2 S. S. Dalai Lama Los Angeles, CA 2000 Insegnamenti su “Linee di esperienza” di Je Tzongkhapa e “La Lampada” di Atisha

Sua Santità il Dalai Lama: Se il sentiero buddhista fosse semplicemente una questione di fede e di coltivare una profonda devozione per il Buddha, non sarebbe stato necessario spiegare la natura della realtà.

2 Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Los Angeles, CA 2000 su “La Lampada sul Sentiero per l’Illuminazione” di Atisha Dipamkara e “Linee di esperienza” di Lama Tsongkhapa. Traduzione non revisionata del Dott. Luciano Villa, nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per qualsiasi errore od omissione.

Sua Santità il Dalai Lama: Lo scopo della pratica del Dharma

Qual è lo scopo del Dharma? Proprio come altre tradizioni spirituali, il Buddhadharma è uno strumento per allenare la mente, qualcosa che usiamo per cercare di risolvere i problemi che tutti noi viviamo; problemi che originano principalmente a livello mentale. Le forze emotive negative creano disordini mentali, come infelicità, paura, dubbio, frustrazione e così via.

Questi stati mentali negativi ci inducono quindi a impegnarci in attività negative, che, a loro volta, ci portano più problemi e più sofferenza. Praticare il Dharma è un modo per risolvere questi problemi, siano essi a lungo termine o immediati. In altre parole, il Dharma ci protegge da sofferenze indesiderate.

Buddhadharma significa portare disciplina e tranquillità interiore nella nostra mente. Pertanto, quando parliamo di trasformare la nostra mente e sviluppare le qualità interiori, l’unico modo in cui possiamo farlo è utilizzando la mente stessa. Non c’è nient’altro per realizzare questo cambiamento.

Quindi, dovremmo renderci conto che la maggior parte di ciò che non desideriamo – eventi indesiderati, infelicità e sofferenza – in realtà, deriva dal nostro modo sbagliato di vedere il mondo e dai nostri pensieri e dalle emozioni distruggenti. Queste menti negative creano allo stesso tempo sia immediata infelicità che sofferenza futura.

Alla base di tutto ciò c’è un’ignoranza fondamentale, un modo fondamentalmente imperfetto di percepire la realtà. Nel buddismo, questo è chiamato “autoafferrarsi” o “afferrare l’autoesistenza”. Poiché questo è il caso, il modo per eliminare gli aspetti negativi della mente e la sofferenza che creano è vedere attraverso l’illusione di questi processi mentali e coltivare il loro opposto: la saggezza che è intuizione corretta della natura ultima della realtà. Coltivando questa intuizione e applicandola come antidoto, saremo in grado di dissipare gli eventi di sofferenza ed indesiderabili della nostra vita.

Per riuscire in questo, dobbiamo prima riconoscere quali sono gli aspetti negativi e positivi della mente ed essere in grado di distinguerli. Una volta che sviluppiamo una chiara comprensione degli aspetti negativi della mente e del loro potenziale distruttivo, il desiderio di prendere le distanze da essi sorgerà spontaneamente dentro di noi. Allo stesso modo, quando riconosciamo gli aspetti positivi della mente e il loro potenziale benefico, aspireremo naturalmente a ottenere e migliorare queste qualità mentali. Tale trasformazione della mente non ci può essere imposta dall’esterno, ma avviene solo sulla base dell’accettazione volontaria e di un grande entusiasmo ispirato da una chiara consapevolezza dei benefici da ottenere.

Il tempo è sempre in movimento

Il tempo è sempre in movimento, minuto per minuto e secondo per secondo. Con il passare del tempo, lo sono anche le nostre vite. Nessuno può fermare questo movimento.

Tuttavia, una cosa è nelle nostre mani, e l’abbiamo sia se perdiamo o no il nostro tempo: è di usarlo in modo negativo o costruttivo. Il passare del tempo, attraverso il quale viviamo le nostre vite, è lo stesso per tutti noi e c’è anche un’eguaglianza di base tra coloro che condividono quello spazio di tempo. La differenza sta nel nostro stato mentale e nella nostra motivazione.

La motivazione

La motivazione adeguata non si ottiene semplicemente dal fatto che siamo consapevoli che un tipo di motivazione è giusta ed un’altra sbagliata. La consapevolezza da sola non cambia la motivazione. Ci vuole sforzo. Se facciamo saggiamente questo sforzo, otterremo un risultato positivo e desiderabile, ma uno sforzo imprudente è simile all’autotortura. Pertanto, dobbiamo sapere come agire.

Questo problema di fare un saggio uso dello sforzo è molto importante. Ad esempio, anche lo sviluppo esteriore, come la costruzione di un edificio, richiede un’enorme quantità di diligenza ed attenzione. È necessario tenere conto della sua posizione esatta, dell’idoneità dell’ambiente, del clima e così via. Dopo aver preso tutti questi fattori in considerazione, è quindi possibile costruire una struttura affidabile e appropriata.

Allo stesso modo, quando si fa uno sforzo nel regno dell’esperienza mentale, è importante prima avere una comprensione di base della natura della mente, dei pensieri e delle emozioni, e tenere conto anche della complessità della condizione fisiologica umana e di come si interfaccia con l’ambiente circostante.

Pertanto, è importante avere una conoscenza ampia e completa delle cose, in modo da non esercitare tutti i tuoi sforzi perseguendo ciecamente il tuo obiettivo sulla base di un singolo punto. Questa non è la via dell’intelligente: è la via del saggio. La via del saggio è di esercitare uno sforzo sulla base di una conoscenza molto più ampia.

Nella tradizione buddista tibetana, ci sono più di cento volumi di sutra Kangyur, attribuiti allo Buddha stesso, e più di duecento volumi del Tengyur, la raccolta di autorevoli commentari scritti da maestri indiani come Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 ed Asanga. Se dovreste estrarre il significato di tutti questi sutra e dei loro commentari ed incorporarli nella vostra pratica, fareste passi da gigante in termini di realizzazione e progresso spirituale, ma se trattate tutta questa grande letteratura semplicemente come oggetto di venerazione e cercate invece un testo più piccolo su cui basare la vostra pratica, quindi, anche se riceverete qualche beneficio, il vostro progresso spirituale non sarà così grande.

Comprensione intellettuale ed esperienziale.

È importante essere in grado di distinguere tra due livelli di comprensione. Uno è il livello intellettuale superficiale, dove sulla base della lettura, dello studio o dell’ascolto degli insegnamenti, distinguiamo tra le qualità negative e positive della mente e riconosciamo la loro natura ed origine. L’altro è il livello più profondo ed esperienziale, in cui effettivamente coltiviamo e generiamo qualità positive dentro di noi.

Sebbene possa essere difficile sviluppare una comprensione intellettuale di alcuni argomenti, è generalmente più facile, perché può essere coltivata facendo affidamento sulla lettura di testi o sull’ascolto di insegnamenti. La comprensione esperienziale è molto più difficile da sviluppare, poiché si verifica solo come risultato di una pratica sostenuta. A livello esperienziale, la comprensione è anche accompagnata da una forte componente emotiva: la comprensione è essenzialmente un’esperienza sentita.

Poiché la comprensione esperienziale è quindi accompagnata da potenti emozioni, potete vedere che, sebbene molte emozioni siano distruttive, ci sono anche stati emotivi positivi. In realtà, gli esseri umani non potrebbero sopravvivere senza le emozioni. L’emozione è parte integrante dell’essere umano; senza di essa, non ci sarebbero basi per la vita. Tuttavia, sappiamo anche che molti dei nostri problemi e conflitti sono legati a forti emozioni. Quando nei nostri cuori e nelle nostre menti sorgono certe emozioni, immediatamente creano disturbi, che non sono solo temporanei, ma possono portare a conseguenze negative a lungo termine, specialmente quando interagiamo con altre persone. Queste emozioni negative possono danneggiare anche la nostra salute fisica.

Quando sorgono altri tipi di emozioni, queste inducono immediatamente un senso di forza e coraggio, creando un’atmosfera più positiva in generale e portando a conseguenze positive a lungo termine, inclusa la nostra salute. Mettendo per il momento da parte la pratica spirituale, possiamo vedere che, anche dal punto di vista della vita quotidiana, ci sono emozioni distruttive e costruttive.

Il termine tibetano per Dharma è chö, che ha la connotazione letterale di “cambiare” o “provocare la trasformazione”. Quando parliamo di trasformare la mente, ci riferiamo al compito di diminuire la forza dei pensieri e delle emozioni distruttive mentre si sviluppa la forza di quelle costruttive e benefiche. In questo modo, attraverso la pratica del Dharma, trasformiamo la nostra mente indisciplinata in una disciplinata.

La base per la trasformazione

Come sappiamo che è possibile trasformare la nostra mente? Ci sono due basi per questo. Uno è la legge fondamentale dell’impermanenza: tutte le cose e gli eventi sono soggetti a trasformazione e cambiamento. Se esaminiamo questo più profondamente, realizzeremo che in ogni istante, tutto ciò che esiste sta attraversando un processo di cambiamento. Anche se, ad esempio, parliamo della persona di ieri come oggi immutabile, siamo tutti consapevoli di un livello grossolano ed esperienziale delle leggi dell’impermanenza. Per esempio, anche la terra su cui viviamo un giorno finirà.

Se le cose e gli eventi non avessero la natura di cambiare di momento in momento, non saremmo in grado di spiegare come la trasformazione avvenga nel tempo. Quando riduciamo vasti passaggi di tempo fino a quelli molto brevi, possiamo renderci conto che le cose stanno effettivamente cambiando di momento in momento.

La tecnologia moderna ci aiuta a vedere alcuni di questi cambiamenti. Lo sviluppo di un organismo biologico, per esempio, può essere osservato attraverso un microscopio. Inoltre, a livello teorico sottile, alcune osservazioni indicano la natura estremamente dinamica della realtà fisica.

L’impermanenza sottile

È questa legge fondamentale della natura, l’impermanenza, che crea il potenziale per il nostro cambiamento, sviluppo e progresso.

Questa natura transitoria ed impermanente della realtà non deve essere intesa in termini di qualcosa che viene alla luce, rimanendo per un po’ per poi cessare di esistere. Questo non è il significato dell’impermanenza a livello sottile. L’impermanenza sottile si riferisce al fatto che, nel momento in cui le cose e gli eventi vengono all’esistenza, sono già di natura impermanente; nel momento in cui sorgono, il processo della loro disintegrazione è già iniziato. Quando qualcosa nasce dalle sue cause e condizioni, il seme della sua cessazione nasce insieme ad esso. Non è che qualcosa si manifesti e quindi un terzo fattore o condizione causa la sua disintegrazione. Questo non è capire l’impermanenza. Impermanenza significa che non appena qualcosa nasce, ha già iniziato a decadere.

Se limiti la tua comprensione dell’impermanenza al continuum di qualcosa, capirai solo l’impermanenza grossolana. In quel caso ti sembrerà che quando certe cause e condizioni danno origine a qualcosa, quel qualcosa rimane invariato finché i fattori che sostengono la sua esistenza rimangono invariati, e inizia a disintegrarsi solo quando incontra circostanze avverse. Questa è l’impermanenza grossolana.

A livello sottile, inteso come il cambiamento momento per momento cui tutti i fenomeni vanno incontro, ti renderai conto di come non appena qualcosa si manifesta, anche la sua cessazione è iniziata. All’inizio potresti pensare che sorgere e cessare sono processi contraddittori, ma quando approfondisci la comprensione dell’impermanenza, realizzerai che il sorgere (nascita) e la cessazione (morte) sono, in un certo senso, simultanei. Quindi, la legge fondamentale dell’impermanenza (la natura transitoria di tutti i fenomeni) ci dà una base per la possibilità di trasformare le nostre menti.

La legge della contraddizione

La seconda premessa per la possibilità di trasformare le nostre menti la possiamo percepire nella realtà del mondo fisico, dove vediamo che certe cose sono in conflitto con altre. Possiamo chiamare questa la legge della contraddizione. Ad esempio, il caldo ed il freddo, l’oscurità e la luce e così via sono forze opposte, il potenziamento dell’uno diminuisce automaticamente l’altro. In alcuni casi questo è un processo graduale, in altri, istantaneo. Per esempio, quando accendi una luce, l’oscurità in una stanza viene immediatamente a scomparire.

Se guardi nello stesso modo il mondo dei pensieri e delle emozioni, di nuovo troverai molte forze contrapposte, in modo tale che quando incoraggi e sviluppi certi tipi di emozioni, quelle che sono in contraddizione diminuiscono automaticamente d’intensità. Questo fatto naturale della nostra coscienza, in cui forze opposte si contrappongono a vicenda, fornisce un’altra premessa per la possibilità di cambiamento e trasformazione.

Cosa riflette il vero stato delle cose?

Quando prendiamo due tipi di pensiero od emozioni che si contrappongono direttamente l’un l’altro, sorge la domanda: cosa riflette il vero stato delle cose e quale è un falso modo di relazionarsi con il mondo? La risposta è che quei pensieri ed emozioni, che sono fortemente radicati nell’esperienza e nella ragione, sono quelli con la verità dalla loro parte, mentre quelli che sono contrari al modo in cui le cose esistono, non importa quanto potenti possano essere in un dato momento, sono in realtà instabili. Poiché mancano di fondamento valido nell’esperienza e nella ragione, non hanno una base solida.

Inoltre, se prendiamo due tipi di emozioni che si oppongono direttamente l’un l’altro e le esaminiamo per vedere cosa distingue l’una dall’altra, un’altra caratteristica che notiamo è che differiscono nei loro effetti a lungo termine. Ci sono alcuni tipi di emozioni che ci danno temporaneamente sollievo o soddisfazione, ma quando le esaminiamo con la nostra intelligenza, l’intuizione che ci consente di giudicare tra benefici a lungo ed a breve termine e carenze, scopriamo che, a lungo termine, sono distruttivi e dannosi: non possono essere supportati dalla ragione o dall’intuizione. Nel momento in cui la luce dell’intelligenza brilla sulle emozioni distruttive, queste non hanno più alcun sostegno.

Ci sono altri tipi di emozioni, tuttavia, che, al momento, possono sembrare un po’ inquietanti, ma che in realtà offrono benefici a lungo termine e sono, quindi, supportati dalla ragione e all’intuizione, in altre parole dall’intelligenza.

Pertanto, le emozioni positive sono in definitiva più potenti di quelle negative perché il loro potenziale di sviluppo è maggiore. Queste due premesse, le leggi dell’impermanenza e della contraddizione, ci permettono di vedere la possibilità di realizzare la trasformazione all’interno di noi stessi.

Investigare la natura della realtà

Tutto ciò suggerisce l’importanza di avere una conoscenza più profonda della natura della mente e dei suoi vari aspetti e funzioni in generale, e della natura e complessità delle emozioni in particolare. Inoltre, poiché ci rendiamo conto che molti dei nostri problemi derivano da un modo fondamentalmente imperfetto di percepire e relazionarsi con il mondo, diventa importante per noi essere in grado di esaminare se la nostra percezione si accorda o meno con la vera natura della realtà.

Comprendere la vera natura della realtà è cruciale, come lo è la nostra percezione della realtà che si trova nell’essenza di come ci relazioniamo con il mondo. Tuttavia, per realtà intendiamo non solo i fatti immediati della nostra esperienza e dell’ambiente, ma l’intera estensione della realtà, perché molti dei nostri pensieri e delle nostre emozioni sorgono non solo come risultato dell’immediato ambiente fisico ma anche da idee astratte.

Diciotto costituenti, dodici fonti, cinque aggregati

Pertanto, nell’insegnamento del Buddha troviamo una grande discussione sulla natura della realtà in termini di diciotto costituenti (Dei poteri sensoriali: Vista, Udito, Olfatto, Gusto, Tatto, Mente; Della coscienza: Coscienza visiva, Coscienza uditiva, Coscienza olfattiva, Coscienza gustativa, Coscienza tattile, Coscienza mentale; Degli oggetti osservabili: Forma, Suono, Odore, Sapore, Tangibilità, Pensiero), dodici fonti (Fonti o Sorgenti interne: Potere del senso visivo, Potere del senso uditivo, Potere del senso olfattivo, Potere del senso gustativo, Potere del senso corporale o tattile, Potere del senso mentale; Fonti o Sorgenti esterne: Forma, Suono, Odore, Sapore, Oggetti tangibili, Sorgenti del fenomeno), cinque aggregati (Corporeità Rupa, Sensazione Vedana, Percezione Samjna, Discriminazione o Forza formativa psichica Samskara, Coscienza Vijnana) e così via ed in che modo ci si riferisce alla ricerca dell’illuminazione da parte del praticante.

Se il sentiero buddhista fosse semplicemente una questione di fede e di coltivare una profonda devozione per il Buddha, non gli sarebbe stato necessario spiegare la natura della realtà in termini così tecnici e complessi. Da questa prospettiva, quindi, l’insegnamento del Buddha può essere descritto come un’esplorazione della natura della realtà.

L’importanza di esaminare la natura di realtà

Proprio come le discipline scientifiche pongono un’enorme enfasi sul bisogno di obiettività da parte dello scienziato, il buddismo sottolinea anche l’importanza di esaminare la natura di realtà da una posizione oggettiva. Non puoi mantenere un punto di vista semplicemente perché ti piace o perché si accorda coi tuoi pregiudizi metafisici o emotivi. Se la tua visione della realtà si basa semplicemente sulla fantasia o su congetture, non ci sarà alcuna possibilità di essere in grado di coltivare quella visione ad un livello infinito.

Due facoltà al lavoro

Quando sei impegnato nel percorso buddhista dell’esplorazione della natura della realtà, ci sono principalmente due facoltà al lavoro nella tua mente. Una è la facoltà di investigazione, che sottopone la realtà all’analisi. Nel linguaggio buddista questo è descritto come “saggezza” o “intuizione“.

Poi c’è la facoltà del “metodo” o “mezzi abili“, che è la facoltà che ti permette di approfondire il tuo coraggio e la tolleranza e genera la potente forza motivazionale che ti sostiene nella tua ricerca spirituale.

Domanda. Santità, ha detto che tutti i fenomeni sono soggetti all’impermanenza. La natura pura e non ostruita della mente è anche soggetta all’impermanenza? Questa natura della mente ha una nascita e una morte?

Sua Santità il Dalai Lama. Quando parliamo della natura della mente in un contesto buddhista, dobbiamo capire che può essere compreso su due diversi livelli: il livello ultimo della realtà, in cui la natura della mente è intesa in termini della sua vacuità di esistenza inerente ed il livello relativo, o convenzionale, che si riferisce alla semplice qualità della luminosità, della conoscenza e dell’esperienza.

Se la tua domanda si riferisce alla natura convenzionale della mente, allora come la stessa mente attraversa un processo di cambiamento e flusso, così fa la natura della mente. Questo già indica che la natura della mente è un fenomeno impermanente.

Tuttavia, se stai chiedendo della vacuità della mente, allora dobbiamo considerare che anche se la vacuità della mente non è un fenomeno transitorio, cioè, non soggetto a cause e condizioni, non può essere postulato indipendentemente da un dato oggetto. In altre parole, la vacuità della mente non può esistere indipendentemente dalla mente stessa. La vacuità della mente non è nient’altro che la sua totale assenza di esistenza intrinseca. Pertanto, quando diversi stati mentali vanno e vengono, si verificano anche nuovi casi di vacuità mentale.

Caratteristiche degli insegnamenti Lamrim

In termini di lignaggio degli insegnamenti dei due testi che seguiremo qui, ho ricevuto per la prima volta in tenera età la trasmissione del testo di Lama Tsongkhapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10 “Linee di Esperienza” http://www.sangye.it/altro/?p=1654 da Tathag Rinpoche, ed in seguito dai miei più venerati precettori: il compianto Kyabje Ling Rinpoche, che era anche il maestro della mia completa ordinazione come monaco ed il compianto Kyabje Trijang Rinpoche.

La trasmissione del testo di Atisha, “Una lampada sul sentiero verso l’illuminazione” http://www.sangye.it/altro/?p=81 è stata, ad un certo punto, abbastanza difficile da trovare, ma l’ho ricevuta dal mio defunto maestro, Rigzin Tenpa, che potrebbe aver ricevuto il lignaggio da Khangsar Dorje Chang. Più tardi ho ricevuto un insegnamento dal compianto Serkong Tsenshab Rinpoche, che conferì la trasmissione in concomitanza con il commentario di Panchen Losang Chögyen, e che fu in grado di presentarlo quasi esclusivamente a memoria.

Lampada sul sentiero:

1 Omaggio al Bodhisattva, il giovane Manjushri.

Rendo omaggio con grande rispetto ai

Conquistatori dei tre tempi,

ai loro insegnamenti e a coloro che aspirano alla virtù.

Esortato dal perfetto discepolo Cianciub Ö

illustrerò la lampada sul sentiero verso l’illuminazione.

La frase, “Omaggio al Bodhisattva, il giovane Manjushri”, è un saluto scritto dal traduttore che in origine tradusse questo testo dal sanscrito in tibetano. Alla fine del primo verso, l’autore dichiara la sua intenzione di comporre questo testo.

Una Lampada sul sentiero verso l’illuminazione è stata composta in Tibet dal maestro indiano Atisha Dipamkara Shrijnana. Durante il regno dei re di Ngari Lhalama Yeshe Ö e suo nipote Jangchub Ö, furono fatti enormi sforzi per invitare Atisha dall’India al Tibet. Come risultato di questi sforzi, Lhalama Yeshe Ö fu imprigionato da un vicino re anti-buddista e perse la vita, ma Jangchub Ö perseverò e alla fine ebbe successo. Quando Atisha arrivò in Tibet, Jangchub Ö gli chiese di impartire un insegnamento che sarebbe stato utile all’intera popolazione tibetana. In risposta, quindi, Atisha scrisse “Una lampada sul sentiero”, che lo rese un testo unico, perché, sebbene sia stato scritto da un maestro indiano, fu composto in Tibet appositamente per i tibetani.

Il significato del titolo

Il titolo, “La lampada sul sentiero per l’Illuminazione” ha un significato profondo. Il termine tibetano per l’illuminazione è jang-chub, le cui due sillabe si riferiscono ai due aspetti delle qualità illuminate del Buddha. Jang (pronuncia: Cian) connota la qualità illuminata di aver superato tutte le ostruzioni, le negatività e le limitazioni. Chub (pronuncia: Ciub) letteralmente significa “incarnazione di tutta la conoscenza” e connota la qualità della realizzazione e della saggezza del Buddha. Pertanto, jang-chub (pronuncia: Cian Ciub) significa la qualità illuminata del Buddha di aver abbandonato e superato tutte le negatività e le limitazioni (purezza) combinate con la perfezione di tutta la conoscenza (realizzazione). Jang-chub chen-po, “grande illuminazione”, è un epiteto per lo stato illuminato del Buddha.

Il titolo “La lampada sul sentiero per l’Illuminazione” suggerisce che questo testo presenta il metodo, o processo, attraverso il quale possiamo attualizzare questo stato di illuminazione.

Quando parliamo di illuminazione ed il percorso che porta ad essa, stiamo parlando naturalmente di una qualità, o stato, della mente. In ultima analisi, l’illuminazione non è altro che uno stato mentale perfezionato. L’illuminazione non deve essere intesa come una sorta di posizione fisica o rango o stato che ci viene conferito. È lo stato mentale in cui tutte le negatività e le limitazioni sono state purificate e tutti i potenziali di qualità positive completamente perfezionati e realizzati.

Poiché l’obiettivo finale è uno stato mentale, i metodi e i percorsi attraverso i quali viene raggiunto devono essere anche stati mentali. L’illuminazione non può essere raggiunta con mezzi esterni, solo attraverso un processo interno. Mentre sviluppiamo e miglioriamo i nostri stati mentali, la nostra conoscenza, saggezza e realizzazione aumentano gradualmente, culminando nel raggiungimento dell’illuminazione.

La metafora della lampada è usata perché proprio come una lampada dissipa le tenebre, gli insegnamenti di questo testo dissipano l’oscurità dell’incomprensione rispetto al sentiero verso l’illuminazione. Proprio come una lampada illumina qualunque oggetto giace nella sua sfera, questo testo illumina una luce su tutti i vari elementi e punti sottili del percorso che conduce alla piena illuminazione.

Gli oggetti di saluto

Gli oggetti di saluto in questa strofa, i “conquistatori dei tre tempi”, sono i Tre Gioielli del Rifugio. È importante rendere omaggio al Buddha, non come un semplice nobile oggetto, ma in termini di significato di jang-chub.

Il termine sanscrito per jang-chub è Bodhi, che trasmette un senso di risveglio, uno stato in cui tutta la conoscenza e la realizzazione sono state perfezionate. Pertanto, quando spieghiamo il significato del risveglio o dell’illuminazione, possiamo parlare sia del processo attraverso il quale questo risveglio ha luogo, sia dello stato a cui ci porta il risveglio; in altre parole, i mezzi e la fruizione.

Quando comprendiamo l’illuminazione come uno stato risultante, ci riferiamo principalmente alla qualità illuminata della purezza: (1) lo stato perfetto in cui tutte le negatività e le limitazioni sono state purificate. C’è un altro aspetto di questa purezza, che è (2) la natura primordialmente pura dello stato illuminato. La ragione per cui l’illuminazione è uno stato perfetto in cui tutte le oscurazioni sono state purificate è perché la purezza naturale è la sua base fondamentale.

Quando comprendiamo l’illuminazione come un processo, od uno strumento, attraverso il quale viene sperimentato il risveglio, ci riferiamo alla qualità illuminata della saggezza del Buddha. Questo è il Dharmakaya, il corpo di Buddha della realtà, il “corpo della saggezza” o “incarnazione della saggezza” del Buddha, ed è questa saggezza che determina la perfezione e la purificazione.

Diversi tipi di nirvana

Quindi possiamo comprendere il significato delle spiegazioni dei diversi tipi di nirvana nelle Scritture. Per esempio, parliamo di “nirvana naturale”, “nirvana con residuo”, “nirvana senza residui” e “nirvana non permanente”. Il nirvana naturale si riferisce alla natura fondamentalmente pura della realtà, in cui tutte le cose e gli eventi sono privi di qualsiasi realtà intrinseca, intrinseca o indipendente. Questo è il terreno fondamentale. È la nostra idea sbagliata di questa realtà fondamentale che dà origine a tutte le delusioni e ai loro pensieri ed emozioni derivati.

Non importa quanto potenti possano essere le false percezioni della realtà in un dato momento, se le sottoponiamo a controllo scopriremo che non hanno fondamento nella ragione o nell’esperienza. D’altra parte, più coltiviamo la corretta comprensione della vacuità come la natura della realtà (e colleghiamo questa comprensione alla realtà effettiva), più saremo in grado di affermarla e svilupparla, perché è un modo corretto di percepire il mondo. Le percezioni errate sono prive di fondamento, esperienza e ragionamento, mentre il fondamento, l’esperienza e il ragionamento supportano la comprensione della vacuità. Così arriveremo a capire che questo antidoto più elevato, la saggezza della vacuità, può essere sviluppata e potenziata al massimo delle sue potenzialità. Questa è la comprensione del nirvana naturale, che rende possibile il raggiungimento degli altri nirvana.

Cos’è questo nirvana naturale che serve come base per raggiungere tale purezza e perfezione? Su quali basi sappiamo che esiste una natura così elevata della realtà? Possiamo rispondere a queste domande dall’esperienza quotidiana. Siamo tutti consapevoli del fatto fondamentale che spesso c’è un divario tra il modo in cui percepiamo le cose e il modo in cui le cose sono realmente. Questa disparità tra la nostra percezione della realtà e lo stato attuale delle cose porta tutti i tipi di problemi e confusioni. Tuttavia, sappiamo anche che la nostra percezione a volte corrisponde esattamente alla realtà.

Se andiamo oltre, vedremo che ci sono due livelli di realtà. Ad un livello, quello della realtà convenzionale o relativa, operano le concezioni mondane e la nostra percezione e comprensione delle cose e degli eventi si basa esclusivamente sul modo in cui le cose ci appaiono. Tuttavia, quando mettiamo in discussione lo stato ultimo delle cose e degli eventi e il modo in cui realmente esistono, entriamo in un altro reame, o livello, quello della realtà ultima.