Sua Santità il Dalai Lama: La pratica di Vajrasattva 2

Sua Santità il Dalai Lama: “Per superare le azioni negative e le contaminazioni, dobbiamo impegnarci nella pratica di scrutare in noi stessi ammettendo i nostri errori”Commentario alla pratica di Vajrasattva di Sua Santità il Dalai Lama a Labsum Shedrub Ling, Washington, New Jersey USA, il 23 settembre 1984. Leggermente modificato da un manoscritto (non controllato) di Sandra Smith, novembre 2012. Traduzione dall’inglese in italiano del Dott. Luciano Villa, revisione dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” , approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedi http://www.youtube.com/watch?v=uRh3Kj_UETU, a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni. Vedi http://www.sangye.it/wordpress2/?p=3737 .

Seconda parte.

Sua Santità il Dalai Lama

A causa di questa stabilizzazione meditativa molto potente, può essere generata l’unione di calma dimorante e comprensione speciale della mente. Una forma particolare di questo può essere generato nel sistema dei mantra. I glorioso Chandrakirti spiega la necessità d’impegnarsi in un percorso che è l’unione di metodo compassionevole e saggezza. Chandrakirti lo illustra nel suo Supplemento alla Via di Mezzo (Madhyamakavatara): Il re dei cigni, con le grandi, larghe bianche ali del convenzionale e dell’ultimo, alla testa dei cigni, attraverso la forza dei venti della virtù, raggiunge la riva suprema delle qualità del conquistatore: il Buddha.
Pertanto, è necessario impegnarsi in una pratica che è l’unione di metodo compassionevole e saggezza che realizza la vacuità. Nello stesso veicolo mantra sono esposti molti percorsi diversi, che rappresentano una profonda espressione dell’unione di metodo compassionevole e saggezza. Nei tre tantra inferiori troviamo gli yoga di sentieri coi loro segni e gli yoga dei percorsi che non presentano segni. Nei tantra superiori troviamo le fasi di generazione e le fasi di completamento.
Questo tipo di pratica è chiamata la raccolta dell’incremento di meriti e saggezza. Un modo per farlo è quello di meditare sulle varie fasi del percorso. Un altro modo è quello di impegnarsi in una tecnica per la purificazione di azioni negative e contaminazioni. In ogni caso, quello che ci serve è una modalità combinata di pratica in cui si accumula il positivo, purificando il negativo.

Per superare le azioni negative e le contaminazioni, dobbiamo impegnarci nella pratica di scrutare in noi stessi ammettendo i nostri errori, nella pratica della confessione e di evitarli in futuro. Per questo abbiamo bisogno di quelle che sono chiamate i quattro poteri, che sono:
il potere dell’oggetto,
il potere del rammarico,
il potere di individuare la soluzione,
il potere del rimedio.
Il potere dell’oggetto dell’oggetto è il rifugio e la generazione dell’intenzione altruistica di raggiungere l’illuminazione. Per quanto riguarda il rifugio, esistono vaste spiegazioni sul rifugio esterno, interno e segreto. In uno dei percorsi, prendiamo rifugio nella comunità del Buddha, del Dharma e della comunità spirituale che si è già stabilita nel continuum degli altri. Prendere Rifugio in qualcosa d’esterno rappresenta la procedura causale di assumere il rifugio. Questo significa prendere rifugio nel Buddha, nel Dharma e nella comunità spirituale, che sarà generata all’interno del nostro continuum in futuro.
Nel rifugio di causalità, quando andiamo a prender rifugio all’esterno, lo scopo è rappresentato dalla realizzazione della nostra buddhità. In futuro raggiungeremo lo stato di Buddha, il Dharma e la comunità spirituale.
L’altro fattore per quanto riguarda la potenza dell’oggetto è l’altruismo. Quando pensiamo a noi stessi, lo scopo che ci muove è molto limitato. Ma, quando pensiamo a quanti altri come noi possiamo beneficiare, allora il nostro atteggiamento diventa molto più vasto. Per generare questa mente positiva d’altruismo, c’impegniamo nel settuplice addestramento di causa ed effetto, che è un metodo per generare un atteggiamento altruistico. Un altro metodo consiste nell’impegno nella pratica di equalizzare e scambiare sé stessi con gli altri.
Se abbiamo una qualche attitudine volta a prendere rifugio e verso l’altruismo, allora, quando faremo la pratica di Vajrasattva di cui vi parlerò oggi, quando inizieremo col rifugio e la generazione della mente altruistica, ci sentiremo davvero commossi per la nostra consuetuduine precedente. Pertanto, è necessario impegnarsi in una forma continua di pratica di rifugio e di altruismo. Se non si dispone di tale esperienza, quando leggiamo il testo saranno solo parole e la mente non verrà mossa, quindi non avrà molto effetto. Pertanto, è necessario realizzare continuamente la pratica del rifugio e di sviluppo d’altruismo come struttura stessa interiore della nostra pratica quotidiana.
Il secondo potere è chiamato
il potere di rammarico. Ciò significa che generiamo sentimenti di rammarico verso le azioni negative che abbiamo fatto in passato. Al fine di generare tali sentimenti dobbiamo riflettere più e più volte gli svantaggi di tali azioni negative. Come si dice nel testo: “Abbiamo bisogno di generare un senso di contrizione, un sentimento di rimpianto, una sensazione simile al rammarico d’aver ingerito veleno e di volerlo rimuovere dal nostro corpo.”
Se abbiamo un forte senso di rammarico, di dispiacere, allora questo stesso induce una sensazione di evitare di ricadere in quelle attività in futuro, e prendiamo la determinazione di non più impegnarci in tale attività in futuro. Se non si dispone di un forte senso di contrizione o rimpianto, pentimento, allora non possiamo generare un forte senso di limitazione in futuro. Se non generiamo un forte senso di contrizione e di contenimento, se ci dovessimo impegnare in un qualche percorso di confessione, di ammettere i nostri errori e di purificazione da tale azione negativa, sarebbe come ingerire del veleno. Quand’anche confessassimo, equivarrebbe ad inghiottire ancor più veleno. Facendo un’altra piccola confessione sarebbe come mangiare ancor più veleno. L’unico risultato nel corso del tempo, è di rovinare il vostro corpo. Quindi, è necessario possedere fortemente il secondo potere, il potere del rammarico.
Ciò darà vita al terzo potere,
il potere della volontà. Quindi, sulla base di questo, possiamo dar potenza al quarto potere: il potere del rimedio verso tali azioni negative.
Il quarto potere, il potere del rimedio, comporta di svolgere un’attività virtuosa, come circumamdeabulare uno stupa, generare compassione in meditazione, generare la realizzazione della vacuità e così via. Questo è il motivo per cui le pratiche preliminari sono così importanti, così preziose.

Per quanto riguarda la modalità di praticare la meditazione e recitazione del mantra di Vajrasattva, ne esiste una modalità in connessione col Tantra Yoga ed un’ulteriore modalità in relazione col Tantra Yoga Supremo. Quando eseguite la pratica in connessione col Tantra Yoga Supremo, immaginatevi come Vajrasattva con una consorte. Quando eseguite questa pratica in connessione col Tantra Yoga, non meditare visualizzandovi come Vajrasattva, ma immaginate Vajrasattva seduto in cima al vostro capo o che risiede nel vostro cuore. Immaginate qualunque divinità con cui siate in connessione nel mandala (sia che si tratti di Guhyasamaja, Kalachakra o qualunque divinità sia), come l’oggetto verso cui state prendendo rifugio. E dopo aver fatto questo, vi prendo rifugio. Ora, dopo aver immaginato l’oggetto di rifugio, potete estendere l’oggetto di rifugio per includere gli esseri celesti maschili e femminili (Daka e dakini), bodhisattva e così via.
Per quanto riguarda la generazione dell’intenzione altruistica di realizzare l’illuminazione, immaginare che tutti gli esseri senzienti di tutte le dieci direzioni vi circondano, e non importa che tipo di esseri sono, immaginate che sono tutti gli esseri umani e che sono vicino a voi, e generate un forte senso di amore e compassione. Generate compassione (esprimendo l’auspicio che tutti gli esseri possano essere liberi dalla sofferenza), e l’amore (emanando il desiderano che possano raggiungere la felicità), e su questa base generate l’aspirazione altruistica di conseguire l’illuminazione per il loro bene.

Un altro metodo è quello di immaginare vostro padre e tutti i parenti di sesso femminile, come vostra madre vi avrà illustrato. Di fronte a voi sono tutti quegli esseri, umani e non, che sono i vostri nemici, e dietro di voi sono tutti gli esseri che sono vicino a voi e che vi sostengono. Poi, immaginate tutti gli altri esseri che non conoscete che vi circondano all’esterno. Ora immaginate soprattutto i vostri nemici davanti a voi, non da poterli fissare o tenervi in guardia verso di loro, ma per generare un particolare senso di vicinanza nei loro confronti. Come dice Shantideva nella sua Guida alla Via del Bodhisattva:
I nemici sono molto utili, sono molto utili.
Da un nemico possiamo imparare molto.
Quindi dovremmo avere molto apprezzamento del nemico.
Perciò, tieni in alta considerazione il valore del nemico. Questo è il modo in cui riflettere sull’intenzione altruistica di conseguire l’illuminazione. E’ per loro che lo vogliamo. Stiamo cercando di conseguire l’illuminazione e ci stiamo addestrando spinti dal desiderio di conseguire l’illuminazione per il loro bene.
I membri di questa comunità religiosa, di questo monastero, già sanno queste pratiche, quindi, a causa della mancanza di tempo non voglio entrare in ulteriore dettaglio.
Dopo aver generato il rifugio e la mente altruistica, immaginate che gli oggetti del rifugio si dissolvono in voi. Nella pratica del mantra, è molto importante vedere il lama, la vostra divinità speciale e la vostra mente come indifferenziati. Come praticante del mantra, siete impegnati nella continua pratica dello yoga della divinità, così vi siete generati come una particolare divinità. Immaginate Vajrasattva seduto sulla cima del vostro capo, mentre vi siete generati in quella solita divinità.

L’entità effettiva di Vajrasattva seduto sulla vostra testa è la saggezza suprema dotata d’una moltitudine di metodi compassionevoli, quindi è in grado di agire come antidoto alle ostruzioni all’onniscienza o buddhità. Questa entità di divinità appare nella forma di Vajrasattva.
Ora si generi quello che viene chiamato l’essere d’impegno. Esistono modi diversi di generare l’essere divino in cima al vostro capo. visualizzate o un sigillo o una sillaba e da qui generate la divinità. Invitate gli esseri di saggezza a dissolversi nell’essere d’impegno, quindi giungono le divinità d’iniziazione e conferiscono l’iniziazione. Dopo di che, c’è l’impronta col segno o sigillo del lignaggio, quindi fate una preghiera di supplica o petizione, chiedendo a Vajrasattva di pulire tutte le azioni negative, contaminazioni ed ostacoli, vostri e di tutti gli esseri senzienti.