Padum 17 agosto 2009

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Padum, Zanskar agosto 2009 primo giorno

Appunti a cura di Alessandro Tenzin Villa, Luciano Villa ed Alessandra Cominetti.

Sua Santità il Dalai Lama

Sono contento di essere tornato in Zanskar. In questo giorno speciale cercheremo di dare insegnamenti di Dharma. Darò insegnamenti sul Dharma del Buddha. In ogni luogo dove vado sono tutti molto contenti di potermi vedere, tante persone sono molto contente di ascoltarmi e potermi salutare. Qualcuno potrebbe pensare che il Dalai Lama abbia un’influenza spirituale speciale, è tuttavia sbagliato pensare che ascoltare gli insegnamenti del Dalai Lama rappresenti un beneficio maggiore rispetto quelli di tutti gli altri grandi Lama, infatti è molto importante ascoltare anche gli insegnamenti dei lama dei villaggi. Qualsiasi persona che voglia ottenere la liberazione deve rendersi conto d’averla nelle proprie mani. Se pensate di ricevere la benedizione semplicemente toccandovi la vostra testa vi sbagliate. Non credo che la mia benedizione impostavi con le mie mani sul vostro capo possa esservi effettivamente di aiuto.

Il mio dovere è quello di dare insegnamenti così che voi li possiate realizzare, dovete provare a metterli in pratica. Gli insegnamenti parlano di come trasformare la nostra mente, come purificarla, come ottenere il nirvana, proprio per questo l’illuminazione non è un qualcosa che si può ottenere attraverso la benedizione ma è un risultato che dipende dai notri sforzi, che concerne la comprensione di ciò che danneggia e di ciò che invece purifica la nostra mente.

Nella tradizione di Nalanda si raccomanda di utilizzare la saggezza per comprendere cosa c’è di sbagliato nelle nostre azioni, questo è il modo attraverso cui dovremo cercare di praticare il Dharma. In Zanskar si trasmette lo stesso Buddhismo praticato in Tibet. E, come si dice nel buddhismo, siete voi a dover essere i protettori di voi stessi. Per cui ringrazio tutti voi che siete venuti fin qui ad ascoltare gli insegnamenti, provate a prendere degli appunti, fatevi delle annotazioni, registrateli, studiateli e praticateli. Questo è ciò che apprezzerei veramente. Il che comporterà una rinascita migliore nella vostra prossima vita e contribuirà a sviluppare ulteriormente il karma positivo della prosssima vita, perciò trattenete tutto questo nella vostra mente.

Recitiamo il sutra del cuore.

Quando il maestro Naropa stava a Nalanda gli apparve una grande ombra e una dakini si presentò di fronte a lui e gli domandò “sapete le parole” e Naropa disse “io so le parole certo che le so”, così la Dakini se ne rallegrò. Poi gli chiese se sapesse anche il significato di ciò che stesse recitando e lui rispose di sì, lei non fu contenta della risposta perché in realtà non ne conosceva veramente il significato.

Mi domando molti di voi che vengono agli insegnamenti parlando del rifugio e della Bodhicitta quando recitate con mani giunte conoscete a fondo il significato di questi oggetti?!

Le prime due linee (della presa di rifugio) parlano della pratica del rifugio nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha. Per cui il significato di prendere rifugio ha due sensi: prendere rifugio in Buddha, Dharma e Sanga allo scopo di ottenere l’illuminazione. La terza linea “attraverso la pratica della generosità e così via…” mostra la motivazione altruistica di diventare Buddha per il beneficio di tutti gli esseri. Per cui per il beneficio di tutti gli esseri senzienti che effettivamente hanno la possibilità ed il diritto di ottenere veramente la felicità. Se noi osserviamo il nostro desiderio di essere felici scopriremo che sarà proprio di tutti gli esseri in tutto l’universo. Quindi per diventare un Buddha non c’è bisogno solo di preghiera ma specialmente di meriti e saggezza. Possa la mia moralità, la pazienza, lo sforzo e così via aumentare e così possa io diventare un Buddha. La proposta di questo pensiero è diventare un Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Quindi le prime due linee riguardano sviluppare la mente della Bodhicitta, questo ci allontana dai sentieri inferiori. Tutte le tradizioni che vengono da persone sagge sono valide, per cui l’unico significato per cui sono considerate inferiori è che pensano al beneficio personale e non estendono il loro interesse a tutti gli esseri senzienti. Noi dal punto di vista buddhista dobbiamo vedere l’assenza di un sé, l’assenza di un ego intrinseco. Lo scopo principale degli insegnamenti del piccolo veicolo è quello di ottenere il nirvana per se stessi. Mentre l’attitudine del mahayana è estremamente vasta e ampia, riflette proprio sulla grandezza e la vastità dell’oggetto che noi vogliamo realizzare. Per cui la meta così grande del mahayana ha il significato che si vuole diventare illuminati coltivando la Bodhicitta per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Per cui recitiamo questa preghiera con la motivazione di diventare Buddha per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Pensando alla Bodhicitta è necessario avere questo grande desiderio che tutti gli esseri ottengano la felicità e non soffrano, anche il più piccolo insetto ha paura quando la sua vita è minacciata, tutti cercano la possibilità di evitare minacce e paure. Tutti gli esseri anche i più piccoli cercano di lavorare per la felicità. Se osservate le piccole creature che strisciano, non appena vedono qualcosa che possa minacciarli cercano di fuggire via. Nessuno vuole la sofferenza, noi dovremo evitare la sofferenza per noi e per gli altri. Noi che abbiamo questo corpo grossolano abbiamo alcune esperienze di felicità, alcuni feeling positivi che vengono da questo corpo e anche nella nostra mente. E abbiamo la possiblità di sentire beatitudine attraverso i sensi, le forme, i suoni, gli odori, bei vestiti che ci ricoprono il corpo, questo ci da una certa soddisfazione. Anche il fatto di avere sensazioni fisiche come freddo, caldo, fame, sete sono esperienze basate sul corpo. Quando abbiamo fame possiamo soddisfare la nostra infelicità mangiando, quando abbiamo sete bevendo, queste sono tutte esperienza basate sul corpo, tutti, anche il più piccolo insetto ha queste esperienze buone e cattive che sono basate sul corpo fisico. Gli animali in accordo al loro livello di intelligenza possono sperimentare diversi tipi di sofferenze mentali. Noi esseri umani disponiamo di una grande intelligenza, per cui abbiamo la possibilità di ottenere una grande felicità. Coloro che hanno un’intelligenza elevata prevalentemente soffrono di sofferenza mentale, coloro che dispongono di poca intelligenza proveranno prevalentemente maggiori sofferenze fisiche, perciò soffriranno la fame, la sete e così via. Fra le persone più ricche c’è una grande senso di competizione e gelosia, mentre le persone povere non possiedono questi sentimenti così accentuati, fra di loro vi sono meno sospetti. Una persona di potere, con ambizioni, ha molti sospetti riguardo a ciò che gli altri possono fare contro di lui, su come possono eventualmente portargli via del potere. Per cui tutte queste cose le sappiamo dalla nostra esperienza, parlando della nostra sofferenza c’è quella del corpo e quella della mente. La sofferenza che ha più potere, quella più urgente, è quella mentale. Vi sono tantissimi tipi di sofferenze fisiche: se rimaniamo feriti in battaglia… Tuttavia se disponiamo di una mente stabile questa sofferenza non è così effettiva. Coloro che si propongono una meta, come vincere i giochi olimpici, allenano il loro corpo sopportando molta sofferenza. Però hanno una meta. Per cui tramite la mente siamo in grado di accettare la sofferenza dell’allenamento sul corpo. Per cui le sensazioni piacevoli che si basano sul corpo non possono superare quelle che si basano sulla mente. Cerchiamo di migliorare tutte le condizioni come il cibo, le case, se penso allo Zanskar tutto è migliorato rispetto alla prima volta che sono venuto qua. La ragione per cui si pensa allo sviluppo materiale è proprio quella di superare queste sofferenze fisiche. Noi pensiamo che avere più agi materiali ci porti anche una maggiore felicità mentale. Ma dobbiamo cercare di lavorare mentalmente e cercare di sviluppare la felicità tramite la mente. Non c’è un dottore che vi toglie la sofferenza mentale ma è qualcosa che deve essere elaborato dalla vostra stessa mente. La gelosia, l’invidia sono creati dai nostri concetti mentali. A volte pensiamo così: “se questa persona possiede questo e quello allora anch’io devo ottenerlo, devo essere meglio di lui”, questo crea una grande sofferenza nella mente. Possono sorgere discordie nella famiglia, può succedere che qualcuno nella famiglia chieda perché lavori così poco, guarda gli altri quello che hanno, cerca di lavorare di più e ottenerlo anche tu. Per cui vediamo come la sofferenza è creata dalla nostra stessa mente. La gelosia, il parlare in modo rude, espressioni non carine nei riguardi delle persone, anche questo atteggiamento si può cambiare con la trasformazione mentale. L’ira, la collera, la gelosia e l’invidia possono portare infelicità alla famiglia e alle persone con cui di norma vivete felici. Tante persone sono state uccise nel ventesimo secolo, questo certamente non ha portato felicità, questi avvenimenti sono tutti causati dalle afflizioni mentali come la gelosia, sorretta da un esagerato concetto della propria nazione. Certamente al giorno d’oggi si ha paura del terrorismo, si possono mettere bombe in qualsiasi posto, tutto questo non è certamente causato dall’amore o dalla compassione. Utilizzare un linguaggio ricco di calunnie, la mente indisciplinata causa molti problemi. Di sicuro noi abbiamo tutti questi tipi di sofferenze oltre alla nascita, alla malattia, alla vecchiaia e alla morte, tutte queste sono sofferenze inevitabili. Ma tutti gli altri tipi di sofferenze se li creano gli esseri umani stessi. Non avvengono solo perché non c’è una buona cultura, anzi queste armi sono create proprio dall’intelligenza umana, come la bomba atomica. Noi sappiamo che queste armi non cadono dal cielo, non provengono dalle nostre preghiere, ma dalla nostra intelligenza. Sopra questa intelligenza c’è l’odio, l’invidia e la gelosia. Prendiamo un meditatore che vive in una caverna geloso degli altri meditanti. Magari pensa che gli altri prendano più sponsor, più cibo.. Delle volte il meditatore potrebbe essere molto pacifico, ma della altre volte anche un cane potrebbe provocarlo.

Dovete praticare la tolleranza e la pazienza pensando alla sofferenza di tutto il mondo e allora non sarete disturbati. Tutte le sofferenze vengono dalla nostra mente indisciplinata. Siamo spesso sostenuti dal desiderio di superare la sofferenza. Quando otterremo la felicità, riusciremo finalmente a distruggerla come se fosse un odiato nemico. Anzi, comunemente si pensa che il desiderio, l’attaccamento, l’odio e l’ignoranza siano un qualcosa di normale, un qualcosa che va bene. Ma quando vediamo una persona caduta in una grave depressione, proprio perché comprendiamo che è sofferente e che ha dei problemi mentali, ne giustifichiamo gli atteggiamenti negativi perché malato.

Il problema sta nell’individuare la sofferenza come tale. Spesso si scambia la sofferenza per felicità, come nel caso della sofferenza del cambiamento. Nel caso di un semplice monaco, che naturalmente prova delle emozioni negative, potrebbe succedere che le apprezzi e le consideri addirittura come delle virtù.

Chi non è più toccato dall’odio e dal desiderio ha raggiunto un buon livello. Se parliamo della compassione e dell’amore vediamo che queste sono alla base della felicità. Dal momento che le persone sono afflitte dall’ignoranza, distruggono la felicità. Fra tutte le tradizioni religiose, alcune non hanno nesun tipo di sistema filosofico, in alcune parti del mondo si fanno addirittura dei sacrifici. A parte il cristianesimo, l’Indusimo e il Jainismo sono precedenti al Buddhismo. Poi c’è stato l’avvento del cristianesimo, i Sik.. Ci sono tradizioni filosofiche che non accettano la visione di un Dio creatore e credono nelle vite passate presenti e future. Altri credono in Dio e non credono nelle vite passate e future. Coloro che credono in Dio sono fortunati, questa è una visione che arreca estremo beneficio. Nella figura di un Dio infinito noi prendiamo rifugio e cerchiamo di praticare noi stessi la sua stessa compassione. Per cui 2500 anni fa si sono sviluppate quelle tradizioni che credono nella rinascita e nel karma come il Bramhanesimo. Nell’Islam si crede in una vita sola. Coloro che credono in una fede teistica si sentono molto molto vicini a Dio, e poiché ha creato tutti con equanimità è più facile per loro considerare tutti fratelli e sorelle. Per cui si dice pieno di potere e di compassione chi cerca l’esempio di chi possiede queste qualità. Per cui coloro che lo seguono tentano di avvicinarsi a lui. I cristiani e i musulmani ricevono un grande aiuto dal credere nel proprio Dio, sempre presente, e questo gli fa sentire compassione e amore. Il credere che questa nostra vita è creata da Dio ci può far sentire molto vicini a lui. Queste tradizioni che credono in un Dio creatore non vedono l’afferrarsi all’ego come un errore. Per ridurre il potere dell’afferrarsi all’ego hanno degli altri metodi che sono quelli dell’unione con Dio: la comunione. Nel Guru Yoga si dice “io sarò il tuo servitore fino alla fine dello spazio”. Coloro che hanno fede negli insegnamenti del sentiero graduale, dovrebbero agire in accordo ad essi ed agire come dei buoni figli dei maestri. Questo viene detto nel sentiero graduale: il Lam Rim. Per cui attraverso la devozione al guru si può minimizzare questo attaccamento all’ego così come lo si può fare attraverso la fede in Dio. Un maestro indiano, Tukala, diceva sempre che tutti i problemi di questo momento hanno radice nel senso dell’io, del sé. Nel Buddhismo e nel Jainismo non si crede in un Dio creatore. Le tradizioni che non credono in un Dio creatore asseriscono che la felicità e la sofferenza possa sorgere sulla base di cause e condizioni. Tra queste tradizioni di cui abbiamo parlato: Buddhismo, Jainismo e alcune parti dell’Indusimo, il Buddhismo si distingue poiché non si crede nemmeno nell’esistenza del sé intrinseco. Per cui tra queste tre il Buddhismo è l’unico sostenitore de non sé. E’ un particolare che distingue il Buddhismo dalle altre tradizioni. Questo significa che non c’è un sé separato dal complesso mente e corpo, non c’è un sé separato che governa gli aggregati. Noi abbiamo la coscienza di questo sé innato. Se osservo questo mio corpo di settant’anni non riesco a percepire la trasformazione che ha subito dall’infanzia all’età adulta.. Per cui non riusciamo a vedere questo corpo come se fosse ancora il corpo di quando eravamo bambini, e persino la mente si è trasformata da allora. Io sono nato, io ero, sembra che questo io era sempre costantemente lì. Sembra quasi una successione volontaria di eventi provocata da questo io. Coloro che credono in un sé indipendente credono nell’esistenza di un io separato, indipendente, eterno ed autonomo.

Nel Buddhismo ci sono alcuni insegnamenti in cui si racconta che l’uomo proviene da Dei di chiara luce. Questo non vuol dire che sia effettivamente così. Ad esempio in Tibet ed in Ladakh si pensava che alcuni bambini fossero figli divini, ma l’evoluzionismo ha mostrato che non è così. Nel primo eone si racconta che gli uomini nascessero come Dei spontaneamente. La materia si è aggregata in materia organica e successivamente negli esseri senzienti. In questa concezione il mondo appare come un contenitore. Ci sono due tipi di cause che danno il via alla vita: una materiale, intesa come particelle che danno il via a tutto, il cervello è fatto da particelle e neuroni, l’altra è non materiale, il continuum mentale. La mente non ha inizio nemmeno per le cause sostanziali del nostro mondo.

Nella tradizione tibetana si dice che l’uomo nasca dall’unione di una scimmia e di un’orchestra e la gente ci crede ancora. Il concetto della madre orchestra è comparabile a quello di uno spirito, mentre il padre scimmia è compatibile con la visione darwinista della nascita umana. Per la scienza l’universo inizia dal big bang, esplosero molte particelle a causa dell’interazione di forze non in equilibrio. Nella visione del mondo esterno come contenitore si ha la combinazione di diversi elementi: spazio, vento, fuoco, acqua e terra. Il processo in cui si combinano nella nascita dell’universo è l’inverso di quello con cui l’universo si dissolve. Questo vale anche per tutti gli esseri che nascono da uno spazio vuoto con la mente di chiara luce e da questo si sviluppano le varie percezioni trasformando lo spazio in vento, in fuoco, in acqua ed infine in terra. Al momento della morte si ha la dissoluzione con un processo inverso: terra, acqua, fuoco, vento e spazio.

Vi sono alcune scuole che credono che la continuità della coscienza si interrompa con l’ottenimento dello stato di arhat senza residui. In alcuni nostri testi si parla della cessazione degli aggregati impuri ma è solo la coscienza contaminata ad essere interrotta e non quella pura. Si dice che quando non c’è più coscienza residua alla fine dello stato di arhat ci si chiede dove va a finire il continuum mentale.

Affermare la sua cessazione è come dire che senza una posizione contraria cessa anche l’antagonista. Dobbiamo riflettere sull’asserzione Buddhista che il sè è una mera etichetta, sulla base degli aggregati. Questo vuol dire che i fenomeni sorgono in dipendenza da altre cause e condizioni, questa è una cosa unica del buddhismo..c’è un sorgere dipendente. Come detto prima i fenomeni sono creati dalla mente indisciplinata, questa mente indisciplinata è pervasa dal desiderio, dalla collera, dalla gelosia, dall’orgoglio. Anche nella tradizione induista si afferma che molti dei problemi che sorgono dalla mente indisciplinata portano ad azioni negative e a stati della mente negativi. Per cui dobbiamo mantenere un’introspezione costante della mente, che si basa su livelli più grossolani e sottili. Questi aspetti sono trattati da alcune scuole induiste, mentre la pratica della moralità è comune a tutte le tradizioni religiose. L’introspezione è comune a tutti, ma molti di loro si basano su una visione teistica ed inoltre il Buddhismo si distingue perché afferma il non sé. Ed è sulla base del non sé che si può ottenere il nirvana. Esso si può ottenere sulla base della concentrazione e dell’introspezione speciale.