3 Insegnamenti di S. S. Dalai Lama Londra 1988

3 Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Londra 1988

Bodhicharyavatara (Guida allo stile di vita del Bodhisattva)

http://www.sangye.it/altro/?cat=15

di Shantideva

Sua Santità il Dalai Lama

UN MODO D’INTENDERE E DI VIVERE L’ALTRUISMO

I diversi insegnamenti del Buddha delineano tutti vari metodi di disciplina e trasformazione della mente. Storicamente, tuttavia, una classificazione tradizionale di certe pratiche, e la letteratura specificamente ad esse connessa, si svilupparono in Tibet e presero nome di lojong, che significa addestramento mentale o trasformazione del pensiero. Tali pratiche e la letteratura relativa vengono così definite perché‚ mirano ad attuare una radicale trasformazione del nostro modo di pensare e, attraverso di essa, del nostro modo di vivere. Una delle principali caratteristiche della pratica del lojong è la straordinaria importanza conferita al superamento del nostro attaccamento a una solida identità dell’ego, e degli atteggiamenti autogratificanti che derivano da tale percezione errata del sé. La tendenza autogratificante ci impedisce di sviluppare una autentica empatia nei confronti degli altri e limita la nostra prospettiva agli angusti confini dei nostri interessi egocentrici. In sostanza con la trasformazione del pensiero cerchiamo di trasformare la nostra normale visione egocentrica della vita in una visione più altruistica che, al livello minimo, considera il benessere degli altri altrettanto importante del nostro e, idealmente, lo reputa molto più importante. – … Il Bodhicharyavatara (Guida allo stile di vita del Bodhisattva) <!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } A:link { so-language: zxx } –>

http://www.sangye.it/altro/?p=470

di Shantideva è la fonte primaria di quasi tutta la letteratura che rientra in questa categoria. Ho ricevuto la trasmissione orale di questo testo dal precedente Kunu Lama Rimpoce. Io stesso cerco di applicare questa pratica il più possibile, e di trasmetterla ad altri ogni qualvolta se ne presenti l’occasione.

Sua Santità il Dalai Lama

VANTAGGI DELL’ALTRUISMO

In questi tre giorni, nell’ambito della nostra discussione sul pensiero e la pratica del buddhismo, vorrei sviluppare con voi alcuni punti essenziali della pratica dell’altruismo come viene spiegata nei capitoli 6 e 8 di quel testo, che trattano rispettivamente della tolleranza o pazienza e della meditazione. Innanzi tutto, parlerò dei vantaggi dell’altruismo e del buon cuore. Il buon cuore è la vera fonte di ogni felicità, non solo in termini religiosi ma anche nella vita quotidiana. In quanto esseri umani, siamo animali straordinariamente sociali. Data questa nostra natura, siamo in grado di sopravvivere solo mediante la cooperazione, l’aiuto e la gentilezza dei nostri simili. Questo fatto ci sarà più chiaro se riflettiamo sulla struttura di fondo della nostra esistenza. Per non limitarci alla pura e semplice sopravvivenza abbiamo bisogno di un rifugio, di cibo, compagni, amici, stima altrui, risorse e cosi via; tutte queste cose non vengono solo da noi, ma dipendono tutte dagli altri. Immaginiamo che una persona viva sola in un luogo remoto e disabitato. Per quanto possa essere forte, in buona salute, colta, questa persona non potrà mai trascorrere un’esistenza felice e appagante. Se vive nel cuore della foresta africana, per esempio, ed è l’unico essere umano tra tanti animali, a seconda della sua intelligenza e astuzia potrà, al massimo, diventare re della giungla. Ma potrà avere degli amici? Acquistare fama? E per quanto robusto e in buona salute, potrà diventare un eroe, se questo è ciò che desidera? Mi sembra che la risposta a tutte queste domande sia invariabilmente “no”, perché‚ tutte queste situazioni possono verificarsi solo in rapporto ad altri esseri umani nostri simili. Anche da una prospettiva totalmente egoistica – desiderare unicamente la propria felicità, il proprio comodo, la propria soddisfazione nella vita, senza considerazione alcuna per il benessere altrui o il benessere delle nostre possibili vite future – resto convinto che l’appagamento delle nostre aspirazioni dipende dagli altri. Questo è un fatto indiscutibile. Perfino il compiere azioni malvagie dipende dall’esistenza degli altri. Per ingannare, ad esempio, bisogna che ci sia qualcuno che è oggetto dell’inganno. Tutti i fatti e gli avvenimenti della vita sono cosi intimamente connessi al destino altrui che una persona da sola non può neppure cominciare ad agire. Molte normali attività umane non possono neppure essere concepite indipendentemente dall’esistenza di altre persone. E grazie all’esistenza degli altri che possiamo guadagnare denaro, se questo è ciò che desideriamo nella vita. Ugualmente, solo facendo affidamento sull’esistenza degli altri i media possono gettare discredito su qualcuno o farlo diventare famoso. Una persona che viva in solitudine non può da sè‚ creare fama o discredito, per quanto urli a pieni polmoni: al massimo riuscirà a produrre un’eco della propria voce. In quanto esseri umani abbiamo la naturale tendenza ad apprezzare l’affetto e la cooperazione altrui.

Sua Santità il Dalai Lama

LO STATO MENTALE DELLA MADRE INFLUENZA IL BAMBINO NON ANCORA NATO

Ho imparato dagli scienziati che ho avuto occasione di conoscere, soprattutto quelli che operano nell’ambito della neurobiologia, che vi sono forti motivi scientifici per ritenere che fin dalla gravidanza lo stato mentale della madre abbia grande influenza sul benessere fisico e mentale del bambino non ancora nato. Pare sia di vitale importanza che la madre mantenga uno stato mentale calmo e rilassato. Dopo il parto, le primissime settimane di vita sono il periodo più importante per il sano sviluppo del bambino. In quel periodo, mi dicono, uno dei fattori principali che possono assicurare una rapida e sana crescita del cervello del bambino è il costante contatto fisico con la madre. Se, durante questo periodo critico, il bimbo viene abbandonato e non gode di cure assidue, anche se le conseguenze sul suo benessere mentale non sono immediatamente visibili, possono verificarsi danni fisici che diventeranno evidenti in seguito. Quando chi gli sta attorno assume un atteggiamento disponibile e affettuoso, sorride, lo guarda con espressione amorevole e tenera, il bimbo spontaneamente si sente felice e protetto. Se invece qualcuno cerca di fargli del male, il bambino è preso dalla paura e questo avrà conseguenze dannose sul suo sviluppo.

Sua Santità il Dalai Lama

COSI COMINCIA LA NOSTRA VITA.

Quando si è giovani, sani e forti, a volte si ha l’impressione di essere del tutto indipendenti e di non aver bisogno di nessuno. Ma questa è un’illusione. Anche nell’epoca della piena giovinezza, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno di amici, non è vero? Ciò è tanto più vero quando si diventa vecchi. Prendete il mio caso, per esempio. Il Dalai Lama, che ha ormai passato i cinquant’anni da un pezzo, comincia a mostrare segni della vecchiaia incipiente. Noto che i capelli bianchi compaiono sempre più numerosi sul mio capo, comincio ad avere problemi alle ginocchia quando mi alzo e mi siedo. Invecchiando, dobbiamo fare sempre maggiore affidamento sull’aiuto degli altri: questa è la natura della nostra vita di esseri umani.

Nell’esistenza umana, compagni e amici sono molto importanti per la nostra felicità e soddisfazione. Perciò assume grande rilevanza la questione di come sviluppare buone amicizie e buoni rapporti con i propri simili. A livello superficiale, gli amici si possono “comprare”; ma in verità costoro sono amici del denaro e della ricchezza. Fintanto che ne avrete, vi staranno attorno, ma non appena la vostra fortuna comincerà a scemare, saranno fin troppo felici di dirvi addio. Se ciò avviene, di questi cosiddetti amici non sentirete più parlare Scompariranno chissà dove; andranno a cercare qualcuno che ha più denaro. E chiaro che il momento in cui si ha maggiore bisogno di un amico è quando si vive un’esperienza difficile. Perciò, chi scompare in quel momento non è un vero amico. Il vero amico è colui che resta nostro amico, nostro sostegno, quando attraversiamo un periodo problematico della vita.

Sua Santità il Dalai Lama

COME SI STRINGONO LE AMICIZIE?

Torniamo ora alla domanda: come si stringono le amicizie? Certo non con l’odio e l’ostilità. E impossibile farsi degli amici prendendo a pugni la gente e litigando. La vera amicizia può nascere solo da una cooperazione fondata sull’onestà e sulla sincerità, e questo significa avere mente aperta e cuore pieno di calore umano. Tutto ciò, mi pare, è ovvio se osserviamo le nostre interazioni quotidiane con gli altri. Il clima di apertura e di cooperazione sta diventando sempre più necessario anche a livello mondiale. Oggi, per quanto riguarda l’ambito dell’economia, non esistono più confini familiari e neppure nazionali. Da un paese all’altro, da un continente all’altro, il mondo intero è tutto inestricabilmente interconnesso.

Sua Santità il Dalai Lama

OGNUNO DIPENDE IN LARGA MISURA DAGLI ALTRI.

Per sviluppare la propria economia, ogni paese è costretto a prendere seriamente in considerazione anche le condizioni economiche di altri paesi. In effetti, il progresso economico di altri paesi porterà alla fine un progresso economico anche nel nostro paese. Alla luce di questi aspetti del mondo moderno, abbiamo bisogno di una totale rivoluzione del nostro modo di pensare e delle nostre abitudini. Diventa ogni giorno più evidente che un sistema economico valido dev’essere fondato su un vero senso di responsabilità universale. In altre parole, abbiamo bisogno di un reale impegno sul fronte dei principi di fratellanza e sorellanza universali. Fin qui tutti d’accordo, non è vero? Questo non è solo un ideale di santità, morale o religioso. E la realtà della nostra esperienza umana. Se vi soffermate a riflettere più a fondo, vedrete che un maggior grado di compassione e di altruismo è necessario ovunque. Possiamo comprendere questo punto fondamentale se consideriamo la situazione mondiale attuale, sia in ambiti quali l’economia o l’assistenza sanitaria, sia dal punto di vista delle condizioni politiche e militari di tutto il pianeta. Oltre a una quantità di crisi sociali e politiche, il mondo si trova ad affrontare anche una serie crescente di calamità naturali. Nel corso degli anni abbiamo assistito a un radicale mutamento delle tendenze climatiche globali che ha portato gravi conseguenze in varie parti del mondo: piogge troppo abbondanti in certi paesi hanno causato gravi inondazioni, precipitazioni troppo scarse in altri hanno portato siccità devastanti. Fortunatamente, l’attenzione all’ecologia e all’ambiente è oggi in rapido aumento ovunque. Stiamo cominciando a renderci conto che la questione della protezione dell’ambiente è in ultima analisi la questione della nostra stessa sopravvivenza su questo pianeta. In quanto esseri umani, dobbiamo anche rispettare gli altri membri della famiglia umana, nostri compagni: i vicini, gli arnici e cosi via.

Sua Santità il Dalai Lama

COMPASSIONE, AMOREVOLE GENTILEZZA, ALTRUISMO, SENSO DI FRATELLANZA E SORELLANZA: QUESTE SONO LE CHIAVI DELLO SVILUPPO UMANO, NON SOLO NEL FUTURO MA ANCHE NEL PRESENTE.

In breve, possiamo definire compassione e amore come pensieri e sentimenti positivi che danno origine a cose essenziali nella vita, quali la speranza, il coraggio, la determinazione, la forza interiore. Il successo o il fallimento dell’umanità nel futuro dipendono in primo luogo dalla volontà e dalla determinazione della generazione attuale. Se non utilizziamo le nostre facoltà di volontà e di intelligenza umana, nessun altro può garantire il nostro futuro e quello della prossima generazione. Questo è un fatto indiscutibile. Non possiamo dare tutta la colpa ai politici o a coloro che sono considerati diretti responsabili delle varie situazioni; anche noi dobbiamo assumerci parte della responsabilità. L’individuo comincia a prendere una certa iniziativa solo quando accetta una responsabilità personale. Gridare e lamentarsi non è sufficiente. Un vero mutamento deve avvenire innanzi tutto all’interno dell’individuo; solo allora una persona potrà tentare di dare un contributo rilevante all’umanità.

Sua Santità il Dalai Lama

L’ALTRUISMO NON È UNICAMENTE UN IDEALE RELIGIOSO; È UN REQUISITO INDISPENSABILE ALL’UMANITÀ NEL SUO INSIEME.

E tutto chiaro fin qui? Avete dei dubbi al riguardo? Bisogna ora chiedersi se sia o non sia possibile accrescere la compassione e l’altruismo. In altre parole, esiste un sistema per potenziare queste qualità della mente e porre un freno all’ira, all’odio, alla gelosia? La risposta è Si!. Un sì senza esitazioni. Anche se al momento non siete d’accordo con me, non escludete la possibilità di questo sviluppo. Facciamo qualche esperimento insieme; forse troveremo qualche risposta. Nella mia limitata esperienza, sono convinto che, attraverso un addestramento costante, si può arrivare a modificare la propria mente: in altre parole, è possibile potenziare i nostri atteggiamenti, pensieri, modi di vedere positivi e ridurne le controparti negative. Una delle ragioni principali per cui questo è possibile è che il verificarsi anche di un solo evento mentale dipende da molteplici fattori; quando questi fattori vengono modificati, anche la mente si trasforma. Questa è una semplice verità sulla natura della mente. Vi spiegherò ora alcuni altri vantaggi dell’altruismo e del buon cuore che forse a tutta prima non appaiono così evidenti. Come ho già detto, dal punto di vista dei veicoli degli esseri umani e degli esseri divini, lo scopo o obiettivo ultimo dell’esistenza è ottenere una rinascita positiva nella prossima vita, obiettivo che si può conseguire solo astenendosi da azioni che recano danno ad altri. Ecco dunque che altruismo e buon cuore sono fondamentali anche nel contesto di questo obiettivo. Inoltre, i vari caratteri e aspetti della vita umana che consideriamo desiderabili, quali longevità, buona salute, felicità e così via dipendono tutti dalla gentilezza e dal buon cuore. Queste sono qualità di fondo della natura umana. E chiaro altresì che perché‚ il bodhisattva possa esercitare con successo la pratica delle sei perfezioni – generosità, disciplina etica, tolleranza, gioioso sforzo, concentrazione e saggezza – sono estremamente importanti cooperazione e gentilezza verso gli esseri senzienti suoi simili. Scopriamo cosi che gentilezza e buon cuore costituiscono il fondamento del nostro successo nella vita, del nostro progresso nella via spirituale e dell’esaudimento della nostra aspirazione ultima, il raggiungimento della piena illuminazione. Gentilezza e buon cuore, dunque, sono importanti non solo all’inizio, ma anche a metà e alla fine. La loro necessità e il loro valore non sono limitati a un tempo, un luogo, una società o una cultura specifici.

Sua Santità il Dalai Lama

SFORZO COSTANTE E CONSAPEVOLE

Poiché compassione e buon cuore vengono sviluppati attraverso uno sforzo costante e consapevole, è importante identificare innanzi tutto le condizioni favorevoli all’insorgere di tali qualità in noi, come pure le circostanze avverse che ci impediscono di coltivare questi stati mentali positivi. E dunque importante condurre una vita di costante consapevolezza e vigilanza mentale. La nostra padronanza di queste facoltà dovrebbe essere tale che, al configurarsi di una situazione nuova, dovremmo saper riconoscere immediatamente se le circostanze sono favorevoli o avverse allo sviluppo della compassione e del buon cuore. Se ci dedicheremo in questo modo alla pratica della compassione, gradualmente, riusciremo a ridurre gli effetti delle forze negative e a moltiplicare le condizioni che favoriscono lo sviluppo di quelle due qualità. Il più grande ostacolo alla pratica della compassione e del buon cuore è l’egoismo: l’atteggiamento che tende al benessere e al vantaggio proprio, ignorando spesso il benessere degli altri. L’atteggiamento egocentrico è il fondamento della maggior parte dei nostri stati mentali ordinari, come pure dei vari stati di esistenza nel samsara e dunque è la radice di tutte le afflizioni mentali. Perciò, il primo compito di chi pratica la compassione e il buon cuore è arrivare a comprendere la natura distruttiva delle afflizioni mentali, e come esse naturalmente conducano a conseguenze indesiderabili. Per aiutarci a considerare la natura distruttiva delle afflizioni mentali e la indesiderabilità dei loro effetti, citerò un passo del Bodhicharyavatara. Nel quarto capitolo, intitolato “Coscienziosità”, Shantideva spiega che i nostri veri nemici sono le afflizioni come l’odio, l’ira, l’attaccamento, la gelosia, che risiedono all’interno della nostra mente. Come possiamo vedere dai versi che seguono, Shantideva afferma che questi nemici non hanno un corpo fisico, con gambe e braccia, nè stringono armi in pugno; al contrario, essi risiedono dentro la nostra mente e ci tormentano dall’interno. Ci controllano dall’interno e ci tengono in schiavitù. Normalmente, però, noi non ci rendiamo conto che queste afflizioni mentali sono i nostri nemici, e perciò non le affrontiamo e non cerchiamo mai di combatterle. E poiché non le contrastiamo mai, esse dimorano tranquillamente dentro di noi e continuano a farci tutto il male che vogliono. Nemici come l’odio e l’avidità non hanno braccia nè‚ gambe, non sono coraggiosi nè‚ saggi; perché dunque mi hanno fatto schiavo? Poiché mentre dimorano dentro la mia mente, a loro piacere possono farmi male; eppure io pazientemente senza ira li sopporto. Ma in questo caso aver pazienza è improprio e disonorevole.

Sua Santità il Dalai Lama

PENSIERI E SENSAZIONI NEGATIVI SONO SPESSO INGANNEVOLI E SI PRENDONO GIOCO DI NOI.

Il desiderio, per esempio, ci sembra un amico fidato, una cosa stupenda e a noi cara Similmente, l’ira e l’odio ci appaiono come nostri protettori, come affidabili guardie del corpo. A volte, quando qualcuno sta per farvi del male, l’ira insorge come a proteggervi e vi dà una sorta di forza. Anche se siete fisicamente più deboli del vostro assalitore, l’ira vi fa sentire forti, vi dà una falsa sensazione di potenza e di energia, il cui effetto, in questo caso, è che magari finite per prenderle. Siccome l’ira e le altre passioni negative ci appaiono sotto ingannevoli spoglie, non le contrastiamo mai con fermezza. Pensieri e sentimenti negativi ci ingannano in tanti altri modi. Per comprendere pienamente l’inganno dobbiamo prima raggiungere uno stato mentale di calma solo allora cominceremo a vedere la natura ingannevole dei pensieri e sentimenti negativi. Se guardiamo alla storia umana, possiamo constatare che i1 buon cuore è sempre stato la chiave di quelle che il mondo considera le grandi conquiste dell’umanità: per esempio, nel campo dei diritti civili, dell’impegno sociale della libertà politica, della religione e così via.

Sua Santità il Dalai Lama

SERVIZIO ALL’UMANITÀ

Motivazioni e intendimenti genuinamente benefici non appartengono solo all’ambito della religione; possono essere sviluppati da chiunque abbia sinceramente a cuore gli altri, la propria comunità, i poveri e i bisognosi. In breve, essi sorgono da un profondo interesse e una reale sollecitudine per il bene della comunità nel senso più ampio, cioè per il bene degli altri. Le azioni compiute con questo tipo di atteggiamento e di motivazione passeranno alla storia come positive e benefiche, come un servizio all’umanità. Ancora oggi, quando leggiamo di imprese di questo genere nella storia, sebbene gli avvenimenti appartengano al passato e siano per noi solo memorie, ce ne rallegriamo e ne traiamo conforto. Con profondo senso di ammirazione ricordiamo che quella o quell’altra persona hanno compiuto grandi e nobili opere. Anche nella nostra attuale generazione vi sono esempi di tale grandezza. Ma la nostra storia è piena anche di esempi di individui che hanno commesso e commettono le azioni più distruttive e malvagie: gente che uccide e tortura, che causa patimenti e incalcolabili sofferenze a un gran numero di propri simili. Tali incidenti della storia umana possono essere interpretati come un riflesso del lato più oscuro di un’eredità a tutti comune. Essi avvengono solo dove vi siano odio e ira, gelosia e irrefrenabile avidità. La storia del mondo è il resoconto degli effetti dei pensieri positivi e dei pensieri negativi degli esseri umani. Questo penso sia molto chiaro. Riflettendo sugli avvenimenti del passato, possiamo capire che se vogliamo un futuro migliore e più felice, questo è il momento di esaminare la mentalità della generazione attuale e riflettere sul modo di vita che essa potrà creare nel futuro. Non si potrà mai sottolineare abbastanza il dilagante potere degli atteggiamenti negativi.

Sua Santità il Dalai Lama

ANCH’IO M’ARRABBIO

Nonostante sia un monaco e in teoria un praticante del Bodhicaryavatara, anch’io a volte mi irrito e mi arrabbio e, di conseguenza, maltratto gli altri a parole. Poi, pochi minuti dopo, quando l’ira si è quietata, me ne vergogno; ma le parole cattive sono state dette e davvero non vi è modo di ritirarle. Anche se le parole in quanto tali sono state pronunciate e il suono della voce ha cessato di esistere, il loro effetto continua. Dunque, l’unica cosa che posso fare è chiedere scusa alla persona a cui le ho rivolte, non è così? Ma nel frattempo ci si sente timidi e imbarazzati. Questo esempio mostra come anche un piccolo momento di rabbia e di irritazione provochi una grande quantità di disagio e di disturbo a colui che lo sperimenta, per non dire del danno causato alla persona che di quell’ira è oggetto In verità, questi stati mentali negativi ottenebrano la nostra intelligenza e la nostra capacità di giudizio e, in questo modo, ci causano un grande danno. Una delle migliori qualità umane è l’intelligenza, che ci consente di giudicare ciò che è salutare e ciò che è nocivo, ciò che è benefico e ciò che è dannoso.

Sua Santità il Dalai Lama

IL NOSTRO VERO NEMICO NON È ALL’ESTERNO

I pensieri negativi come la rabbia e il forte attaccamento, distruggono queste specifica qualità umana; ciò è davvero molto triste. Quando la collera e l’attaccamento dominano la mente, la persona è come impazzita e io so per certo che nessuno desidera essere pazzo. Sotto la loro influenza commettiamo ogni sorta di azioni – che spesso hanno conseguenze distruttive e di lunga portata. La persona posseduta da tali stati mentali ed emotivi è come un cieco che non vede dove va. Eppure, benché ci conducano sull’orlo dell’insania, non ci preoccupiamo di combatterli. Al contrario, spesso li vezzeggiamo e li coltiviamo! Così facendo, in effetti, ci diamo in pasto al loro potere distruttivo. Se riflettete su questi punti, potrete rendervi conto che il nostro vero nemico non si trova all’esterno.

Permettetemi un altro esempio. Quando la mente è addestrata all’autodisciplina, anche se forze ostili vi circondano, difficilmente esse potranno turbare la vostra pace mentale. Ma la pace e la calma interiori possono essere facilmente turbate dai pensieri e dalle emozioni negative che albergano dentro di voi. Dunque, ripeto, il vero nemico non è esteriore ma interiore. Di solito definiamo nemico una persona, un agente esterno, che crediamo faccia del male a noi o a qualcuno che amiamo. Ma tale nemico è relativo e impermanente. In questo momento quella persona si comporta forse da nemico; tra un attimo magari diventerà il nostro migliore amico. Questa è una verità che tutti abbiamo sperimentato nella vita. Ma pensieri ed emozioni negativi, il nemico interiore, restano tali per sempre. Sono il vostro nemico oggi, sono stati il vostro nemico nel passato e saranno il vostro nemico nel futuro, fintanto che dimoreranno nel vostro continuum mentale. Per questo motivo, Shantideva dice che pensieri ed emozioni negativi sono il vero nemico e che questo nemico si trova all’interno di noi.

Sua Santità il Dalai Lama

IL NEMICO INTERIORE È ESTREMAMENTE PERICOLOSO.

Il potenziale di distruzione di un nemico esterno è limitato, se paragonato a quello del nemico interiore. Inoltre, contro il nemico esteriore si possono spesso creare difese fisiche. Nel passato, per esempio, benché avessero risorse materiali e capacità tecnologiche limitate, gli uomini si difendevano costruendo fortezze e castelli con molte torri e cerchie di mura. Nell’era nucleare fortezze e castelli sono obsoleti. In un’epoca in cui ogni paese è un potenziale obiettivo delle armi nucleari degli altri, gli uomini continueranno a sviluppare sistemi di difesa sempre più sofisticati. Un tipico esempio di questi sistemi di difesa moderni è il piano strategico avviato dagli Stati Uniti, generalmente noto come Star Wars, guerre stellari. Alla base della sua progettazione è l’antica convinzione che, alla fine, riusciremo a creare un sistema che fornisca una protezione “definitiva”. Non so se sarà mai possibile creare un sistema di difesa capace di garantire protezione universale contro tutte le forze esterne di distruzione. Ma una cosa è certa: finché i nemici interiori vengono lasciati indisturbati e non vengono bloccati, la minaccia dell’annientamento fisico incomberà sempre su di noi. In effetti, il potere distruttivo di un nemico esterno deriva dal potere di quelle forze interiori. Il nemico interiore è il pulsante che scatena il potere distruttivo del nemico esterno. C’È UN UNICO SISTEMA EFFICACE PER DEBELLARE IL NEMICO INTERIORE: OTTENERE LA PROFONDA VISIONE INTUITIVA E LA CHIARA REALIZZAZIONE DELLA NATURA DELLA MENTE.

Dico sempre a tutti che la mente è un fenomeno molto complesso. Secondo la filosofia buddhista, vi sono molti tipi di mente, o coscienza. Nella ricerca scientifica analizziamo la materia in termini di particelle che ne costituiscono l’esistenza. Attuiamo il potenziale delle varie composizioni molecolari e chimiche e delle varie strutture atomiche che hanno un valore benefico, mentre trascuriamo, o in certi casi deliberatamente eliminiamo, quelle che mancano di proprietà utili. Questo approccio discriminatorio ha indubbiamente portato risultati interessanti. Se si dedicasse altrettanta attenzione all’analisi dell’universo interiore, cioè alla sfera dell’esperienza e dei fenomeni mentali, scopriremmo che vi sono innumerevoli stati mentali, diversi quanto a modo di percezione, oggetto, grado di intensità di rapporto con il loro oggetto, caratteristiche fenomenologiche e così via Certi aspetti della mente sono utili e benefici e perciò dovremmo individuarli e accrescerne le potenzialità. Ma, come fanno gli scienziati, se ad un attento esame scopriamo che certi stati mentali sono nocivi perché ci causano sofferenza e problemi, dovremmo comprendere il senso di questa scoperta e cercare il modo di eliminarli. Questo è davvero un progetto per cui vale la pena impegnarsi. In effetti, questa dovrebbe essere la massima preoccupazione nella vostra pratica del Dharma. E un po’ come aprire la propria scatola cranica per condurre esperimenti su quelle minuscole cellule, allo scopo di definire quali cellule ci recano gioia e quali ci causano disturbo. Shantideva ci avverte che, fintanto che questi nemici interiori restano indisturbati dentro di noi, il pericolo è grande. Shantideva continua dicendo che quand’anche tutto il mondo insorga contro di voi come nemico e vi faccia del male, se la vostra mente resta calma e sotto controllo, nulla potrà turbare la vostra pace. …

Sua Santità il Dalai Lama

RICONOSCERE IL NEMICO INTERIORE

Tuttavia, anche una sola negatività che sorga nella vostra mente ha il potere di turbare quella pace e quell’equilibrio interiori. Se anche tutti gli dei e i semidei si sollevassero contro di me come nemici, non potrebbero né condurmi né gettarmi nelle ruggenti fiamme del più profondo inferno. Ma il potente nemico, le idee che mi turbano, in un attimo possono gettarmi (tra quelle fiamme) all’interno delle quali neppure le ceneri del re delle montagne rimarranno intatte. Shantideva afferma inoltre che una differenza fondamentale tra il nemico esterno e le afflizioni mentali è questa: se con il nemico esterno ci comportiamo amichevolmente e con atteggiamento comprensivo, forse riusciamo a trasformarlo in amico; nei confronti delle afflizioni, invece, non si può agire nello stesso modo. Più ci avviciniamo ad esse allo scopo di rendercele amiche, più diventano dannose e pericolose. Se cordialmente rendo onore e mi affido (agli altri), essi mi porteranno vantaggio e felicità; ma se mi affido a queste idee perturbatrici, in futuro esse mi porteranno solo infelicità e male.

Come ho detto, addestrando la mente e sviluppando una disciplina interiore potrete modificare il vostro modo di vedere, e dunque anche il vostro comportamento. Prendete il mio caso, per esempio. I tibetani che vengono dalla regione di Amdo sono considerati individui dal carattere irascibile. Perciò, in Tibet, quando una persona perde le staffe, la gente spesso lo considera un segno del fatto che quella persona viene dall’Amdo! Anch’io sono nato in quella regione. Tuttavia, se confronto il mio carattere oggi con il mio modo di essere tra i quindici e i vent’anni, vedo un notevole mutamento. Oggi raramente mi sento irritato e se ciò accade l’irritazione non dura a lungo. E un grande vantaggio: ora sono sempre di buon umore! Penso che questo sia il risultato della pratica e dell’addestramento cui mi sono sottoposto. Nel corso della mia vita, ho perduto il mio paese e mi sono ritrovato a dipendere interamente dalla bontà altrui. Ho perso anche mia madre, e la maggior parte dei miei tutori e guru sono morti, anche se ora ho alcuni nuovi guru. Certo, queste sono vicende tragiche e quando ci penso mi sento triste. Tuttavia non sono sopraffatto dalla tristezza. Spariscono i volti vecchi e familiari, visi nuovi appaiono, ma io mantengo tuttora la mia felicità e pace interiore. La capacità di affrontare tutto ciò che accade avendo una più ampia prospettiva mi sembra uno dei prodigi della natura umana. Finché rimanete sotto il dominio delle afflizioni mentali e degli stati di ignoranza ad esse sottesi non avete nessuna possibilità di raggiungere una autentica e durevole felicità. Questo mi sembra un fatto naturale. Se questa verità vi disturba profondamente, dovreste reagire ricercando uno stato di completa liberazione da quelle afflizioni – cioè lo stato del nirvana. In particolare, per i monaci e le monache, la vita dovrebbe essere tutta tesa al raggiungimento del nirvana, la vera liberazione. Se dunque avete la possibilità di dedicarvi completamente alla pratica del Dharma, dovreste perfezionare nella vostra vita i metodi spirituali che portano al conseguimento di questo stato di libertà. Se, come nel mio caso, non avete abbastanza tempo, tutto si fa più difficile, non è vero? So che un fattore che mi impedisce di dedicarmi interamente a una vita di totale impegno è la pigrizia. Sono un Dalai Lama piuttosto pigro, il pigro Tenzin Gyatso! Proprio cosi! Ma, anche se non possiamo condurre una vita unicamente dedicata alla pratica del Dharma, è molto utile riflettere su questi insegnamenti il più possibile, e sforzarsi di considerare transitorie tutte le circostanze avverse e gli elementi di disturbo.

COME INCRESPATURE SULL’ACQUA, I PROBLEMI APPAIONO E PRESTO SCOMPAIONO.

Fintanto che la nostra vita è soggetta al karma, essa è caratterizzata da interminabili cicli di problemi che sorgono e poi svaniscono. Un problema appare e passa e subito ne giunge uno nuovo. Essi vanno e vengono, in un continuum senza fine. Tuttavia, il continuum della nostra coscienza – per esempio, la coscienza di Tenzin Gyatso – è senza inizio. Anche se il suo stato è quello di un fluire costante, un processo dinamico, sempre in mutamento, la natura di fondo della coscienza non muta mai. Tale è la natura della nostra esistenza condizionata, e la comprensione di questa verità mi rende facile mettermi in rapporto con la realtà. Questo modo di vedere realistico mi aiuta a mantenere la pace e la calma interiori. Questo è il modo di pensare del bhiksu Tenzin Gyatso. Per esperienza diretta so che la mente può essere addestrata, e che con l’addestramento possiamo apportare un profondo mutamento all’interno di noi stessi. Tutto ciò lo so per certo. Vi è almeno un aspetto nel quale il nemico interiore, nonostante la sua dilagante influenza e il suo potenziale distruttivo, è più debole del nemico esterno. Nel Bodhicharyavatara Shantideva spiega che per vincere i nemici ordinari ci servono forza fisica e armi. Bisogna magari spendere miliardi di dollari in armi per poterli contrastare.

MA PER COMBATTERE IL NEMICO INTERIORE, LE IDEE PERTURBATRICI, BISOGNA UNICAMENTE SVILUPPARE I FATTORI CHE FANNO SORGERE LA SAGGEZZA CHE REALIZZA LA NATURA ULTIMA DEI FENOMENI.

Non servono armi materiali né forza fisica. Questo è molto vero. Illusorie idee turbatrici! Quando [sarete] abbandonate dall’occhio della saggezza e scacciate dalla mia mente, dove andrete? Dove dimorerete per potermi ferire di nuovo? Ma, debole nella mente, mi sono ridotto a non fare alcun tentativo. Quando ricevevo l’insegnamento orale di questo testo dal precedente Kunu Lama Rimpoce, feci notare che il Bodhicharyavatara afferma che le afflizioni mentali sono umili e deboli, il che non è vero. Lui rispose subito che non c’è bisogno della bomba atomica per distruggerle! Questo è ciò che intende dire Shantideva in questi versi. Non avete bisogno di armi sofisticate per distruggere il nemico interiore. E necessario solo sviluppare una ferma determinazione a combatterlo, sviluppando saggezza: la realizzazione della vera natura della mente. E inoltre necessario comprendere a fondo sia la natura relativa dei pensieri e delle emozioni negativi, sia la natura assoluta di tutti i fenomeni. Nella terminologia tecnica buddhista, questa comprensione è detta vera profonda visione intuitiva della natura della vacuità. Shantideva afferma inoltre che il nemico interiore è più debole del nemico esterno anche in un altro senso. A differenza del nemico esterno, il nemico interiore, una volta distrutto dall’interno, non può riorganizzare le sue file e lanciare una controffensiva.

Sua Santità il Dalai Lama

VINCERE LA COLLERA E L’ODIO

Abbiamo parlato della natura ingannevole e distruttiva delle afflizioni mentali. L’odio e la collera sono i maggiori ostacoli per un praticante di bodhicitta. I bodhisattva non dovrebbero mai generare odio, anzi, dovrebbero sempre contrastarlo. A questo scopo è fondamentale la pratica della pazienza, o tolleranza. Shantideva inizia il capitolo 6 della sua opera, intitolato “Pazienza”, spiegando la gravità del male e del danno provocati da collera e odio: essi ci nuocciono nel presente e nel futuro e ci danneggiano anche in quanto distruggono i meriti che abbiamo accumulato in passato. Poiché colui che pratica la pazienza deve contrastare e superare quei sentimenti, Shantideva sottolinea quanto sia importante innanzitutto identificare i fattori che li fanno nascere.

LE CAUSE PRINCIPALI SONO INSODDISFAZIONE E INFELICITÀ.

Quando siamo infelici e insoddisfatti, facilmente ci sentiamo frustrati e questo porta a sentimenti di odio e di collera. Shantideva spiega che è molto importante, per chi pratica la pazienza, impedire l’insorgere di infelicità nella mente – cosa che facilmente avviene quando sentiamo minacciati noi stessi o coloro che amiamo, quando la sfortuna ci colpisce o quando altri ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi. In queste situazioni i sentimenti di insoddisfazione e infelicità sono il combustibile che alimenta l’odio e la collera. Perciò, fin dall’inizio, è importante impedire che simili circostanze turbino la nostra pace mentale. Shantideva insiste sulla necessità di combattere e sradicare i primi sintomi dell’odio con ogni mezzo possibile, giacché‚ la sua unica funzione è quella di fare del male a noi stessi e agli altri. E un consiglio di grande profondità. Avendo trovato il suo combustibile di insoddisfazione nell’impedimento di ciò che desidero, e nell’accadimento di ciò che non voglio, l’odio cresce e poi mi distrugge. Mantenere l’equilibrio e la serenità interiori anche di fronte alle avversità è dunque un fattore essenziale, se vogliamo impedire l’insorgere dell’odio; ma come fare?

Shantideva dice che,

QUANDO CI TROVIAMO DI FRONTE A CIRCOSTANZE AVVERSE, IL SENTIRSI INFELICI NON AIUTA A SUPERARE LA SITUAZIONE INDESIDERABILE.

Non solo è inutile, ma, in verità, serve solo ad aggravare lo stato di ansia e a creare stati d’animo di disagio e di insoddisfazione. Si perde allora ogni tranquillità e serenità. Ansia e infelicità ci consumano sempre più e influiscono sul nostro sonno, sull’appetito e persino sulla salute. Di fatto, se il male iniziale ci era stato inflitto da un nemico, la nostra infelicità può addirittura divenire fonte di gioia per quella persona. E inutile, dunque, provare infelicità e insoddisfazione quando ci si trova in circostanze avverse, come è inutile prendersela con ciò che ci ha causato danno. Shantideva aggiunge ancora che, se il problema si può risolvere, non c’è alcun bisogno di preoccuparsi e di lasciarsi turbare troppo. Se, invece, non si può fare alcunché per risolvere la difficoltà, è inutile sentirsi infelici. Nell’un caso e nell’altro, abbandonarsi all’infelicità e alla frustrazione non è la reazione giusta. In termini generali, possiamo distinguere due tipi di odio e collera derivanti da infelicità e insoddisfazione. Nel primo caso qualcuno vi fa del male e di conseguenza vi sentite infelici e generate sensi di rancore. Nel secondo caso nessuno vi fa direttamente del male, ma l’infelicità nasce dal vedere il successo e la prosperità dei vostri nemici e il rancore sgorga di qui. Analogamente, esistono in termini generali due tipi di danno causato da altri a voi. Il primo è il danno fisico diretto, da altri inflittovi e da voi consapevolmente subito. Il secondo tipo è il danno causato alle vostre proprietà materiali, alla vostra reputazione, alle vostre amicizie e cosi via. Anche azioni di questo genere, benché‚ non dirette contro il vostro corpo, vi fanno del male. Facciamo un esempio: una persona vi colpisce con un bastone, voi sentite dolore e vi arrabbiate. Ma non vi irritate contro lo strumento del dolore, cioè contro il bastone, non è così? Qual è, esattamente, l’oggetto della vostra collera?

SE HA SENSO IRRITARSI CON CIÒ CHE HA SPINTO ALL’AZIONE DI COLPIRVI, ALLORA DOVRESTE IRRITARVI NON CON LA PERSONA, MA CON LE EMOZIONI NEGATIVE CHE L’HANNO COSTRETTA AD AGIRE.

Normalmente, però, non facciamo tale distinzione. Al contrario, consideriamo unica responsabile la persona, l’agente intermediario tra i sentimenti negativi e l’azione, e ce la prendiamo con lei, non con il bastone, non con le afflizioni mentali. Dovremmo inoltre renderci conto che, avendo noi un corpo fisico che prova dolore quando è colpito dal bastone, anche il corpo contribuisce in parte alla nostra esperienza di dolore.

A causa del nostro corpo e della sua natura, noi sentiamo dolore fisico anche quando non è presente nessuna causa esterna di dolore. E chiaro allora che l’esperienza del dolore o della sofferenza è il risultato di un’interazione tra il nostro corpo e vari fattori esterni.

Potete anche riflettere sul fatto che, se fare del male agli altri è la natura essenziale della persona che vi fa del male, irritarsi è del tutto inutile, giacché‚ n‚ voi, n‚ quella persona, potete fare alcunché‚ per mutare la sua natura essenziale. Se fare del male è davvero la sua natura, quella persona semplicemente non potrebbe agire altrimenti.

Come dice Shantideva: Se anche fosse nella natura degli infantili fare del male ad altri esseri sarebbe ugualmente sbagliato adirarsi con loro. Sarebbe come prendersela con il fuoco perché‚ ha la natura di bruciare.

D’altro canto, se fare del male non è la natura essenziale della persona, bensì il carattere malvagio è solo incidentale e legato a determinate circostanze, allora, di nuovo, non ha senso irritarsi con l’altro, giacché‚ il problema dipende tutto dalle condizioni e circostanze del momento. Per esempio, è possibile che l’altro abbia perso le staffe e abbia agito con cattiveria pur senza avere avuto realmente intenzione di farvi del male. Anche questa è una linea di pensiero su cui si può riflettere. Quando vi irritate con altri non perché‚ sono la causa di un danno fisico diretto, ma perché‚ ritenete che vi ostacolino nell’acquisizione di fama, posizione, beni materiali e cos via, dovreste ragionare in questi termini: perché‚ mai dovrei sentirmi particolarmente turbato o irritato da questo problema? Analizzate la natura di ciò che vi viene negato – fama o altro – ed esaminate con attenzione il bene che tali cose vi recano. Sono davvero tanto importanti? Scopriremo che no, non sono importanti. Dunque, perché‚ prendersela tanto con l’altro? Anche pensare in questo modo è utile.

Quando la vostra irritazione deriva dall’infelicità che provate al vedere il successo e la prosperità del vostro nemico, dovreste ricordare che il semplice fatto di essere pieni di odio, irritazione e infelicità non inciderà in alcun modo sulle proprietà materiali o sul successo di quella persona nella vita. Dunque, anche da questo punto di vista, l’irritazione è del tutto inutile. Oltre alla pratica della pazienza, coloro che trovano ispirazione nell’opera di Shantideva cercano anche di sviluppare bodhicitta – ossia l’aspirazione altruistica a raggiungere l’illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti – come pure la compassione e la trasformazione del pensiero. Se, nonostante la pratica, continuano a sentirsi infelici per il successo del loro nemico, sarà bene che riflettano sul fatto che tale atteggiamento è assai improprio per colui che pratica bodhicitta. Se l’atteggiamento negativo persiste, invece di pensare: “Io sono un praticante di bodhicitta; sono una persona che vive secondo i precetti della trasformazione della mente, non è altro che una serie di parole prive di significato”. Il vero praticante di bodhicitta, all’opposto, dovrebbe rallegrarsi che l’altro sia riuscito a raggiungere qualcosa per proprio conto, senza il suo aiuto. Anziché‚ essere infelici e pieni di odio, dovremmo rallegrarci del successo altrui.

Sua Santità il Dalai Lama

METTERE ALLA PROVA LA NOSTRA PRATICA DELLA PAZIENZA

Se riflettiamo a livello ancora più profondo, scopriremo che quando gli altri ci fanno del male, possiamo addirittura provare gratitudine nei loro confronti. Situazioni del genere, infatti, ci forniscono la rara occasione di mettere alla prova la nostra pratica della pazienza. E non solo, ma di porre in effetto anche gli altri ideali del bodhisattva. In queste situazioni abbiamo dunque la possibilità di accumulare merito e ricevere i benefici che ne derivano. Il nostro povero nemico, invece, a causa dell’azione negativa del fare del male a qualcuno per collera o odio, dovrà alla fine affrontare le conseguenze delle sue azioni. E quasi come se colui o colei che fa il male si sacrificasse per il nostro vantaggio. Poiché‚ il merito accumulato dalla pratica della pazienza è stato possibile solo grazie all’occasione fornitaci dal nemico, a rigore dovremmo dedicare i nostri meriti a beneficio di quel nemico. Questo è il motivo per cui il Bodhicharyavatara parla della gentilezza del nemico.

I VERI SENTIERI CHE CONDUCONO ALLA VERA ESTINZIONE DELLA SOFFERENZA

Tuttavia, pur riconoscendo la gentilezza del nemico, potremmo pensare che egli non aveva alcuna intenzione di praticarla nei nostri confronti, e che perciò non siamo tenuti a rammentarla. Ma se per rispettare e aver caro qualcosa deve esserci consapevole intenzione da parte dell’oggetto, allora questo ragionamento si deve ugualmente applicare anche ad altre cose. Per esempio, non hanno, da parte loro, alcuna consapevole intenzione benefica. Tuttavia, noi li rispettiamo e li teniamo in grande considerazione. Perché‚? Perché‚ da essi deriviamo beneficio. Se il beneficio che otteniamo giustifica la nostra reverenza e il nostro rispetto per queste due Nobili Verità, nonostante che da parte loro non vi sia alcuna consapevole intenzione di giovarci, la stessa logica dovrebbe essere applicata anche al nemico. Potrà tuttavia sembrarvi che vi sia una differenza fondamentale tra il nemico e queste due Verità: la vera estinzione della sofferenza e il vero sentiero. A differenza delle due Verità, il nemico mostra una consapevole volontà di farci del male. Ma questa differenza non è una ragione valida per non rispettarlo. Anzi, caso mai è un motivo in più per provare rispetto e gratitudine nei suoi confronti. E infatti proprio questo aspetto che lo rende assolutamente speciale. Se il semplice infliggere un dolore fisico bastasse a far di qualcuno il nostro nemico, dovremmo considerare tale anche il medico, le cui cure spesso ci provocano dolore. Ora, in quanto veri praticanti della compassione e di bodhicitta, dobbiamo sviluppare la pazienza. E per praticare sinceramente e sviluppare la pazienza, abbiamo bisogno di un nemico che volontariamente ci faccia del male. I nostri nemici, dunque, ci offrono vere occasioni di praticare queste virtù. Essi mettono alla prova la nostra forza interiore come neppure il nostro guru può fare. Nemmeno il Buddha possiede un simile potenziale. Il nemico, dunque, è l’unico che ci offre questa occasione d’oro. Eccoci dunque giunti a una conclusione notevole! Facendo nostre queste linee di pensiero e sfruttando tali argomentazioni, arriveremo a sviluppare una sorta di straordinario rispetto nei confronti dei nostri nemici. Questo è il messaggio fondamentale del capitolo 6 dell’opera di Shantideva.

QUANDO RIUSCIAMO A GENERARE AUTENTICO RISPETTO NEI CONFRONTI DEL NEMICO, SIAMO IN GRADO ANCHE DI RIMUOVERE SENZA DIFFICOLTÀ LA MAGGIOR PARTE DEI GRANDI OSTACOLI CHE CI IMPEDISCONO DI SVILUPPARE INFINITO ALTRUISMO.

Santideva osserva nel Bodhicharyavatara che, come i Buddha contribuiscono grandemente al nostro conseguimento dell’onniscienza, uguale contributo proviene dagli esseri senzienti. Si può conseguire l’onniscienza solo facendo affidamento su entrambi i fattori: la gentilezza degli esseri senzienti e la gentilezza dei Buddha. Chi di noi si dichiara seguace di Buddha Sakyamuni e onora e rispetta gli ideali del bodhisattva, non può, dice Shantideva, nutrire rancore od odio nei confronti del nemico, quando tutti i Buddha e i bodhisattva si prendono a cuore tutti gli esseri senzienti. Certamente anche i nostri nemici appartengono all’ambito degli esseri senzienti. Se nutriamo rancore nei confronti di coloro che i Buddha e i bodhisattva hanno cari, contraddiciamo gli ideali e l’esperienza proprio di quegli esseri che cerchiamo di imitare. Anche nella vita comune, quanto maggiori sono il rispetto e l’affetto che nutriamo nei confronti delle persone, tanto più grande è la considerazione in cui le teniamo. Temendo di poterle offendere, cerchiamo di evitare di agire in un modo che esse possano disapprovare e cerchiamo di tenere in considerazione il modo di pensare dei nostri amici, i loro principi e cos via. Ma se ci comportiamo cos con i nostri amici, in quanto praticanti degli ideali del bodhisattva dovremmo mostrare altrettanta, se non maggiore, considerazione per i Buddha e i bodhisattva, cercando di non nutrire rancore e sentimenti d’odio verso i nostri nemici.

Sua Santità il Dalai Lama

VINCERE LA COLLERA E L’ODIO

Shantideva conclude il capitolo sulla pazienza spiegando i vantaggi della pratica di questa virtù. In breve, la pratica della pazienza non solo vi porterà al conseguimento di uno stato di onniscienza in futuro, ma vi fornirà alcuni benefici pratici anche nella vita di tutti i giorni. Riuscirete infatti a mantenere la pace della mente e vivere gioiosamente. Quando si pratica la pazienza per vincere l’odio e l’ira, è importante impugnare l’arma dello sforzo gioioso. Bisogna diventare abili nel coltivare lo sforzo gioioso. Come nella vita di tutti i giorni, quando intraprendiamo un’azione, per esempio combattere, dobbiamo badare a distruggere il più possibile il nemico, al tempo stesso proteggendo noi stessi dal male che il nemico può farci, così – spiega Shantideva – quando intraprendiamo la pratica dello sforzo gioioso, è importante raggiungere il più alto livello di successo, al tempo stesso badando che questa azione non danneggi od ostacoli le nostre altre pratiche.

Sua Santità il Dalai Lama

SCAMBIARE SE STESSI CON GLI ALTRI

Il capitolo del Bodhicaryavatara che tratta della meditazione spiega la “meditazione vera e propria” per coltivare il bodhicitta, cioè l’aspirazione all’ottenimento dell’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri viventi. Shantideva fonda le sue istruzioni sull’opera Ratnavali (Preziosa Ghirlanda) di Nagarjuna. Perciò, le tecniche per coltivare questa aspirazione altruistica vengono illustrate secondo il metodo di equiparare se stessi agli altri e mettersi al loro posto.

Equiparare se stessi agli altri significa far proprio e comprendere a fondo questo atteggiamento: “Proprio come io desidero la felicità e voglio evitare la sofferenza, lo stesso vale per tutti gli altri esseri viventi, che sono infiniti come lo spazio; anch’essi desiderano la felicità e vogliono evitare la sofferenza”. Shantideva spiega che, come ci impegniamo a nostro beneficio per ottenere la felicità e proteggerci dalla sofferenza, ugualmente dovremmo impegnarci a beneficio degli altri, per aiutarli a conseguire la felicità e la libertà dalla sofferenza. Shantideva osserva che, sebbene il nostro corpo sia composto di parti diverse, la testa, gli arti etc., per quanto riguarda la necessità di proteggerle, tra le varie parti non v’è differenza alcuna, giacché‚ tutte appartengono ugualmente allo stesso corpo. Allo stesso modo, tutti gli esseri senzienti hanno questa tendenza naturale, il desiderio di conseguire la felicità ed essere liberi dalla sofferenza, e per quanto riguarda tale tendenza naturale non v’è tra loro differenza alcuna. Perciò non dovremmo discriminare tra noi e gli altri quando ci impegniamo per ottenere la felicità e vincere la sofferenza. Dobbiamo riflettere sulla nostra abitudine a vedere una distinzione e una separazione tra noi e gli altri e sforzarci seriamente di superarla. Abbiamo visto che per quanto riguarda il desiderio di ottenere la felicità e di evitare la sofferenza non v’è tra noi e gli altri alcuna differenza. Lo stesso vale anche per il nostro diritto naturale di essere felici: come noi abbiamo il diritto di godere la felicità e la libertà dalla sofferenza, lo stesso diritto naturale hanno tutti gli altri esseri viventi. Dove sta allora la differenza?

LA DIFFERENZA STA NEL NUMERO DI ESSERI SENZIENTI COINVOLTI.

Quando parliamo del nostro benessere, parliamo del benessere di un solo individuo, mentre il benessere degli altri comprende il benessere di un numero infinito di esseri. Da questo punto di vista, è facile capire che il benessere degli altri è molto più importante del nostro. Se il nostro benessere e quello degli altri fossero del tutto scollegati e indipendenti l’uno dall’altro, potremmo giustificare la nostra indifferenza nei confronti del benessere altrui. Ma le cose non stanno così. Io sono sempre legato agli altri e in larga misura da loro dipendente: sia nella vita ordinaria, sia quando percorro il sentiero, sia ancora dopo aver conseguito lo stato da esso risultante. Se riflettiamo secondo queste linee di pensiero, l’importanza di impegnarsi per il benessere altrui si manifesterà in modo spontaneo. Bisogna anche considerare quest’altro punto: mantenendo un atteggiamento egoista e egocentrico nonostante la validità dègli argomenti visti fin qui è ugualmente possibile conseguire la felicità e realizzare i propri desideri? Se cos fosse, sarebbe ragionevole insistere nelle nostre abitudini egoistiche e egocentriche. Ma le cose non stanno così. La natura della nostra esistenza è tale che la nostra sopravvivenza dipende dalla cooperazione e dalla gentilezza altrui.

CIASCUNO DI NOI PUÒ CONSTATARE CHE, QUANTO PIÙ CI PRENDIAMO A CUORE IL BENESSERE DEGLI ALTRI E C’IMPEGNIAMO A LORO BENEFICIO, TANTO MAGGIORE SARÀ IL BENE CHE CE NE VIENE. POTETE VERIFICARLO VOI STESSI.

D’altro canto, più siete egoisti ed egocentrici, più diventate soli e infelici. Anche questo è un fatto che potete osservare da voi. Dunque, se volete seriamente impegnarvi a vostro beneficio e per il vostro benessere, conviene, come consiglia il Bodhicaryavatara, che prendiate in considerazione il benessere degli altri e lo riteniate più importante del vostro. Meditando su questi punti, riuscirete certamente a rafforzare sempre più l’atteggiamento che vi spinge a prendervi a cuore il benessere altrui. Aggiungiamo ancora che possiamo integrare la nostra pratica di bodhicitta meditando sui vari costituenti della saggezza. Per esempio, possiamo riflettere sulla natura di Buddha: il potenziale per realizzare la buddhità che risiede all’interno di noi e di tutti gli esseri senzienti. Possiamo riflettere anche sulla natura assoluta, di vacuità, dei fenomeni, utilizzando il ragionamento logico per accertare la natura della realtà. Possiamo riflettere sul fatto che l’estinzione della sofferenza è possibile perché‚ l’ignoranza, che ne è la causa principale, è di natura avventizia e, dunque, può essere separata dalla natura essenziale della mente.

SE RIFLETTETE E MEDITATE SUI FATTORI DELLA SAGGEZZA, E VI IMPEGNATE NELLA PRATICA DELLA COMPASSIONE E DELL’ALTRUISMO MEDIANTE UNO SFORZO CONSAPEVOLE PER UN LUNGO PERIODO DI TEMPO, VEDRETE AVVENIRE UNA VERA TRASFORMAZIONE NELLA VOSTRA MENTE.

Questo è il motivo per cui, nel Bodhicharyavatara, alla trattazione della pratica di bodhicitta segue immediatamente il capitolo sulla saggezza. A differenza dei capitoli precedenti, il capitolo sulla saggezza è difficile e complesso. Non dubito che Shantideva, il quale era dotato di grande compassione e possedeva il dono ammirevole di esprimere le sue idee in modo semplice e conciso, avrebbe fatto lo stesso anche qui, se fosse stato possibile. Ma nel capitolo sulla saggezza questo non è avvenuto. Per comprendere tale capitolo in modo soddisfacente sono dunque necessari un maggiore sforzo e un più deciso impegno da parte nostra. Dobbiamo faticare di più, è l’unico modo.

DOMANDA: Trovo che in Occidente vi sia una grande spinta a fare di più e ad andare di fretta. Questo causa tensione e impazienza. Poiché‚ Sua Santità ha detto che è meglio che gli occidentali non lascino l’Occidente, quali metodi o tecniche specifiche raccomanda per combattere tensioni e impazienza?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: E difficile a dirsi. Dipende molto dall’atteggiamento mentale del singolo individuo. Anche se esteriormente siete presi da mille cose e sempre di corsa, se potete mantenere la quiete interiore, questo può essere di giovamento. Esaminando la vostra esperienza personale potrete trovare il miglior antidoto.

DOMANDA: Sua Santità, dato che la politica è il sistema che più incide sulla famiglia, non è essenziale che coloro che veramente si impegnano nel sentiero del bodhisattva si occupino attivamente di politica o, quanto meno, si educhino obiettivamente in tal senso?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: Un bodhisattva, uomo o donna, è colui che coltiva l’aspirazione a raggiungere la completa illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri viventi, e che ha fatto voto di impegnarsi nelle attività più consone alla realizzazione dell’obiettivo di lavorare per gli altri. Ciò può comprendere anche il campo della politica. Se un bodhisattva ritiene, con qualche certezza, che partecipando attivamente alla vita politica potrà portare un grande mutamento all’interno della sua comunità o della società, egli o ella dovrebbe senza dubbio dedicarvisi.

DOMANDA: Sua Santità ieri ha parlato della condotta che dovremmo tenere con il nostro nemico. Che cosa dicono le scritture buddhiste dei malati di mente?

SUA SANTITA il DALAI LAMA: Le scritture buddhiste dicono di essere più che mai gentili e compassionevoli verso queste persone. Uno dei più importanti ideali della pratica del bodhisattva è quello della massima compassione nei confronti di coloro che più hanno bisogno di aiuto, come appunto le persone che soffrono di infermità fisiche o mentali.