Copenhagen 30.05.09 Insegnamenti di S.S. il Dalai Lama, mattino

Sua Santità il Dalai Lama ha impartito buona parte dei suoi insegnamenti in inglese

Sua Santità il Dalai Lama ha impartito buona parte dei suoi insegnamenti in inglese

Sua Santità il Dalai Lama 30.05.09 mattino.

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama

Volentieri sono tornato qui da tutti voi a Copenhagen.

Nonostante i miei 73 anni, mi sento bene come l’ultima volta che ci siamo visti, anche se è passato del tempo.

Tuttavia un pezzetto del mio corpo non c’è più. Vedete che non si cambia solo poco per volta, impercettibilmente, ma capita d’avere anche un organo in meno. È la cistifellea che mi manca. Lo scorso anno accusavo dei disturbi addominali, perciò i medici mi sottoposero a degli esami da cui scaturì che avevo la cistifellea infiammata e con dei calcoli, per cui era meglio toglierla. Così, lo scorso anno, nel mese d’ottobre, mi ricoverai in ospedale a Mumbai in India, dove mi operarono di colecistectomia, una piccola operazione chirurgica di rimozione appunto della cistifellea.

Una vita piena di significato non significa solo prendersi cura di noi, ma anche degli altri. Anche se non possiamo prenderci completamente cura degli altri, possiamo comunque ridurre gli effetti nefasti delle emozioni negative. Nessuno, credo, intende di proposito creare problemi, tuttavia tutti i problemi scaturiscono dalla mente umana.

Proprio a causa dell’ignoranza, molte azioni diventano nefaste.

Ed i problemi non sorgono sempre intenzionalmente. Perciò dobbiamo usare più saggiamente l’intelligenza. Quindi, il mio pensiero principale, lo scopo della discussione è proprio questo. Il fine dei buddisti è il nirvana, moksha, ma in realtà ne siamo forse troppo lontani.

Come possiamo realizzare una vita felice nel caos delle vicissitudini quotidiane?

Per prima cosa, dobbiamo cercare di mantenerci calmi. Dobbiamo usare l’intelligenza per cercare di calmare la mente. La mia esposizione verte proprio su questo punto.

Inoltre, quando devo dare insegnamenti sui testi buddisti, a volte mi sento titubante. Fondamentalmente è perché venite da una tradizione cristiana.

Sua Santità il Dalai Lama

A mio avviso, è molto importante, è più sicuro, ed è meglio, mantenersi nella propria tradizione e non cadere nelle lusinghe del cambiare fede. Nei difficili anni ‘60, quando in India per migliaia di tibetani erano tempi davvero difficili, un giorno venne da me una donna tibetana che nel raccontarmi la sua storia, concluse:”Per superare le difficoltà di questa vita, poiché ho ricevuto molti aiuti materiali dai cristiani, da Buddista mi son fatta Cristiana, ma, la prossima vita, per la prossima vita garantisco che tornerò ad essere Buddhista.

Il che rappresenta un chiaro segno di confusione.

Sua Santità il Dalai Lama

Ora ci sono molto più contatti. Ora la realtà è più interdipendente.

Tuttavia, a volte si fa strada un certo concetto di pensiero, d’imporre un’unica religione. Ed infatti, da parte d’alcuni, prende il sopravvento il desiderio di farne l’unica religione. In altre parole, considerare solo quella come la giusta fede. Quest’idea non solo è sbagliata, ma provoca molti problemi.

A livello collettivo è invece proficuo che coesistano idee diverse e differenti religioni, questa è la realtà. La società deve godere di piena libertà religiosa: un vero pluralismo religioso. Mentre, a livello personale è opportuno essere coerenti col proprio pensiero, con la propria religione. Altrimenti potrà cadere in confusione, con spiacevoli conseguenze. Contemporaneamente dobbiamo apprezzare i contributi delle altre religioni, accettando e condividendo tutte le tradizioni che portano benefici immensi a milioni di persone. L’armonia, in particolare tra le diverse tradizioni e fedi è molto, molto essenziale per le singole persone come per la comunità.

La vera comprensione del valore delle altre tradizioni è la base di una vera e propria armonia in un paese in cui convivono tradizioni e fedi differenti. Il che incrementa la capacità di capirsi tra diverse culture e fedi, a trasferire le conoscenze da una tradizione all’altra, con un conseguente arricchimento in termini di calore umano. Più comprendo il Cristianesimo, più l’apprezzo e più mi piace.

Sua Santità il Dalai Lama

Non ho mai cercato di convertire. Esistono dei missionari cristiani che pagano chi si converte.

In Mongolia, infatti, ci si converte per due dollari! Non va bene così. Invece i Cristiani devono restare cristiani mentre i Buddisti devono rimanere buddisti. Comunque, è una scelta personale.

In occidente, milioni di persone sono attratte dal Buddhismo, così come le comunità non buddiste sviluppano una certa attrazione per i buddisti. Ci sono monaci buddisti che, una volta giunti in occidente, abbandonano i voti. Questo non è importante, è ok, la cosa importante è di continuare con la pratica. Anzi, è una ragione sufficiente per compiere delle esperienze, per il nostro continuo miglioramento spirituale, in continuità con l’obiettivo.

Sua Santità il Dalai Lama

La frase: “Ho bisogno di te”. È un detto Sufi. Diciamola! In modo di sviluppare la convinzione che “Ho proprio bisogno di te”. In quanto tutti è bene che sviluppino il concetto d’aver necessità dell’altro, degli altri. Tutti devono sentire il bisogno d’aver necessità del resto dell’umanità. Penso che abbiamo bisogno del concetto di “Ho bisogno che noi tutti sentiamo d’aver bisogno di te”. Quando ognuno sente che deve sviluppare questo pensiero, e che deve proprio farlo, sviluppa un senso di attenzione, di cura verso gli altri. Il che riduce il sentimento di solitudine. Quindi ci porta ad aver meno paura.

Sua Santità il Dalai Lama

Ci sono tre domande: il sé esiste? E se sì, che cosa è il sé? Ha o no, un inizio? Dove va il sé?
Tutte le tradizioni hanno una risposta a queste domande.

Tutte le tradizioni teistiche ritengono che esista un sé indipendente o autonomo, un’identità separata dal corpo e dalla mente. Nella lingua indiana si parla di Atman. L’insieme corpo – mente sono soggetti al cambiamento, ma non l’atman, l’anima. È lo stesso io, immutabile dalla nascita.

Sua Santità il Dalai Lama

Per il Buddhismo non esiste quest’entità indipendente, ma il sé – io è designato in combinazione col corpo – mente.

Quindi, ovviamente, già quando ero giovane, il mio corpo era molto cambiato rispetto al momento della mia nascita, come pure è mutato attraverso l’istruzione e l’esperienza. Per il Buddismo non è avvenuto per l’intervento d’un entità indipendente. Il Buddhismo afferma che non esiste un sé autonomo, ma il sé non è altro che un insieme dato dal corpo e dalla mente: l’anatman.

Secondo il Cristianesimo, Dio è vita infinita.

Il secondo punto concerne la credenza, sostenuta dai monoteisti, i Cristiani, che la vita, questa nostra vita quotidiana, è stata creata da dio. Così, tutta la vita risulta molto vicina a Dio. Perciò il principio della creazione monoteista cristiano è un concetto molto potente.

Dio significa vita infinita. Dio significa amore infinito.

Anche secondo il Corano, Dio significa proprio vita infinita ed amore infinito. È un concetto ch’esprime molto, molto senso di compassione! Condividendo questo concetto mi sento completamente affidato a dio. Da questa credenza emerge un qualcosa di simile, un qualche riferimento alla concezione della mancanza del sé. Non sei altro che un prodotto di Dio. È un approccio potente per ridurre l’attitudine auto gratificante.

Sua Santità il Dalai Lama

In molte tradizioni coesistono molte divinità: è il politeismo, tipico dell’Induismo.

Quindi, il Buddismo, il Giainismo e l’antica tradizione indiana Samkya, credono che non esiste un inizio e non accettano un sé indipendente.

Dal momento che il sé è una combinazione di corpo e mente, così, al fine di trovare una risposta al suo inizio o meno, dobbiamo indagare l’inizio del corpo e della mente.

Sua Santità il Dalai Lama

Quindi, ora, per dare una risposta dobbiamo indagare l’inizio o meno della mente: la coscienza.

Poiché il Buddismo è una concezione non teistica, non creazionistica, dobbiamo orientarci verso il concetto d’auto creazione mentale. L’auto creazione mentale significa entrare in un rapporto di causa ed effetto. Ogni effetto deve avere una causa. Quindi la causa è di per sé un qualcosa che è in mutamento, che sta cambiando. Pertanto, la causa attuale non può che essere prodotto dalla sua causa precedente, e così via a ritroso. Ad esempio: il mio corpo è stato prodotto dall’unione dei principi generanti dei miei genitori, i quali a loro volto sono stati prodotti dai loro genitori e via andando a ritroso, finché questi loro progenitori sono stati prodotti da particelle basilari di vita. Così, dunque, sempre risalendo all’indietro, quest’insieme di corpo e mente non è altro che un agglomerato di particelle provenienti da 14 miliardi di anni fa, dall’istante del big bang, ed ancor prima, perché non sono altro che delle particelle ad aver dato avvio al Big Bang, e così via. Ma il Big Bang non ha una data, nemmeno grossolana precisa: emergono a riguardo notevoli discrepanze anche tra gli studiosi. Perciò, in base alla scienza, non esiste una risposta precisa sul momento d’origine dell’universo. Ho incontrato uno scienziato italiano che mi ha dato un certo tempo preciso d’inizio del Big Bang, poi quando, un’altra volta, ho incontrato uno scienziato americano, mi ha comunicato un momento completamente diverso. Quindi, al momento del Big Bang, tutto era in uno stato d’incredibile cambiamento che generò un’immensa esplosione sprigionata da una grandissima, terrificante energia. Ma questa energia deve provenire da delle cause che l’hanno generata, non può essere scaturita dal nulla, essa rappresenta la continuità degli elementi fisici. Ed a livello molto sottile, anche il mio corpo deriva da quell’energia. Così, nel mio corpo, come nel vostro, risulta raffigurata l’energia dell’universo, del Big Bang. Così, dunque, a tale livello, anche in campo fisico l’universo è senza inizio.

Sua Santità il Dalai Lama

L’esperienza cognitiva non è basata sugli organi, ma sull’attività cerebrale. Esistono diversi livelli della mente: da quelli più grossolani a quelli più sottili, i più indipendenti dal corpo, in cui è possibile raggiungere l’esperienza del senso dei fenomeni.

Noi crediamo che la mente, al momento del decesso, rimane ancora per un cero tempo nel corpo, indipendente dal cervello. Sono stati recentemente registrati movimenti elettrici del SNC sistema nervoso centrale in corpi di lama appena deceduti, che noi riteniamo ancora in stato meditativo.

Anche le tradizioni Politeistiche Induiste credono, accettano la rinascita. Anche per loro si rinasce ed, alla fine, ci si unifica con Dio o Brahma. Non so se resta o meno una qualche identità, non lo so.

Per i Cristiani, molti vanno in paradiso, con qualche eccezione.

Una parte della tradizione buddista crede che, quando un Buddha muore, ovvero quando un essere ha raggiunto la liberazione, anche tutto il suo continuum mentale termina.

Ma molte altre scuole buddiste, quelle Mahayana in particolare, e sono la maggioranza, sostengono che il continuum rimane. E lo preferisco.

Sua Santità il Dalai Lama

Quindi, ora, come ho brevemente accennato, è il momento per sviluppare la compassione. Proprio la compassione, fratelli e sorelle, perché proveniamo dallo stesso Dio. In questo modo è possibile ridurre l’afferrarsi al sé, l’auto attaccamento.

Nagarjuna presentava una mente molto, molto brillante. Fu anche un grande esperto di medicina ayurvedica e di chimica. Per tutta la sua vita fu impegnato in studi ed indagini. Ed, in proposito alla sua incessante attività di studioso, mi piace rifermi in particolare a quest’affermazione del Buddha stesso ai suoi seguaci: “Non dovete accettare supinamente le mie parole, ma ne dovete indagare il contenuto”.

Sua Santità il Dalai Lama

Buddha non diede necessariamente i suoi insegnamenti in Sanscrito. Nell’VIII secolo il buddismo fu introdotto in Tibet grazie al determinante apporto dei grandi maestri buddisti Shantarakshita e Padmasambhava. Si trattò d’un introduzione basata sul dibattito fondato sulla dialettica della logica, un’impostazione condivisa pure dal gran maestro indiano Kamalashila. Tutte i maestri che si presero la responsabilità d’introdurre il Dharma in Tibet presentavano un importante background: provenivano, infatti, dalla grande tradizione dell’Università monastica di Nalanda, da quella di Vikramashila e prima ancora da Takshila, nell’odierno Pakistan settentrionale. La fede interiore deve svilupparsi congiuntamente alla saggezza. Quindi, in primo luogo, la tradizione tibetana è rappresentata dalla tradizione di Nalanda, di cui uno dei principali maestri fu Nagarjuna. Qui gli studenti venivano istruiti alla logica così come ancor oggi su fa nelle università monastiche tibetane. Io pure sono cresciuto attraverso sessioni d’apprendimento e di dibattito nei monasteri, ma il mio studio era scandito dall’incalzare della frusta, una frusta gialla, una frusta santa, che tuttavia dava sofferenza: e, vi garantisco, che non era una sofferenza santa. Questa è perciò la stessa tradizione che portiamo ancora avanti nei monasteri, di cui ricordiamocene uno dei punti fondamentali: utilizzare l’intelligenza umana per trasformare le emozioni, riducendo quelle negative ed affermando quelle positive. Come il calore non può lascare immediatamente spazio al freddo, non possiamo raffreddare in un attimo un oggetto, anche se qualcuno chiede il metodo più veloce ed immediato per raffreddarlo, così le acquisizioni del cammino graduale vanno studiate, apprese, meditate, discusse ed elaborate in un lungo e costante percorso. Perciò è importante mettere a disposizione questi testi perlomeno agli studiosi maggiormente predisposti e seri. Intendo, perlomeno i testi più importanti, quelli di Nagarjuna, Aryadeva, ed il tantra di Guyasamja.

Appunti a cura di LucianoVilla, Graziella Romania ed Alessandro Tenzin Villa