3 – S.S. Dalai Lama: Il Buddismo, la via della ragione.

Sua Santità il Dalai Lama: Si deve cercare di fare del bene al meglio delle nostre possibilità, non solo agli altri esseri senzienti, ma anche agli animali.

Sua Santità il Dalai Lama: Si deve cercare di fare del bene al meglio delle nostre possibilità, non solo agli altri esseri senzienti, ma anche agli animali.

3 – Sua Santità il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso: Il Buddismo, la via della ragione.

Insegnamenti conferiti a Dharamsala, India, da Sua Santità il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso per il “CioTrul Du Cen”, il Giorno dei Miracoli, 5 marzo 2015. Terza parte.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Sia che siamo persone interessate alla spiritualità o che ne siamo completamente disinteressate, comunque, avendo spontaneamente il desiderio della felicità ed il rifiuto della sofferenza, siamo costretti a dare importanza a queste cose. Per dimostrarlo non c’è bisogno di ricorrere alle citazioni dai classici buddisti; gli scienziati stessi, che procedono non seguendo qualcosa che è stata detta da qualche persona importante ma solo dopo averla verificata, a parte il fatto che, naturalmente, accettano ciò che viene affermato da altri loro colleghi se riescono a convalidare le conclusioni scientifiche a cui questi ultimi sono arrivati, confermano con i risultati dei loro test queste mie osservazioni sull’importanza dell’affetto umano come fattore decisivo nello sviluppo del benessere psico-fisico.

Questo è facilmente comprensibile riflettendo su come noi esseri senzienti sin dalla nascita sopravviviamo grazie all’affetto materno. Se alla nascita, invece di trovare l’affetto di una madre, incontrassimo un’attitudine di rifiuto, non riusciremmo a sopravvivere. Questo vale non solo per noi umani ma anche per gli animali. Sin dall’inizio della nostra vita dipendiamo dall’affetto degli altri. Ed è riscontrato che, se durante le prime settimane di vita siamo tenuti a contatto con il corpo della madre, nonostante in quel momento non ci sia nessun tipo di riconoscimento di ‘madre’, la nostra stessa costituzione fisica detta il fatto che rimanere abbracciati, pelle a pelle, con la madre facilita significativamente lo sviluppo celebrale.

Il nostro corpo s’è formato proprio così, per la sua sopravvivenza dipende dall’amore, e, anche se da adulti cià non ci sembra più così ovvio, rimane vero che, se siamo circondati da amore ed affetto, stiamo meglio sia fisicamente che mentalmente. È riscontrato che, quando siamo felici, anche fisicamente stiamo meglio. (Sua Santità chiede se ci sia modo di stringersi un pò perché è cominciato a piovere ed una parte del pubblico si sta bagnando. Dice: Se vi stringete state anche più caldi!)

Questo corpo è costituito in modo tale che, quando sperimentiamo amore, sta meglio e si prova benessere fisico. È stato riscontrato che il sistema immunitario, che è responsabile per il nostro stato di salute, si indebolisce quando la nostra mente è in preda all’odio, all’orgoglio, all’invidia, al sospetto, all’apprensione ed alla paura; paura che diventa tanto più intensa quanto più abbiamo un forte senso di ‘io’, un forte egocentrismo, mentre si riduce in proporzione all’incremento dell’attitudine di prendersi cura degli altri. Siamo dotati naturalmente sia di intelligenza che di amore, il problema sta nel fatto che, invece di coltivarli, li trascuriamo.

Molte persone pensano che, temi come l’amore e la compassione, siano ‘cose religiose’ e non tengono in considerazione il fatto che queste attitudini mentali inducono benessere fisico, famiglie armoniose e, di conseguenza, comunità armoniose. Trascurare questi temi è un errore!

Come dicevo prima, i sette miliardi di esseri umani che vivono su questa terra, sia che siano ‘credenti’ o meno, sono comunque dotati di intelligenza che, al fine di diventare causa di benessere e di felicità, deve essere accompagnata dalle attitudini di buon cuore etc. Non sono solo io a dirlo, ma un numero sempre crescente di scienziati e pensatori arrivano a questa medesima conclusione.

Per esempio, tutti noi siamo esseri umani, e questo è il primo fattore che ci contraddistingue, siamo parte dei sette miliardi di esseri umani su questo pianeta. Noi buddisti recitiamo preghiere dove si auspica il benessere di tutti gli esseri, di tutti gli innumerevoli sistemi di mondi; ma lasciamo perdere gli altri mondi che non sono alla nostra portata. Semplicemente, per il fatto di far parte di questa famiglia di umani viventi su questo pianeta, dovremmo impegnarci sinceramente per il benessere degli altri.

Per esempio, se possiamo fare del bene a dieci persone e queste, a loro volta, fanno del bene ad altre dieci persone, velocemente si porta il beneficio prima a cento persone e di seguito a mille e così via. Continuare a ripetere ‘tutti gli esseri senzienti’ mentre si trascurano le persone che ci stanno accanto è una grave negligenza. Quelle preghiere diventano allora solo delle menzogne!

Si deve cercare di fare del bene praticamente, al meglio delle nostre possibilità, non solo agli altri esseri senzienti, ma anche agli animali, evitando costantemente di portare loro danno e di assumere comportamenti violenti. Queste non sono affermazioni dettate dalla ‘credenza religiosa’ ma dalla convinzione che, essendo noi animali sociali, dipendiamo dagli altri. Far del bene a coloro dai quali dipendiamo non solo è qualcosa che sentiamo naturalmente ma è anche assolutamente ragionevole.

Dovremmo cominciare con le persone che ci stanno accanto e poi, usando l’intelligenza di cui siamo dotati, espandere queste attitudini e comportamenti. In questo modo riusciremo a contribuire alla pace del mondo e a trasformare questa terra in un luogo armonioso e colmo di amore.

Nel passato, sperare in tali trasformazioni era pressoché impossibile, anche a causa del livello di istruzione arretrato; ma, al giorno d’oggi, con il crescente livello di istruzione mondiale, si può sperare che, proprio usando le istituzioni scolastiche, si possa diffondere questo tipo di conoscenza e che questo secolo possa proprio diventare, a differenza del diciannovesimo e ventesimo secolo, un secolo di pace per il mondo.

Questo tipo di speranza è nobile e, specialmente noi che ci consideriamo persone spirituali, dovremmo sforzarci per la sua realizzazione. Noi che ripetiamo “invito tutti gli esseri senzienti come miei ospiti” (durante il rituale dei voti del bodhisattva) dovremmo seriamente considerare come si comporta colui che invita qualcuno a casa propria.

Il primo livello è, come ho detto, il fatto di far parte dell’umanità e, quindi, dovremmo sforzarci di essere persone buone, per esempio di non mentire. Mentire fa star male il prossimo e, anche dal punto di vista personale, se mentiamo la gente perderà fiducia in noi, non potremo più essere veramente amici e l’amicizia è una cosa di cui abbiamo veramente bisogno. O sbaglio?

Se ci adoperiamo per diventare persone di buon cuore, staremo bene fisicamente, avremo molti amici, saremo rilassati e felici. Se invece ci facciamo prendere dall’avversione, dall’arroganza, dall’invidia, se, insomma, diventiamo un concentrato di egocentrismo, non solo perderemo la salute, ma saremo anche molto infelici e privi di amici. È naturale che, qualcuno che sfrutta ogni situazione per ingannare e fare del male agli altri, si trovi alla fine senza amici.

Perciò, se veramente vogliamo il nostro bene, dovremo cercare di essere persone di buon cuore, perchè questa è la causa per il suo conseguimento; queste non sono affermazioni ‘religiose’ ma sono dettate dal buon senso, qualcosa che naturalmente tutti possono capire ed accettare.

Se ci sforziamo di essere persone di buon cuore, automaticamente diventeremo persone oneste e, su questa base, arriveranno molti amici e la famiglia e comunità dove viviamo diventeranno famiglie e comunità felici. In conclusione, il primo passo da fare è diventare persone di buon cuore sulla base della comprensione che facciamo parte della grande famiglia umana.

In secondo luogo, tra i sette miliardi di persone che vivono su questa terra, più di un miliardo si considerano non-credenti, mentre quasi sei miliardi si dicono credenti. A volte il credere, se non è accompagnato dalla saggezza, può essere molto pericoloso. La fede non accompagnata dall’intelligenza discriminativa a volte può trasformarsi in fede cieca ed il nostro rapporto con la religione che pratichiamo non sarà allora basato sull’imparzialità, come raccomanda il maestro Aryadeva nel suo testo ‘Le quattrocento strofe del Madhyamaka’ http://www.sangye.it/altro/?cat=72 . In una strofa Aryadeva dice che solo colui che è imparziale, intelligente e diligente può essere definito un ricettacolo idoneo agli insegnamenti. Se non siamo dotati di imparzialità svilupperemo un forte attaccamento per il ‘nostro’ sentiero spirituale, che ci porterà a considerare il ‘nostro’ come l’unico sentiero corretto mentre rifiuteremo le altre vie spirituali.

Il credente imparziale invece praticherà la propria religione ma, allo stesso tempo, avrà rispetto ed ammirazione per le buone cose presenti negli altri sentieri spirituali. In questo modo ci sarà armonia tra le diverse religioni, cosa veramente auspicabile in questo momento durante il quale siamo testimoni di molti conflitti associati all’ intolleranza religiosa.

Gli artefici di questi conflitti sono probabilmente persone che hanno fede nella propria religione, ma questa fede non essendo imparziale, diventa una fede distorta e di conseguenza costoro provocano i conflitti che vediamo. La qualità di essere imparziali è veramente molto importante. Per noi che ci consideriamo praticanti religiosi, l’essere imparziale è un requisito fondamentale.

Tradotto dal tibetano a Dharmasala, India, durante il mese di marzo 2015 da Mariateresa Bianca. Si ringrazia Sherab Dhargye per le delucidazioni dal tibetano e la monaca italiana Ani Tenzin Ojung per aver riletto il testo e dato suggerimenti. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.