Insegnamenti di S.S. il Dalai Lama a Leh 23 agosto 2009

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Choklamsar Leh, Ladak, JK, India 23 agosto 2009, secondo giorno.

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e della Dr.ssa Alessandra Cominetti nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama:

Iniziamo con la spiegazione del significato dei versi della presa del rifugio e della Bodhicitta, i versi che abbiamo appena recitato.

Ricordiamoci che quando recitiamo, alla fine del sutra del cuore, TAYATA GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SO HA (così è: è andato, andato, andato oltre, completamente oltre, e ha ottenuto l’illuminazione stabilmente). Consideriamo quindi gli insegnamenti come saggezza incontaminata finalizzata a raggiungere l’illuminazione.

Gli insegnamenti del Buddha sono come nettare, di cui si possono distinguere 3 tipi:

  • come la medicina che cura le malattie;

  • insegnamenti della saggezza incontaminata;

  • insegnamenti sull’immortalità.

Buddha Shakyamuni insegnò la legge di causalità, per cui anche se si è ammalati occorre rendersi conto che è la malattia è un risultato del nostro karma: in questo modo accetteremo il nostro stato di malattia. Inoltre ci applicheremo in questo modo per non deteriorare la nostra mente e per conseguire la pace mentale, altrimenti sprofonderemo nella sofferenza.

Solo comprendendo la sofferenza genereremo la determinazione di uscire dal samsara per conseguire il nirvana ottenendo la buddhità per beneficiare tutti gli esseri. Come diceva Shantideva dedichiamoci alla liberazione degli altri ed allo studio degli insegnamenti del Buddha. La rabbia, la gelosia, l’invidia, l’odio sono emozioni negative che divorano il nostro sistema immunitario. Se saremo capaci di non cadere in queste trappole il nostro sistema immunitario, al contrario si fortificherà. Questi sono i recenti risultati di ricerche scientifiche condotte con metodi rigorosi pubblicate su qualificate interviste internazionali. Gli insegnamenti costituiscono il nettare incontaminato della saggezza se riusciamo a comprendere la mancanza del sé intrinseco. Così costituiscono il risveglio ultimo.

Essenziale non solo come dicevamo nel Buddhismo ma in tutte le attività e concezioni filosofiche l’amore e la compassione sono fondamentali. L’amore e la compassione vanno al di là della propria religione, non hanno nulla a che vedere con la religione ma sono un fatto insito nella persona: così come l’amore e la compassione della mamma verso i propri figli. E se sarete gentili e compassionevoli, anche gli animali vi saranno più vicini e vi sentirete in armonia con la natura. E questa non è religione ma è gioia e felicità, armonia con le cose. Fin dall’inizio della nostra esistenza la nostra mamma ci ha comunicato compassione.

La compassione e l’amore sono essenziali e vanno al di là di essere credenti o meno. Gli umani sono animali sociali, fatti per essere più uniti, come società e non come individui. Per essere più forti abbiamo bisogno dell’amore e della compassione, di generare empatia per gli altri. La società deve vivere tutta unita sulla base dell’amore e la compassione. Ogni singolo individuo, per poter vivere, deve dipendere dagli altri, la natura del vivere steso è il vivere inseme, ed il vivere insieme deve essere improntato sull’amore e la compassione. Viceversa, se la madre non si prenda cura del proprio bimbo questo muore.

I valori della pace e della compassione non si possono comprare. Sia che si creda nel karma o meno, questi si possono sviluppare partendo da una consapevolezza, da una crescita interiore perché la compassione è essenziale nella società come nella famiglia, e costituiscono la radice dei valori della società.

Il nostro è il cammino verso la felicità e non mera sopportazione di sofferenze. Dobbiamo sentirci in amicizia con gli altri, altrimenti finiremo per trovarci soli, come chi vive nelle grandi città.

Il nostro karma ci conduce ad avere un’interazione negativa con gli altri, intesi sia come esseri umani sia come animali, che uccidiamo per procuraci le pelle, per coprirci. Per ricavare la seta uccidiamo migliaia e migliaia, anzi milioni di bachi da seta. Abbiamo bisogno degli altri per trovare un rifugio, perciò dobbiamo dipendere da coloro che costruiscono le case. Per vivere con gli alti è necessario essere cortesi e coretti. Dato che è necessario dipendere dagli alti altrimenti rimarremo soli. Saranno gli altri che ingigantiranno la nostra fama e quindi noi ne saremo contenti. Saranno infatti gli altri ad essere gli autori della nostra fama. Ed è dagli alti che dipende la nostra ricchezza, i nostri soldi. Anche nelle Jataka, o storie sulla vita del Buddha, c’è un racconto sulla ricchezza dove si sottolinea che il nostro guadagno dipende dagli altri. La saggezza, l’amore per gli alti è un modo di vita ragionevole. Altrimenti, se noi saremo irragionevoli, cadremo nella delusione e saremo tagliati fuori dalla società. Cadremo nelle afflizioni, nella depressione. Vi ricordo ancora il verso di Shantideva: “Se non possiamo scambiare noi stessi con gli altri, se non potremo scambiare la nostra felicità con gli altri, non solo non raggiungeremo il nirvana, la Budhità, ma troveremo sconforto già adesso nel samsara”. Gli altri sono la fonte della nostra felicità.

L’amore per gli alti è un comportamento importante, altrimenti cadiamo nella depressione. Dobbiamo arrivare a scambiare se stessi con gli altri. L’amore e la compassione non sono affatto dei comportamento religiosi, sono una pratica della società comune. Se vogliamo essere persone di successo, molte persone vedono positivamente l’attaccamento, il desiderio ed anche una certa aggressività, ma vediamo che questi non sono valori. Non ci conducono al successo della pace mentale, anzi sono emozioni disturbanti che portano alla depressione, mentre l’amore e la compassione sono una soluzione. È sbagliato considerarli valori prerogativa di una religione. Certi attaccamenti come il desiderio e l’odio è sbagliato pensare che in qualche modo sino necessari. Una società basata sull’amore e la compassione come valori civili p una società più forte al suo interno che sa reagire tutti insieme.

Coltivare amore e compassione, non è un fattore religioso, non è una pratica religiosa, se vogliamo ottenere la felicità, dobbiamo coltivarla nel senso più ampio. Dobbiamo coltivarle in un significato più ampio che va al di là delle simpatie delle amicizie ed anche dai fattori biologici. Il figlio non potrebbe sopravvivere se non esistesse la madre. Quindi noi dipendiamo dagli altri sulla base dell’amore e la compassione. Questo è un tipo di amore e compassione condizionato dal desiderio ed attaccamento tipico della mamma. Fa parte delle legge della natura del rapporto tra madre e figlio. Ovviamente c’è un tipo di attaccamento verso le persone vicine fra cui si restaura attaccamento perché troviamo qualcosa di interessante.

Qui invece parliamo di amore e compassione per tutti gli esseri senzienti se tutti gli esseri vogliono evitare uscire dalla sofferenza, dobbiamo augurare loro di essere liberi dalla sofferenza, soprattutto verso i nemici, dobbiamo nutrire un amore universale non influenzato da dei fattori di attaccamento che comunque nel caso della mamma sono utili, ci troviamo comunque in una sfera d’amore condizionato. Se voglio che gli esseri non soffrano, allora tutti non devono soffrire e quindi devono operare una scelta incondizionata. Una scelta di espansione globale, di amore universale per tutti gli esseri. Quest’amore e compassione universale non contaminati dall’attaccamento, indipendenti da fattori biologici ma originati da una scelta che espande amore per tutti gli esseri senzienti in modo incondizionato, li dobbiamo riversare anche sui nostri nemici.

Sia Aryadeva nei suoi “Quattrocento versi” che Nagarjuna nel suo trattato sulla “saggezza fondamentale” spiegavano che la realizzazione della vacuità corrisponde alla liberazione dalle concezioni errate, rendendoci capaci di distinguere le emozioni negative da quelle positive, distinguendo l’emozione negativa, la rabbia e l’attaccamento, dalla persona che ne è afflitta. Da qui nasce la necessità di superare le emozioni negative: gli esseri senzienti sono esortati a liberarsi da questi difetti, a liberarsi da queste costrizioni negative che ci condizionano grandemente. Dobbiamo quindi utilizzare questi metodi per vincere gli errori, non gli esseri. Aryadeva spiegava che la virtù della pazienza equivale all’atteggiamento del medico che non combatte certo la persona, ma bensì la malattia. In questo senso, occorre saper distinguere tra l’azione (da combattere) e l’attore (da curare con compassione). Dobbiamo sempre aver chiaro che è lo sbaglio che va corretto, mentre verso la persona che sbaglia dovremo essere mossi da amore e compassione. Questo tipo di motivazione non va mai persa di vista e, in talune circostanze, può essere espressa anche con forza e decisione, persino in modo irato, ma sempre con una profonda motivazione di compassione. Anche se m’oppongo fermamente alle azioni di altre persone, anche se per bloccare influenze negative utilizzerò dei mezzi irati, sarò sempre mosso da un senso di profonda compassione. Perché non era mia intenzione creare sofferenza, colpendo gli altri, ma bloccare l’azione negativa.

Riconoscendo lo sbaglio, non solo vedo l’errore commesso, ma prometto di non ricadervi in futuro. Riconosco inoltre che gli altri rappresentano le mie azioni pure in termini di compassione. Se gli altri non esistessero, non potrei sforzarmi d’esercitare la compassione.

Per agire effettivamente in base a sincere motivazioni di compassione, incamminandoci così sulla strada della felicità, occorre saper innanzitutto analizzare le nostre azioni mentali. L’esercizio della compassione implica l’intervento dei fattori dell’intelligenza del metodo e della saggezza del Bodhisattva. Ricordiamoci quanto detto all’inizio di questa sessione, il senso del mantra che recitiamo alla fine del sutra del cuore: TAYATA GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SO HA (così è: è andato, andato, andato oltre, completamente oltre, e ha ottenuto l’illuminazione stabilmente). Il che è realizzabile attraverso la via della compassione e della Bodicitta, del calmo dimorare e della speciale visione interiore, della perfezione della saggezza dello sforzo entusiastico simile a quello d’un guerriero, dedicando noi stessi per tre interminabili eoni, come dice Shantideva nel suo Bodhisattvacharyavatara, alla liberazione degli altri esseri senza mai arrenderci, anzi, incrementando sempre più i nostri sforzi a catena ed espandendoli nel tempo e d’intensità, continuando le nostre pratiche anche nel sonno. Proprio perché la perfezione della saggezza è decisamente difficile da conseguire, essa rappresenta lo scopo ultimo da realizzare nel tempo tramite l’applicazione entusiastica che s’espande, s’incrementa vieppiù, a costo di sacrificare anche noi stessi, lungo il cammino della grande felicità. Proprio perché non possiamo sopportare di rinascere inconsapevolmente ancora nel Samsara, generiamo tutta la nostra compassione verso l’infinito numero di esseri che giacciono nell’illusione della legge di causa effetto da cui si genera sofferenza.

I nostri sforzi volti a beneficiare indistintamente tutti gli esseri senzienti, rappresenteranno la raccolta ininterrotta per anni ed anni delle virtù e saranno sostenuti dall’espansione dei quattro poteri opponenti:

  • la forza della fede;

  • la stabilità;

  • la gioia;

  • l’abbandono delle concezioni errate.

La gioia è simile alla sensazione d’un guerriero consapevole di distruggere i propri nemici: le emozioni affliggenti. Per realizzare questi obiettivi dovremo avvalerci della coltivazione della concentrazione e del calmo dimorare, riuscendo a rimanere concentrati su di un punto senza venir minimamente distratti e percependo simultaneamente la realtà convenzionale con quella ultima. La speciale visione interiore ci conduce ad investigare la realtà al fine di ritrovarne il suo aspetto effettivo: la realtà vera che esprime la mancanza del sé dei fenomeni. A riguardo, non dobbiamo sforzarci per conseguire il calmo dimorare ma dobbiamo giungerci coltivano la flessibilità della mente. Nello yoga del Tantra supremo, si parla di sviluppo simultaneo del calmo dimorare con la speciale visione interiore in un processo di affinazione della mente che perviene a livelli sempre più sottili proprio perché è capace di evitare di cadere in distrazioni nei successivi livelli di concentrazione. Nella tradizione Sakya si parla d’unione di Chiara Luce con la consapevolezza che porta alla liberazione dal Samsara fino al conseguimento del nirvana.

Per realizzare questa pratica occorrono amici di Dharma che ci evitino le distrazioni. La pratica del calmo dimorare in mancanza di condizioni favorevoli si presenta particolarmente difficile. Occorre allenare la mente all’analisi, rendendola scevra da ostacoli artificiosi, vincendo le emozioni negative, meditando sulla natura repulsiva delle cose ogniqualvolta cadremo in preda al desiderio, esprimendo invece compassione ed amore quando dovessimo avvertire sentimenti d’ira ed odio, addentrandoci nella visione profonda della natura dell’interdipendenza quando sorge l’ignoranza, visualizzando la scomposizione della persona in infiniti elementi allorquando subentrasse l’orgoglio. Alla base non dimentichiamo che si colloca la meditazione sul calmo dimorare unita alla vacuità. Nella meditazione sulla speciale visione interiore si prende in considerazione l’impermanenza dei fenomeni convenzionali e della trasformazione della realtà delle cose. Nel tantra si percorre il sentiero dell’auto realizzazione dello stato di auto divinità. Nel processo del calmo dimorare la mente si focalizza sulla mente stessa in modo non concettuale, mantenendosi nella sua natura di consapevolezza luminosa, stato puro di mahamudra. Nella tzo cen, si sviluppa il processo di conoscenza della realtà attraverso lo sviluppo del calmo dimorare. Così pure nel tantra di Chakrasamvara. A proposito Chandrakirti asserì che la mente equivale al riflesso di tutto il mondo interiore ed esteriore, il quale è relazionato e deriva dal karma. La natura basilare del karma fa sì che tutto è creato dalla mente, che ne è la fonte: su questo punto sono concordi tutte le scuole compreso lo tzo cen, secondo le quali allo stato di mahamudra si perviene attraverso shamata. In questo processo è importante focalizzarsi sul processo di concentrazione univoca utilizzando nei momenti di distrazione gli antidoti adeguati: per la dimenticanza si utilizzi la memoria e la consapevolezza delle istruzioni ricevute, per l’eccitazione e per il torpore si utilizzi l’introspezione. Tutti questi difetti ci impediscono di vedere i nostri errori insieme all’attaccamento ed al desiderio. Il torpore non solo è mancanza di chiarezza dell’oggetto su cui si è focalizzati ma rappresenta un momento di confusione che può portare all’ira ed alla rabbia, mentre l’eccitazione si combatte concentrandosi su elevati stadi di esistenza ed osservando se la nostra mente è distratta da oggetti piacevoli. Comunque è necessario focalizzare la nostra mente applicando gli antidoti dell’introspezione e della consapevolezza. Qualora dovessimo sviluppare eccitazione, uno stato di mente disturbata e non chiara, è preferibile tornare indietro con la propria mente nel processo meditativo allo stato mentale in cui è sorto il disturbo dell’equilibrio mentale. Lo stato mentale privo di distrazione con la mente focalizzata sull’oggetto non utilizza il potere degli antidoti, perché non servirebbe e sarebbe eccessivo. E’ importante assumere la postura del loto di Vairochana con la lingua che tocca il palato, gli occhi socchiusi, la schiena dritta, il capo leggermente reclinato.. Questa postura favorisce la meditazione sul calmo dimorare, il bilanciamento dei venti interiori, in un atteggiamento non troppo rilassato e non troppo attaccato all’oggetto. Evitando di cadere in stati mentali disturbati dai sensi ad esempio ascoltando suoni piacevoli o spiacevoli. Nel Tantra realizziamo la trasformazione del sentiero mondano in uno celestiale. Quando le circostanze ci sono favorevoli dimostriamo il nostro vero colore. Esistono situazioni che favoriscono lo svilupparsi di emozioni negative. Lama Tsong Khapa asserisce che occorre comprendere correttamente le attitudini di ciascuno di noi per favorire correttamente lo sviluppo interiore. A questo riguardo è importante meditare e studiare il Dharma: riflettere, praticare e meditare. Non soltanto conoscere, praticare e meditare sul sentiero ma sperimentarne effettivamente la realtà. La saggezza comprende la realizzazione della natura ultima delle cose e si distingue in convenzionale ed ultima. La prima si ferma all’apparenza della realtà mentre la seconda comprende la vera realtà dei fenomeni. Esiste un’incompatibilità tra apparenza e realtà ultima delle cose. La realtà convenzionale cambia ogni momento, mentre la realtà ultima è uguale da migliaia e migliaia di anni. Perciò occorre impegnarsi a conoscere ed impegnarsi ad investigare il vero significato della realtà dei fenomeni.