6 Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alla Preziosa Ghirlanda di Nagarjuna

Sua Santità il Dalai Lama: L’origine dipendente è concepita come una catena di cause e condizioni.

Commentario di Sua Santità il Dalai Lama alla Preziosa Ghirlanda “Ratnavali” di Nagarjuna alla UCLA University of California, Los Angeles USA, 5-8 giugno 1997. Traduzione del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Sesta parte.

Il commentario di Sua Santità il Dalai Lama sulla Preziosa Ghirlanda di Nagarjuna, parte 10. Parte X

Secondo giorno – Sessione mattutina

Dopo aver guidato l’uditorio in una breve recita di sutra ed una serie di mantra, il Dalai Lama inizia la sessione mattutina con una lunga serie di domande e risposte.

Poiché non sono state incluse delle domande trattate con argomenti specifici all’interno della tradizione tibetana, alcune risposte sono state sintetizzate e riassunte.

Domanda. Quando parla di trovare la natura della propria mente, chiara e consapevole, in relazione al passato, al presente e al futuro; e trovando lo spazio vuoto e conseguentemente espandendolo, come in un processo di concentrazione: in che modo questo aiuta la comprensione della mancanza del sé?

Sua Santità il Dalai Lama. Quando parliamo della natura della mente o della coscienza, dobbiamo tenere presente che ci sono due livelli diversi. Uno è il livello relativo ed uno è il livello finale od ultimo. Quindi, quando parliamo della possibilità di definire effettivamente la natura della mente attraverso un processo meditativo che eviti il sorgere di pensieri del passato ed anticipazioni del futuro ma rimanendo nel presente, allora stiamo trattando con la natura della mente a livello convenzionale o relativo.

Naturalmente, attraverso un tale approccio meditativo, se si è in grado di sviluppare un maggior grado di consapevolezza della natura relativa della mente sotto forma di pura conoscenza o luminosità, allora si potrebbero avere dei benefici positivi. Quando riflettete sulla vacuità della mente, potete avere una chiarezza maggiore, un’identificazione più chiara della mente stessa.

Per quanto riguarda la vera natura della vacuità, che è l’assenza o la negazione della realtà intrinseca, non si può fare una distinzione tra la vacuità del vasto spazio e la vacuità della mente. Tuttavia, farà differenza nell’impatto o effetto che avrà nella vostra mente meditare sulla vacuità di un certo soggetto od oggetto. Ad esempio, rispetto alla riflessione sulla vacuità di [Le parole sono poco comprensibili.] Certamente la riflessione sulla vacuità della mente avrà un effetto maggiore. Inoltre, nei commentari Madhyamaka, si disserta su come, attraverso la meditazione, tutte le negatività della mente sono purificate o dissolte nella vacuità, il riferimento qui è al alla vacuità della mente. Allo stesso modo, quando parliamo delle qualità della saggezza del Buddha e della mente trascendente, si dice che la vacuità della mente sia una delle dimensioni del Dharmakaya [corpo del Dharma].

Domanda. Quando le persone chiedono se i buddisti credono nell’anima, non so come rispondere. Sembra che stiano chiedendo dello spirito, una credenza in un potere più alto della coscienza dell’ordinario essere umano. Si tratta d’un più più grande problema di semantica?

Sua Santità il Dalai Lama. C’è probabilmente un elemento di semantica. Sebbene io usi la parola inglese “spirit” o “soul”, devo ammettere che non conosco davvero tutte le implicazioni di questi termini inglesi. Tuttavia, quando i buddisti parlano della presenza o meno di un “sé”, dobbiamo prendere in considerazione il contesto in cui si svolge questo discorso sul non-sé. Nel contesto storico del Buddhismo indiano il discorso riguarda l’esistenza o meno di atman [il concetto di Brahman di un sé permanente che è un’essenza con Brahma o dio.]. Rifiutando l’atman, i buddisti non rifiutano l’esistenza o qualsiasi base su cui si fonda il senso naturale di “Io” o “Io sono”. Il buddista non lo rifiuta. Ciò che viene rifiutato, nella teoria di Anatman, è il concetto metafisico in cui si dice che l’atman è una realtà metafisica che è eterna e permanente. Il problema sorge per alcuni filosofi per far accordare quel continuum senza fine con la natura transitoria della vita.

Sicuramente il tuo punto di vista, che a volte la difficoltà è semantica è molto vero. Se dovessimo comprendere con la parola “anima” una base su cui sorge il senso naturale dei pensieri di “Io sono” all’interno dell’essere individuale, potremmo dire che l’anima esiste. Tuttavia, se si intende con la parola “anima” una realtà metafisica, come la teoria atman, che è indipendente dalla mente e dal corpo, indipendente dagli aggregati mentali e fisici, qualcosa che è autosufficiente, autonomo e così via: quindi, certamente, quel concetto non è sostenibile nel pensiero buddhista.

Domanda. Cosa consiglia come meditazione quotidiana per un laico che non è abile nelle pratiche meditative? Qualcosa da usare al mattino dopo il risveglio e la notte prima di addormentarsi.

Sua Santità il Dalai Lama. C’è una serie di strofe del Ratnavali, La Preziosa Ghirlanda [vedi sotto] che potrebbero essere usati come recitazione quotidiana e anche come spunti di pensiero, in modo da leggere e riflettere sui significati di queste strofe su base giornaliera. Oppure si potrebbe selezionare personalmente alcuni estratti da un testo come La Preziosa Ghirlanda, scegliendo alcuni passaggi chiave come base per la pratica quotidiana.

Tuttavia, nella strofa 20 [della Preziosa Ghirlanda] vorrei metterti in guardia su un passaggio in cui si legge che “possano tutte le donne rinascere come maschi”. [Risate] Quando leggi questo passaggio è importante tenere a mente la cultura ed il contesto in cui si esprime questo tipo di sentimenti. Se vogliamo prenderlo alla lettera e questa aspirazione dovesse arrivare alla sua realizzazione, allora sarebbe un caso piuttosto sciocco, perché, se il mondo intero fosse popolato da soli uomini, allora significherebbe che la specie umana sarebbe destinata a breve all’estinzione. [Risate] Non ci sarà possibilità di procreare. [Risate.] Quindi, il punto è che se si pensa che nella forma di un’esistenza femminile si può dare un grande contributo, si può essere più efficaci e di maggior servizio, invertite quindi il pensiero e pregare che tutti gli uomini nascano come femmine ! [Risate e applausi].

Nelle scritture buddiste c’è un altro tipo di sentimento su cui ho riflettuto: quando leggete le scritture buddiste che trattano l’altruismo e la compassione, c’è sempre un riferimento agli esseri senzienti come esseri senzienti nostre madri, mai come esseri senzienti padri. Ciò suggerisce che all’interno della tradizione buddista, le donne sono viste come il simbolo della compassione e della perfezione affettuosa. È molto raro che un uomo sia il simbolo dell’affetto. Le donne, sotto forma di madri, sono anche l’incarnazione della gentilezza.

Le Venti Stanze di Nagarjuna

1 Rispettando in tutti i modi i Buddha,

il Dharma, la comunità ed

i Bodhisattva, in loro cerco rifugio

ed onoro coloro che sono degni d’onore.

2 Allontanandomi da ogni negatività

e abbracciando tutte le azioni meritorie,

Mi rallegro di tutti i meriti

di tutti gli esseri senzienti.

3 Col capo chino e le palme unite

Imploro tutti i Buddha eccellenti

dir girare la ruota del Dharma e

rimanere finché restano gli esseri.

4 Attraverso i meriti di aver fatto questo

ed i meriti conseguiti e che conseguirò,

possano tutti gli esseri senzienti aspirare

per realizzare la più alta bodhicitta.

5 Possano tutti gli esseri senzienti avere facoltà inossidabili

e trascendere tutti gli stati di schiavitù;

possano essere liberi di scegliere le proprie azioni,

e vivere con buoni mezzi di sussistenza.

6 Possano tutti gli esseri senzienti

avere le mani colme di gioielli,

e possano essere appagate le illimitate necessità della vita

finché il samsara esisterà.

7 Possano tutte le donne e gli uomini

diventare esseri superiori.

Possano tutti gli esseri senzienti

possedere la mente di saggezza e l’etica.

8 Possano tutti gli esseri senzienti avere una buona carnagione,

un buon fisico, un grande splendore,

un aspetto piacevole, la libertà dalla malattia,

buona forza e lunga vita.

9 Possano tutti essere esperti nei mezzi

di liberazione dalle sofferenze.

Possano venire a rispettare i Tre Gioielli,

e avere il grande tesoro del Dharma del Buddha.

10 Possano essere circondati da amore, compassione, gioia,

e la qualità dell’equanimità di fronte alle difficoltà,

generosità, etica, pazienza, sforzo entusiastico,

concentrazione meditativa e saggezza.

11 Così schierati, possano completare le due raccolte di meriti e saggezza,

e realizzare i segni brillanti e le caratteristiche meravigliose,

e mentre camminano sul sentiero, possano attraversare senza ostacoli

le dieci fasi inconcepibili.

12 Possa anch’io essere così schierato

con quelli e tutte le altre buone qualità;

possa essere liberato da tutti i difetti,

e nutrire il supremo amore per tutti gli esseri senzienti.

13 Possa io perfezionare tutte le virtù

a cui tutti gli esseri aspirano,

e possa sempre dissipare

la sofferenza di tutti gli esseri senzienti.

14 Possano gli esseri in tutti i mondi,

che sono ansiosi per la paura,

diventare completamente impavidi

semplicemente ascoltando il mio nome.

15 Vedendomi o pensandomi

o semplicemente ascoltando il mio nome

possano gli esseri acquisire menti chiare,

grande sollievo e pace.

16 Mi possa risvegliare e nelle vite future

raggiungere tutte le potenzialità ed in tutti i modi

possa sempre fare ciò che

porta aiuto e felicità a tutti gli esseri.

17 Possa sempre impedire

a tutti ed a tutti gli esseri di qualsiasi mondo

di compiere cattive azioni,

senza far loro del male.

18 Come sono per natura la terra, l’acqua, il fuoco, il vento,

le erbe medicinali e gli alberi,

così possa essere sempre di beneficio per tutti gli esseri senzienti

secondo il loro desiderio.

19 Possa essere prezioso per gli esseri senzienti come la loro vita,

e possano essere ancora più preziosi per me.

Possa io sopportare i risultati della loro negatività

E possano loro condividere la virtù della mia compassione.

20 Finché anche un essere senziente

ovunque non sia stato liberato,

posso rimanere nel mondo per il bene di quell’essere,

anche se ho raggiunto un risveglio insuperato.

Versi adattati dalle traduzioni di Jeffrey Hopkins, Buddhist Advice for Living & Liberation, Nagarjuna’s Precious Garland &

John Dunne e Sara McClintock, libro commemorativo degli insegnamenti del Dalai Lama, giugno 1997.

Nota: dove il testo originale recita “Possano tutte le donne rinascere come maschi”, entrambe le traduzioni sostituiscono “maschio” con “persone superiori / supreme”.

http://theendlessfurther.com/the-dalai-lamas-commentary-on-the-precious-garland-of-nagarjuna-part-10/#more-7737

Il commentario di Sua Santità il Dalai Lama sulla Preziosa Ghirlanda di Nagarjuna si riferisce ora alla catena di http://www.sangye.it/altro/?p=6603 12 Anelli dell’Origine dipendente (pratitya-samutpada). Questa dottrina è uno dei concetti fondamentali del buddismo, insegnata dallo stesso Buddha storico. Descrive il modo in cui nasce l’esistenza caratterizzata dalla sofferenza. Essenzialmente, è la concezione buddista di come il Samsara, il mondo della nascita e della morte, il mondo terreno in cui viviamo, “funziona”.

L’origine dipendente è concepita come una catena di cause e condizioni con 12 collegamenti: lo stato fondamentale dell’essere è (1) l’ignoranza, che dà origine alla (2) volontà, che condizioni (3) coscienza, che è unita al nome (4) forma (l’entità psico-fisica); allora i (sei) sensi sono attivati, e entrano in (6) contatto con oggetti del desiderio, e come risultato, (7) sentimento, (8) brama, e (9) sorgere; tutti questi fattori causano e condizionano ulteriormente il (10) divenire della vita; e tutto ciò che sta diventando è soggetto alla (11) nascita, (12) vecchiaia e morte.

Secondo l’Origine Dipendente, tutte le persone sono collegate tra loro attraverso queste cause e condizioni, quindi non c’è un sé-essere indipendente od un’auto-essenza cui afferrarsi.

Il Buddhismo primitivo accettava la mancanza del sé della persona ma non dei fenomeni, poiché promuovevano l’idea di “Dharma” (o cose) come pezzi di esistenza che erano particelle simili ad atomi. Mentre all’inizio c’era una certa differenza di opinione all’interno della scuola Madhyamaka e Mahayana, in generale la branca del Buddhismo Mahayana riconosce la mancanza del sé, la vacuità sia della persona che dei fenomeni.

28. “L’io esiste, il mio esiste.”

Come (concezioni) ultime, queste sono errate,

poiché i due non sono [stabiliti]

da una totale coscienza della realtà come è.

29. Gli aggregati fisici e mentali sorgono

da una concezione dell’io che di fatto è falsa.

Come potrebbe essere vero

ciò che è cresciuto da un seme falso?

30. Avendo in tal modo visto gli aggregati come non veri,

la concezione dell’io è abbandonata,

e abbandonando la concezione dell’io

gli aggregati non sorgono più.

Il Dalai Lama entra in una discussione sui gradi di sottigliezza di queste due mancanza del sé o vacuità. Per quanto ho capito, questa discussione procede nel contesto della coscienza, che nei Madhyamaka consiste in tre livelli: grossolano, sottile ed estremamente sottile. La coscienza grossolana è limitata ai sensi. La coscienza sottile è la cognizione e la mente che si occupa di concetti, formando giudizi, ecc. La coscienza estremamente sottile è di natura non concettuale e si dice che sia “chiara luce”.

C’è anche un riferimento agli Sravaka e Pratyeka – Buddha. Nel primo Buddhismo queste erano considerate come diverse fasi del percorso. Gli Sravaka o “ascoltatori della voce” od Uditori sono discepoli. Questo è il livello di “ingresso nella corrente”; sono entrati nel flusso che scorre verso il nirvana. I Pratyeka – Buddha sono Buddha solitari, che realizzano il risveglio su base individuale o solitaria. Nel Mahayana, gli Sravaka ed i Pratyeka – Buddha sono visti più come veicoli o modi separati, e sono in contrasto con il Bodhisattva, che è considerato un sentiero più elevato. Il veicolo Bodhisattva ha anche vari livelli o bhumi.

Si conclude qui la sessione del mattino del secondo giorno degli insegnamenti.