S.S. Dalai Lama: Un approccio umano alla pace mondiale. 3

Sua Santità il Dalai Lama: Lo sviluppo di un animo gentile (nel senso di sentirsi vicini a tutti gli esseri umani) non implica quella religiosità che di norma associamo a pratiche di culto convenzionali.

Sua Santità il Dalai Lama: Lo sviluppo di un animo gentile (nel senso di sentirsi vicini a tutti gli esseri umani) non implica quella religiosità che di norma associamo a pratiche di culto convenzionali.

Sua Santità il Dalai Lama: Un approccio umano alla pace mondiale.

Terza parte della traduzione dall’inglese di Gabriele Corazza, revisione a cura del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dalai Lama’s Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

La compassione come colonna portante della pace mondiale

Secondo la psicologia buddista, la maggior parte dei nostri problemi sono conseguenza del nostro desiderio irrazionale e del nostro attaccamento nei confronti di cose che consideriamo erroneamente entità durevoli. La ricerca degli oggetti del nostro desiderio e del nostro attaccamento ci fa ricorrere all’aggressione ed alla competizione, che immaginiamo come strumenti di sicuro successo. Questi atteggiamenti mentali che facilmente si concretizzano nella pratica hanno ovviamente come effetto immediato l’incremento dell’aggressività. Simili atteggiamenti mentali risiedono e si sono sviluppati nella mente umana da tempo immemorabile ma è soprattutto nelle attuali circostanze che la loro messa in pratica ha avuto un effettivo incremento. Cosa possiamo fare per controllare e regolare “veleni” come la delusione, l’invidia e l’aggressività? È importante capirlo, poiché sono proprio loro all’origine di quasi tutti i problemi del mondo.

In quanto persona educata secondo la tradizione del buddismo Mahayana, credo che l’amore e la compassione costituiscano il struttura morale di cui è composta la pace mondiale. Permettetemi anzitutto di definire cosa intendo con il termine “compassione”. Quando proviamo pietà o compassione per qualcuno veramente povero ed esprimiamo solidarietà per la sua condizione, allora la nostra compassione è basata su considerazioni altruistiche. Al contrario, l’amore per nostra moglie, nostro marito, per i nostri figli o verso un caro amico è solitamente basato sull’attaccamento. Quando il nostro attaccamento cambia, cambia anche la nostra gentilezza verso gli altri, tanto che può anche sparire. Questo non è vero amore. Il vero amore non è basato sull’attaccamento, ma sull’altruismo. In questo caso la nostra compassione sarà una risposta naturale alla sofferenza che perdurerà fino a quando gli esseri senzienti continueranno a soffrire.

È questo tipo di compassione che dobbiamo sforzarci di coltivare in noi, e dobbiamo accrescerla a poco a poco fino all’infinito. Una compassione indiscriminata, spontanea e illimitata per ogni essere senziente non è evidentemente l’amore che si prova d’abitudine per un amico o per un famigliare, che si mescola invece ad ignoranza, desiderio ed attaccamento. Il tipo di amore che dovremmo prediligere e sviluppare è questo amore dilatato, che possiamo provare anche per qualcuno che ci ha fatto del male, vale a dire il nostro nemico.

La motivazione logica della compassione consiste nel fatto che ciascuno di noi desidera evitare la sofferenza e raggiungere la felicità. Questo, a sua volta, origina da una legittima coscienza di sé, che determina il desiderio universale di felicità. In effetti tutti gli esseri nascono con desideri simili e dovrebbero avere lo stesso diritto di realizzarli. Se mi confronto con altri esseri, che sono innumerevoli, sento che sono più importanti di me, perché loro sono tanti, mentre io una persona sola. Inoltre la tradizione del buddismo tibetano ci insegna a considerare tutti gli esseri senzienti come nostre madri ed a esprimere loro la nostra gratitudine amandoli tutti senza eccezione. Secondo la teoria buddista, infatti, noi siamo nati e rinati un numero infinito di volte, è quindi concepibile che ogni essere sia stato prima o poi nostra madre o nostro padre. In questo modo tutte le creature dell’universo sono unite da un vincolo famigliare.

Sia che si creda alla religione o meno, non esiste individuo che non apprezzi l’amore e la compassione. Fin dal momento della nascita godiamo dell’amore e delle cure dei nostri genitori; più avanti nella vita, quando siamo costretti ad affrontare le sofferenze legate alle malattie ed alla vecchiaia, dipendiamo ancora dalla benevolenza degli altri. Se quindi siamo così legati alla bontà del prossimo sia all’inizio che alla fine della nostra vita, perché non dovremmo dimostrarci buoni verso gli altri nel corso della vita?

Lo sviluppo di un animo gentile (nel senso di sentirsi vicini a tutti gli esseri umani) non implica quella religiosità che di norma associamo a pratiche di culto convenzionali. Non è un compito riservato solo a coloro che credono in una religione, ma è accessibile a tutti, indipendentemente dall’etnia, dal credo politico o religioso. È realizzabile da chiunque consideri se stesso o se stessa, sopratutto, come membro della grande famiglia umana, da chi vede le cose da questa prospettiva ampia e profonda. È un sentimento elevato, che dovremmo coltivare e mettere in pratica; spesso invece lo ignoriamo, soprattutto in età adulta, momento in cui sperimentiamo un falso senso di sicurezza.

Quando prendiamo in considerazione una prospettiva più profonda, il fatto che tutti noi desideriamo raggiungere la felicità ed evitare la sofferenza, e teniamo presente la nostra insignificanza rispetto al numero incalcolabile di altri individui, possiamo giungere alla conclusione che è utile il condividere i nostri beni con il prossimo. Quando esercitate questo tipo di attitudine, un autentico senso della compassione, un vero senso dell’amore e del rispetto per gli altri diventa possibile. La felicità individuale cessa di essere un cosciente sforzo della ricerca di se stessi, diventa un automatico e nobile sottoprodotto dell’intero processo di amore e di servizio verso il prossimo.

Un’altra conseguenza dell’evoluzione spirituale, più che mai utile nella vita di ogni giorno, è la calma e la presenza di spirito. La nostra vita è in continuo divenire e ci presenta molte difficoltà. Se le affrontiamo con mente libera e tranquilla, riusciamo a risolverle con successo. Quando invece perdiamo il controllo della nostra mente sperimentando l’odio, l’egoismo, la gelosia e la rabbia, questi ci fanno perdere anche la capacità di giudizio. Il nostro spirito è accecato ed in quei momenti di grande esasperazione può accadere di tutto, può persino scoppiare una guerra. Pertanto la pratica della compassione e della saggezza è utile a tutti, e soprattutto a chi ha la responsabilità del governo di una nazione ed ha il potere e l’opportunità di porre le basi per la pace mondiale.

http://www.sangye.it/wordpress2/?p=2623

 

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