4 – S.S. Dalai Lama: Il Buddhismo, il sentiero della logica.

 Sua Santità il XIV Dalai Lama: Ho profondo rispetto per tutte le tradizioni religiose non buddiste, e mi rallegro della loro esistenza.

Sua Santità il XIV Dalai Lama: Ho profondo rispetto per tutte le tradizioni religiose non buddiste, e mi rallegro della loro esistenza.

4 – Sua Santità il XIV Dalai Lama: Il Buddhismo, il sentiero della logica.

Discorso di Sua Santità il XIV Dalai Lama alla cerimonia conclusiva della dodicesima conferenza Rimè a Dharamsala il 20 giugno 2015. Quarta parte.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Il secondo livello ha attinenza col fatto che sono un monaco buddhista e perciò spero e mi adopero affinché ci sia armonia tra tutte le diverse tradizioni religiose. Sono convinto che le premesse ci siano! Conosco molti cristiani, ebrei, musulmani, induisti, e jainisti, che sono veramente praticanti encomiabili! Le nostre pratiche si basano su filosofie diverse, ma è evidente che tutti miriamo a disciplinare o pacificare la mente. Molti anni fa, per esempio, in un grande monastero vicino a Barcellona, credo si chiami Montserrat (il monastero benedettino di Montserrat), incontrai un monaco cattolico che era vissuto per cinque anni sulle montagne alle spalle del monastero in ritiro, sostenendosi con cibo molto semplice, come tè e pane. Gli chiesi su cosa avesse meditato durante quei cinque anni e mi rispose che aveva meditato sull’amore. Notai che mentre mi rispondeva i suoi occhi avevano una luce speciale!

Ecco, come dicevo prima, dal punto di vista filosofico, lui crede in un Dio creatore e noi no; per noi buddisti quel tipo di credenza è una ‘visione errata esagerante’ (credere in qualcosa che non esiste, esorbitare dai limiti del verosimile), e avrà anche una ‘visione errata negatrice’ (come il non credere/negare l’esistenza del karma e così via). Nonostante queste differenze filosofiche, era evidente che la sua mente era serena, in pace e piena d’amore e quindi, dal punto di vista dei risultati di una pratica seria, tra tutte le religioni c’è similarità. Questo tipo di praticanti si trovano in tutte le tradizioni religiose, tra i musulmani e così via. Questo tipo di incontri ci confermano che, di fatto, se si pratica sinceramente, al di là delle differenze filosofiche, si può diventare delle persone ‘buone’, con una mente calma e serena. Al di là degli obiettivi a lungo termine della liberazione e dello stato dell’onniscienza, che sono così lontani, nell’immediato, in questa stessa vita, è certo che le diverse tradizioni religiose riescono a produrre questo tipo di persone ‘buone’ e, di conseguenza, sono tutte meritevoli del nostro rispetto. Porto sinceramente profondo rispetto per tutte le diverse tradizioni religiose perché sono artefici del benessere di milioni e milioni di persone, lo sono state per migliaia di anni nel passato, lo sono ora nel presente e lo saranno nel futuro, probabilmente per ancora migliaia di anni. Ci sono quindi abbastanza ragioni per portare loro rispetto … e c’è forse qualche vantaggio nel non rispettarle e nell’essere sempre in lotta con loro? Immaginate che tutti noi qui presenti ci mettiamo insieme e poi … per cominciare, i Lama più anziani prendono in mano la bandiera e poi … sicuramente non servirebbe a niente! (S.S. ride)

Quindi, come dicevo, ho profondo rispetto per tutte le tradizioni religiose non buddiste, e mi rallegro della loro esistenza. M’impegno a dialogare ed a scambiare esperienze con loro riguardo tutte le pratiche che sono comuni. Per quanto riguarda le pratiche che sono invece pertinenti ad ogni singola tradizione individuale, quelle sono di pertinenza solo di quella specifica religione.

Conoscevo un praticante cristiano, che purtroppo è già morto. Aveva molto affetto per noi tibetani ed abbiamo avuto ripetute lunghe conversazioni sulla meditazione, la pratica dell’amore e della pazienza. Un giorno mi chiese della vacuità e gli risposi di non chiedermi queste cose, gli dissi che non era qualcosa che lo riguardava, dissi che la vacuità è qualcosa di specifico per i buddisti! La ragione della mia risposta è che, se avessi risposto che non c’è assolutamente nessun tipo di esistenza ‘vera’ (inerentemente esistente), questo avrebbe implicato che anche il Creatore non esiste veramente! Se avessi spiegato che tutto ciò che esiste è solo ‘origine dipendente’ allora, poiché i praticanti cristiani hanno fede completa in un Dio indipendente, assolutamente buono, questa loro fede avrebbe potuto essere messa in crisi a causa delle mie parole e ciò non sarebbe stato giusto! Perciò gli risposi di non farmi queste domande! A parte questo tipo di soggetti specifici, credo sia veramente eccellente incontrare i praticanti di altre religioni e meditare insieme, dialogare e scambiare esperienze. Credo che questo sia il modo migliore per sviluppare l’armonia tra le diverse fedi religiose.

Analogamente, per noi tibetani, praticanti di tutte le scuole, inclusa la scuola Jonang e anche la religione Bön, per costruire unità ed armonia tra di noi, da un lato ci sono già le premesse perché molte pratiche sono comuni a tutti e, dall’altro, dovremmo cercare di comprendere i presupposti delle pratiche che sono invece specifiche delle diverse scuole. In questo modo, conoscendoci bene gli uni con gli altri, potremo realizzare una vera amicizia ed intimità.

Nel passato non avevamo nessun tipo di contatto, per esempio, io e Rinpoce (S.E. Men-ri Trinzin Rinpoce, capo della religione Bön) non ci saremmo mai neanche incontrati. Ci sarebbe stato un senso di lontananza basato sul pensiero che “Oh lui e’ un Bön-po Sciarkar”. (Bön-po bianchi dell’est, un modo di chiamare i seguaci della religione Bön.)

Mi ricordo che nel Jokhang (la cattedrale di Lhasa) c’era un ‘vaso nascosto’ propiziatore di prosperità. Si diceva che fosse Bön ed ogni anno venivano invitati dei monaci Bön-po ad eseguire un rituale per ‘rinnovare la fortuna’. In realtà, alcune pratiche eseguite dai buddisti come la preparazione di certi tipi di torma, certi rituali per invocare la prosperità, propiziarsi certi spiriti, o gridare sulla cima delle monatgne “Kyi Kyi So So Lha Gyal Lo” (Tradizionalmente tutti i tibetani quando raggiungono un passo o la cima di una montagna gridano queste parole che significano qualcosa come “Vittoria agli Dei”.) e così via, sono provenienti dai nostri antenati Bön-po Sciarkar (S.S. prende affettuosamente la mano a Men-ri Rinpoce che è seduto alla sua destra e ride!) Poi nei tempi più recenti, i Bön-po hanno cominciato a studiare i grandi trattati come “La guida alla Via di mezzo” (Madhyamakavatara, composta da Chandrakirti; è un commentario al testo di Nagarjuna menzionato qui sotto e la ‘Via di mezzo’ nel titolo si riferisce proprio ad esso.), la Perfezione della Saggezza etc. Mi ricordo che una volta andai a visitare un monastero Bön-po e quando mi avvicinai a dei monaci che stavano dibattendo, sentii che recitavano delle citazioni da “La guida alla Via di mezzo” e anche da “La saggezza” (“La saggezza – il trattato fondamentale sulla via di mezzo”, Prajna-nama-mula-madhyamaka-sastra. http://www.sangye.it/altro/?p=513) del protettore Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9. Ecco perché alcuni studiosi dicono che “Il Buddhismo è mescolato al Bön ed il Bön è mescolato al Buddhismo, Za Hum Bam Ho (mantra che descrive l’inseparabilità)”. Questo va bene, da un lato hanno le loro specifiche tradizioni come portare un cappello bianco, anch’io l’ho indossato nel loro monastero.

Non solo i Bön-po, ma anche nella scuola Gning-ma, durante certi cicli di insegnamenti come ‘le visioni pure’, si indossa un cappello rosso. Poi voi Sakya (rivolgendosi a S.S. Sakya Trinzin seduto a sinistra) avete il vostro cappello detto ‘sa-sciu’, poi anche voi Kagyu (guardando oltre S.S. Sakya Trinzin dove sono seduti S.S. Karmapa Rinpoce e S.S. Cetsang Rinpoce), io ho tutti i vostri cappelli, quelli dei Drikung Kagyu e anche gli altri, vero? Nel passato si diceva che il grande Maestro ‘rime’ Khyentse Cioe-ki-Lodroe avesse una scatola piena di cappelli, anch’io ne possiedo abbastanza! Ecco che i seguaci di Sciuk-den dicono che il Dalai Lama ha tradito i Ghelug-pa! Ultimamente ho sentito che diffondono una foto nella quale indosso il tradizionale copricapo musulmano (scescia). Quando visito i diversi templi indù, moschee o chiese, mi conformo alle loro usanze, così mostrano la foto che mi ritrae con quel copricapo e dicono che non sono buddhista, ma sono musulmano!! Mi viene solo da ridere e sento pena per loro, purtroppo non sanno come stanno veramente le cose…

Ritornando all’armonia religiosa, dovremmo per prima cosa cercare di conoscerci a vicenda e poi cercare di comprendere i principi delle altre scuole, evitando atteggiamenti non rispettosi come quelli dei seguaci de ‘Le scuole delle nuove traduzioni’ (Sakya, Kagyu, Ghelug) che quando vedono i seguaci de ‘La scuola delle traduzioni antiche’ (Gning-ma) (Classificate dal punto di vista di precedere (La scuola delle traduzioni precedenti o antiche) o meno (Le scuole delle nuove traduzioni) le traduzioni del grande lotsawa o traduttore Rinchen Sangpo, 958-1055). dicono che puzzano di vecchio o quelli dei Gning-ma che considerano coloro delle ‘nuove traduzioni’, e in particolare i Ghelug-pa, come dei ‘furbi intellettuali’!! (Tutti ridono!)

Consideriamoci invece come tutti ugualmente seguaci del compassionevole Maestro Buddha Shakyamuni, del venerabile protettore Maitreya, del protettore Nagarjuna e dei suoi discepoli; dico bene? Siamo in realtà tutti membri della stessa famiglia. Credo che, da quando siamo venuti in esilio, siamo molto più vicini ed affiatati. Tutti voi Rinpoce vi sentite responsabili e siete di ampie vedute, veramente eccellente! Voglio ringraziarvi perché siete tutti affidabili amici di Dharma, con un forte senso di responsabilità nei confronti del nostro obiettivo comune, ovvero la preservazione e il benessere del Buddha-dharma!

Tradotto dal tibetano a Dharamsala da Mariateresa Bianca. Rivisto dalla monaca italiana, Gestul-ma Tenzin Oejung. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.