7 Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alle “400 stanze” di Aryadeva, Dharamsala 1988

Sua Santità il Dalai Lama: Non si dovrebbe avere attaccamento per le usanze sociali.

Sua Santità il Dalai Lama: Non si dovrebbe avere attaccamento per le usanze sociali.

Commentario alle “Quattrocento Stanze” o “Le quattrocento strofe sulla Madhyamaka” di Aryadeva,conferito da Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India il marzo 1988. Traduzione dal tibetano in italiano di Mariateresa Bianca a Dharamsala. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedia beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.

Settimo Capitolo, Versi 151 – 175

Sua Santità il Dalai Lama.

7. Capitolo sette:

Insegnare come disfarsi della bramosia per gli oggetti del desiderio.

Sua Santità il Dalai Lama. L’intenzione finale di Buddha Shakyamuni è quella di collocare tutti gli esseri nello stato del nirvana non-dimorante (che non dimora nel samsara e neanche nella pace personale). La ragione è che Buddha stesso ha attualizzato questo stato e, se non si prodigasse a collocare tutti gli esseri in quello stesso stato, peccherebbe di ‘avarizia spirituale’. Essendo questa la sua vera intenzione, Buddha mette in opera svariati metodi per realizzare questo obiettivo. I bodhisattva che generano questa eccellente intenzione superiore sono dotati di una determinazione e coraggio straordinari, sono degli esseri santi dotati del pensiero altruistico finale, sempre impegnati a portare beneficio agli altri. In questo trattato si descrivono i benefici, gli atti, le qualità dei bodhisattva e, avendo identificano le afflizioni come il fattore che li ostacola nel loro progresso spirituale, si delucidano i rimedi e il loro utilizzo. Se non ci si oppone alle afflizioni fin dall’inizio, contrastandole subito non appena esse sorgono; se in qualche modo si è accondiscendenti con loro, esse diventeranno sempre più intense e, alla fine, ci faranno rimpiangere di esserci rilassati e di non aver posto rimedio alla loro prepotenza al momento opportuno. Inoltre, avendo identificato che l’attaccamento per certi oggetti è la causa che induce il sorgere di molte altre afflizioni come il desiderio e l’avversione, il prossimo capitolo insegna come disfarsi del forte desiderio per gli oggetti piacevoli.

151. Non ci sarà mai l’opportunità
[di essere liberi, se non si applicano i rimedi a] quest’oceano di sofferenza.
Come mai tu, persona infantile (sciocco)
non sei spaventato essendoci caduto dentro?

152. La gioventù ci sta alle spalle e
di nuovo ci starà di fronte (nella prossima rinascita).
[Benché si immagini che] perduri, in questo mondo
è come una gara di velocità (tra la gioventù, la vecchiaia e la morte).

153. Nell’esistenza ciclica non ci sono mai
rinascite di propria volontà.
Quale persona intelligente non avrebbe timore,
essendo alla mercè di altri ? (Del karma e delle afflizioni)

154. Il futuro è senza fine
e tu sei sempre stato un essere ordinario.
Assicurati che non sia più
com’è stato nel passato (l’aver agito come essere ordinario).

Sua Santità il Dalai Lama. Se non ci si applica con determinazione, se non si pratica e si ottiene la liberazione, il futuro non avrà fine. Anche nel passato, che non ha inizio, durante le infinite rinascite vissute come essere ordinari, non ci siamo applicati e perciò non abbiamo conseguito la liberazione. Diciamo che se ora, ancora una volta, ci comportiamo da esseri ordinari, saremo molto poco gentili con le nostre vite future, non daremo loro ragione di esserci grati!

155. È molto rara [la congiunzione tra] un ascoltatore

e ciò che è da ascoltare: un oratore.
Di conseguenza, in breve, il samsara non è
nè senza fine, nè ha una fine.

Sua Santità il Dalai Lama. La congiunzione in cui sono presenti: un ‘ascoltatore’ qualificato, un ricettacolo perfetto dotato di una preziosa rinascita umana provvista di libertà ed opportunità, e ‘ciò che è da ascoltare’, ovvero il prezioso Dharma, in particolare, gli insegnamenti sulla profonda vacuità e un ‘oratore’ – il Buddha – è molto rara. Quando sono presenti questi tre elementi, il samsara non è senza fine; ma se questi tre non sono presenti, allora non ha fine.

156. La maggior parte degli uomini
aderisce alla non virtù (con grande entusiasmo si impegna nella non virtù).

Perciò, la maggior parte degli esseri ordinari
andrà sicuramente nei reami inferiori.

157. In questo mondo, la maturazione di azioni negative

è vista essere unicamente infausta;
pertanto ai saggi, l’esistenza ciclica
appare come un macello.

158. Se si impazzisce
a causa di una mente instabile,
quale saggio direbbe che
[coloro che] rimangono nel samsara non sono pazzi?

Sua Santità il Dalai Lama. Nel mondo si può notare che, a causa di uno squilibrio degli elementi che produce ‘una mente instabile’ molte persone impazziscono; cosa dire allora degli esseri samsarici che sono completamente intossicati dal veleno delle tre afflizioni (desiderio, avversione e ignoranza)? Quale saggio direbbe ‘che non sono pazzi?’

159. Avendo capito che il dolore derivante dal camminare (e così via)

diminuisce quando si fa l’opposto,
la persona intelligente genera
l’intenzione di porre fine a tutte le attività.

Sua Santità il Dalai Lama. Avendo compreso che facendo l’opposto si diminuisce un tipo di sofferenza, ‘la persona intelligente genera l’intenzione di porre fine a tutte le attività’, ovvero cerca di recidere la continuità di tutti i tipi di karma che inducono nuove rinascite nel samsara, nuova sofferenza; costui cercherà di impegnarsi nell’opposto, ovvero nel non accumulare karma.

160. Quando persino la causa
di un singolo effetto non è vista,
e quando persino per un effetto si è visto la vestita (di cause), chi non ne avrà timore?

161. Poiché tutti i risultati (prosperità materiale, fama etc.)
non saranno per certo conseguiti, (sicuramente e secondo i propri desideri)

e tutti quelli che lo sono, per certo termineranno,
perché distruggersi per loro (per ottenerli)?

162. Tutte le attività sono eseguite con sforzo
e una volta compiute, si disintegrano senza sforzo.

Benché le cose stiano così, tu non sei
ancora per niente privo di attaccamento per le attività.

163. Non c’è piacere/felicità in relazione
sia al passato che al futuro.
Ciò che sta avvenendo ora, sta già passando, perché ti esaurisci?

Sua Santità il Dalai Lama. Le sensazioni di piacere /felicità si basano sulla mente, ma quella passata non c’è più, e quella futura ancora deve sorgere; la mente presente si sta disintegrando istante dopo istante, non rimane neanche per un istante. Di conseguenza, non esiste vera felicita’, felicità inerentemente esistente e pertanto non ha senso esaurirsi per cercare di ottenerla.

164. I saggi provano, anche per le rinascite fortunate,

lo stesso timore che [provano] per gli inferni.
Infatti è raro che una qualsiasi esistenza (samsarica) non generi timore in loro.

165. Se gli sciocchi avessero mai percepito completamente

le sofferenze del samsara,
in quel momento le loro menti [e il loro corpo]
smetterebbero di rimanere insieme (costoro verrebbero meno).

Sua Santità il Dalai Lama. Se noi esseri ordinari samsarici potessimo vedere le sofferenze, in particolare la sofferenza onnipervasiva composita, come la vedono gli esseri ‘nobili /arya’ (esseri sul sentiero della visione e oltre), sicuramente ne saremmo scioccati e verremmo meno.

166. Coloro che non sono orgogliosi sono rari

(orgogliosi per false ragioni: casta, ricchezze etc.) e gli orgogliosi non hanno compassione. (Disprezzano gli altri etc.)
Perciò è detto che andare
dalla luce alla luce è molto raro (da una rinascita fortunata ad un’altra).

167. Chiunque rinunci, in questa vita, agli oggetti [sensoriali]

si dice che li vedrà (li otterrà nelle rinascite future).
Per quale ragione consideri corretto
un tale Dharma (pratica) errato?

Sua Santità il Dalai Lama. Il Dharma errato è la pratica di rinunciare al piacere presente con l’obiettivo di ottenere rinascite future fortunate, ovvero di ottenere in futuro ciò a cui si sta rinunciando ora: non ha senso! Si dovrebbe invece comprendere che tutti i tipi di rinascite samsariche sono sofferenza, anche quelle che, a prima vista, sembrano eccellenti.

168. La ricchezza, che è il risultato dei meriti,

deve essere protetta completamente dagli altri.

Come potrai mai possederla,
se devi sempre proteggerla dagli altri?

Sua Santità il Dalai Lama. Accumulare meriti (facendo offerte e generosità) con la motivazione di avere prosperità nelle vite future è sbagliato! Quel futuro risultato, erroneamente considerato desiderabile, non è privo di sofferenza. Per esempio, deve essere protetto dai ladri, dagli elementi naturali etc. e pertanto si trasforma in una nuova causa di tensione. Non solo, in realtà quella prosperità non è mai posseduta completamente perché, se lo fosse, non ci sarebbe motivo di doverla sempre proteggere.

169. Le usanze sociali
sono seguite come “pratiche religiose”.

Sembra che la società sia più influente delle pratiche religiose.

Sua Santità il Dalai Lama. Non si dovrebbe avere attaccamento per le usanze sociali, che a volte sono praticate come se fossero pratiche religiose, perché cambiano nel tempo e nei luoghi. È come se queste usanze sociali avessero il potere di dettare le pratiche religiose.

170. Benché grazie alla virtù

[si conseguano] oggetti piacevoli
questi oggetti sono considerati dannosi

(da coloro che cercano la liberazione).

Rinunciando loro, si sarà felici. Che motivo c’è di conseguirli?

171. Per chi non ha bisogno di autorità (mondana),

le pratiche di Dharma non servono.
Chi si sforza di conseguire autorità (mondana)
è conosciuto tra gli uomini come uno sciocco.

Sua Santità il Dalai Lama. Lo yoghin /yoghini che controlla la sua mente, può conseguire ciò che desidera senza sforzo. Costui quindi ‘non ha bisogno di autorità /potere mondano’ per sottomettere, usare, comandare gli altri al fine di ottenere ciò che desidera. Per costui ‘le pratiche di Dharma non servono’ poiché non ha bisogno di ottenere il risultato delle azioni positive, come la generosità e così via, ovvero l’ autorità /potere.

172. Se generi attaccamento per le pratiche di Dharma con grande desiderio,
avendone compreso i risultati futuri,
quando vedi la futura destinazione (reami sfortunati

che risultano dalla motivazione sbagliata) perché non la temi?

Sua Santità il Dalai Lama. Questa strofa, (come le 167/168 e anche la prossima) è rivolta a far desistere dall’accumulare meriti in funzione di futuri risultati mondani piacevoli.

173. Ricordandosi dei meriti simili in ogni aspetto
[al salario] del lavoratore stipendiato,
[i saggi] non desiderano la virtù.
Come potrebbero mai costoro commettere la non-virtù?

Sua Santità il Dalai Lama. Meriti simili in ogni aspetto allo stipendio sono meriti accumulati per un salario, ovvero un retribuzione futura. Se, quando i saggi considerano questa virtù finalizzata alla retribuzione futura mondana, non la desiderano, essendo consapevoli che essa è comunque causa di nuovo samsara (anche le rinascite fortunate sono della natura della sofferenza), sicuramente non commetterebbero neanche la non-virtù, che è anche causa di samsara (rinascite sfortunate).

174. Colui che vede i migratori come un insieme di meccanismi
e come degli esseri illusori, (che benché appaiano non sono veri)

chiaramente procederà verso
il supremo stato (della liberazione e dell’onniscienza).

175. Per coloro che non trovano piacere negli oggetti dell’esistenza condizionata,

e’ assolutamente impossibile
trovare piacere in questo [mondo].

Ciò conclude il settimo capitolo di “Il trattato in quattrocento strofe sugli atti yogici dei bodhisattva” che insegna come disfarsi del forte desiderio per gli oggetti piacevoli desiderati dalla gente.

Sua Santità il Dalai Lama ha utilizzato, come base per le sue delucidazioni, il commentario del Maestro indiano Chandrakirti e del Maestro tibetano Gyaltshab Dharma Rinchen (1364-1431).

Tradotto dal tibetano in italiano da Mariateresa Bianca a Dharamsala che ha consultato anche il commentario tibetano del Maestro Gyaltshab Dharma Rinchen come pure la traduzione inglese delle strofe di Ruth Sonam e che ringrazia Sherab Dhargye per le indispensabile chiarificazioni e la monaca italiana Tenzin Oejung per aver riletto il testo. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedi http://www.sangye.it/lettera/10.09blog-ingl-HH.jpg , a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.