli aspetti impliciti del Sentiero Graduale, scrisse L’Ornamento delle chiare realizzazioni, ed a Nagarjuna, ad a Nagarjuna che scrisse I fondamenti della Via di mezzo, il testo chiave sulla vacuità.

Per quanto riguarda l’espressione più esplicita della vacuità la prajnaparamita c’è anche il verso di omaggio, per cui reciteremo adesso questi due.

Per quanto riguarda la preparazione e gli stadi preparatori al Kalachakra, normalmente dò delle spiegazioni per quanto riguarda gli insegnamenti di Buddha in generale, basato su due capisaldi: l’altruismo infinito e la comprensione di sunyata, della vacuità. Senza questi due aspetti non è possibile ricevere l’iniziazione, fisicamente si può dire che si era presenti ma senza questi due aspetti è impossibile ricevere l’iniziazione. Per cui, coloro che sono qua dovrebbero avere un po’ di affinità per sviluppare una certa qual comprensione per quanto riguarda questi due aspetti. Per fare ciò è indispensabile conoscere il soggetto. Tutte le volte che dò insegnamenti spiego questi due soggetti. Per poter veramente seguire, praticare gli insegnamenti di Buddha per prima cosa si dovrebbe conoscere il sistema vero e proprio sulla base del quale dobbiamo generare fede. Dal momento che la mia famiglia appartiene a quella religione la seguo anch’io: questo non è un approccio molto intelligente, questa è una fede superficiale. E la fede superficiale non incide molto sulle nostre emozioni. Per poter trasformare la nostra mente e le nostre emozioni dobbiamo dimostrarci seri. Per sviluppare una fede seria è necessario conoscere quel particolare sistema di pensiero e quelli che sono i suoi veri insegnamenti.

Dal punto di vista buddista, lo dico alle persone buddiste come cinesi e tibetani. Dobbiamo essere buddisti del 21° secolo, il che equivale a comprendere una conoscenza completa sulla situazione ed in particolare sulla scienza attuale e, contemporaneamente, una piena conoscenza del buddismo: quindi dobbiamo avere una conoscenza totale, completa su quella che è il sapere moderno del mondo ed allo stesso tempo conoscere a fondo il buddismo. Questo è ciò che considero il Buddismo del 21° secolo.

Il modo antico di farlo, solamente per fede, senza conoscere cosa è il Buddha Dharma e Sangha, è un qualcosa di superato. Perciò, dobbiamo impegnarci a studiare il buddismo, conseguendo così una piena conoscenza del buddismo.

Se, allora, comprendiamo che per noi va bene quel tipo di approccio, allora è giusto seguirlo ed avere fede. Anche nell’Induismo succede la stessa cosa.

Oggigiorno molti recitano un po’ di versi in sanscrito senza capire il significato. Anche i tibetani lo fanno: recitano dei versi in sanscrito senza conoscerne il significato.

Pure dei giapponesi, dei cinesi, molti dei miei amici mi dicono con amicizia: “Pure noi recitiamo questo sutra senza capire il significato”. Quello era il vecchio sistema.

Adesso siamo nel mondo moderno, dobbiamo essere realisti e, per farlo bene, dobbiamo farlo sulla base della vera conoscenza della nostra fede. In particolare, quando parliamo del buddismo, la tradizione buddista, la pratica buddista o il buddista, si comincia a livello umano per poi andare oltre: gate gate paragate parasamgate bodhi soha, fino alla Buddhità.

Al momento, la nostra condizione presente, attuale: quella è la base del buddismo. Su quella base traiamo i concetti e li comprendiamo, come: l’impermanenza ed il cambiamento momentaneo. Ci dobbiamo render conto che i fenomeni sono soggetti a continui cambiamenti momentanei. Su quella base comprendiamo il concetto di realtà, di realtà in continuo cambiamento, e che in questa realtà tutto è interdipendente. L’effettiva natura delle cose è la loro interdipendenza. Di conseguenza, non esiste un’esistenza indipendente. Da quest’interpretazione della realtà scaturisce il concetto buddista della vacuità. È sulla base di questa concezione della realtà che deriva quella che chiamo scienza, la scienza buddista: la scienza dei fenomeni esterni ed interni.

A quel livello non c’è dubbio su ciò che è giusto e sbagliato, buono o cattivo. Sulla base di quel livello ecco che si costruisce quelli che sono i concetti buddisti filosofici. Da questa stessa base sorgono delle distinzioni a livello filosofico su ciò che è bene o male, sulla base del fatto che tutti quanti noi, inclusi gli animali, vogliamo essere felici e non vogliamo soffrire. Sono fenomeni che per natura cambiano momentaneamente, per cui sono basati sulle loro cause e condizioni. Se queste sono positive, ne risulterò gioia. Dal momento che vogliamo essere felici, dobbiamo conoscere le cause che ci portano alla felicità: le cause e le condizioni della felicità. Sulla base del completo sviluppo delle cause e condizioni proveremo gioia. Dobbiamo conoscere quali sono le cause della sofferenza. Proprio perché non vogliamo la sofferenza dobbiamo abbandonare quelle che sono le cause della sofferenza.

Questa è il vero significato delle Quattro Nobili Verità. Proprio perché non desideriamo la sofferenza, Buddha ha indicato le cause della sofferenza, vogliamo una felicita permanente, la cessazione della sofferenza: quella è la 3° nobile verità. Anch’essa la si otiene tramite l’impegno, l’applicazione. Quella viene ottenuta tramite la 4° nobile verità: del sentiero. In termini buddisti, la chiamiamo legge di causalità (pratītyasamutpāda in sanscrito e paticcasamuppāda in pali) od originazione interdipendente.

A livello d’indagine finale: qual è la causa ultima della sofferenza? Nel buddismo diciamo che è l’ignoranza. É un ragionamento prettamente logico: noi non vogliamo la sofferenza, però continuiamo a soffrire, questa sofferenza è causata dalle nostre azioni, che nessuno deliberatamente commetterebbe con lo scopo di soffrire, per cui logicamente tutto ciò avviene a causa dell’ignoranza.

Ci sono tanti livelli di ignoranza.

Ne riconosciamo due livelli principali: l’uno è l’ignoranza comune, generale e l’altro è la distorsione della realtà. Anche la prima gioca un ruolo, ma la causa principale della sofferenza è l’ignoranza che distorce.

Ora la domanda che dobbiamo porci è: esiste o non esiste un antidoto a questa distorsione? Se non esistesse un antidoto, allora per una forza opponente non ci sarebbe possibilità alcuna di successo, di risveglio.

L’ulteriore domanda che dobbiamo porci è: che tipo d’ignoranza è questa?

Andiamo ad osservare attentamente: esiste una comprensione opposta o no?

Quindi, chiediamoci: l’ignoranza e la consapevolezza sono entrambe parte della mente? E lo sono pure l’odio e la compassione? L’avversione e la compassione sono sentimenti opposti, sono indirizzate verso lo stesso oggetto, ma sono opposti. Non è passibile che possono sussistere contemporaneamente nello stesso momento e nel medesimo ambiente verso un certo oggetto!

Non possiamo trovare contemporaneamente bello e brutto lo stesso oggetto. L’uno esclude l’altro!

Non possiamo eliminare l’ignoranza fondamentale se non ci fosse, all’opposto, una consapevolezza: il suo antidoto.

Dobbiamo ora chiederci: quest’ignoranza distorta può essere eliminata o no?

Se l’ignoranza, inclusa quella che distorce la realtà, fosse parte della mente, allora non sarebbe possibile eliminarla. Ma non è così.

La vera natura della mente è pura e neutrale, e viene influenzata dalle emozioni positive e negative, ma nella sua essenza rimane un’entità da loro separata.

Per cui, attraverso questo tipo di ragionamento, dobbiamo capire che, non solo è possibile ridurre le emozioni negative distruggenti, quindi le oscurazioni mentali, ma che è anche possibile eliminarle completamente.

Infine, siamo arrivati al nostro scopo, al nirvana, alla liberazione, il nirvana finale è lo stato di Buddha.

Una volta che abbiamo sviluppato questo tipo di aspirazione al Nirvana, alla Buddhità come il nostro obiettivo finale sulla base della determinazione al cambiamento della nostra mente, grazie alla saggezza, allora, gradualmente ci rendiamo conto che possiamo effettivamente conseguire la buddhità. In quel momento genereremo un certo tipo d’effettivo entusiasmo.

Se assieme allo stato di Buddha abbiamo una conoscenza chiara di come raggiungere gradino per gradino questo risultato.

Prendo spesso in giro alcuni miei amici che pregano, ma molto spesso sono coinvolti in corruzione. Se credete veramente in Buddha, in Allah, in Dio, in Shiva, allora dovete essere onesti, perché Dio vi ha sempre detto di essere compassionevoli, onesti, sinceri. Se credete in un entità, allora dovete comportarvi come vi viene detto. Succede anche tra buddisti, che pregano Buddha per avere successo nei comportamenti corrotti. Se il Buddha potesse davvero cambiare qualcosa, certamente punirebbe chi lo pregasse di poter aver successo nelle sue azioni negative.

Se per voi è inevitabile entrare in attività di corruzione, allora dovete smettere di praticare il Dharma. Se invece volete intraprendere la via del Dharma, dovete tenere un comportamento coerente al Dharma stesso.

A volte scherzo con i miei amici indiani: tutti quanti più o meno fanno puje e preghiere, anche coloro che sono dei ministri corrotti, per cui pregano il loro Dio per poter aver successo nelle loro azioni negative. Questa è completa mancanza di comprensione della serietà del cammino religioso. Così portano avanti la loro pratica di culto come se fosse una moda, una tradizione senza contenuti: è un approccio sbagliato, bisogna essere realisti.

Dobbiamo invece riferirci a quella che è la sorgente originale, alla tradizione di Nalanda. È molto importante. Alcune tradizioni buddiste in Tibet danno troppa enfasi in quella che è l’aspetto esteriore: come lo squillare delle trombe, il rombo dei tamburi e così via.

Ancora, alcuni cantano o recitano svariate centinaia di pagine di testi di Dharma al giorno senza capirne il significato. Questo è un modo sorpassato di comportarsi: adesso dobbiamo essere i buddisti del 21° secolo.

Che siate o non siate interessati, provo sempre a spiegare che cos’è veramente il Buddismo. È molto importante. Anche l’altro giorno ho menzionato brevemente un episodio riferito alla mia prima visita negli anni ’66 -’67 a Singapore, in Malesia ed anche Tailandia. In quel frangente, a Singapore dovevo presiedere ad una cerimonia di benedizione in accordo al tantra, ma ne approfittai per prima dare delle spiegazioni sul buddismo. E notai che il pubblico non aveva interesse e che molti s’addormentavano. Poi, quando ho iniziato la cerimonia, erano tutti sveglissimo. Questo è un comportamento profondamente sbagliato.

I tibetani, quando sanno che c’è una iniziazione, in particolare di Kalachakra, ecco che in tantissimi sono interessati. D’altra parte, se sanno invece che ci sono insegnamenti sul buddismo, dicono: “ah bello, bello, però sono troppo occupato, non ho tempo d’andarci”. Quella è un abitudine inveterata. Se siete seri: praticate! Altrimenti, smettete di praticare! Altrimenti si è ipocriti.

Ragion per cui, prima annunciamo l’iniziazione di Kalachakra, così viene tanta gente, quindi considero come mio compito principale dare spiegazioni sul buddismo. Perciò, come potete vedere, ho ricorso ad un piccolo stratagemma!

Per prima cosa vorrei offrirvi un visione generale e vasta di quello che è il buddismo.

Desideriamo tutti quanti la felicita e superare la sofferenza, anche gli animali costantemente hanno questo desiderio. Quando penso all’umanità, nella storia degli esseri umani: la nostra intelligenza ha la capacità di scoprire nuove cose, non a livello d’esperienza dei sensi, ma più profondamente.

Perciò, da quando è emerso un concetto di fede, 4 – 5.000 anni fa, si credeva in forze misteriose. Nel momento in cui l’umanità si trovava di fronte a dei periodi difficili, ecco che emergeva l’idea della fede, una fede in forze misteriose, una fede che infondeva fiducia in quei momenti difficili, che dava speranza. Quella fede dava una certa sicurezza, speranza.

Negli 4-5.000 anni la fede è stata di beneficio per l’umanità. Anche per quanto riguarda agli aspetti filosofici, cercava di trovare le risposte a cose e fatti misteriosi, nascosti. Nei tempi antichi, perfino i fulmini erano un qualcosa di misterioso, per cui venivano tradizionalmente considerati come una forza misteriosa del cielo e dello spazio.

Negli ultimi 300 anni ecco che è sopravvenuta la scienza e la tecnologia, per cui quelle cose che prima erano considerate come al di là dalla nostra comprensione ed approcciabili solamente attraverso preghiere, ecco che, con lo sviluppo della scienza e della tecnologia, ecco che immediatamente hanno portato dei risultati positivi, anche nel campo della salute. Per cui, le persone hanno sviluppato questo interesse per la scienza e la tecnologia facendo diminuire l’interesse per la religione.

Nell’ultima parte del secolo scorso la ricerca scientifica si è molto sviluppata per quanto riguarda lo studio del sistema nervoso. È sorto un particolare interesse per la mente e le sue relazioni, studiando i neuroni e le relazioni con le emozioni. E questo anche nel campo scientifico. Prima non era così. Alcuni scienziati radicali rigettavano completamente l’esistenza della mente, adesso questa prospettiva sta cambiando.

D’altra parte, osserviamo che la società si è arricchita, le famiglie si sono arricchite, la ricchezza è lievitata a dismisura, però la maggior parte rimane mentalmente infelici, manca di fiducia, e molti hanno paura e cadono in depressione. Anche nella società moderna, in cui abbiamo tutte le possibili disponibilità materiali del benessere, i problemi aumentano: dilaga la solitudine, ci si sente frustrati. Perciò si ricorre alle droghe o si cade nell’abuso d’alcol: questi sono gravi segni d’infelicità mentale. Proprio perché non sono in grado di trovare una risposta adeguata ai problemi che proprio la mente avverte, per eliminare questi problemi mentali si basano su delle cose esteriori per ritrovarsi ancor peggio, e si suicidano anche.

Assistiamo quindi all’emergere di due quesiti: cos’è la mente e qual è la relazione tra la mente e le emozioni.

Inoltre, in campo medico scientifico s’è sviluppata la consapevolezza dell’importanza della mente e dell’effetto benefico d’una mente sana sulla salute. Proprio per questo motivo, proprio perché la scienza medica ha compreso che l’ansia e le preoccupazioni danneggiano la nostra salute, si è giunti a pensare a come calmare la mente.

Perciò, nell’ultima parte del 20° secolo si ha iniziato a mostrare un qualche interesse per quanto riguarda la mente, anche su temi come la tolleranza, la compassione, il perdono.

Anche l’attuale crisi morale è direttamente correlata con la caduta dei valori spirituali.

I principi morali non si comprano al mercato, non sono generati dall’assunzione di farmaci, né si possono instaurare con delle leggi, né ampliando la sorveglianza della polizia. I principi morali che si basano sulla paura sono solo momentanei.

Solo i principi morali basati sul convincimento sono duraturi e funzionano.

Se in una società tanto avviata al benessere come in India ed in America, ed in entrambi i casi ci troviamo di fronte ad un ottimo sistema, le persone coinvolte in questo sistema mancano di questi principi, in loro carenza andiamo incontro alla corruzione. Perciò, l’autodisciplina è la vera risposta per creare una società. L’autodisciplina non mi conferirà più forza, ma mi genera forza interiore. L’autodisciplina non viene generata sulla base della forza, ma dai principi morali, etici. Così acquista rilevanza il significato d’una certa spiritualità.

Colophon

Questa prima bozza d’appunti, a cura del dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, sui preziosi insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama preliminari all’Iniziazione al Kalachakra a Washington DC, USA, è da ritenersi provvisoria, quindi lacunosa, con possibili errori nonché imperfezioni, anche rilevanti, e non rappresenta affatto una trascrizione letterale delle parole che Sua Santità il Dalai Lama espresse direttamente in inglese o tradotte dal tibetano in inglese dal Prof. Lobsang Jimpa o in italiano da Fabrizio Pallotti, ma semplicemente un limitato spunto di riflessione.