2 Sua Santità il Dalai Lama: Insegnamenti sul Lam-rim Chen-mo di Lama Tzong Khapa

Sua Santità il Dalai Lama: “Le intenzioni ultime degli insegnamenti del Buddha sono i mezzi per realizzare l’adempimento della nostra aspirazione a raggiungere una rinascita più elevata e fortunata ed ottenere la liberazione finale. Così saremo in grado di comprendere tutti gli insegnamenti come contributo, in un modo o nell’altro, alla realizzazione di queste aspirazioni”.

2 Sua Santità il Dalai Lama: Insegnamenti sul Lam-rim Chen-mo o Grandi Stadi del Sentiero per l’Illuminazione di Lama Tzong Khapa alla Lehigh University, PA, USA.

Traduzione dal tibetano in inglese del Dr. Ghesce Thupten Jinpa e dall’inglese in Italiano del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Primo giorno, Sessione pomeridiana, 10 luglio 2008.

In apertura strofe sulle qualità del Buddha. La motivazione di Tsongkhapa per la composizione del testo. Gli ascoltatori hanno bisogno di tre qualità. Atisha e le quattro scuole del buddismo tibetano. Raggiungimento dei due obiettivi. Le Quattro grandezze dell’insegnamento di Atisha. 

Le qualità del Buddha.

Il testo si apre con un saluto a Manjushri in sanscrito. Ciò è in parte per indicare che la fonte della tradizione tibetana è la tradizione sanscrita ed il sanscrito è diventato, come spiegato prima, il linguaggio dominante, il mezzo attraverso il quale il Buddhadharma fu presentato nella tradizione di Nalanda.

Quindi in Tibet l’usanza si è evoluta rendendo omaggio a quella fonte, e spesso all’inizio di un testo tibetano c’era un saluto in sanscrito.

Quindi la prima strofa è il saluto al Buddha. E qui, il modo in cui Tsongkhapa rende omaggio al Buddha è riflettendo sulle qualità del corpo, della parola e della mente del Buddha. E nel primo verso riflette sulle qualità del corpo del Buddha. E qui identifica il nesso di causalità: il fatto che il corpo fisico del Buddha, o corpo della forma del Buddha, sia nato a causa delle sue cause. Quindi qui, in questo primo verso, Tsongkhapa identifica esplicitamente che il corpo della forma del Buddha è il risultato di cause specifiche. Qui le cause sono identificate come l’accumulazione di tutte le qualità positive, in altre parole, si riferiscono alle azioni meritorie. E, identificando, correlando, questa causa col risultato, che è il corpo della forma del Buddha, Tsongkhapa sta facendo qui un punto molto importante. Il punto è che anche il conseguimento della Buddhità è in funzione della causalità, in funzione a cause e condizioni. La Buddhità non viene dal nulla, né è uno stato eterno e permanente, che non ha causa.

E qui, in un certo senso, Tsongkhapa si dimostra gentile ad invocare un punto simile espresso da Dignaga nella strofa iniziale del suo Pramanasamuccaya o Compendio della conoscenza valida, dove, nell’identificare il Buddha come una persona valida od un essere valido, Dignaga afferma che il Buddha è diventato un essere valido. E questo termine “diventare” o “essere diventato” è un punto molto importante. E, commentando questo, Dharmakirti dice che è funzionale a negare l’idea che il conseguimento dello stato di Buddha non avesse causa, Dignaga menziona, invece, esplicitamente il termine “diventare”. L’idea od il punto che Dharmakirti sta esprimendo è il fatto che Dignaga, quando si riferisce al Buddha come “diventato” un essere valido, sta indicando che il Buddha attraverso alcuni processi è diventato un essere valido. Quindi qui Tsongkhapa parla di come il corpo del Buddha sia venuto alla luce da una miriade di cause. E queste sono, naturalmente, elencate in vari testi, in particolare i testi degli studi di Perfezione della Saggezza, ma sono anche menzionate esplicitamente anche nella Preziosa Ghirlanda http://www.sangye.it/altro/?p=2788 di Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 .

Quindi, in breve, ciò che Tsongkhapa sta spiegando è che, persino il Buddha che riveriamo, il Buddha benedetto, era in precedenza un essere senziente che stava per diventare un Buddha. Quindi, ad un certo punto, anche il Buddha era, come noi, una persona normale che, come risultato di aver accumulato e raccolto tutte le condizioni rilevanti, alla fine si è evoluta in un essere pienamente illuminato.

Quindi, per comprendere appieno il significato di questo primo verso, che il corpo del Buddha nasce da miriadi di cause eccellenti, bisogna anche capire la relazione tra le Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=3785 la presentazione delle Quattro Nobili Verità.

Quindi, ancora una volta, al fine di comprendere appieno il significato della presentazione delle Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=3785 è necessario sviluppare una comprensione degli insegnamenti sulle Due Verità, convenzionale ed ultima, in particolare nel modo in cui si comprendono le due verità: come condivisione della stessa natura ma con identità distinte. Quindi, quel tipo di comprensione delle due verità diventa importante.

Quindi queste spiegazioni saranno date nel contesto delle pratiche relative alla persona di media capacità.

Conseguentemente, uno dei principi importanti impliciti in questo verso, relativo alla spiegazione delle qualità del Buddha come nato da queste miriadi di cause eccellenti, è il principio dell’origine dipendente in termini di causa ed effetto.

Perciò, nell’identificare le qualità della parola illuminata del Buddha, Tsongkhapa scrive che il suo “discorso soddisfa le speranze” e le aspirazioni di innumerevoli esseri senzienti, di un numero illimitato di “esseri senzienti”. “Così, quando parliamo di soddisfare i desideri o le speranze di innumerevoli esseri senzienti, ci riferiamo al benessere degli esseri senzienti. Quindi, quando parliamo di realizzare il benessere degli esseri senzienti, c’è un benessere immediato, temporaneo ed un benessere a lungo termine.

Quindi, in entrambi questi casi, affinché un Buddha illuminato sia in grado di adempiere a questi, per realizzare questo benessere, il Buddha ha bisogno di avere una comprensione più profonda di quali siano questi bisogni e in che modo il Buddha può realizzare questo benessere nel modo più efficace. E qui il mezzo primario attraverso il quale l’attività illuminata del Buddha si impegna è attraverso il mezzo della parola. Pertanto, la parola del Buddha, la qualità illuminata della parola del Buddha, è la sua capacità di soddisfare le aspirazioni degli esseri senzienti.

Quindi, in alcuni testi troviamo anche riferimenti alle qualità del Buddha in termini della loro natura miracolosa e di qualità magica del corpo, della parola e della mente del Buddha. E in relazione al corpo, spesso vengono identificati poteri miracolosi del corpo fisico del Buddha e la qualità magica della mente del Buddha viene identificata come una mente in grado di realizzare tutto. Inoltre, la magica qualità del suo discorso è la parola che è in grado di fornire le istruzioni rilevanti per tutti gli esseri. Quindi, di queste tre qualità magiche del Buddha, le qualità della parola sono sempre considerate come le più importanti.

Di conseguenza, quando parliamo della qualità illuminata della parola del Buddha, stiamo parlando di questa qualità del discorso del Buddha: la capacità di soddisfare tutti i desideri, le aspirazioni degli esseri senzienti. E qui Lama Tsongkhapa nella sua Lode al Buddha per l’Insegnamento dell’Origine Dipendente http://www.sangye.it/altro/?p=1657 ha scritto: Tra tutte le tue attività illuminate, la più importante è l’attività della parola, ed, al suo interno, il più importante è il discorso che insegna l’origine dipendente”.

Quindi, in altre parole, ciò che Tsongkhapa sta spiegando è che, in relazione alla comprensione delle qualità illuminate della parola del Buddha, è necessario comprendere che tra tutti i discorsi del Buddha, quelli che riguardano gli insegnamenti sull’origine dipendente, in termini di origine dipendente dalla vacuità, in termini di realtà ultima, quelli sono gli insegnamenti più importanti.

Notiamo anche che nelle scritture di Nagarjuna, spesso, quando rende il saluto al Buddha e rende omaggio al Buddha, lo fa riconoscendo in particolare il Buddha che ha conferito gli insegnamenti sull’origine dipendente.

Quindi quello che vediamo qui è che, quando si identificano le qualità del corpo del Buddha, Tsongkhapa sta guardando principalmente dalla prospettiva delle cause che hanno dato origine al corpo della forma del Buddha. Quando identifica le qualità della parola del Buddha, lo fa principalmente dal punto di vista della parola come fruizione o risultato.

E poi, nella terza, quando identifica la qualità della mente del Buddha, identifica la natura delle qualità della mente del Buddha, la mente illuminata, avendo la capacità, all’interno di una singola istanza, di essere completamente immerso nella realizzazione della verità ultima, ma, allo stesso tempo, di percepire la diversità, il mondo della diversità.

E così, questa mente illuminata del Buddha è davvero l’identità reale della Buddhità stessa.

Quindi, quando elogiamo la mente del Buddha, la prospettiva proviene dalla natura stessa della Buddhità. Quindi con queste strofe Tsongkhapa rende omaggio al Buddha dicendo: “Mi inchino a te. A capo chino rendo omaggio al capo della stirpe dei Shakya”. Quindi, Buddha Shakyamuni era un membro della stirpe dei Shakya.

Nelle successive strofe di saluto, Tsongkhapa rende omaggio a Manjushri e Maitreya. Quindi lo fa anche nei confronti di Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 ed Asanga, i due principali capostipiti della tradizione Mahayana, inoltre rende omaggio ad Atisha Dipamkara Srijana http://www.sangye.it/altro/?cat=96 il fondatore di questo lignaggio dei Lam-rim, e successivamente anche ai grandi maestri che sono i sostenitori di questo lignaggio. E dopo aver fatto questi saluti, Tsongkhapa spiega in versi la motivazione principale dietro la sua composizione del Lam-rim Chen-mo, questo Grande Trattato, esprimendo qui delle considerazioni piuttosto importanti. Ad esempio, dice che in questi giorni, coloro che sono molto impegnati nelle loro pratiche yogiche, le pratiche meditative, mancano di apprendimento. Ne deriva che potrebbero esserci molti praticanti molto dediti alle loro stesse pratiche, ma che tendono a selezionare solo uno o due aspetti di una particolare pratica e, quindi, mancano in una comprensione globale del sentiero buddhista inteso nel suo complessivo. Quindi, non sono in grado di attuare realmente nella loro pratica un approccio integrato che comprenderebbe tutti gli elementi chiave degli insegnamenti essenziali. Allo stesso modo, quelli che hanno appreso, quelli che hanno conseguito un grande apprendimento, in qualche modo molti di loro sembrano non essere molto abili nell’unificarli e integrarli ed inserirli nel contesto di una pratica personale.

In alcuni casi, anche se qualcuno può essere molto versato nel testo, possono aver studiato tutti e cinque i grandi trattati od i cinque grandi argomenti, od i tredici grandi testi, e così via, ma, a livello personale, non sembrano averli realmente molto sperimentati, con scarso effetto del loro apprendimento del Dharma.

In alcuni casi, infatti, l’apprendimento può fungere da ulteriore incentivazione del proprio ego, presunzione, gelosia, invidia e così via.

In altri casi, anche se queste qualità negative non possono essere addebitate a questi maestri, ma, in qualche modo, quando occorre implementare effettivamente ciò che stanno mettendolo in pratica, in qualche modo queste sembrano venir meno. Pur rendendosi conto di tutto questo vasto ambito di insegnamenti, tuttavia, in qualche modo, tutti questi insegnamenti sembrano andare dispersi. E questi dotti maestri non sono in grado di trovare, in qualche modo, un modo per riunirli in un formato integrato che sia rilevante nel contesto di un praticante.

Questo è ciò di cui parla Tsongkhapa. Ed aggiunge che molte persone, quando si tratta del loro studio e pratica, sembrano essere parziali. Quindi, per esempio, sta parlando del particolare periodo in Tibet, in cui, se qualcuno si appassiona alla pratica del percorso dei Sutra, allora tende ad ignorare gli insegnamenti Vajrayana. Mentre, se si dedica alla pratica del Vajrayana, tende a ignorare gli aspetti dell’insegnamento dei Sutra.

Se qualcuno è entusiasta degli studi pramana, gli studi epistemologici, allora, in qualche modo, sembra specializzarsi proprio su questo, forse alcuni sull’Abhidharma, la conoscenza, alcuni sui Vinaya, la disciplina. Tuttavia, mantengono la loro comprensione e pratica parziale, in modo che non sia completa. In questi casi Tsongkhapa sta dicendo che in tutti questi tre esempi – praticanti yogici che non hanno apprendimento, maestri con grande apprendimento, ma incapaci di inserirli in un contesto di una pratica, e coloro che sono unilaterali nella loro comprensione – in tutti questi casi non sono in grado di impegnarsi nella pratica del Dharma che piacerebbe davvero ai “saggi”.

E qui, quello che sta dicendo è che non sono in grado di impegnarsi nel percorso in cui possono avere questo approccio integrato che porterà a tutti gli elementi essenziali del percorso buddista e ad intraprendere quella pratica. Tsongkhapa sta ora evidenziando che Atisha nella sua Lampada sulla Via dell’Illuminazione http://www.sangye.it/altro/?p=81 ha offerto un modo per integrare tutti questi elementi dell’insegnamento del Buddha nel contesto di un singolo praticante e nel contesto di una persona assisa su un trono, portando tutti questi elementi nel contesto pertinente ad un singolo praticante.

Perciò Tsongkhapa dice che, scrivendo questa estesa esposizione del testo di Atisha, fornirà un percorso che piacerebbe ai grandi saggi colti, perciò il suo cuore si diletta.

Quindi quello che Tsongkhapa sta qui spiegando è anche molto simile a quello che dice Aryadeva http://www.sangye.it/altro/?cat=72 nelle Quattrocento Stanze, dove Aryadeva presenta, per esempio, degli stadi dove dice che, al primo livello si devono evitare tutte le attività negative, nel mezzo si deve cessare di aggrapparsi al sé, infine, nella fase finale, bisogna smettere di attaccarsi a tutti i punti di vista, e chi comprende questo approccio è veramente saggio.

Gli ascoltatori necessitano di tre qualità.

Quindi nella strofa finale, Tsongkhapa chiama i potenziali lettori che possono trarre beneficio da questo e chiede loro di ascoltare ciò che ha da dire. Dice che coloro le cui menti non sono oscurate dal pensiero prevenuto, e coloro che hanno la capacità di una mente che è in grado di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e coloro che desiderano rendere significativa la loro esistenza umana di svago ed opportunità, voi fortunati, per favore ascoltate quello che ho da dirvi con una mente univoca.

Quindi, di nuovo, questo è molto simile a quello che dice Aryadeva http://www.sangye.it/altro/?cat=72 nelle sue Quattrocento Stanze in cui identifica le qualità che sono necessarie da parte dell’ascoltatore, dove dice che il praticante del Dharma che sta ascoltando gli insegnamenti di Dharma dovrebbe essere obiettivo, dovrebbe essere dotato di intelligenza critica e dovrebbe avere un interesse per ciò che sta imparando.

Quindi queste sono le tre qualità che vengono identificate.

Il testo poi segue con una storia di Atisha, nel contesto di spiegare la grandezza di l’autore, che non abbiamo intenzione di leggere.

Atisha e gli Stadi della Tradizione del Sentiero.

Quindi, rispetto all’autore di questo testo, ovviamente si rifà al maestro indiano Atisha. Ed Atisha, a sua volta, si riferisce al lignaggio che ha ricevuto da due lignaggi principali. Di questi, uno è derivante da Nagarjuna ed è principalmente relativo all’insegnamento del Buddha sulla visione filosofica della vacuità, in particolare l’insegnamento sull’origine dipendente in termini di realtà ultima. Quindi, il lignaggio delle istruzioni passa attraverso Nagarjuna e ai successivi maestri di quella trasmissione che ha ricevuto Atisha. L’altro principale filone di insegnamenti deriva dal lignaggio di Maitreya, da Maitreya fino ad Asanga ed ai successivi maestri, dove l’attenzione principale era davvero sull’aspetto del metodo del sentiero Mahayana, in particolare quelle pratiche che trattano la coltivazione dell’amorevole gentilezza, della compassione e della mente risvegliata di bodhicitta. Quindi questi due lignaggi si sono fusi davvero in Atisha http://www.sangye.it/altro/?cat=96 l’autore del testo radice del Lam-rim Chen mo.

E da Atisha, storicamente in Tibet, si sono evoluti tre principali lignaggi del suo insegnamento. Uno di questi è indicato come il “Lignaggio dei grandi trattati”, che deriva da Potowa. Il modo in cui comprendevano le istruzioni di Atisha era sulla base dello studio e della pratica di sei principali testi indiani: i primi due erano i Racconti di Jataka http://www.sangye.it/altro/?cat=6 le storie delle precedenti vite del Buddha e la Raccolta degli Aforismi (Udanavarga) http://www.sangye.it/altro/?p=255, http://www.sangye.it/altro/?p=258, http://www.sangye.it/altro/?p=260.

Quindi l’Udanavarga, questa raccolta di aforismi, probabilmente era originariamente un testo Pali. Questi due testi costituiscono davvero la base per il miglioramento e la coltivazione della devozione e della fede nel Buddha. Ed i due ulteriori testi sono il Bodhisattva Bhumi (Livelli del Bodhisattva) di Asanga e l’Ornamento dei Trattati Mahayana o Sutra Mahayana di Maitreya. Questi due testi sono considerati principalmente come insegnamenti sugli stadi di meditazione, il Samadhi, e si occupano ampiamente dei vari livelli e percorsi del sentiero Mahayana.

Proseguendo, gli altri due testi rilevanti sono la Siksasamuccaya (Compendio delle pratiche o Compendio dell’addestramento) e la Guida allo stile di vita del Bodhisattva, entrambi di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 . Questi due testi presentano principalmente le azioni del Bodhisattva, le pratiche del Bodhisattva.

Quindi, il lignaggio di Potowa, che enfatizza la comprensione e la pratica dell’insegnamento di Atisha sulla base dello studio di questi testi, è indicato come il “lignaggio dei grandi trattati”.

Successivamente, si è evoluto un altro lignaggio tra gli studenti di Atisha: si trattava principalmente del loro approccio su cui si basavano le loro spiegazioni sul Lam-rim o Dieci-rim, stadi della presentazione o della dottrina. Questo è stato definito come il “lignaggio degli stadi del sentiero” o il lignaggio del Lam-rim.

Poi s’è evoluto anche un terzo lignaggio che è stato definito “Il lignaggio delle istruzioni personali” in cui l’accento era più sulla circoscritta istruzione personale sui testi che sono rilevanti per specifici contesti individuali, e così via.

Così, quando ci si avvicina alla pratica dell’insegnamento Lam-rim, anche seguendo il Lam-rim Chen-mo http://www.sangye.it/altro/?cat=110 di Tsongkhapa, possiamo trovare tutti questi tre lignaggi presenti. Lo stesso Tsongkhapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10 ricevette tutti gli insegnamenti di questi tre lignaggi. Per esempio, se si guarda al Grande Trattato stesso, la base e molti dei sutra di supporto e dei testi classici hanno davvero a che fare con la letteratura par chin, quella sulla Perfezione della Saggezza. Infatti, nel testo di Gyel-tsap Je sulla perfezione della saggezza, egli di tanto in tanto si riferisce effettivamente al Lam-rim Chen-mo, mostrando la stretta connessione tra i due.

Quindi, se studi il Lam-rim Chen-mo sulla base di questi testi di supporto, di conseguenza stai principalmente seguendo l’approccio del lignaggio dei trattati Kadam, ma puoi anche seguire la pratica del Lam-rim per tipologie di concentrazione maggiormente sull’effettivo genere dei testi di Lam-rim.

Generalmente ci sono molte versioni differenti di testi Lam-rim. Ad esempio, c’è la famosa collezione di otto grandi guide al Lam-rim, tri chen gye. Ci sono anche molti altri testi. Quindi, se segui questo approccio, stai seguendo principalmente l’approccio del lignaggio dei maestri di Lam-rim.

Tuttavia ci sono anche altri testi più brevi che si concentrano più specificamente su un piccolo insieme di istruzioni. Se il tuo approccio segue quel modello, allora stai seguendo il lignaggio delle istruzioni personali. Quindi puoi vedere che anche nel contesto dello studio e della pratica del Lam-rim si possono seguire tutti questi tre lignaggi diversi dei Kadampa.

Atisha e le quattro scuole del buddismo tibetano.

Dopo l’arrivo di Atisha in Tibet e dopo che compose il testo radice del lam-rim, il modello della struttura del lam-rim e la modalità di presentazione degli insegnamenti del lam-rim fu adottato in tutte e quattro le principali scuole di buddismo tibetano. Ad esempio, se guardi il testo del Maestro Long-chen-pa http://www.sangye.it/altro/?cat=89 “La mente in rilassamento” (sem nyi nyal so), ancora una volta la presentazione del percorso di quel testo segue lo schema di base dell’approccio del lam-rim di Atisha. Similmente se guardi “La chiara delucidazione dell’intenzione del Buddha” di Sakya Pandita http://www.sangye.it/altro/?cat=53 (tu bay gong sel), ancora una volta il testo segue molto chiaramente la struttura di Atisha. In effetti, questo testo di Sakya può essere visto come una sorta di fusione tra gli stadi degli insegnamenti del Lam-rim, con gli insegnamenti dell’approccio Lo-jong di addestramento della mente.

Similmente, nella tradizione Kagyü, Gampopa http://www.sangye.it/altro/?p=10073 compose l’Ornamento della Liberazione. Quindi nel Gioiello Ornamento della Liberazione, di nuovo l’approccio di base ed il modello e la struttura sono molto simili al Lam-rim d’Atisha. Naturalmente ci sono a volte sequenze diverse, ma fondamentalmente le fasi del percorso sono molto simili. Così, ad esempio, nel Gioiello Ornamento della Liberazione, si parla di allontanare la propria mente da quattro fattori, e se li osservi, ancora una volta risultano molto simili agli insegnamenti del Lam-rim.

Il Conseguimento dei Due Obiettivi.

Quindi, anche nel caso degli insegnamenti di Atisha, ancora una volta possono essere fatti risalire a Nagarjuna http://www.sangye.it/altro/?cat=9 dove, nella sua Preziosa Ghirlanda http://www.sangye.it/altro/?p=2788 spiega che, se esaminate tutti gli insegnamenti del Buddha, tutti i suoi insegnamenti possono essere classificati in due categorie legate a due aspirazioni: di raggiungere una rinascita fortunata in un reame superiore e d’ottenere la liberazione ultima o la bontà definitiva, come lui la chiama. Così, tutti gli insegnamenti del Buddha, in un modo o nell’altro, sono collegati al compimento di queste due aspirazioni. Quindi, come raggiungere l’adempimento della nostra aspirazione ad una migliore rinascita?

Questo viene fatto adottando uno stile di vita che non nuoce, che non è per nulla violento. Il cuore di questa pratica è quello che si chiama l’approccio di vivere la propria vita sulla base di avere fiducia ed affidamento nella legge del karma. Quindi, coltivare fiducia e fede nella legge del karma e vivere la propria vita secondo quella convinzione è il metodo principale con cui si cerca di realizzare l’aspirazione di ottenere una rinascita fortunata.

L’altra aspirazione è di cercare l’illuminazione finale o la liberazione. Qui il metodo principale è di coltivare una comprensione della natura ultima della realtà. E qui la natura ultima della realtà è intesa principalmente in termini di insegnamento del Buddha sull’origine dipendente in termini di vacuità. In questo caso è necessario coltivare la saggezza.

Quindi, in altre parole, dice che, in breve, i due fattori primari da coltivare ed applicare nel contesto di una pratica buddhista sono la fede o la convinzione nel karma, la legge del karma e la saggezza della vacuità. E quando parliamo di raggiungimento della liberazione finale, ce ne possono essere due forme. Una è la liberazione individuale, la liberazione dall’esistenza condizionata, non illuminata. Ma c’è anche una seconda liberazione: il conseguimento della Buddhità, a beneficio di tutti gli esseri.

Così prima, quando commentavo la strofa di apertura di Tsongkhapa, egli identificava la qualità primaria del discorso del Buddha come la capacità di soddisfare le aspirazioni di tutti gli esseri. Quindi, questo è lo scopo del praticante Mahayana. La motivazione del praticante Mahayana è di beneficiare tutti gli esseri, e lo scopo del praticante Mahayana è raggiungere la Buddità per beneficiare tutti gli esseri.

Quindi, motivato da ciò, è necessario completare il sentiero della saggezza con la bodhicitta, la mente del risveglio. In tal modo, saremo in grado di raggiungere, realizzare il conseguimento di quella aspirazione finale. Quindi, Nagarjuna dice che, in breve, i due fattori primari nel percorso buddista sono shradda, la fede o convinzione o fiducia nel karma e la saggezza.

Quindi, in relazione ai sei testi classici indiani che abbiamo identificato come principali per i Kadampa, c’è un’altra prospettiva che trovo più utile. E, secondo questa prospettiva, i Racconti di Jataka e l’Udanavarga, la Raccolta di Aforismi, sono visti come testi appartenenti alla coltivazione della fede, dello shradda o della fiducia.

Ed il Bodhisattva Bhumi, I Livelli del Bodhisattva, e l’Ornamento dei Sutra Mahayana sono legati alle raccolte sugli ideali e le pratiche del Bodhisattva. Mentre il Siksasamuccaya (Compendio della formazione) e la Guida allo stile di vita del Bodhisattva sono visti come raccolte relative alla coltivazione della visione della vacuità. Questa è, in alternativa, la prospettiva che personalmente trovo più utile.

Quattro qualità dell’insegnamento di Atisha.

Quindi, con questo abbiamo fondamentalmente affrontato la struttura che spiega la grandezza dell’insegnamento stesso, evidenziando l’autenticità della sua origine e le fonti.

Ora ci occuperemo del seguente schema che è, “Per generare fede e convinzione nell’insegnamento: spiegazione della grandezza dell’insegnamento stesso.”

Quindi una delle primarie qualità dell’insegnamento stesso è che, con l’insegnamento di Atisha sul Lam-rim, uno dei suoi vantaggi è che il praticante, sulla base di questo, sarà quindi in grado di arrivare a realizzare che tra tutti gli insegnamenti del Buddha non ci sono contraddizioni. Il punto che qui viene fatto è che prima, quando parlavamo delle qualità della parola del Buddha, il discorso illuminato di Buddha ha la capacità di soddisfare le diverse aspirazioni di un numero infinito di esseri.

Quindi, quando parliamo di “numeri illimitati di esseri” non stiamo parlando solo in termini di numeri. Stiamo anche parlando in termini di diversità delle disposizioni mentali degli individui. Quindi, rispetto alla diversità delle disposizioni mentali e degli interessi e dei livelli mentali dei suoi ascoltatori, Buddha ha anche conferito insegnamenti diversificati. Quindi, a seconda del livello della propria aspirazione, si possono fare distinzioni tra veicoli maggiori e minori, e sulla base dei propri livelli mentali, in relazione alla comprensione dell’insegnamento sulla saggezza, si possono fare distinzioni tra le quattro classiche scuole buddiste dell’India.

Ora, se guardi questi maestri, se cerchi semplicemente di capire superficialmente questi insegnamenti nei singoli testi, per quindi confrontarli con gli altri, potrebbe sembrare che esista una sorta di contraddizione tra gli insegnamenti. Tuttavia, se si ha la prospettiva del Lam-rim d’Atisha, allora si sarà in grado di comprendere questa diversità di insegnamenti: non solo in relazione agli insegnamenti, che sono adatti a diversi individui, che sono diversi l’uno dall’altro, ma si può anche comprendere questi diversi insegnamenti nel contesto di un singolo praticante, in cui tutti questi insegnamenti possono essere progressivamente applicati da un singolo praticante man mano che progredisce nella sua realizzazione.

Per esempio, in relazione agli insegnamenti sulla saggezza, ci sono diversi livelli di sottigliezza nell’insegnare il non-sé. Allo stesso modo, c’è l’insegnamento sul rifiuto della realtà del mondo oggettivo esterno della Scuola della Solo Mente. Ora, se mettiamo in relazione questi insegnamenti coi nostri stati d’animo ed il modo in cui percepiamo il mondo, possiamo vedere perché, nel nostro caso, alcuni di questi insegnamenti possono essere molto efficaci in determinati stati della nostra realizzazione.

Per esempio, se dovessimo osservare la nostra mente, e vedere come si relaziona con la nostra identità, a volte potremmo vedere la nostra identità come se dentro di noi possedessimo una sorta di realtà unitaria, eterna, autonoma, che chiamiamo sé o anima o qualsiasi altra cosa. E così possiamo vedere che abbiamo quel tipo di presa, attaccamento. E, l’insegnamento del Buddha, che nega ciò, può essere per noi immediatamente applicabile, per dissolvere quel tipo di presa.

Allo stesso modo, se esaminiamo il modo in cui ci relazioniamo al mondo esterno, tendiamo a relazionarci con il mondo esterno come se il mondo fisico, che è là fuori, possieda un qualche tipo di realtà indipendente, indipendente dalla mia percezione e ha una sorta di realtà discreta.

E, ancora, l’insegnamento del Buddha sulla mente può esserci utile nell’aiutarci a sciogliere quel tipo di presa.

Quindi possiamo vedere che, sebbene alcuni di questi insegnamenti possano sembrare in superficie contraddittori, se li si rapporta al contesto di un individuo che sta progressivamente avviandosi verso la realizzazione ed affrontando le varie distorsioni nella mente, si può vedere che tutti questi insegnamenti possono essere applicabili nel contesto di un singolo individuo senza alcuna contraddizione. Quindi questo è uno dei benefici dell’insegnamento di Atisha.

Tsongkhapa continua a spiegare alcuni degli altri benefici dell’insegnamento del Lam-rim. Uno dei quali è che, su quella base, si sarà in grado di comprendere tutti gli insegnamenti del Buddha come istruzioni personali. E qui l’asserzione principale di Tsongkhapa è di non fare l’errore di pensare che negli insegnamenti del Buddha, sia nei testi canonici dei Kangyur, i Sutra, che nelle raccolte dei commentari, potrebbero esserci due categorie fondamentali: una classe di testi veramente rilevanti solo per espandere la propria conoscenza ed in più come studi scolastici, ed un’altra categoria di insegnamenti rilevanti per la propria pratica personale.

Tsongkhapa http://www.sangye.it/altro/?cat=10 dice che, adottando quella sorta di dicotomia tra testi scolastici, che non sono rilevanti per la propria pratica, ed i testi di pratica, che non hanno nulla a che fare con l’espansione della propria conoscenza, quel tipo di distinzione non è utile. Se si è in grado di adottare la prospettiva degli insegnamenti di Lam-rim come ha suggerito Atisha, allora si sarà in grado di capire che in tutti gli insegnamenti del Buddha ci sono elementi che sono rilevanti per la propria pratica. Ed infatti, tutti questi insegnamenti avranno una diretta rilevanza per la propria pratica personale, in modo che tutti li vedano in termini di istruzione personale, perché non c’è nulla negli insegnamenti del Buddha che non sia correlato, in un modo o nell’altro, per disciplinare e domare la mente ed il cuore.

Quindi, in questo modo si possono vedere tutti gli insegnamenti del Buddha come istruzioni personali. Una volta che si è in grado di farlo, allora la prossima grandezza da identificare nell’insegnamento è che si sarà in grado di comprendere facilmente, senza difficoltà, l’intenzione ultima degli insegnamenti del Buddha. E qui, come spiegato prima, le intenzioni ultime degli insegnamenti del Buddha sono i mezzi per realizzare l’adempimento della nostra aspirazione a raggiungere una rinascita più elevata e fortunata ed ottenere la liberazione finale. Così saremo in grado di comprendere tutti gli insegnamenti come contributo, in un modo o nell’altro, alla realizzazione di queste aspirazioni.

Inoltre dobbiamo ricordare la grandezza finale di evitare il grave errore di rigettare gli insegnamenti del Buddha, rifiutando il Dharma. E qui, Tsongkhapa espone molti ragionamenti, ma propone anche molte citazioni tratte dagli insegnamenti del Buddha. E cita in particolare, ed è importante, il Sutra della Perfezione della Saggezza http://www.sangye.it/altro/?p=6098 in cui il Buddha afferma che un praticante della via del Bodhisattva deve coltivare la comprensione di tutti gli aspetti del percorso, deve effettivamente generare tutti gli aspetti del percorso, e deve quindi impegnarsi nell’effettiva applicazione di tutti gli aspetti del percorso.

Allo stesso modo, poiché la nostra aspirazione è di favorire la realizzazione dei desideri di miriadi di esseri senzienti con disposizioni mentali così diverse, è necessario coltivare la comprensione dei diversi insegnamenti e dei diversi approcci: in questo modo si sarà in grado di soddisfare anche le aspirazioni degli altri. E, storicamente in Tibet, ad esempio, ci sono stati, tra i maestri tibetani, una tradizione di maestri impegnati nello studio e nella pratica di tutti i lignaggi http://www.sangye.it/altro/?p=4477 – Sakya, Kagyu, Gelug, Nyingma, incluso Jonang – adottando un approccio non settario. E non si tratta solo d’impegnarsi nello studio di tutto questo, ma anche di attuare nella propria pratica tutti gli insegnamenti di questi diversi lignaggi, che sono un modello eccellente.

Così ora, basta. Quindi, dopo un lungo volo, dall’India a Londra, e da Londra fin qui, okay. Ora non vedo l’ora di dormire a lungo stanotte.