6 Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alle “400 stanze” di Aryadeva, Dharamsala 1988

Sua Santità il Dalai Lama: Se si comprende che il sorgere, il perdurare e la cessazione della coscienza non esistono intrinsecamente, gradualmente le afflizioni si esauriranno e non saranno più presenti nel continuum mentale.

Sua Santità il Dalai Lama: Se si comprende che il sorgere, il perdurare e la cessazione della coscienza non esistono intrinsecamente, gradualmente le afflizioni si esauriranno e non saranno più presenti nel continuum mentale.

Commentario alle “Quattrocento Stanze” o “Le quattrocento strofe sulla Madhyamaka” di Aryadeva,conferito da Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India il marzo 1988. Traduzione dal tibetano in italiano di Mariateresa Bianca a Dharamsala. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedia beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.

Sesto Capitolo, Versi 126 – 150

Sua Santità il Dalai Lama. Insegnare come eliminare le afflizioni mentali.

Dimostrare che l’estremo ascetismo non è un mezzo corretto per eliminare il karma e le afflizioni:

126. Se [com’è vero] il piacere incrementa il desiderio,
[è anche vero che] la sofferenza incrementa la rabbia;
come mai coloro [che hanno] piaceri, non sono [considerati] asceti

e [sono considerati] asceti solo coloro [che provano] dolori?

Sua Santità il Dalai Lama. Se il desiderio incrementa a causa del piacere del cibo, vestiti e giaciglio (dimora); è anche vero che la rabbia incrementa a causa dei dolori fisici e mentali. Perché, allora, colui che ha piacere non è asceta e colui che soffre il caldo e il freddo, o che si strappa i capelli (tutte forme di ascetismo praticate dai jain e così via) lo è? Il primo, infatti, con il piacere sta cercando di eliminare i dolori, avendoli riconosciuti come fonte della rabbia, che è considerata da tutti, buddhisti e jain, ugualmente negativa e da evitare; perciò dovrebbe essere considerato altrettanto asceta quanto il secondo. In realtà, il vero asceta è colui che pratica /usa gli antidoti ad ambedue: il desiderio e la rabbia. A questo proposito, nel Buddhismo si parla di usare gli antidoti ai due estremi: l’estremo dell’edonismo e l’estremo dell’ascetismo /austerità in relazione a cibo, vestiti, dimora. Per esempio, la pratica jain di estreme austerità non è considerata, dal punto di vista buddhista, una condotta particolarmente ascetica. La ragione è che, a causa di estreme austerità, la rabbia incrementa. Se invece si eliminano entrambi , il desiderio e la rabbia, allora questo è vero ascetismo. Praticare volontariamente le cause della rabbia non è detto ascetismo. Qui Aryadeva non sta cercando di provare che indulgere nei piaceri è consigliabile, ma sta invece provando, usando lo stesso ragionamento della controparte, che ciò che deve essere abbandonato è il karma e le afflizioni. Qui si dimostra che i mezzi usati dai non-buddhisti, in particolare i jain, ovvero l’estremo ascetismo, sono sbagliati.

Descrizione della funzione delle diverse afflizioni.

127. L’attività del desiderio è radunare/raccogliere (amici/possedimenti etc.)

l’attività della rabbia è litigare.
Come il vento per gli altri elementi
così l’attività della confusione (ignoranza) è di alimentare (le altre afflizioni). .

Le ragioni per le quali le afflizioni devono essere abbandonate.

128. Il desiderio fa soffrire [quando] non si incontra (l’oggetto desiderato);
la rabbia fa soffrire [quando] si è privi di potere (per sconfiggere gli avversari);
la confusione fa soffrire quando non si comprende completamente.
[Essere sopraffatti] da queste [afflizioni] e non comprenderle [è la maggior sofferenza].

Sua Santità il Dalai Lama. Non comprendere che le afflizioni ci opprimono e ci affliggono (ci causano dolore) è veramente la più grande sofferenza.

129. Proprio come si vede che la bile (le malattie della bile)

non si verifica in concomitanza con il flemma,
così il desiderio non si verifica
in concomitanza con la rabbia /avversione.

Sua Santità il Dalai Lama. La rabbia si manifesta come avversione, rifiuto e perciò non può essere presente nella nostra mente simultaneamente al desiderio, che invece accoglie, accetta. Questi due modi di entrare in relazione con un oggetto, questi due modi di apprendere l’oggetto (come desiderabile e come sgradevole) sono diametralmente opposti e, perciò, non possono esistere contemporaneamente.

130. [Colui che è pieno di] desiderio dovrebbe essere comandato

perché per costui lo svilire /snobbare è di aiuto. [Colui che è pieno di] rabbia dovrebbe essere [trattato] come un capo,

perché per costui la stima/apprezzamento è di aiuto.

Sua Santità il Dalai Lama. Il primo tipo di persone ‘dovrebbe essere comandato’ come si fa con un servo, dovrebbe essere tenuto molto occupato e, inoltre, dovrebbe essere scoraggiato perché ciò fa diminuire il desiderio, mentre il renderlo felice e incoraggiarlo causa un incremento del desiderio. Per il secondo tipo di persone si dovrebbe mostrare molto rispetto, come si fa per un re. Il trattarlo in questo modo favorisce il placarsi della rabbia.

131. All’inizio [della giornata] sorge la confusione
nel mezzo sorge la rabbia
alla fine sorge il desiderio:
nel corso di una giornata [le afflizioni sorgono] in tre fasi.

Sua Santità il Dalai Lama. Qui viene descritto l’ordine con il quale le afflizioni sorgono. Di mattina, appena svegli, si è ancora confusi dal sonno e perciò la confusione/ignoranza è predominante. Nel mezzo della giornata, a causa del duro lavoro, dello sperimentare fame e sete, del non trovare ciò che si desidera e così via, la rabbia è predominante. Alla sera, avendo bevuto e mangiato durante il giorno, i sensi sono pienamente energizzati e di conseguenza il desiderio è predominante.

Descrizione di come abbandonare le afflizioni individualmente. La prima è il desiderio.

132. Il desiderio non è un amico, ma lo sembra,

perciò non lo si teme.
Non si dovrebbe invece abbandonare

/lasciare proprio l’amico che ci danneggia?

Sua Santità il Dalai Lama. Quando si è esaltati /eccitati dal desiderio, non ci si rende conto che esso non è un amico in quanto, non appena l’eccitazione svanisce, ci si ritrova con ancora più problemi, e, di conseguenza, non si usano gli antidoti per neutralizzarlo. Comunemente, il falso amico (l’amico che ci danneggia) è considerato particolarmente pericoloso e con questa persona si dovrebbe esercitare particolare prudenza.

133. Il desiderio sorge da cause (il primo tipo)
e sorge anche da circostanze (il secondo tipo).
[I rimedi per] le circostanze dalle quali

si genera il desiderio sono più facili da applicare;

non lo sono per l’altro (per le cause del primo tipo di desiderio).

Sua Santità il Dalai Lama. Il desiderio può sorgere in due circostanze; il primo tipo di desiderio sorge quando c’è una forte abitudine, ovvero ‘sorge da cause’ e il secondo tipo sorge all’improvviso per l’incontro di oggetti stimolanti, ossia ‘sorge da circostanze’. Il primo è più stabile /forte e quindi più difficile da sradicare, mentre il secondo è più passeggero /debole e pertanto più facile da eliminare.

134. La rabbia consolida (il risentimento/l’avversione),
provoca sicuramente pesanti non virtù.
Di conseguenza, essere costantemente consapevoli delle loro caratteristiche,

causerà l’annientamento delle afflizioni.

Sua Santità il Dalai Lama. Conoscendo le caratteristiche delle afflizioni, si sarà in grado di applicare correttamente gli antidoti /i rimedi.

135. Come il senso del tatto pervade il corpo,
[così] l’ignoranza è la base /origine /causa di tutte le afflizioni.

Di conseguenza, tutte le afflizioni verranno sconfitte
quando l’ignoranza sarà sconfitta.

Sua Santità il Dalai Lama. Il senso del tatto, diffuso in tutto il corpo, pervade gli altri sensi e funziona da base per essi, intendendo che senza il corpo non ci sarebbero tutti gli organi di senso. Analogamente, l’ignoranza che non comprende come i fenomeni siano ‘sorgere dipendente’ e non esistano intrinsecamente, è la base /origine /causa di tutte le altre afflizioni. Pertanto, una volta che essa sarà sradicata, le altre afflizioni non avranno modo di sorgere.

Come si elimina la confusione/ ignoranza (identificata in questo testo come il credere /aderire all’idea di fenomeni veramente esistenti):

136. Se /quando si vedrà il sorgere dipendente
la confusione non sorgerà più (confusione che è credere in fenomeni veramente esistenti). Qui (in questo testo), perciò, si è compiuto ogni sforzo
per spiegare proprio questo soggetto.

137. Costantemente attratti da eclissi,
molto generosi, di buon appetito, e pretenziosi.

Di questo tipo sono le caratteristiche
delle persone con grande desiderio.

Sua Santità il Dalai Lama. Le persone piene di desiderio sono sempre attratte da spettacoli come le eclissi e così via, da scherzi e risate, molto generose e con voglia di impressionare gli altri mantenendosi sempre pulite e ben vestite. Le persone piene di rabbia sono il contrario: sempre disturbate /infastidite dagli altri ed asociali.

138. I Buddha hanno detto che le persone desiderose dovrebbero abbandonare

cibo, vestiti e residenze
di ottima qualità e
rimanere vicino al proprio maestro spirituale.

Sua Santità il Dalai Lama. i Buddha hanno proclamato che le persone piene di desiderio dovrebbero usare solo cose di infima qualità, come prescritto nelle “Dodici pratiche ascetiche di purificazione” (per le persone ordinate), che sono finalizzate a ridurre l’attaccamento per il cibo: per esempio mangiare solo ciò che si e’ ricevuto elemosinando; mangiare in una sola sessione senza prendere cibo ripetutamente; per i vestiti: indossare solo vesti fatte di stracci, usare solo le tre vesti dei monaci; per la dimora: risiedere in eremitaggi, ai piedi di alberi, nello spazio aperto e così via.

139. Arrabbiarsi con coloro su cui non si ha potere

(il nemico che non abbiamo il potere di danneggiare)
causerà solo [il nostro] imbruttimento. (Solo danno per noi: rughe, perdita di sonno etc.) Arrabbiarsi, privi di amore, con coloro su cui si ha potere (quelli che abbiamo il potere di danneggiare) è detto essere anche peggiore.

(Perché entrambi saremo rovinati in questa e nelle prossime vite)

140. Si dice che [udire] parole spiacevoli
esaurisca (purifichi) azioni negative compiute nel passato.

La persona ignorante e non saggia
non vuole purificare se stessa.

Sua Santità il Dalai Lama. Dover udire /subire critiche, l’essere sgridati e così via purifica le azioni negative del passato attraverso lo sperimentare questo spiacevole risultato. ‘La persona ignorante e non saggia’ che si arrabbia e ricambia con altrettanti insulti chi pronuncia queste parole spiacevoli ‘non vuole purificare se stessa’ e perciò sarà costretta a subire ancora critiche e così via nel futuro.

141.[Benché] siano spiacevoli da udire,
[quelle parole] non sono inerentemente dannose.
Di conseguenza [quel danno] sorge dalle nostre proiezioni.

Pensare che [quel danno derivi] da altri è fantasia.

Sua Santità il Dalai Lama. Quelle parole spiacevoli non sono inerentemente /veramente dannose perché altrimenti dovrebbero danneggiare anche chi le dice. Il danno che noi percepiamo è dovuto alle nostre proiezioni /modi sbagliati di pensare e valutare. Non comprendendo questo meccanismo, noi pensiamo che quel danno derivi da altri, ovvero dalle parole spiacevoli pronunciate da altri, ma questo è solo fantasia. È quindi scorretto arrabbiarsi con chi pronuncia quelle parole.

142. [In certi trattati] si dice che colui che sgrida deve essere punito;

similmente, perché non è [spiegato che]

a colui che parla piacevolmente si devono fare offerte?

Sua Santità il Dalai Lama. In certi testi dei non-buddhisti, considerati non validi, si dice che colui che sgrida deve essere punito; ma allora perché non è spiegato che a colui che parla piacevolmente si devono fare offerte? Questa mancanza di logica dimostra che quei trattati non sono corretti / validi. (Benché smentire questi trattati in questo contesto sembri un po’ insignificante, questo serve come base per smentire la loro veridicità /correttezza in generale, anche quando per esempio incoraggiano comportamenti scorretti.)

143. Non ti dovresti arrabbiare con chi espone i tuoi difetti,
perché anche se non li esponesse,
comunque [tutti] se ne renderebbe conto (quando i tuoi difetti sono visibili).
[Se, non vedendoli, qualcuno ti loda] certamente non è corretto arrabbiarsi con chi dice il falso (cioè ti loda quando in realtà hai molti difetti).

144. Gli insulti [che provengono] da inferiori
sono senza importanza; (possono essere tollerati)
Gli insulti che provengono da inferiori dovrebbero percio’ essere considerati
come [casi] isolati e presi a cuor leggero (meglio di altri danni che costoro potrebbero arrecare).

145. Se il danno fatto agli altri
non è di alcuna utilità per te,
approvare quella rabbia senza vantaggio (quel danneggiare gli altri) è solo abitudine. (Sei assuefatto alla rabbia, a dare punizioni etc.)

146. Quando, grazie alla pazienza, vasti meriti
sono guadagnati senza sforzo;
c’è qualcuno così stupido da
ostacolare ciò ? (Ostacolare la causa della pazienza cioè il nemico/chi ci critica etc.)

147. La collera (aggressività) non sorge verso colui che è particolarmente potente.
Perché cedi alla collera
che sconfigge l’ inferiore? (E’ veramente un comportamento biasimevole!)

148. In colui che è paziente verso la fonte della collera sorge la meditazione.
Aver timore di quella fonte di buone qualità
è solo dovuto alla tua stupidità.

Sua Santità il Dalai Lama. Essendo pazienti, sorge la ‘meditazione’ ovvero la familiarità con il rimedio della collera, ovvero l’amore e questo induce l’acquisizione delle “Otto straordinarie qualità dell’amore” come quella di essere protetti dalle divinità, conseguire facilmente i propri obiettivi, non essere danneggiati da veleno e armi, e così via. Aver timore della ‘fonte’ di queste buone qualità, ovvero il nemico, la persona che ci critica e così via e in dipendenza della quale si ottengono queste qualità, è davvero sciocco!

149. Chi è mai andato nel prossimo mondo (chi è mai morto)
avendo eliminato completamente tutti [coloro che lo] disprezzavano? (Nessuno!) Perciò considera la derisione preferibile (il disprezzo, le critiche e così via)
al [compiere] azioni negative. (Che dovresti compiere per eliminare i nemici)

150. Le afflizioni mentali non rimarranno
nella mente di colui che
comprende che il perdurare della coscienza e così via [non esistono] in realtà.

Sua Santità il Dalai Lama. Se una persona comprende che la produzione (il sorgere), il perdurare e la cessazione della coscienza non esistono veramente, intrinsecamente, in virtù della loro sentita, gradualmente le afflizioni si esauriranno e non saranno più presenti nel suo continuum mentale.

Ciò conclude il sesto capitolo di “Il trattato in quattrocento strofe sugli atti yogici dei bodhisattva” che insegna come disfarsi delle afflizioni mentali.

Sua Santità il Dalai Lama ha utilizzato, come base per le sue delucidazioni, il commentario del Maestro indiano Chandrakirti e del Maestro tibetano Gyaltshab Dharma Rinchen (1364-1431).

Tradotto dal tibetano in italiano da Mariateresa Bianca a Dharamsala che ha consultato anche il commentario tibetano del Maestro Gyaltshab Dharma Rinchen come pure la traduzione inglese delle strofe di Ruth Sonam e che ringrazia Sherab Dhargye per le indispensabile chiarificazioni e la monaca italiana Tenzin Oejung per aver riletto il testo. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedi http://www.sangye.it/lettera/10.09blog-ingl-HH.jpg , a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.