4 Insegnamenti di S. S. il Dalai Lama Londra 1988

4 Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Londra 1988

Sua Santità il Dalai Lama

IL BUDDHISMO VAJRAYANA DEL TIBET

Parlerò ora un poco del tantra buddhista, il sistema di pensiero e pratica conosciuto come Vajrayana. Vi sono alcune questioni di ordine cronologico, relative all’evoluzione degli insegnamenti del tantra buddhista, che riguardano il tempo e il luogo in cui il Buddha insegnò i vari tantra.

Non dobbiamo credere, però, che tutti gli insegnamenti del tantra siano stati trasmessi dal Buddha nel corso della sua esistenza storica. Anzi, io ritengo che questi insegnamenti siano potuti emergere anche per mezzo delle profonde visioni intuitive di individui dotati di elevate realizzazioni, che sono stati in grado di esplorare appieno gli elementi fisici e le potenzialità del corpo e della mente umani. Come risultato di tali indagini, un praticante può conseguire elevatissime realizzazioni e visioni, che gli permettono di ricevere insegnamenti tantrici a livello mistico. Perciò, quando riflettiamo sugli insegnamenti tantrici, non dovremmo limitare la nostra prospettiva con rigide nozioni di tempo e di spazio. – … Sembra che alcune serie di tantra appartenenti alle classi inferiori siano state insegnate direttamente dal Buddha nella sua esistenza storica di monaco completamente ordinato; tuttavia, nella maggior parte dei casi, il Buddha ha insegnato ciascuno specifico tantra dopo aver assunto la forma della principale divinità del mandala di quel particolare tantra. La pratica del tantra può essere intrapresa quando una persona possiede solide basi fondate sugli aspetti essenziali del sentiero per l’illuminazione spiegati nel sistema dei sutra, vale a dire secondo gli insegnamenti dei sutra buddhisti che abbiamo esposto in precedenza. Ciò significa che bisogna aver fatto proprio l’atteggiamento di chi desidera abbandonare completamente le cause della sofferenza, che è necessario possedere una corretta visione della vacuità secondo quanto insegnato nel secondo giro della ruota e che occorre avere una minima realizzazione di bodhicitta, cioè l’aspirazione altruistica, fondata sull’amore e sulla compassione, a conseguire l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri viventi.

Sua Santità il Dalai Lama

CARATTERI DISTINTIVI DEL TANTRA

La comprensione di tutto questo, unita alla pratica delle sei perfezioni, vi consente di porre le basi corrette del sentiero comune a sutra e tantra. Solo a questo punto potrete intraprendere in modo corretto una pratica del tantra che vi dia risultati positivi. La profondità del tantra emerge appieno negli insegnamenti e nella pratica del Supremo yoga tantra. Per esempio, il pieno significato di espressioni quali “saggezza immacolata”, “essenza della buddhità” e cos via, che troviamo in certe scritture appartenenti al terzo giro della ruota, emerge solo nel Supremo yoga tantra. Indipendentemente dal fatto che si sostenga o meno che l’Uttaratantra tratti esplicitamente della mente innata fondamentale di chiara luce, resta il fatto che questa natura fondamentale della mente‚ è il significato definitivo dell’essenza della buddhità, o natura di Buddha. Perciò, lo scopo ultimo di questo insegnamento sulla buddhità va inteso in termini di mente innata fondamentale di chiara luce, come è insegnato esplicitamente ed estesamente nel Supremo yoga tantra. L’approccio del Supremo yoga tantra è considerato unico nel suo genere e assai profondo. Esso non solo spiega e delinea i metodi di realizzazione del sentiero al livello grossolano della mente, ma insegna anche varie tecniche e metodi per utilizzare i livelli sottili della mente – in particolare la mente innata fondamentale di chiara luce, trasformandoli nell’entità del sentiero per l’illuminazione. Quando riuscite a trasformare la mente innata fondamentale di chiara luce nel costituente del sentiero, siete in possesso di una pratica estremamente potente. Di norma, quando pratichiamo la meditazione di concentrazione univoca, utilizziamo i livelli grossolani della mente. Perciò per mantenere la concentrazione sull’oggetto di meditazione e impedire che la mente venga fuorviata dalle distrazioni abbiamo bisogno di esercitare grande consapevolezza e attenzione. Dobbiamo dunque essere costantemente consapevoli e vigili. Tuttavia, se potessimo eliminare i livelli grossolani della mente, come i processi consci di pensiero, che facilmente ci distraggono dall’oggetto di meditazione, non avremmo più bisogno di consapevolezza e vigilanza salda e costante. Così, nel Supremo yoga tantra viene spiegata una speciale tecnica di meditazione, attraverso la quale possiamo dissolvere e far sparire i livelli grossolani della mente, conducendo così la mente a livelli più sottili, dove non c’è possibilità che insorgano distrazioni. Nel Supremo yoga tantra dal punto di vista della pratica generale il metodo per trasformare la mente innata fondamentale di chiara luce, cioè il livello più sottile della mente, nel costituente del sentiero consiste nel dissolvere e far sparire sia i livelli grossolani della mente sia le arie o venti psichici che li azionano.

I tre modi principali per ottenere ciò sono:

1) attraverso lo yoga dei venti psichici, o pranayoga,

2) generando l’esperienza dei quattro tipi di beatitudine e

3) coltivando lo stato di non-concettualità.

E importante rendersi conto non solo che esistono questi diversi metodi, ma anche che essi sono molto distinti l’uno dall’altro. A dissolvere e far sparire i livelli grossolani della mente e le energie corrispondenti si può arrivare tramite una qualsiasi di queste tre differenti tecniche. Qui, tuttavia, si impone una precisazione. Se è vero infatti che a questo si può giungere tramite uno qualunque dei metodi citati sopra, ciò però non significa che un metodo di per sè‚ sia sufficiente. La pratica della tecnica prescelta deve essere affiancata da vari altri fattori. Per esempio, se oggi sviluppiamo un pensiero positivo, questo pensiero potrà servire da causa del conseguimento dell’onniscienza nel futuro. Ciò tuttavia non significa che quel pensiero positivo sia l’unica causa dell’onniscienza risultante.

Nelle “Sacre parole di Manjushri”, un testo sullo stadio del completamento del Guhyasamaja Manjusrlvajra, il maestro indiano Buddhasrljnana afferma che a causa della struttura fisica del nostro corpo su questo pianeta e degli elementi che possediamo, anche nella vita ordinaria ci sono occasioni in cui, in modo del tutto naturale, sperimentiamo spontaneamente in forma lieve il livello sottile della mente detto “chiara luce”, o stato non concettuale. Queste occasioni si verificano nel sonno, nello starnuto, nello svenimento e nel momento dell’orgasmo durante l’atto sessuale. Ciò dimostra che c’è in noi un potenziale, o seme, suscettibile di ulteriore sviluppo. Tra questi quattro stati, che si verificano naturalmente, quello che ci offre la migliore opportunità di generare l’esperienza della chiara luce è il momento dell’orgasmo durante l’atto sessuale. Qui usiamo il termine “sessuale”, che però non va inteso in senso comune: ci si riferisce all’esperienza di entrare in unione con un partner del sesso opposto, esperienza attraverso la quale gli elementi vitali localizzati al centro della testa vengono disciolti e quindi, per il potere della meditazione, il loro flusso viene invertito verso l’alto. Uno dei requisiti per impegnarsi in questa pratica avanzata di unione sessuale è che il praticante abbia la capacità di astenersi dall’errore dell’emissione. L’emissione di fluidi genitali è considerata nociva per la propria pratica, in particolare secondo quanto spiega il Kalachakra Tantra. Questo tantra sottolinea che il praticante o la praticante del tantra dovrebbero essere in grado di proteggersi dall’emissione anche durante il sogno. Perciò i tantra descrivono varie tecniche che consentono al meditatore di impedire l’emissione durante il sogno. Tale norma si discosta dalle regole monastiche del Vinaya, in cui il Buddha ammette eccezione per l’emissione durante gli stati di sogno. Nel Vinaya tale emissione è considerata al di fuori del controllo cosciente del praticante, mentre nel tantra viene specificamente sottolineato che bisogna cercare di impedirla anche durante gli stati di sogno. Affinché‚ si verifichi l’esperienza del disciogliersi del bodhicitta è necessario che il meditatore faccia sorgere dentro di sé‚ le sensazioni di desiderio che di norma si provano nei confronti di una persona che ci attrae sessualmente.

Grazie alla forza di questo desiderio il meditatore è in grado di fare sciogliere gli elementi all’interno del proprio corpo, cosa che provoca l’esperienza di uno stato non-concettuale. A quel punto si dovrebbe dirigere e focalizzare l’attenzione sulla mente dell’illuminazione. Come risultato del disciogliersi del bodhicitta all’interno del corpo sorge l’esperienza di uno stato non concettuale colmo di beatitudine. Se si è in grado di generare questo stato di beatitudine all’interno dell’esperienza del la vacuità, si è riusciti a trasformare una afflizione mentale nella saggezza che realizza la vacuità, dal momento che tale saggezza in precedenza era un’emozione afflittiva, cioè il desiderio. Quando si riesce a utilizzare lo stato non concettuale, cioè la mente di beatitudine, per realizzare la vacuità, la saggezza cos generata diventa straordinariamente potente e serve da antidoto per contrastare tutti gli stati afflittivi emotivi e cognitivi. Perciò, in un certo senso, possiamo dire che è l’afflizione stessa, nella forma di saggezza derivata da essa, che di fatto distrugge le negatività, poiché‚ è l’esperienza di beatitudine della vacuità indotta dal desiderio sessuale che dissolve la forza degli impulsi sessuali. E un po’ come l’esistenza degli insetti che nascono dal legno: essi consumano il legno stesso da cui nascono. Questo modo di utilizzare le afflizioni mentali come parte integrante del sentiero verso l’illuminazione è una caratteristica specifica del tantra. Per illustrare questo punto, quando insegnò i vari tantra superiori il Buddha si manifestò nella forma della principale divinità del mandala corrispondente in unione con la consorte.

Perciò anche il praticante tantrico deve, nell’immaginazione, visualizzare se stesso nell’aspetto divino di una divinità in unione con la consorte.

Sua Santità il Dalai Lama

CONSEGUIMENTO DEI DUE KAYA

Un altro aspetto specifico del tantra riguarda il processo di conseguimento dei due kaya, ovvero “corpi” di un essere illuminato, il Corpo di Forma, o rupakaya e il Corpo di Verità, o dharmakaya. Secondo il sistema dei sutra, coltivando l’aspirazione altruistica a ottenere lo stato di completa illuminazione, il praticante aspira anche a conseguire i due corpi illuminati. Ma questo duplice corpo dell’essere illuminato non sorge senza cause e condizioni, specificamente, cause e condizioni tra loro concordanti. Ciò significa che le cause e i loro effetti devono possedere caratteristiche simili. Stabilito questo, il sistema dei sutra parla delle cause del Corpo di Forma illuminato in termini del particolare corpo mentale raggiunto esclusivamente dal bodhisattva ai livelli più elevati. Questo agisce da causa sostanziale che, attraverso progressivi stadi di purificazione, porta infine alla realizzazione del Corpo di Forma di un essere illuminato. Anche le scritture del Veicolo Individuale sottolineano questo punto. Sebbene gli insegnamenti del Veicolo Individuale non espongano metodi e cause completi per attuare lo stato onnisciente, essi illustrano tuttavia certe pratiche volte al conseguimento dei vari segni maggiori e minori di un essere illuminato, ossia di un Buddha. Il tantra ha un modo suo specifico per conseguire il Corpo di Forma illuminato; nel Supremo yoga tantra non solo vengono illustrate queste cause e metodi specifici per attuare il Corpo di Forma, ma sono spiegati anche quelli per conseguire il Corpo di Verità illuminato. Per intraprendere la pratica meditativa che serve da causa sostanziale e principale del Corpo di Forma illuminato (ed è, dunque, il metodo per conseguirlo), il praticante tantrico deve prima portare a maturazione le proprie facoltà mentali. In altre parole, per realizzare tale causa specifica bisogna esercitarsi “facendo le prove”. Questo è il significato principale dello yoga della divinità, dove il meditatore visualizza se stesso nella forma di una divinità. I tantra a carattere esplicativo, come il Vajrapanjaratantra (Tantra della tenda vajra), e i commentari indiani ad essi riferiti sottolineano che il conseguimento del Corpo di Verità illuminato richiede meditazione e pratica di un sentiero che possiede caratteristiche simili allo stato da esso risultante. Un metodo di questo genere è la pratica della meditazione sulla vacuità per mezzo dell’intuizione diretta, in cui vengono assorbite tutte le apparenze dualistiche e le elaborazioni concettuali. Allo stesso modo, per poter ottenere il Corpo di Forma illuminato bisogna coltivare un sentiero che possiede caratteristiche simili al relativo stato risultante, cioè il Corpo di Forma di un essere illuminato. Impegnarsi in un sentiero con caratteristiche simili allo stato di buddhità da esso risultante, soprattutto il Corpo di Forma, ha grande importanza e efficacia. E inoltre indispensabile.

Sua Santità il Dalai Lama

LE QUATTRO COMPLETE PUREZZE

Il tantra dice che il sentiero è simile al frutto in quattro modi. Tecnicamente questi vengono detti le quattro complete purezze:

1) completa purezza di ambiente;

2) completa purezza di corpo;

3) completa purezza di risorse;

4) completa purezza di attività.

Per conseguire lo stato risultante, cioè l’unione dei due corpi illuminati, è essenziale impegnarsi in un sentiero caratterizzato dall’unione di metodo e saggezza. Questo punto è accettato da tutte le scuole Mahayana. Tuttavia l’unione di saggezza e metodo esposta nel sistema dei sutra non è completa. Nel contesto dei sutra, saggezza si riferisce alla saggezza che realizza la vacuità, e metodo si riferisce alla pratica delle sei perfezioni. L’unione dei due, dunque, viene intesa solo come congiunzione di due distinti fattori che si completano l’un l’altro, vale a dire, la saggezza che realizza la vacuità è completata dagli aspetti del metodo del sentiero, quali la pratica di bodhicitta, della compassione e così via. Similmente, la pratica di bodhicitta e gli aspetti del metodo ad essa relativi sono completati e incrementati dal fattore saggezza, la realizzazione della vacuità. In altre parole, nel sistema dei sutra non è possibile avere entrambi i fattori del sentiero, saggezza e metodo, completi all’interno di una singola entità di coscienza. Quando si pratica l’unione di saggezza e metodo nel sistema dei sutra, la saggezza non è isolata dal metodo e il metodo non è isolato dalla saggezza; tuttavia non v’è piena fusione dei due. Perciò, la pratica dei sutra non può servire come causa, o sentiero, definitiva per conseguire lo stato risultante di buddhità, nel quale vi è completa unità dei due corpi illuminati: Corpo di Forma e Corpo di Verità.

Sua Santità il Dalai Lama

YOGA DELLA DIVINITÀ

Sorge allora la domanda: quale tipo di pratica, o sentiero, combina metodo e saggezza in un’unità inseparabile? La risposta è: la pratica tantrica dello yoga della divinità. Nello yoga della divinità, un singolo momento della coscienza conosce la forma divina di una divinità, mentre, allo stesso tempo, è chiaramente consapevole della sua natura di vacuità. Qui dunque meditazione sulla divinità e conoscenza della vacuità coesistono in forma completa all’interno di un singolo momento cognitivo. Quel dato momento di coscienza, dunque, contiene entrambi i fattori di metodo e saggezza. E detto “Lo yoga di Vajrasattva dell’indivisibile unione di metodo e saggezza”. Una delle principali caratteristiche della meditazione dello yoga della divinità è la coltivazione dell’orgoglio, o identità di sé, di un essere divino, allo scopo di eliminare le nostre sensazioni e percezioni ordinarie. Ritengo che questa pratica ci aiuti a estrarre al massimo il potenziale di illuminazione che è dentro di noi. Riuscire a sviluppare una salda identità divina richiede una intensa e stabile visualizzazione della forma, o apparenza, della divinità. Di norma, a causa delle nostre tendenze naturali e del nostro senso del sé, la nostra innata sensazione di “io” e “sé” è fondata sul nostro composto di mente e corpo ordinari. Se riusciamo a coltivare con successo una ferma e chiara percezione di noi stessi nell’aspetto di divinità, riusciremo anche a sviluppare l’orgoglio divino, un senso elevato di identità, fondato su tale apparenza divina. In aggiunta, per poter realizzare la mente onnisciente all’interno di noi stessi, dobbiamo possedere le cause sostanziali che alla fine diverranno mente onnisciente. Queste cause sostanziali devono essere della natura della coscienza, che però non è una coscienza qualunque, bensì è dotata di una continuità molto durevole, e non altrimenti. Vediamo di riassumere brevemente. Per attuare la mente onnisciente della buddhità è necessario comprendere pienamente la natura della mente. Questa mente, la cui natura dobbiamo realizzare per ottenere l’onniscienza, deve essere un tipo molto particolare di mente, cioè una mente che, in termini di continuità, è eterna. Non può essere alcun altro tipo di mente. I vari stati mentali contaminati, come le afflizioni mentali o stati afflittivi emotivi e cognitivi, essendo accidentali, sono temporanei: essi sorgono in un dato momento ma presto scompaiono. Da questo punto di vista, non sono durevoli. La mente, la cui natura realizziamo quando diventiamo onniscienti, deve essere eterna per quanto riguarda la continuità; non deve essere accidentale. Ciò significa che si deve riuscire a realizzare la natura vuota della mente pura, vale a dire, la mente la cui natura essenziale non è mai stata inquinata dalle afflizioni mentali. Se si osserva dalla prospettiva della vacuità stessa, non c’è alcuna differenza tra la vacuità di un qualunque fenomeno esterno della realtà mondana, per esempio un germoglio, e quella di una divinità, come Vairochana. Ma osservando dalla prospettiva dell’oggetto della vacuità, la differenza è molto vasta. E’ la saggezza che realizza questo particolare genere di vacuità, quella della divinità, che alla fine serve da causa sostanziale per l’ottenimento della mente onnisciente della buddhità. Questa, in breve, è l’essenza dello yoga della divinità. Lo yoga della divinità comprende l’unione di chiarezza, la visualizzazione della divinità, e profondità, la realizzazione della vacuità. Va detto ancora che, secondo il sistema esposto nei sutra, per quanto riguarda il benessere e le realizzazioni del sentiero di praticanti non-Mahayana, il Buddha non ha mai fatto eccezioni riguardo al lasciarsi andare alle negatività. Per il bodhisattva, invece, i sutra citano occasioni in cui si ammettono eccezioni quando l’applicazione di certi tipi di difetti mentali possa recare beneficio agli altri. Nei sutra Mahayana il Buddha afferma che come il letame prodotto da una città, per quanto immondo, in una fattoria è utile come fertilizzante, allo stesso modo i difetti mentali dei bodhisattva possono essere utili al benessere altrui. Ciò nonostante, nei sutra non vi è alcuna eccezione che consenta al bodhisattva di generare ira o odio. Tuttavia, per la gente comune, come noi, l’ira è un’emozione forte e potente che a volte di fatto sembra aiutarci a svolgere certi compiti. Possiamo dunque comprendere perché‚ nel tantra il Buddha abbia ammesso eccezioni che consentono di generare ira: di fatto nel tantra si trovano tecniche e metodi per utilizzare l’energia emotiva dell’ira, e perfino dell’odio, a scopi positivi. Va tenuto presente, tuttavia, che per utilizzare ira e odio a scopi positivi dobbiamo mantenere costantemente viva la motivazione originale: l’aspirazione altruistica a raggiungere l’illuminazione per il bene degli altri. Motivate da questa primaria intenzione dominante, le nostre azioni possono trovare slancio occasionale anche nell’ira e nell’odio. Quando si comprende bene questo punto fondamentale, si può comprendere anche il significato degli aspetti terrificanti delle divinità nel tantra. Possiamo dunque affermare che, per quanto riguarda gli aspetti fin qui discussi in cui la pratica del tantra si differenzia dalla pratica del sistema dei sutra, questi sono gli specifici caratteri che rendono superiore il sentiero tantrico.

Sua Santità il Dalai Lama

QUATTRO CLASSI DEL TANTRA

Come è spiegato nel Tantra della tenda vajra, all’interno del sistema tantrico si riconoscono quattro classi. Tuttavia, solo nel Supremo yoga tantra i caratteri profondi e peculiari del tantra trovano una più completa espressione. Perciò i tantra inferiori devono essere intesi come tappe che conducono al Supremo yoga tantra. Carattere comune a tutte le quattro classi è la presenza di metodi per utilizzare il desiderio nel sentiero; tuttavia il livello di desiderio impiegato differisce notevolmente da una classe all’altra.

Nella prima classe, entra a far parte della via il desiderio generato dal semplice guardare una persona attraente dell’altro sesso. Le altre tre classi utilizzano rispettivamente il desiderio generato dal sorridere all’altra persona e dal ridere con lei, il desiderio implicato nel toccarsi e nel tenersi per mano e infine il desiderio presente nell’unione sessuale. Le quattro classi prendono nome sia dalle loro funzioni sia dalle loro diverse caratteristiche.

Nella prima classe, il Tantra dell’Azione, le azioni esteriori di pulizia, purificazione e cos via, come pure i mudra, o gesti simbolici delle mani, sono considerate più importanti dello yoga interiore. Di qui la denominazione di questa classe.

Nella seconda classe, Tantra dell’Esecuzione, si pongono in uguale rilievo gli aspetti esteriori e quelli interiori.

La terza classe, lo Yoga tantra, accentua l’importanza dello yoga interiore della stabilità meditativa rispetto alle pratiche esteriori.

La quarta classe, o il Supremo yoga tantra, si chiama cos non solo perché‚ sottolinea l’importanza dello yoga interiore, ma anche perché‚ non vi è classe di tantra ad essa superiore.

Secondo le spiegazioni e la terminologia specifica della scuola Nyingma – in particolare la scuola della Grande Perfezione, o Dzog-chen – troviamo una suddivisione in nove yana, o Nove Veicoli Graduali.

NOVE YANA: NOVE VEICOLI GRADUALI

I primi tre sono i veicoli degli Uditori, dei Realizzatori Solitari e dei Bodhisattva, che si riferiscono ai tre veicoli insegnati nel sistema dei sutra. Vengono anche denominati i tre veicoli dalla direzione dell’origine della sofferenza. I tre successivi sono il Tantra dell’Azione, il Tantra dell’Esecuzione e lo Yoga tantra. Questi tre sono detti veicoli esterni o tantra esterni, per il rilievo posto su attività esteriori come i rituali, le purificazioni e cos via. Si chiamano anche i tantra dell’austera consapevolezza, perché‚ nei loro insegnamenti propongono precise pratiche ascetiche, come il digiuno, il mantenere diete particolari ecc.

Vi sono infine i tre tantra interni: i Tantra-padre, i Tantra-madre e i Tantra non-duali, detti anche, nella terminologia della scuola della Grande Perfezione, Mahayoga, Anuyoga e Mahatiyoga. Questi tre veicoli interni vengono definiti veicoli dei mezzi dominanti, poiché contengono metodi per manifestare il livello più sottile della mente dissolvendo i livelli e le energie grossolani, attraverso i quali il praticante porta il suo stato mentale a un livello profondo al di là delle polarità di distinzione tra bene e male, sporco e pulito e cos via, e in tal modo è in grado di trascendere le convenzioni mondane governate da tali polarità.

INIZIAZIONE: TRASMISSIONE DEL POTERE

All’interno delle quattro classi del tantra vi sono ulteriori suddivisioni. Il Supremo yoga tantra contiene particolari categorie, come i Tantra-padre, i Tantra-madre e, ancora, secondo alcuni studiosi, i Tantra non-duali. Grandi studiosi come Taktsang Lotsawa Sherab Rinchen dividono il Supremo yoga tantra in queste tre categorie sulla base delle tre iniziazioni che attivano le varie facoltà dell’adepto verso la realizzazione dello Stadio del completamento. Da questo punto di vista, i tantra che pongono l’accento sull’iniziazione segreta vengono classificati come Tantra-padre, quelli che pongono l’accento sull’iniziazione della conoscenza di saggezza come Tantra-madre e quelli che pongono l’accento sulla quarta iniziazione come Tantra non-duali. Questo modo di definire le tre divisioni del Supremo yoga tantra ha un profondo significato. Come la realizzazione di bodhicitta, l’aspirazione a raggiungere la piena illuminazione per il bene di tutti gli esseri viventi, costituisce l’ingresso nella pratica del Veicolo dei bodhisattva nel sistema dei sutra, cos ricevere un “conferimento di potere”, o iniziazione, costituisce l’unico ingresso possibile nella pratica del tantra. Nei tre tantra inferiori la struttura generale di una cerimonia di iniziazione è alquanto uniforme. Ma nel Supremo yoga tantra, poiché‚ vi è grande diversità tra i tantra appartenenti a questa classe, vi sono anche molti diversi tipi di iniziazione, che operano come fattori maturanti specifici di questi vari tantra. Vi sono anche differenze nel numero di iniziazioni necessarie per ogni specifica classe di tantra. Per esempio, nel Tantra dell’Azione ne sono indispensabili due: l’iniziazione dell’acqua e l’iniziazione della corona. Per il Tantra dell’Esecuzione sono indispensabili le cinque iniziazioni della saggezza. Per lo Yoga tantra, oltre alle cinque iniziazioni della saggezza, è necessaria l’iniziazione del maestro-vajra. Per il Supremo yoga tantra sono necessarie tutte e quattro le iniziazioni: del vaso, segreta, della conoscenza di saggezza e della parola. Bisogna notare, tuttavia, che tradizioni diverse usano termini differenti per indicare le varie iniziazioni. Per esempio, nella scuola Nyingma, secondo la tradizione Mahayoga, l’iniziazione del maestro-vajra è detta iniziazione potenziale, e l’iniziazione del discepolo-vajra viene detta iniziazione che dà beneficio.

Sua Santità il Dalai Lama

ABHISHEKA INIZIAZIONE

E citata anche un’altra iniziazione, denominata iniziazione del vajra onnicomprensiva (o condensata). Inoltre, nella scuola della Grande Perfezione, la quarta iniziazione ha quattro suddivisioni: iniziazione con elaborazione, senza elaborazione, sommamente libera da elaborazione e perfettamente libera da elaborazione. In termini generali, la parola originale sanscrita abhisheka, spesso tradotta con iniziazione o conferimento di potere, ha parecchie connotazioni diverse. Nel suo significato più vasto, essa viene spiegata in diversi contesti:

– in termini di fattore maturante: iniziazione causale;

– in termini di iniziazione del sentiero: il sentiero della liberazione;

– in termini di risultato purificato: iniziazione dello stato risultante.

Secondo la scuola della Grande Perfezione, vi è ancora un altro tipo di iniziazione, iniziazione della base. Base qui si riferisce alla mente innata fondamentale di chiara luce che serve come base e consente la possibilità di ricevere tutte le altre iniziazioni. Se fossimo privi di questa facoltà fondamentale, la fondamentale mente innata di chiara luce, non sarebbe possibile ricevere alcuna delle susseguenti iniziazioni. Per esempio, non possiamo parlare del fattore maturante, il sentiero, e di stato risultante sulla base di un qualsiasi fenomeno esterno, come un vaso o un germoglio. E’ solo in base al fatto che l’individuo possiede questa facoltà interiore che possiamo parlare del fattore maturante, del sentiero che conduce allo stato risultante e così via.

Sua Santità il Dalai Lama

MANDALA

Dunque, in termini più generali, vi sono quattro tipi di iniziazione. Quando si esegue una cerimonia di iniziazione è necessario un mandala. Esso è la dimora celeste, la residenza pura della divinità. Vi sono diversi tipi di mandala: mandala di concentrazione, mandala dipinto su stoffa, mandala di sabbia colorata. Inoltre, nel Supremo yoga tantra c’è il mandala del corpo del guru. Vi sono anche il mandala del bodhicitta convenzionale, il mandala del bodhicitta ultimo, e cos via. Tra tutti i diversi tipi di mandala, il principale è il mandala di sabbia colorata. Solo nella preparazione di questo mandala possono essere eseguiti tutti i riti di consacrazione del luogo utilizzando le corde usate per le misure, ed esso consente la possibilità di eseguire le danze rituali che comportano diverse posizioni delle mani e delle gambe. Vi sono diversi tipi di danze rituali. Uno di questi consiste in diverse posizioni che vengono adottate quando si consacra il luogo dove verrà costruito il mandala; un altro viene eseguito quando si è finito di costruire il mandala, come offerta alle divinità del mandala; un altro ancora, noto comunemente come Danza Cerimoniale Mascherata, è prevalentemente associato ai rituali di eliminazione delle interferenze. Molti piccoli monasteri tibetani sono esperti nell’esecuzione di questi diversi riti, ma si può mettere in dubbio che conoscano con precisione il simbolismo e il significato sottostanti ai vari movimenti della danza. Inoltre, di solito si ha l’impressione che la gente consideri le danze cerimoniali mascherate come una forma di intrattenimento, uno spettacolo. Questo, in effetti, è un segno triste e spiacevole della degenerazione del tantra. Ricordo di aver letto in un libro sulla storia dell’India che uno dei fattori che causarono la degenerazione del tantra buddhista in quel paese fu il proliferare di pratiche tantriche verificatosi in un certo periodo del passato. In effetti, se la pratica tantrica manca delle basi e dei requisiti fondamentali, tecniche e meditazioni del tantra possono dimostrarsi più dannose che benefiche. Questo è il motivo per cui le pratiche tantriche sono dette Dharma segreto, o modo di vita segreto. Occorre ricordare anche che nella letteratura tantrica vengono tenuti in grande considerazione i voti monastici e le relative norme etiche del pratimoksa. Per esempio, il Tantra radice di Kalacakra (kalachakranamatantraraja), il re di tutti i tantra del Supremo yoga tantra, sostiene che tra i maestri-vajra che conferiscono insegnamenti e celebrano cerimonie, il monaco che abbia ricevuto l’ordinazione completa, cioè che abbia preso tutti i voti del pratimoksa, è considerato il più elevato maestro-vajra; chi ha preso i voti di novizio è un maestro-vajra di livello intermedio; e chi non possiede alcun voto monastico appartiene al livello più basso. Vi sono dunque tre tipi di maestri-vajra.

Sua Santità il Dalai Lama

REQUISITI D’UN MAESTRO-VAJRA

A differenza dei voti del bodhisattva, che si possono prendere da sè‚ di fronte a una immagine del Buddha, i voti del pratimoksa e i voti tantrici si devono ricevere da un’altra persona, da un guru. Inoltre, per progredire con successo sul sentiero tantrico è necessario che il guru dal quale si ricevono ispirazione ed energia trasformatrice appartenga a un lignaggio che risalga senza interruzioni a Buddha Vajradhara in persona. Ciò è necessario affinché‚ la cerimonia di iniziazione, che viene condotta dal guru, attivi le potenzialità latenti nella nostra mente e ci consenta di realizzare lo stato risultante di buddhità. Nel tantra, dunque, il guru ha grandissima importanza. Poiché‚ il guru è un elemento cos importante nella pratica del tantra, le scritture prescrivono che abbia una serie di requisiti. Il maestro che esegue una cerimonia di iniziazione deve, in effetti, possedere le necessarie qualifiche, ma è ugualmente importante che il discepolo verifichi se quella certa persona, che intende prendere come guru, possiede o no i requisiti necessari. Questo punto è sottolineato con grande rilievo; si ripete spesso che si dovrebbe sottoporre ad approfondito esame il potenziale guru, anche se l’esame dovesse durare dodici anni. Secondo il tantra, ecco alcuni dei requisiti che un maestro-vajra deve possedere, deve essere:

– uomo o donna,

– una persona che impedisce alle sue tre porte di corpo, parola e mente di compiere azioni negative; – non pretenzioso e gentile;

– molto esperto nella conoscenza dei Tre Canestri (Tripitaka) e molto abile nella pratica dei loro contenuti, i tre addestramenti superiori:

1. della moralità,

2. della concentrazione e

3. della saggezza:

– deve possedere le due serie di dieci principi, interiori ed esteriori.

Il Gurupancha-gika (Cinquanta stanze sul guru) sostiene che non ha i requisiti per divenire maestro tantrico chi:

– è privo di compassione ed

– è colmo di rancore;

– è preda di forte attaccamento, odio, gelosia ecc.;

– non ha alcuna conoscenza delle tre discipline superiori;

– chi si vanta di quel poco di conoscenza che possiede.

LO STESSO VALE PER IL DISCEPOLO

Una tale persona non dovrebbe essere presa come maestro tantrico. Se il maestro tantrico deve possedere certi requisiti, lo stesso vale per il discepolo. Si nota oggi tra i praticanti del Dharma la tendenza a voler partecipare a qualunque iniziazione concessa da qualunque lama, senza alcuna indagine critica. Poi, quando le cose non vanno bene, non si esita a incolpare il lama. Questa non è una buona abitudine. Dal canto suo il guru deve presentare gli insegnamenti in accordo con la struttura generale della via buddhista, facendone il metro con cui misura la dirittura dei propri insegnamenti. Intendo dire che il maestro non deve essere arrogante, sentirsi come un dio o come un creatore nella cerchia ristretta dei discepoli, pensando: “Posso fare tutto ciò che voglio del buddhismo Vajrayana del Tibet!”. Dice un proverbio tibetano: “Anche se il tuo livello mentale uguaglia quello dei deva, devi ugual mente comportarti come un essere umano”. Così concludo questa breve spiegazione sull’iniziazione.

IMPEGNI E VOTI

Una volta ricevuta una iniziazione, avete la grande responsabilità – un pesante fardello! – di osservare particolari impegni e voti. Nelle prime due classi del tantra, Tantra dell’Azione e Tantra dell’Esecuzione, è richiesta l’osservanza dei voti del bodhisattva, ma non è necessario prendere i voti tantrici. In tutti i tantra dove vi sia l’iniziazione del maestro-vajra, invece, è necessaria l’osservanza dei voti tantrici. Se ci si dedica alla pratica dei tre tantra inferiori è essenziale seguire una dieta vegetariana. Il vegetarianismo è ottima cosa. Ma è comprensibile che in passato la gente del Tibet, date le particolari condizioni climatiche del paese e la scarsità di verdure fresche, abbia generalmente adottato diete non vegetariane. Oggi tuttavia, soprattutto nei paesi dove vi è abbondanza di verdure e frutta fresche, è bene ridurre il più possibile il consumo di alimenti non vegetariani. Se ospitate molte persone, in occasione di feste e celebrazioni, è ottima cosa fare in modo che vengano serviti piatti di quel tipo.

Sua Santità il Dalai Lama

DIETA VEGETARIANA

Racconta una storiella tibetana che un giorno un nomade andò a Lhasa e vide che la gente mangiava molta verdura. Ne fu così stupito che tornando a casa dichiarò che non c’era da temere che la gente di Lhasa morisse di fame: mangiavano tutto quello che trovavano di verde!

Sulla questione del vegetarianismo la posizione generale del buddhismo, anche secondo il Vinaya, è che, a parte talune situazioni specifiche, non vi sia proibizione assoluta riguardo al consumo di carne. Questa è l’opinione dominante in paesi come Sri Lanka, Birmania e Thailandia, opinione riflessa nelle abitudini alimentari dei monaci. Tuttavia, nelle scritture della tradizione Mahayana, il veicolo dei bodhisattva, è generalmente prescritta la dieta vegetariana. Si tratta di una prescrizione generale, che tuttavia non viene sempre seguita rigorosamente. Bhavaviveka, per esempio, nel Madhyamaka-hrdayakarika (Essenza della Via di mezzo) solleva la questione del vegetarianismo e della sua rilevanza nel modo di vita buddhista. Bhavaviveka argomenta che, siccome al momento di ingerire il cibo l’animale è già morto, tale azione non costituisce danno diretto ad alcun essere senziente. E però specificamente proibito mangiare carne o altro cibo non vegetariano che sia stato ordinato sapendo, o anche semplicemente sospettando, che l’animale venga ucciso apposta per noi. Questo genere di cibo non è ammesso. Nelle tre classi inferiori del tantra, la dieta vegetariana è obbligatoria. Nel Supremo yoga tantra, invece, si consiglia al praticante di cibarsi dei cinque tipi di carne e dei cinque tipi di nettare.

Il praticante perfetto del Supremo yoga tantra è un individuo di tali elevate facoltà da essere in grado, attraverso il potere della meditazione, di trasformare i cinque tipi di carne e i cinque tipi di nettare in sostanze purificate, rendendole cos utilizzabili per accrescere il combustile dell’energia di beatitudine all’interno del corpo. A questo proposito, qualcuno potrebbe tentare di giustificare una dieta non vegetariana con il fatto di essere praticante del Supremo yoga tantra. Non dimentichino queste persone che tra le cinque carni e i cinque nettari sono incluse sostanze che di norma consideriamo immonde e rivoltanti. Il vero praticante del Supremo yoga tantra non fa alcuna distinzione tra l’ingerire carne e l’ingerire sostanze immonde, ma noi ci tappiamo il naso anche solo se tali sostanze sono nelle nostre vicinanze – per non parlare poi di ingerirle!

Sua Santità il Dalai Lama

L’ATTEGGIAMENTO VERSO LA DONNA

A questo punto vorrei affrontare la questione dei sessi nel buddhismo, in particolare l’atteggiamento nei confronti della donna. Il Vinaya, cioè la regola monastica, garantisce uguali possibilità di accesso ai vari livelli di ordinazione tanto agli uomini quanto alle donne. Abbiamo praticanti laici e praticanti laiche, novizi e novizie, monaci e monache completamente ordinati. Uomini e donne hanno dunque pari opportunità di accesso ai voti monastici; tuttavia, il monaco che abbia ricevuto la piena ordinazione è considerato oggetto di venerazione e rispetto più della monaca di pari grado. Da questo punto di vista possiamo dire che esiste una discriminazione. Inoltre, nelle scritture Hinayana si trovano passi in cui si afferma che il bodhisattva al livello più elevato della via, ossia il bodhisattva che raggiungerà la piena illuminazione nel corso della vita, può essere unicamente un uomo. Affermazioni simili si trovano in certi sutra Mahayana, come pure nella letteratura appartenente alle tre classi inferiori del tantra. Diversa, invece, è la posizione del Supremo yoga tantra. Qui, fin dall’inizio, si può ricevere una iniziazione solo sulla base di una profonda esperienza di unione sessuale. Ciò significa che nel mandala devono essere presenti divinità sia maschili sia femminili, cioè nel mandala visualizzato devono coesistere sia i dhyani-buddha sia le loro consorti. Inoltre, nel contesto dei voti e degli impegni che si devono mantenere a seguito di una iniziazione, nel Supremo yoga tantra assume particolare rilievo la natura del proprio rapporto con la donna. Per esempio, il disprezzo nei confronti della donna costituisce un’infrazione di uno dei voti fondamentali del tantra, ma i tantra non dicono che si infrange un voto fondamentale se si disprezzano gli uomini! I praticanti maschi potranno avere qualche difficoltà a comprendere questa evidente discriminazione. Inoltre, nell’effettiva pratica meditativa, o sadhana, delle divinità del mandala, in molti tantra-madre, per esempio nel Va¡rayogini Tantra, la principale divinità del mandala è in aspetto femminile. Ai praticanti che raggiungono i livelli più elevati del sentiero tantrico si consiglia di cercare un partner o una partner come spinta a un ulteriore progresso nella via. Quando ha luogo tale unione, se il praticante si trova a uno stadio più avanzato di realizzazione, potrà aiutare la sua partner nel processo di realizzazione dei vari stati risultanti. Questo vale anche se è la praticante ad essere a uno stadio più avanzato: anche lei è in grado di assistere il partner nel conseguimento degli stati più elevati. Gli effetti sono dunque complementari indipendentemente dal sesso del praticante. Nel Supremo yoga tantra, dunque, per esempio nel Tantra radice del Guhyasamaja, viene affermata esplicitamente e senza ambiguità la possibilità che la praticante raggiunga la piena illuminazione nel corso della sua esistenza in forma femminile. Fondamentalmente, ciò è possibile perché‚ nel tantra, e in particolare nel Supremo yoga tantra, la praticante si impegna in un metodo di esplorazione e di sviluppo delle potenzialità latenti in lei, in particolare la fondamentale mente innata di chiara luce. Dal punto di vista del possesso di questa fondamentale mente innata non esiste differenza tra uomini e donne. Di conseguenza, non v’è differenza neppure per quanto riguarda il conseguimento dello stato risultante. Dunque dalla prospettiva definitiva del buddhismo, ossia quella del Supremo yoga tantra, non v’è alcuna differenza tra i sessi.