Insegnamenti di S.S. il Dalai Lama a Leh 24 agosto 2009

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Choklamsar Leh, Ladak, JK, India 24 agosto 2009, terzo giorno

Appunti, traduzione dall’inglese ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e della Dr.ssa Alessandra Cominetti nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama:

Come è illustrato nell’Abysamayalamkara di Maitreya, si riconoscono diversi corpi del Buddha: nirmanakaya, sambhogakaya, dharmakaya e svabhavikakaya. Questo insegnamento è cominciato 2500 anni fa da un essere che possedeva tutti questi 4 kaya. Buddha Shakyamuni si manifestò nella forma del nirmanakaya, espressione del sambhogakaya che a sua volta appare dal dharmakaya. Per cui Buddha nella forma del sambhogakya è circondata dai Buddha e Bodhisattva dei 10 livelli, in questa forma beneficia tutti gli esseri senzienti. Il nirmanakaya è un espressione fisica del sistema hinayana, è il corpo che deriva dal conseguimento della liberazione individuale.

Shakyamuni era dapprima un essere senziente ordinario, solo attraverso il suo impegno è diventato un essere illuminato. Quando ottenne l’illuminazione entrò nel paranirvana nel momento della morte. Il sistema dei 4 corpi del Buddha dipende dalle fede dei discepoli, infatti è tramite essi che il Buddha può loro insegnare. Vi sono due possibilità: Shakyamuni può essere diventato Buddha nella sua stessavita, oppure può essersi manifestato nella forma del nirmanakaya, derivante dal sambogakaya. L’essenza di tutti questi 4 kaya è il svabhavikakaya.

Per i Teravada Buddha ha dovuto accumulare meriti per 3 incommensurabili eoni e attraverso un’incredibile numero di preghiere, aspirazioni ed azioni. Per i mahayana la teoria dei 4 kaya supera questa visione. Quindi è diventato Buddha e poteva servire gli esseri senzienti solo per un periodo limitato della sua vita.

L’anno scorso ho incontrato un professore dell’università che paragonò Buddha con la figura del Dalai Lama. “Voi state scrivendo la storia del Buddha paragonandolo alla mia storia”. Ho detto che assolutamente non è il caso, non vi è nessun motivo di questo paragone e servirebbe solo a sminuire le qualità del Buddha. Questo deriva da concezioni sbagliate, per cui c’è una completa differenza con la storia di persone ordinarie.

Se il Buddha fosse stato una persona ordinaria 2500 anni fa, non avrebbe potuto beneficiare così tante persone, quando il Buddha apparve nel mondo la teoria del sé era prevalente in quel momento in India. Per cui gli insegnamenti del Buddha affermanti la teoria del non sè, dell’unatman erano estremamente difficili da afferrare, questo concetto era completamente nuovo. Gli insegnamenti di Nagarjuna stesso cercarono di sradicare l’idea che gli insegnamenti del mahayana non fossero quelli del Buddha. Nel Madhyamakavatara sono appunto esposti questi concetti che affermano che gli insegnamenti mahayana sono del Buddha. Sarebbe sbagliato pensare che i versi della Prajnaparamita siano qualcosa di diverso dalle 4 Nobili Verità. Gli insegnamenti Mahayana non sono stati insegnati in modo così aperto. Bodhisattva come Manjusri e così via hanno trasmesso il significato dell’insegnamento mahayana. Troviamo questi tipi di insegnamenti fra le i dibattiti tra i discepoli del Buddha. Questi insegnamenti non potevano essere esposti in modo aperto ma solo in situazioni segrete, in quanto gli insegnamenti mahayana furono insegnati solo a persone dal karma puro. Alcuni asseriscono che alcuni insegnamenti tantrici non sono Buddhisti ma induisti. Per quanto riguarda il Tantra ci riportiamo ad Aryadeva. Alcune parti del Tantra possono essere in accordo con il sistema monastico, in quanto dal punto di vista della condotta viene praticata l’assenza del desiderio. Ci sono stati insegnamenti di Tantra dove il Buddha è apparso come monaco. Per quanto riguarda gli insegnamenti di aryatantra, il Buddha apparve nella forma di Chakraviti ed insegnò il mahanuttarayogatantra ai discepoli dal karma estremamente puro. Questo non dipende dal tempo e no ha a che vedere con la morte del Buddha, perché in molte occasioni il Buddha passò nella forma di signore del mandala.

Quando ho ricevuto insegnamenti Kargyu vi sono insegnanti che hanno avuto la visione di tutti i maestri del lignaggio.

Il 4° Dalai Lama che ha presentato questo testo ebbe visioni dirette delle 3 radici. Per cui gli insegnamenti del tantra, anche se sono cominciati 2500 anni fa, dopo che il Buddha lasciò il corpo, è possibile che vengano trasmessi anche adesso nel presente attraverso visioni dirette del Buddha, ricevendo anche adesso insegnamenti di Tantra direttamente dal Buddha. In tutte le tradizioni le trasmissioni sono avvenute da lama che hanno avuto visioni pure del mandala, da cui derivano i profondi lignaggi della visione. Questo tipo di esperienze possono essere considerate valide ed autentiche. Naturalmente è molto difficile stabilire se queste visioni siano effettivamente autentiche oppure illusioni, ma anche adesso ci sono molti maestri tibetani che hanno avuto la visione delle divinità del mandala. È molto difficile affermare che il Buddha non ha insegnato il tantrayana, naturalmente non è successo in pubblico ma è stata una cosa segreta. In india non sarebbe avvenuto in pubblico ma sarebbe stato un evento tenuto molto in segreto.

È molto difficile realizzare il nirvana. La cessazione è definita come l’ultima realtà, per comprendere la vera cessazione bisogna basarsi sulla realizzazione del Sutra della Perfezione della Saggezza. Per comprendere il vero sentiero bisogna affidarsi agli insegnamenti della terza ruota del Dharma.

Consideriamo i 5 aggregati, abbiamo il senso di un sè padrone di questi, vi sono insegnamenti in cui si afferma che esista un sé. Per cui se dovessimo fare una ricerca scritturale non potremo risolvere le contraddizioni all’interno degli insegnamenti stessi. Per cui dobbiamo dire che gli insegnamenti mahayana del Buddha sono basati sul ragionamento, attraverso il ragionamento dobbiamo interpretare l’apparente contraddizione o conflitti emergenti nei diversi insegnamenti. Attraverso gli insegnamenti mahayana potremo meglio comprendere gli insegnamenti delle 4 Nobili Verità: la nobile verità della cessazione e gli insegnamenti della terza ruota del dharma dove è possibile separare la mente dalle contaminazioni delle illusioni. Nel secondo capitolo della Pramanavartika di Dharmakirti, le 4 Nobili Verità sono infatti stabilite e realizzate attraverso il ragionamento. Tuttavia sarebbe molto difficile ottenere questo stato basandoci esclusivamente sugli insegnamenti hinayana. Tutto l’insegnamento di Buddha è basato sull’intelligenza ed il ragionamento. Come ho detto prima, Nagarjuna fu colui che ripristinò la verità degli insegnamenti mahayana come autentici, per cui egli è molto più vicino agli insegnamenti del Buddha che non gli storici del tempo presente. Chandrakirti cita nella Madyamakavatara ben 8000 versi di insegnamenti di Prajnaparamita del Buddha, per cui tutte queste citazioni sono di sutra mahayana. Il che non risulta soltanto dalle autorità della scrittura ma anche dalle capacità di ragionamento di questi grandi maestri. Attraverso l’investigazione si fa la distinzione fra insegnamenti definitivi e che hanno bisogno di interpretazione. Gli insegnamenti del terzo giro della ruota del Dharma, in cui si ritrovano anche gli insegnamenti di Maitreya, si dividono in interpretabili o definitivi. Nella Madyamakavatara si dice che anche il terzo giro dei sutra della ruota del Dharma sono interpretabili.

Studiando il Guyasamaja Tantra troverete la possibilità di ottenere i 4 kaya attraverso la pratica dello yoga tantra.

In alcuni insegnamenti il Buddha espone la vacuità in modo esplicito e mostra come la mente di Chiara Luce sia innata in ognuno di noi. Nel Tatagatagarba sutra viene dimostrato che la mente soggettiva è primordialmente chiara luce. Nagarjuna compose le sue opere con l’intento di spiegare il significato esplicito dei sutra di prajnapramita; nei suoi testi parla anche della soggettiva chiara luce della mente. Nagarjuna asserì che la mente contaminata che vaga nel samsara, una volta purificata, ottiene il nirvana ed il corpo risultante di verità: il dharmakaya. Purificando le afflizioni mentali arriveremo al punto in cui la mente è totalmente purificata, questo stato di purificazione viene chiamato nirvana. Nel momento in cui vengono purificate anche le oscurazioni all’onniscenza si perviene al nirvana non dimorante.

Mettendo le afflizioni mentali nel fuoco della saggezza queste scompaiono ma la saggezza rimane.

La saggezza di base rimane incontaminata come l’acqua che scorre sotterranea rimane incontaminata anche se in superficie vi è acqua contaminata. Quindi questo tipo di saggezza rimane incontaminata.

Nella madhyamakavatara viene detto che se purifichiamo la mente non vi è più karma.

Purificate le afflizioni mentali la mente restante entra in dharmakirti, si dice che una volta purificate le afflizioni mentali la mente cessi. Qui intendiamo che cessa la mente avventizia contaminata, infatti Nagarjuna asserisce che la mente di chiara luce non si esaurisce con l’esaurirsi delle contaminazioni. Per cui a livello grossolano la mente contaminata si estingue, mentre la mente di base, la mente di chiara luce del Buddha, continua.

Nel Manjusrisankiti si parla di 5 corpi fra cui la mente innata di chiara luce che continua, questa continuità c’è da tempo senza inizio. Per cui nimbonakaya e sambogakaya sorgono. Nel momento in cui sorge la buddhità vi è sorgere spontaneo di chiara luce. La chiara luce è un corpo naturale ed esiste da tempo senza inizio. Per cui questo viene chiamato il corpo naturale svabukakaya, non è lo stesso che viene nominato nei sutra. La mente sottile che accompagna la mente di chiara luce è chiamata sambogakaya.

Sulla base della mente di chiara luce è possibile conoscere qualsiasi cosa che esista, questa è la saggezza del dharmakaya.

Per cui sulla base della nostra mente sottile possiamo ottenere i vari corpi del Buddha, possiamo separare la mente dalle sue contaminazioni, per questo si dice che la mente ha la potenzialità di liberare se stessa. È possibile per noi ottenere questi corpi proprio perché c’è questa mente innata di chiara luce. Negli insegnamenti di Tzo Cen la mente di chiara luce è chiamata Buddha primordiale, perché non è mai stata contaminata in modo primordiale. Proprio perché questa mente innata è un Buddha primordiale, attraverso il sentiero, abbiamo la possibilità di diventare dei Buddha di nuovo. Quando otteniamo il risultato diventiamo liberi da queste afflizioni avventizie che coprono questa mente di Buddha innata in noi.

I tre kaya sono presenti spontaneamente e sono congiunti alla spontanea compassione. Quando prendiamo rifugio, possiamo pensare che lo facciamo sulla base di qualcosa che potenzialmente è già presente in noi.

Una volta una persona mi ha detto che le persone e le cose non esistono. Esistono sulla base del sentiero dell’accumulazione ma in realtà non esistono. Per cui dobbiamo costruire le nostre esperienze sulla realtà della vacuità.

Consideriamo i diversi tipi di sentieri, non è sufficiente una pura comprensione intellettuale, ma è necessario rendersi conto, attraverso l’esperienza, che è possibile ottenere esperienze più alte. Tutte queste devono comunque essere basate sulla saggezza che comprende la vacuità, il più alto ottenimento del Buddha. Non è possibile, senza la pratica del Dharma, pur possedendo questo stato primordiale, ottenere la mente pura di chiara luce.

Per ottenere la buddhita dobbiamo coltivare Bodhicitta e coltivare shamata, la calma dimorante. Per cui per ottenere la buddhità, oltre alla saggezza, abbiamo bisogno della compassione, della Bodhicitta e della calma dimorante. La comprensione della natura convenzionale delle cose (come le cose vengono identificate e come sorgono) costituisce la base del sentiero. Tutte le cose che ci appaiono sono la base per stabilire la realtà ultima. Sulla base della realtà convenzionale possiamo comprendere la vacuità.

Nonostante sia possibile percepire la causalità senza ragionamento è molto difficile percepire la vacuità che sta dietro a questa causalità senza di esso.


I fenomeni sorgono attraverso la dipendenza e sono originati in dipendenza da altri fenomeni, per questo diciamo che non esistono come indipendenti. Se i fenomeni fossero indipendenti non potremmo affermare che dipendono da altri fenomeni. Questo ragionamento porta ad asserire che non esistono in modo inerente. Attraverso questa analisi ci possiamo rendere conto che i fenomeni non esistono dalla loro parte, per loro propria natura.

Per cui è possibile percepire la realtà convenzionale ed il rapporto di causalità che origina i fenomeni senza l’ausilio del ragionamento, mentre per percepire la loro mancanza di esistenza inerente c’è bisogno dell’indagine.


Quando parliamo di natura dipendente dobbiamo anche renderci conto che non esiste una terza possibilità oltre a queste: o le cose esistono dipendentemente o indipendentemente. L’origine dipendente è stata spiegata molto bene da Nagarjuna, che dichiarò che questi insegnamenti sull’origine dipendente, sono il tesoro di tutti gli insegnamenti del Buddha. E’ il tesoro più importante dei Vittoriosi.

La trasmissione di queste parole è stata fatta da Shantarakshita che commentò tutti gli insegnamenti di Nagarjuna dandone ulteriori spiegazioni. Le cose originate dipendono dalle loro cause, visto che le cose dipendono da altre cose non esistono inerentemente ma sono designate ed etichettate sulla base della dipendenza. Meditando su questa concezione dell’origine dipendente potrà sorgere in noi un visione perfetta che può comprendere i fenomeni come esistono veramente. Comprendendo a fondo questi punti vedrete come il nirvana possa effettivamente essere raggiunto.

Il maestro Shantarakshita asserì che comprendendo l’origine interdipendente possiamo arrivare alla meta del bene supremo.

Comprendendo le due verità si incomincia a intraprendere il sentiero del Bodhisattva, ci si inoltra nel sentiero dell’accumulazione di meriti e di saggezza, questa sarà la causa per ottenere il corpo nirmanakaya della forma del Buddha. Questi due risultati rappresentano la meta di praticanti di motivazione superiore.

Questa vacuità è vuota di che cosa? Cosa neghiamo quando affermiamo l’assenza del sé?

Questi due sono punti focali da comprendere. Nei 400 versi di Aryadeva viene detto ciò che è indipendente non è dipendente, ciò che non ha indipendenza è vuoto di una propria esistenza. Ne discende che è vuoto di una realtà indipendente. E lo stesso vale per l’assenza del sé della persona e dei fenomeni. L’oggetto su cui si stabilisce la vacuità è il sé indipendente. Diciamo che non esiste il fenomeno dal punto di vista della sua realtà intrinseca. Per cui nello stabilire la vacuità della persona meditiamo sul fatto che la persona è designata sulla base degli aggregati. Per cui questa è la base su cui asseriamo l’assenza di un sé come esistente inerentemente. Per cui a livello sottile non c’è differenza tra assenza dei fenomeni e assenza del sé, in quanto entrambi sono basati su aggregati e designazioni.

Chandrakirti asserisce che la vacuità che viene stabilita nella madhyamika stabilisce la vacuità di altro. Per cui le cose non sono vuote di se stesse ma sono vuote del fatto che sono basate su loro stesse.

Se io dicessi i fenomeni sono vuoti di se stessi direi io non esisto, il Buddha non esiste, non è questo il punto. Ogni cosa è stabilita sul fatto che dipende da altri fattori, per cui è vuota di esistenza intrinseca ma non è vuota di se stessa.

Per cui nella pratica è questo il modo corretto di coltivare la visione dell’assenza del sé, la mancanza del sé dei fenomeni. Inizialmente dovrete comprendere l’assenza del sé che si basa sul ragionamento, come nell’esempio in cui di parla di come è composto un carro denominato sulla base delle sue parti.

Quando diciamo che non c’è un sé parliamo del sé o dell’io intrinseco, questo è l’oggetto di negazione su cui ci focalizziamo, l’oggetto che appare nella mente come se fosse io, ma in realtà è semplicemente imputato dalla mente come se fosse io.

Pensieri come io sono Buddhista, sono non buddhista, denotano una visione dalla parte della mente; sono vecchio, sono giovane dalla parte del corpo. Per questo l’io appare come se fosse la radice del corpo e della mente. Per cui questo è l’oggetto su cui meditiamo quando meditiamo sull’assenza del sé.

Dove si trova l’io nel corpo, dove si trova nella mente? Quando siamo nello stato di sogno provare a riflettere in questo modo dov’è l’io?

Per cui le persone che domani verranno all’insegnamento devono meditare in questo modo. Potete trovare questo io? Siete certi di trovarlo? Riflettete se questo io è nella mente, nel corpo nello stato di veglia o in quello del sonno.

Cominceremo le pratiche preliminari dell’iniziazione di Akshobya.

Akshobya ha la specialità di purificare le azioni negative. Io ho avuto questa iniziazione da un maestro Sakyapa. Oltre a questa iniziazione da lui ho ricevuto molti altri insegnamenti. Akshobya è una divinità speciale perché purifica le negatività, le contaminazioni delle azioni negative.