5 – S.S. Dalai Lama: Il Buddhismo, il sentiero della logica.

Sua Santità il XIV Dalai Lama: Come esseri umani dobbiamo sforzarci di trovare approcci per beneficare i sette miliardi di individui su questo mondo.

Sua Santità il XIV Dalai Lama: Come esseri umani dobbiamo sforzarci di trovare approcci per beneficare i sette miliardi di individui su questo mondo.

5 – Sua Santità il XIV Dalai Lama: Il Buddhismo, il sentiero della logica.

Discorso di Sua Santità il XIV Dalai Lama alla cerimonia conclusiva della dodicesima conferenza Rimè a Dharamsala il 20 giugno 2015. Quinta parte.

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Per riassumere, vorrei chiedervi di tenere a mente che siamo eredi di una tradizione spirituale che ha raggiunto dei livelli intellettuali di comprensione molto alti. Per quanto riguarda le cose materiali, invece, siamo del tutto indietro, non sappiamo neanche come fare un chiodo o un ago! Siamo invece formidabili per quanto concerne, per esempio, la psicologia. Ora tutta questa conoscenza, per dirla in termini pratici, è venuto il momento di esporla al mercato! (N.d.T. Non credo S.S. intenda nel senso economico / finanziario di vendere la conoscenza, ma piuttosto nel senso che è finito il tempo di tenerla segreta ed invece ora bisogna renderla più accessibile.)

Come esseri umani dobbiamo sforzarci di trovare approcci per beneficare i sette miliardi di individui su questo mondo. Credo che sia un pò difficile diffondere una ‘morale laica’ sulla base delle altre religioni. Nel nostro caso, invece, noi siamo meglio preparati per fare questo. Buddha Shakyamuni stesso comprese, grazie alla Sua onniscienza, le diverse predisposizioni, capacità e desideri dei diversi discepoli e con grande rispetto si intonò ad essi ed insegnò i diversi veicoli e le diverse scuole filosofiche. Per esempio, ai discepoli di tipo Cittamatra, Buddha non disse che il loro modo di comprendere la mancanza di esistenza della persone non serviva proprio! Non disse loro che dovevano assolutamente meditare sulla vacuità sottile! Li lasciò invece in pace a meditare secondo le loro capacità. Non solo, nei confronti di discepoli che conservavano fortI impronte induiste, non insegnò loro subito che il ‘sè’ non esiste. Proclamò invece, per esempio, che: “I cinque aggregati sono il carico e la persona è colui che lo porta”, come se esistesse una persona distinta, separata.

Buddha Shakyamuni, l’abile e compassionevole Maestro, insegnò secondo le predisposizioni, le capacità ed i desideri dei discepoli. Ecco perchè dico che sono sicuro, al cento per cento, che, se Buddha apparisse al giorno d’oggi, sosterrebbe “l’etica laica”, ovvero un sistema di principi morali non connesso alla religione. Questo dimostra come il Buddhismo sia veramente di ampie vedute, aperto! Sono certo che possiamo contribuire al benessere del mondo per mezzo della ‘morale laica’, un approccio che non presuppone necessariamente un’associazione con le pratiche religiose.

Su questo mondo, dei sette miliardi di individui che compongono l’umanità, più d’un miliardo si professa ateo. Quando promuoviamo il comportamento etico, dobbiamo essere in grado di spiegarne i motivi. Se dovessimo argomentare che questi sono gli insegnamenti di Dio, o che questo è in accordo col pensiero di Buddha, ciò non servirebbe! Dovremmo invece usare, come prova della validità dei nostri insegnamenti, ciò che dicono gli scienziati. Loro hanno provato con degli esperimenti che, quanto più la mente è tranquilla, tanto più il corpo è sano e la vita è lunga. La causa principale per avere una mente tranquilla è avere affetto per gli altri. Se non si ha affetto per gli altri, si sarà pieni di invidia e competizione. Queste emozioni inducono ansia e paura che, a loro volta, stimolano avversione e rabbia. Questo tipo di spiegazione si accorda completamente con la psicologia moderna. Credo ci sia sicuramente l’opportunità di portare vantaggio a tutti sulla base di queste premesse e, di conseguenza, dovremmo concentrarci su questo. Penso ci sia bisogno di ampliare gli orizzonti del nostro operare con saggezza e buon cuore e smettere di pensare solo alle proprie piccole cose! Dovremmo concentrarci sul come portare beneficio ad un singolo individuo ed a tutto il mondo!

È sicuramente encomiabile fare la propria seduta di meditazione giornaliera su un cuscino, meditando con grande trasporto emotivo su “tutti gli esseri senzienti”, ma ancora di più lo sarebbe se riuscissimo a implementare realmente tutto questo al meglio delle nostre capacita’! Recentemente ho avuto l’opportunità di partecipare ad un evento in una università a Sidney, in Australia. Lì una signora, di cui non ricordo il nome, ha detto qualcosa che non avevo mai sentito prima e cioè che per il benessere fisico è indispensabile non solo coltivare l’affetto per gli altri, ma anche mettere in pratica il servizio agli altri, come per esempio aiutare gli altri, i bisognosi. Disse che implementare la compassione contribuisce in modo molto più significativo al benessere fisico. Non si dovrebbe solo meditare sulla compassione, ma applicare la compassione al nostro agire. Ora la citerò dappertutto! Invece di citare sempre gli insegnamenti del proprio Lama, citerò ciò che dicono gli scienziati moderni! (S.S. e tutti gli altri Lama ridono di gusto!)

Non c’è nessuno che non dia importanza a sè stesso e tutti sono interessati alla propria salute. Allora, se vogliamo star bene, gli scienziati dicono che è stato provato come la salute fisica dipenda dalla serenità mentale. Questo è il messaggio che dovremmo usare per portare beneficio agli altri. Io mi sforzo in questa direzione. Tutti voi qui presenti, come ho detto prima, siete i compagni con cui condivido lo stesso Maestro, tutti motivati a preservare, tutelare e promuovere il Buddha-dharma e perciò vi chiedo di riflettere su queste mie parole e poi di sforzarvi in questo senso.

Sono ormai arrivato a ottanta anni e ho trascorso la maggior parte della mia vita in esilio. Da un certo punto di vista ciò è molto triste, ma, dall’altro, ho avuto l’opportunità di arricchirmi di molte esperienze e di imparare molto! Quello che vi ho detto è semplicemente ciò che credo personalmente. Benché non sia più rilevante ai fini della risoluzione finale che è già stata stilata, se ho detto qualcosa di sbagliato, gentilmente correggetelo, e presenterò le mie scuse. Non c’è niente di speciale se una singola persona come me chiede scusa! (S.S. aggiunge ridendo) Anche se vi chiedo scusa cento volte è certo che sono il Dalai Lama com’è certo che sono un ‘ghelong’! Nessuno può farci niente!

Nessuno può cambiare la modesta abilità della saggezza discriminante con cui ho studiato (S.S. indica la sua testa) o le modeste esperienze di bodhicitta ottenute meditando sull’amore e la compassione (S.S. indica il cuore)! Se poi qualcuno vuole criticarmi o diffamarmi è libero di farlo, a me non importa niente! (S.S. scoppia in una fragorosa risata!)
Grazie e Tasci delek!

Dico sempre che non c’è bisogno di menzionare le cose positive, perché esse vanno già bene! Dobbiamo invece indagare dove le cose vanno male, le cose che intuiamo che vanno rimediate perchè altrimenti, un po’ alla volta, porteranno sicuramente a un declino significativo. Dobbiamo discutere di questo tipo di cose, dobbiamo concentrarci su queste cose e cercare di capire cosa e come cambiare. Se c’è qualcosa da cambiare nel modo in cui abbiamo sempre agito, cambiamolo! Non manteniamolo solo per una stupida ostinazione che sostiene che quello era il sistema tradizionale! Anche se quella è la consuetudine, è da cambiare!

Non fermiamoci a dire che non l’avevamo mai fatto così! Piuttosto, analizziamo bene la situazione e, dopo aver verificato bene, se ci si rende conto che qualcosa manca, bisogna aggiungerla. Per esempio, nel caso del dialogo col mondo scientifico, era qualcosa che non si era mai fatto, è stata un’integrazione! Dobbiamo chiederci cosa vada integrato e poi, tra quello che già esiste, dobbiamo analizzare come possa essere ulteriormente perfezionato.

L’ho già detto molte volte: coloro che studiano i grandi trattati non dovrebbero limitarsi a consultare i libri di testo del proprio monastero; dovrebbero invece studiare tutti i diversi testi composti dai grandi eruditi tibetani. Nel caso dei Ghelug-pa, dovrebbero studiare i diversi testi di Lama Tsong Khapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10 e dei suoi discepoli (Khedrub-je e Gyalzab-je); nel caso dei Sakya i molti trattati composti dagli antenati, i grandi dotti Sakya e così via. Non solo, i Ghelug-pa, per esempio, quando studiano “Il commentario sui conoscitori validi” http://www.sangye.it/altro/?p=7077 (Pramana-vartika, il commentario di Dharmakirti al testo di Dignaga, Pramana-samuccaya, “Il compendio dei conoscitori validi”.), per approfondire la comprensione di certi soggetti come la modalità di apprendimento detta ‘esclusione dell’altro’ (Si dice che le menti concettuali operino secondo questa modalità: apprendono attraverso l’eliminazione di ciò che non è il loro oggetto di operazione, ovvero ‘escludono l’altro’. Le menti non concettuali, come per esempio le coscienze sensoriali, operano invece secondo la modalità ‘inclusiva’, ovvero in un modo che abbraccia tutto.), dovrebbero senz’altro studiare il testo “Il tesoro di ragionamenti sui conoscitori validi” (Tshad-ma rigs gter, composto da Sakya Pandita: 1182-1251). Allo stesso modo, nei monasteri Ghelug-pa, per esempio, non c’è molto la consuetudine di studiare il testo “L’ornamento della Madhyamaka” (Dbu ma’i rgyan, composto da Shantarakshita.) e neanche “L’essenza della Madhyamaka”, sia il testo radice che l’autocommentario (Dbu ma’i snying po rtsa ‘grel, entrambi composti da Bhavaviveka.). Una volta a Mysore, al Nam-droling (monastero Gning-ma-pa), suggerii di studiare “L’ornamento della Madhyamaka” e loro accettarono il mio suggerimento ed aggiunsero ai loro nove anni di curriculum, altri tre anni per studiare questo testo, così che per completare il corso ci vogliono ora dodici anni. In questo modo si è portato un miglioramento al corso di studi. Analogamente, proporrei che nelle ‘tre sedi’ venissero studiati i testi che ho menzionato sopra e, in generale, credo che nel curriculum si dovrebbero integrare più trattati composti dai grandi dotti indiani.

Nel passato avevo parlato della mia idea di produrre degli studiosi specializzati in una materia, per esempio esperti della Prajna-paramita, o esperti di Epistemologia e così via. Questi studiosi, oltre a studiare i trattati-radice, dovrebbero anche studiare i commentari e i commentari dei commentari ed, inoltre, i commentari composti dai nostri saggi del Paese delle Nevi. In questo modo, per esempio, un esperto della Prajna-paramita, oltre ad avere una conoscenza dei diversi commentari, a partire dai “21 commentari indiani” (sull’ “Ornamento delle chiare realizzazioni” di Maitreya), dovrebbe anche conoscere bene i commentari tibetani scritti dai dotti delle varie scuole. Sono sicuro che questo tipo di studio sarebbe di grande beneficio, anche dal punto di vista della propria pratica personale. Io, per esempio, procedendo in modo ‘rime’ e studiando i testi di tutte le diverse scuole, ho trovato grande giovamento nella mia pratica personale, sono sicuro che sarebbe così anche per voi.

Credo sia molto importante incontrarsi periodicamente per discutere ed esaminare eventuali nuove integrazioni e miglioramenti che non erano necessariamente la consuetudine in passato. Recentemente, al sud (dell’India) ho detto che si devono rendere conto che ho ottant’anni, sono un uomo del passato, un vecchio monaco. Al di là delle puja di lunga vita e degli altri rituali che mi vengono offerti, un pò alla volta me ne andrò. Quando morirò, se posso farlo, sapendo che coloro che studiano e le istituzioni scolastiche-monastiche funzionano bene e sono stabili, morirò in pace. Se, invece, dovessi morire con la preoccupazione di “chissà come andranno le cose”, non potrei morire in pace. L’ho detto al sud e lo penso veramente. Sono arrivato agli ottant’anni, probabilmente ancora per una decina di anni mi muoverò un pò; poi, dopo i novant’anni, sarà per me il tempo di andarmene. Non è che si possa sperare di più. Poi sarà il tempo per voi, per le nuove generazioni di darsi da fare! Mi avete capito? È di estrema importanza assicurarsi che le cose (nelle istituzioni scolastiche-monastiche) procedano bene! Fintantoché noi tibetani siamo dalla parte del giusto, prima o poi la verità emergerà. Pensando con ampie vedute, dobbiamo sempre cercare di trasformare le condizioni avverse in fattori favorevoli. Dobbiamo fare il miglior uso possibile di questa situazione e accertarci che questo immenso tesoro di conoscenza, realizzato dai nostri antenati con tanta fatica, diventi di beneficio per il tutto mondo! Se ci riusciremo, automaticamente sarà di beneficio anche per il Tibet! Di nuovo Tashi Delek e grazie!

Tradotto dal tibetano a Dharamsala da Mariateresa Bianca. Rivisto dalla monaca italiana, Gestul-ma Tenzin Oejung. Editing del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni.