7-Insegnamenti di S. S. il Dalai Lama a Dharamsala 15-18.10.09


Sua Santità il Dalai Lama: Gli oggetti sono vuoti di esistenza intrinseca, ma non sono vuoti in quanto tali, sono vuoti di esistere indipendentemente.

Sua Santità il Dalai Lama: Gli oggetti sono vuoti di esistenza intrinseca, ma non sono vuoti in quanto tali, sono vuoti di esistere indipendentemente.

16 ottobre 2009 pomeriggio. Secondo giorno d’insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India.

Appunti dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa, prima revisione ed editing del Dott. Luciano Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni. Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama sul Sutra del Diamante (dorjee chotpa) qui liberamente disponibile http://www.sangye.it/altro/?p=206, sui “Tre aspetti principali del sentiero” qui liberamente disponibile http://www.sangye.it/altro/?p=489 (lamtso namsum) di Lama Tzongkapa e sull’Addestramento mentale in sette punti qui liberamente disponibile http://www.sangye.it/altro/?p=2469 (lojong dhondunma) di Ghesce Chekawa, su richiesta di devoti Taiwanesi.

Sua Santità il Dalai Lama

LA REALTÀ ULTIMA ESISTE OLTRE LE APPARENZE.

Allora, il punto fondamentale consiste nel chiarire il modo con cui le cose esistono. Se esistono in modo convenzionale, devono essere accettate a livello convenzionale e devono essere accettate da una mente che analizza la natura ultima. Ci sono filosofi che credono nella natura inerente, pertanto rifiutano tutte le altre concezioni. Ciò che caratterizza la convenzionalità sono le caratteristiche che abbiamo appena detto.

QUELLA PERSONA APPARE REALE.

Qualcuno nega pure l’esistenza convenzionale, qualsiasi caso d’esistenza, anche la più elementare. Rifiutata qualsiasi convenzionalità di esistenza.

Esistono dei fenomeni caratterizzati dalle prime due proprietà. in cui si crede, ad esempio, che sono caratterizzati come unità sostanziale, e, quindi tutto ciò rimane nel continuum mentale, come persona sostanziale.

Se dovessimo credere che le cose esistono inerentemente, la loro esistenza inerente verrebbe rifiutata dalla prerogativa che quando investe una mente valida questa i dissolve, quindi l’esistenza falsamente inerente non possiede la natura di esistere in senso ultimo.

La realtà ultima esiste oltre le apparenze.

Quando analizziamo oltre il livello convenzionale, ci rendiamo conto che gli oggetti non esistono inerentemente. Queste cose non esistono dalla loro parte, altrimenti ci dovremmo chiedere da dove esistono, allora le cose sembrano esistere. Se noi rifiutiamo il fatto che le cose esistono di per sé, è solo attraverso la comprensione razionale della realtà ultima che i fenomeni esistono. Esaminiamo quindi gli oggetti: se non esistono di per sé, non esistono dalla loro parte. Ma semplicemente attraverso designazione, imputazione mentale. Ma ciò non significa che le cose non hanno valore, che non esistono effettivamente. Se noi andassimo ad indagare perché un tavolo è tale, ci renderemo conto che esiste come tavolo sulla base di una nostra imputazione. Rifiutiamo che le cose possano esistere di per sé, spontaneamente, ma hanno un’esistenza nominale. A livello convenzionale dobbiamo renderci conto di come le cose esistono effettivamente e renderci conto che non esistono inerentemente.

Perciò il discorso verte su come le cose esistono a livello convenzionale ed a livello ultimo.

Raggiungere i due corpi del Buddha sulla base della saggezza e della conoscenza, sul sentiero della saggezza eliminiamo i fattori temporanei negativi, le negatività temporanee, insomma.

Stiamo parlando dell’accumulazione dei meriti. Proprio perché i meriti non esistono in maniera intrinseca inerente, altrimenti non potremmo accumularne così tanti. L’accumulazione dei meriti è dipendente da cause e condizioni, quindi non esiste di per sé. All’interno dell’origine interdipendente c’è la possibilità di accumulare meriti e positività. Quindi la via di mezzo è basata sull’origine dipendente e sulla comprensione della vacuità. Va compresa come origine dipendente e va quindi compresa l’origine per imputazione delle cose, che elimina gli estremi del nichilismo, eternalismo ed assolutismo.

Trasmissione orale.

Quando parliamo di non esistenza, intendiamo dall’altra esistenza, di quella convenzionale; quindi le due cose vanno di pari passo. Eliminare i difetti verso l’illuminazione.

Trasmissione orale.

Una delle più gravi carenze è la mancanza di conoscenza. La mancanza di conoscenza ci porta a compiere degli errori. Per questo, per poterla comprendere, è necessario avere una maggiore conoscenza della realtà.

Il sé esiste sulla base della mente: questa è a discussione con Subuthi. Il corpo viene diviso nelle quattro direzione. Tutto è interdipendente, le parti sono a loro volta scomponibile in altre parti e via dicendo. E quindi la ricerca porta a concludere che non esiste nessuna esistenza inerente ed interdipendente. Quindi stiamo parlando del Buddha che parla dell’inesistenza del sé inerente, qui ora parliamo del campo dei meriti.

CORRETTA DISCRIMINAZIONE.

Non discriminare le persone, gli esseri e quindi non discriminare i fenomeni.

Le prime due nobili verità: sofferenza ed individuazione dell’origine della sofferenza. Aryadeva dice che tutta la nostra mente è pervasa dall’ignoranza, è pervasa dal senso dell’eternità. Se noi distruggiamo l’ignoranza, distruggiamo anche tutte le afflizioni. L’ignoranza è la base di tutte le afflizioni. Possiamo avere oggetti attraenti da cui falsamente veniamo attratti, verso cui maturiamo bramosia, desiderio, repulsione: dalla quale sorge la rabbia. È in relazione all’oggetto che l’attaccamento lo rende attraente e meraviglioso per la nostra mente. Se vi imbattete in una situazione che minaccia il vostro senso dell’io, del sé, ne deriva una reazione che può essere anche violenta. L’intensità dipende da quanto è forte, radicato in noi questo sé, di quanto è radicata in noi la visione erronea dell’esistenza intrinseca.

Noi teniamo sempre presente che si tratta di vacuità di esistenza indipendente, di per sé, dalla sua parte, per propria autogenerazione. La vacuità non possiede forma. La forma non è vuota di vacuità. In accordo con la Madhhyamika, la vacuità è un qualcosa di diverso dalla forma. Non appena la forma ci appare come un qualcosa a cui ci attacchiamo, formiamo una specie di collegamento, invece qui stiamo parlando di non forma. Chandrakirti, nel suo commentario ai Fondamenti della Via di Mezzo, spiega l’impossibilità di esistenza inerente a livello convenzionale. La forma non è vuota di vacuità. Gli oggetti sono vuoti di esistenza intrinseca, ma non sono vuoti in quanto tali, sono vuoti di esistere indipendentemente. Quindi, si è vuoti di esistenza indipendente, ma esiste un’esistenza convenzionale a livello contingente. Questa è la realtà di esistenza priva di indipendenza: vacua di esistenza inerente.

Invece di generare paura, sorge un grande senso di fiducia nelle proprie capacità di identificare i legami della legge di causa ed effetto. Le cose che noi crediamo esistere inerentemente dovrebbero esistere indipendentemente con un’assoluta mancanza di dipendenza da cause. Coloro che accettano l’esistenza inerente accettano questo tipo di relazione.

Se riflettete, se analizzate questi insegnamenti sulla vacuità otterrete una grande accumulazione di meriti ed otterrete una grande virtù annientando le afflizioni che potevano affliggervi. Queste qualità che sorgono dalla meditazione sulla compassione, sulla vacuità e così via sono temporanee e non riescono a bloccare per sempre le emozioni affliggenti. Per comprendere tutte le afflizioni simultaneamente e le oscurazioni all’onniscienza è necessaria maturare la saggezza. Come coltivare la saggezza della vacuità? Ascoltando gli insegnamenti. Colui che è impegnato a discriminare la persona non è un Bodhisattva.

Perciò si parla dei vantaggi della pratica di meditare la vacuità al fine di raggiungere l’illuminazione praticando bodhicitta.

Allora bisogna far riferimento al Buddha e non ad altri, come espresso nella Madhyaika, il Buddha non esprime caratteristiche intrinseche, ma esprime il cammino dell’interdipendenza, della realtà convenzionale e della realtà ultima.