S.S. Dalai Lama: Compassione e vacuità

Sua Santità il Dalai Lama: "Vacuità e compassione, saggezza e metodo: sono queste le due colonne portanti della pratica Buddhista".

Sua Santità il Dalai Lama: "Vacuità e compassione, saggezza e metodo: sono queste le due colonne portanti della pratica Buddhista".

Sua Santità il Dalai Lama

La compassione è un qualcosa di simile a un sentimento di altruismo, un senso di preoccupazione per le difficoltà e per il dolore degli altri. Non solo la famiglia e gli amici, ma tutte le altre persone, anche i nemici. Ora, se analizziamo veramente le nostre emozioni, diventa chiara una cosa: se pensiamo solo a noi stessi, se dimentichiamo gli altri, allora la nostra mente occupa un’area molto piccola. Dentro questa piccola area, anche un problema minuscolo appare molto grande. Nel momento in cui ci preoccupiamo per gli altri, capiamo che anche loro, proprio come noi, vogliono la felicità, vogliono l’appagamento. Quando si ha questo senso di preoccupazione, la mente automaticamente si espande. A questo punto, i problemi personali, anche grandi, non saranno più così importanti. Il risultato? Un grande aumento della pace della mente. Perciò, se pensiamo solo a noi stessi, solo alla nostra felicità personale, il risultato è, di fatto, meno felicità. Saremo più ansiosi, avremo più paura”.

“Quindi, penso che l’effetto della compassione sia questo: se vogliamo davvero una felicità autentica… il migliore metodo è questo: pensiamo agli altri, e saremo i primi a ottenerne il massimo beneficio”.

“Ora, la comprensione della vacuità aiuta molto a sviluppare la compassione”.


“La vacuità ci permette di avere una comprensione della realtà ultima. Ci aiuta ad apprezzare la saggezza dell’interdipendenza – una legge fondamentale della natura. Arriviamo a riconoscere il valore del nostro essere tutti fondamentalmente correlati. E’ a causa di questa interrelazione che siamo in grado di entrare in empatia con gli altri che soffrono. Con la condivisione, la compassione sgorga naturalmente. Sviluppiamo un’autentica empatia per la sofferenza degli altri, e la volontà di aiutarli a sradicare il loro dolore. In questo modo, la vacuità rafforza emozioni positive come la compassione”. Vacuità e compassione; saggezza e metodo: sono queste le due colonne portanti della pratica buddhista… proprio come un uccello ha bisogno di due ali per volare, una persona dotata di saggezza ma priva di compassione è come un eremita solitario che vegeta sulle montagne; una persona compassionevole ma priva di saggezza non è niente più che un simpatico sciocco. Entrambe queste qualità sono necessarie; si rafforzano reciprocamente. Una volta che comprendiamo che siamo tutti interconnessi, è difficile non provare compassione per i nostri simili che soffrono, e una volta che arriviamo a sentire la compassione, iniziamo ad avere un barlume della verità eterna dell’interdipendenza, della vacuità”.

Prima dell’occupazione cinese del Tibet. conobbi il monaco Lopon-la che fu incarcerato e torturato dai cinesi. Rimase prigioniero per diciotto anni. Poi, finalmente libero, venne in India. Gli chiesi se avesse mai avuto paura e mi disse: ‘Sì, c’era una cosa di cui avevo paura. Avevo paura di perdere la compassione verso i cinesi’.


” In un mondo dove l’ansia e l’egoismo sembrano essere dominanti, il leader del buddhismo tibetano ci invita a riscoprire “la saggezza del perdono” e l’importanza cruciale dell’unico sentimento in grado di combattere rabbia e odio.
I nemici possono essere i nostri più preziosi maestri e offrirci la possibilità di coltivare qualità come la compassione e l’altruismo, fondamenti della vera felicità e di un’autentica crescita individuale e sociale, e colonne portanti della stessa pratica spirituale del Dalai Lama. Le sue parole ci aiutano a riflettere sui grandi temi del buddhismo alla luce degli avvenimenti a noi contemporanei, offrendoci l’eccezionale ritratto pubblico e privato di una personalità straordinaria e di un uomo dall’incrollabile fede nell’amore tra gli uomini.

(da ” La saggezza del perdono” di Sua Santità il Dalai Lama, 2006)