Inizio degli insegnamenti preliminari all’iniziazione di Kalachakra

Monaci Theravada recitano il Mangala Sutta ìn Pali all’inizio degli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama preliminari all’Iniziazione al Kalachakra a Bodhgaya, Bihar, India il 5 gennaio 2017. Foto / Tenzin Choejor / OHHDL.

5 gennaio 2017 Inizio degli insegnamenti preliminari all’iniziazione di Kalachakra
Bodhgaya, Bihar, in India, 5 Gennaio 2017 – Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione del Dr. Ing. Alessandro Tenzin Villa,Centro Studi Tibetani “Sangye Cioe Ling” Sondrio (il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama), nell’ambito del Progetto Free Dalai Lama’s Teachings per il benesficio di tutti gli esseri senzienti.

Questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha presieduto i riti preparatori all’iniziazione di Kalachakra. La costruzione del mandala di sabbia procede a ritmo sostenuto. Dopo un susseguirsi di giorni di nebbia, oggi è uscito il sole.

Si stima che finora circa 100.000 persone provenienti da 85 paesi abbiano raggiunto Bodhgaya per l’iniziazione di Kalachakra ed altri continuano ad arrivare.

Una volta raggiunto il trono e prima di sedersi, Sua Santità ha dapprima salutato la folla dei fedeli per poi annunciare i monaci Theravada dello Sri Lanka che avrebbero quindi recitato il Mangala Sutra in Pali. Poi è stato il turno d’un gruppo di bambini delle scuole locali che ha recitato in modo toccante ed incantevole il ‘Sutra del Cuore’ in sanscrito.

Sua Santità il Dalai Lama

La tradizione Pali è il fondamento della insegnamenti del Buddha e ricordo il rispetto che ho per Sangharaja che ha incontrato in Thailandia. La tradizione sanscrita si era diffusa inizialmente in Cina e da lì in Vietnam, Corea e Giappone. Un altro filone di trasmissione si è diffuso in Tibet e da lì in Mongolia interna ed esterna, e nelle Repubbliche russa di Buriazia, Calmucchia e di Tuva. La tradizione Pali è il fondamento di tutti gli insegnamenti di Buddha, ma solo la tradizione sanscrita usa la ragione e la logica. Anche se i tibetani studiano sanscrito in una certa misura, come feci da parte mia ricevendo gli insegnamenti del mio tutore principale Ling Rinpoce, essi possono molto più facilmente studiare nella propria lingua-tibetana. Ciò è dovuto alla gentilezza di Shantarakshita che, oltre ad ordinare i primi sette monaci tibetani, consigliò ed incoraggiò la traduzione della letteratura buddista indiana in tibetano.

Perciò il ‘Sutra del Cuore’ è stato recitato in tibetano.

Del Sutra della Perfezione della Saggezza o Sutra del Cuore abbiamo versioni ampie, medie e brevi. Il loro contenuto esplicito è la comprensione della saggezza della vacuità, che Nagarjuna elaborò nei suoi trattati sul ragionamento valido. Il loro contenuto implicito, come progredire sul sentiero, fu elaborato da Maitreya nel suo ‘Ornamento alle Chiare Realizzazioni’ o Abisamayalamkara e i Commentari sul Chiaro Significato di Haribadra.

Si tratta di testi che esprimono il contenuto della vacuità ed il sentiero del bodisattva, sono le basi per realizzare la vacuità e declamano che tutti gli esseri sono vuoti di realtà intrinseca.

(Ora è il momento dell’offerta del mandala con le tre rappresentazioni del corpo, parola e mente dell’illuminazione da parte di Khenpo Sonam Temphel e dal decano dei medici tibetani Dr Yeshi Dhonden.

Un canto possente s’innalza dall’immenso consesso di decine e decine di migliaia di monaci. Sono le offerte del mandala, l’offerta di tutto ciò che di bello e pregevole esiste.)

Sua Santità il Dalai Lama

Noi tutti vogliamo la felicità e non la sofferenza.

Possano tutti gli esseri purificarsi, possa il suono dei grandi e formidabili tamburi del Dharma dissolvere la sofferenza.

È importante trasformare il Dharma in una pratica, ora è il momento della pratica del rifugio e di coltivare lo spirito dell’illuminazione: la Bodicitta.

Tutti desiderano la felicità e non vogliono la sofferenza e la felicità si realizza quando si disciplina la mente, il che significa modificare, allenare, instradare la nostra mente: possa così avanzare la nostra pratica di amorevole gentilezza e saggezza fino all’illuminazione. Possa l’accumulo di meriti portare all’illuminazione. Ricevendo il Kalachakra facciamo una responsabilizzazione, come ho detto l’altro giorno, il che porta benedizioni, ma dovremmo essere in grado di fondare la nostra pratica nella struttura generale del percorso.

Rispetto al sentiero della saggezza, possiamo cancellare il termine “Io”, ma non significa che il sé non esista affatto, piuttosto, che non esiste il sé solido, identificato nel nostro corpo: il forte senso dell’io. Questo “io” mi appare, ma non esiste effettivamente, intrinsecamente.

Nella Mulamadyamikarika si dice che il Tatagata non è gli aggregati e non li possiede, qualsiasi pratica del Dharma si faccia, si riferisce all’invocazione: “Qualsiasi accumulo di meriti e saggezza che possa realizzare, possa portare tutti gli esseri alla felicità”.

Gli insegnamenti del Buddha dissolvono tutte le malattie derivanti delle emozioni negative.

Devo fare una distinzione in due categorie degli insegnamenti del Buddha: quelli a struttura generale e gli insegnamenti specifici.

Possiamo fare la pratica del tantra, sulla base di questo. In Tibet abbiamo la tendenza a prendere il buddismo per scontato, ma non vi abbiamo riflettuto molto. Ora abbiamo bisogno di essere buddisti del 21° secolo e scoprire cosa significa realmente.

Gli insegnamenti tantrici sono recepibili in base alle disposizioni dei discepoli. Abbiamo differenti insegnamenti del Buddha, le 5 famiglie di Buddha con differenze sullo stadio del completamento.

Talvolta Buddha appare come un monaco. Solitamente appare come la divinità maggiore del mandala. Gli insegnamenti tantrici si diffusero velocemente in Tibet, superando di gran lunga le pratiche basate sui sutra.

Se possedete la comprensione della saggezza secondo i Cittamatra, siete già sulla buona strada. Dovete fare attenzione alla struttura generale degli insegnamenti.

Da un lato si diffusero nel Tibet, ma dobbiamo effettivamente valutare la realtà delle cose, poiché il Buddha stesso disse: “Verifica ciò che dico. Quindi, se condividi ciò che dico, praticalo, altrimenti rifiutalo”. In alcuni casi non possiamo considerare gli insegnamenti in modo letterale, perciò dobbiamo studiare cosa sono gli insegnamenti del Buddha, perciò gli insegnamenti del Buddha devono diventare in grado di creare la convinzione, quindi la condivisione dei contenuti. E da qui si genera la fede. Da qui potete prendere qualcosa che vi è di beneficio.

Nel nono capitolo http://www.sangye.it/altro/?p=2425 del Bodhisattvacharyavatara viene spiegata la vacuità, tuttavia abbiamo bisogno di farci una visione ampia degli insegnamenti del Buddha ed ovviamente del testo stesso.

Sto infatti per conferire degli insegnamenti sulla ‘Guida allo stile di Vita del Bodhisattva’ di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 che spiega come impegnarsi in equalizzare e scambiare sé stessi con gli altri, così come nel capitolo sulla saggezza. Darò anche insegnamenti sugli ‘Stadi Intermedi della Meditazione’ http://www.sangye.it/altro/?p=1698 di Kamalashila.
Ho ricevuto qui a Bodhgaya la trasmissione orale della ‘Guida allo stile di Vita del Bodhisattva’ da Khunu Lama Rinpoche Tenzin Gyaltsen e degli ‘Stadi della Meditazione’ dall’Abate Sakya Sangye Tenzin. Sangye Tenzin mi riferì d’aver a sua volta ricevuto, quando era in pellegrinaggio a Samye, la trasmissione orale dello stesso testo da un Lama
detentore del trono di Shantarakshita.

Trasformare la mente sulla base di questi insegnamenti dipende da ripetute e approfondite letture e riflessioni e meditazioni su questi testi. Questo è il motivo per cui ho chiesto agli organizzatori di fornire a tutti copie gratuite di questi libri.

Quando insegno il Dharma lo faccio assiso sul trono.

Shantrakshita desiderava qualcosa che si opponesse alle sue emozioni negative, così scopri che gli insegnamenti del Buddha sono indirizzati proprio in questo senso e la loro riuscita dipende dalla capacità di disciplinare la propria mente e, per farlo, ci sono appunto gli insegnamenti. Il Buddha dice che le emozioni negative sorgono nonostante che tutti non desiderino la sofferenza.

Tutti i 7 miliardi di esseri umani che vivono oggi sono nati nello stesso modo e moriranno nello stesso modo, che siano credenti o non credenti. Siamo tutti soggetti ad emozioni negative e, poiché tutti noi vogliamo la felicità, scaturisce la necessità di sviluppare l’amore e la compassione. Il Buddha ha sottolineato che, se si desidera effettivamente conseguire la felicità ed eliminare la sofferenza dipende dalla capacità di disciplinare la vostra mente. Questo è ciò che differenzia il buddismo da altre tradizioni religiose.

La causa principale della nostra felicità è il nostro amore e compassione. Il che è biologico.

È da più di 30 anni che dialogo con gli scienziati e gli studi dimostrano che la compassione è una caratteristica innata negli umani. Difatti, studi con bambini di 6 mesi che ancora non parlano, che hanno pochissime influenze esterne, rivelano che la loro mente è fresca. Sono bambini che esprimono gioia: quando i ricercatori mostravano loro un bimbo che calciava il pallone ed un altro bambino veniva ad aiutarlo, i bambini provano gioia e felicità di fronte ad eventi positivi, ma, se invece interveniva un altro bambino ad ostacolarlo, allora esprimevano espressioni che mostravano disappunto. Quando siamo contrariati possiamo provare stizza e rabbia, ma la rabbia deprime il nostro sistema immunitario.

La natura di base degli esseri umani è la compassione.

Come per fare crescere una pianta non basta piantare il seme, ma occorre coltivare il terreno, concimandolo ed irrorandolo, così per noi umani è necessario lo sviluppo della compassione. Non stiamo parlando delle vite passate o future, ma in questa condizione abbiamo veramente bisogno di praticare. Al giorno d’oggi in cui tutto è interconnesso, l’amorevole gentilezza e la compassione, abbiamo bisogno di coltivare l’unicità di tutti gli esseri umani, la loro unità, la loro unica essenza, rispetto agli altri esseri non umani.

Molti dei problemi attuali sono causati dagli stessi esseri umani, perché ci ostiniamo ad evidenziare le divisioni di nazionalità, razza, fede, origine sociale e così via, quindi perché siamo in preda alle emozioni negative, per distruggere gli altri. Anche economicamente ci sono divisioni, ed esistono tra ricchi e poveri. Queste differenze esistono, ma sono di secondaria importanza. Abbiamo bisogno di coltivare un senso di compassione imparziale, non afflitta da confondimenti, che è in grado di vedere che anche il nostro nemico merita felicità. Se siete indifferenti a ciò che accade nel mondo, al fatto che vengono uccise persone e compiuti massacri, allora siete degli ipocriti. Se siete nella compassione, all’interno della vostra comunità, villaggio, città, regione, nazione, continente: vivrete in pace. Vivere in amore e compassione per gli altri porta alla felicità, altrimenti si cade nei conflitti della sofferenza, in quelle azioni nefaste, nelle situazioni indesiderate. Perciò, se condurrete una vita retta e virtuosa, condurrete una vita in cui effettivamente praticherete l’amore e la compassione non macchiate, pure.

Se praticate l’educazione all’amore ed alla compassione, i bambini fin da piccoli cresceranno con l’amore e compassione, e la loro vita sarà orientata in questo senso.

Gli avanzamenti materiali ci portano innanzi e ci portano ad avere delle gratificazioni, le esperienze sensoriali sono considerate importanti ma sono transitorie, dobbiamo invece trovare una pratica stabile che ci porti ad una gioia stabile. La fede dipende dalla nostra mente. Quindi, se praticherete le virtù, l’amore e la compassione, sia che siate ricchi o poveri, istruiti o meno, continuerete a fruire d’una vita gioiosa. Nella cultura indiana trovate la spiegazione dei processi mentali. Che siamo credenti o meno vogliamo la felicità e non la sofferenza e come essere umano voglio essere un leader.

Come vedete, non sono una persona che vive lontano dagli altri, che quindi vive distaccata, ma che ha invece molti amici, che sono gente comune e persone che ricoprono alti incarichi. Per me sono tutti uguali, hanno tutti un naso, due orecchie, due occhi, due mani e via dicendo. Così sorrido a tutti.

Se avete il senso degli altri, degli esseri umani, li rispetterete. Altrimenti, se vi sentirete superiori, sarete soli. Se, invece, avete il senso degli altri: sarete amici degli esseri umani. Fu lo stesso Buddha Sakyamuni ad invitare a sorridere agli altri. Inoltre, se lo fate, gli altri vi sorrideranno e darete così un’opportunità agli altri di sorridere. Quindi sorridete pure, e, se non vi rispondono, fate finta di niente e girate la testa dall’altra parte. Pensate a come madre Teresa ha dedicato la sua vita per il benessere degli altri, conducendo una vita di tolleranza e di rispetto degli altri.

Nel Buddhismo ci sono delle scuole che fanno riferimenti ai Tre Gioielli, ma, filosoficamente non sono considerate buddiste. Pur essendoci delle differenze filosofiche, che non si possono negare, hanno comunque tutte un fine comune: quello d’infondere amore e compassione. Queste diverse tradizioni filosofiche sono necessarie perché possano soddisfare le diverse menti delle diverse persone, geograficamente, ad esempio, ci sono tradizioni diverse e disposizioni mentali diverse, come tra sud e nord India, ma tutte le tradizioni portano alla pratica dell’amore e compassione. Ho studiato i grandi testi come la Pranamavartika http://www.sangye.it/altro/?p=7077 di Dharmakirti, e tutti hanno beneficiato gli esseri, perciò porto loro rispetto. A proposito di rispetto: in un’occasione pubblica, il Primo Ministro australiano mi introdusse come un buon cristiano ed io lo presentai come un buon buddista.

Così come c’è chi, invece, uccide gli altri nel nome della religione. Da parte mia ho dato le dimissioni dell’autorità politica che ricoprivo, e non mi occupo più assolutamente di fatti politici. Così continuo ad occuparmi delle tradizioni spirituali e delle scienze delle arti, eccetera, del Tibet, così come dell’ambiente. Abbiamo questo grande tesoro che può aiutare a far crescere il mondo in termini di scienza della mente, epistemologia, spiegando gli insegnamento del Buddha con la logica.

Rispetto ad oggi, rispetto alle tradizione buddhiste ed alla conoscenza della scienza della mente, la lingua Tibetana è la migliore. Tutelare la tradizione del Tibet, significa aiutare l’umanità alla crescita.

Nel 1956 venni per la prima volta in India, dove vi tornai da profugo nel ’59. Anche oggi ci sono più di 400 milioni di cinesi buddisti e che studiano il Buddhismo.

La vera natura degli esseri umani è la compassione. Dal momento che la natura di base umana è la compassione, per rendere l’altro compassionevole dobbiamo rispettare tutte la altre religioni. Questo dell’India è un gran paese, dove tutte le religioni vivono in armonia. E dobbiamo lavorare duramente, non solo in India ma a livello internazionale.

L’insegnamento buddhista deriva dal Pali. Chi fa discriminazioni tra Hinayana e Tantrayana non ha capito nulla del buddismo, specialmente del Vinaya. I fondamenti sono uguali. Se non rispetti l’Hinayana fai un grosso errore. Ho incontrato dei praticanti del Vinaya della Tailandia discutere sulle Quattro Nobili Verità ed i loro commentari, sul secondo capitolo della Pramanavartika. La spiegazione delle Quattro Nobili Verità è tutta sul ragionamento. Dobbiamo investigare, approfondire col ragionamento. L’insegnamento sul tantra o vajrayana dev’essere la base, internamente pratico la bodicitta, ma esternamente pratico il Vinaya.

La tradizione del Vinaya deriva da quella Pali, la pratica dello yoga della divinità deriva dalla pratica del vinaya, perciò la base, il fondamento è molto importante.

Inizio quindi da Kamalashila. Nel settimo secolo l’imperatore tibetano Trisong Detsen invitò nel Paese delle Nevi Shantarakshita, che aveva già 75 anni. Il quale, nonostante fosse già anziano, accettò l’invito e stabili un forte legame col Tibet, e visse fino a 90 anni e non per 900, i tibetani aggiunsero uno zero alla lunghezza della sua vita.

Nei monasteri in Tibet c’era da un lato la comunità monastica e, dall’altro, i laici, mentre a Samye c’era un’ulteriore categoria.

In Giappone degli studiosi asseriscono d’ottenere l’illuminazione anche senza la meditazione analitica, e ribattei loro che non funziona, altrove c’è una sezione di meditatori che si interessano di meditazione univoca. Perciò Kamalashila fu invitato in Tibet, dove tenne molti dibattiti, che vennero trascritti. Conferì quindi le istruzioni su shamata o meditazione univoca e Vipassana, la visione profonda.

Desidero che riceviate la completa trasmissione di questi testi.

Il titolo del testo, gli Stadi della Medizione http://www.sangye.it/altro/?p=1698, si riferisce sia a quella analitica che a quella univoca. Ma, se volete trasformare la vostra mente, dovete impegnarvi nella meditazione analitica, quindi alla comprensione della saggezza della vacuità, studiandola nei vari fattori approfondendola a lungo in tal senso, in un processo graduale di familiarizzazione.

È importante conoscere il testo per la sua importanza, il che ha lo scopo di impegnarci su questo cammino.

Nella seconda strofa si sottolinea che non è possibile che l’onniscienza sia prodotta senza cause, “perché se così fosse, tutto potrebbe essere sempre onnisciente”.

La percezione della natura dei fenomeni dipende da sentimenti piacevoli o spiacevoli o neutri connessi ai fenomeni stessi. Le cause che portano a sofferenza vanno quindi comprese ed abbandonate, mentre quelle che portano alla felicità vanno comprese e praticate.

Le persone non sono i singoli elementi ma la combinazione dei diversi elementi. Ma hanno esistenza in rapporto all’origine dipendente. I fenomeni combinati hanno cause, ma quelli che non sono composti, come lo spazio, e si riferiscono, pur senza dipendere, a cause e condizioni.

Sono 60 anni che studio la vacuità e 10 anni che sto impegnandomi nella vera natura dei fenomeni. Karma e pensieri concettuali errati sono la fonte della sofferenza. Un mio amico scienziato che studiava lo stress, mi riferì d’essere giunto alle conclusioni che alti stadi di rabbia e stress, tutte le negatività avvertite da chi è in preda alla rabbia o allo stress, al 90% sono solo proiezioni mentali. Sono solo attribuzioni della nostra mente. Pian piano riusciremo così a controllare i pensieri errati derivanti dalla rabbia. Dovete formulare una forte risoluzione, per cui, avendo ricevuto il Kalachaktra, praticherete la via della compassione, della conoscenza profonda e della vacuità. Il Buddha non può lavare i difetti delle persone, ma dà consigli affinché possano farlo gli stessi interessati.

Dal momento che tutte le cose dipendono tra di loro anche l’onniscienza lo è.

Se chiedete come raggiungere il risultato della pratica, il Buddha vi dirà che è l’altruismo che vi porta all’illuminazione, la generazione di bodicitta. La buddità deriva dalla pratica della grande compassione, delle Sei Perfezioni (Generosità, Moralità, Pazienza, Sforzo entusiastico, Perseveranza del Dharma, Concentrazione, Saggezza), dei mezzi abili. È di fondamentale importanza la grande compassione e la bodicitta, il che è particolarmente esplicitato nella Preziosa Ghirlanda http://www.sangye.it/altro/?p=2788, http://www.sangye.it/altro/?p=2799 di Nagarjuna. È importante comprendere gli Stadi d’Illuminazione, come si raggiunge l’attaccamento alla vera realtà. Anche gli scienziati ne sono interessati. È importante praticare la saggezza che realizza la vacuità, realizzando le istruzioni alle Due Verità (Relativa ed Ultima), alle Quattro Nobili Verità ed ai Tre Gioielli. Delle Quattro Nobili Verità, la verità della cessazione porta alla saggezza che realizza la vacuità, alla cesazione perciò delle emozioni affliggenti, del karma negativo, quindi alla comprensione che questo tipo d’emozioni affliggenti può essere completamente eliminato. Se non hai una buona comprensione della vacuità, non potrai avere una buona comprensione delle Quattro Nobili Verità. La verità della cessazione è alla nostra portata, ce lo dicono le Quattro Nobili Verità, ed il sentiero è il sangha. Istruzione sui Tre Gioielli (Buddha, Dharma e Sangh) per eliminare il forte attaccamento a questa vita, dobbiamo aver presente la sofferenza della sofferenza, il sentiero della meditazione, dell’accumulazione, gli stadi della liberazione. Quando la comprensione della vacuità si rafforza, siamo nel sentiero della preparazione, quindi della visione, la comprensione della vacuità che si rafforza ulteriormente è il sentiero dellaccumulazione.

Le prove sull’esistenza di vite precedenti la potete trovare non solo su testi buddisti ma, oltretutto, su testi non buddisti.

La mente è data dalla continuità di molti momenti successivi, è la persona che è designata dalla mente, tramite il ragionamento anche la scienza è del parere che questa della vacuità sia la vera natura delle cose.

La sofferenza pervade tutti i reami: dagli spiriti affamati, agli animali, agli umani, con diverse gradualità. Tutti quelli che si fanno carico delle cause della sofferenza, l’impermanenza e tutto ciò che ne è connesso, è sotto l’influenza del karma e delle emozioni negative. Meditiamo, innanzitutto, sulla sofferenza dei nostri amici e parenti, per poi estenderla sempre più, fino ad abbracciare tutti gli esseri. La grande compassione è quella non contaminata dall’attaccamento, è quella che si sforza spontaneamente di portare gli altri all’illuminazione.

La Bodicitta è di due tipi: convenzionale ed ultima. Pratichiamo le Sette Cause ed Un Effetto http://www.sangye.it/altro/?p=6610 . Anche se possiamo generare la mente di bodicitta attraverso questi versi, con l’allenamento di scambiare noi stessi con gli altri. Shantideva compose quel testo e non v’è nulla che sia stato composto di altrettanto chiaro fino ad ora.

Impegnarsi è per ottenere lo stato di Buddha, questo è lo scopo finale. Il che è ribadito nella Pramanavartika http://www.sangye.it/altro/?p=7077 di Dharmakirti, perché non è finalizzato a coloro che sono avvinti dai difetti mentali come l’attaccamento.

Nel nono capitolo sulla saggezza, alla strofa 98 si dice che: “dato che non esiste un Sé inerente della persona che ha esperienza delle sensazioni, neppure queste esistono inerentemente. Avendo compreso tutto questo, perché non eliminare la brama di ottenere piacere e di separarmi dal dolore?”

Nagarjuna disse che tutti gli insgnamenti del Buddha devono essere preceduti dall’insegnamento delle due verità, relativa ed asoluta, perché l’oscurazione maggior all’illuminazione è l’attaccamento alla esistenza contingente, ed è questo che dobbiamo eliminare.

Convenzionale ed ultima: sono le Due Verità. Oggigiorno le differenze tra apparenza e realtà sono spiegate dagli scienziati, che, quando vanno ad indagare nell’ultrastruttura la materia, questa non la si trova, ed i risultati dipendono, secondo la fisica quantistica, dalla presenza d’un osservatore. Altri scienziati, specialmente dei neurologi, pensano che ci sia un qualcosa oltre il cervello, che non sia il cervello. Gli scienziati non usano la stessa terminologia di designazione, ma di osservatore. Solo il buddismo ha la tradizione di studiare la mente ed i suoi processi interiori più profondi. Il testo di Shantideva è influenzato dalla scuola Madyamika Sautantrika, la verità ultima è il risultato dello studio.

Convenzionale ed ultima, la realtà non soddisfatta dalle mere apparenze, questo è l’oggetto di studio: il significato ultimo, quando non trovi ciò che è soggetto ad investigazione.

Delle due verità, la prima è connessa alla sofferenza che deriva dall’attaccamento: al falso concetto di verità effettiva.

Dei tre animali al centro della Ruota della Vita http://www.sangye.it/altro/?p=577, il maiale inpersonifica l’ignoranza, da cui scaturisce l’attaccamento, rappresentato da un uccello, e l’ira dal serpente. I 12 Anelli http://www.sangye.it/altro/?p=3430, http://www.sangye.it/altro/?p=6603 partono con l’ignoranza o conoscenza distorta, e ci creiamo così il karma negativo con l’ignoranza della percezione distorta. Perciò è molto utile la comprensione della Ruota della Vita.

A Sera-mè in Tibet c’era un tempio chiamato “Soleggiato”, chiamato così non in antitesi ad un altro tempio “ombreggiato” ma perché c’era la statua di Jowo proveniente dall’India e si chiamava così “soleggiato”, perché si credeva che la statua non abbisognasse altro che di sole e calore proprio perché veniva dall’India.

Dovreste usare sempre l’intelligenza.

Questo tipo di vita umana è sempre più difficile da trovare e ritrovare, i suoi risultati derivano da cause compatibili.
Le emozioni negative dipendono dal fatto che si crede erroneamente che le cose esistano inerentemente. Ci sono emozioni negative che sono concomitanti all’attaccarsi alla vera esistenza e gradualmente dobbiamo scalzare queste emozioni negative o, meglio ancora la percezione erronea. Siamo più distratti dalle cause delle emozioni negative, ma non vediamo come le emozioni negative siano disturbanti.

Molto pochi nel mondo considerano le emozioni negative come tali.

La bodicitta è quel fattore che si oppone efficacemente alle emozioni negative, è molto più efficace che limitarsi ad evitare le azioni negative. Si tratta, non solo di evitare di uccidere, rubare, mentire e via dicendo, ma di impegnarsi per il reale benessere dell’infinito numero d’esseri senzienti, affinché raggiungano l’illuminazione. Questo comunque crea karma positivo che porta ai reami più elevati d’esistenza. Lo spirito di bodicitta che svilupperete vi aiuterà di vita in vita. Se praticherete bodiicitta potrete dedicarvi a gratificare gli altri per placare la sofferenza di tutti gli esseri. Essere saggiamente egoisti significa perciò praticare la bodicitta. Buddha stesso divenne illuminato sulla base della coltivazione di bodicitta.

Occorre praticare la Pazienza, la perseveranza entusiastica, la meditazione, equalizzare sé stessi con gli altri.

Fondamentale è la pratica della bodicitta.

La sofferenza dipende dall’attaccarsi all’ego, dal comportamento che gratifica sé stessi, è fondamentale praticare la bodiccita con la saggezza di voler aiutare gli altri.