S.S. Dalai Lama Nantes 17.08.08: 2°giorno d’insegnamenti, pomeriggio

Prostrazioni di Sua Santità il Dalai Lama prima degli insegnamenti

Prostrazioni di Sua Santità il Dalai Lama prima degli insegnamenti

Dobbiamo premettere che questi sono solo appunti, presi a mano e scaricati sul computer subito dopo gli insegnamenti, perciò non riusciamo certo a darvi una trascrizione esatta di ciò che ha detto Sua Santità nei suoi insegnamenti, in cui parla in tibetano. Pertanto vi preghiamo di scusarci se vi sono errori o incomprensioni. Né quello che qui trovate non sono certo le parole esatte della traduzione di Andrea Capellari, in quanto sarebbe stato impossibile riuscire a seguirlo in tutto il suo discorso.

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama

In un occasione, a New York, un giornalista mi venne a trovare e mi chiese in che modo avrei voluto essere ricordato ai posteri. Io risposi: “sono un monaco buddhista e non penso ad altro se non al beneficio che posso portare agli altri nelle vite future”. E’ un errore pensare ad altro perché sarebbe espressione degli 8 dharma mondani. E costui mi rifece la stessa domanda ed io risposi allo stesso modo, e ancora mi fece la stessa domanda e allora mi spazientii.

Applausi.

Domanda: Qual è la posizione del Buddhismo rispetto alla gioia?

Sua Santità il Dalai Lama

Se la mia esistenza è di beneficio a qualcuno allora sono felice. La mia preghiera preferita deriva dai versi di Nagarjuna nel Bodhisattvacharyavatara: “fino a quando ci sarà lo spazio, possa essere di beneficio a qualsiasi essere senziente”. Questa è la fonte della mia felicità.

Applausi.

Domanda: Qual è la posizione del Buddhismo sull’eutanasia?

Sua Santità il Dalai Lama

Dobbiamo considerare caso per caso. Esistono dei casi in cui la persona è ancora viva, ma ha completamente perso coscienza, è in coma profondo, è causa di gravi problemi ai parenti, ha perso irreversibilmente qualsiasi capacità raziocinante, non esiste alcuna possibilità non solo di guarigione ma anche di parziale miglioramento o assestamento, e possono esserci tanti altri elementi da considerare ed eccezioni. In ogni caso è necessario considerare il proposito, la motivazione e la necessità, il che è grande importanza. Ma non ci sono regole generali.

Domanda: Come si può condizionare un tumore fino a farlo regredire?

Sua Santità il Dalai Lama

Attraverso la pratica della purificazione? In generale se volete farlo attraverso la meditazione dipende dalla vostra forza e capacità meditativa. Se la persona detiene un forte potere meditativo può ottenere dei risultati, ma un conto è ottenere una certa sensazione di benessere, anche di soggettivo miglioramento, un altro conto è realizzare la guarigione. È comunque realmente difficile smaterializzare un qualcosa d’organico, non lo so, non posso darvi una risposta certa. Forse la meditazione sarebbe d’aiuto a livello psicologico ma a livello reale dipende fortemente dall’esperienza meditativa del praticante. Comunque, se vi sono sofferenze fisiche, la meditazione può essere di aiuto per alleviare i problemi mentali. Uno di qesti metodi consiste nella meditazione del dare del prendere ton len. Essere consapevoli della natura di sofferenza non intrinseca del proprio corpo e mente può eliminare l’eccessiva sofferenza mentale. Nelle religione teistiche, meditare su Dio, può risultare importante, può aiutare. Per i laici, anzi i non credenti, possono meditare sui versi di Shantideva: “se non c’è più nulla da fare per risolvere un problema è inutile stressarsi. Se invece posso fare qualcosa è ugualmente controproducente preoccuparsi ma occorre impegnarsi a risolvere la situazione”. Come misura preventiva è importante realizzare una mente fondamentalmente quieta.

Domanda: Chi è che prende le decisioni? chi detiene il libero arbitrio?

Sua Santità il Dalai Lama

Bisogna comprendere la differenza fra ciò che esiste intrinsecamente e ciò che non esiste affatto. Quando diciamo che il percepito e il percipiente non esistono intrinsecamente, non vogliamo dire che non esistono affatto. Si vuole investigare solo se esistono intrinsecamente o meno. Quindi c’è una realtà che esiste, ma non è come ci appare.

Domanda: Che differenza vi è tra la ricerca buddhista e quella scientifica e artistica?

Sua Santità il Dalai Lama

Dipende cosa si intende per ricerca artistica. Da un certo punto di vista tutti fanno ricerche, anche il cuoco ed il giardiniere.

Nel buddhismo in particolare si analizza la realtà, è una ricerca razionale, che si pone come obiettivo quello di capire cosa è la realtà. Sin da quando ero piccolo, ero molto curioso, ed ero interessato alla scienza. Quindi ho avuto colloqui con degli scienziati e ho espresso il mio desiderio di avere ulteriori colloqui con altri scienziati moderni. Mi avvisarono che la scienza è il killer delle religioni. E mi chiesi perché? Il modo per trovare il significato definitivo è quello di investigare con la propria ragione, attraverso la ricerca è possibile ottenere la comprensione di quale sia il significato ultimo della realtà.

E’ solo sulla base del proprio raziocinio che è possibile comprendere la versione ultima della realtà. Questo è il modo di progredire dei panditi del Nalanda. La scienza moderna investiga principalmente il mondo fisico, mentre il buddhismo investiga principalmente il mondo interiore. Ma negli ultimi tempi la scienza moderna sta acquisendo conoscenza e maggiore interesse verso lo studio ed il funzionamento del cervello e della mente. In uno dei nostri testi si afferma che il sole, la terra e la luna hanno più o meno le stesse dimensioni. Ma questo è totalmente incorretto. Perciò bisogna investigare e scoprire la verità.

Dalai Lama: “ma queste persone in piedi qui davanti non sì siedono? Quelli della sicurezza intendo”

….applausi:-)

…vengono portate subito le sedie…

Dalai Lama: ”così seduti sì riposano e possono essere più efficienti”:-)

Sua Santità il Dalai Lama

Un mio amico scienziato, il Prof. Singer, neurologo non buddhista, durante una conferenza disse che non vi è un autorità centrale nel cervello. Perciò, aggiunse, “se sì crede alla teoria di un anima vi dovrebbe essere un autorità centrale nel cervello”. A questo proposito penso che la teoria buddhista dell’anatman possa risultare utile.

Un po’ di tempo fa, in India, un fisico nucleare durante un convegno scientifico disse d’aver trovato un testo di Nagarjuna che esprimeva dei concetti precursori di alcune teorie attuali in campo fisico quantistico, e sì interessò moltissimo delle parole di Nagarjuna e della sua esposizione della realtà. E sì stupì che la versione moderna della realtà che lui proponeva esistesse già più di duemila anni fa.

Domanda: Ci potrebbero essere situazioni che sorgono senza dipendere da una specifica causa? Le condizioni possono sorgere casualmente? Da una situazione non causata ma causale?

Sua Santità il Dalai Lama: Certo possono sorgere per molteplici condizioni mediate. Non c’è una continuità di cause specifiche ma l’aggregazione di condizioni mediate.

Domanda: Chi sarà il prossimo Dalai Lama? E chi lo designerà?

Sua Santità il Dalai Lama: Non sono affari vostri e poi non c’è di sicuro fretta. Comunque sia, recentemente ci siamo riuniti con S. S. il Karmapa, con S. S. Sakya Trizin ed altri Lama…eravamo insieme anche per discutere del futuro dell’istituzione del Dalai Lama. C’era anche il rappresentante della tradizione Bompo, Men Ri rinpoche ed abbiamo parlato di questi problemi.

Domanda: Quando saremo illuminati come sapremo d’essere un Buddha?

Sua Santità il Dalai Lama

Un Buddha che non riesce a riconoscersi è un Buddha un po’ bizzarro. Comunque, quando si ottengono delle realizzazioni durante il sentiero, sì riconoscono le mete ottenute. Mentre sì viaggia durante il sentiero spirituale è possibile comprendere le proprie qualità e quelle che sono da ottenersi. Quando giungiamo al primo bumi, il sentiero della visione, realizziamo che stiamo percependo direttamente la vacuità. Una praticante occidentale vide in sogno molti Buddha, e mi chiese se avesse ottenuto il primo terreno. Perché nel primo terreno sì vedono tutti i Buddha e tutte le terre pure. E Sua Santità rispose che è difficile. Ci vogliono un po’ più di qualità non è solo vederle in sogno.

Domanda: Quando abbiamo ottenuto l’illuminazione e abbiamo trasceso il samsara, come possiamo aiutare gli altri?

Sua Santità il Dalai Lama

Nel momento in cui sì ottiene il nirvana non dimorante si può interagire con gli esseri. Nel sistema generale buddhista non sì crede alla coscienza come recisa, annullata nel momento in cui sì ottiene il nirvana e Nagarjuna lo nega apertamente nei suoi testi. Se al momento del nirvana ci fosse anche l’estinzione della coscienza, non ci sarebbe più nessun significato ad ottenere il nirvana perché non ci sarebbe più nessuno che lo ottiene. Non ci sarebbe più nessuna correlazione fra il praticante e chi ottiene il nirvana. Invece, chi ottiene il nirvana, è poi in grado di proseguire, continuando nella ricerca dell’illuminazione per il bene degli esseri. Andiamo nella stanza 29 che, riguardo a questo, dice “se il risultato non esiste non c’è nessuno che dimora nel risultato”. Tutto ciò che appare ed esiste ha la natura di essere manchevole di esistenza intrinseca e viceversa di sorgere interdipendente.

Nello stato di Buddha vengono eliminate qualsiasi apparenza dualistica e si può percepire simultaneamente sia la realtà del fenomeno e la realtà convenzionale.

“Alle prospettive di una mente che ha escluso l’esistenza intrinseca nulla appare”. Quando la realtà viene percepita come la percepisce il Buddha, dove tutte le percezioni concettuali intrinseche cessano, non vuol dire che non si può percepire la realtà convenzionale. Ma questa è una caratteristica incondivisa del Buddha.

Come la dolcezza è la natura dello zucchero, e la natura del fuoco è il caldo, allo stesso modo la vacuità è la natura dei fenomeni. Così come tutti i fenomeni sono vuoti, ovvero sorgono esclusivamente per via di condizioni. La natura specifica è quello di essere caldo oppure dolce, mentre la loro natura ultima è quella d’essere privo di esistenza intrinseca. Quindi, quando diciamo vacuità ci riferiamo al fatto che qualcosa esista per via di condizioni e cause. Perché sia rivelata la vacuità è necessaria la base della vacuità. I fenomeni sono la base sulla quale viene ritrovata la vacuità. Da una parte, il fatto di dire che i fenomeni siano vuoti non significa che non esistano in assoluta. D’altro canto, se sì dice che le cose esistano inerentemente ciò non implica che siano assolute. Tutto ciò che esiste, esiste perché è privo di esistenza intrinseca.

Nella prajnaparamita in 20.000 versi sì dice: “la forma non è vuota della forma perché la forma è della natura del vuoto. Se la forma è della natura della vacuità non è manchevole della vacuità. Quando parliamo dalla vacuità diciamo che la forma è vuota di essere se stessa, di essere esistente dalla sua parte. Se non si basa sulla realtà convenzionale non sì ottiene la vacuità. E’ sulla base dei fenomeni convenzionale che la vera realtà ultima viene ritrovata. E’ sulla base della realtà convenzionale che sì può allora comprendere la vacuità.

Pag. 27 la ghirlanda delle visioni. Questo testo dove dice “rendo omaggio al giovane Manjustri”. Sono note scritte da Guru Padmasambava durante trattati o commenti.

Completi materialisti, materialisti motivati e speculazioni filosofiche non buddhiste.

Sì parla di 4 veicoli: esseri umani (Brahma, Pratyekabuddha) Bodhisattva divisi in due: tantra (esterni, interni).

paramita

Vi sono esseri che seguono una visione filosofica e coloro che non la seguono. Sono coloro che hanno un predisposizione specifica sulla realtà della mente e delle cose: vengono chiamate espositori di dottrine. Vi sono altri non impegnati nell’analisi di ciò che esiste o meno e sono i non assertori di filosofia. Gli yogi superano gli esseri ordinari, e tra gli yogi vi sono quelli che hanno analizzato la realtà in modo più sottili. Vi sono la visione degli esseri comuni e quella degli yogi. Quando parliamo di yogi, se guardiamo da un punto di vista di scuole filosofiche: vi sono quelli che asseriscono la realtà esterna dei fenomeni e altri che la negano.

nonostante i materialisti non riflettono se le cose esistano o meno come causa, karma e fenomeni sono completamenti confusi”.

A pag.98, Srarvaka (materialisti motivati)

Questi materialisti non hanno comprensione delle esistenze passate e future e conoscono conoscenze segrete del mondo e il loro potere è ottenere potere e forza in questa vita. E forse questo è molto simile a quanto intendono certi scienziati.

I materialisti estremi rifiutano la visione dei fenomeni come effetti di cause. Semplicemente dicono che i fenomeni sono così come sono e che alla fine sono completamente distrutti.

Altri esprimono teorie filosofiche che rifiutano l’esistenza delle vite passate e future, sono i nichilisti.

Vi sono altre scuole non buddhiste in cui sì parla che la mente esista da tempo senza inizio ma che la mente è macchiata dalle afflizioni ma le macchie non possono essere eliminate.

Vi sono persone che credono in un sé distinto come l’atman. Altri che invece ritengono che esista l’effetto ma non la causa.

Shantideva in generale dice che il sorgere dei fenomeni come lo sbocciare dei fiori non è privo di cause, altri viceversa dicono che non hanno causa, altri dicono che hanno causa. Apparentemente potrebbe sembrare che appunto i fiori esistono come privi di qualsiasi causa. Ma anche gli scienziati dicono che in ogni istante la struttura molecolare del fiore cambia. molto similmente come viene spiegato dagli scienziati della cognizione quello che viene percepito nella realtà viene in qualche modo negato sia dagli yogi sia da questi scienziati. Quando percepiamo il fiore abbiamo la sensazione che il fiore di ieri e il fiore di oggi siano la stessa cosa. In realtà il fiore in ogni istante cambia a livello molecolare.

Chandrakirti, Shantideva i Prasangika asseriscono la non esistenza intrinseca dei fenomeni.

Altri,come Bavivheka quando parla dell’io dice che questo io deve esserci nel momento in cui si rintracciano gli aggregati, per cui identifica l’io nell’aggregato della coscienza.

Come vedete, all’interno della dottrina buddhista si fa strada un processo di ricerca sempre più raffinato della descrizione della realtà fino ai Madhyamika Prasangika.

 

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