S.S. Dalai Lama Nantes 18.08.08: 3°giorno d’insegnamenti, mattino

Il saluto sorridente di Sua Santità il Dalai Lama

Il saluto sorridente di Sua Santità il Dalai Lama

Dobbiamo premettere che questi sono solo appunti, presi a mano e scaricati sul computer subito dopo gli insegnamenti, perciò non riusciamo certo a darvi una trascrizione esatta di ciò che ha detto Sua Santità nei suoi insegnamenti, in cui parla in tibetano. Pertanto vi preghiamo di scusarci se vi sono errori o incomprensioni. Né quello che qui trovate non sono certo le parole esatte della traduzione di Andrea Capellari, in quanto sarebbe stato impossibile riuscire a seguirlo in tutto il suo discorso.

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama

Tutti i 12 anelli sono privi di esistenza intrinseca. Tutti gli eventi dei 12 anelli non sono esistenti per propria natura. Questo non significa che le loro funzioni o la loro natura non esista affatto. Tutto ciò che sorge dipendentemente non può sorgere di per sé. Il comprendere la vacuità dà origine alla comprensione del sorgere dipendente. Ecco perché nel testo si dice che questi sembrano sogni ed illusioni. Il Buddha espose le 4 nobili verità in termini di causa ed effetto: dalla punto di vista di ciò che è afflitto(le cause della sofferenza danno origine alla sofferenza) e dal punto di vista di ciò che è purificato(i sentieri danno origine alle cessazione). Per liberarsi dall’esistenza ciclica sì deve fermare l’ignoranza, che è un fattore mentale specifico, cosicché la mente distorta viene a cessare. Quindi la mente vede la realtà. Nel momento in cui sì realizza direttamente la realtà non vi è più il vincolo dell’esistenza ciclica. Perché fermando l’ignoranza sì ferma il karma, quindi non essendoci più il karma non vi è più il suo risultato, il samsara. Per poter riconoscere l’ignoranza sì parte dalla vecchiaia e sì va a ritroso seguendo all’indietro ciascun anello. E sì comprende la reciprocità di ciascun anello. E questo descrive il coinvolgimento nel samsara e l’evasione dal samsara.

Ciò che è comune a Shravaka, Pratyekabuddha e Bodhisatvva è l’esposizione dei 12 anelli del sorgere dipendente.

Sulla base dei 12 anelli del sorgere dipendente viene designata l’esistenza ciclica, e questo fu insegnato direttamente da Buddha, perciò è molto importante.

Un re molto ricco mandò un regalo di valore a un altro re, meno facoltoso, che non aveva modo di contraccambiare un simile regalo. Così il Buddha disegnò per il re più povero, il cui nome era (??), la ruota dell’esistenza come regalo da mandare al re più facoltoso. Così il re più ricco ricevette questo disegno. In realtà il Buddha aveva solo dato questo disegno senza particolari istruzioni. Questo re comprese che vi sono degli aggregati della natura del Dukta e comprese come tutti gli elementi del samsara sono riconducibili all’ignoranza. Si dice che solo percependo tale disegno questo re raggiunse lo stato di arhat. Quindi da quel momento in poi il re proclamò di avere questa istruzione particolare del Buddha, questi 12 anelli del sorgere dipendente. E fu lo stesso Buddha, per questo motivo, a dare l’istruzione di disegnare la ruota dell’esistenza nella parte frontale di ogni tempio. Noi la dipingiamo in ogni tempio tibetano. E’ evidente che l’ignoranza venga indicata come l’inizio del Dukta. E sulla base dell’ignoranza sorge il secondo anello delle formazioni karmiche e da questo tutti gli altri anelli, li sì può vedere nel loro aspetto circolare. All’interno di questa illustrazione vi sono i tre veleni: ignoranza (piccione), attaccamento (pavone) e avversione (serpente). Quindi abbiamo tre anelli che sono quelli afflitti. Poi abbiamo i gruppi del karma e poi il gruppo ultimo del risultato delle impronte karmiche: la sofferenza(i sei reami).

Se sì vuole indagare quale sia la causa del samsara sì ricerca partendo dalla vecchiaia fino all’ignoranza. Se invece sì vuole vedere quale sia il risultato dell’ignoranza sì percorre nell’altro senso la catena dei dodici anelli fino a giungere alla rinascita, vecchiaia e morte.

Abbiamo una certa conoscenza della sofferenza ma il fatto che continui a ripresentarsi indica che non ci è chiaro da dove sorga. L’ignoranza è la fonte dei 12 anelli del sorgere dipendente. Ricordiamo che per ignoranza intendiamo una forma di distorsione della realtà, non un disconoscere le cose, si parla di un ignoranza attiva non passiva. Da essa scaturisce il karma, che si può suddividere in tre tipologie: virtuoso(sì agisce comunque sulla base dell’ignoranza che disconosce la realtà ultima delle cose), non virtuoso(disconosce la causa ed effetto) e immutabile . Conoscere il karma (il termine karma significa atto, agire) ci porta a compiere azioni positive, al contrario non conoscerlo ci porta a compiere azioni negative che danno adito a sofferenza. Per via di questa ignoranza, che ci affligge come una specie di cataratta, non conosciamo ciò che deve essere praticato e ciò che deve essere abbandonato.

Tutto ciò che sorge e cessa è scaturito da una causa. Ad esempio l’orchidea che ho qui fiorisce per alcuni mesi ma non rimane fiorita per un intero anno. Quindi ogni anno riusciamo a percepire il cambiamento del suo stato. Ma all’interno dell’anno, vi sono mesi, giorni, ore, minuti, secondi e se guardiamo attentamente ci accorgeremo che il mutamento grossolano è determinato da un continuo cambiamento istanteno. La sua metamorfosi istantanea è la sua natura di transitorietà. La transitorietà non è causale ma è causata. Quando parliamo di transitorietà parliamo di un continuo cessare. Momento per momento c’è un cessare istantaneo, immediatamente dopo l’oggetto sì ripristina in modo differente. E questa è la natura di tutti i fenomeni. I Vaibhashika affermano che la caratteristica dei fenomeni composti è quella di sorgere, dimorare e cessare. Quindi non è solo una trasformazione grossolana ma è una trasformazione istantanea, e questa trasformazione istantanea è la natura di ogni fenomeno.

E’ per via del fatto che un essere ha una motivazione che vi è un atto da parte dell’agente. Questo atto è dovuto all’ignoranza. Sto parlando del fattore mentale di intenzione, che di per sé è già un atto e da origine ad altri atti. Quindi diciamo che c’è una legge di causa ed effetto più generale e una più specifica che dipende dalla motivazione, da cui viene determinato il karma. I reami dove vi è la maggiore sensazione di piacere vengono chiamati reami superiori, la proiezione in questi reami è determinata dal karma positivo. Ieri abbiamo parlato del veicolo dei Brahma. Sono gli esseri che hanno aspirato/aspirano non solo alle esperienze piacevoli sensoriali ma anche a quelle sensazioni piacevoli mentali: come l’equanimità. Questo è l’effetto del karma immutabile. Stiamo parlando di una sensazione mentale piacevole derivata dal calmo dimorare, dopo aver ottenuto Shamata. Da qui deriva il karma positivo che ci porta a sperimentare la sensazione di piacere mentale e di equanimità.

Vi sono due leggi di causa ed effetto: una naturale ed una determinata dal karma. Il trasformarsi istantaneo degli oggetti non avviene per via del karma, il loro cambiamento è determinato per via dei loro elementi costitutivi. Ad esempio parliamo dell’elemento fuoco. Il fuoco, ha la natura di essere caldo(proprietà di funzione). La natura dell’acqua ha la natura di essere umida. Tutti i fenomeni sulla base del sorgere della loro causa hanno delle loro caratteristiche. Per esempio i girasoli sì girano in base alla posizione del sole. Questo non è dovuto al karma ma ad una caratteristica di quel fenomeno. Se parliamo della vera sofferenza tuttavia è originata dal karma. Credo che il nostro mondo in generale dipenda dal karma degli esseri, per esempio le mutazioni climatiche dipendono dal karma degli esseri, ma dubito che la trasformazione istantanea dei fenomeni deriva dal karma. E infatti sì dice gli aspetti più sottili del karma sono nascosti. Una volta stavo dibattendo con altri Ghesce a questo proposito. Riferendomi a luoghi di alta montagna dove non vi sono elementi vitali, chiesi ma il fatto che la neve cada più a destra piuttosto che a sinistra è determinato dal karma? E gli altri Ghesce mi dissero questo è inconcepibile. In generale sì può dire che vi è uno strutturarsi dell’ambiente sulla base del karma degli esseri ma poi nella specificità dobbiamo distinguere un risultato che ha a che fare con il karma ed uno che non ha a che fare con il karma. Credo che le sensazioni piacevoli e spiacevoli siano al 100% determinate dal karma. Ad esempio sulla base dello stesso oggetto una persona sperimenta piacere e il giorno seguente una sensazione sgradevole. Ora questo è determinato dal karma. Per cui è il karma che determina il fatto che sì abbiano sensazioni piacevoli o sgradevoli non l’oggetto in sé.

Quando dico che i fattori karmici inducono la coscienza, significa che abbiamo due coscienze: una causale (dove si deposita l’impronta karmica) e un’altra che agisce sulla base di quella causale(??). In generale il karma è un fenomeno composto non associato. Quando indirizziamo un insulto, nel momento in cui lo proclamiamo, l’atto di insultare finisce, ma quella che sì imprime nella coscienza è un’impronta, questo è ciò che continua. Il cessare e l’esaurirsi nelle altre scuole viene definito come differente. Quando qualcosa sì esaurisce, l’entità del fenomeno cessa. Quindi il cessare è un fenomeno composto non associato. Il cessare è presente, l’esaurirsi è passato. Quando parliamo di produzione questa è presente. Il prodursi deriva da una causa ma il terminare della produzione è in sé stesso una causa perchè dà origine a un risultato. Il cessare di quel prodursi in sé stesso è una causa perché dà origine a un risultato futuro. Sulla base dell’esaurirsi abbiamo il sorgere di un altro fenomeno, ecco perché sulla base dell’esaurirsi del karma c’è l’impronta mentale. Noi abbiamo da tempo senza inizio la continuità della coscienza. Inoltre l’aggregato della coscienza è neutro per potere essere depositario sia di impronte mentali negative sia di positive. Sì differenzia fra il depositario temporaneo (coscienza) e definitivo (io meramente denominato).

Nel momento in cui nasciamo sì inizia a formare un nome (aggregato della coscienza, fattori di composizione) e una forma (corpo della persona), questo è il quarto anello. Naturalmente coloro che nascono nel reame della non forma hanno solamente il nome. Nel momento in cui veniamo concepiti, gradualmente sì espandono la coscienza e la forma. Nei 51 fattori mentali sì parla di fattori mentali onnipervasivi: contatto, sensazione, intenzione, discriminazione…questi sorgono sulla base dei 6 sensi. Sulla base dei 6 sensi (5°anello) sorge il contatto (6°anello) (sulla base delle facoltà uditiva c’è il contatto uditivo e così via). Noi avremo una coscienza mentale che interagirà con gli oggetti e comincerà a provare una sensazione (7°anello) piacevole o spiacevole rispetto ad un oggetto. E questo per via di quella facoltà che si va generando.

Alcune ricerche scientifiche hanno evidenziato come le espressioni facciali hanno a che fare con differenti tipi di coscienza che vengono a manifestarsi.

Sulla base dei sei sensi sorge il contatto con l oggetto. Oggetto, facoltà e coscienza vengono ad integrarsi in un istante e questo è l’istante cognitivo. La completa fruizione dell’oggetto è appunto il contatto, anche se in ultima analisi è l’ignoranza a dare origine al samsara di fatto sì può dire che è l’attaccamento a perpetuarlo. L’attaccamento(8° anello) è come una sete nei confronti degli oggetti sensoriali. Bisogna distaccarsi dagli oggetti del desiderio(9° anello) perché è sulla base della percezione sensoriale che sorge l’attaccamento e che ha origine il karma e il samsara.

Il desiderio, a differenza dell’attaccamento, non è più diretto alla sensazione piacevole ma all’oggetto.

Quindi dal contatto sorge la sensazione. L’attaccamento è ciò che dà origine al desiderio. E’ l’attrazione che la mente ha verso l’appettibilità di una sensazione piacevole. Sulla base della sensazione la mente reagisce e questo da origine all’attrazione o all’avversione. Sulla base dell’intensificarsi di questa sensazione piacevole sorge l’attaccamento. Nel momento in cui una delle nostre impronte karmiche vengono alimentate dall’attaccamento la mente è proiettata in una corrispondente vita futura. Per via di questo il karma(2°anello) dà origine alla rinascita, all’invecchiamento e alla morte (11° anello). Se non c’è afferrarsi vi è libertà e non vi sarà divenire. Nel momento in cui sì elimina l’ignoranza (1° anello), la mente che distorce la realtà, sì elimina appunto tutto il samsara.