5 Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alle “400 stanze” di Aryadeva, Dharamsala 1988

Sua Santità il Dalai Lama: Mentre ci si addestra sul sentiero dei bodhisattva, ciò che ci ostacola è l'egocentrismo e il credere nel sè (nell'esistenza inerente della persona e dei fenomeni), con l'attaccamento e l'avversione che derivano da questo.

Sua Santità il Dalai Lama: Mentre ci si addestra sul sentiero dei bodhisattva, ciò che ci ostacola è l'egocentrismo e il credere nel sè (nell'esistenza inerente della persona e dei fenomeni), con l'attaccamento e l'avversione che derivano da questo.

Commentario alle “Quattrocento Stanze” o “Le quattrocento strofe sulla Madhyamaka” di Aryadeva,conferito da Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India il marzo 1988. Traduzione dal tibetano in italiano di Mariateresa Bianca a Dharamsala. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedia beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.

Quinto Capitolo, Versi 101 – 125

Sua Santità il Dalai Lama. La condotta dei bodhisattva
(Come addestrarsi /coltivare il vasto sentiero Mahayana)

I primi quattro capitoli spiegano l’impermanenza (grossolana e sottile), il fatto che tutti i fenomeni subiscono trasformazioni, si disintegrano istante dopo istante. Questa loro natura deriva dal fatto di essere stati prodotti da cause e condizioni, di essere sotto il controllo di cause; di conseguenza, sono governati da altro. Inoltre, il loro continuo disintegrarsi denota anche che, per loro natura, sono sofferenza. Essendo causa di dolore, non è ragionevole considerarli come un qualcosa di pulito/ attraente. Sono infatti immondi e perciò non dovrebbero essere desiderati, non si dovrebbe voler possedere questi cinque aggregati contaminati che costituiscono il nostro corpo-mente.

Anche nel mondo ordinario, si dice che nessuno vuole qualcosa che è per sua natura sporca, sofferenza, causa di sofferenza ed impermanente. Se ci fosse un modo di disfarsi, di esaurire questi aggregati contaminati, certamente sarebbe corretto cercare di metterlo in pratica. Se questi aggregati contaminati potessero svanire /essere pacificati /esaurirsi /estinguersi nella sfera della talità (tathata), allora ci sarebbe la felicità intramontabile /perenne /sempiterna della liberazione. Poiché questi cinque aggregati prodotti da karma e afflizioni fanno soffrire, portano dolore a chi li possiede, se si potesse interrompere /far cessare la loro continuità, sicuramente si dovrebbe farlo. Esiste un tale metodo? Questi aggregati derivano dall’ignoranza che ne costituisce la causa. Questa causa è una mente errata per cui esiste un antidoto efficace. Perciò, questa causa può essere gradualmente rimossa; se essa cessa, anche questi aggregati che derivano da essa cesseranno. Perciò questi aggregati non sono eterni, non durano per sempre. Se si eliminano le afflizioni, si può ottenere la liberazione. Come dice “La saggezza” di Nagarjuna:

L’esaurimento di karma e afflizioni è liberazione.

Karma e afflizioni [sorgono] dai pensieri;

(pensieri errati, proiezioni mentali, valutazioni distorte della realtà, esagerazioni.) questi ultimi sono sprigionati dalle elaborazioni;

(visioni dualistiche) queste cessano per mezzo della vacuità (o nella vacuità). (Sua Santità ha spiegato in diverse occasioni che: “L’ultimo verso ha due versioni: la prima è che le elaborazioni cessano per mezzo della vacuità, ovvero tramite la realizzazione della mancanza di esistenza inerente. La seconda è che le elaborazioni cessano o si estinguono nella vacuità, cioè nella sfera /dimensione della mente fondamentale o mente estremamente sottile”.)

C’è quindi un modo di attuare la liberazione, ossia la vera cessazione (la verità della cessazione). Questo e’ qualcosa di possibile: la legge di causalità lo dimostra, infatti, quando la causa non è più presente, essendo stata eliminata con l’uso del rimedio appropriato, anche il suo frutto gradualmente cesserà di esistere. Questo è quindi il momento di ribellarsi alle afflizioni che ci hanno maltrattato /tiranneggiato fino a questo momento. Non c’è bisogno di menzionare che, attualizzando la completa cessazione delle afflizioni e delle loro impronte, si realizzerà la liberazione; ma anche nel quotidiano, riuscire a diminuire la forza delle afflizioni ci procurerà nell’immediato un accrescimento del benessere e della felicità. Questa è una cosa comprensibile e verificabile per tutti.

Far ottenere una buona rinascita è comune anche alle altre religioni, ma assicurare la pacificazione /la cessazione che consiste nell’aver pacificato/eliminato la sofferenze e le sue cause, ovvero la liberazione, è un insegnamento straordinario del buddhismo. (Anche se nella letteratura indù se ne parla, quando la sua natura viene descritta, non è identificata, come invece lo è nel Buddhismo, nell’accezione di aver estinto la sofferenze e le sue cause cosicché non si ripresentino mai più.) Se non si comprende bene la vacuità in quanto /come sorgere dipendente, non si riuscirà a sostenere una liberazione valida /qualificata. Neanche le scuole buddhiste non-Madhyamika riescono a farlo completamente. Sostenere e spiegare i metodi per attualizzare questa liberazione (ovvero l’aver trasceso la sofferenza e le sue cause per sempre) è la specifica qualità del Buddhismo. Questo tipo di liberazione è quindi l’oggetto di ottenimento, l’obiettivo da conseguire. Avendolo conseguito, nel prossimo capitolo si mostra come stabilire gli altri esseri in questo stato:

101. Neanche un singolo movimento (delle tre porte)

dei Buddha è senza ragione. Persino il respirare sorge perfettamente per beneficare gli esseri senzienti.

102. Come gli esseri sono terrorizzati

dalle parole “Signore della morte”;

analogamente la parola “l’onnisciente”

terrorizza il Signore della morte.

Sua Santità il Dalai Lama. Quando si attualizza lo stato dell’onniscienza si ottiene il nettare dell’immortalità, ovvero lo stato che trascende la morte. Ma non solo questo, grazie alla sublime saggezza che conosce tutti gli aspetti dei fenomeni, si comprenderanno perfettamente le inclinazioni, la facoltà /intelligenza e le attitudini mentali degli esseri e si sarà perciò in grado di dare insegnamenti basati sulle due verità: questi avranno la capacità di collocare anche tutti i discepoli in quello stato.

103. Il Muni [conosce] cosa deve o non deve essere fatto o detto.

Che ragione hai per dire che l’Onnisciente non è Onnisciente?

Sua Santità il Dalai Lama. Avendo ottenuto l’onniscienza, i Buddha comprendono sempre perfettamente cosa può portare beneficio o meno e agiscono di conseguenza. Per esempio, realizzando direttamente che certi discepoli non erano pronti, non erano ricettacoli adatti agli insegnamenti dell’aspetto profondo, della vacuità, il Buddha non rispose a certe domande. Se qualcuno additasse il silenzio di Buddha in certi casi (le quattordici domande alle quali Buddha non rispose) come ragione della sua mancanza di onniscienza, viene qui risposto che è vero esattamente il contrario.

104. Azioni non controllate dalla mente (dirette/governate dalla mente) come il camminare e cosi’ via, non sono viste (considerate) meritevoli. Per tutte le azioni, la mente (la presenza mentale)
dovrebbe essere reputata come la cosa piu’ importante.

105. Per i bodhisattva [motivati unicamente] dall’intenzione [di portar beneficio agli altri],
tutte [le azioni] virtuose e anche quelle non virtuose, (che sono non-virtuose per gli esseri ordinari)
sono solo virtu’, perche’
sono governate da quella mente (consapevole e motivata).

106. I meriti dei bodhisattva con la prima intenzione superano abbondantemente i meriti che causerebbero [la rinascita come] monarca universale (chakra-vartin) per tutti gli esseri sulla terra.

Sua Santità il Dalai Lama. i ‘bodhisattva con la prima intenzione’ sono i bodhisattva che hanno generato per la prima volta la vera /autentica mente di bodhicitta, l’attitudine mentale che aspira all’illuminazione per il bene di tutti gli infiniti esseri.

107. Si dice che l’educatore che fa generare (anche in un solo essere) l’attitudine di bodhicitta, sia molto più elevato di coloro che costruiscono uno prezioso stupa alto come il mondo.

108. Il Maestro che desidera portare beneficio servirà (aiuterà /sarà attento agli studenti La ragione è che costoro sono detti ‘studenti’ (discepoli)

perché non sanno ciò che è di beneficio.

Sua Santità il Dalai Lama. I maestri che sono bodhisattva, non approfitteranno e non sfrutteranno mai con orgoglio i loro studenti /discepoli, ma, al contrario, li serviranno, si prodigheranno fisicamente e verbalmente con grande affetto per portare loro beneficio, rendendosi conto che sono ‘studenti’ proprio perché non sanno.

109. Proprio come il medico non si infastidisce
con qualcuno che, posseduto da un demone, si arrabbia con lui; così i Muni guardano /considerano le afflizioni mentali come nemici e non coloro che le posseggono.

110. Per prima cosa si dovrebbe esaminare (valutare)
ciò per cui qualcuno ha gradimento. (Ciò che quello studente gradisce.)

Coloro che potrebbero regredire
non sono il ricettacolo per il Dharma supremo.

Sua Santità il Dalai Lama. ‘Coloro che potrebbero regredire’, sono coloro che quando si insegna loro il Dharma supremo non comprendono correttamente e di conseguenza dovrebbero essere guidati con insegnamenti più semplici.

111. Come una madre è particolarmente
affettuosa con un figlio malato (tra i tanti figli);

analogamente i bodhisattva provano affetto

principalmente per i malvagi (coloro che tendono a commettere azioni negative

e che si comportano male).

112. Diventano studenti di alcuni (per es. di persone orgogliose, per soggiogarle)

e maestri di altri; (beneficiano gli esseri in questo o quel modo)
facendo comprendere a chi non comprende

(la natura della realtà /la talità) grazie alla competenza in svariati metodi.

113. Proprio come per un medico esperto
i malati incurabili sono rari,
così per il bodhisattva che ha raggiunto il potere

(il massimo potere dei mezzi abili per beneficiare)
sono estremamente rari coloro che egli non può addestrare (educare).

Sua Santità il Dalai Lama. per esempio, si parla dei quattro modi di radunare discepoli:

(1) attrarli con la generosità;

(2) confutare le loro filosofie scorrette con il parlare eloquentemente (con la logica) e prendersi cura di loro;

(3) incoraggiarli a praticare ciò che si insegna;

(4) praticare con coerenza ciò che si insegna loro.

114. Se qualcuno nella cerchia (nella sfera di influenza) di un bodhisattva,
per scarso incoraggiamento, (per non essere stato incoraggiato appropriatamente)

va nei reami sfortunati, ciò sarà criticato
da coloro che hanno intelligenza.

115. Coloro che non sono disposti a rallegrarsi

della compassione amorevole per gli oppressi,

come potranno mai offrire poi, con sincero affetto,

a coloro che sono privi di protezione?

Sua Santità il Dalai Lama. In questa strofa si spiegano i difetti della compassione limitata /inferiore dei bodhisattva principianti che, per invidia, non si rallegrano della compassione amorevole generata dai bodhisattva avanzati per gli oppressi e i sofferenti; in tal modo non potranno offrire la loro radice di virtù agli altri.

116. Se coloro che rimangono indifferenti nei confronti degli altri [bodhisattva] che, per beneficare gli esseri, restano finché rimane il mondo, soffriranno, che dubbio [puoi avere] per coloro che provano avversione?

Sua Santità il Dalai Lama. Se coloro che non hanno fede, rispetto e ammirazione per gli altri bodhisattva soffriranno – come risultato di essere rimasti indifferenti – non ci sono dubbi che quelli che provano avversione verso di loro, soffriranno ancora di più.

117. E’ estremamente difficile da praticare il comportamento di colui che,

benché possegga le cinque chiaroveggenze in tutte le sue vite, si manifesta [con un corpo] inferiore.

Sua Santità il Dalai Lama. Certi bodhisattva, pur essendo dotati delle cinque chiaroveggenze (vista, udito, e memoria divina; compiere miracoli, e leggere la mente altrui) in un modo così stabile che esse non degenerano mai nel corso delle rinascite, scelgono, in piena libertà, di prendere rinascite come esseri dei reami sfortunati, come animale e così via, unicamente per compiere il bene degli esseri.

118. I tathagata dissero che il merito accumulato per un lungo periodo grazie ai mezzi abili è incalcolabile anche per gli onniscienti.

119. Il termine ‘generosità’ (dana in sanscrito) indica:

morte, pratica del Dharma, altra (futura) esistenza.

Questa è la ragione per la quale questo termine

risulta sempre piacevole per i Bodhisattva.

Sua Santità il Dalai Lama. Se il termine ‘dana’ è spiegato etimologicamente può significare:
1) morte; per i bodhisattva ciò evoca il desiderio di proteggere e perciò è per loro piacevole.
2) Pratica del Dharma; qui significa la pratica dei tre tipi di generosità:

a) di beni materiali (che costituisce, in questa classificazione, la perfezione della generosità);

b) della protezione dalla paura (che include la perfezione della moralità e della pazienza);

c) del Dharma (che include la perfezione della concentrazione e della saggezza).

La perfezione dello sforzo entusiastico si applica ugualmente a tutte le altre perfezioni. Anche con questo significato il termine è piacevole per i bodhisattva.
3) Altra /futura esistenza; i bodhisattva che si rammentano delle pratiche a cui si allude con i due precedenti significati, proteggeranno e purificheranno le tre porte e perciò potranno controllare o scegliere l’esistenza futura /la prossima rinascita; di conseguenza, questo termine risulta loro piacevole.

120. Se si pensa che facendo regali in questa vita ne deriverà un grande risultato [nelle vite future], il ricevere e donare diventano simili a [ricavare] un profitto da un commercio,

e questo è biasimato. (Non è considerata una vera pratica dei bodhisattva)

121. Benché il virtuoso (un bodhisattva con grandi meriti), nel passato abbia persino compiuto negatività, esse non daranno frutti. Non c’è niente [per il bene degli altri] che egli dica “non eseguirò”.

122. Persino qui (nel samsara) niente danneggia

colui che possiede una mente possente. Per costui, esistenza ciclica e nirvana non sono differenti.

Sua Santità il Dalai Lama. Chi possiede una mente possente, ovvero una mente di bodhicitta possente e il perfezionamento dei mezzi abili, prenderà volontariamente rinascite nell’esistenza ciclica e potrebbe rimanerci finché tutti gli infiniti esseri non ne siano liberati. Questi bodhisattva, a causa dei loro meriti, della forza delle due accumulazioni di meriti e saggezza e della loro determinazione e coraggio di salvare tutti gli esseri, non provano nessun tipo di dolore, né fisico, né mentale. Pertanto, dimorare nell’esistenza ciclica e dimorare nel nirvana non sono percepiti come diversi. In generale si dice che, dal punto di vista della mancanza di esistenza inerente, esistenza ciclica e nirvana non sono diversi in natura. Qui si sottolinea che, grazie alla forza della loro pratica, esistenza ciclica e nirvana non sono neanche vissuti come diversi.

123. Perché mai, qualcuno che prende rinascite

sempre con il completo controllo della sua mente,

non dovrebbe diventare un sovrano in questo mondo?

Sua Santità il Dalai Lama. Il bodhisattva che dimorare sui terreni (ovvero ha già, per lo meno, attualizzato il sentiero della visione) è sempre in pieno controllo della sua mente e quindi sceglie e controlla le sue rinascite. Di conseguenza, potrebbe rinascere come sovrano se questo fosse di beneficio per gli esseri.

Ma è veramente possibile che esseri con tali straordinarie realizzazioni esistano? Si’:

124. Persino in questo mondo sono visibili (esistono), tra le cose eccellenti, cose che sono ancora più straordinarie.

Perciò, comprendi che certamente esistono [esseri] con tali poteri inestimabili.

Sua Santità il Dalai Lama. anche in questo mondo si notano cose che, tra tante altre cose simili in eccellenza, le superano tutte ed emergono come supreme; per esempio, tra tutti i re, il sovrano chakravartin; tra tutte le vette, il monte Meru e così via. Analogamente, è possibile che esistano esseri che, grazie all’eccellenza del loro infinito altruismo e della loro sublime saggezza che realizza la realtà, conseguono tali poteri inestimabili.

125. Propio come esistono persone ignoranti (che non hanno studiato)
che temono il Dharma estremamente profondo,

(la compatibilità di vacuità e il sorgere dipendente) così esistono persone deboli (con aspirazioni limitate/di corte vedute)
che temono il Dharma meraviglioso. (Il Dharma mahayana).

Sua Santità il Dalai Lama. Ciò conclude il quinto capitolo di “Il trattato in quattrocento strofe sugli atti yogici dei bodhisattva” che mostra/insegna la condotta dei bodhisattva.

Mentre ci si addestra sul sentiero dei bodhisattva, ciò che ci ostacola è, da una parte l’egocentrismo, e dall’altra il suo aiutante, ossia il la credere nel sè (nell’esistenza inerente della persona e dei fenomeni), con l’attaccamento e l’avversione che derivano da questo. In particolare, l’odio ostacola le pratiche dei bodhisattva enormemente. Di conseguenza, un capitolo a parte è dedicato al modo di applicare gli antidoti per disfarsi delle afflizioni mentali.

Sua Santità il Dalai Lama ha utilizzato, come base per le sue delucidazioni, il commentario del Maestro indiano Chandrakirti e del Maestro tibetano Gyaltshab Dharma Rinchen (1364-1431).

Tradotto dal tibetano in italiano da Mariateresa Bianca a Dharamsala che ha consultato anche il commentario tibetano del Maestro Gyaltshab Dharma Rinchen come pure la traduzione inglese delle strofe di Ruth Sonam e che ringrazia Sherab Dhargye per le indispensabile chiarificazioni e la monaca italiana Tenzin Oejung per aver riletto il testo. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedi http://www.sangye.it/lettera/10.09blog-ingl-HH.jpg , a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.