3 Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alla Preziosa Ghirlanda di Nagarjuna

Sua Santità il Dalai Lama: Il potere fisico, come la capacità atletica, è alquanto limitato, in quanto si raggiunge un limite che è invalicabile. L’abilità mentale ha invece una potenzialità di sviluppo illimitata.

Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alla Preziosa Ghirlanda “Ratnavali” di Nagarjuna alla UCLA University of California, Los Angeles USA, 5-8 giugno 1997. Traduzione del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Terza parte.

Sua Santità il Dalai Lama: Le Quattro Nobili Verità, il karma, la motivazione

Diventa quindi essenziale comprendere il modo in cui si succedono le Quattro Nobili Verità. Cioè, (1) al primo stadio bisogna riconoscere la natura della sofferenza, definire la sofferenza come sofferenza. Il (2) secondo stadio è quindi cercare da dove viene la sofferenza, dove si trova la fonte principale della sofferenza.

E quando lo trovi, allora il (3) terzo stadio è indagare se è possibile o meno estinguere la sofferenza. Una volta acquisita una reale fiducia in questo, allora il (4) quarto stadio è cercare la via, od il sentiero, attraverso il quale raggiungere la cessazione della sofferenza.

Un altro fattore dell’esistenza è che all’interno dello spettro della realtà si trovano certi fenomeni o certi fattori: le loro cause od origini dipendono da altre forze opponenti od antidoti? Attraverso lo sviluppo e la valorizzazione di quelle forze opponenti, l’origine della sofferenza può essere sminuita? Sappiamo che tali fattori, come la sofferenza e il dolore, sono in qualche modo, occasionali, che vengono in essere a seguito di determinate condizioni e vengono a cessare a causa di certe cause positive.

(A questo punto, tutte le luci sul palco si spengono con la maggior parte delle luci della sala. Gli spettatori ridacchiano, ma il Sua Santità Dalai Lama continua a parlare.)

Prendiamo l’esempio della malattia fisica, se ci sono forze contrarie alle condizioni che portano a certi sintomi, se ci sono antidoti o farmaci che possono contrastare gli agenti che causano la malattia, allora c’è una reale possibilità che si possa disporre d’una cura per quella particolare malattia. Se non ci sono forze opponenti od antidoti che neutralizzano gli agenti che portano alla malattia, allora significherebbe che una volta che siamo ammalati non ci sarà alcuna possibilità di una cura. In effetti, molti dei compiti in cui ci impegniamo nella nostra vita quotidiana, come i progetti che abbiamo o che intraprendiamo, richiedono un certo grado di confronto e d’investigazione sulla competizione tra diverse forze di elementi opposti.

(Le luci tornano nella sala ma non sul palco. Prima le luci erano ineguali ed alcune parti della sala erano piuttosto buie, ma ora è la situazione è qualitativamente completamente migliorata. [Risate.] Tranne sul palco. [Altre risate.] Il Dalai Lama continua a parlare nell’oscurità per diversi minuti prima che tutte le luci siano ripristinate.)

Il karma.

Secondo il buddismo, il processo causale di dolore / piacere o felicità / sofferenza è compreso in termini di un particolare tipo di processo. Naturalmente, molte delle nostre esperienze hanno le loro condizioni in circostanze che sono veramente immediate. Tuttavia, nel Buddismo, si riconoscono delle cause subordinate più profonde che rendono queste condizioni immediate all’origine d’una certa forma di esperienza, sia essa dolorosa o gioiosa. E se queste cause subordinate rappresentano certe potenzialità o disposizioni ben presenti nella psiche dell’individuo come risultato di certe azioni commesse dall’individuo nel passato, sebbene queste azioni potrebbero non essere presenti in questo momento tuttavia mantengono la loro potenzialità, mantengono il loro potenziale e questo potenziale provoca quindi condizioni immediate per creare un’esperienza gioiosa o dolorosa.

Tra le azioni, stiamo ora parlando del karma, potrebbero essercene alcune che potrebbero non essere potenziali, potrebbero non essere motivate, ma si verificano solo nel contesto di determinate situazioni e questi potrebbero non essere importanti. Ma ci sono molti altri tipi di azioni che sono motivate da certe forme di pensiero o intenzione, e si può dire che sono molto importanti, nel senso che sono azioni motivate. A causa di queste distinzioni, le scritture buddiste menzionano certi tipi di azioni, certi tipi di karma, che sicuramente daranno un risultato, certi tipi di karma che non sono determinati.

Dato che è sulla base dell’intensità e della natura della motivazione che un tipo di azione diventa importante o potente, la motivazione diventa molto cruciale nel determinare la natura dell’azione. Pertanto, quando parliamo di motivazione, stiamo parlando di stati mentali virtuosi che creano azioni virtuose e stati mentali non virtuosi che creano azioni negative. Data l’importanza cardinale di assicurare il risultato della motivazione, diventa centrale nella pratica buddista indirizzarsi a disciplinare la mente come obiettivo chiave della propria vita religiosa.

In questa sezione, il Dalai Lama continua con la sua spiegazione della prima strofa della Preziosa Ghirlanda.

Parte VI

Nel contesto della nostra discussione, quando qui parlo di stati mentali indisciplinati, sto parlando di uno stato mentale che è dominato da afflizioni della mente, come illusioni e così via. Quindi sorge la domanda: è possibile eliminare queste afflizioni dalla propria mente?

Quando questo stato mentale indisciplinato o indomito, quando lo esaminiamo a un livello più profondo, si potrebbe dire che la sua radice si trova in uno stato mentale che in un’analisi finale è distorto. Mentre uno stato mentale disciplinato o domato non nasce da stati di confusione o da una mente distorta. Quindi, mi domando: dove uno stato mentale indisciplinato ha le sue radici per percepire il mondo come distorto? Che senso ha che la comprensione, le credenze o le percezioni del mondo siano distorte? E, se è distorto, c’è un modo per superare quella distorsione? Esiste una forza opposta o un antidoto che ci consentirà di dissipare questa distorsione e coltivare il modo giusto di percepire il mondo? In questo modo, possiamo apprendere che, non solo questa mente distorta è priva di fondamento, ma che ha delle forze e antidoti opposti.

Questa è la forma corretta di conoscenza, è intuizione. E questa intuizione può contrastare la distorsione di fondo e la confusione mentale. Non solo questa intuizione è fondata in un continuum di coscienza, di cui abbiamo parlato prima e che è senza inizio, ma, a differenza delle caratteristiche fisiche, questa intuizione riflette la capacità della mente che è molto più profondamente radicata e duratura. Inoltre, a differenza delle caratteristiche fisiche, il suo scopo o il suo potenziale di sviluppo è illimitato. Il potere fisico, come la capacità atletica, è alquanto limitato, in quanto si raggiunge un limite che è invalicabile. L’abilità mentale ha una potenzialità di sviluppo illimitato. Quindi, quando rifletti su queste considerazioni, ottieni un certo grado di comprensione per cui questi stati mentali distorti possono essere rimossi, possono essere eliminati.

A seconda della base di queste proprietà o qualità, a seconda di quanto siano grossolane, si potrebbe dire che c’è una differenza nel grado di sottigliezza in queste qualità. Per esempio, se la proprietà è contingente su un oggetto fisico che è tangibile, come la terra, allora lo scopo del suo sviluppo o della sua perfezione è sicuramente limitato. Se la proprietà o caratteristica si basa su forme di fenomeni più sottili, come l’aria, allora ha un maggiore grado di flessibilità. Rispetto all’aria, le qualità basate sullo spazio, di nuovo, hanno un maggior grado di flessibilità. Quindi si potrebbe dire che le caratteristiche basate sulla coscienza hanno una flessibilità e possibilità di sviluppo ancora maggiori.

È su questa linea che può essere compresa la spiegazione della cessazione e il percorso che porta alla cessazione. È sulla base di una profonda comprensione della natura delle Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=3785 che si può finalmente arrivare ad una comprensione più profonda della natura del Dharma.

Tutte le tradizioni buddiste concordano sul fatto che le Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=6194 erano tra i primi Dharma o dottrine insegnate dal Buddha. E secondo questo Dharma, che porta alla cessazione della sofferenza ed una volta che si è in grado di riconoscere la possibilità di tale raggiungimento, allora si sarà anche in grado di riconoscere il percorso che conduce a tale cessazione.

Quindi, se sei in grado di comprendere la natura del Dharma, allora sarai in grado di concepire l’individuo o l’essere in cui ha avuto luogo tale realizzazione. Questi individui o esseri sono Sangha, il vero Sangha, e una volta che sei in grado di concepire l’esistenza del Sangha, una volta che puoi concepire il Sangha, allora sarai in grado di riconoscere il possibile conseguimento della Buddhità, perché questi esseri pienamente realizzati ed illuminati, questi Ariya [Pali: Ariya-Pubbala: “nobili”] Sangha che hanno perfezionato questi livelli di realizzazione fino al punto più alto: attraverso queste perfezioni, si è in grado di sviluppare una buona comprensione dei Tre Oggetti del Rifugio: il Buddha, Dharma e Sangha.

Pertanto, nel testo si legge, “è completamente libero da ogni difetto”, riferendosi alle qualità del Buddha, che è l’eliminazione di tutte le negatività. Nel verso successivo, si legge, “adorno di tutte le buone qualità“, si riferisce alle perfezioni inerenti alla nostra coscienza. In questo senso, la capacità di percepire, di conoscere qualcosa è intrinseca alla nostra mente e sono solo le illusioni che ostacolano la piena espressione della capacità naturale della mente.

Quindi, quando gli ostacoli vengono rimossi, allora la piena fioritura di quella capacità naturale della mente di conoscere è espressa come la saggezza del Buddha, che riconosce direttamente la natura ultima della realtà ed il mondo relativo della molteplicità e della diversità.

Poiché le perfezioni di queste due saggezze avvengono solo sulla base del fattore complementare dell’accumulo di meriti basato sulla compassione universale verso tutti gli esseri senzienti, il terzo verso, quindi, si riferisce alle qualità del Buddha di avere la perfetta compassione. Così recita: “L’unico amico di tutti gli esseri”.

Quindi le spiegazioni che ho dato finora, sui principi fondamentali del buddismo e la struttura di base del sentiero buddista, si basano sulle spiegazioni fornite da grandi maestri come Nagarjuna e altri veri maestri dell’India. E le spiegazioni fornite, nelle loro parole, non dovrebbero essere viste solo in termini accademici, come una sorta di esposizione accademica, ma riflettono anche intuizioni che provengono dalle esperienze personali di questi grandi maestri.

Per esempio, nel mio caso, anche se non pretendo di avere alcuna esperienza o realizzazioni profonde di questi fatti di cui parlano i grandi maestri, posso assicurarvi che, dalla mia personale esperienza, come risultato della continua costanza, ciò che viene insegnato in queste Scritture lo trovo veramente potente.

Questi insegnamenti possono fare la differenza e possono avere un impatto sulla vostra mente, nel senso che possono portare ad un cambiamento interiore, una trasformazione.

Una cosa mi rendo conto di realizzare per il fatto di trovarmi qui, per quanto riguarda il potenziale di sviluppare in noi la saggezza che penetra nella vera natura della realtà, siamo tutti assolutamente uguali. Ognuno ha queste potenzialità. Ma siamo in grado di riconoscere quella potenzialità? E, se sì, siamo capaci di utilizzare o di sviluppare queste potenzialità? Questo è interamente nelle mani dell’individuo. Ma, se si riconosce questo fatto fondamentale dell’uguaglianza di tutti noi, il possesso della potenzialità e si utilizza tale conoscenza, allora ognuno di noi ha una reale possibilità di realizzare un vero cambiamento spirituale dentro di sè.

Vorrei ricordare a tutti voi, che vi considerate dei praticanti buddisti, di riflettere sul punto sollevato nel sutra: di relazionarci agli insegnamenti delle Scritture come ad uno specchio. Dovremmo vedere i nostri pensieri, sentimenti, azioni e così via come riflessi nello specchio e giudicare costantemente in che misura i pensieri, i sentimenti, i comportamenti e le motivazioni sono vicini a quella realtà riflessa nello specchio o fino a che punto si stanno deviando dalle Scritture, ed è attraverso quel costante confronto e controllo che dovreste adottare la pratica.

La motivazione del maestro.

È molto importante per i praticanti buddisti assicurarsi del giusto tipo di atteggiamento e motivazione, in particolare quando si partecipa ad un insegnamento o ad una lezione come questa. Ad esempio, se la mia motivazione come insegnante fosse influenzata da considerazioni o pensieri distorti, come ad esempio che, grazie a questa serie di insegnamenti, diventerò famoso o che gli altri rimarranno impressionati dalle mie capacità d’insegnare o che sarò riverito o, peggio, se fossi motivato da bramosie di guadagno, allora, naturalmente, a prima vista, la mia potrebbe sembrare un’azione spirituale, ma nella sostanza diventerebbe un altro atto per accumulare azioni non virtuose.

La motivazione dell’allievo.

Allo stesso modo, da parte dei discenti, se le vostre motivazioni fossero influenzate da considerazioni come “Se assisto a questi insegnamenti accrescerò la mia conoscenza del buddismo, ne diventerò un esperto, così potrò far colpo su altre persone, potrò scrivere e diventare famoso, tali considerazioni sono negative. In tal caso, ciò che state facendo qui potrebbe sembrare un’attività di Dharma ma, in realtà, sarebbe un’attività di non Dharma.

Perciò è molto importante per noi praticare il Buddismo per riflettere sempre su tali pensieri profondi, su tali pensieri altruistici come quelli che troviamo all’inizio del primo verso degli Otto Versi sull’addestramento della mente http://www.sangye.it/altro/?p=27 che affermano: “Ogni volta che sono con gli altri, possa sempre vedermi inferiore agli altri, dal profondo del mio cuore possa sempre assumere gli altri come cari e preziosi “.

È abbastanza raro, per noi come individui, impegnarci nella pratica del Dharma. Quindi, quando ci troviamo ad impegnarci in un’attività di Dharma, è ancora più importante assicurarci che diventi veramente un’attività di Dharma. Ora dietro di me ci sono molti Thangka del Buddha Sakyamuni. Se vengono visualizzati come oggetto di venerazione, ammirazione e fede, allora è meraviglioso. Ma se vengono mostrati come una decorazione, allora è sbagliato, quindi il punto è che dovremmo controllare costantemente la nostra motivazione qualunque cosa facciamo.

C’è qualche dubbio sul fatto che Nagarjuna abbia effettivamente composto tutti i testi a lui attribuiti, ma la maggior parte degli studiosi accetta La Preziosa Ghirlanda come parte del suo corpus ufficiale di opere. Secondo la prefazione del libro commemorativo dedicato agli insegnamenti del Dalai Lama, “Il testo è classificato dalla tradizione tibetana come appartenente alle “Epistole”.

Per quanto ne so, il re a cui è stata scritta l’epistola non è mai stato identificato. Ma come afferma Nagarjuna nel testo, non lo ha scritto esclusivamente per il suo “affetto” per un re, ma “anche per la mia compassione per gli esseri”. In questo senso, La Preziosa Ghirlanda è davvero una lettera a tutta l’umanità.

In questa sezione, il Dalai Lama offre una guida indispensabile sui vari modi in cui affrontiamo il sentiero e sulla natura della fede e della saggezza.

Parte VII

Ci sono stati alcuni problemi con le luci nell’auditorio (Pauley Pavilion all’UCLA). Quando le luci vengono ripristinate sul palco, si spengono di nuovo nell’area del pubblico.

Così ora . . . se riesci a leggere in questo buio – [risate].

Traduttore: In questo senso, ha un vantaggio su di te [riferendosi al Dalai Lama – [altre risate.]

Ora, leggiamo dal testo:

2 – O Re, io spiegherò unicamente le pratiche virtuose

per generare in te la dottrina,

poiché le pratiche saranno installate

in un recipiente di eccellente dottrina.

Ciò che viene affermato in questi versi è che il Dharma qui insegnato è il Dharma del Buddha. E qual è il Dharma del Buddha? È la Via ed il mezzo con cui si raggiunge il bene supremo, che è la liberazione. Poiché il conseguimento della liberazione può richiedere un lungo processo, diventa essenziale per il praticante assicurare che durante il processo che porta alla liberazione, si possiede il giusto tipo di esistenza, le giuste forme di esistenza, che equipaggia l’individuo a usare le risorse verso la perfezione della liberazione. Quindi, ci sono due forme principali di Dharma: c’è il (1) Dharma di stati elevati di esistenza, come l’esistenza umana, e il secondo Dharma, che è il Dharma più importante, che è collegato al processo di (2) raggiungimento della liberazione. E la pratica associata al primo tipo di Dharma ha più a che fare con la coltivazione e lo sviluppo della fede.

A. Capitolo Uno

3 – In colui che pratica dapprima lo stato elevato

sorge in seguito la bontà definita,

poiché avendo raggiunto lo stato elevato

si giunge gradualmente alla bontà definita.

4 – Lo stato elevato è considerato felicità,

la bontà definita è liberazione.

La quintessenza dei loro mezzi

sono in breve la fede e la saggezza.

La fede qui si riferisce ai Tre Gioielli, i tre oggetti di rifugio: il Buddha, il Dharma e il Sangha. Si riferisce anche a una convinzione nella validità della legge di causa ed effetto. Sviluppando questo tipo di fede, ci si impegna in uno stile di vita in cui l’individuo vive entro i limiti di un modo di vita etico, assicurando così la possibilità di raggiungere forme più elevate di esistenza.

5 – In virtù della fede ci si affida alle pratiche,

grazie alla saggezza si conosce veramente.

Di queste due, la saggezza è il capo,

la fede è il suo prerequisito.

Per raggiungere la liberazione col Dharma, non è la fede che è cruciale, ma la saggezza o l’intuizione è l’aspetto essenziale del percorso. E qui la saggezza si riferisce alla saggezza che penetra nella natura ultima della realtà, potendo così agire come antidoto diretto per dissipare le afflizioni di uno stato mentale distorto. Quindi, sebbene la fede preceda la saggezza, la saggezza è fondamentale per il percorso.

6 – Colui che non trascura le pratiche

a causa del desiderio, odio, paura o

confusione/smarrimento,

è conosciuto come persona di fede,

un recipiente superiore per la bontà definita.

7 – Avendo ben analizzato

tutte le azioni di corpo, parola e mente,

coloro che realizzano ciò che è di beneficio per se stessi e per gli altri

e sempre lo compiono, questi sono saggi.