7 S.S. Dalai Lama: Commentario alla“Ghirlanda delle visioni”

7 Commentario alla“Ghirlanda delle visioni”

Questo insegnamento è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama dal 19 al 21 Settembre 2004 a Miami, Florida, USA. Traduzione dal tibetano in inglese di Thubten Jinpa. Trascritto, annotato e curato da Phillip Lecso. Traduzione dall’inglese in italiano ed editing del Dott. Luciano Villa al Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama. Revisione dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Settima parte

Sua Santità il Dalai Lama

Inizieremo con la cerimonia per la generazione della mente del risveglio. Generare bodhicitta o la mente del risveglio è veramente l’essenza degli insegnamenti del Buddha, così come percorrere il sentiero graduale. Si può dire che tutti i vari elementi delle pratiche presentate negli insegnamenti dei Veicoli dei Discepoli e dei Realizzatatori Solitari possono essere viste come preliminari alla pratica di bodhicitta o della mente del risveglio. La coltivazione della mente del risveglio è la pratica principale o l’elemento principale del percorso. Tutte le altre pratiche come le Sei Perfezioni e tutte le pratiche Vajrayana possono essere viste come precetti per generare la mente del risveglio. In particolare le pratiche Vajrayana possono essere viste come una estensione, elaborazione od un raffinato sviluppo in particolare delle ultimi due perfezioni: la Perfezione della Concentrazione e della Perfezione della Saggezza.

Per questa cerimonia per generare la mente del risveglio, innanzitutto dovete immaginare il Buddha in posizione eretta nello spazio di fronte a voi. Immaginate che questo è davvero il Buddha e che è circondato da tutti i grandi maestri bodhisattva dell’India, come Nagarjuna e così via, e grandi maestri Bodhisattva del Tibet sia dall’Antica che della Nuova Traduzione, che hanno dato un contributo enorme per il benessere di tutti gli esseri senzienti. Immaginate che il Buddha è circondato da tutti questi grandi maestri. Sulla base di questa visualizzazione, noi ora c’impegneremo nella pratica dei Sette Rami per la quale facciamo una recitazione specifica, ma vi spiegherò i Sette Rami uno ad uno.

La prima parte consta nella prostrazione ed, a tal fine, ribadisco la visualizzazione del Buddha circondato da tutti i grandi maestri, contemplate le loro grandi qualità illuminate del corpo, della parola e della mente ed, infine, dal profondo del vostro cuore, sviluppate una profonda ammirazione e rispetto per questi oggetti di rifugio e di venerazione. Anche dal profondo del vostro cuore coltivate la determinazione per raggiungere le loro grandi qualità illuminate del corpo, parola e mente. Con questo tipo di profonda ammirazione e riverenza, congiungete i palmi delle mani ed immaginate di fare le prostrazioni.

La seconda parte consta nelle offerte, riaffermando la visualizzazione di fronte alla cui presenza si sono fatte le prostrazioni, si offre mentalmente tutto: sia le cose che vi appartengono così come le cose che non appartengono a nessuno, come l’ambiente. Tutte queste cose si offrono mentalmente ai grandi oggetti del rifugio. La cosa più importante è offrire tutte le virtù, le pratiche spirituali e le realizzazioni che si sono accumulate. Per esempio, in questo momento, dopo aver riflettuto sulle qualità del corpo, della parola e della mente del Buddha e dei grandi bodhisattva, avete generato un profondo senso di venerazione ed avete reso omaggio al Buddha facendo prostrazioni con le mani giunte. Questo è di per sé un’attività virtuosa, svolta attraverso il vostro corpo. Recitando verbalmente dei versi che lodano le qualità illuminate del corpo, della parola e della mente del Buddha, le azioni verbali costituiscono anche azioni virtuose della parola. Anche l’espressione di una sola parola scaturita dalla motivazione di portare beneficio a qualcun altro, anche quella singola espressione costituisce un’attività virtuosa. Offrite tutte queste attività al Buddha. A livello mentale, fatelo, coltivando un profondo rispetto ed una profonda convinzione nella verità del Dharma, così come coltivate un profondo senso di ammirazione per il Buddha ed i Tre Gioielli, con grande compassione ed una certa comprensione della visione della vacuità in base alle “discussioni” dei giorni precedenti, questi sono tutti atti di virtù mentale e li si dovrebbe fare un’offerta di tutti questi. Questa è l’offerta più importante e viene indicato come la vera offerta di pratica spirituale.

Il terzo e quarto ramo sono la confessione e la purificazione o la divulgazione / dichiarazione e purificazione. Rifletti qui su tutte le attività negative commesse, ognuna delle quali è la causa e condizione della nostra sofferenza che non desideriamo. Riflettendo sul fatto che queste azioni distruttive e negative daranno luogo a sofferenza, si dovrebbe sviluppare un profondo senso di riconoscimento della loro natura distruttiva. Con questo senso, sviluppate una forte risoluzione o senso di determinazione che da ora in poi “Mai più indulgerò in questi atti negativi.” Con un tale pensiero, li si dichiara e ci si purifica.

Il quinto ramo è il rallegrarsi delle proprie attività spirituali e virtuose e di quelle degli altri. In relazione agli altri, coltiva un profondo senso di ammirazione per le grandi gesta illuminate dei Buddha e dei maestri come Nagarjuna e dei suoi immediati discepoli, Asanga dei suoi discepoli immediati e anche di tutti i grandi maestri della tradizione buddista tibetana di tutte e quattro le scuole più importanti. Coltiva un profondo senso di gioia e ammirazione degli atti illuminati di tutti questi grandi maestri.

Il sesto ramo consiste nel concentrarsi sui Buddha e bodhisattva, che vengono visualizzati davanti a te stesso, e nel fare suppliche a questa assemblea per girare la Ruota del Dharma.

La settima parte è quello di fare un appello ai Buddha e Bodhisattva di non per entrare nel Nirvana. Questo è il contenuto principale della pratica dei sette rami e non c’è bisogno di recitare esplicitamente nessuna preghiera per questa pratica.

Ora, è più importante entrare in concentrazione e, prima di tutto, è importante riflettere, ad un livello molto profondo, la fondamentale uguaglianza tra sé e gli altri. Questa contemplazione sulla fondamentale uguaglianza tra se stessi e gli altri deve essere compreso a livello di base, in cui, proprio come si desidera raggiungere la felicità e superare la sofferenza, così, anche tutti gli esseri senzienti cercano la felicità e desiderano superare la sofferenza. Allo stesso modo, anche nel vostro caso, la natura essenziale della vostra mente è pura e le vostre sofferenze, in particolare le vostre afflizioni, sono principalmente rimovibili, allo stesso modo, tutti gli esseri senzienti possiedono la natura, che permetterà loro, almeno in linea di principio, di rimuovere la cause della loro sofferenza. Allo stesso modo, come si hanno le potenzialità per il raggiungimento della mente onnisciente di un Buddha, così anche tutti gli esseri senzienti ugualmente possiedono lo stesso potenziale di essere in grado di raggiungere la mente onnisciente di un Buddha. Quindi da tutti questi punti di vista, se riflettete profondamente, si riconosce la fondamentale uguaglianza di sè stessi e gli altri.

Allora sorge la domanda: “Qual è la differenza, quando si tratta del benessere di sè stessi e degli altri?” La differenza sta solo nel numero. Quando si parla del benessere di sè stessi, si sta parlando solo del benessere di un singolo individuo. Considerando che quando si parla del bene degli altri, sto parlando di un numero infinito di esseri senzienti. Quindi, anche se a livello fondamentale vi è uguaglianza tra sé e gli altri, la differenza sta nel numero di esseri.

Dopo aver riconosciuto la fondamentale uguaglianza tra sè stessi e gli altri, ed anche dopo esserci resi conto che la differenza sta solo nel numero di esseri coinvolti, si sviluppa un forte desiderio di alleviare gli altri esseri senzienti dalle loro sofferenze. Poi il prossimo è importante riflettere su quanto indicato da Santideva nel suo testo La Stile di vita del Bodhisattva o Bodhicaryavatara dove si fa la seguente dichiarazione: Tutti i problemi e le avversità che possono essere osservate in tutto il mondo sono, in ultima analisi, la conseguenza dell’auto gratificazione e tutta la gioia, la felicità e la prosperità che è nel mondo, è in ultima analisi la conseguenza del pensiero di gratificare gli altri. Attraverso la riflessione su questa affermazione, ci si deve render conto delle lacune, svantaggi e negatività del pensiero che pensa solo al proprio benessere.

Cap. 8

Verso 129

Tutta la gioia del mondo

proviene dal desiderio di rendere felici gli altri;

Tutta la miseria del mondo

deriva dal volere il piacere solo per se stessi.

Poi riflettete sui benefici e le virtù di coltivare il pensiero finalizzato al benessere degli altri esseri senzienti. Quando lo si fa, allora si apprezzerà la sintesi di Shantideva nel testo in cui si afferma: “Che cosa resta da dire, basta confrontare il destino della persona infantile, la cui preoccupazione è solo per il proprio interesse, con quello del Buddha, il pienamente illuminato, la cui unica preoccupazione è il benessere degli altri”. Come sottolinea Shantideva: se semplicemente si confronta un essere ordinario con i Buddha pienamente illuminati, la differenza sta nella predilezione per sé del primo ed il pensiero di coltivare il benessere degli altri nei secondi. La nostra situazione di rimanere continuamente all’interno dello stato non illuminato è la funzione e la conseguenza di essere perennemente dipendenti dall’autogratificazione, mentre i Buddha ed i Bodhisattva hanno invertito questo processo ed hanno sostituito di predilezione per sé stessi con il pensiero di coltivare il benessere degli altri esseri senzienti. A causa di questa inversione dell’auto predilezione, i bodhisattva hanno già intrapreso il percorso che li porterà alla completo risveglio ed il completamente risvegliato ha già raggiunto la piena illuminazione.

Cap. 8 C’è bisogno di una lunga spiegazione?

Verse 130 Gli esseri puerili guardare solo a se stessi;

I Buddha lavorano per il bene degli altri

Vedi la differenza che li divide!

Riflettendo su queste linee si ha la necessità di confrontare i pro ed i contro di questi due pensieri: il pensiero di coltivare solo il proprio interesse ed il pensiero di coltivare il benessere degli altri esseri senzienti. Si arriva alla conclusione che riconosce gli svantaggi dell’egocentrismo ed apprezza il valore ed il beneficio di coloro che sono indirizzati sugli altri, il pensiero che custodisce il benessere degli altri.

Dopo aver pensato in questo senso, si dovrebbe quindi giungere alla conclusione di esprimere una forte determinazione che “D’ora in poi, non permetterò a me stesso di essere ridotti in schiavitù dalle due potenti forze negative: afferrarsi all’esistenza inerente ed (illusoriamente) vera di tutti i fenomeni e coltivare i miei interessi egocentrici. “Questi due attaccamenti, l’afferrarsi al sé autonomamente esistente e curare solo il proprio interesse personale, sono le forze gemelle che fino ad ora ho asservito e sono responsabili di tutte le avversità e le sofferenze che ho affrontato. Ma ora ho deciso che d’ora in poi: “Non permetterò a me stesso di essere ridotto in schiavitù da questi pensieri ed oggi ho veramente riconosciuto il mio vero nemico.” Dopo aver riconosciuto questo vero nemico, decido che: “D’ora in poi, non li approverò, non li rafforzarerò piùdi. Ma li contrasterò e li combatterò coi loro antidoti corrispondenti: la coltivazione della saggezza che realizza la vacuità che si oppone ad aggrapparsi alla (falsamente) vera esistenza e la generazione della mente del risveglio che contrasta i pensieri autogratificanti. Con queste due pratiche perseguirò lo scopo di raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri.” Esprimerò così una determinazione molto forte.

La cerimonia reale di generare la mente del risveglio sarà costituita dalla ripetizione per tre volte delle seguenti tre strofe. Le prime due strofe sono finalizzate al rifugio nei Tre Gioielli, nonché alla generazione della mente del risveglio. La terza strofa è un’affermazione di ciò. Con queste tre strofe la pratica di generare bodhicitta diventa molto esplicita, così come prendere rifugio.

Ciò che non è esplicita è la pratica di meditare sulla vacuità, che deve essere integrata con una riflessione sulla natura del sé. Per esempio, quando reciti: “Prendo per sempre rifugio”, il riferimento al termine “io”, quando lo recitiamo si deve essere consapevoli della vacuità del proprio sé. Allo stesso modo, quando prende rifugio nel Buddha, Dharma e Sangha, proprio come la persona che prende rifugio è priva di esistenza intrinseca così anche gli oggetti di rifugio, il Buddha, Dharma e Sangha, sono privi di esistenza intrinseca. Il Buddha è un essere, così come il Sangha è composto da esseri, e, se gli esseri stessi sono privi di esistenza intrinseca, allora il Dharma, che è una qualità realizzata di questi esseri, deve essere privo di esistenza intrinseca.

Quindi, quando si prende rifugio nei Tre Gioielli, quando si dichiara che “Per sempre prendo rifugio”, è necessario essere consapevoli della vacuità di sè stessi e anche la vacuità dell’oggetto di rifugio, vale a dire i tre gioielli. Anche gli esseri, a favore dei quali si sta prendendo rifugio e si genera la mente di risveglio, sono privi di esistenza intrinseca. Se, quando recitate la formula del rifugio, siete in grado di avere questo tipo di consapevolezza, poi questo atto di generare la mente del risveglio conterrà anche una meditazione sulla vacuità. Questa pratica conterrà quindi: sia la pratica della bodhicitta attraverso la generazione della mente del risveglio, che rappresenta l’aspetto dei mezzi abili del sentiero, sia lo sviluppo della profondità interiore di comprensione della vacuità che è l’aspetto di saggezza del percorso.

Così recita tre volte queste stanze:

Con il desiderio di liberare tutti gli esseri

Per sempre prendo rifugio

Per il Buddha, il Dharma e Sangha

Fino al raggiungimento della piena illuminazione.

Entusiasmato dalla saggezza e compassione

Oggi, in presenza del Buddha

Genero la mente per l’illuminazione

Per il bene di tutti gli esseri.

Finché rimarrà lo spazio

Finché permarranno gli esseri senzienti

Fino ad allora, posso anch’io rimanere

Per dissipare le miserie del mondo.

Si tratta di una cerimonia molto breve per generare la mente del risveglio e dato che il testo è piuttosto breve, sono solo tre strofe, sarebbe bene leggerlo su base giornaliera finché l’avrete li memorizzato. Una volta memorizzato, poi riflettere su ciò su base giornaliera e questo sarà molto utile.

Torniamo ora al testo. Dopo aver brevemente spiegato cosa sono le tre modalità [del Veicolo dello Yoga interno]: le modalità di generazione, completamento e grande completamento, da questo punto in poi il testo spiega il modo in cui ci si impegna in queste tre diverse modalità. Il testo recita: Il convincimento su questa Grande Perfezione [nasce] per mezzo delle quattro comprensioni: 1) capire l’unicità della causa, 2) la comprensione attraverso la modalità di sillabe, 3) la comprensione attraverso le benedizioni e 4) comprensione diretta.

Comprendere l’unicità di causa si riferisce a questo: Poiché tutti i fenomeni sono, al livello massimo, non nati, non sono diversi l’uno dall’altro, non sono differenti nel condividere le caratteristiche illusorie a livello convenzionale. Ciò che è ancora nato si presenta sotto diverse forme illusorie, proprio come i riflessi della luna in acqua. Dal momento che l’illusione è priva di natura intrinseca ed è ancora nata, e, dal momento che l’ultimo ed il convenzionale sono indistinguibili, si comprende l’unicità della causa.

Ciò allude a un passaggio importante nella Guhyagarbha Tantra, che è uno dei passaggi più importanti all’interno di questo tantra. Presenta il punto di vista filosofico di questo particolare testo. Così come nel caso di quando la lettura o l’interpretazione dei testi Vajrayana come il Guhyasamaja Tantra, la lettura di un singolo passaggio può avere molti diversi livelli di significato. Ad esempio, [nella interpretazione dei testi Vajrayana] si parla di quattro modi di significato: il significato letterale, il senso generale, il significato nascosto e la senso (segreto) ultimo o definitivo. Quindi, anche in relazione ad una singola frase od anche una sola parola nei testi di Yoga Tantra, si può leggere la stessa frase a diversi livelli. Questo vale anche per questo particolare passaggio.

Commentando questa particolare sezione del testo, in particolare la frase ‘la mancanza del sé della causa’ e che, a livello ultimo tutti i fenomeni non sono nati e non sono diversi tra loro, Jamgon Kongtrul sottolinea che questo non-differenziazione dei fenomeni non dovrebbe essere intesa soltanto in termini di presentazione del sutra della vacutà in cui, ad esempio, si parla di come tutti i fenomeni sono liberi dagli otto estremi di andare-venire, unità-molteplicità e così via. Il significato di elaborazione concettuale deve essere inteso come spiegato dal punto di vista della mente innata di chiara luce. Il punto che Jamgon Kongtrul sta facendo è che, per lo yogi, nella cui mente la saggezza della chiara luce è diventata direttamente manifesta, non c’è percezione dualistica di alcun genere. Quindi, dal punto di vista di quello yogi, caratteristiche come l’andare ed il venire od unità e molteplicità, nessuna di queste caratteristiche convenzionali si può dire che esistano.

Mentre la saggezza di chiara luce si manifesta nella mente dello yogi, nessuna di queste percezioni dualistiche, di ogni genere, gli apparirà. Quindi, è da questo punto di vista che bisogna comprendere il riferimento che tutti i fenomeni sono, a livello ultimo non nati, e, da questo punto di vista, i fenomeni non sono inoltre diversi tra loro; non c’è differenziazione di alcun tipo. In breve, si tratta di un riferimento al significato ultimo della chiara luce.

La riga successiva del testo recita: “Essi non sono diversi nel condividere le caratteristiche delle illusioni a livello convenzionale”. Perciò Jamgon Kongtrul sottolinea che, quando si usano i termini convenzionali e finali, questi hanno significati diversi in contesti diversi, ma qui, poiché la verità ultima è intesa in termini di saggezza della chiara luce, allora anche la verità convenzionale dovrà essere intesa in corrispondenza ad essa. Pertanto, la verità convenzionale qui si riferisce alla risonanza, all’auto-espressione della mente innata di chiara luce. L’auto-espressione della saggezza di chiara luce è in realtà il corpo illusorio, così la verità convenzionale si riferisce qui al corpo illusorio, che è l’auto-risonanza o auto-espressione della saggezza di chiara luce.