S.S. Dalai Lama Nantes 17.08.08: 2°giorno d’insegnamenti, mattino

Monaci allinizio degli insegnamenti

Monaci all'inizio degli insegnamenti

Dobbiamo premettere che questi sono solo appunti, presi a mano e scaricati sul computer subito dopo gli insegnamenti, perciò non riusciamo certo a darvi una trascrizione esatta di ciò che ha detto Sua Santità nei suoi insegnamenti, in cui parla in tibetano. Pertanto vi preghiamo di scusarci se vi sono errori o incomprensioni. Né quello che qui trovate non sono certo le parole esatte della traduzione di Andrea Capellari, in quanto sarebbe stato impossibile riuscire a seguirlo in tutto il suo discorso.

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama

Il principale linguaggio in cui fu tradotto il Dharma è il cinese, dal quale venne tradotto in tibetano, in vietnamita… La traduzione cinese è anteriore a quella tibetana, forse di 4 secoli antecedente. Quindi, quando insegno in luoghi dove c’è la tradizione Teravada, insegno a praticanti storicamente più anziani, d una tradizione antecedente a quella tibetana. Noi tibetani siamo venuti dopo, quindi è nostra responsabilità morale porre omaggio ai detentori più anziani del Dharma. E’ per questo che il canto è stato fatto in cinese.

Gli insegnamenti del Buddha pongono accento alla compassione, che è la base della non violenza. Tutte le tradizioni religiose si basano su questo concetto, quindi non sono solo quelle più antiche, e tutte sono ugualmente importanti. La realtà consiste nel fatto che tutto è interdipendente, il concetto d’interdipendenza ci offre una prospettiva olistica, applicabile ad un numero infinito di campi: da quello economico a quello ambientale, dai rapporti internazionali aal benessere dei singoli e delle famiglie. Il clima che cambia, muta, ed ogni cosa accade per via dell’interdipendenza delle cose. Per esempio il futuro della popolazione della terra è intercorrelato con il clima che cambia. Questa idea deriva dalla dottrina del Dharma di Buddha, ma credo che sia estremamente applicabile al giorno d’oggi, anche per il benessere delle famiglie, dei singoli.

Il concetto d’interdipendenza è estremamente utile per mantenere la pace della mente. Avendo presente che gli eventi dipendono da un insieme di cause, e che è quindi assurdo prendersela con una causa sola, verso un solo oggetto o persona, allora sarà difficile rintracciare , anche se siamo in presenza d’eventi negativi, anche se proviamo quindi sensazioni spiacevoli, sarà ben difficile attribuirne la colpa ad un solo evento. Qualsiasi cosa sia positiva o negativa dipende da molti altri fattori. Per cui non possiamo isolare un solo evento e indicare questo come il colpevole. Questo ci fornisce una prospettiva più ampia ed è estremamente utile a mantenere la pace della mente. La rabbia è generalmente diretta verso un particolare oggetto, come se fosse indipendente e assoluto. Se noi sviluppiamo questa prospettiva più olistica, allora la rabbia ha difficoltà a rintracciare un unico obiettivo. La rabbia sorge perché ci sembra di poter colpevolizzare un solo oggetto. Questa idea viene dal buddhismo ma è un qualcosa che ci risulta utile in ogni giorno della nostra vita.

La prima cosa che commenterò è il “Commento alla mente dell’illuminazione” di Nagarjuna, estraendone i significati più rilevanti. Questo perché esistono delle parti complesse nel Bodhicittaviverana quini potrei incappare in parti che io non sia capace di spiegare. Per questo il lama, solitamente, sceglie dei passaggi che non siano difficili da spiegare anche perché l’ascoltatore potrebbe risultare annoiato da passaggi così criptici.

Questo testo rappresenta l’estratto dal secondo capitolo del testo radice di Guyasamaja.

E’ l’entità della mente di chiara luce che realizza la mancanza di esistenza intrinseca. La mente di illuminazione ultima, la mente innata di chiara luce, o la saggezza innata di Samanthabadra, ha la percezione diretta della vacuità. Il tantra alimenta l’oggetto percepito per generare la mente di chiara luce sviluppando la percezione della realtà ultima. Per poter generare la mente di chiara luce è necessario sviluppare la comprensione della verità assoluta. Ecco perchè Nagarjuna prende in esame proprio il secondo capitolo di Guyasamaja.

Vi sono tantra criptici e tantra espliciti. Quello di Guyasamja è conosciuto come nascosto, ma è considerato esplicito attraverso la chiave delle 6 menti d’illuminazione , attraverso il loro significato interpretativo.

Se si esamina la struttura del testo di Nagarjuna, secondo le istruzioni rilevanti per i bodhisattva di facoltà acute, la prima cosa che deve essere conseguita è la vacuità, indi la mente d’illuminazione ultima, e da ultimo dalla mente dell’illuminazione convenzionale. Il che è desunto dall’Ornamento delle Chiare Realizzazioni di Nagarjuna, che, secondo la Scuola Madhyamika, illustra secondariamente la spiegazione della mente di illuminazione convenzionale.

Nel momento in cui si elimina la forza dell’ignoranza attraverso la meditazione sulla realtà ultima sorge la certezza che è possibile ottenere il nirvana. Nel momento in cui sorge l’aspirazione di ottenere il nirvana sorge la mente di emersione definitiva, che desidera l’emancipazione personale dalla sofferenza. Nel momento in cui si espande questa mente non si desidera più solo l’emancipazione dalla propria sofferenza ma sì desidera l’emancipazione della sofferenza di tutti gli esseri. La base è l’intollerabilità della sofferenza altrui. Quindi sorge la compassione. Quindi prima si sviluppare la mente di compassione, i bodhisattva di facoltà acute sviluppano la saggezza, così inizino ad aspirare al nirvana. I bodhisattva di facoltà ridotte prima sviluppano la mente di compassione e poi cominciano a sviluppare una comprensione deduttiva della vacuità. Ma il Buddha spiega innanzitutto a bodhisattva di facoltà acute, quindi illustra prima la bodhicitta ultima e poi quella convenzionale. E non c’è dubbio che gli yogi che meditano sulla vacuità esprimano naturalmente il desiderio di liberare gli altri esseri. In tal modo viene ad affievolirsi l’immagine dell’oggetto percepito distortamente dall’ignoranza, incrementando così l’aspirazione al nirvana: la mente di liberazione definitiva.

Domanda: come poter evadere dall’ignoranza visto che siamo tutti ignoranti?

Risposta di Sua Santità il Dalai Lama:

Questa è un domanda rilevante. Nelle 400 stanze di Aryadeva sì dice che l’insegnamento del Buddha è nascosto, il nirvana è nascosto, in quanto non lo possiamo vedere con i sensi. Ma possiamo conseguire il nirvana attraverso l’eliminazione delle afflizioni ed a questo possiamo arrivarci attraverso il ragionamento. Abbiamo 4 nirvana: il nirvana naturale, quello non dimorante, quello con e quello senza residui.

Abbiamo due tipi di macchie: una che deriva da una mente erronea e l’altra che invece è naturale nella mente di chiara luce. La natura della mente è la limpidezza e la cognitività. Nello Tzo Chen si dice è dalla base che appaiono le apparenze che sono libere dalle macchie avventizie. Per cui la mente di chiara luce, molto sottile, deriva dall’aver già eliminato le tre apparenze di concettualizzazioni negative. Quindi quando sorge la chiara luce vengono eliminate le macchie avventizie. Nel tantra s’afferma, infatti, che quando sorge la mente di chiara luce sottile, questa deriva dalle apparenze di chiara luce oscuranti. Quando sorge la chiara luce, la pacifica contemplazione di tutte le oscurazioni elimina le macchie avventizie.

Quando si parla di oscurazione si parla di elaborazione concettuale, oscurazioni intellettualmente acquisite, la mente è della natura di chiara luce. Se è presente una mente erronea, siccome è in contrapposizione con la realtà, ed essendo la realtà effettiva sempre presente, allora è sempre possibile generare la mente che percepisce la realtà ultima.

Per esempio, più analizzate qualcosa, e se lo state vedendo in modo corretto, più vi avvicinate e più constate che state vedendo con maggiore chiarezza e precisione. Quindi è sufficiente avvicinarsi alla realtà e rimanere per un tempo sufficiente per svelare l’errore. Quindi l’ignoranza decade da sé.

L’ignoranza non è la causa della coscienza, è solo uno dei tanti fattori mentali. Né abbiamo una sola coscienza ma ben sei. E’ solo una categoria dei fattori mentali responsabile dell’infelicità degli esseri umani.

Nel Compedium delle istruzioni si spiega come ci sia diversificazione delle varie coscienze. Per esempio i fattori mentali vengono descritti come essere 51…all’interno delle varie coscienze, una di queste sono i fattori mentali afflitti e sono quelli che causano l’infelicità nell’essere umano. Nel momento in cui sorge la mente invasa dall’afflizione mentale, essa è anche invasa dalla sgradevolezza. La natura della mente è di chiara luce, è neutra: né virtuosa né non virtuosa.

La rabbia ha una sua particolare modalità di percezione delle cose, mentre la compassione e l’amore cercano di beneficiare. Per cui non potete provarli insieme nello stesso tempo, perché opposti. Allo stesso modo, nel momento in cui conseguite la saggezza, non potete essere in preda all’ignoranza.

Esistono due tipi di ignoranza, in generale. Ad esempio quando dobbiamo imparare l’alfabeto A,B,C per eliminare questa ignoranza basta studiarne le sue lettere A,B,C e, nel momento in cui le impariamo, l’ignoranza viene eliminata.

Nel secondo caso, ad esempio quando vediamo un foglio vediamo la sagoma, il colore e diciamo ok questo è l’oggetto. Se vedo un pacco di fogli, a seconda di come m’appare, dirò “è un block notes”. Questa è una mente di ignoranza. Non serve avere un dubbio se quello è l’oggetto o meno, non è questo. Ecco perché l’ignoranza viene chiamata saggezza perversa, perché non é che non percepisca, ma percepisce in modo scorretto, inverso. Nel momento in cui comprendiamo che si tratta d’un qualcosa di costruito, d’artificiale, allora comprendiamo che non si tratta dell’oggetto che ci appariva prima.

Dobbiamo esercitarci nel riconoscere la connessione d’interdipendenza, e alla fine vedremo come l’io è una mera imputazione di corpo e mente, e allora ci rendiamo conto che è un illusione il modo in cui la realtà ci appare.

Ora questi 5 aggregati contaminati non sono permanenti ma sono avventizi. Per cui eliminando la causa sostanziale degli aggregati è possibile eliminare l’aggregato stesso. Ad esempio nei trattati di Tzo Chen si dice che c’è un ignoranza completamente imputata ed una innata. Per cui quando parliamo di ignoranza che proietta un apparenza duale è probabilmente un secondo aspetto. L’ignoranza dei cittamatra non è quella definita in altri testi, essa è peculiare a questa scuola. Anche i termini “vacuità” e “non sé” vengono interpretati in differenti modi secondo le differenti scuole. Quindi dobbiamo usare attenzione perché ciascuno utilizza proprie connotazioni etimologiche.

Nel testo di Chandrakirti “La chiara lampada del sentiero” sì dice che tutti i fenomeni sono privi di reale esistenza. Ora analizziamo il significato che è possibile estrarre dall’inizio del commentario alla mente dell’illuminazione di Nagarjuna, “tutti i fenomeni sono uguali dal punto di vista della loro mancanza del sé. Tutti gli oggetti sono vuoti di esistenza inerente ”. Qui confuta i Vaibashika e i Sautantrika che dicono che possa esistere una particella minima, inscindibile, che decreta il sé assoluto, impermanente dei fenomeni. Mentre nella parte del testo in cui dice “percettori e percipienti sono vuoti di reale esistenza” questo va ad eliminare la visione dei cittamatra, per i quali la mente (percettore) ha un esistenza vera. Per cui tutti i fenomeni sono vuoti di esistenza vera e sono da sempre vuoti di esistenza intrinseca.

La mente di chiara luce è la mente di illuminazione ultima, quindi la mente di illuminazione ultima è presente solo nei bodhisattva Arya. Questa bodhicitta ultima è libera dal concetto del sé, di atman. Inoltre è libera dal concetto di aggregati, dal concetto che gli aggregati psicofisici siano intrinsecamente esistenti. Poi è libera dai concetti, i concetti della mente sono relativi alla scuola dei Cittamatra dove si asserisce che la mente ha vera esistenza.

Quindi la natura è vuota e libera da ciò che viene imputato dai Vaibashika, Cittamatra e altre scuole.

Con una mente infusa di compassione dobbiamo meditare continuamente la bodhichitta. Il Buddha che impersonifica la compassione medita su di essa costantemente”. Con una mente priva di realizzazioni di vacuità non è possibile eliminare le oscurazioni all’onniscenza. Tutti gli Arya realizzano direttamente la vacuità, che siano hynayana, mahayana, è un punto comune a tutti. I bodhisattva del primo terreno sovrastano gli Arya solo dal punto di vista di bodhicitta non dal punto di vista di realizzazione della vacuità. Quindi per poter completare il sentiero del bodhisattva vi deve essere una mente infusa di bodhicitta e di compassione.

E’ solo la realizzazione di vacuità complementata da bodhicitta convenzionale che porta all’illuminazione. I Pratyekabuddha ottengono il nirvana ma non l’illuminazione.

Non è possibile rinvenire il sé, l’atman, immaginato dai non buddhisti. Quindi questa quarta stanza elimina la possibilità che esista un sé distinto dagli aggregati. Questo sé così come esplicitato dai non buddhisti non esiste, per cui questo sé appare alla mente ignorante come autonomo, come autosufficiente. Il sé della persona appare alla mente solo sulla base di altri fattori come il percepire il corpo e la mente. E questa mente a cui sembra apparire questo io indipendente non è corretta. Allora questo io non esiste? No esiste un io che aiuta gli altri, ma esiste solo ed unicamente come una mera imputazione sulla base di corpo e mente. Quindi questo io esiste solo sulla base del concetto, dell’imputazione concettuale.

Andiamo alla stanza 10. Il sé esiste in termini di dipendenza di corpo e mente. Che cosa provoca questo afferrarsi a un sé intrinseco? Dal momento che questa mente lo percepisce come intrinsecamente esistente vi è una naturale separazione degli altri dal sé. Per via di questa avversione vengono ad esistere molte forme di dolore e di sofferenza. Quindi ci si afferra al mio e questo genera sofferenza e dolore.

A colui che elimina questo sé mi inchino”. Tutti i problemi vengono generati dal percepire questo sé intrinseco, quindi questa percezione è qualcosa di negativo. Mentre la percezione di un sé convenzionale non è qualcosa di negativo.

I Vaibashika e Sautantrika asseriscono il non sé della persona ma non quello degli aggregati, dei fenomeni. Non esiste una concezione di sé innata, ma esiste intellettualmente acquisita. Il fatto che l’io della vita precedente e l’io di questa vita siano differenti è qualcosa di chiaro. E’ solo attraverso un indottrinamento filosofico che sì può asserire che esista un io assoluto che continui da una vita a quella seguente. Quando parliamo di una versione innata del sé della persona parliamo di percepire la persona come autosufficiente e intrinsecamente esistente, questo è innato, il concepire un io proprietario degli aggregati. Quindi sulla base di una concezione innata di autosufficienza e sostanziale esistenza.

Quando vedo un orologio che cade diciamo accidenti è caduto un orologio. Ma è solo quando concepiamo il mio orologio sta cadendo che ci preoccupiamo veramente. Sua Santità dice: qualcuno può avere un attacco di cuore. Applausi:-)

La mente che concepisce il mio è basata su una mente che concepisce l’io. Il sé intellettualmente acquisito come privo di parti non è qualcosa di innato. Specialmente coloro che possiedono poteri di chiaroveggenza, e non sono buddhisti, vedendo che corpo e mente cambiano ma si passa da una vita all’altra, fabbricano un io che sì reincarna, e questa è l’idea di atman. Mentre quello innato è quel senso di io autosufficente e sostanzialmente esistente.

La forma, gli aggregati e così via sono come schiuma”. Cioè non hanno essenza, sono transitori. Qui si parla del sé asserito dalla scuola Cittamatra. Una volta che abbiamo eliminato questo sé c’è ancora un senso di io che è fruitore degli aggregati, questo perché ci si afferra agli aggregati. Per esempio è quando si percepisce gli aggregati come qualcosa di bello che sorge un idea di gratificazione. Non c’è una transitorietà causale c’è una transitorietà causata.

Le sensazioni sono come bolle, la coscienza è come una magia”. Questo illustra la mancanza del sé dei fenomeni in accordo alla dottrina mahayana. Per avere un senso di percezione del sé dobbiamo percepirlo in modo vivido. E’ sulla base del percepire gli oggetti come aventi un esistenza che desideriamo che siano nostri. Quando si parla di bodhisattva che vengono istruiti dal Buddha si parlla di esseri che praticano il grande veicolo. E quindi quando si percepiscono i 5 aggregati, le senzazioni e così via come schiuma, bolle e così via significa che i fenomeni sono privi di esistenza intrinseca. Quindi i fenomeni sono privi da avere un essenza differente dal percipiente. Nelle scuole dottrinali, sotto ai madhyamika, per esempio nei cittamatra, la mente continua ad afferrarsi al fatto che esiste dalla sua parte. Quando si confuta la versione cittamatra del sé della mente come realmente esistente, significa che usando l’investigazione non è ritrovabile una natura intrinseca della mente. Quando, ulteriormente, si parla di esistenza intrinseca dei fenomeni sì va a confutare i Sautantrika, che affermano che i fenomeni sono rintracciabili. Mentre per i Prasangika i fenomeni in quanto tali non sono rintracciabili.