11 Sua Santità il Dalai Lama: Insegnamenti sul Lam-rim Chen-mo di Lama Tzong Khapa

Sua Santità il Dalai Lama: “Tsongkhapa così dice: “Così, quando il praticante, come risultato di coltivare la bodhicitta, arriva ad un punto in cui ottiene la realizzazione di un’aspirazione univoca, un’aspirazione spontanea con un solo obiettivo per raggiungere la Buddhità a beneficio di tutti gli esseri, a quel punto l’individuo ha raggiunto il livello di bodhicitta dell’aspirazione”.

11 Sua Santità il Dalai Lama: Insegnamenti sul Lam-rim Chen-mo o Grandi Stadi del Sentiero per l’Illuminazione di Lama Tzong Khapa alla Lehigh University, PA, USA. Traduzione dal tibetano in inglese del Dr. Ghesce Thupten Jinpa e dall’inglese in Italiano del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Quarto giorno, 13 luglio 2008 alla Lehigh University, Pennsylvania, USA. Prima parte. Altruismo ed interdipendenza. Compassione e bodhicitta, la Mente del Risveglio. Due metodi per generare Bodhicitta. Metodo di causa ed effetto in sette punti. Equalizzare e scambiare sé stessi con gli altri.

Recitazione del Metta Sutta in Pali.

Altruismo ed interdipendenza

Sua Santità: Oggi parliamo a proposito della bodhicitta, dell’altruismo. Fondamentalmente, tutte le tradizioni religiose evidenziano l’importanza dell’altruismo. Quindi, penso che la cosa unica del buddismo sia il concetto di interdipendenza o pratityasamutpada. Penso che sia molto, molto unica riguardo al buddismo.

Quindi nella nostra vita quotidiana, anche per un non credente, penso che l’altruismo sia certamente la base del nostro benessere, incluso il benessere fisico. Perché mostrare più attenzione, cura per agli altri (è questo il modo in cui s’esprime questo l’atteggiamento) è qualcosa, penso, che include la fiducia in sè stessi. Le persone che si preoccupano per gli altri, sono sicure di sé. Se siamo in preda alla paura, mostrare preoccupazione per gli altri è difficile.

Quindi, più sicurezza in se stessi porta meno paura, più forza interiore. Di conseguenza, a livello fisico, e non solo, tutti gli elementi fisici funzionano quindi normalmente. Sotto l’incalzare della paura,della rabbia costante, dell’odio costante, gli elementi fisici vengono molto disturbati.

Quindi, anche per il benessere fisico, penso che la mente altruista sia qualcosa di molto, molto utile. E, in particolare, quando attraversi un periodo difficile, l’atteggiamento altruistico, l’altruismo, agisce davvero positivamente e sostiene la pace della mente, calma la mente. Quindi questo è positivo.

Quindi pratitiyasamutpada, o concetto di interdipendenza, è molto, molto utile anche nella nostra vita quotidiana, perché la realtà è tutta interdipendente. Nel campo economico o nel campo dell’ecologia o nel campo della salute, penso che lo sia per tutto, persino alla politica, alle relazioni internazionali, alla realtà: fortemente interdipendente. Quindi questa è la realtà.

Ma spesso ciò che ci sembra interessante o pure pericoloso, ci sembra essere un qualcosa di indipendente, un qualcosa di isolato. Quindi il nostro metodo, secondo le apparenze, allora il nostro metodo diventa non realistico. Quindi, con una conoscenza più completa dell’interdipendenza, e che le cosa positive o negative nella realtà dipendono da molti fattori, essendone consapevoli, allora la vita di tutti i giorni diventa più realistica.

A quanto pare, vedete, molte cose indesiderate accadono a causa di un approccio non realistico. Quindi, a quel livello, penso al concetto buddista di interdipendenza, che ha in sé l’idea olistica. Ciò porta ad un atteggiamento più realistico, quindi è utile.

Compassione e bodhicitta, la Mente del Risveglio

Ora cambiamo argomento, ora il soggetto è l’altruismo. Quindi ora ci occuperemo dell’argomento di generare la mente del risveglio, o bodhicitta. E, come spiegato prima, qui non stiamo parlando di uno stato mentale che si basa semplicemente su una sorta di desiderio per la felicità e sul desiderio di superare la sofferenza. Ma, piuttosto, la mente del risveglio di bodhicitta deve essere coltivata sulla base di una convinzione che riconosca la possibilità di conseguire la felicità e la possibilità di raggiungere la cessazione della sofferenza. E, motivato da questa comprensione, svilupperai quindi l’aspirazione di perseguire il benessere degli altri nel modo più efficace.

Quindi, questo è ciò che si intende per bodhicitta, la mente del risveglio, sem gyey o generare la mente del risveglio.

Generazione della Mente del risveglio.

E, così, in alcuni testi si afferma che, con la compassione, ci si concentra sugli esseri senzienti, e, con la saggezza, ci si concentra sul raggiungimento dell’illuminazione. Il che mostra il ruolo dell’altruismo e della saggezza nel contesto del percorso.

Quindi, dopo aver riflettuto sui benefici di generare la mente del risveglio, la bodhicitta, Tsongkhapa continua a spiegare il processo, la procedura, attraverso la quale viene generata questa mente. E qui, l’elemento principale è davvero la coltivazione della compassione. Ad esempio, nell’Ornamento del Sutra Mahayana di Maitreya, egli spiega che la radice della bodhicitta, la mente del risveglio, è la compassione.

Quindi, se guardi alla comprensione, a cosa si intende per compassione, ne vedremo due aspetti principali. Uno è un senso di affetto che considera cari gli altri esseri senzienti l’altro sono gli esseri senzienti della cui sofferenza sei preoccupato. Quindi si tratta, da un lato, di coltivare un senso di affetto per gli esseri senzienti della cui sofferenza si è preoccupati e che si considerano cari; e, dall’altro, desiderare di aiutare questi esseri senzienti dando sollievo alla loro sofferenza. Quindi, questi sono i due elementi che fanno parte della compassione.

Quindi questi due elementi chiave, che costituiscono lo stato mentale che chiamiamo compassione, diventano cruciale per avere una comprensione più profonda di cosa intendiamo per sofferenza, da cui desideriamo che tutti gli esseri senzienti ne siano liberi. E, per quanto riguarda lo sviluppo della comprensione della natura della sofferenza, questo è già stato trattato nella presentazione delle pratiche relative al percorso della capacità iniziale e della capacità media, intermedia.

Nella capacità iniziale, l’attenzione è più volta a comprendere la natura della sofferenza a livello della sofferenza evidente e quotidiana sotto forma di sensazione fisica. E, nel contesto della spiegazione del percorso delle pratiche di capacità intermedie, l’obiettivo principale è comprendere la natura della sofferenza al secondo e al terzo livello, che è la sofferenza del cambiamento e, cosa più importante, la sofferenza del condizionamento pervasivo

E così, avendo contemplato la natura della sofferenza in questi termini profondi, allora si sviluppa un’autentica aspirazione a cercare la liberazione dalla sofferenza. E, a quel punto, si sarebbe raggiunto ciò che si chiama vera rinuncia o ngen jung. E così, una volta raggiunto questo, quindi, sulla base di mettere in relazione la propria esperienza personale, di aver sviluppato questa aspirazione genuina di raggiungere la libertà dalla sofferenza, quando estendete questo ad altri esseri senzienti, gli esseri senzienti soffrenti, allora sorge la compassione.

Per esempio, nell’Ornamento delle Chiare Realizzazioni di Maitreya (Abhisamayalankara) quando definisce la bodhicitta, dice che la generazione della mente, la generazione della mente del risveglio, è per il bene degli altri esseri senzienti, per il benessere degli altri esseri senzienti. E, quando Tsongkhapa spiega quel passaggio, dice che il benessere degli altri esseri qui si riferisce al raggiungimento della liberazione da parte degli altri esseri senzienti.

Quindi, in altre parole, la compassione è uno stato mentale in cui aspiri che gli altri esseri senzienti ottengano la la liberazione dal samsara, dalla sofferenza. E qui, più è forte la vostra comprensione della natura della sofferenza e più è efficace quell’aspirazione. Inoltre, specialmente se la tua comprensione della sofferenza del condizionamento pervasivo è profonda, allora ci sorgerà un più forte riconoscimento della natura distruttiva delle afflizioni che sono la radice di questa sofferenza del condizionamento.

Più si è in grado di riconoscere la natura distruttiva delle afflizioni, allora sorgerà anche l’aspirazione non solo a essere liberi dalle afflizioni, ma anche delle propensioni create da queste afflizioni, e queste sono le tendenze che derivano dall’ottenimento di una mente piena e onnisciente. E così per le sottili oscurazioni alla conoscenza totale, alla piena conoscenza. E così pure l’aspirazione a raggiungere la Buddhità, che è caratterizzata dal superamento anche delle sottili oscurazioni alla conoscenza: è così che sorge anche l’aspirazione.

Due metodi per generare Bodhicitta.

Così ora il primo elemento di compassione, che esprime questo senso di affetto per gli altri esseri senzienti, al fine di coltivare quella capacità di considerare cari gli altri esseri senzienti, è necessario coltivare un senso di connessione e affetto per gli altri esseri.

Quindi, per quanto riguarda il metodo per coltivare questo senso di affetto che ha a cuore gli altri esseri senzienti, storicamente si sono evoluti due approcci principali. Uno è l’approccio od il metodo di causa-effetto di sette punti. L’altro è il metodo di scambiare ed eguagliare sé stessi con gli altri.

Quindi, in generale, questi due metodi o approcci sono esposti in due diversi lignaggi. Il metodo di causa-effetto in sette punti deriva dal lignaggio di Maitreya e così via, e l’equalizzazione e lo scambio di sé con gli altri deriva da Nagarjuna. Per esempio nella Preziosa Ghirlanda http://www.sangye.it/altro/?p=2788 di Nagarjuna e in particolare nel suo Commentario sulla Mente del Risveglio (Bodhicittavivarana) http://www.sangye.it/altro/?p=9127 , http://www.sangye.it/altro/?p=9134 , l’approccio dell’equilibrio e dello scambio di sé e degli altri è presentato in modo molto esplicito.

Quindi, dato che il il secondo approccio deriva da Nagarjuna e sottolinea l’equalizzazione e lo scambiare sé stessi con gli altri, questo particolare lignaggio viene definito “il lignaggio di pratiche che assomigliano a grandi onde”. E il punto qui è che questo è un approccio che è più adatto a praticanti di alto livello, praticanti avanzati.

Perché, se si confrontano i due, nel primo approccio (metodo di causa-effetto in sette punti) l’elemento chiave per coltivare la percezione degli altri esseri senzienti come a sè connessi, sia come tua madre od in qualche modo a noi correlati, e, su quella base poi sono costruiti i restanti tipi di pratiche. Se guardiamo allo scambiare e equalizzare sé stessi con gli altri, questo non richiede di considerare gli altri come in qualche modo collegati a noi stessi, ma, piuttosto di riconoscere l’uguaglianza fondamentale di noi stessi con gli altri in termini di aspirazione alla felicità. E, quindi, nel testo di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 Guida allo stile di vita del Bodhisattva, egli afferma che si dovrebbe scambiare sé stessi con gli altri e, quindi, mettere in pratica questa istruzione, che è segreta, suggerendo che ciò necessita una maggiore intelligenza. Quindi, nel secondo approccio, il tipo d’approccio principale è in realtà per ragionamento, per cercare di stabilire quell’uguaglianza fondamentale.

Quindi, l’approccio di scambiare ed equalizzare sé stessi con gli altri, non solo non è subordinato a coltivare il riconoscimento di altri esseri senzienti in qualche modo a noi legati in termini familiari, come nostre madri, ma in questo è anche possibile riconoscere la gentilezza degli altri esseri senzienti, ad esempio, anche nel caso de nemico, che ti offre l’opportunità di promuovere la tua crescita spirituale, e così via.

Quindi, se confronti questi due approcci, ad esempio nel caso della causa e effetto in sette punti, che procede con la coltivazione del riconoscimento di tutti gli esseri senzienti come se fossero stati la propria madre e per poi riflettere sulla loro gentilezza e così via, si potrebbe dire che questo processo dipende ancora dagli altri esseri senzienti, sulla base di come vi appaiono ed alle loro azioni. Nell’approccio di scambiare ed equalizzare sé stessi con gli altri diventa una questione diversa come l’altra persona vi appare e quali sono le sue motivazioni e quali sono le sue azioni. Quello che sta qui accadendo è che ti stai connettendo con l’altra persona al livello fondamentale, in cui ne riconosci l’uguaglianza, proprio come tu desideri essere felice, desideri raggiungere la felicità e superare la sofferenza, anche questa persona desidera raggiungere la felicità e superare la sofferenza. E, a quel livello, la tua relazione, la tua prospettiva, la tua percezione dell’altra persona, non è influenzata o non dipende da come l’altra persona si comporta nei tuoi confronti o da come l’altra persona si relaziona con te.

Quindi, generalmente, nei miei discorsi generali, dico spesso che se confrontiamo la compassione ordinaria con una compassione più coltivata, c’è una differenza. La compassione ordinaria sembra dipendere dalla nostra percezione di come le altre persone si comportano nei nostri confronti, di come si sentono verso di noi. Quindi siamo in grado di estendere la nostra compassione ordinaria solo ai nostri amici e parenti che pensiamo e di cui ci preoccupiamo.

Quando coltivate la compassione genuina, allora state relazionandovi con quella persona a questo livello umano fondamentale. Quindi, la compassione non è contingente al comportamento di quella persona, ma piuttosto si sta relazionando con questa persona al livello di una persona, e come si comporta nei tuoi confronti, ciò che pensa di te è una questione secondaria.

Ma finché la tua compassione significa preoccuparsi per l’altro, ti relaziona con quella persona a questo livello in cui riconosci l’umanità di quella persona e ti rapporti con quella persona proprio come tu desideri essere felice, così anche lui o lei vuole essere felice. Quindi, sembra essere qui la differenza, dove, in un approccio individuiamo una dipendenza dall’atteggiamento e dal comportamento dell’altro, mentre in quest’ultimo non c’è dipendenza dall’atteggiamento o comportamento dell’altro verso di te.

Metodo di sei cause ed un effetto in Sette Punti.

Quindi ora vedremo il primo metodo, che è quello in sei cause ed un effetto in Sette Punti, e qui, tra questi sette punti, la compassione è il principale, e tutti gli altri elementi sono o condizioni che portano alla compassione o la fruizione, o il risultato della compassione.

Quindi qui, la pratica effettiva inizia con la meditazione sull’equanimità, la coltivazione dell’equanimità. Quindi il significato di equanimità in questo contesto è di portare veramente ad una certa equanimità nel proprio atteggiamento e sentimenti verso tutti gli altri, in modo che non ci sia discriminazione di sentimenti di distanza o vicinanza nei riguardi degli altri. Ed il prossimo stadio è quello di coltivare un riconoscimento di tutti gli altri esseri senzienti come un qualcuno a te caro. E qui, facendo l’esempio di una persona molto cara in questa vita, forse è tua madre o qualcun altro, occorre coltivare quella comprensione e questo sentimento, per poi cercare di vedere nella stessa luce tutti gli altri esseri senzienti. E, quindi, su quella base procediamo verso la coltivazione di riconoscere la loro gentilezza per poi ripagare la loro gentilezza. Coltivare questo affetto che ci fa considerare gli altri esseri cari, ci porta poi alla compassione, poi la compassione culmina nel lhag sam: la risoluzione altruistica.

Quindi il fattore chiave che definisce lhag sam, questa risoluzione altruistica, è un senso di responsabilità per il benessere degli altri.

Allora sorge la domanda: “Come faccio a migliorare il benessere degli altri? Come posso renderlo reale?” Quindi è necessario mettere alla prova la propria effettiva capacità di farlo.

Quindi riconosci i limiti del tuo stato attuale, perché se non puoi prenderti cura di te stesso, essere capace prendersi cura di qualcun altro è un compito difficile. C’è un’espressione tibetana che dice che qualcuno che è già caduto non sarà in grado di aiutare qualcun altro a rialzarsi. Quindi, anche se il praticante dallo scopo ultimo è volto a realizzare il benessere degli altri, ma per riuscirci, gli è necessario coltivare l’aspirazione all’illuminazione.

Allora diventa molto importante coltivare la vera aspirazione all’illuminazione. Ora, per farlo, non è sufficiente semplicemente, e lo si sa, credere ingenuamente di poter raggiungere l’illuminazione. Bisogna avere un’autentica convinzione nella possibilità di conseguire quell’illuminazione. Quindi ciò richiederebbe la comprensione del fatto che questa illuminazione può essere realizzata all’interno del proprio continuum mentale. Quindi questo richiederebbe approfondite riflessioni. Quindi diventa importante, prima di tutto, avere una vera comprensione della possibilità di conseguire la liberazione o moksha. E ciò implicherebbe anche la convinzione e la comprensione che le afflizioni possono essere eliminate.

Quindi c’è la possibilità della cessazione delle afflizioni: che le afflizioni possono essere eliminate. Una volta riconosciuta la possibilità d’eliminare le afflizioni, allora quella linea di pensiero si estenderà anche a comprendere e riconoscere che anche le propensioni create da queste afflizioni possono essere rimosse ed eliminate. Quindi, su quella base, si sarà in grado di sviluppare un autentico riconoscimento della possibilità di raggiungere la Buddhità. E per questo, per avere una comprensione più profonda della possibilità di una piena illuminazione, la mia sensazione è che bisogna entrare nella prospettiva del più alto Yoga Tantra, che ci fornisce un modo di comprendere la natura della coscienza in molti livelli diversi, in modo che si possa comprendere la possibilità di conseguire la piena onniscienza sulla base-capire la più sottile comprensione del livello più sottile di coscienza.

Così, per esempio, quando cerchiamo di comprendere la presentazione Mahayana della teoria dei quattro kaya, le quattro incarnazioni della Buddhità, se entriamo nella prospettiva del più alto Yoga Tantra, e, in particolare nel concetto di mente fondamentale di luce chiara innata, quindi, su quella base, si può conseguentemente immaginare almeno la possibilità di come abbia un senso il concetto dei quattro kaya. Tuttavia, se non entri in quella prospettiva, allora la comprensione dei quattro kaya, le quattro incarnazioni della Buddhità, diventa piuttosto vaga.

Quindi, questa è la ragione per cui si dichiara che con la saggezza ci si concentra sull’illuminazione. Quindi, in un certo senso, ci siamo già sentiti toccati, quando abbiamo discusso la comprensione del verso di Nagarjuna quando dice: “Per mezzo della vacuità le concettualizzazioni si calmano”. E la lettura alternativa era: “Le false concettualizzazioni si dissolvono e si calmano nella vacuità”.

Quindi, una volta che hai una vera comprensione di ciò che è illuminazione, una valida cognizione di cosa è la liberazione, quindi, sulla base dell’aspirazione a determinare il benessere altrui, si può quindi sviluppare un’autentica aspirazione a cercare l’illuminazione.

Allora Tsongkhapa spiega cos’è esattamente bodhicitta, la mente del risveglio, e la definisce come uno stato mentale in cui l’aspirazione a determinare il benessere degli altri serve come causa, condizione; e l’aspirazione a raggiungere la Buddhità è un fattore concomitante; e, su quella base si coltiva questa mente.

Principalmente la mente del risveglio, o bodhicitta, è di due tipi. Uno è a livello della bodhicitta dell’aspirazione, e l’altro è la mente del risveglio sotto forma di impegno, impegno effettivo o bodhicitta dell’impegno. Ma, anche dal punto di vista dei livelli corrispondenti del percorso, sono identificati quattro tipi di bodhicitta. Ma ci sono anche ventidue tipi differenti di bodhicitta o di mente del risveglio spiegati nel testo, dove, per definirli, vengono usate diverse metafore.

Così per questi due principali tipi di bodhicitta, dell’aspirazione e dell’impegno, sembrano esserci leggere differenze di spiegazione nei testi classici indiani. Tuttavia Tsongkhapa su questo punto così dice: “Così, quando il praticante, come risultato di coltivare la bodhicitta, arriva ad un punto in cui ottiene la realizzazione di un’aspirazione univoca, un’aspirazione spontanea con un solo obiettivo per raggiungere la Buddhità a beneficio di tutti gli esseri, a quel punto l’individuo ha raggiunto il livello di bodhicitta dell’aspirazione. E, su quella base, quando il praticante coltiva l’impegno di attuare questa aspirazione e si impegna nelle pratiche del Bodhisattva, prende poi i voti del Bodhisattva, e, dopo averli ricevuti, da quel punto in poi, la sua bodhicitta si è trasformata in una mente di risveglio dell’azione.

Così Tsongkhapa basa questa interpretazione sulla distinzione tra i due sul testo di Kamalashila, Gli Stadi Intermedi della Meditazione http://www.sangye.it/altro/?p=1698 Bhavanakrama, che sembra che lo abbia composto in Tibet. Il suo testo principale, c he fu composto in India sembra essere Madhyamaka Aloka, La luce della Via di Mezzo. Allo stesso modo il suo massivo commentario, che è in realtà in due volumi, su Tattvasamgraha di Shantarakshita, anche quel testo sembrava che l’avesse composto in India. È un’opera davvero impressionante. Quindi questo è un testo che ha davvero bisogno di essere studiato, e sarà utile se i traduttori qui presenti potranno assumere il compito di tradurlo. Quindi, naturalmente, ho letto questo testo nella versione tibetana. Ed in quel frangente sappiate, la mia testa iniziò, a vorticare. Quindi voi traduttori, sappiate, quando v’impegnerete in questo compito, prima di farlo, avrete bisogno di un gran riposo.

Quindi la prossima sezione è addestrare la mente a generare la mente del risveglio secondo l’approccio dell’equiparare e dello scambiare sé stessi con gli altri.

Questo mi ricorda una storia.

Una volta, il maestro di Kadampa Potowa, al Monastero di Reting, un giorno era molto occupato a cercare di compilare il catalogo di una grande quantità di testi che erano tutti un po’ confusi. E, sappiate che questo era un compito molto difficile, e iniziò davvero ad andare in confusione. E così, a quel punto uno dei suoi studenti lo andò a trovare per chiedergli un’istruzione. Il che davvero infastidì Potowa. Quindi si rivolse allo studente e disse: “Bene, di cosa stai parlando?” E, di fatto, scacciò lo studente.

Allo stesso modo, quando i traduttori staranno lavorando alla traduzione di questo testo molto difficile, sappiatelo, inevitabilmente staranno per cadere in quello stato mentale, quindi le persone intorno a loro dovranno essere un po’ caute.

Equalizzare e Scambiare Sé stessi con gli Altri.

Quindi, da questo punto in poi dal testo, Tsongkhapa sta spiegando il metodo per allenare la mente a generare la mente del risveglio secondo l’approccio dell’equalizzare e scambiare sé stessi con gli altri. Quindi, naturalmente, la spiegazione su come procedere nell’addestramento della propria mente secondo l’approccio dell’eguagliare e scambiare sé stessi con gli altri è ampiamente presentata nel testo di Tsongkhapa.

Si procede prima coltivando l’uguaglianza di sé stessi con gli altri; e poi si passa a contemplare gli svantaggi dell’egoismo, quindi i vantaggi del pensiero che si preoccupa del benessere degli altri. Quindi, su quella base, si è effettivamente impegnati nell’addestramento vero e proprio di scambiare sé stesso con gli altri. Successivamente si procede a meditare su tong-len: prendere e dare.

Così come per il testo di Shantideva http://www.sangye.it/altro/?cat=15 Guida allo Stile di Vita del Bodhisattva, che, mi è stato detto, può essere datato all’ottavo secolo, siamo ora nel 21° secolo, e fino ad oggi, per quanto riguarda la coltivazione di questo scambio di sé stessi con gli altri, il testo di Shantideva rimane ancora il più eccellente.

Quindi una volta che, come risultato dell’addestramento della mente, avrete fatto un po’ di esperienza dentro di voi, quindi, a quel punto, per rendere stabile questa realizzazione, allora partecipate ad un rito od una cerimonia per confermare veramente od affermare questa generazione della mente del risveglio.