7 Insegnamenti di S. S. il Dalai Lama Londra 1988

7 Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Londra 1988

Sua Santità il Dalai Lama

IL SUPREMO YOGA TANTRA SECONDO LA SCUOLA DELL’ANTICA TRADIZIONE

Abbiamo descritto la pratica del Supremo yoga tantra secondo le scuole della Nuova Tradizione. Tuttavia, la scuola della Antica Tradizione, o Nyingma, fa riferimento alle pratiche del Veicolo della Grande Perfezione, o Mahatiyoga.

Gli insegnamenti relativi alle pratiche di meditazione del Veicolo della Grande Perfezione si dividono in tre categorie:

1) categoria della mente,

2) categoria delle istruzioni quintessenziali,

3) categoria dello spazio.

Sebbene vi sia una consistente letteratura su questi argomenti, rimane difficoltoso distinguere le varie sottigliezze delle pratiche relative a queste tre categorie di insegnamenti. Delle tre, la raccolta delle istruzioni quintessenziali è ritenuta la più profonda. Si può dire che la pratica delle altre due, le categorie della mente e dello spazio, costituisce le fondamenta per la pratica del “passare attraverso” che abbiamo già in precedenza citato. La visione della vacuità spiegata nelle categorie della mente e dello spazio possiede alcuni caratteri specifici che la distinguono dalla visione della vacuità che si trova negli altri otto veicoli della suddivisione in nove yana.

Ma è piuttosto difficile spiegare questo punto. Gli insegnamenti della raccolta di istruzioni quintessenziali parlano di due scopi:

  1. attuazione del dharmakaya primordialmente puro della radianza interiore e

  2. realizzazione del sambhogakaya della spontanea radianza esteriore.

Secondo le spiegazioni di alcuni maestri, queste due manifestazioni di un essere illuminato vengono realizzate per mezzo delle due pratiche del “passare attraverso” e del “saltare al di là”. Se si comprendono questi differenti elementi della scuola della Grande Perfezione, si può sviluppare una migliore comprensione della grande perfezione della base, della grande perfezione del sentiero e della grande perfezione dello stato risultante. Come abbiamo già illustrato, questi fattori possono essere compresi unicamente tramite l’esperienza; non li si può descrivere con semplici parole. Per avere un’idea di quanto sia profondo e difficile il conseguimento di tale visione si può leggere, per cominciare, l’opera di Longchen Rabjampa sulle pratiche della Grande Perfezione, intitolata Tesoro del Veicolo Supremo (Theg mchog mdzod). Il testo radice è molto difficile e l’autocommentario dello stesso Longchen Rabjampa è piuttosto esteso e anch’esso di difficile comprensione. Altro testo in cui Longchenpa delinea le pratiche della Grande Perfezione è il Tesoro della estensione della realtà (Chos dbyings mdzod). In effetti, questo secondo testo costituisce in un certo senso la chiave dello Dzog-chen.

Solo comprendendo le pratiche della Grande Perfezione sulla base di questi due testi si può sperare di raggiungere una valida e attendibile comprensione dello Dzog-chen. E importante studiare anche il Tesoro degli attributi illuminati (Yon tan mdzod) di Kunkhyen Jigme Lingpa, alla fine del quale si trova una spiegazione della pratica Dzog-chen. Si possono inoltre consultare i testi composti da maestri che hanno fatto personale esperienza della Grande Perfezione, maestri che avendo ottenuto elevate realizzazioni hanno potuto estrarre l’essenza dei vari elementi delle pratiche della Grande Perfezione, spiegandola in termini concisi e succinti. Tuttavia, se volessimo comprendere le pratiche dello Dzog-chen unicamente sulla base di questi brevi testi, l’impresa risulterebbe assai difficile.

Sua Santità il Dalai Lama

L’INTERA ESSENZA DELLA DOTTRINA DELLA VACUITÀ IN UN’UNICA LETTERA

Faccio un esempio. Si afferma che il più breve sutra della saggezza consista della sola lettera AH. Quest’unica lettera include in sé l’intero significato della vacuità di tutti i fenomeni. Tuttavia, a noi non basta ripeterla e riflettere solo su di essa. Anche se il Buddha ha potuto incorporare l’intera essenza della dottrina della vacuità in un’unica lettera, non vi è alcuna garanzia che noi possiamo riuscire a comprendere in modo completo tale dottrina basandoci unicamente su questa lettera. Come abbiamo già detto rispondendo a una domanda, quando ci accostiamo alla filosofia Madhyamaka dobbiamo studiarla in tutta la sua complessità, esaminando i vari elementi e ragionamenti con cui i suoi sostenitori giungono alla conclusione che tutti i fenomeni sono privi di esistenza intrinseca. Inoltre, per comprendere pienamente questa dottrina filosofica e tutte le sue sottili implicazioni, dobbiamo comprendere anche le concezioni delle scuole di pensiero inferiori. In un certo senso la conclusione finale è molto semplice! In quanto dipendenti da cause e condizioni nonché‚ da altri fattori, i fenomeni sono privi di status indipendente. Perciò tutti i fenomeni sono vuoti di esistenza intrinseca. Ma sebbene tale conclusione possa sembrare semplice, se cercate di avvicinarvi direttamente alla concezione della vacuità dei Prasangika sin dall’inizio, poiché le cose sono interdipendenti e hanno una origine dipendente, esse sono vuote, ma probabilmente non ne comprenderete affatto tutte le vaste implicazioni e il pieno valore. Similmente, quando leggete un breve testo sulla Grande Perfezione, sia pure composto da un lama di grande esperienza, se avete l’impressione che la visione e la pratica dello Dzogchen siano piuttosto facili è segno che non li avete compresi in modo corretto. Sarebbe davvero strano che la Grande Perfezione, il più elevato dei nove veicoli, fosse anche il più semplice! Strano davvero!

DOMANDA: Sua Santità, a quanto mi consta, in passato le pratiche tantriche avanzate venivano rivelate solo in modo molto controllato e di norma nel contesto del rapporto guru-discepolo. Oggi queste pratiche sono accessibili a tutti e vengono date anche ai principianti. Perché‚ è avvenuto questo mutamento? Vi sono dei pericoli in questa nuova consuetudine?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: Questo nuovo atteggiamento comporta indubbiamente dei pericoli, ma ha anche uno scopo. Esiste già un proliferare di letteratura sul tantra che in gran parte, purtroppo, interpreta le pratiche tantriche in modo errato; ciò è molto dannoso, perché provoca una comprensione sbagliata del tantra. Insegnare il tantra correttamente aiuta a chiarire tale confusione. Non pretendo di aver raggiunto elevate realizzazioni o di possedere una profonda conoscenza del tantra, ma vedo che c’è una grande confusione al riguardo. Questa situazione è stata provocata dalla diffusione degli insegnamenti tantrici ad opera di maestri che non possiedono un’adeguata conoscenza e dai loro discepoli che a loro volta sono privi dei requisiti necessari. Perciò le spiegazioni rese in modo corretto da maestri qualificati possono effettivamente servire a chiarire tali incomprensioni.

DOMANDA: Sua Santità, commentando un testo di Longchenpa, Sua Santità Dudjom Rimpoce scrive che la natura della vacuità può essere percepita direttamente. Può spiegarci in che modo un comune praticante può percepire direttamente la vacuità? E ancora: se è possibile percepire direttamente la vacuità, perché è tanto difficile raggiungere la saggezza che realizza la vacuità?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: A questo riguardo, penso sia importante innanzi tutto comprendere che cosa si intende per vacuità o vuoto e verità assoluta. Nelle scritture buddhiste il termine verità assoluta ha una quantità di significati differenti. Nel Madhyantavibhaga (Distinguere la Via di mezzo dagli estremi) Maitreya parla di tre usi distinti del termine assoluto, significato assoluto, conseguimento assoluto, sentiero assoluto. Nell’Uttaratantra, Maitreya parla di oggetto assoluto e oggetto relativo di rifugio. E ancora, in un trattato chiamato Satyadvayavibhaga (Analisi delle due verità), il maestro indiano Jnanagarbha parla di due tipi di significato assoluto: significato assoluto effettivo e significato assoluto concordante, ovvero somiglianza con l’assoluto, i quali entrambi possiedono a loro volta due livelli di spiegazione. E ancora, secondo alcuni tantra, come per esempio il Guhyasamaja Tantra, chiara luce significa verità assoluta e corpo illusorio significa verità convenzionale. Anche il termine vacuità assume diversi significati. Abbiamo visto che le diverse scuole filosofiche del buddhismo ne offrono interpretazioni diverse. Inoltre, il Kalacakra Tantra parla di un tipo specifico di vacuità: quella di tutte le forme della materialità. Essa ha, a sua volta, due diversi livelli di interpretazione:

  1. vacuità oggettivata e

  2. vacuità non-oggettivata.

Nella terminologia del Guhyasamaja Tantra, poi, esistono quattro tipi di vacuità, che si riferiscono a quattro tipi di esperienza che si hanno durante il processo di dissoluzione al momento della morte: 1) il vuoto che si manifesta quando si dissolvono i livelli grossolani della mente, cioè le ottanta concezioni indicative;

2) il grande vuoto che si manifesta quando si dissolvono tutte le apparenze sottili;

3) il molto vuoto che avviene durante la dissoluzione dell’accrescimento rosso;

4) il completo vuoto che si riferisce all’esperienza effettiva della chiara luce, la quale a sua volta è divisa in chiara luce oggettiva, che è la vacuità, e chiara luce soggettiva.

La mia risposta ha creato forse maggior confusione, ma ritengo sia importante rendersi conto di tutte queste sottigliezze! Allo stesso modo il termine non-concettualità assume significati diversi a seconda del contesto in cui viene utilizzato. Vi sono stati mentali non-concettuali comuni sia a pratiche buddhiste sia a pratiche non buddhiste. Nel sistema dei sutra ci sono stati non-concettuali della calma dimorante e stati non-concettuali di esperienza diretta della vacuità. Vi sono stati non-concettuali anche nello Stadio della Generazione e nello Stadio del Completamento. E ancora, nello Stadio del Completamento ci sono stati non-concettuali propri degli esseri ordinari e stati non-concettuali propri degli esseri superiori. Vedete dunque che esistono molti livelli diversi e pertanto diverse connotazioni anche di un singolo termine, a seconda del contesto e del livello di discorso. Il maestro Dodrup Jigme Tenpai Nyima, della tradizione Nyingma, osserva che benché‚ nello Dzog-chen si possa utilizzare il termine grande meraviglia, esistono molti diversi tipi di questa emozione, dallo spavento del pellegrino assalito da una torma di cani alla grande meraviglia della realizzazione assoluta dello Stadio del Completamento. Ve ne sono varietà davvero numerose.

Vedete dunque che prendere in esame anche un solo termine, come vacuità, e cercare di comprenderlo non è cosa facile. Dobbiamo conoscere tutti i diversi significati che esso assume in diversi contesti, nonché‚ il modo di praticarli. Alla fine, si può arrivare a comprendere il significato specifico del punto di vista dello Dzog-chen. Di norma, nella pratica del Supremo yoga tantra e soprattutto nelle tecniche di meditazione dello Dzog-chen, l’accento viene posto sull’esperienza soggettiva della vacuità, più che sulla vacuità oggettiva.

Nello Dzog-chen tutta la pratica si basa su tre facoltà:

  1. entità (o purezza),

  2. natura (o spontaneità) e

  3. compassione.

L’entità, che è la purezza, è la vacuità oggettiva spiegata dal Buddha nel secondo giro della ruota. Se non si comprende la vacuità come è spiegata nei sutra della saggezza, non si può compiere alcun progresso significativo nelle pratiche Dzog-chen del “passare attraverso” e del “saltare oltre”. Con una corretta comprensione delle pratiche della Grande Perfezione è possibile utilizzare quelle tecniche di meditazione che non dipendono dalla dissoluzione dei livelli più grossolani della mente e nelle quali si potrà contemplare e riflettere sulla natura di chiara luce della propria mente. Benché si possano avere esperienze consce delle afflizioni mentali, giacché fanno pur sempre parte della coscienza, esse hanno anche natura di luminosità e conoscenza. Come un seme di sesamo è permeato di olio, allo stesso modo tutti i fattori mentali, sia positivi, sia negativi, sono pervasi da una natura fondamentale luminosa e in grado di conoscere. Se si comprendono in modo corretto le tecniche dello Dzog-chen, si riesce a mantenere la consapevolezza di questa natura fondamentale anche nel momento dell’esperienza dei livelli grossolani delle illusioni. Questa tecnica è specifica della meditazione Dzog-chen. Longchen Rabjampa dice nei suoi scritti di aver visto molti praticare la Grande Perfezione, ma che nella maggior parte dei casi costoro non praticavano in verità nulla. La Grande Perfezione è dunque una pratica profonda e difficile. Ed essendo un sentiero straordinariamente difficile, non può essere studiata o insegnata solo a parole. Al contrario, il praticante, dopo aver accumulato ottime basi sotto forma di una vasta raccolta di merito, o energia positiva, deve cercare di comprenderla attraverso la guida esperta di un maestro realizzato. Se questi fattori sono presenti e completi, tramite i metodi della Grande Perfezione si potrà ricavare il massimo beneficio.

DOMANDA: Ho preso diverse iniziazioni, ma mi sembra di riuscire a praticare solo quella di Cenresig. Data la situazione, è meglio che io non prenda l’iniziazione di Tara?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: Puoi prendere l’iniziazione di Tara, oppure no. Per quanto riguarda gli impegni della tua pratica non farà grande differenza. Dal momento che hai ricevuto l’iniziazione di Cenresig e hai già accettato gli impegni fondamentali del tantra, l’iniziazione di Tara non comporterà alcun impegno in più. Del resto, non vi è alcuna disputa tra Cenresig e Tara. Per quanto riguarda la natura della mente, che cos’è la luminosità? In questo contesto può essere interessante riflettere su un brano della letteratura Sakya, in cui si dice che la natura di chiara luce della mente è presente ininterrottamente tra l’insorgere di un momento di pensiero concettuale e l’altro.

Facciamo un esempio.

Guardiamo un oggetto di colore non particolarmente vistoso, ma anzi piuttosto smorzato e poco appariscente. Fissiamolo intensamente per qualche tempo. Mentre osserviamo l’oggetto, sviluppiamo la ferma determinazione di mantenere la concentrazione e focalizzare l’attenzione sulla nostra percezione ed esperienza, senza lasciarci distrarre da oggetti esterni o interni. Nel contesto di questo livello di consapevolezza, potremo riuscire a percepire il momento esatto in cui la mente viene distratta. Se nel momento in cui veniamo distratti sentiamo per esempio una musica melodiosa, ce ne renderemo conto immediatamente e rafforzeremo quindi la nostra consapevolezza abbandonando la distrazione. Se sorgono ricordi di esperienze passate o pensieri volti al futuro, anche in questo caso riconosceremo immediatamente la distrazione. Di solito nella nostra mente sorgono costantemente, ogni momento, pensieri concettuali, i quali ne oscurano la natura essenziale. Se utilizziamo questa tecnica per mantenere l’attenzione e la consapevolezza concentrate solo sull’oggetto che abbiamo di fronte, percependo immediatamente le distrazioni e ritraendoci da esse, alla fine potremo eliminare tutti gli eventi concettuali che oscurano lo stato naturale della mente. E gradualmente giungeremo a percepire uno stato mentale molto stabile e lucido.

Nella vita ordinaria, la nostra mente è pesantemente oscurata dai concetti e dai vari stati di pensiero ed emozione. Per poter riconoscere e identificare la natura essenziale della mente, è necessario eliminare uno dopo l’altro i diversi strati concettuali, eliminando così le oscurazioni. In questo modo, riusciremo a percepire il vero volto della nostra mente. Questa è la tecnica in cui si cerca l’oggetto di meditazione, che è la stessa mente essenziale, al fine di sviluppare la calma dimorante concentrata univocamente su tale mente. Se vi impegnate in queste pratiche facendo esercizio e ottenendo le relative esperienze, verrà il momento in cui parlando di coscienza non si pronunceranno soltanto parole. La vostra esperienza vi permetterà di comprendere che cosa implichi e che cosa sia la “coscienza”. La coscienza è un fenomeno non-ostruente, essa è immateriale e possiede qualità di luminosità, ossia riflette qualunque oggetto sorgendo nell’aspetto di quell’oggetto particolare. La coscienza è come un cristallo di quarzo; quando il cristallo viene posato su una superficie colorata, non se ne può vedere la vera chiarezza priva di colori, ma quando lo togliamo dalla superficie colorata su cui era posato, ecco che ne percepiamo la chiarezza. La luminosità, ovvero la naturale chiarezza della mente, è caratteristica che non si può spiegare esaurientemente a parole. Se però intraprendete voi stessi gli esperimenti di cui abbiamo parlato, grazie all’esperienza comincerete a capire e alla fine sarete in grado di dire: “Ah! Questa è la natura luminosa della mente!”

DOMANDA: Sua Santità, vuole dirci per favore qualche cosa di più sul guru-yoga praticato nelle principali tradizioni tibetane? Mi sembra che questo sia un argomento importante cui Lei questa volta ha accennato solo di sfuggita. Inoltre vorrei sapere se Lei ritiene che sia sempre necessario uno studio completo di tutte le spiegazioni dei tantra e dello Dzog-chen, dato che il tempo è così poco.

SUA SANTITA il DALAI LAMA: E proprio così! Il tempo è davvero poco. Di solito, quando spiego la Grande Esposizione del Tantra (sNgags rim chen mo) di Tsongkhapa, occorrono almeno venti giorni, senza le interruzioni necessarie alla traduzione. Qui invece abbiamo percorso una panoramica di tutto il buddhismo tibetano in sole nove ore e la maggior parte del tempo ha parlato il mio interprete! La pratica del guru-yoga è molto importante e dovrebbe essere intrapresa solamente quando si abbia, dal profondo del cuore, scelto qualcuno come proprio guru radice. Solo quando considerate quella persona come vostro guru-radice potete praticare lo yoga della inseparabilità della divinità e del vostro guru. Nel Gurupancashikh, un testo che delinea il modo corretto di agire nei confronti del proprio guru nel contesto del Supremo yoga tantra, viene affermato che se non si può seguire un consiglio del proprio guru, bisogna parlarne con lui direttamente. Questo modo di agire concorda perfettamente con le generali procedure della via buddhista. Lo stesso Buddha spiega nei sutra che le indicazioni date dal proprio guru vanno seguite quando concordino con la pratica virtuosa. Se invece contrastano con la pratica della virtù, seppure sono indicazioni date dal guru, non vanno assolutamente seguite. Anche negli insegnamenti del Vinaya il Buddha afferma che se un guru dà consigli che contraddicono il Dharma, occorre farglielo notare spiegandogli che sono sbagliati. Se il discepolo con animo sincero indica gli errori del guru e spiega ogni eventuale comportamento contradditorio, costui di fatto aiuta il guru a modificare tale comportamento e a correggere eventuali azioni scorrette. Questo è il motivo per cui spiego queste cose. Applico gli stessi principi a me stesso. Sottolineo sempre ai tibetani e a tutti voi che se trovate qualcosa di benefico e di utile nei miei insegnamenti, dovreste allora integrarlo nella vostra vita; e se vi sono cose che non sono benefiche e utili, allora semplicemente non prendetele in considerazione. Per quanto riguarda il guru-yoga, è inoltre necessario distinguere tra

  1. guru definitivo e

  2. guru interpretabile.

Il guru definitivo è la mente estremamente sottile di chiara luce del praticante. Ecco perché è possibile considerare indivisibili la propria mente, il guru e la divinità di meditazione. Altrimenti, quando li pensiamo inseparabili, potremmo vederli come tre persone legate insieme con una corda!

DOMANDA: Sua Santità, vuole spiegare qual è il significato delle benedizioni (il conferimento dell’energia ispiratrice) e come vengono date e ricevute?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: La parola tibetana per benedizione è jin-lab. Essa significa trasformazione attraverso maestà o potere. In breve, il significato di benedizione è attuare, come risultato dell’esperienza, una trasformazione positiva della propria mente. Le scritture buddhiste parlano anche di consacrazione, o benedizione, di un sito, per esempio il sito di un mandala. In questo contesto non sono sicuro del significato esatto della parola.

Vi sono due tipi di iniziazione: in tibetano,

  1. je-nang e

  2. wang.

Delle due può essere conferita a un’assemblea pubblica solo una iniziazione je-nang in forma limitata. Molte delle persone presenti oggi non sono buddhiste e anche i buddhisti presenti non riceveranno una iniziazione wang.

DOMANDA: Sua Santità può spiegare per favore il valore dell’iniziazione che avrà luogo oggi?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: Tra i presenti a una cerimonia di iniziazione vi sono persone che non sono ancora pronte ad assumersi tutti gli impegni di un’iniziazione completa e altri che magari non vogliono affatto essere iniziati. Perciò di solito suggerisco a queste persone di non effettuare le visualizzazioni, che costituiscono parte integrante della cerimonia di iniziazione. L’iniziazione detta je-nang, che significa “autorizzazione”, viene data solo a una persona che abbia già in precedenza ricevuto una iniziazione wang, o conferimento di potere. L’iniziazione di Tara, che verrà data oggi, contiene tutte le quattro iniziazioni condensate in forma di benedizione di Tara. Pertanto, requisito essenziale da parte di colui che la riceve è di avere precedentemente ricevuto l’iniziazione di una qualsiasi divinità del Supremo yoga tantra.

DOMANDA: Per i non iniziati, vuole Sua Santità spiegare quali sono le pratiche quotidiane da compiere, con quali motivazioni, quali risultati ne derivino, affinché possiamo trarre pieno beneficio dall’iniziazione di Tara?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: Come vi svegliate al mattino, se avete interesse allo sviluppo spirituale, dovete esaminare la vostra mente e cercare di sviluppare una giusta motivazione. Quindi ripromettetevi seriamente, con determinazione, di praticare in futuro, e in particolar modo oggi stesso, un corretto comportamento e un corretto modo di pensare. Pensate che aiuterete gli altri in modi corretti e, se ciò non sarà possibile, vi asterrete almeno dal nuocere loro. In seguito, durante il giorno, di tanto in tanto rammentate a voi stessi ciò che vi siete ripromessi al mattino. A sera, ripercorrete la vostra giornata per vedere se l’avete davvero trascorsa come vi eravate ripromessi al mattino. Se trovate qualcosa di buono, bene, siatene lieti! Rafforzate la vostra decisione rallegrandovi delle buone azioni compiute e ripromettendovi di continuare così nel futuro. Se scoprite che nel corso della giornata avete commesso qualche azione negativa, provatene rimorso e rimproverate voi stessi, riflettendo sul fatto che le azioni negative commesse nel passato sono il motivo per cui state tuttora sperimentando conseguenze indesiderabili. Riflettete che se continuerete a indulgere in azioni simili nel futuro, si ripeteranno anche le conseguenze negative. Questo è il modo: provare e riprovare e riprovare ancora! Allora, col tempo, c’è speranza. C’è la possibilità di migliorarsi. Le benedizioni che vengono dagli altri non sono sufficienti. In quanto buddhista so che ci sono migliaia e migliaia, milioni, miliardi di Buddha e bodhisattva nell’universo; ma noi siamo qui e ancora sperimentiamo mille difficoltà ogni volta che qualcosa non va. Dunque le benedizioni non bastano. E chiaro questo? Le benedizioni devono venire dall’interno. Senza il nostro sforzo, le benedizioni non possono raggiungerci. Siete d’accordo?