5 Insegnamenti di S. S. il Dalai Lama Londra 1988

5 Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Londra 1988

Sua Santità il Dalai Lama

LA PRATICA TANTRICA: LE PRIME TRE CLASSI DEL TANTRA

Vorrei ora spiegare il sentiero effettivo della pratica tantrica. Nelle classi inferiori del tantra, si parla di due livelli del sentiero, che tecnicamente vengono detti yoga con segni e yoga senza segni. Inoltre, il Tantra dell’Azione presenta il sentiero anche da un’altra prospettiva, cioè in termini dei metodi per realizzare il corpo, la parola e la mente della buddhità risultante: il sentiero per realizzare il corpo illuminato è detto visualizzazione della divinità; il sentiero per realizzare la parola illuminata è spiegato come ripetizione di mantra, ripetizione sussurrata e ripetizione mentale; il sentiero per realizzare la mente illuminata è detto tecnicamente concentrazione che concede la liberazione alla fine del suono. Questo tipo di concentrazione richiede come requisito indispensabile le due forme di concentrazione dette concentrazione del risiedere nel fuoco e concentrazione del risiedere nel suono. – … Non tutti i maestri tantrici concordano sulla questione se la pratica del Tantra dell’Azione includa la pratica della generazione di sé‚ come divinità o no. L’opinione prevalente è che, generalmente parlando, non sia necessario per l’adepto del Tantra dell’Azione generare se stesso come divinità, poiché‚ la meditazione sulla divinità può essere limitata alla visualizzazione della divinità di fronte al praticante. Tuttavia, i seguaci principali del Tantra dell’Azione sono coloro che di fatto sono in grado di generare se stessi come divinità e visualizzare la divinità su questa base. Il processo di visualizzazione della divinità, come è spiegato nel Tantra dell’Azione, avviene attraverso sei stadi della meditazione di generazione della divinità.

Questi sei stadi intesi per gli adepti principali del Tantra dell’Azione, sono

1) vacuità,

2) suono,

3) lettera,

4) forma,

5) sigillo e

6) divinità del segno, o simbolo.

Sua Santità il Dalai Lama

DIVINITÀ DELLA VACUITÀ

In questo contesto, divinità della vacuità, ovvero la divinità ultima, si riferisce alla contemplazione della vacuità di se stessi e della divinità. Nella meditazione, si riflette sulla natura di vacuità comune alla divinità ed a sé. Come Aryadeva spiega nel Catuksataka, dal punto di vista della natura ultima, non vi è alcuna differenza tra le diverse manifestazioni fenomeniche. Esse sono tutte uguali in quanto mancanti di esistenza intrinseca, e perciò sono “di un unico gusto”. Ecco perché‚ del molteplice e del diverso si può dire che diventa “di un unico gusto”. Benché‚ tutti i fenomeni abbiano identica natura di vacuità, a livello convenzionale si manifestano in molte forme e apparenze diverse. Della diversità si può dunque dire che sorge dall’unità.

LA DIVINITÀ DEL SUONO

Il secondo stadio è la divinità del suono. Dall’interno della sfera della vacuità, la natura ultima comune a sé ed alla divinità, si immagina la divinità e se stessi echeggianti il suono del mantra. Questo non appare in forma di lettera, ma è invece puro suono. Mantenere questa contemplazione è il secondo stadio, la divinità del suono.

LA DIVINITÀ DELLA LETTERA

Nel terzo stadio, la divinità della lettera, il praticante visualizza il mantra che, dall’interno di quello stato autorisonante e al suo stesso posto, appare in forma di lettere sopra un disco di luna bianco.

LA DIVINITÀ DELLA FORMA

Il quarto stadio è la divinità della forma: qui il meditante genera la forma della divinità dalle lettere del mantra. A questo segue il quinto stadio, la divinità del sigillo, o mudra. Dopo aver generato se stesso come divinità, il praticante compie specifiche e appropriate mudra, cioè gesti simbolici delle mani. Nel caso del lignaggio del loto, per esempio, si compie il gesto appropriato all’altezza del cuore. Questo costituisce la divinità della mudra.

LA DIVINITÀ DEL SIMBOLO

L’ultimo stadio è la divinità del simbolo. Questo si riferisce al processo in cui, avendo compiuto i gesti simbolici delle mani, si visualizzano le tre parti del corpo (centro del capo, gola e cuore) segnate dalle tre sillabe seme, OM, AH, HUM. Allora gli esseri di saggezza sono invitati ad entrare nel corpo del meditante. Questo è l’ultimo stadio, la divinità del simbolo. In tutte le pratiche del buddhismo tantrico, prima di generare se stesso nella divinità, il praticante deve meditare sulla vacuità. Ogni volta, prima di generare se stessi come divinità, che la sadhana cominci o no con l’espressione sanscrita OM SVABHAVA SHUDDHA SARVADHARMA SVABHAVA SHUDDHO HAM oppure O M SHUNYATA JNANA VAJRA SVABHAVATMAKO HAM e così via, bisogna sempre meditare sulla vacuità.

Sua Santità il Dalai Lama

LA MEDITAZIONE SU MAHAMUDRA O GRANDE SIGILLO

Ciò significa che si genera la propria saggezza, la coscienza che penetra la vacuità, nella apparenza della divinità. All’inizio, questo avviene solo a livello d’immaginazione. Ma serve come una sorta di prova generale che prepara all’esperienza vera e propria, quando la saggezza che realizza la vacuità sorge davvero in forma di divinità. Perciò, se manca la comprensione della vacuità come è intesa o dalla scuola Yogacharya o dalla scuola Madhyamaka, diventa estremamente difficile praticare con successo lo yoga tantrico. L’apparizione della divinità generata dalla propria saggezza che penetra la vacuità costituisce la vasta ruota della divinità o fattore metodo del sentiero. Non basta: il praticante deve anche periodicamente riaffermare la propria comprensione e consapevolezza della natura di vacuità della divinità generata.

Questa, in breve, è la meditazione su Mahamudra, o Grande Sigillo, che, secondo il Tantra dell’Azione, matura le facoltà del praticante per il conseguimento del Corpo della Forma di un essere illuminato.

Se il meditatore non ha raggiunto lo stato di concentrazione univoca nella “calma dimorante”, ma sta coltivando la samatha in congiunzione con la pratica tantrica, allora deve impegnarsi nello sviluppo della concentrazione univoca dopo aver generato la divinità e prima della ripetizione di mantra. Dunque a questo punto della sadhana si intraprende la meditazione. Molti manuali e testi rituali tantrici raccomandano di passare dalla meditazione alla ripetizione di mantra quando ci si sente stanchi della meditazione o si tende ad appisolarsi.

A coloro che effettuano una intensa ripetizione di mantra ma nessuna meditazione, non resta, quando sono stanchi, che interrompere la seduta!

Nei testi e nei manuali di meditazione, l’accento è posto sulla meditazione, mentre la ripetizione di mantra rimane un aspetto secondario. Il Tantra dell’Azione parla di due tipi di ripetizione di mantra. Il primo è la ripetizione sussurrata, nella quale si recita il mantra a bassa voce, in modo che sia appena udibile da colui che lo recita. Il secondo è la ripetizione mentale, nella quale non si pronuncia il mantra ma se ne immagina il suono mentalmente.

Sua Santità il Dalai Lama

IL PROFONDO ED IL VASTO

Per quanto riguarda la meditazione sulla sadhana, il Tantra dell’Azione cita due sentieri di addestramento, il profondo e il vasto. L’esercizio del sentiero profondo si riferisce a una speciale, specifica meditazione sulla vacuità, cioè la meditazione sulla natura di vacuità della divinità visualizzata. Concentrarsi dunque su tale natura della divinità costituisce la pratica profonda. L’esercizio del sentiero vasto consiste di due aspetti: in primo luogo si cerca di sviluppare la chiara apparizione della divinità; poi, sulla base di una salda, chiara apparizione di se stessi come divinità, si cerca di sviluppare “orgoglio divino”, o identità di sé. In altre parole, avendo dapprima visualizzato chiaramente se stessi come divinità, si sviluppa poi un forte senso di orgoglio di se stessi come divinità. In uno dei suoi manuali di meditazione, il maestro indiano Buddhagrljnana solleva questa questione.

Dal momento che l’ignoranza è la causa di fondo della nostra vita nel ciclo dell’esistenza, e dal momento che nello yoga del la divinità dello Stadio di Generazione non troviamo alcuna esplicita meditazione sulla vacuità, come possiamo sostenere che lo yoga della divinità serva come forza contrastante che elimina la causa di fondo, cioè l’ignoranza? Buddhagrljnana risponde che nello Stadio di Generazione del tantra, lo yoga della divinità è la pratica in cui si medita sulla natura di vacuità della forma della divinità. Pertanto, non si visualizza semplicemente la divinità, ma anzi si medita sulla vacuità della divinità, mentre al contempo si mantiene l’apparizione e visualizzazione della divinità. Dunque nella pratica dello yoga della divinità vi sono due aspetti: yoga della divinità che si concentra sulla natura convenzionale, o apparenza della divinità, e yoga della divinità che si concentra sulla natura assoluta, o vacuità della divinità.

Sua Santità il Dalai Lama

TRE TIPI D’ATTEGGIAMENTO

Il tantra parla anche di tre tipi di atteggiamento comportamentale: considerare

1) tutte le apparenze come divinità del mandala e ambiente di supporto;

2) tutti i suoni come mantra;

3) ogni esperienza conscia e ogni consapevolezza come aspetti diversi della saggezza non duale della divinità.

Il primo tipo di atteggiamento, immaginare ogni cosa che appare come corpo divino e mandala di supporto della divinità, deve essere inteso come una percezione da sviluppare per uno scopo molto specifico e non perché‚ si creda in una sua corrispondenza con la realtà: cioè lo scopo di superare il nostro ordinario senso della realtà. A livello dell’immaginazione, cerchiamo di sviluppare la capacità di percepire tutte le apparenze come forme della divinità; così facendo, la nostra percezione di qualunque pensiero resta sempre all’interno del contesto della vacuità. C’è però un’altra opinione secondo cui questi atteggiamenti non sono semplici stati immaginativi ma forme di vera comprensione che concordano con lo stato reale delle cose. Nella pratica Lamdre della tradizione Sakya, il significato di tantra, o “continuum”, è spiegato secondo i tre tantra.

Sua Santità il Dalai Lama

RIG-PA: CONSAPEVOLEZZA PRIMORDIALE

Il primo, tantra causale, si riferisce alla base fondamentale, che è fonte tanto del samsara quanto del nirvana e al cui livello essi sono uguali. Al fine di arrivare a percepire ogni cosa come pura e divina, il praticante è introdotto alla visione della indivisibilità di samsara e nirvana e da questa alla natura della base fondamentale. Similmente, nella Esposizione Generale del Guhyagarbha (gSang snying spyi don), il grande maestro di Dzog-chen Dodrup Jigme Tenpai Nyima afferma che l’esercizio di questa percezione pura – cioè la visione che tutte le cose e gli eventi che appaiono e accadono nel samsara e nel nirvana sono, in effetti, manifestazioni, “sport” o “gioco” della base fondamentale – viene definito, nella terminologia Nyingma, rig-pa, ossia consapevolezza primordiale. Questa consapevolezza originaria è la base, la fonte; tutto ciò che avviene e che appare nel raggio del reale, samsara e nirvana, è una sua manifestazione, o “gioco”. La consapevolezza primordiale dunque viene identificata con il livello più sottile di chiara luce. Anche la filosofia Madhyamaka parla della vacuità come origine di tutti i fenomeni convenzionali. La vacuità è, in un certo senso, come un creatore, dal momento che tutti i fenomeni possono essere considerati come diverse manifestazioni di tale sottostante natura ultima. Allo stesso modo, secondo le spiegazioni della tradizione Sakya e quelle del maestro Dodrup Jigme Tenpai Nyima, della tradizione Nyingma, tutti i fenomeni che accadono e appaiono nel ciclo dell’esistenza e nel nirvana, sono manifestazioni o “giochi” della consapevolezza primordiale, o base fondamentale. Questa consapevolezza, in altre parole, la mente sottile di chiara luce, è eterna in termini di continuità e la sua natura essenziale non è inquinata dalle afflizioni mentali. Perciò, è essenzialmente pura e chiara. Da tale punto di vista è possibile estendere la nostra visione della purezza fino a includere tutti i fenomeni, che sono di fatto manifestazioni, o “gioco”, della base fondamentale. Dobbiamo ricordare tuttavia che queste due profonde spiegazioni vengono date dal punto di vista del Supremo yoga tantra. A questo punto, nella pratica della sadhana, ci si dovrebbe impegnare nella meditazione profonda secondo le linee or ora descritte. Quando si comincia a sentirsi molto stanchi, o quando la meditazione tende a mescolarsi al sonno, si dovrebbe passare allo stadio successivo, la ripetizione del mantra. Abbiamo parlato di diversi tipi di recitazione di mantra (per esempio, la ripetizione sussurrata e la ripetizione mentale) come metodi per attuare la parola illuminata.

Sua Santità il Dalai Lama

METODI PER REALIZZARE LA MENTE ILLUMINATA

Ci sono anche metodi per realizzare la mente illuminata: per esempio, le forme di concentrazione dette risiedere nel fuoco, risiedere nel suono e concentrazione che concede la liberazione alla fine del suono.

La concentrazione del risiedere nel fuoco è una meditazione in cui il praticante visualizza diversi mantra e sillabe seme al cuore della divinità di meditazione e immagina fiamme che scaturiscono da quelle sillabe del mantra.

La concentrazione del risiedere nel suono è una meditazione in cui l’accento è posto prevalentemente sul tono della recitazione del mantra. Il praticante immagina e si concentra sul tono del mantra come se ascoltasse il mantra recitato da un altro e non da lui stesso. In questo modo, concentrandosi sul tono, il praticante coltiva la concentrazione univoca, ovvero la “calma dimorante”. Nel Tantra dell’Azione viene detto che attraverso la pratica della concentrazione del risiedere nel suono, il praticante svilupperà flessibilità fisica e mentale. Poi, attraverso la concentrazione del risiedere nel fuoco, il praticante consegue la “calma dimorante”, ovvero la concentrazione univoca della mente. Il terzo tipo di yoga è detto tecnicamente che concede la liberazione alla fine del suono. E attraverso la pratica di quest’ultima tecnica di meditazione che, secondo i Tantra dell’Azione e dell’Esecuzione, il praticante tantrico raggiungerà infine la liberazione. Se dovessimo inserire gli insegnamenti tantrici in una delle tre serie di scritture – disciplina, gruppo di discorsi e conoscenza metafisica – li includeremmo nei discorsi. Nel tantra, il Buddha stesso ha affermato che avrebbe insegnato il tantra seguendo lo stile degli insegnamenti dei sutra.

Questo indica che il carattere specifico del tantra comune a tutte e quattro le classi, che distingue la pratica tantrica dagli insegnamenti dei sutra, emerge nelle tecniche speciali per coltivare la stabilità meditativa, giacché questo è l’argomento principale del gruppo di discorsi.

Sua Santità il Dalai Lama

CALMA DIMORANTE

Parlando in termini generali, la “calma dimorante” è uno stato di meditazione concentrativa, nel quale il praticante riesce a mantenere l’attenzione focalizzata in modo univoco su un dato oggetto. Perciò le tecniche per coltivare tale stato mentale devono comportare l’assorbimento più che l’analisi. La visione profonda speciale, d’altro canto, è un tipo di meditazione analitica e dunque i metodi per coltivarla devono essere di natura analitica. La calma, o tranquillità, “dimorante” è uno stato elevato di consapevolezza che possiede una natura molto concentrata su un unico oggetto, accompagnato da facoltà di flessibilità mentale e fisica. Il corpo e la mente diventano particolarmente flessibili, ricettivi e servizievoli. La visione profonda speciale è uno stato elevato di consapevolezza, anch’esso accompagnato da flessibilità del corpo e della mente, nel quale la facoltà di analisi è enormemente potenziata.

LA “CALMA DIMORANTE” È DI NATURA CONTEMPLATIVA, LA VISIONE PROFONDA SPECIALE È DI NATURA ANALITICA.

Quando parliamo di meditazione dobbiamo ricordare che ne esistono molti tipi diversi. Un certo tipo di meditazione prende una cosa come suo oggetto, per esempio la meditazione sulla vacuità, dove la vacuità è l’oggetto della mente meditativa. In altri tipi di meditazione il praticante genera la mente in un particolare stato, per esempio la meditazione sull’amore, in cui il praticante sviluppa amore all’interno della mente. Il termine meditazione ha connotazioni diverse. In altri casi, il praticante visualizza qualcosa a livello immaginativo e su questo medita. Questi sono alcuni dei diversi tipi di meditazione possibili.

Secondo le spiegazioni dei sutra e delle prime tre classi del tantra, il conseguimento della “calma dimorante” e della visione profonda speciale avviene sempre in quest’ordine:

prima bisogna conseguire lo stadio di “calma dimorante”,

poi questo porterà alla visione profonda speciale.

Inoltre, quando si coltiva la “calma dimorante” durante una sessione di meditazione, lo si fa esclusivamente in modo concentrativo, cioè si mantiene la univocità senza applicare l’analisi;

e quando si coltiva la visione profonda speciale lo si fa prevalentemente attraverso un processo analitico.

I due processi sono dunque considerati distinti e indipendenti.

Tuttavia, il Supremo yoga tantra possiede un metodo suo specifico per identificare e penetrare in meditazione particolari punti vitali del corpo fisico sottile, portando così al conseguimento della visione speciale attraverso una meditazione prevalentemente concentrativa. Così, alcuni praticanti con elevate facoltà mentali sono in grado di ottenere le due realizzazioni, la calma dimorante e la visione profonda speciale, simultaneamente e non sequenzialmente.

Sua Santità il Dalai Lama

YOGA SENZA SEGNI

Il terzo tipo di yoga cui si è accennato sopra, la concentrazione che concede la liberazione alla fine del suono, è il termine tecnico dato alla meditazione sulla vacuità nei sistemi inferiori del tantra. Questa meditazione è nota anche come yoga senza segni, mentre le prime due forme di concentrazione e le forme di meditazione che le precedono sono dette yoga con segni. Nel Tantra dell’Azione, yoga senza segni si riferisce alla meditazione sulla vacuità e alla realizzazione della vacuità che ne deriva. Voglio dire qualcosa anche sul Tantra dell’Esecuzione. I mandala appartenenti a questa classe sono piuttosto rari nella tradizione tibetana. La divinità più nota appartenente a questa classe di tantra nella tradizione tibetana è Vairochanabhisambodhi.

Anche il Tantra dell’Esecuzione parla del sentiero che conduce alla buddhità in termini di yoga con segni e yoga senza segni. In questo contesto, è detta yoga senza segni la meditazione, o yoga, dove l’accento è posto sulla pratica della vacuità, mentre nello yoga con segni l’accento non è su tale pratica.

Nei Tantra dell’Azione e dell’Esecuzione le pratiche richieste sono lo yoga della divinità e l’esercizio della “approssimazione”, o meditazione in una situazione di ritiro, a cui segue l’impegnarsi in varie attività indicate che sono associate con la pratica di quella divinità. Tali attività citate nei Tantra dell’Azione e dei Riti, nelle quali il praticante si impegna dopo aver compiuto l’approssimazione in ritiro, consistono in determinate azioni, come il coltivare l’immortalità e la longevità sulla base delle divinità della lunga vita, e cos via. Tuttavia, nella letteratura di queste classi del tantra altre attività, come il raggiungere la forma più elevata di liberazione, non vengono discusse in dettaglio. La principale divinità dello Yoga tantra (terza delle quattro classi in cui è diviso il tantra) è Vajradhatu, il cui tantra è tradotto in tibetano; vi è inoltre il tantra di Vairochana.

TRE ASPETTI

Per quanto riguarda lo Yoga tantra, il modo generale di procedimento è spiegato in termini di tre aspetti:

1. base della purificazione,

2. sentiero purificante,

3. risultati purificati.

Base della purificazione qui si riferisce a corpo, parola, mente e condotta del praticante.

Sentiero purificante si riferisce alla pratica dei quattro sigilli:

1. il grande sigillo,

2. il sigillo dei fenomeni,

3. il sigillo della saggezza e

4. il sigillo dell’azione.

Dunque, come ci sono quattro basi della purificazione, ci sono anche quattro corrispondenti sentieri purificanti.

I risultati purificati sono:

1. corpo,

2. parola,

3. mente e

4. attività della buddhità.

Ecco perché lo Yoga tantra ha un tantra fondamentale composto di quattro sezioni, denominato Compendio di principi (Sarvatathagatatattvasamgraha). In questa classe di tantra, lo stile di presentazione è per lo più fondato su questo quadruplice approccio. Benché‚ abbia ricevuto iniziazioni appartenenti a questa classe del tantra, non posso affermare di avere ottenuto grandi realizzazioni in questa classe particolare, perciò‚ non ho fatto sufficiente pratica di meditazione relativa ai tantra in questione. Perciò forse è bene terminare qui la spiegazione!