8 Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alle “400 stanze” di Aryadeva, Dharamsala 1988

Sua Santità il Dalai Lama: Benché da tempo senza inizio si abbia attaccamento per il proprio corpo, per mezzo della corretta meditazione i saggi riescono ad eliminarlo.

Sua Santità il Dalai Lama: Benché da tempo senza inizio si abbia attaccamento per il proprio corpo, per mezzo della corretta meditazione i saggi riescono ad eliminarlo.

Commentario alle “Quattrocento Stanze” o “Le quattrocento strofe sulla Madhyamaka” di Aryadeva,conferito da Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India il marzo 1988. Traduzione dal tibetano in italiano di Mariateresa Bianca a Dharamsala. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedia beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.

Ottavo Capitolo, Versi 176 – 200

Sua Santità il Dalai Lama.

Come addestrare completamente i discepoli (affinché diventino un ricettacolo adatto a generare il sentiero nel loro continuum).

176. Proprio come l’amicizia tra persone discordanti non dura a lungo,

così il desiderio non durerà a lungo
in colui che comprende i difetti di tutti [gli oggetti].

Sua Santità il Dalai Lama. Se si riflette su tutti i fenomeni condizionati (causati) interni ed esterni, si comprendere come essi siano impermanenti, sofferenza (e causa di sofferenza), immondi e non adatti ad essere posseduti (non desiderabili/non convenienti). In questo modo, il desiderio per questi oggetti di cui si è riconosciuta la natura, ‘non durerà a lungo’.

177. Alcuni provano desiderio per essi;
alcuni ne provano avversione;
in alcuni generano confusione;
perciò gli oggetti del desiderio sono privi di “oggetto”.

Sua Santità il Dalai Lama. Gli oggetti che desideriamo, le cosiddette ‘perfezioni /meraviglie samsariche’, le cose considerate belle e buone nel samsara, sono prive di ‘oggetto’ (di esistenza inerente, di esistenza in virtù della loro sentita o del loro essere) perché se lo fossero, sarebbero percepiti da tutti come desiderabili; ma questo non è il caso. In dipendenza dai nostri pensieri, dalla concettualità, ovvero dai nostri modi di pensare, dalle nostre proiezioni, li percepiamo attraenti, repulsivi o non proviamo alcunché (confusione).

178. Senza concettualità (false idee o valutazioni, elaborazioni concettuali)
il desiderio, e così via, non ha esistenza. (Esiste solo grazie alla concettualità.) [Se i fenomeni esistessero realmente] quale persona intelligente sosterrebbe [il contrario della] realtà e oggetti [meramente designati dalla] concettualità?

Sua Santità il Dalai Lama. Se i fenomeni esistessero realmente, le persone intelligenti non sosterrebbero che essi non esistono realmente, perché ciò sarebbe contrario alla realtà; allo stesso modo, non sosterebbero che sono meramente designati dalla concettualità. Le persone intelligenti sostengono sempre la realtà e, perciò, direbbero che i fenomeni sono veri e non sono solo designati dalla concettualità; ma poiché le cose non stanno così, i saggi affermano che i fenomeni non sono reali e sono solo costruzioni concettuali e linguistiche.

179. Non esiste niente che sia
“legato insieme a qualcos’altro” (inerentemente; agli oggetti per cui si ha attaccamento); [se così fosse] non sarebbe possibile separare
ciò che è legato insieme a qualcos’altro.

180. Coloro che possiedono pochi meriti

non generano alcun dubbio in relazione a questo fenomeno

(la visione o teoria della vacuità, la mancanza di esistenza inerente).

Il semplice generare dubbi
riduce l’esistenza ciclica in brandelli.

181. Il Muni proclamò che questo Dharma (la vacuità) continuerà ad aumentare

(a raffinarsi) sino alla liberazione. Chi non ha rispetto per questo (Dharma, la vacuità)
non è chiaramente una persona intelligente.

182. “Io conseguirò il nirvana”,
vedendo come vuoto ciò che [si ritiene] non sia vuoto,

non è [il metodo per conseguire il nirvana].
I tathagata proclamano che non si trascende la sofferenza

(non si consegue il nirvana) con visioni errate.

Sua Santità il Dalai Lama. Qualcuno, avendo realizzato che tutti i piaceri del samsara sono in realtà sofferenza e volendo conseguire il nirvana – ovvero lo stato che trascende queste sofferenze – pensa “Io conseguirò il nirvana”. Per questa ragione, credendo /aderendo all’idea che sia l’io che il nirvana siano veramente esistenti, medita ‘vedendo’ (qui: sforzandosi di credere) che sia vuoto ciò che in verità ritiene non sia vuoto; questo non gli permetterà di conseguire il nirvana.

183. Ciò (le scritture) che contiene insegnamenti
sul mondo (il mondo degli esseri e il mondo-ambiente)

proclama come si accede (al samsara).

Ciò (le scritture) che contiene delucidazioni sull’ultimo

(la natura ultima, la vacuità) proclama come allontanarsi (dal samsara).

184. Pensando “[Se] niente esiste (inerentemente), qual e’ l’utilità [di sforzarsi per conseguire la liberazione]”?
Tu potresti generare timore (per la vacuità).
[Ma] se le attività esistessero (inerentemente),

questo Dharma (la mancanza di esistenza inerente),

non potrebbe arrestare (il samsara).

185. Se hai attaccamento per la tua posizione

(secondo cui la vacuità arresta il samsara) e antipatia per la posizione degli altri,
non avanzerai verso la liberazione:
entrambe le condotte non porteranno la pace (la liberazione).

186. Il non agire [credendo nell’esistenza inerente] porta il nirvana
e l’agire [credendoci] porta rinascite samsariche.
Di conseguenza, senza complicazioni (derivanti dal credere nell’esistenza inerente)
il nirvana è facile da conseguire, mentre l’altro non lo è

(le rinascite samsariche fortunate come umani, Dei e semi-Dei).

Sua Santità il Dalai Lama. Comprendendo che le azioni virtuose e non-virtuose sono causa di samsara (rinascite fortunate e sfortunate), il saggio agisce senza aderire all’idea che esistano inerentemente e pertanto consegue il nirvana. Chi non è saggio e non ha questa comprensione, con molto sforzo (‘complicazioni’) esegue azioni virtuose credendo che esistano inerentemente e ne otterrà solo rinascite samsariche fortunate, ma non il nirvana.

187. Chi non è disincantato con questo (samsara)
come potrebbe mai generare rispetto per la pace (la liberazione)?

Come per [l’abbandonare] la famiglia, anche l’emergere
dall’esistenza condizionata è difficile.

Sua Santità il Dalai Lama. Anche se la famiglia non è significativa, a causa dell’attaccamento, non è facile abbandonarla; analogamente, anche se nel samsara non c’è vera felicità, è difficile generare il desiderio di abbandonarlo, ovvero l’attitudine di rinuncia, di emergenza definitiva.

188. Si può notare che qualcuno, sopraffatto dalla sofferenza (dolori fisici o mentali) arriva a desiderare la propria morte;
in quel momento (quando ha generato disincanto), a causa della confusione (ignoranza) non procede [però] verso lo stato supremo (il nirvana).

189. La generosità è insegnata agli inferiori (ai principianti);
la disciplina morale è insegnata ai mediocri (ai mediamente esperti); la pacificazione è insegnata agli eccellenti (ai più competenti). Pertanto fai sempre del tuo meglio!

190. All’inizio, elimina ciò che è non-virtù, nel mezzo elimina il sè,
alla fine elimina tutte le visioni;
colui che comprende ciò è un saggio.

Commento:

il primo verso descrive gli stadi dell’individuo di scopo inferiore, il cui oggetto di ottenimento sono le rinascite fortunate come essere umano o divino, che è conseguito principalmente attraverso la pratica della moralità di astenersi dalle dieci azioni negative.
Il secondo verso descrive gli stadi dell’individuo di scopo intermedio, il cui oggetto di ottenimento è la liberazione, che è conseguita grazie alla meditazione sulla mancanza di esistenza inerente, meditazione che elimina le oscurazioni afflittive. Un’altra interpretazione è che questo verso indica la mancanza di esistenza grossolana della persona (dal punto di vista della Madhyamaka), ovvero la mancanza di esistenza di un sè autosufficiente e sostanzialmente esistente. Questa realizzazione comincia ad allentare la visione tenace di vera esistenza e prepara per la realizzazione indicata dal verso successivo.

Il terzo verso descrive gli stadi dell’individuo di scopo superiore, il cui oggetto di ottenimento è lo stato dell’onniscienza, cioè la completa e perfetta illuminazione. Questo obiettivo è conseguito attraverso la meditazione sulla mancanza di esistenza inerente (come sopra), meditazione che deve essere infusa dall’aspetto del ‘metodo’, ovvero la bodhicitta e la pratica delle perfezioni. Questa realizzazione è chiamata tecnicamente ‘la [realizzazione della] vacuità dotata di tutti gli aspetti supremi del metodo’; essa ha la capacità di eliminare anche le oscurazioni cognitive, ovvero le impronte lasciate dalle oscurazioni afflittive.

191. Chiunque veda una cosa
è detto che vede tutto.
Ciò che è la vacuità di uno (una cosa) è la vacuità di tutto.

192. I Tathagata proclamarono l’attaccamento al Dharma

(alle pratiche ordinarie come la generosità etc.)

a coloro che desiderano (solo) le rinascite fortunate.
Ciò è [comunque] disapprovato per coloro che desiderano la liberazione,

che bisogno c’è di menzionare le altre [forme di attaccamento].

193. Coloro che desiderano meriti, non dovrebbero
parlare sempre della vacuità (senza controllare se il discepolo è adatto o meno).

Non è [forse vero] che una combinazione medicinale
può trasformarsi in veleno nei casi sbagliati?

194. Proprio come i barbari non possono essere guidati con lingue straniere,
così gli esseri ordinari possono essere guidati
solo nel [modo] ordinario.

Sua Santità il Dalai Lama. ‘Nel modo ordinario’ significa che inizialmente ai discepoli deve venir spiegato il modo in cui operano i fenomeni nel convenzionale, ovvero l’infallibile operare della legge di causalità. Una volta che il discepolo ha generato ferma convinzione sul modo di accedere e di allontanarsi dal samsara attraverso i dodici anelli dell’originazione interdipendente, allora gli si può spiegare che, proprio perché i fenomeni dipendono da cause, sono privi di esistenza inerente. In questo modo la gradualità e l’ordine con cui i discepoli devono essere guidati saranno privi di errori.

195. Insegnare l’esistenza, la non esistenza,
entrambe esistenza e non esistenza,

nessuna delle due; non sono forse tutte medicine
[somministrate] in base alla malattia?

Sua Santità il Dalai Lama. Il nostro gentile e abile Maestro (Buddha) guida tutti i discepoli, per mezzo di svariati metodi abili, verso il traguardo finale della completa e perfetta illuminazione, secondo le loro capacità, predisposizioni e desideri. A coloro che non hanno studiato, il cui livello mentale è basso, all’inizio insegna come se i fenomeni esistessero dal loro lato (di per se stessi). A coloro il cui continuum è maturo, pronto, insegna che i fenomeni non esistono dal loro lato. Insegna inoltre l’esistenza per la mente che investiga il convenzionale e la non esistenza per la coscienza analitica che investiga la talità; ‘nessuna delle due’ per eliminare gli estremi di vera esistenza e vera non-esistenza. Con l’obiettivo di insegnare a tutti la mancanza di esistenza sottile della persona e dei fenomeni, il nostro gentile Maestro guida gradualmente tutti gli esseri. Analogamente, per essere efficaci, le medicine devono essere somministrate in base alla malattia che affligge il particolare malato che si vuole curare.

196. Dalla percezione (realizzazione) corretta, lo stato supremo (la liberazione); da una percezione ridotta, buone trasmigrazioni (rinascite fortunate);
il saggio pertanto espande sempre la sua intelligenza
riflettendo sulla natura ‘interna’ (la realtà/la talità/la vacuità).

197. Conoscendo la realtà, benché non si consegua
il nirvana in questa vita (se non sono presenti tutti gli altri requisiti),
sicuramente lo si conseguirà nella vita futura
senza sforzo; come [avviene per certi tipi di] karma.

(Il karma il cui risultato si sperimenta nella prossima vita)

198. Il compimento di tutte le attività ideate (persino quelle ordinarie)
è estremamente raro. (Dipende dalla completezza delle cause)
Persino tra [i seguaci di] questi [insegnamenti, il Buddha-Dharma] sono rari coloro che, avendo tutti i requisiti,

ottengono il nirvana; ma [ciò non significa] che non ce ne siano.

199. Avendo sentito (studiato) che il corpo è privo di qualità (senza valore) l’attaccamento non durerà a lungo.
Non cesseranno [quindi] tutte (le afflizioni)
grazie a questo preciso sentiero?

Sua Santità il Dalai Lama. Benché da tempo senza inizio si abbia attaccamento per il proprio corpo, per mezzo della corretta meditazione i saggi riescono ad eliminarlo. Analogamente, la realizzazione della talità in quanto sorgere dipendente, infusa dalle attitudini di rinuncia e bodhicitta avrà la capacita’ di eliminare tutte le afflizioni che dipendono dall’ignoranza che crede nell’esistenza inerente.

200. Proprio come la fine di un seme è visibile

(per esempio se viene bruciato dal fuoco)
benché non abbia inizio,
analogamente quando le cause non sono complete
anche la nascita non avrà luogo

(ci sarà la fine del continuum delle rinascite, anche se non c’è un inizio per esse).

Sua Santità il Dalai Lama. Ciò conclude l’ottavo capitolo di “Il trattato in quattrocento strofe sugli atti yogici dei bodhisattva” che insegna come addestrare completamente i discepoli”.

Sua Santità il Dalai Lama ha utilizzato, come base per le sue delucidazioni, il commentario del Maestro indiano Chandrakirti e del Maestro tibetano Gyaltshab Dharma Rinchen (1364-1431).

Tradotto dal tibetano in italiano da Mariateresa Bianca a Dharamsala che ha consultato anche il commentario tibetano del Maestro Gyaltshab Dharma Rinchen come pure la traduzione inglese delle strofe di Ruth Sonam e che ringrazia Sherab Dhargye per le indispensabile chiarificazioni e la monaca italiana Tenzin Oejung per aver riletto il testo. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings”, approvato direttamente da Sua Santità il Dalai Lama, vedi http://www.sangye.it/lettera/10.09blog-ingl-HH.jpg , a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.