
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Nella vita ci sono tante situazioni che possiamo incontrare, e’ importante riuscire a mantenere la mente rilassata, procediamo gradualmente nel Dharma, poi ci familiarizzeremo sempre di più.
Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Bodhicitta e vacuità
Dall’8 al 17 agosto 2025 il Ven. Ghesce Tenzin Tenphel, ha condotto all’Istituto Lama Tzong Khapa a Pomaia PI un ritiro di insegnamenti e meditazione dedicato all’approfondimento di due pilastri fondamentali del sentiero Mahāyāna: Bodhicitta e Vacuità.
Venerdì 8 agosto 2025
Come prima cosa generiamo la motivazione pura, il pensiero rivolto al beneficio altrui, accumuleremo cosi virtù che dedichiamo per la felicita’ di ogni essere. Stiamo facendo un ritiro di 10 giorni in cui non dovremo recitare preghiere o mantra perché l’insegnamento principale e’ come proteggere la nostra mente.
Dobbiamo pacificare e domare la nostra mente, soltanto cosi questo sarà un ritiro significativo.
Se, inoltre aggiungeremo preghiere o mantra, sarà un ritiro ottimo, ma non limitatevi mai solo all’accumulazione di mantra, perché, se non avremo migliorato la nostra mente, non avremo fatto un vero ritiro. Cerchiamo di chiacchierare meno, ed impegniamoci nell’osservare e guidare la nostra mente. L’argomento vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=4206 e mente d’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=11828 e’ vastissimo ed e’ basato su innumerevoli testi. La mente d’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=9995 e’ una speciale coscienza mentale non fabbricata che otterrete con l’addestramento secondo quanto espresso negli Stadi del Sentiero https://www.sangye.it/altro/?p=10261, Lamrim https://www.sangye.it/altro/?p=6032 ed I Tre Individui, rispettivamente dallo scopo inferiore, intermedio e superiore.
Quello superiore ha una mente equanime che riconosce, ad esempio, la gentilezza degli esseri nostre madri ed intende ripagarla, possiede l’amore di vicinanza, la grande compassione, il pensiero speciale ed infine la mente d’illuminazione. Sono sette passaggi. E’ molto importante conoscere, altrimenti non si riesce a praticare correttamente.
L’illuminazione e’ uno stato d’onniscienza che permette di conoscere tutti i fenomeni, ma, di conseguenza, devi studiare per conseguirla.
Nella tradizione tibetana devi studiare e praticare seguendo il Lamrim https://www.sangye.it/altro/?p=3762, il Bodhisattvacharyavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2346 di Shantideva https://www.sangye.it/altro/?p=11776 ed altri testi. E’ fondamentale essere qui ad ascoltare, e’ già questo e’ importantissimo, quanti infatti nel mondo hanno quest’occasione?
Molte altre sono le cose che dobbiamo conoscere ad esempio le virtù https://www.sangye.it/altro/?p=741, come funzionano, che risultati danno, cosa sono le afflizioni mentali https://www.sangye.it/altro/?p=3414, come liberasene, e gli ostacoli verso l’onniscienza https://www.sangye.it/altro/?p=12420.
Dobbiamo anche conoscere le vite passate e future, se c’e’ un inizio o meno dell’esistenza.
Senza di ciò il nostro pensiero rimane limitato.
Il Buddha disse ai suoi discepoli: “Non accettate quel che vi dico senza analizzarlo”, cosi come ce lo ripetono i nostri maestri nei monasteri: analizzate, verificate, riflettete, non accettate quel che vi dico per fede cieca, ma perché l’avete analizzato, dibattuto e vi siete convinti della sua esattezza.
Come diceva anche il Buddha: niente deve basarsi su fede cieca, perciò dibattete e sollevate dubbi, ma per la maggior parte dei buddhisti non e’ cosi. Seguono per fede, mentre lo studio e’ molto praticato nelle grandi Università monastiche tibetane ricostruite in Sud India.
Sua Santità ripete sempre come il Buddhismo sia arrivato fino in Tibet da Nalanda in India, attraverso lo studio, l’analisi, la pratica corretta.
Le ostruzioni afflittive sono l’ostacolo all’onniscienza https://www.sangye.it/altro/?p=12388, dobbiamo vedere se le abbiamo in noi e ci creano la nostra infelicita’.
Tutti le abbiamo, invece di dare a queste la colpa della nostra infelicita’ diamo la colpa alle nostre condizioni esterne, che non sono la causa, ma dipendono dalla nostra mente non pacificata, infelice. E’ fondamentale osservarla concretamente e chiederci cosa stavamo pensando quando e’ sorta in noi l’infelicita ed addestrarla alle virtù.
Quali erano le afflizioni mentali che ci guidavano: rabbia, attaccamento, orgoglio, invidia?
Certi problemi proprio non esistono. E ce li creiamo col nostro rimuginare, ma non lo capiamo e ne siamo vittime, siamo vittime di noi stessi.
Dobbiamo comprendere che ci sono situazioni esterne di qualunque tipo e non possiamo cambiarle tutte, possiamo solo cambiar la nostra mente: e’ l’unica cosa che possiamo fare.
Con una mente domata starai bene con e senza problemi: da solo o con gli altri.
E’ vero che ci sono situazioni oggettivamente difficili, ma la nostra mente selvaggia può peggiorarle moltissimo e renderci molta più infelicita’. Le occasioni esterne di felicita non sono stabili e non riusciranno mai a renderci veramente felici, cosa che può fare solo la nostra mente. Ad esempio, il denaro va e viene, come gli amici, le situazioni cambiano e non possiamo averne il controllo.
Ricordatevi che la cosa più importante quando siamo infelici e’ chiederci subito a cosa stiamo pensando in quel momento, perché, se siamo infelici sicuramente stiamo sbagliando qualcosa.
Sabato 09.08.25 mattino
Dedichiamo tute le virtù accumulate a beneficio di tutti gli esseri senzienti affinché possano conseguire la felicita’.
Meditiamo: tutti desiderano la felicita e non soffrire. E ciò dipende da noi. Siamo infelici: non tanto per le cause esterne ma per quelle dentro di noi. Se la nostra e’ una mente ristretta, rigida, nervosa, ma, se ci irritiamo, facilmente dobbiamo essere in grado di riconoscerla. Se, viceversa abbiamo una mente aperta, allora anche condizioni esterne sfavorevoli non saranno la causa principale della nostra sofferenza https://www.sangye.it/altro/?p=4135.
E’ importante riconoscere la causa principale della nostra infelicita’, perché, se non la conosciamo, non la potremo abbandonare. E la maggior parte delle persone non la riconosce.
Semmai, pensa che sia all’esterno.
Anzi, quando abbiamo problemi tendiamo a scontrarci con altri. Il che ci provoca ulteriore sofferenza. Ci sono tante persone che consideriamo malevole, che pensiamo che ci guardano dall’alto in basso.
Come penso? Ho incontrato questo tal problema e mi sento infelice. Me devo aver posto le condizioni perché succeda: e’ il karma https://www.sangye.it/altro/?p=9960.
Tutti noi facciamo esperienze diverse. Va tutto analizzato ed occorre riflettere perché e’ cosi’.
E’ importante non semplicemente conoscere, ma farlo con una riflessione. Se non riflettiamo, non analizziamo continuiamo ulteriormente in cause negative, accumuliamo karma negativo e problematiche indotte dal karma https://www.sangye.it/altro/?p=10986. Se non facciamo nulla per fermare questa causa principale, non riusciremo a fermare questa sofferenza. Questo non significa che dobbiamo ignorare i problemi. Ne’ eliminiamo la sofferenza scontrandoci e litigando con gli altri.
Ma, se non ne abbiamo famigliarità, dobbiamo coltivare quest’abitudine.
Qual’e’ la causa della sofferenza https://www.sangye.it/altro/?p=6564?
Sono le afflizioni https://www.sangye.it/altro/?p=6564 mentali da cui derivano le azioni, karma.
Dalle afflizioni si crea il karma https://www.sangye.it/altro/?p=10996, azioni e da qui la sofferenza. Nel momento in cui si manifestano le afflizioni, la nostra mente non e’ felice, e’ turbata.
Quando c’e’ attaccamento, orgoglio, invidia, rabbia: la nostra mente e’ felice? No, e’ disturbata. Le afflizioni rendono la mente infelice. E con la mente disturbata c’impegniamo in azioni di corpo, parola e mente.
La successione di vita in vita non ha inizio, ma non vediamo le vite precedenti, non troviamo un inizio.
La coscienza https://www.sangye.it/altro/?p=12388 e‘ chiara e cognitiva. La coscienza viene da una continuità precedente che prosegue.
Di vita in vita prendiamo corpi diversi, ma ci sono anche rinascite https://www.sangye.it/altro/?p=4432 senza corpo, ma anche con corpi microscopici.
Le rinascite dipendono dal karma. Le afflizioni da tempo senz’inizio hanno determinato le nostre rinascite. Non sappiamo il nostro karma precedente, ma indubbiamente e’ enorme.
Prendiamoci cura e rilassiamo la nostra mente, facciamolo diventare un’abitudine. Cosi andremo incontro a meno afflizioni, ed accumuleremo meno karma.
Sto agendo positivamente, ma continuo ad incontrare problemi, ma per altri non e’ cosi. Chi agisce negativamente e gli va tutto bene, magari nella vita precedente ha accumulato molto karma positivo. E’ importante riflettervi bene e fare attenzione.
Abbiamo un corpo ed una mente, ed abbiamo cognizione sulla continuità della coscienza. E’ difficile realizzare le vite precedenti ma possiamo farcene un’idea. C’e’ chi con chiaroveggenza vede le vite precedenti.
Chi da parte sua, per vantarsi dice di possedere chiaroveggenza, spesso inganna.
La sostanza di questo corpo ha una continuità negli elementi dei genitori: ovulo materno e sperma paterno. Il corpo e’ in continuo cambiamento, ma ha una derivazione, alla morte lo abbandoniamo, ma la sostanza di cui e’ composto si trasforma: non c’e un inizio ne’ una fine.
Della coscienza possiamo parlare dal punto di vista dello studio e dell’esperienza. La coscienza e’ cognitiva, conosce. Non basta. Occorre studiare. Cosi come dobbiamo fare per ottenere buoni risultati anche nel lavoro.
Intelligenza differenziata: c’e chi lo e’ di più o chi di meno, ma con lo studio le capacita’ intellettive s’incrementano.
Riflettiamo sulla continuità di corpo e mente. Si prendono varie nascite non per via del corpo ma della coscienza.
Meditazione sulla causa principale della sofferenza, che e’ in noi e che ci sono tanti tipi diverse di condizioni che si possono sviluppare e come la sofferenza sorge dentro di noi.
E’ importante creare, abituarsi ad avere una mente rilassata, tranquilla. Perché’ cosi, affrontando problemi, la nostra mente rimarrà tranquilla, proprio perché nella nostra vita tutto può accadere, e, se non abbiamo una mente tranquilla, saremo scontenti, ci arrabbieremo facilmente. E ci sono comunque tantissime occasioni per addestrare la nostra mente.
I problemi, le difficolta indotte dalle situazioni negative, non ci avvertono prima d’insorgere.
Qual’e‘ allora l’occasione per addestrare la nostra mente? Sopratutto se siamo dei principianti, ne abbiamo tantissime di occasioni.
Perché, se non abbiamo dimestichezza con l’analizzare la mente, finiamo per rimuginare sulle cose ed essere infelici? Se siamo di fronte a difficolta la nostra mente diventa infelice, ma lo diventa anche di fronte a situazioni positive. Una persona, ad esempio, ci saluta, non la conosciamo, e mi viene da pensare: cosa vuole costui che mi saluta?
A volte ci capita di diventare infelici senza ragione.
E’ importante reagire, per uscirne.
Perché sono infelice?
Se non ne capisco la causa, allora distraiamoci, perché, se rimaniamo in quella infelicita’, s’incrementerà sempre di più.
Se capiamo che pensando ad una certa cosa la nostra mente e’ diventata infelice, allora cerchiamo di non pensarci. Altrimenti portiamo la nostra mente altrove. In modo che non si fissi su quella sensazione, il che, altrimenti, non apporta nulla di buono.
Si presenta l’infelicita mentale perché penso che non vado bene, non l’ho fatto bene, quindi, dal momento che ciò non ci aiuta, evitiamolo. Ma possiamo farlo in modo costruttivo per migliorare il modo in cui faccio una certa cosa. Cosi pure se la nostra mente diventa scontenta o s’arrabbia vedendo fatti spiacevoli in tv. Nel mondo ci saranno sempre problemi e questo non e’ un modo proficuo di pensare, perché ci rende solo infelici e ci crea problemi.
Abbiamo invece tantissime occasioni, se ci facciamo attenzione, per coltivare un modo di pensare corretto. E diventa proprio come nel Lamrim: si desidera la felicita ma il nostro modo di pensare ci porta alla sofferenza ed alle sue cause.
Pur desiderando la felicita’ e non la sofferenza, non esercitando l’attenzione e non osservando la mia mente, quindi non riconoscendone le cause, finisco sempre più nella sofferenza.
Domanda. Non riesco proprio a sopportare mia madre, sto pensando di metterla in una casa di riposo, grazie.
Ven Ghesce Tenzin Temphel. E’ vero, così sembra di stare più tranquilli. Ma, anche noi diventeremo anziani, quindi: come ci sentiremo se anche i nostri figli ci metteranno a nostra volta in una casa di riposo? Ci sono tantissime situazioni del genere, i genitori sono anziani ed accudirli e’ una fatica in più. Ma non si pensa che anche noi diventeremo anziani. Quante cure ed attenzioni ci hanno offerto i nostri genitori? Quanti aiuti concreti ci hanno dato? Quante volte si sono preoccupati per noi? Quanto hanno lavorato per noi? Quante volte si sono preoccupati quando eravamo assenti? E quante cure ed attenzioni abbiamo ricevuto da loro quando eravamo piccoli?
Quindi anche noi finiremo in casa di riposo?
Non sarebbe poco onesto se non ci prendiamo anche noi questa responsabilità’?
La maggior parte di nostri genitori anziani non sanno come pacificare la mente e col tempo la loro mente diventa sempre più rigida e nervosa, irascibile. Sono comunque inoltre i nostri genitori, e ci hanno aiutato tantissimo.
Se riusciamo ad aiutare i nostri genitori a morire con una mente tranquilla, avremo colto l’essenza di cosa significa esseri genitori ed avremo accumulato un buon carma.
Dato che e’ importante lavorare sulla nostra mente, se non lo facciamo, saremo sempre più scontenti, chiusi, tristi ed infelici, con una mente rigida e ci innervosiamo continuamente. I nostri genitori, che non sanno come pensare in modo positivo, non sanno come addestrare la mente, dicono probabilmente cose negative, anche verso di noi, e noi ci irritiamo. E cosi facendo non facciamo che danneggiare loro e noi, ed essere sempre più infelici.
Sabato 09.08.25 pomeriggio
Iniziamo la sessione con questa meditazione: come’e’ la mia mente di fronte all’attaccamento, la rabbia, l’orgoglio: e’ disturbata o tranquilla?
Normalmente ci sembra che l’attaccamento ci dia felicita e la rabbia ci protegge dai danni degli altri, l’orgoglio ci conferisce potere, ci rafforza, ci permette di migliorare rispetto agli altri, cosi non sorge la voglia d’abbandonare le afflizioni mentali, e’ invece importante riconoscere le afflizioni come causa della sofferenza, e come la mia mente diventa turbata, e su questa base come tramite corpo, parola e mente compio azioni negative.
Viceversa, con la consapevolezza ci impegniamo nel rimuovere le cause che creano la sofferenza. Allora iniziamo ad impegnarci davvero, senza procrastinare, senza se e senza ma. Vi prego di fare attenzione riguardo a ciò.
Il che altrimenti significa non aver capito esattamente l’insegnamento, i difetti e gli svantaggi delle afflizioni. Non leggete semplicemente i testi ma riflettete ed analizzate. E’ una conclusione a cui possiamo noi stessi giungere? Se si, sarà grandemente positivo.
Se conosciamo bene molte situazioni e diventiamo dei buoni praticanti, il nostro modo di pensare si trasforma, come pure il modo in cui vediamo gli altri, in un modo amorevole, compassionevole.
Tutti costoro avrebbero a disposizione un metodo per uscire della sofferenza per se’ e gli altri, ed e’ un metodo per conseguire l’onniscienza. Invece creano karma negativo e quanta sofferenza. Di contro, quanta compassione. Sappiamo come sorge la sofferenza ed ancor prima come sorgono le afflizioni ed abbiamo imparato a riconoscere gli altri come immersi nella sofferenza, generando compassione.
Penso, vedendo tutti costoro nella sofferenza, che anch’io ho accumulato tanto karma negativo da tempo senza inizio ed ho avuto modo di capire come tutte queste azioni sono causa di sofferenza e non voglio sprecare questa preziosa rinascita umana ma voglio impiegare il tempo che mi rimane per praticare.
E’ importante aver capito non solo che le afflizioni sono le cause della sofferenza ma che esiste un antidoto alle afflizioni. Penso: che bello, sono proprio contento perché non ho sprecato il mio tempo, anzi l’ho impiegato per azioni virtuose.
Siamo in grado di capire i difetti delle afflizioni, che sono cause di sofferenza, che ne esistono gli antidoti per eliminarli, ma quante sono le persone al mondo con queste possibilità. Sono poche. Proprio perché abbiamo un’occasione immensamente positiva, e’ importante non dissiparla.
Qual’e’ il problema più grande al mondo?
La sofferenza mentale, che si e’ incrementata col miglioramento delle condizioni di vita. Quanti riescono a mantenere la mente tranquilla, rilassata? Noi, che sappiamo come agire, dovremmo mettere in pratica questi consigli, evitando che il tempo passa senza significato.
Sua Santità il Dalai Lama racconta che quando incontro’ Mao Tse Tung, che gli espresse il suo pensiero d’uguaglianza, Sua Santità gli disse d’essere d’accordo, Mao lo apprezzo’, ma alla partenza Mao gli disse che la religione e’ come un veleno. E Sua Santità, pensando che Mao non avesse capito la visione del Buddhismo, genero’ compassione, non rabbia.
Noi umani abbiamo un grandissimo potere di compiere azioni negative.
Gli animali non sanno fare la guerra, gli umani si.
Sembra che gli umani siano nati per creare difficolta, per aggredire altri umani e l’ambiente.
Allora, non c’e’ bisogno degli umani?
Praticare il Dharma significa generare la virtù, una mente gentile e buona.
Abbiamo più capacita di compiere azioni negative ma anche positive. In tal senso diventa estremamente importante parlare di pratica.
Se tutti desiderano la felicita’ e non si desidera la sofferenza, perché si continua a creare sofferenza? Anche tutti coloro che invitano alla guerra creano sofferenza, ma sono vite sprecate. Abbiamo la capacita’ di creare la felicita’, quando vediamo gli altri agire negativamente e’ importante generare compassione, non rabbia.
Facciamo in modo che nemmeno la nostra mente cada in preda alle afflizioni, il che rende significativa la rinascita umana.
Nel Bodisattvaciarravatara https://www.sangye.it/altro/?p=2352 si dice: quando si uccidono dei nemici in guerra e’ come uccidere dei cadaveri, perché costoro moriranno comunque. Non c’e bisogno di finanziare la guerra, perché tutti costoro sono destinati a morire. Non ha alcun senso inventare nuove armi per uccidere, perché si muore comunque. E’ un modo di pensare molto triste quello di chi va ad uccidere gli altri.
Quindi, se abbiamo creato un karma negativo non lo sperimenterà nessun altro, se non chi l’ha generato.
E’ importare mettere in pratica ciò che apprendiamo con una motivazione https://www.sangye.it/altro/?p=12180 pura, che proviene dal profondo del nostro cuore.
Su questo pianeta, ma non solo, ci sono infiniti esseri senzienti.
Ma anche questa terra ha un limite temporale. Se non utilizziamo correttamente questo mondo, il tempo a disposizione s’abbrevia a causa degli umani. Poi si riformano altri mondi e sopraggiungono altri umani e cosi via.
Abbiamo preso un numero illimitato di rinascite.
Sua Santità dice che la guerra e’ un’usanza del passato, le conoscenze che abbiamo aumentano, ma s’incrementano pure le distruzioni della guerra.
Meditate. Anch’io posso diventare una persona negativa se non faccio attenzione, se magari metterò in pratica tutti questi comportamenti positivi, a partire dalla consapevolezza di dove originano le azioni ed il conseguente karma negativo e la possibilità d’eliminarlo, vedendo coloro che compiono azioni negative non li vedrò con odio, ma come soggiogati dai difetti mentali, quindi inconsapevoli e meritevoli di compassione.
Tra le tante cose cui fare attenzione, ce n’e’ una in particolare da considerare. Se la pratica non e’ corretta: e’ un problema. Non basta non compiere azioni negative.
Quando meditate, se vedete che i pensieri non sono cosi’ chiari, incontrando gli altri dobbiamo fare attenzione a quello che pensiamo e diciamo.
Fate attenzione a non pensare d’essere un buon praticante se la nostra pratica non e’ buona.
Se quando si medita si deve fare attenzione, ma quando non si medita occorre fare ancor più attenzione. Perché altrimenti rischieremmo di cadere in contraddizione e compiere azioni negative.
Domanda. Siamo fatti per un qualcosa di più elevato, non voglio sprecare questa preziosa vita umana. Come accordare questo principio col fatto di dover trascorrere molto del nostro tempo sul lavoro?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. E’ vero che la nostra vita e’ impegnata nel lavoro, ma anche se lavoriamo otto ore, avremo delle pause. Cerchiamo di stare concentrati sul lavoro, senza pensare o meglio senza pensare in modo negativo. Se, quando torniamo a casa, non facciamo altro che lamentarci del tempo sprecato nel lavoro effettuato, cosi effettivamente sprechiamo il nostro tempo, dobbiamo invece impiegare proficuamente il nostro tempo libero. Fondamentale e’ fare attenzione alla nostra mente sia quando lavoriamo che non lavoriamo.
Cosi’ pure nel sonno e nel sogno, ed e’ importante il tempo per riposare: non meno di sette ore e non più di nove ore. Se passiamo la serata a chiacchierare, poi andiamo a letto tardi, dormiamo poco, dobbiamo alzarci presto per andare al lavoro perché non abbiamo scelta. Ma e’ importante dedicare il giusto tempo al sonno, gestendo adeguatamente il nostro tempo. Altrimenti non c’e’ tempo per niente.
Dal momento che siamo umani, anche se riusciamo a compiere un poco di positivo, quel poco e’ comunque significativo. Non ha senso, anzi ci blocca e ci impedisce di fare qualsiasi cosa, se penso: “non ci riesco, quel che faccio e’ troppo piccolo, insignificante”. Non e’ cosi che bisogna pensare.
Facciamo in modo d’essere delle persone buone, positive, che vanno al lavoro con una mente gioiosa e rilassata. Rendere significativo il nostro tempo e’ valorizzare le potenzialità della nostra mente, e’ rendere felice la nostra vita.
Domenica 10.08.25 mattino
Esprimiamo e generiamo la chiara motivazione affinché possa raggiungere l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Meditiamo ora sull’infelicita’ mentale che e’ in noi.
Usualmente incontriamo situazioni positive e negative, in quest’ultimo caso e’ chiaro che saremo infelici. Ma la scontentezza può sorgere anche in situazioni positive, se mi sorgono tanti pensieri insieme e mi creano confusione. Ovviamente dipenderà dal soggetto, c’e’ chi sarà più o meno scontento a seconda del suo stato mentale.
Tuttavia rendiamoci conto che l’infelicita’ può sorgere anche in situazioni positive.
Se non facciamo in modo di bloccare l’infelicita’ mentale, questa si presenterà continuamente, e diventiamo infelici senza incontrare particolari situazioni. Perché la mia mente diventa infelice quando incontro difficolta? Invece penso: doveva capitare proprio a me? Proprio perché non abbiamo abbandonato le afflizioni mentali, incontreremo sempre più problemi.
Anche se incontro problemi mi impegno affinché la mia mente resti tranquilla. Inoltre non tutte le situazioni sono negative. Può succedere che, pur senza essere in una situazione palesemente negativa, la mia mente diventa infelice. Se indago, interrogo la mia mente, allora sono nella direzione giusta e tante cose diventeranno chiare e tanti pensieri ci renderemo conto che non hanno senso. Non lo facciamo per abitudini inveterate a pensare negativamente, se ci abituiamo invece a non diventare immediatamente scontente, non ci innervosiremo, allora saremo nella giusta strada.
Non e’ forse una contraddizione meditare la vacuità e la mente della grande compassione dell’illuminazione e poi cadere nell’infelicita’?
Ma ciò sarebbe privo di senso anche se non siamo buddhisti, perché tutti desiderano la felicita e non desiderano la sofferenza. Perciò, non si rendono forse conto che arrabbiandosi accumulano sempre più infelicita’?
Quando parliamo di meditare la mente illuminazione, lo si fa generando nel nostro continuo la mente di illuminazione, mentre meditare la vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=12333 non significa generarla nel nostro continuo ma identificarla come la realtà, osservarla.
Va bene aspirare alla mente d’illuminazione ma non e’ il nostro oggetto di meditazione, cosi per la grande compassione. Se meditiamo il calmo dimorare https://www.sangye.it/altro/?p=11844 significa che l’abbiamo ottenuto, di solito meditiamo per ottenere il calmo dimorare https://www.sangye.it/altro/?p=12403. Si medita per ottenere la mente d’illuminazione. Mentre la vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=5026 la si osserva. Se medito la mente d’illuminazione significa che l’ho realizzata e che la genero in me.
Sia che vogliamo o meno generare la mente d’illuminazione, tutti desideriamo essere felici. Ma per esserlo dobbiamo addestrarci, altrimenti non saremo felici giorno dopo giorno.
Serve una forza mentale estremamente straordinaria per conseguire la mente d’illuminazione. Si studia per praticare. Ad esempio il Master Program dura 6 anni, il Basic Program 4 anni, per diventare Ghesce Lharampa occorrono 21 anni di studio, in Tibet erano necessari 25-26 anni. La pratica inizia dall’analizzare il proprio modo di pensare.
Perché e’ bene coltivare una mente tranquilla, rilassata?
Ci troviamo in tante situazioni diverse, se non siamo in grado di mantenere la nostra mente tranquilla, allora sorge continuamente scontentezza. E’ importante.
Siamo da tempo senz’inizio nel samsara https://www.sangye.it/altro/?p=11491 ed i problemi arrivano senza avevrtirci.
Se non facciamo attenzione a come pensiamo, allora sorge tanta infelicita’ mentale, perché sorgono tanti pensieri disparati. Pensiamo a quanti si suicidano e lo fanno perché sono infelici e perché non ci si prende cura della propria mente. Addestriamoci perciò a generare ed a mantenere una pensiero tranquillo e rilassato.
Ci sono tanti tipi di persone e relazioni diverse.
Pensiamo ad una coppia di fidanzati: inizialmente vogliono fare tutto insieme, poi subentra la disarmonia e ci si separa e si può arrivare al suicidio. Perché separarsi? Perché si era in disaccordo. E perché suicidarsi per questo motivo? Perché non si prende cura della propria mente.
Penpa Tsering, il Presidente del Governo Tibetano in esilio, non e’ un monaco ma un laico. Ogni anno preside incontri di 10 giorni. E riceve molte critiche, pure molto pesanti. Si reca nelle comunità tibetane in esilio in India e viene colpito da tante critiche. Invece d’offendersi e d’arrabbiarsi, lui offre risposte tranquille e sensate. A chi gli chiede: perché non t’arrabbi mai? Risponde: “Cerco di dare una risposta sensata e tranquilla, altrimenti che senso avrebbe arrabbiarmi? Non solo, dal momento che spesso incontro critiche, sarei quindi sempre arrabbiato, ma soprattutto non sarei in grado di proporre delle soluzioni ai problemi, non sarei d’aiuto alla mia comunità”.
Chiediamoci: quanti sono le persone in questo mondo?
Quanti diversi pareri e situazioni coesistono?
Come tenere conto delle differenze?
Tutto ciò che dicono gli altri deve corrispondere alle mie opinioni?
Ma che senso ha?
Teniamo invece conto che ognuno ha desideri ed opinioni diverse.
Meditiamo e riflettiamo: qual’e’ in nostro modo di pensare rispetto ai parenti, agli amici, alle altre persone? Specialmente quando manifestano opinioni diverse dalle mie?
Vi siete chiesti qual’e’ il mio modo di pensare e di pormi rispetto agli altri esseri?
Ci sono persone che vediamo solo una volta e ci possiamo accorgere che non vediamo tutti allo stesso modo. Anche in famiglia c’e chi e’ più o meno vicino, verso cui si ha più simpatia, apprezzamento reciproco da parte dei nostri genitori.
Ci si piace se abbiamo le stesse idee e viceversa delle antipatie se in disaccordo?
Sopratutto se abbiamo un pensiero forte, un Io, Io, Io.
Se studiamo il Lamrim https://www.sangye.it/altro/?p=11445 prima ci addestriamo all’individuo di scopo piccolo, quindi in quello intermedio poi in quello superiore. E si parla di coltivare una mente equanime verso tutti gli esseri.
Perché?
Altrimenti non riusciamo a generare compassione https://www.sangye.it/altro/?p=4316.
Possiamo generare compassione solo dopo aver posto tutti gli esseri sullo stesso piano, dopo aver generato equanimità https://www.sangye.it/altro/?p=5887. Provo attaccamento verso quelli che stanno dalla mia parte, indifferenza verso i neutri ed avversione verso quelli con cui sono in disaccordo.
Domanda. Mio marito non sopporta mia mamma, le risponde male e litighiamo, come devo fare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Meditare la pazienza e’ la cosa migliore, poi piano piano parlarne.
Domanda. ?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. La purificazione https://www.sangye.it/altro/?p=8330 va fatta continuamente, sempre. Perché, senza parlare delle negatività che abbiamo accumulato da tempo senz’inizio, continuiamo ad accumulare negatività anche quando camminiamo, andiamo in macchina uccidiamo senza volerlo tanti esseri. Camminiamo senza guardare gli insetti o animaletti che calpestiamo. Cerchiamo invece di non ucciderli, facendo attenzione a dove camminiamo, sopratutto camminando nell’erba.
Domanda. Le cause profonde di sofferenza possono essere molteplici? Quale e’ un buon metodo per contrastarle?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. La causa principale della sofferenza e’ in noi, non e’ fuori di noi. Perciò e’ importante proteggere la nostra mente. Fare attenzione a come e cosa si pensa. Cosi la mente non seguirà e non sarà sotto il controllo delle afflizioni e non sarà infelice.
Ad esempio, da piccolo qualcuno ci diceva che sono brutto o cattivo. E’ un attimo. E in un attimo sono rimasto offeso, colpito da quella persona. Mentre io continuo ad andare avanti per una o due o più settimane e non voglio incontrare quella persona. Cosa e’ successo? Ha toccato la concezione di considerarmi più importante e l’io. Ma l’atra persona ha il potere di renderci infelici? No.
Anzi, ce ne possiamo ricordare anche dopo 10-15 anni.
Domanda. Che relazione c’e’ tra i rituali e vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=12355?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Se conosciamo o meglio abbiamo realizzato la vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=12367 allora i rituali potranno essere potenti, altrimenti potranno offrire poco beneficio.
Domanda. Quali sono le caratteristiche di una mente illuminata?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Avevo pensato di parlarne. L’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=11828 significa aver portato al culmine tutte le qualità. Per un Buddha non c’e’ una qualità che non sia posseduta ed in questo modo, vede tutti come oggetti di conoscenza, ha la grande compassione o mente d’amore verso tutti gli esseri, senza attaccamento per alcuni, gli amici, e senza discriminazione per altri, vede tutti in modo equanime, i Buddha sanno qual’e’ il modo ed il momento migliore per aiutare qualcuno.
Domenica 10.08.25 pomeriggio
Generare una mente equanime verso gli altri esseri e’ indispensabile per generare la grande compassione, senza la quale non si può conseguire l’illuminazione.
Quindi l’equanimità https://www.sangye.it/altro/?p=5899 precede ed e’ indispensabile per generare la compassione https://www.sangye.it/altro/?p=9205 che a sua volta e’ fondamentale per raggiungere l’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=12175.
Pensiamo al numero sterminato d’animali grandi e piccoli, ma pensiamo anche solo agli umani. Differenziamo, discriminiamo in base all’etnia, religione, regione di provenienza, ricchezza, da qui sorge invidia, gelosia, alterigia, arroganza. Ciò deriva dal seguire l’attaccamento e le afflizioni, ottenebrati dall’ignoranza, cosi non saremo affatto felici. Il che non e’ equanimità.
Possiamo pensare alle vite precedenti e future, ma possiamo limitarci a pensare a questa stessa vita.
La nostra mente segue le afflizioni, quindi e’ importante che non vada in quel senso, e generi invece un modo positivo di guardare agli altri, considerare tutti come esseri umani, cosi’ il nostro modo di vedere gli altri sarà uguale, senza distinzioni di razza, religione, provenienza, ceto sociale, ricchezza.
Quindi, se ci consideriamo tutti uguali come umani, il modo di vedere gli altri cambierà. Tantissimi problemi derivano da questo, dal vedere gli altri in modo negativo. Anche a livello famigliare e di tra nazioni, il che causa appunto tantissimi problemi e conflitti.
La nostra mente segue quindi attaccamento per chi ci sembra vicino o simile, il che non solo non ci procura felicita’ ma ci sprofonda in tanta sofferenza: non solo per noi ma anche per gli altri.
E’ importante aver presente che tutti gli esseri umani, parlando di mente equanime, sono uguali per questi fattori: 1 considerarci tutti come esseri umani, 2 desiderare la felicita’ e non la sofferenza, 3 pur desiderando la felicita’ e non la sofferenza, siamo infelici: in questo siamo tutti uguali.
Siamo nati su questo mondo, e di certo ci moriremo. Perché dobbiamo passare la nostra vita discriminando gli altri, creando sofferenza? Di certo, cosi’ facendo, non moriremo felicemente.
Perché ci creiamo allora l’infelicita?
Perché creiamo sofferenza aggiuntiva, creando problemi e disarmonie, conflitti?
Perché non possiamo vivere felicemente in armonia, in allegria?
Se quindi siamo tutti d’accordo, bisogna percorrere questa strada e fare in modo che la mente non ricada in questi luoghi.
Quando sentiamo antipatia, avversione per qualcuno, succede che in noi sorge scontentezza. Se qualcuno non ci piace, quando vediamo quella persona siamo scontenti, anche quando ne sentiamo il nome o ci viene evocata. Ma costui non ci arreca alcun danno. Tutto ciò e’ dovuto a provare antipatia, il che non ci porta altro che danneggiare noi stessi, non l’altro, quindi siamo solo noi a provare infelicita’.
Se vogliamo generare veramente la mente equanime d’uguaglianza, basta ascoltare le spiegazioni?
No, non basta. Bisogna addestrare la mente, in modo assiduo, ripetuto. Il che e’ contenuto nel Lamrim https://www.sangye.it/altro/?p=11813 in particolare nel testo “Liberazione nel Palmo della Tua Mano” di Paponka Rinpoce, in particolare quando si parla dell’individuo di scopo superiore.
Quindi analizzate, fate domande, dopo aver letto i testi.
Poi mettetelo in pratica proprio come spiegato nel Lamrim https://www.sangye.it/altro/?p=11445.
E si otterrà la mente equanime che sarà di beneficio per noi, cosicché la nostra mente non sarà più disturbata, infelice.
E’ possibile trasformare in breve tempo la nostra mente nel suo modo di vedere di considerare gli altri?
Si può, ma ci vuole tempo per trasformarla.
Se, dopo essermi applicato in senso equanime, vedo in modo negativo una certa persona, e dico: “No, non ce la faccio ad accettare quella persona”. Siamo punto a capo. Non abbiamo fatto nessun passo avanti, anzi e’ la dimostrazione che non abbiamo capito nulla.
Siamo da tempo incommensurabile avvezzi a discriminare, catalogare gli altri, perciò occorre applicarsi per un tempo estremamente lungo e con assiduità per cambiare la nostra mente, a partire dalla mia famiglia, in modo equanime.
Stiamo parlando di come noi vediamo gli altri, non come gli altri ci vedono. Addestriamoci secondo le nostre attitudini, alcuni sono più veloci, altri più lenti. Addestriamoci con continuità, tenendo sempre la nostra mente sotto controllo.
Il nostro modo di pensare fa un enorme differenza, da esso dipende il nostro cammino verso la felicita’.
Immaginiamo di incontrarci con una persona che ci genera repulsione e sconforto, successivamente ne diventiamo amici e non possiamo stare un giorno senza vedere quella persona. Se siamo in grado di cambiare il nostro modo di pensare verso gli altri, basta questo esempio. In questo caso non abbiamo dovuto fare nulla per cambiare il nostro rapporto con quella persona.
Alcuni parlano male, trattano male, insultano gli altri. E additiamo costoro per i loro difetti. Ma non guardiamoli in questo modo. Ma, proprio perché sono sotto il controllo delle afflizioni, non hanno libertà, quindi dobbiamo generare compassione.
Ne parliamo in termini dei suoi difetti ma costui e’ privo di libertà in quanto schiavo dei suoi difetti o afflizioni mentali. Chi si arrabbia spesso con gli altri, e’ testardo, se la critichiamo per questo comportamento, allora noi stessi siamo sullo stesso piano negativo di quella persona. Dovremmo invece generare compassione, pensare che e’ infelice a causa delle sue afflizioni, del suo stesso comportamento.
Se non ci piace che gli altri s’arrabbino e parlino male di altri, perché cadiamo anche noi nello stesso difetto?
Avendo capito questo modo di vedere gli altri ci si addestra in ciò, ma non si deve sperare che gli altri abbiano un modo diverso di guardare a noi.
Ma cambia il modo di pensare nella nostra mente, anzi, avremo tanta felicita’, sempre più, proprio perché dipendeva dal modo negativo in cui guardiamo gli altri.
Non dobbiamo pensare che gli altri debbano provare simpatia per noi perché sto facendo tutto questo addestramento per cambiare la mia visione di vedere gli altri e di contro mi metto a guardare come si comporta malamente costui. No, questo non e’ il modo corretto di comportarsi. Devo considerare gli altri come prigionieri dei loro difetti mentali, dell’ignoranza.
Quando addestriamo la nostra mente, se non siamo abituati può sorgere disagio, fatica, perché si tratta di trasformare il nostro modo di pensare, perché il nostro metodo precedente di pensare era molto consolidato e potrebbe insorgere dello scoraggiamento. Ma non avevamo mai adottato questo modo di pensare, ma abbiamo accumulato un’enorme consuetudine verso l’attaccamento e l’avversione. Importante e’ pensare che ciò accade, mi stanco, perché non l’ho mai fatto, ma se continuo diventerà sempre più facile ed il risultato si vedrà sempre più chiaramente, in modo da giungere a vedere positivamente gli altri.
Nessuna amicizia e’ stabile. Può essere che una certa persona ci appaia antipatica e poi per una serie di fattori la vediamo sotto un’altra luce, quindi simpatica. Ma anche se saremo entrati in amicizia con quella persona non e’ detto che durerà.
Ciò e’ avvenuto perché questo cambiamento non e’ avvenuto per un addestramento mentale ma solo perché l’altra persona ci appare come simpatica.
Nel caso dell’addestramento, non ci dobbiamo aspettare di essere graditi dall’altra persona. Quindi il cambiamento dato dall’addestramento e’ stabile.
Domanda. Le coscienze sono in numero limitato e trasmigrano in infiniti corpi?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Le coscienze sono illimitate, cosi come le nascite ed i corpi.
Domanda. Cosa implica una continuità di coscienza, una memoria?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Alcuni ricordano altri no. Il ricordo non e’ necessariamente connesso ad alte realizzazioni. Dipende dal modo in cui si e’ deceduti, morendo con una mente felice e gioiosa ci sono più probabilità di ricordarsi della vita precedente, oppure per una morte improvvisa la memoria può rimanere stabile e qualcuno e’ in grado di ricordare. Una bambina in Punjab ricordava chiaramente la vita precedente, dando una descrizione dei suoi genitori e li ha riconosciuti rimanendo in contatto ed in ottimi rapporti con loro e pare che fosse morta in un incidente d’auto.
Domanda. Le rinascite sono manifestazione del karma, quindi …
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ci disintegriamo e veniamo prodotti momento dopo momento ed ogni istante e’ il nostro compleanno.
Domanda. Accumulo karma negativo, cosa fare per purificarlo? Vivere nei voti e’ sufficiente?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Osservare semplicemente i voti non e’ sufficiente. Per purificare il karma negativo, bisogna innanzitutto riconoscere le negatività, riflettere sui significati delle azioni negative e purificarle. Ma, se ci limitiamo ad osservare i voti, come possiamo purificare il karma se non riflettiamo sulle negatività? Non conosciamo le tantissime negatività delle vite precedenti, ne’ ci ricordiamo tanto delle negatività di questa vita, generiamo rincrescimento e per purificarle, possiamo impegnarci nella recitazione di preghiere, nelle offerte del mandala, nella recitazione di testi rilevanti. Sono tutte azioni proficue ai fini delle purificazione delle negatività. Ugualmente utili sono le prostrazioni, le confessione delle cadute ai 35 Buddha e ci si può prostrare ogni volta che si nomina un Buddha e lo si può fare immaginando di farlo con infiniti corpi e, più e’ forte il nostro sentire, più sarà efficace la purificazione, dicendo: “faccio queste preghiere per purificare le negatività”. Se a tale scopo leggiamo testi di studio, lo possiamo effettuare immaginando che infiniti corpi fanno questa recitazione per purificare queste negatività, immaginando del nettare che da Buddha Sakyamuni o da Vajrasatva scende su di noi: un nettare che ci purifica, e pensiamo d’avere un’infinita’ di corpi che si purificano istantaneamente, lo faccio per purificare le negatività, visualizzando gli aspetti di questi infiniti corpi.
11.08.25 mattino
Iniziamo l’insegnamento affinché questi insegnamenti possano condurre non solo voi tutti ma ogni essere alla felicita.
Meditiamo. Tutti gli esseri non desiderano la sofferenza ma la felicita. Tuttavia soffriamo. Come eliminare la sofferenza? Innanzitutto individuandone le cause per poi eliminarle. le cause non sono fuori di noi, ma dentro di noi. Abbiamo invece cercato di eliminare la sofferenza individuando cause esterne, ma senza risultati.
Quindi, dobbiamo capire che le cause sono in noi, sono le afflizioni mentali. Non dobbiamo perciò concentrarci sul cambiare le cose all’esterno, ma cambiando nostro modo di pensare. Consideriamo quel che succede ora, consideriamo il tempo trascorso da stamane: e’ sorta in noi scontentezza, infelicita? La mente e’ diventata scontenta incontrando qualcuno poco simpatico? E questo cambiamento lo dobbiamo fare momento dopo momento, giorno dopo giorno. Se da stamane mi e’ sorta infelicita, da cosa era provocata?
Esistono due strumenti rilevanti da impiegare.
La memoria o consapevolezza https://www.sangye.it/altro/?p=6239 non ci fa dimenticare di fare attenzione. La saggezza https://www.sangye.it/altro/?p=4206 riconosce da cosa dipende e sorge l’infelicita’. Se non facciamo attenzione a cosa pensiamo, il risultato sono tutti i problemi che incontriamo nella società e le rinascite sfavorevoli: sono il risultato di non aver adeguatamente protetto la nostra mente. Se facciamo attenzione al nostro modo di pensare pian piano ci abituiamo sempre più e miglioriamo sempre più, tenendo ben presenti la memoria e saggezza https://www.sangye.it/altro/?p=9194.
Questo e’ il lungo cammino che ci porta alla felicita’ ed all’onniscienza.
Memoria e saggezza https://www.sangye.it/altro/?p=10027 ci dobbiamo abituare, se non ci riusciamo non familiarizzeremo mai. Non lasciatevi scoraggiare se vi sembra difficile. Dandone continuità, più li userete vedrete che riuscirete ad addestrarvi sempre più in modo facile.
Con l’abitudine non c’e’ nulla che non diventi più facile.
Se ci abituiamo a far attenzione al nostro modo di pensare, allora ne scaturirà un risultato davvero positivo: da ora, da questa stessa vita tutte le felicita che ne scaturiranno dipendono dal proteggere la nostra mente e dal nostro modo di pensare. Viceversa la causa di tutta la sofferenza dipende dalla mancanza di attenzione al nostro modo di pensare, quindi il risultato dipende da noi. Non curare la nostra mente produce tanti effetti negativi. Pensiamo ad una bella persona, che incontriamo ogni 10 anni, poi successivamente nel tempo la troviamo strana, sempre più nervosa, incline alla rabbia, s’irrigidisce, perché? Perché non ha cura della sua mente. Non c’e’ bisogno che qualcuno le faccia del male per comportarsi negativamente. Proseguendo la persona continuerà ad essere sempre più incline alla rabbia, irritabile e scontenta, infelice. Proprio stamane mi e’ stato riferito di una persona che e’ sempre più scostante, irritabile, nervosa e mi e’ stato chiesto di parlarle, ma da parte mia non posso fare niente, dev’essere lei a venire da me.
Dobbiamo essere in grado di riconoscere da dove parte l’infelicita: giorno dopo giorno, momento dopo momento. Altrimenti non saremo in grado di intervenire neutralizzandone le cause, di conseguenza rimarremo sempre infelici.
Meditare rilassando il respiro o lasciando la nostra mente libera di non pensare a nulla, ma e’ un beneficio o rilassamento ma solo temporaneo. E’ una sensazione di mente più pacifica e tranquilla ma non ci stiamo curando delle cause della nostra infelicita’, stiamo dando solo un po di riposo. Solo capendo da dove viene l’infelicita mentale riusciremo ad acquisire dei risultai duraturi.
Va comunque bene rilassare la mente, ma non risolviamo il problema principale, dobbiamo invece capire da dove viene l’infelicita ed agire sulle cause.
Se fosse possibile realizzare la felicita’ semplicemente meditando sul respiro o senza portare la mente su un qualsiasi argomento, allora perché studiare?
A cosa serve quest’impegno, se non a realizzare la liberazione e lo stato d’onniscienza? Se meditando sul respiro fossimo in grado d’eliminare la sofferenza, allora perché studiare per 20 o più anni come nel caso di chi si applica nei monasteri per diventare ghesce?
Meditare sul respiro non porta ad eliminare le afflizioni, verso cui abbiamo un’abitudine forte. Solo addestrando la nostra mente ed osservandola, saremo in grado di eliminare le afflizioni. Non si tratta di sedersi a gambe incrociate, ma di osservare, vigilare sulla nostra mente affinché elimini le afflizioni mentali.
La causa principale della sofferenza sono le afflizioni sorrette dalla oscurazioni che sono eliminabili solo con la saggezza https://www.sangye.it/altro/?p=2425, che abbiamo nel nostro continuo, ma non e’ salda, non ha molto potere. Per migliorare la saggezza usiamo la memoria, la vigilanza, che ci porta a riconoscere il cammino della nostra mente, ad eliminare le afflizioni indirizzandoci alla felicita’ ed alla onniscienza.
Meditiamo: sto peggiorando o migliorando? Se peggioriamo, ma non ce ne rendiamo conto, c’e’ il rischio che sorgano problemi, facciamo quest’analisi su noi stessi, in modo d’individuare gli ostacoli alla felicita’, le afflizioni e di raggiungere l’onniscienza.
E’ importante fare attenzione al disagio, all’infelicita’ mentale, altrimenti essere negligenti non ci aiuta in alcun modo.
Perché irritarci se fa caldo? Ora e’ estate, se non siamo in grado di stare tranquilli in questa situazione di lieve disagio, come saremo in grado di compiere il cammino verso la felicita’? E’ importante osservare la nostra mente, i nostri desideri, sensazioni, senza arrabbiarci, agitarsi. Iniziamo da una piccola cosa.
Domanda. Il mio capo vuole esercitare potere su di me, cosa mi consiglia?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Abbi un atteggiamento gentile, conciliante, forse funziona, perché gli manca amore.
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Mi può indicare dei metodi buddhisti per sviluppare concentrazione?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Se guardiamo la nostra mente https://www.sangye.it/altro/?p=11680, e diventa rilassata, non e’ sotto il potere delle afflizioni, allora sviluppare concentrazione e compassione e’ facilissimo.
Domanda. Come devo comportarmi con chi uccide o e’ un pedofilo?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ci sono tanti tipi diversi di persone, positive, neutre o negativa, e’ importante distinguere la persona dal suo comportamento.
Chi fa del male e’ felice? No. Uccidere e’ fonte d’afflizioni. Non e’ d’alcun beneficio arrabbiarsi con degli omicidi o pedofili, ma e’ meglio generare compassione. Se sappiamo guardare gli altri in questo modo, sorge un atteggiamento completamento diverso, anche molto coraggioso. Vedremo con compassione delle persone completamente vittime delle afflizioni mentali. evitando che la nostra mente cada sotto il potere delle afflizioni e siamo assolutamente capaci di generare compassione, vedremo la persona come chi non e’ minimamente in grado di controllare la mente, che sta sprecando la sua vita.
Non e’ possibile rendersi tranquilli, sereni, lieti? Che peccato! E proviamo compassione. E se ci arrabbiamo, litighiamo senza motivo, allora dobbiamo fare attenzione.
Domanda. Basta vigilare la mente per conseguire la felicita?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Vigilare la mente aiuta a far si che la mente non cada in preda alle afflizioni, ma questo non e’ sufficiente per eliminare la sofferenza e conseguire la felicita’. Per questo occorre generare l’antidoto alle afflizioni. Se riusciamo a generare l’antidoto che elimina le afflizioni, se la nostra mente non e’ disturbata, allora possiamo eliminare le afflizioni, altrimenti non ne abbiamo la capacita’.
11.08.25 pomeriggio
Meditazione. Analizzate: affinché diventate infelici e scontenti. Servono condizioni molto negative per rendermi infelice o basta poco? Sorge in me infelicita’ anche quando incontro una situazione da niente? Mi capita di litigare senza che ce ne sia bisogno?
Ci capita comunque di arrabbiarci. Cosa posso fare per ridurre questa tendenza?
Devo considerare due situazioni: l’una che mi arrabbio facilmente anche per futili motivi e quindi sono spesso arrabbiato, l’altra che mi e’ invece necessario un grave motivo per arrabbiarmi, in questo caso non mi arrabbierò facilmente. Comunque mi arrabbio.
Se non siamo abituati a fare queste riflessioni e’ possibile che questa meditazione non sia riuscita molto bene. Pensiamo una situazione in cui ci siamo arrabbiati, e perché? Chiaramente comprendiamo che se non ci fossimo adirati sarebbe stato molto meglio, non e’ servito a niente arrabbiarmi. Cosi’ decido di non arrabbiarmi e cosi le infelicita diminuiscono. Facendo si che la scontentezza derivante dall’infelicita diminuisca, esprimo il proposito di non litigare. Pensare in quel modo non mi ha dato modo di cadere nell’infelicita’. Il che sortisce il beneficio di rendere la mente molto più rilassata, tranquilla.
Viceversa, per un problemino piccolo piccolo divento scontento, se succede un qualcosa di poco conto, la mia mente immediatamente si turba. Se si e’ in grado di rimanere con la mente felice e tranquilla, siamo sul sentiero della pace mentale. Se non fate attenzione alla vostra mente l’infelicita si presenterà sempre più. In genere non ha mai senso arrabbiarsi.
Capita d’arrabbiarsi e poi si smette.
Se riusciamo subito ad applicare l’antidoto e’ la soluzione migliore, e’ perché ce ne rendiamo conto subito.
Eliminare la sofferenza e raggiungere la felicita e’ un desiderio che abbiamo giorno dopo giorno, il problema e’ non fare attenzione.
Consideriamo d’aver accumulato un’abitudine ancestrale ad arrabbiarci. E’ importante rendersi conto che non serve arrabbiarsi, cosi diminuirà la nostra infelicita’ giorno dopo giorno. Se medito la vacuità e la mente d’illuminazione e finisco poi per arrabbiarmi alla prima occasione futile, questo non va bene. Tantomeno se dico d’essere un bodhisattva e sarebbe molto in contrasto.
Per giungere ad una visione equanime https://www.sangye.it/altro/?p=11828 di tutti gli esseri senzienti occorre addestrarsi, iniziando da coloro che ci sono vicini, per poi espandere la cerchia. Anche nella cerchia interna ci sono persone che ci piacciono ed altre che non ci piacciono, quindi nemmeno con chi ci e’ più vicino abbiamo una mente equanime. Lo facciamo vedendo le ragioni, che sono tante. Dopo averlo fatto coi parenti, amici, con chi ci e’ vicino, per poi espandersi a tutti gli esseri ma non si può generare equanimità se la si genera in senso esteso per tutti gli esseri, ma poi ci si arrabbia con chi ci e’ vicino per un futile motivo.
Gli esempi sono tantissimi, pensiamo tra gli umani alle differenze di etnia, ceto sociale, istruzione. Cosi non abbiamo una mente equanime, il che viene dalla concezione di se’ stessi come più importanti. Cosi facendo sviluppiamo antipatia verso gli altri. E’ importante ridurre questa concezione pensando ai benefici che riceviamo dagli altri. Se non ci fossero gli agricoltori, non ci sarebbe nulla da mangiare e morirei. Se vado al mercato a comprare della verdura e se non c’e chi l’ha coltivata: non potrò nutrirmene. Cosi se non c’e’ la stoffa. Devo invece pensare a chi l’ha confezionate e prima ancora qualcuno ha coltivato il cotone e cosi via. Il nostro corpo da dove viene? Dai nostri genitori, i quali provengono a loro volta dai loro genitori. Senza gli altri la nostra vita e sopravvivenza sarebbe impossibile, quindi non c’e’ alcuna ragione per arrabbiarci con gli altri.
Abbiamo accumulato karma per aver incontrato tantissime situazioni specifiche avverse o favorevoli. Tutti a partire dalle infinite vite precedenti siamo in connessione con gli altri. Ne deriva un beneficio enorme se espandiamo questo pensiero.
Meditiamo. Per la nostra vita di esseri umani abbiamo bisogno di tantissime persone, a partire da quando siamo nel ventre della madre. Se e’ cosi, e’ importante riconoscerlo, se non e’ cosi e’ ugualmente importante riconoscerlo.
E’ possibile che questa meditazione non risulti molto chiara e si può cadere nella sonnolenza. Ma non insistete troppo se vedete che la riflessione non e’ chiara, aprite gli occhi, sbattete le palpebre. Cerchiamo di fare cosi e cerchiamo di farlo con dovizia. Tutto ciò dovete farlo vostro. Tanti pandit di Nalanda non e’ vero che accettavano subito gli insegnamenti del Buddha, si limitavano ad accettare di volta in volta questo o quello.
Domanda. Le nostre afflizioni mentali ci definiscono come singoli, distinti dagli altri, come possiamo accoglierle senza che ci causino maggiore o minore, più o meno sofferenza? Come si possono affrontare i problemi?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Non aspettiamo che arrivi il problema per addestrarci. Se addestriamo la nostre mente, allora saremo preparati ad affrontare il problema, altrimenti saremo afflitti e tristi. Non sappiamo cosa ci imbatteremo nella nostra vita. Abbiamo la possibilità e l’occasione per farlo, come facendo attenzione alla nostra mente. Chiediamoci, sono in grado di mantenere tranquilla la mia mente? Se non mi addestro non sarà in grado di gestire la mia mente, grazie al modo di pensare positivo. Più guardiamo, osserviamo la nostra mente più saremo in grado di affrontare le situazioni.
Domanda. In caso di guerre o calamita’ come mettere le persone che non conoscono il Dharma in grado di gestire la propria mente?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Anche qui in questi luoghi colpiti da guerre o calamita’ ci sono persone che addestrano la mente.
Ad esempio nel Tibet occupato c’era un monaco che fu imprigionato per 18 anni, scappo’ in India e fu ricevuto da Sua Santità il Dalai Lama e gli confesso’ di aver temuto per ben due volte di perdere la compassione verso il suo torturatore, prima non aveva mai avuto un’occasione cosi proficua per svolgere la mia pratica. Ed aveva una mente tranquillissima e rilassata, nonostante avesse trascorso tanti anni in prigione, ciò’ dimostra la differenza tra persone.
Domanda. La cosa più importante verso i miei figli e’ far loro evitare sofferenza, ma ciò mi crea una certa ansia, come fare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. La madre ama i propri figli, ma non deriva dall’addestramento mentale ma deriva dall’attaccamento e deriva dalla concezione di se’ come più importante. Cosi’ il mio figlio e’ più bello ed intelligente degli altri. Voglio il bene per i miei figli. Se tuttavia non si conoscono i loro desideri, si rischia di basarsi sui propri desideri. I genitori dovrebbero parlare ed essere un po amici dei loro figli.
Martedì 12 agosto 2025, mattino.
Generiamo la ferma intenzione di dedicare il nostra impegno a generare virtù, che dedichiamo al beneficio di tutti gli esseri affinché conseguano la liberazione dalla sofferenza e la felicita’. Qualsiasi virtù abbiamo generato ricordiamoci di dedicarla in tal modo. Cosi, alla mattina appena svegli ed alla sera dedichiamo rispetto alle azioni della giornata trascorsa. In questo modo a poco poco, ma costantemente, si accumuleranno un numero infinito di virtù, che si dedicheranno alla liberazione dalla sofferenza ed alla felicita di tutti gli esseri.
Nella nostra vita possiamo incontrare di tutto e non necessariamente occorrono situazioni negative per rendere la nostra mente infelice, spesso bastano anche situazioni positive per creare insoddisfazione o infelicita’.
Non sappiano quale karma abbiamo preso dal nostro passato, e quali tipi di rinascita abbiamo avuto ed avremo.
La cosa più importante e’ generare e stabilizzare una mente positiva.
Quindi, di fronte a fatti spiacevoli od eventi avversi, non e’ di alcun beneficio pensare: ma doveva capitare proprio a me? Non e’ un buon ragionamento. Può essere accettabile per qualcuno che non ha ascoltato gli insegnamenti, ma, ad esempio, non per voi che siete qui. Quindi, e’ importante mettere in pratica gli insegnamenti.
Mente d’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=12175 e vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=4127 sono i temi di questo insegnamento, ma non ho spiegato il primo argomento, ma mi sono limitato a porne le basi.
Se sappiamo rilassare la nostra mente allora possiamo realizzarla. Una mente disturbata non potrà mai generare la mente d’illuminazione. Vi ho trasmesso una base per generare la mente d’illuminazione.
La vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=5026 si distingue per l’assenza del se’ della persona e dei fenomeni.
Sintetizzando, nel Buddhismo possiamo individuare quattro sistemi filosofici sistemi filosofici con varie suddivisioni.
I Madhyamaka si distinguono in Svatantrika e Prasangika.
I Vaibashika e Svatantrika accettano solo l’assenza del se’ della persona mentre le altre scuole accettano sia l’assenza del se’ della persona che dei fenomeni. Nel testo “I Sistemi Filosofici” ne trovate una spiegazione molto concisa. https://www.sangye.it/altro/?p=10371
La vacuità della persona stabilita come autosufficiente e’ più sottile che quella stabilita come vuota, unitaria, indipendente, autonoma, essendo impermanente e’ vuota dall’essere permanente, non e’ indipendente in quanto dipende dalle sue parti e dipende da cause e condizioni quindi non e’ autonoma.
La persona non e’ uno con gli aggregati ne’ e’ diversa dagli aggregati, quindi di per se’ non esiste. Non esiste una persona autosufficiente, sostanzialmente esistente.
Assenza del se’ della persona, significa essere vuota d’essere autosufficiente ed autonoma.
Chi non accetta l’assenza del se’ della persona non segue la filosofia buddhista. Chi non conosce l’assenza del se’ della persona, anzi dei suoi due aspetti, non e’ buddhista dal punto di vista filosofico, ma lo e’ dal punto di vista comportamentale.
Per i Prasangika l’assenza del se’ sottile e’ l’esser vuoti d’esistenza intrinseca come autosufficiente mentre l’assenza del se’ grossolano e’ assenza del se unitario.
Persona e fenomeni sono vuoti per essere stabiliti per proprie caratteristiche.
L’assenza se’ sottile e’ sia della persona che dei fenomeni, l’oggetto di negazione e’ sia sulla persona che sui fenomeni.
Vaibashika e Sautantrika accettano solo l’assenza del se’ della persona e non dei fenomeni.
Per i Cittamatrika l’assenza del se’ della persona sottile significa che e’ vuota d’essere autosufficiente e sostanzialmente esistente e, per quanto riguarda l’assenza del se’ dei fenomeni: forma e cognizione valida, che apprende la forma, sono vuote dall’essere differenti, quindi sono la stessa cosa. Ad esempio: tutti vedete la stessa tazza che ho in mano, ma sarà diversa per ciascuno, ma e’ una sola, ma abbiamo diverse versioni o modi diversi di vederla, c’e’ un modo diverso e non comune di vedere lo stesso fenomeno e dipende dalle proprie impronte, dal karma: forma e coscienza visiva sono un’entità, una sostanza, c’e un modo d’apparire diverso per ognuno di noi, ma non ci sono 40 tazze, c’e’ un unica tazza. Per i Cittamatra ogni fenomeno e’ visto in modo diverso da ognuno, ma, analizzando, non si trova un oggetto in comune, e’ l’oggetto di negazione sottile.
Anche i Madyamika Svatantrika condividono l’assenza se’ della persona e dei fenomeni.
Meditiamo. Giorno dopo giorno sorgono tanti problemi nella mia mente, continuo a pensare a tante cose, mi rendo infelice. Ma sto cercando di fare qualcosa per migliorare? La mia mente e’ sempre uguale o a volte sorge felicità ed altre volte infelicita’? E’ sempre uguale o sorge un cambiamento nel tempo?
Ad esempio, come e’ il mio modo di pensare? A causa di questo pensiero sono diventato infelice. Ma non era necessario pensare cosi, cosi facendo mi sono reso infelice, d’ora in poi cercherò di non fare cosi.
Ho litigato. E’, d’altra parte, servito litigare? Faro’ in modo di non litigare.
Mi sono arrabbiato, e’ servito a qualcosa? No, semplicemente mi ha reso infelice. La prossima volta cercherò di non arrabbiarmi. Capita che l’altro ci chieda scusa, allora mi sento gratificato perché l’altro mi ha chiesto scusa.
Talvolta e’ impossibile ragionare.
Potrei tuttavia pensare: se non glielo dico, questa persona potrà continuare a comportarsi negativamente.
Posso rivolgermi all’altra persona con motivazione positiva ma esprimermi in termini duri, per correggere degli atteggiamenti negativi. Guardate alle divinità dall’aspetto feroce, ma in realtà hanno una motivazione positiva. Il che vale per ogni situazione, perciò dobbiamo essere in grado di mettere in pratica gli insegnamenti, cerchiamo quindi di fare questo ragionamento in special moodo quando stiamo per arrabbiarci e litigare.
Domanda. Ho avuto un’invasione di formiche in casa ed ho dovuto sopprimerle, a cosa vado incontro, e dovrò fare la stessa cosa se si ripresenteranno ancora. Cosa mi consiglia?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Non saprei, non ho dei consigli tecnici da offrire, tuttavia esistono innumerevoli modi di farvi fronte, in particolare in modo preventivo.
Domanda. Mi può fare uno o più esempi di coscienza fabbricata e non fabbricata al fine di comprendere Bodhicitta come coscienza non fabbricata?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Fabbricata o non fabbricata, e’ costruita, e’ tale quando dico: possa io raggiungere l’illuminazione, mentre non fabbricata e’ spontanea, una mente non fabbricata sorge da sola, spontanea.
Domanda. Come trasformare l’infelicita per la morte d’un figlio?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. E’ importante riflettere sulla morte e l’impermanenza e se ne parla molto nel Lamrim, il cui scopo e’ farci vivere in modo significativo la nostra vita prima di morire, cosicché il trapasso sarà armonioso e felice.
Se chi e’ morto ha avuto una vita positiva, ce ne rallegriamo e rinascerà praticando le virtù, viceversa, se non ha avuto un comportamento virtuoso, auspichiamo e preghiamo perché abbia una rinascita felice ed una prossima vita positiva.
Si narra che nelle storie della vita del Buddha ci fosse quella d’una madre sconvolta per la morte del figlio, la quale chiese al Buddha di riportarlo in vita. Il Buddha si disse d’accordo a patto che ella andasse in ogni famiglia a chiedere se da loro non era mai avvenuto un decesso. Dal momento che non trovo’ nessuna famiglia che non avesse riportato un lutto recente o lontano, accetto’ la morte del figlio come un fatto naturale.
Nei nostri monasteri era capitato che un giovane monaco era rimasto improvvisamente orfano d’entrambi i genitori. Il che rattristava tutta la comunità di monaci ed ancor più ovviamente il giovane monaco. Il loro maestro, preoccupato di come stesse, gli mando’ un monaco cui chiese di riferirgli come l’aveva trovato.
Il monaco lo trovo’ nella sua cella che stava studiando i testi, al che il maestro rassicurato rispose: e’ tranquillo.
Martedì 12/08/2025 pomeriggio
Ora mi chiedo: sono riuscito in questi giorni, in cui ho seguito gli insegnamenti, ad utilizzare l’introspezione, l’analisi per non cadere nell’infelicita mentale?
Se non ci sono riuscito, esprimo la determinazione a non cadervi nuovamente.
E’ importante eliminare la sofferenza.
Mi chiedo: perché sono infelice? A volte mi capita di diventare infelice per una cosa di poco conto. Essere infelice per cose cosi piccole e’ assurdo, ma a rendermi infelice non e’ solo la situazione che ho incontrato, ma i pensieri che vengono dopo. Queste sono cause molto grossolane di sofferenza https://www.sangye.it/altro/?p=12461. Se le trascuriamo si presenteranno ancora ed ancora. Se vi facciamo attenzione, riusciremo a bloccare tanta infelicita’ mentale, tanta sofferenza.
Pensando invece in modo positivo, il nostro modo di pensare assumerà un carattere sempre più vasto e saremo in grado di affrontare sofferenze sempre maggiori. E meditiamo su tutto ciò. Se continuiamo ad essere infelici, significa che la nostra mente non e’ stabile, perché e’ caduta in preda alle afflizioni. E’ capace di rendersi infelice per piccole situazioni. Ne’ e’ in grado di gestirsi, perché? Una mente https://www.sangye.it/altro/?p=11840 instabile e’ in grado di abbandonare le afflizioni? No di certo. La loro radice e’ l’ignoranza, di non conoscere la realtà, l’assenza del se’ della persona e dei fenomeni. Se non abbandoniamo l’ignoranza non abbandoniamo le afflizioni, dobbiamo realizzare il calmo dimorare, la mente pacificata e la visione speciale.
Con la mente pacificata possiamo generare la visione speciale, abbandoniamo l’ignoranza e realizziamo la vera realtà. Anche se non vogliamo ottenere la liberazione e l’onniscienza, nessuno vuole soffrire, se diventiamo scontenti anche per qualcosa di insignificante, come possiamo eliminare la sofferenza?
Dobbiamo eliminare non cause o problemi esterni, ma le nostre afflizioni.
Da tempo senz’inizio vagando nel samsara abbiamo sempre tentato di individuare i problemi all’esterno di noi e di volerli risolvere in quanto tali, ma non e’ questo il modo. I problemi che ci affliggono sono dentro di noi. E’ importante riconoscere che il vero nemico sono le afflizioni che sono nel nostro continuo mentale da tempo senz’inizio. Le afflizioni https://www.sangye.it/altro/?p=12403 sono il vero nemico, i nemici esterni diventano tali per le afflizioni. Sono dei nemici solo occasionalmente, possono cambiare, mentre le afflizioni in noi le abbiamo da tempo senz’inizio dalle vite precedente, in questa vita ed in quelle future. Un nemico esterno può diventare un nostro amico, viceversa, le afflizioni (attaccamento, bramosia, orgoglio, ira, invidia) se non ci si impegna per eliminarle con gli opportuni antidoti, restano sempre tali, anzi, s’incrementano sempre dii piu.
Tra i difetti della rabbia, Shantideva nel VI capitolo del Bodisattvachariavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2405 scriveva: più si cerca di eliminare i nemici esteriori, più aumentano, se invece eliminiamo il nemico interiore allora neutralizziamo tutti i nemici esteriori.
Se il nostro cammino si presenta impervio, la soluzione migliore non e’ pavimentare il percorso con tappeti o pelli di cuoio, ma munirci di un buon paio di scarpe. Cosi la soluzione giusta e’ rafforzare la nostra mente, rendendola stabile, armoniosa e salda. Al contrario di rifuggire da qualsiasi situazione che ci crea sofferenza.
A causa della rabbia si creano inimicizie, disarmonie in famiglia e tra amici, quindi, se non siamo in preda della rabbia non avremo nemici.
Abbiamo tutti l’esperienza di quanto basti poco per renderci infelici. Allora dobbiamo renderci conto che la nostra non e’ una mente stabile, non ha potere. Per aumentarne l’energia, la forza, chiediamoci innanzitutto: perché’ la nostra mente e’ diventata instabile. E’ di beneficio pensare in questo modo negativo, allora basta, cercherò di fare attenzione, a non pensare in modi che mi rendono infelice.
Sono in grado di mantenere la mente rilassata?
In caso affermativo, sarò in grado d’avere una mente sempre più rilassata, stabile e potremo meditare il calmo dimorare e la visione speciale.
Se vogliamo essere felici abituiamo la nostra mente ad essere tranquilla ed a fermare l’infelicita mentale. Sia che ci interessa il calmo dimorare https://www.sangye.it/altro/?p=11844 o meno e’ necessario addestrare la nostra mente, cosi possiamo renderla tranquilla, rilassata. Addestriamola utilizzando molte ragioni. E la nostra mente diventa sempre più stabile.
Ma dopo 10 – 15 anni in certi casi succede che la persona era diventata irascibile, il che rivela che dipendeva da condizioni instabili, come ad esempio: un ambiente favorevole dei genitori, un clima costruttivo a scuola. Ma si trattava di fattori esteriori non interiori. Non si trattava di un’acquisizione di una consapevolezza interiore, un addestramento a partire dalla realizzazione della vera realtà. Tuttavia l’addestramento necessita di continui rinforzi in modo che la mente diventi sempre più stabile. Non sappiamo quali pensieri può produrre la nostra mente. Dobbiamo sempre fare attenzione alla nostra mente.
E’ di grande beneficio ascoltare gli insegnamenti, ma, se non li mettiamo in pratica, non ne trarremo beneficio alcuno. E’ importante applicare tutto ciò che abbiamo imparato. Non e’ necessario meditare per fermare l’infelicita mentale di tutti giorni, quindi basta utilizzare la nostra intelligenza, non e’ necessario conseguire la visione speciale ne’ la realizzazione della vacuità.
Ascoltare il Dharma: chi viene per la prima volta agli insegnamenti ascolta tante cose che non ha mai sentito e spesso cambia subito il modo di pensare, si frequentano quindi gli insegnamenti. Tuttavia, se non si applica quanto appreso, si ricade nella stessa sofferenza e si crede che l’insegnamento non funzioni. Non e’ cosi. Dipende dal non averlo messo in pratica. Solo ascoltare non basta.
Osserviamo la nostra mente: e’ rilassata, o tesa, annoiata? La mia mente può essere trasformata solo da essa stessa, solo portandole nell’esperienza positiva che si possono abbandonare le afflizioni. Facciamo questa meditazione analitica e sforziamoci di mettere in pratica quanto ascoltato.
Non possiamo evitare i problemi e le difficolta ma possiamo fermare l’infelicita che ne consegue. Se non stiamo bene in un certo luogo, ci spostiamo altrove ma abbiamo sempre problemi. Dobbiamo rilassare la nostra mente.
Sono in grado d’avere una mente rilassata?
Questo e’ un punto importante.
Non possiamo impedire alla mente di pensare, ma se ciò ci porta a diventare infelici, questo si’ che lo possiamo fermare. Ugualmente se siamo sempre proni ad arrabbiarci, quindi e’ li’ che dobbiamo intervenire e, facendo attenzione, pian piano miglioreremo.
Domanda. Come incrementare la memoria?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ci capita di dimenticarci, non dovremmo lasciarla andare, ma abituarci a ricordare, altrimenti la memoria degenera sempre di più, dobbiamo far lavorare la memoria, cosi studiare aiuta la memoria, e facciamo lavorare la memoria e la saggezza ed impediamo che la memoria si deteriori.
Domanda. Come faccio ad essere sicura di un mio atteggiamento o se magari e’ l’effetto di una vita passata?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. I tanti modi di pensare derivano dalle impronte delle vite precedenti. Se vediamo che siamo sempre irascibili, lo eravamo anche nelle vite precedenti. Le 10 non virtù ed i loro effetti: sono effetti simili alla causa nell’azione e nell’esperienza. Provare piacere nell’uccidere ma allo stesso tempo ammalarsi facilmente sono correlati all’aver ucciso in vite precedenti. Pensiamo a questa vita e mi impegno a trasformare la mia irascibilità o la sensazione di piacere di uccidere o di rubare o di compiere adulterio.
Domanda. La saggezza discriminante e’ quella che viene illustrata nel IV capitolo https://www.sangye.it/altro/?p=2392 coscienziosità, introspezione del Bodisattvachariavatara, qual’e la sua funzione?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Da qui risulta importante l’introspezione che qui chiamiamo saggezza e la memoria che ci permette d’analizzare. La buona memoria e’ importante in quanto ci permette d’analizzare.
Anche una buona pratica della generosità e’ necessaria, una buona pratica dello sforzo gioioso, della coscienziosità’.
Domanda. Come posso evitare di cadere nelle afflizioni?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Fare in modo d’avere una mente rilassata, che non cada sotto il controllo delle afflizioni, ed aumentiamo cosi’ la capacita’ della nostra mente e contrastiamo le afflizzioni.
Domanda. E’ possibile eliminare la sofferenza? E’ possibile realizzarlo effettivamente?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Finche’ non siamo diventati Buddha non siamo in grado di compiere il beneficio degli esseri in modo perfetto ma non c’e nulla che abbia la capacita di aiutare tutti gli esseri come i Buddha. Se tutti pratichiamo diventeremo tutti Buddha.
Domanda. Qual’e’ il fine ultimo per un suicida per estirpare le radici della sofferenza?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Bisogna chiederlo al suicida, alcuni si uniscono ad un partner, poi si separano e si suicidano, o ha desideri che non si realizzano, la vita non ha più senso ed e’ meglio morire, ci sono tanti casi, tante possibilità.
Domanda. Mi arrabbio perché non riesco a compiere ciò di cui mi sono prefissato. Come posso fare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Abbandonare le afflizioni non e’ immediato, occorre addestrare la mente in modo che sia sempre più stabile e sia in grado di combattere le afflizioni, finche non si realizzerà direttamente la vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=4206 non si abbandoneranno le afflizioni, altrimenti la sofferenza non finirà mai.
Mercoledì 13.08.25 mattino
Generiamo la pura motivazione positiva affinché i meriti accumulati attraverso l’ascolto di questi insegnamenti siano di beneficio per tutti gli esseri senzienti.
Ci sono tante situazioni esteriori e facciamo attenzione se insorge l’infelicita mentale. Facciamo inoltre attenzione quando alla nostra mente si affacciano una serie di pensieri diversi.
Meditiamo. Per tutti questi giorni ho ascoltato gli insegnamenti: come e’ stata la mia mente? Ci sono stati momenti d’infelicita? Al termine delle sessioni come si trovava la mia mente, specialmente nelle ore successive? Sono riuscito a rimanere attento nel periodo post meditativo a quanto appreso negli insegnamenti?
In questo tempo in cui ho ascoltato gli insegnamenti ho sempre fatto attenzione? E, se l’ho fatto, come e’ stata la qualità della mia mente?
E importante fare sempre attenzione, altrimenti, se non facciamo attenzione al nostro modo di pensare, si presenta sempre l’infelicita’.
Normalmente seguiamo il flusso dei nostri pensieri e privandocene, incanalandolo altrove, possiamo trovarci a disagio, perché ci potrebbe sembrare di essere stati privati della libertà. Ma non e’ cosi’. Abituandoci invece pian piano nella attenzione costante, diventiamo sempre più esperti. Quindi con la familiarità si può passare da ciò che e’ fabbricato a ciò che non e’ fabbricato, sorge spontanneo.
Ognuno di noi ha delle sue opinioni, non siamo tutti uguali, proprio per queste differenze si diventa infelici. Più persone ci sono, maggiore e’ la varietà d’idee. Se penso che tutti debbano pensare come la penso io, ci resto male, si crea disarmonia. E’ questo un modo di pensare troppo chiuso, cosi si rovinano i rapporti tra genitori e figli, nelle comunità si crea disarmonia. Anche se voglio che gli altri abbiano le mie stesse idee non e’ fattibile. E’ normale che gli altri abbiano opinioni diverse. Facciamo attenzione a questo modo di pensare. Perché, se pretendiamo che gli altri la pensino come noi, da questo derivano divisioni ed infelicita’.
Se siamo da soli, qualunque cosa pensiamo va bene. Quello che diciamo non può avere conseguenze: siamo soli.
Poiché ognuno ha la sua idea occorre avere rispetto per le opinioni altrui. Non serve insistere sulle proprie opinioni. In un gruppo con tante idee, si valuta quale sia l’idea migliore. Ma imporre la propria idea e’ causa di disarmonia. Se tutti la pensassimo allo stesso modo sarebbe perfetto, ma non succede. Se si ha rispetto per gli altri, si ascoltano gli altri e si decide insieme non sorge disarmonia.
Capitano persone con visioni molto rigide, con cui e’ impossibile discutere, allora la cosa più importante e’ curarsi che la propria mente non venga disturbata.
Sono in grado di mantenere la mente tranquilla in questa situazione?
Assenza del se’ della persona grossolana, vuota d’essere autonoma, indipendente e assenza sottile del se’ dei fenomeni.
Per i Cittamatra: la forma e la cognizione valida che apprende la forma, ovvero la coscienza visiva (non mentale) sono vuote d’essere differenti, sono di una stessa entità. Anche i Vaibashika e Sautantrika e gli altri sistemi accettano l’assenza del se’ della persona.
Ad esempio, prendiamo la tazza come oggetto della visione, ma questa appare differentemente a ciascuno, e’ specifica e non comune. Quando non analizziamo, troviamo una tazza come oggetto comune, ma se analizziamo troviamo solo tazze differenti, non comuni, differenti.
I termini entità, natura, sostanza sono qui sinonimi. Trovate spiegazioni a riguardo nel testo Dura’ in tibetano.
Per i Sautantrika la forma e la cognizione valida che apprende la forma sono sostanze differenti, la forma e’ la condizione osservata alla cui dipendenza sorge la coscienza visiva, quindi sono due sostanze differenti, mentre per i Cittamatra l’apparenza non comune sopraggiunge quando la vedo, non prima. Quando la scatola c’e, esiste una sostanza che e’ tutt’uno una coscienza con la scatola?
I Madiamyka svatantrica si distinguono (1) Sautantrika in quanto hanno molte spiegazioni in comune coi Svatantrika, (2) Yogaciara, che sono in accordo per molti aspetti coi Cittamatra. Entrambi accettano l’assenza del se’ sottile dei fenomeni: tutti i fenomeni sono vuoti d’essere veramente esistenti, sono meramente designati da una coscienza concettuale ma non sono stabiliti dalla propria parte.
La persona e’ vuota d’essere esistente in modo autonomo: e’ la vacuità grossolana, mentre quella sottile e’ che la persona e’ vuota d’essere autenticamente esistente. Vuota d’essere veramente esistente equivale all’assenza di un se’ sottile e sono accezioni accettate da entrambi.
Per (1) Sautantrika: forma e coscienza visiva che apprende la forma sono due entità distinte, mentre per (2) Yogaciara sono una sola cosa. Per i Madiamyka Svatantrika i fenomeni esistono dalla loro parte ma non esistono se non sono designati dalla coscienza concettuale.
Il termine “Meramente” confuta il veramente esistente, ma non nega l’essere stabilito per la propria parte.
Leggete nel Lam Rim quello che si spiega sulla morte ed, in proposito, il testo Liberazione nel Palmo della Mano di Paponka Rinpoce.
Ad esempio la persona maschio e femmina non esistono dalla loro parte senza essere designati dalla coscienza concettuale, sono meramente designati, non essendo stabiliti dalla loro parte, se fossero veramente esistenti dovrebbero essere stabiliti senza dipendere da alcunche’.
Meditazione analitica sulla assenza del se’ grossolano della persona, in quanto vuota d’essere permanente, unitaria, autonoma, indipendente: cosa significa?
Due modi di meditare: analitica e concentrativa. Ed esempio: l’assenza del se’ grossolano della persona, e’ vuota d’essere permanete, e’ momentaneo, in perenne cambiamento momento dopo momento.
Altrimenti come possiamo meditare se non comprendiamo che la persona e’ transitoria ed impermanente?
Poi possiamo impegnarci in modo univoco sulla impermanenza della persona. Anche per la meditazione concentrativa dobbiamo analizzare, chiediamoci: ho una mente disturbata, rilassata, e’ sotto il controllo delle afflizioni, dell’attaccamento?
Per la meditazione concentrativa sono necessarie molte preparazioni. Essa fa incrementare la nostra saggezza. Per realizzare la concentrazione, innanzitutto mi chiedo: perché la mia mente si distrae? Perde la concentrazione. Devo far si che la mente diventi sempre meno turbata, pacificata, quindi si’ che si può praticare il calmo dimorare https://www.sangye.it/altro/?p=11844, con un allenamento graduale. Importante e’ fare sessioni brevi ma frequenti. Quindi pian piano si possono prolungare le sessioni, la concentrazione diventa sempre più stabile, realizzando l’impermanenza siamo in grado di realizzare la visione speciale che la realizza. Quindi l’analisi e la meditazione analitica sono molto importanti.
Domanda. Come posso addestrare la mia mente verso coloro che mi accusano ingiustamente?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Importante e’ addestrare la nostra mente, non sappiamo quale problema incontreremo nella nostra vita. Intervenire quando i problemi sopraggiungono e’ tardi, occorre prepararci anticipatamente. Non dobbiamo aspettare che giungano dei problemi per diventare infelici. Ne’ sappiamo il nostro karma precedente, quindi, non sappiamo il futuro che ci aspetta. Addestriamo quindi la nostra mente e saremo in grado d’addestrare le situazioni. Non riesco ad affrontare questo problema, certo, se non ci si e’ addestrati! E’ importante addestrarci per avere una mente rilassata. Non sono necessari ostacoli gravi per renderci infelici. Se non si riesca a tenere la nostra mente tranquilla, rilassata in queste situazioni di poco conto, come potrò affrontare dei grandi problemi?
Domanda. Come comportarmi coi familiare che mi sono nocivi, va bene provare compassione a distanza?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Se si ha davvero compassione, e’ uguale essere vicino o lontano.
Domanda. Ho la casa invasa dalle formiche, come comportarmi?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. E’ un po triste pesando alle formiche, povere formiche, diamo loro cibo, poi d’inverno tappiamo i buchi, perché accumulare intenzionalmente negatività, per poi pensare di purificarle?
Mercoledì 13.08.25 pomeriggio.
Meditazione analitica. Meditiamo sulla vacuità della persona in quanto permanente, unitaria ed autonoma.
Anche se riusciamo a dedicare poco tempo alla meditazione, va ugualmente bene, meditiamo al mattino ed alla sera ma non tardi la notte, meditiamo per trasformare la nostra mente. Se ci abituiamo, ci sentiremo più felici, le cose andranno meglio, ma a volte ci si può sentire infelici, scontenti. Come mai? E’ perché la mia mente non e’ stabile. E’ importante non scoraggiarsi, a volte andrà meglio, a volte peggio, e’ importante addestrarsi: sono o no in grado di fare attenzione? Alla sera analizziamo come e’ andata la giornata: sono riuscito ad essere attento durante la giornata? Se ho avuto molte distrazioni, mi propongo di esserlo domani. Dedichiamo le virtù accumulate affinché siano di beneficio a tutti gli esseri e conseguano la felicita. Cosi facendo, anche il sonno sarà fruttuoso.
Analisi prima d’addormentarci. Revisione della giornata sulla base di quanto c’eravamo proposti, se ci sono lacune, domani m’impegno ad essere più attento, esprimendo un modo di pensare positivo e dedichiamo tutte le virtù che abbiamo conseguito per il beneficio di tutti esseri senzienti.
Ma oggi ho incontrato questa persona che esprimeva tanti pensieri negativi, quindi ho cercato di non incontrare quella persona. Questo significa che la mia mente non e’ ancora stabile. Quindi mi sforzerò sempre più di fare attenzione. E’ senza senso deprimerci per non essere riusciti a fare attenzione, che beneficio ha irritarci se non sono riuscito ad essere attento? Pian piano ci abituiamo per far si che gli errori siano sempre meno. Perché arrabbiarci se non riusciamo a fare attenzione? E’ importante non scoraggiarsi.
Penso. Ho sbagliato, ho capito che devo fare attenzione, quindi non mi devo scoraggiare. Domani m’impegnerò di nuovo, ce la metterò tutta e penso proprio di potercela fare.
Assenza del se’ della persona sottile e dei fenomeni sottile.
I Madyamica Prasangica accettano l’assenza del se’ della persona, vuota di essere permanente unitaria, autonoma, grossolana, assenza del se’ della persona e dei fenomeni, poiché sono vuoti di propria aesistenza.
Gli aggregati non sono stabiliti per propria natura: e’ l’assenza del se’ dei fenomeni.
Per i Prasangika i fenomeni sono vuoti per essere stabiliti per proprie caratteristiche, perché e’ sorgere dipendente, e’ la ragione più importante o il re dei ragionamenti. Esistono tre distinzioni del sorgere dipendente: 1 di cause e condizioni; 2 stabiliti da proprie parti; 3 meramente posto da nomi e terminologia, il che vale per tutti i fenomeni composti.
Il sorgere dipendente meramente posto da nomi e terminologia vale anche per i fenomeni non composti. I primi due tipi di sorgere dipendente sono accettati da tutti i sistemi. Il terzo sorgere dipendente o stabilito da nomi e terminologia e’ accettato solo dai Madiamika Prasangika e non dagli altri. Tutti gli oggetti di conoscenza dipendono da nomi e terminologie.
Le persone possono o meno avere forma.
Il reame del desiderio e’ il nostro, ma esistono pure i reami della forma e senza forma. Non e’ la forma come l’intendiamo noi.
Gli animali che vediamo sono solo una parte dello sterminato mondo animale. Gli spiriti famelici sono negli inferni.
Perché la persona e’ meramente designata tramite nomi e terminologie? Analizzando, lo si capisce chiaramente.
Quando analizziamo: cosa riesco a far apparire con facilita alla mia mente?
Iniziamo dalla persona, iniziamo a meditare sulla sua assenza del se’, poi ci spostiamo su qualcos’altro, per spostarci ancora su altre basi, in quanto i passaggi successivi sono più facili perché ne ho già realizzato la base. Se ho già realizzato la mancanza del se’ di una persona che ha forma, posso passare alla assenza del se’ della persona senza forma.
E’ inoltre facile, in quanto oggetto composto, se dalla persona passo all’analisi `della mancanza del se’ di un oggetto inanimato, una sedia, una casa, un tv ecc.
L’impermanenza della persona ci porta a meditare sulla morte, ma se ciò vi deprime e’ meglio non pensarci. Comunque e’ importante aver ben presente che la morte e’ certa, ma il momento e’ incerto, il che ci sprona a praticare il Dharma, ad impegnarci, a vivere una vita significativa d’ora fino alla morte ed e’ una vita più consapevole, quindi serena.
Domanda. Sono molto incentrato su me stesso e manipolo pure gli altri, cosa mi consiglia?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Se si e’ centrati solo su se’ stessi occorre cambiare prospettiva e focalizzarsi solo sull’altruismo. Tuttavia non e’ da tutti. Sono pochi che privilegiano effettivamente gli altri. Cosi come, tra i tanti che studiano il Buddhismo Mahayana, sono pochi quelli volti a beneficiare gli altri.
Se desideriamo intraprendere la strada di considerare gli altri più importanti di noi, consiglio di leggere, anzi di studiare il Lam rim https://www.sangye.it/altro/?p=10261, dove si illustra come eguagliare se stessi con gli altri, e l’VIII capitolo del Bodisvattvacharyavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2418 di Shantideva, quando si parla che gli altri sono effettivamente gentili con noi, lo riconosciamo, qualcosa nella mente si smuove?
Domanda. A cosa dobbiamo pensare quando meditiamo l’assenza del se’ della persona?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Se abbiamo realizzato l’assenza del se della persona, semplicemente ci focalizziamo su quello, altrimenti perché c’e’ l’assenza del se’ della persona, quando la realizziamo diventa l’oggetto della nostra meditazione univoca. Finche non conosciamo l’assenza del se’ della persona non lo possiamo osservare, esaminare, meditare. Cerchiamo il perché non c’e il se’ della persona, altrimenti si potrebbero generare delle idee strane.
Quando leggete i testi e riflettete e’ importante, se ci basiamo sulle nostre idee, non volere che siano necessariamente in accordo con ciò che pensiamo, altrimenti, non ne sarete convinti. Quindi e’ bene partire con una mente che sta in disparte, altrimenti non siamo in grado di riflettere correttamente, altrimenti rischiamo di cadere nell’errore se partiamo dalla nostra personale convinzione e questa, pur non essendo corretta, e’ stata fuorviante rispetto alla ricerca.
Dal 2012 Sua Santità il Dalai Lama ha insegnato I Grandi Stadi del Sentiero in 18 testi https://www.sangye.it/wordpress2/?cat=83. E lo ha fatto nelle grandi Università monasiche di Drepung, Ganden, Sera, Tashilumpo alla presenza di tutti gli abati e Ghesce, lama e monaci che, nonostante conoscessero già approfonditamente l’argomento, erano ugualmente venuti ad ascoltare e Sua Santità diede molti consigli sulla pratica, consigli di grandissimo beneficio.
Anche la ripetizione di ciò che già si conosce fa si che nella nostra mente sorga più certezza, ne derivano tanti benefici. Tutti costoro andavano li con una mente aperta. Se ascoltiamo nel modo giusto allora l’impegno sarà stato proficuo. E’ importante l’attitudine con cui si ascolta.
Giovedì 14.08.25 mattino
Ascoltiamo gli insegnamenti con la pura motivazione che siano di beneficio per tutti gli esseri senzienti.
Meditiamo sulla morte e l’impermanenza https://www.sangye.it/altro/?p=9633, che trovate nel Lam Rim e nel testo Liberazione sul Palmo della Mano di Paponka Rinpoche.
Pensate che la morte e’ certa ma il momento della morte e’ incerto.
E’ importante riflettere su questi due punti, riconoscerli, applicando il ragionamento su noi stessi. La morte non tiene conto della nostra eta’: se siamo anziani, malati, intelligenti, furbi, veloci: non possiamo ingannare la morte. La morte non considera le nostre ricchezze o povertà. Se continuiamo a pensare che non morirò ora ma in futuro. Cosi facendo avremo una vita significativa e non danneggiamo gli altri e siamo tutti uguali nel non voler soffrire, fare del male agli altri non ci da’ nessun beneficio. C’e’ chi pensando alla morte si spaventano , diventa triste, e solo il pensiero fa star male. In tal caso e’ meglio non pensarci. Ma se riuscite a pensarci e’ la cosa migliore.
Nel Lam Rim https://www.sangye.it/altro/?p=11612 si parla della paura della morte, e tutti l’hanno. Nel Lamrim si dice che se abbiamo paura della morte viviamo una vita significativa e moriremo senza rimpianti. Altrimenti sarò pieno di problemi, come rinascerò nelle vite future. Proprio per questo si dice nel Lamrim che si dovrebbe aver paura della morte in vita e condurre una vita etica e significativa ma non aver paura, anzi tranquillità, nel momento della morte. Mentre comunemente si trascorre la vita nell’inconsapevolezza nella convinzione che il momento della morte sarà il più lontano possibile, ma si sarà tormentati dai rimorsi al momento del decesso.
Nel parlare dell’individuo di scopo piccolo nel Lamrim si parla proprio della morte https://www.sangye.it/altro/?p=10285 ed impermanenza. Anche chi e’ dello scopo intermedio https://www.sangye.it/altro/?p=10326 e grande https://www.sangye.it/altro/?p=10346 penserà ancor più alla morte. Ugualmente in dipendenza della virtù si ottiene felicita’, e dalla non virtù si ottiene sofferenza e si continua a praticare le virtù sempre più che si procede negli scopi superiori, e’ una questione di motivazione, cosi come le pratiche spiegate nello specifico per l’individuo di scopo piccolo, ad es. la generosità e la pazienza, saranno praticate, anzi intensificate nel percorso dell’individuo di scopo intermedio https://www.sangye.it/altro/?p=10326 e superiore.
Quando ascoltate, e’ importante avere una mente distesa e rilassata, non solo aperta e non prevenuta.
Se il nostro obiettivo e’ di essere felici per questa vita allora non dobbiamo impegnarci molto, ma dobbiamo praticare ulteriormente se vogliamo ottenere la liberazione o l’onniscienza, in quest’ultimo caso dovremo addestrarci nel tantra.
Con questo tipo di mente rilassata e distesa dobbiamo praticare, chiediamoci: a che livello sono? Ne prendo quindi coscienza e m’impegno a svilupparlo, migliorarlo.
Allora, perché non basta meditare anche solo cinque minuti al mattino ed alla sera? Perché e’ importante iniziare a meditare gradualmente a partire da pochi minuti, mentre la pratica vera e propria la possiamo svolgere 24 ore al giorno.
E’ fondamentale attivare costantemente la vigilanza sulla nostra mente.
Chiediamoci: in cosa ho sbagliato? Come e’ diventata la mia mente? Se incontrando altri non avremo la possibilità di praticare in dettaglio, perché impegnati con loro, quando saremo soli impegniamoci in un’analisi dettagliata.
Nel Lamrim, dove si parla del calmo dimorare, si suggerisce di fare tante sessioni di breve durata. Quindi, consiglio d’abituarsi con pochi minuti di meditazione e poi pian piano prolungare la sessione.
Domandiamoci: quanto sono in grado di meditare ogni giorno? Se siamo all’inizio anche solo cinque minuti ci annoiano, spingendoci a procrastinare a domani, il che dipende dal non conoscere bene i benefici della meditazione. Importante e’ non attendersi subito dei risultati, e; perché non si vedono bene i benefici e la qualità della meditazione. Oggi in particolare col progresso tecnologico, lo possiamo fare immediatamente anche vedendoci, abbiamo questo pensiero dell’immediatezza, di volere ed anzi d’ottenere tutto subito.
Medito e voglio ottenere subito il risultato.
Attenzione ad esercitare la vigilanza sulla mente, altrimenti, proprio perché’ mi annoio, riterrò inconsistenti gli insegnamenti e non la mia pratica.
Riflettiamo: anche tutta questa tecnologia non e’ scaturita come un fungo, e’ frutto di intensa ricerca nell’arco di anni in un lungo processo graduale.
Da parte mia sono giunto qui nel 1998 ed allora era difficile vedere i cellulari, poi e’ scaturita una progressione passo dopo passo, frutto di tanto lavoro graduale.
Quando vogliamo trovare dei risultai nella meditazione, dobbiamo impegnarci e farlo con sforzo e fatica.
Alla certezza della morte ed all’incertezza del momento del trapasso aggiungiamo ora l’incertezza del come ed al luogo dove moriremo.
Al mattino, se ci svegliamo e’ segno che non siamo morti, e ce ne rallegriamo. Sono ancora vivo ed e’ un’occasione per questa vita. Trarrò il meglio di questa giornata, cercherò di non danneggiare gli altri anzi di beneficiari, se sono buddhista prendo rifugio, medito sulla mente d’illuminazione e la vacuità, qualunque cosa che faro’ cercherò di non danneggiare gli altri, e ne gioiremo. Domani cercherò’ di fare altrettanto. E la sera prima di dormire penso: ho sbagliato qualcosa, cercherò di fare attenzione, migliorerò. E ne dedicherò i meriti.
Domanda. Non mi e’ facile capire l’assenza dei se’ dei fenomeni, esistono degli elementi comuni che caratterizzano la tazza ad esempio la forma? Non capisco.
Ven Ghesce Tenzin Temphel. La tazza e’ vuota d’esistenza propria e la spiegazione sta nella domanda, lo spiegherò meglio nel pomeriggio.
Domanda. Come faccio quando la mia debolezza mi rende muta, facendomi passare anche per essere insincera?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. L’abitudine, la famigliarità e’ fondamentale, cosi riusciamo a discutere con gli altri senza arrabbiarci, con una mente tranquilla. Dobbiamo relazionarci con gli altri, quindi per forza dobbiamo parlarci e dialogare. Altrimenti se mossi dalla rabbia, dovremmo trascorrere la vita arrabbiandoci. Vale l’esempio che vi ho appena fatto del Sikyong Pempa Tsering che diceva che non era il caso d’arrabbiarsi ogni volta che riceveva critiche. E’ importante dare una risposta, ma senza arrabbiarci. Ci sono persone che non vogliono ascoltare, cui non si può dire nulla. E’ importante affrontare queste situazioni senza arrabbiarci. Se ci arrabbiamo, ciò danneggia noi stessi. Esistono persone chiuse, che non ascoltano. Diciamo loro quel che abbiamo da dire, ma senza arrabbiarci. Cosi, se non ne siamo abituati, non riusciremo a non provare rabbia ed antipatia verso costoro. Tuttavia rifletto: se oggi sono caduto nell’avversione verso chi non ascolta, e’ testardo, mi propongo di non ricadere domani nello stesso errore, anzi, rimarrò tranquillo ed indisturbato.
Ci sono comunque delle persone verso le quali, più mostriamo rispetto, più diventano prepotenti, in tali casi, senza mai arrabbiarci, potremmo assumere un atteggiamento duro, in modo che, sentendosi fronteggiate, ostacolate, cambino atteggiamento. Probabilmente non riusciremo a farlo in modo perfetto, sopratutto all’inizio. Anche se il nostro viso e’ contratto ed irato la mia mente deve rimanere serena. Tuttavia, non e’ detto che sortisca il risultato atteso, anzi può succedere che l’altro si adiri sempre più. In tal caso si può lasciare la situazione cosi.
Giovedì 14.08.25 pomeriggio
Meditiamo su morte ed impermanenza, certezza della morte e incertezza di quando moriremo, incertezza del dove e come moriremo. Se le acquisiamo, otteniamo certezza, il che ci sprona a vivere una vita di virtù, dove non compiamo azioni negative, ma solo positive.
Se non c’incamminiamo verso la pace della mente, come possiamo realizzarla? Proteggendo e difendendo la nostra mente. Nessuno ci può dare la felicita, se non occasionalmente. La pace non si può comprare, ne la felicita’.
La pace della mente e’ molto più importante di quanti soldi abbiamo, la ricchezza viene dopo.
Il solo fatto d’aver ottenuto questo corpo umano e’ un’occasione unica, come dice Lama Tzong Khapa https://www.sangye.it/altro/?p=10338 e’ come un lampo nel cielo.
Ascoltare studiare il Dharma significa metterlo in pratica.
Altrimenti, dal momento che abbiamo afflizioni la nostra mente diventa rigida e saremo perennemente in preda all’infelicita’ mentale. Ma non aspettiamoci un cambiamento immediato. E, normale che si debba fare all’inizio un po’ di fatica e gli ostacoli derivano dalle impronte del karma avverso accumulato da tempo senz’inizio.
Se si desidera praticare il Dharma, e’ importante applicare continuamente la memoria e l’introspezione https://www.sangye.it/altro/?p=4030, giungendo ad avere anche una mente aperta. Se diventiamo scontenti di fronte ai desideri inappagati siamo sulla direzione sbagliata. E’ impossibile che le cose vadano come vogliamo noi. Ad esempio, all’aeroporto, alle stazioni ferroviarie, al mercato ci troviamo in mezzo a tanta gente, e non conosciamo la maggior parte della gente, quindi facciamo commenti sgradevoli sulle persone, perché non corrispondono al nostro modo di vedere.
Ciò non ci provoca affatto felicita’ ma scontentezza.
Pensiamo a quando siamo in famiglia, se tutti dovessero pensare di basarsi sulla propria opinione o desideri, e ciascuno si basasse solo sulla propria opinione, si danneggerebbe il rapporto, perché mostreremmo un forte pensiero incentrato sulla nostra idea. Se ci basiamo solo sulle nostre idee, allora la felicita non arriva, si insisterà solo sui propri desideri. Il che e’ in disaccordo con la realtà. Ed e’ necessario averlo presente. Se tutti dovessero uniformarsi ai nostri desideri c’e’ il rischio che questo mondo diventi un po strano.
Generare la mente d’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=9995 non e’ affatto facile, si dice che e’ più facile realizzare la vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=11048. Anche i bodhisattva hanno modi di pensare diversi, ma sono diversi ad esempio nella generazione della mente d’illuminazione come un re, pastore. Ci sono notevoli differenze nel modo di pensare nei bodhisattva, ma non litigano, si rispettano tra loro.
Assenza del se’ dei fenomeni e della persona.
Per i Madyamika Prasangika – assenza del se’ della persona e dei fenomeni: la differenza sta nel soggetto o base della vacuità sottile: assenza del se’ della persona e dei fenomeni.
Qual’e’ la vacuità avendo come base la persona, vuota dell’essere stabilita per proprie caratteristiche, altrimenti sarebbe stabilita dalla propria parte? La persona dipende dalla base di designazione e cosi gli aggregati, ma se non vediamo gli aggregati non vediamo la persona. La persona e’ stabilita per le proprie parti o per designazioni, o dalle vite precedenti. La persona dipende dagli aggregati o base di designazione. Gli aggregati non sono la persona, cosi il mio corpo non e’ l’io. Si dice il corpo di una persona, non quella persona, quindi il corpo non e’ la persona. Quando muore, se l’aggregato fisico fosse la persona, allora se il corpo viene bruciato, la persona andrebbe in fumo?
Se la persona fosse il corpo, se cremato, quel che ne resta, le ceneri, sarebbe la persona?
La coscienza passa da una vita ad un’altra vita. Non servono grandi realizzazioni per riconoscere le vite passate, ne abbiamo innumerevoli esempi e non si tratta di grandi realizzatori.
La persona e’ designata in dipendenza del corpo: grassa, magra, alto, basso, e cosi’ via. Sulla base del corpo identifichiamo la persona. Quindi la persona e’ stabilita, esiste, in dipendenza degli aggregati.
Dov’e’ la persona?
E’ convenzionalmente designata. Non significa che non esiste, ma lo e’ come mera designazione. Può svolgere azioni, funzioni. Non troviamo la persona sia nel corpo che nella coscienza. Se non si capisce bene questo discorso c’e’ il rischio di cadere nella visione nichilista o eternalista.
Meditiamo. Se la persona esiste o e’ stabilita per proprie caratteristiche, allora non dovrebbe dipendere da null’altro e rivediamo il ragionamento precedente.
Com’e’ la persona, come esiste? Se lo fosse dalla propria parte non sarebbe dipendente dagli aggregati.
Domanda. Cosa intende Sua Sentita il Dalai Lama, di cui ascolto spesso gli insegnamenti, quando parla della mente d’illuminazione? Come praticarla?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. S’inizia dall’individuo di scopo piccolo e lo si genera in noi, poi si passa a quello intermedio addestrandoci nella mente d’emersione definitiva https://www.sangye.it/altro/?p=12388 meglio se non fabbricata, ma spontanea, non siamo nel sentiero Mahayana e nemmeno in quello degli uditori ne’ dei realizzatori solitari. Poi si avanza nel cammino dell’individuo di scopo grande https://www.sangye.it/altro/?p=10359 fino al pensiero speciale ed alla mente d’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=10387. Se non si considerano le Sette istruzioni di causa effetto https://www.sangye.it/altro/?p=6610 riconoscere tutti esseri come nostre madri e scambiare la loro gentilezza, quindi si passa a scambiare se’ stessi con gli altri https://www.sangye.it/altro/?p=3661 e lo si fa gradualmente. E’ una mente non fabbricata che aspira all’illuminazione, per approfondire studiate in dettaglio i testi di Prajinaparamita https://www.sangye.it/altro/?p=12388.
Domanda. Soffro per la sofferenza degli altri, in particolare di mia madre e mio marito. Come fare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Se non possiamo aiutarli e’ importante non avere una mente disturbata, ne’ triste, altrimenti, se la nostra mente non e’ aperta, consapevole e salda, diventiamo tristi e nervosi e c’e’ il rischio di ammalarci anche noi. Lo dobbiamo fare con entusiasmo, gioia e forza. Se viceversa siamo tristi ed infelici, non saremo di grande aiuto. Non pensiamo che le cose vadano come ci aspettiamo. Importante non avere una mente tesa, infelice. Ma non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutati.
Domanda. Ho paura della morte e sono triste, come fare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Sono molto proficue queste sessioni di domande e risposte perché ho modo anche di capire come pensano le persone. Pensare alla morte non va bene per tutti, alcuni si terrorizzano, allora non pensate troppo alla morte ma prendete cura della mente, della vostra mente.
Tutti i figli sono diversi. E’ importante essere loro amici. E non si deve pretendere che la pensino come i loro genitori. Se vogliamo davvero fare qualcosa, mi chiedo, cosa pensa, quali attitudini ha mio figlio? Cosi facendo saremo in grado di prenderci cura dei nostri figli in modo proficuo. Non riponiamo tuttavia eccessive speranze in ciò, non pensiamo di riuscire davvero ad aiutarli. Succede poi che i figli, per amicizie distorte, non solo prendono altre strade rispetto ai genitori e capita che si rovinano. Sono situazioni che vediamo tutti noi. Non e’ facile fare i genitori, e’ importante avere una pura intenzione, ne’ avere la speranza che tutto vada a buon fine. Importante e’ essere pronti a tutte le direzioni che possono prendere i nostri figli.
Venerdì 15 agosto 2025 mattino
Puro pensiero rivolto agli altri, se una persona ci da’ una bastonata in testa con chi ci arrabbiamo? Con la persona o il bastone? No, con la persona. Ma se ci fa male la testa ci arrabbiamo col nostro corpo? Quindi mi devo arrabbiare con la rabbia che ho dentro? Come faccio ad eliminarla? Se ci arrabbiamo anche noi, magari l’altro lo faccio arrabbiare ancor di più, quindi lo danneggiamo.
Meditiamo sulla pazienza. Non abbiamo abbandonato la rabbia ma dobbiamo migliorare senza restare sullo stesso pensiero che ci rode per giorni e giorni, rimuginando che cosa ci ha detto? Portiamo rancore ma siamo consci che non possiamo restare in questa situazione, le occasioni per praticare non mancano mai. Una parola non deve avere il potere di renderci infelici. Tu sei cattivo, sei brutto! Se parlo in tibetano e non vengo compreso magari si può pensare che sia un mantra, quindi non dipende dalla parola, anche se ci viene detto che e’ un tempo breve, noi lo ricordiamo per molti anni per una cosa detta in pochi secondi.
Potrò essere mai felice se non accetto anche solo questa piccola cosa?
I pensieri che mi arrivano sono positivi? Mi servono? Accadranno veramente le cose che ho pensato?
Iniziamo dai pensieri più facilmente gestibili.
Quando sono subissato dai pensieri, mi chiedo: sono pensieri positivi o no, sono di beneficio? Quel pensiero che mi assilla: mi rende felice, o scontento? Altrimenti, se facciamo di tutto per non pensare, possiamo sentirci privati della libertà di pensare.
Abbiamo tanti pensieri e tanti modi di pensare, negativi, ma non riusciamo a farli cessare di colpo. Pur riconoscendo che non hanno senso continuano a rimanerci in testa. Ci saranno pensieri più intensi ed altri meno, quindi iniziamo a far cessare i pensieri più facili da gestire per poi passare a quelli più difficili. Talvolta e’ proprio facile non arrabbiarci, in quanto si tratta di cose di poco conto, ma non ci riusciamo.
Qual’e’ il nostro desiderio: trovare subito la chiave giusta per aprire subito la porta di casa? ..ma non e’ cosi. In questo modo se non la troviamo immediatamente possiamo cadere in preda a disappunto e rabbia. Meglio fare le cose con calma.
Pensare di meditare l’assenza del se’ non e’ sempre effettuabile con precisione, e’ normale che accada. Quando meditiamo, l’oggetto di osservazione non e’ detto che appaia chiaramente, e’ difficile che l’analisi vada diritta al punto, senza abbandonare tutto ciò, pian piano si arriva a capire qual’e’ l’oggetto di negazione, come appare e come e’ assente e non esiste inerentemente, pensandoci ancora ed ancora, non bisogna avere speranze di giungere subito al punto.
Domanda. Come posso avere la speranze di trovare il maestro guru che mi guidi nella pratica?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Dipende dalle caratteristiche. Ad esempio, e’ il maestro amico virtuoso che ci accompagna verso l’onniscienza: se lo cerchiamo sicuramente lo troviamo. Ce ne sono tanti. Abbiamo parlato del maestro esteriore, che ci insegna a praticare e gradualmente realizziamo il maestro interiore, il che accade solo se abbiamo delle realizzazioni, proprio perché non e’ facile.
In dipendenza dal maestro o tutore esterno si realizza quello interno. Se realizziamo il maestro interiore come spiegato nei testi della Prajnanparamita https://www.sangye.it/altro/?p=10268 questo ci seguirà ovunque e sarà sempre al nostro fianco a darci consigli.
Domanda. E’ meglio stare senza o con dei contatti se i rapporti con un familiare sono difficili?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Dipende dalle situazioni, si può comunicare in tanti modi, con messaggi, e’ importante non perdere l’amore, l’affetto per quella persona.
15/08/25 pomeriggio
Meditiamo sulla visone, sull’assenza del se’ sottile della persona, in quanto vuota di essere stabilita per proprie caratteristiche, vuota d’essere indipendente, ma dipende da cause e condizioni, dagli aggregati. Non e’ stabilita dalla propria parte, dal proprio lato: la persona dipende dalla mente ma non e’ la mente.
La persona e’ vuota d’essere stabilita per proprie caratteristiche perché e’ sorgere dipendente https://www.sangye.it/altro/?p=11735, dalle proprie cause e condizioni, dalle sue parti, da nomi e terminologie. Innanzitutto dobbiamo riconoscere o identificare, ad esempio: la persona che vedo, e’ Paolo? Ne vedo il corpo o aggregato fisico, ma e’ la persona? E’ solo il corpo. Se la persona fosse l’aggregato fisico, sorgerebbero dei problemi riguardo alle vite precedenti. Quindi, qualsiasi parte del corpo non e’ la persona. La coscienza e’ la persona? Come può esserlo. Ne abbiamo 6, di cui cinque sono le coscienze sensoriali ed una e’ la coscienza mentale che si suddivide a sua volta. Ma, se andiamo a cercare la persona, non la troviamo, ne’ la persona e’ tutt’uno con la coscienza. La persona esiste, ma in modo meramente designato, come sono gli aggregati. La persona esiste a livello convenzionale ma non a livello ultimo. Non esiste la persona che appare alla nostra mente: indipendente. La persona dipende da nomi e convenzioni. Se ci familiarizziamo, alla fine riusciamo a vedere quest’assenza del se’. La persona non e’ il corpo. La persona non e’ la coscienza. Non rimane quindi persona alcuna.
Come esiste la persona?
Se pensiamo che la persona non esiste proprio cadiamo nel nichilismo. Se non capiamo il modo convenzionale d’esistere della persona, allora c’e’ questo rischio, con quest’analisi si cerca la persona nel modo in cui ci appare. Questa persona non esiste, ovvero nel modo in cui ci appare. Se cosi fosse la vedremmo in modi diversi. Se la persona fosse come tutti questi modi d’apparire ci sarebbero dei problemi, perché dato che a molte persone appare in modo diverso, allora ci sarebbero tante persone diverse, ma non e’ cosi.
Pensiamo a quando siamo arrabbiati, la persona ci appare in modo negativo sgradevole e viceversa gradevole se ci piace, ne siamo innamorati. Ma la persona non esiste nel modo in cui ci appare. Ci appare una mera apparenza della persona, perché in entrambi i casi ne abbiamo avuto una visione distorta: negativa o positiva, ma non imparziale. E’ importante pensarci tante volte, ripetutamente.
Questo corpo morirà, si distruggerà, va incontro a un cambiamento, ma il corpo ha una sua continuità in qualcos’altro, ed anche il nostro corpo viene da qualcosa d’altro.
Le vite o nascite future si basano sulla coscienza che e’ continuità con la coscienza percepente, ma da dove e’ arrivata? Dalla madre? O meta dal padre e meta dalla madre. Ma genitori dalle facoltà mentali acute hanno dei figli poco intelligenti o viceversa. La continuità della coscienza proviene da una vita precedente e non se ne può trovare un inizio. Per saperne di più studiate il Lorig: “Menti e conoscitori”. Il Lorig e’ sullo studio della mente e dei suoi 51 fattori mentali.
Gli aggregati sono vuoti di essere stabiliti per proprie caratteristiche: e’ la mancanza del se’ sottile, non hanno esistenza propria, cosi come si deve produrre la tazza in quanto dipendente dalle proprie caratteristiche, dipende da materiali, argille, ceramiche, da modellare, colorare, decorare, ornare. Ma, se cerchiamo e cerchiamo, non abbiamo una tazza in se’, indipendente, priva di parti. Gli aggregati sono vuoti d’esistenza indipendente. Nulla esiste di per se’ o e’ stabilito di per se’ o dalla propria parte. Lo stesso oggetto – tavolo , sedia, tazza ecc – e’ identificato con nomi diversi e convenzionalmente e’ riconosciuto come tale, ma non esiste di per se’ e non esiste in senso ultimo.
Se la tazza fosse stabilita o esistente dalla propria parte non dipenderebbe da alcunché. Tutto ciò – cause e condizioni – rappresentano tutto ciò da cui dipende la tazza. La particella e’ stabilita dalla propria parte? Ma nessuna può essere trovata. Nessuna delle sue parti della tazza esiste indipendentemente. Ma unificandole, esistono indipendentemente? Non e’ infatti possibile.
Domanda. Quale testo dovremmo leggere? Consigli per studenti on line, dovremmo evitare d’uscire la sera, di casa per evitare distrazioni?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. E’ fondamentale fare attenzione a cosa pensa la vostra mente, e’ fondamentale prendersi cura della propria mente. Consiglio, a partire dalla mente d’illuminazione i testi dove si parla della Prajinaparamita, nel Lam Rim a proposito dell’individuo di scopo grande https://www.sangye.it/altro/?p=10346, le 7 istruzioni di cause ed effetto https://www.sangye.it/altro/?p=11265, sempre nel Lamrim dove si parla della visione speciale https://www.sangye.it/altro/?p=10268, il IX capitolo del Bodhisattvacharyavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2425, nel Lamrim dove si parla di vacuità https://www.sangye.it/altro/?p=10371.
Domanda. Come possiamo percepire correttamente la vera realtà dei fenomeni?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. La visione definitiva e’ la Prasangika: tutti i fenomeni non esistono inerentemente, di per se’, non sono stabiliti per propria natura. Ci appare un’apparenza come esistente di per se’, stabilita dalla propria parte, ma il modo di esistere o dimorare dei fenomeni e’ la vacuità.
Domanda. Un consiglio per smettere di bere e quindi dedicarmi ad Dharma.
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Non insistere sul proprio modo di pensare, trasformando la propria mente, non c’e nulla che non si possa fare gradualmente.
Domanda. Com e’ la dissoluzione della coscienza del se’ alla morte che apre la via alle rinascite?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ci sono persone speciali che giungono alla liberazione in quella stessa vita o nel Bardo https://www.sangye.it/altro/?p=11488 raggiungono il Nirvana, che e’ già’ sul sentiero degli uditori per poi diventare un distruttore del nemico. Ed al momento della morte sottile realizza o meno la vacuità, ma, per farlo, la deve aver già realizzato prima. Chiara luce della morte ci può essere l’apparenza del vuoto completo ma lo si percepisce come effettivamente esistente, già’ stabilita. E’ difficile che si realizzi la vacuità al momento della morte, ma e’ molto più difficile se in precedenza non l’abbiamo mai realizzata, e’ invece più facile se l’abbiamo già precedentemente realizzata.
Domanda. La mente identifica la base per la forza delle impronte precedenti di vita in vita?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. La persona e’ designata in generale, ed e’ già stata designata in generale.
Domanda. Esiste qualcosa nel tempo e nello spazio o deve essere per forza mutabile?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ci sono fenomeni impermanenti e permanenti.
Sabato 16/08/2025
All’inizio generiamo una motivazione positiva, un puro pensare volto al benefico altrui e dedichiamo affinché tutti gli esseri possano liberarsi dalla sofferenza e conseguire la felicita’. E dovremmo fare in ogni istante questa dedica.
Meditiamo. Noi non desideriamo la sofferenza ma ciò che otteniamo e’ sofferenza. Se riusciamo ad utilizzando l’antidoto e’ la cosa migliore. Ma questi stadi mentali d’infelicita’ non perdurano per sempre per sempre.
Ora mi chiedo: quanta infelicita’ e’ sorta nella mia mente in questi giorni? Domani gli insegnamenti terminano e devo tornare a casa, devo tornare al lavoro, devo incontrare certe persone: che scocciatura. Se e’ cosi, e’ bene utilizzare l’antidoto, chiedendomi: era necessario far sorgere questo pensiero? Queste sofferenze le posso fermare e non c’’e altro modo di fermare la mia sofferenza se non abbandonando questi pensieri che non fanno altro che affliggermi, anzi, cambiando modo di pensare.
Nella nostra mente sorge infelicita’. Se non ce ne curiamo, ci perseguiterà per tutta la vita. Una persona irascibile, testarda, sia che la incontriamo spesso o raramente, e quando l’incontriamo diventiamo infelici, chiediamoci, cosa posso fare: e’ possibile cambiare la persona? Non direi. E’ invece possibile cambiare il modo in cui vediamo quella persona, e lo potremo fare solo gradualmente, cosi pian piano da noi stessi creiamo stabilita mentale, addestrando la nostra mente. Nel Lamrim, se tutte le classi degli esseri si volgessero contro di noi, non avrebbero la capacita di portarci negli infermi. Viceversa se cadiamo sotto il controllo delle afflizioni, dell’attaccamento e rabbia non potremo che avere sofferenza. Tanti esseri senzienti che incontriamo sono stati gentili con noi, facciamo attenzione alla nostra mente ed a tanta infelicita che produciamo e che ci portiamo dietro da tempo senz’inizio.
Attenzione all’infelicita mentale che sorge per varie condizioni, inoltre procediamo come vogliamo noi. Se ci sono due persone ci sono due modi di pensare diversi. Come possiamo pensare in armonia? Se ci basiamo solo sulle nostre idee e’ impossibile andare d’accodo con gli altri. L’altro e’ contento se lo apprezziamo, lo gratifichiamo.
Facciamo attenzione al nostro modo di pensare, a che le cose vadano come vogliamo e non tener conto dell’opinione altrui. Se continuiamo in questo modo sicuramente la sofferenza s’incrementerà’.
Se mi addestro mentalmente, pensando in modo sempre più positivo, sono gentile con gli altri e penso: ora non arriverà più nessuno a farmi del male o sarà scorretto con me: mi sto sbagliando. Non pensiamo cosi’! Non posso aver purificato tutto il mio karma negativo. Se troviamo qualcuno che ci tratta male, rallegriamoci perché devo pensare: ho ancora delle occasioni per addestrarmi. Siamo qui nel samsara e da tempo senz’inizio non ho fatto altro che accumulare karma e karma negativo. E tutto questo karma negativo produrrà i suoi effetti, quindi non illudetevi di non incappare in problemi. Di non trovare più nessuno che verra’ a farvi del male.
Generare la mente d’illuminazione o cian ciub in tibetano, cian e’ purificare i difetti, le ostruzioni alla conoscenza, e’ purificare; ciub e’ integrare dentro di se’ tutte le qualità. E’ sinonimo di Buddha o Sangye in tibetano, e’ portare al massimo tutte le qualità ed eliminato tutti i difetti: vedi 8 cap, commentari Abisamayalamkara chiamati Prajnaparamita https://www.sangye.it/altro/?p=206. Tra le qualità del Buddha troviamo l’onniscienza https://www.sangye.it/altro/?p=12420.
L’equanimità https://www.sangye.it/altro/?p=5899 non ha attaccamento per gli uni e repulsione per gli altri, s’inizia dalla propria mente e dall’individuo di scopo piccolo del Lamrim, questo e’ il modo d’iniziare la pratica.
La mente d’illuminazione e’ possibile?
Si, perché abbiamo una coscienza che ha la capacita di conoscere i fenomeni e proprio per questo sono oggetti di conoscenza.
Nel continuo degli esseri senzienti c’e’ il lignaggio di buddha.
Tutti quelli che sono diventati Buddha, all’inizio erano esseri normali.
Milarepa all’inizio della sua vita era un essere comune che ha vissuto situazioni molto negative ed in una sola vita con lo stesso corpo e’ diventato Buddha. Pratico’ la stregoneria, fece maledizioni, fece molto male ma cambio’ la mente e divenne un Buddha. Quindi, se lo divento’ Milarepa che aveva fatto molto male, perché non lo dovremmo diventare anche noi che non ci siamo macchiati di simili delitti?
Se divento un Buddha sparirò o divento inesistente o non potrò più mangiare le leccornie che mi piacciono? Non preoccupatevi. Il nostro cibo rispetto a quello del Buddha non ha nulla a che vedere, e’ nettare. Ma non vedrò più gli esseri? Sua Santità e’ la reincarnazione di Cenresi, il Buddha della compassione, ma mangia come noi, assume un corpo che non e’ puro, che occorre lavarlo, insomma ha le nostre stesse esigenze fisiologiche, non e’ diverso da noi. Tuttavia e’ considerato un Buddha vivente. Diventando Buddha tutti i difetti sono eliminati. I Buddha si manifestano come umani, s’ammalano, invecchiano come noi, pur rimanendo dei Buddha. Chi e’ già Buddha e’ in grado di comprendere le qualità di un continuo di un Buddha e degli altri esseri.
Si narra che in un’occasione in cui Buddha Sakyamuni stava con Shariputra, quest’ultimo si domandava quanto alta fosse l’Usnisha sul capo del Budda, e, pensando che fosse alta un dito, gli pose un dito sul capo, ma non bastava, aggiunse quindi un secondo dito ma anche in tal senso si avvide che non bastava.
A Milarepa il suo discepolo Reciun-pa chiese il permesso di fare un ritiro itinerante in cui si spostava di luogo in luogo. Dal momento che non fare il ritiro in un luogo isolato e’ d’ostacolo alla riuscita dello stesso, Milarepa lo autorizzo, a condizione che fosse in grado di dimostrargli qualche sua realizzazione.
Nel frattempo il cielo si rannuvolo’ ed improvvisamente scoppio’ un forte temporale. Dal momento che Milarepa scomparve, Reciunpa si allarmo’, e si mise a cercarlo. Ma non lo trovava.
Ad un certo punto fu Milarepa a farsi vivo e gli disse: “Sono dentro il corno di yak, se hai la capacita d’entrarvi, vieni qui anche tu, cosi ti riparerai dalla pioggia, ma non potrai ingrandire il corno di yak e non potrai rimpicciolire il tuo corpo”. Reciung non ci riuscì e Milarepa non gli diede il permesso di fare il ritiro.
Si dice che le qualità dei Buddha sono inimmaginabili, vanno oltre la mente. Tuttavia nei testi ci sono indicazioni sulle qualità dei buddha.
Meditiamo. Abbiamo parlato che le qualità del Buddha, sono incommensurabili e come tali sono difficili da immaginare, ma posso provarci.
Allora chiediamoci: nel nostro continuo c’e’ la coscienza che ha la capacita di conoscere, cosa significa? A che punto e’?
Altrimenti chiedetevi com’e’ la pazienza nel mio continuo, e com’e’ il mio amore per gli altri?
Domanda. Per la Scuola Cittamatra come distinguere un sogno, un ricordo dalla realta?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Se abbiamo la mente a posto ce ne accorgiamo, altrimenti e’ bene provvedere in tal senso.
Domanda. Faccio confusione a comprendere la vacuità nei termini in cui viene spiegata.
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ne parliamo il pomeriggio
Domanda. E’ possibile generare la mente d’illuminazione senza aver generato il calmo dimorare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. No, non e’ possibile.
Domanda. Le coscienze sensoriali sono concettuali?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Tutte le coscienze sensoriali sono concettuali, studiate il Lorig.
Domanda. Cos’e’ la visione speciale e in che relazione e’ con la vacuità.
Ven Ghesce Tenzin Temphel. C’e chi ha ottenuto il calmo dimorare e non ha realizzato la vacuità’ o viceversa o le ha entrambe, in tal caso la visione speciale osserva la vacuità’ in modo univoco e permane e l’analisi non lo porta nel torpore ed agitazione, ha cosi’ il calmo dimorare e la visione speciale che osserva la vacuità. Una persona pratica la concentrazione del calmo dimorare https://www.sangye.it/altro/?p=11844 si focalizza sull’oggetto concentrazione ed ha ottenuto il calmo dimorare, quindi sta nella visione speciale, analizza l’oggetto e può sopraggiungere torpore o agitazione, e si riporta sull’oggetto, si rifocalizza, riesce a rimanere focalizzata univocamente sull’oggetto ed ad un certo punto, provando e riprovando, ha ottenuto la visione speciale che non sia in unione col calmo dimorare.
Domanda. E’ possibile spiegare la distinzione tra corpo, persona, coscienza?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Il corpo e’ composto dagli aggregati contaminati d’appropriazione o aggregato fisico, quindi il corpo e’ forma. Persona non e’ forma, e’ un fattore di composizione associato, coscienza e’ fattore di composizione non associato, studiate Dura’
Domanda. Come fa la persona ad essere in un corpo?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Nel corpo ci sono tante cose materiali, perché non può starci la coscienza che e’ immateriale? Non ha bisogno d’un luogo con dello spazio vuoto.
Domanda. Se la persona non e’ il corpo ne’ coscienza, cos’e la persona?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. E’ un fattore di composizione non associato, non essendo ne’ forma ne’ coscienza, ma e’ un fenomeno che svolge una funzione. E’ un fenomeno composto: 1 forma, 2 coscienza, 3 fattore di composizione non associato, ad esempio: persona. Abbiamo visto che, se la persona fosse il corpo o fosse la coscienza, ci sarebbero dei problemi, perché ci sono tante coscienze. Se il corpo fosse la persona ci sarebbero dei problemi, se prendiamo come illustrazione sia il corpo che la coscienza.
Domanda. Distinzioni e convergenze tra le varie scuole, incluso bon.
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ci sono tante diverse tradizioni, Buddha Sakyamuni ha insegnato tante visioni diverse in accordo con le attitudini degli allievi. Se analizziamo, studiamo arriviamo a individuarne una come la migliore e la seguiamo. E se poi cambiamo opinione: cambiamo scelta. E’ importantissimo effettuare un’analisi personale. Pur essendo vero che la concezione Madyamika Prasangika e’ la migliore. Ma questo non impedisce di pensarla diversamente. Ci sono tanti sistemi o visioni filosofiche, nel mondo ci sono tante religioni e tradizioni spirituali ed il Buddha ha dato insegnamenti diversi per le differenti potenzialità degli esseri, non dobbiamo pensare che tutti sono i migliori, dobbiamo studiare e ragionare per giungere ad una conclusione ragionata.
Sabato 16/08/2025 pomeriggio
Meditiamo l’assenza del se’ della persona, vuota di esistere o d’essere stabilita per le proprie caratteristiche, se lo fosse sarebbe indipendente da qualsiasi cosa, perché non esiste in tal modo, in quanto e’ soggetta al sorgere, che a sua volta dipende da causa ed effetto, quindi non esiste indipendentemente o non e’ stabilita dalle proprie parti.
E’ corretto il sorgere dipendente di essere meramente posto su nomi e terminologie? Se gli aggregati o, ad esempio, la tazza fosse stabilita per proprie caratteristiche, essa dovrebbe essere indipendente, eterna, non sorta e non deteriorabile, non soggetta ad una fine.
Esiste una parte della tazza che non dipenda da altro? Tutte le sue parti non esistono indipendentemente, non sono stabilite, quindi sono vuote per essere stabilite dalla propria parte o dalle proprie caratteristiche, e pian piano si arriva alla realizzazione dell’assenza del se’ dei fenomeni.
Abbiamo analizzato l’assenza del se’ della persona e dei fenomeni. Ma spesso questa meditazione non ci riesce bene perché non ne siamo abituati.
Tutta questa meditazione ci porta ad una mente più tranquilla, felice e stabile, quindi la nostra meditazione sarà cosi’ molto più efficace.
Se nella meditazione cadete nel torpore, reagite aprendo gli occhi, sbattendo le palpebre e rinfrescandovi. Non permettete di cadere semi addormentati.
Ho parlato dell’assenza del se’ sottile della persona in quanto vuota d’essere stabilita per proprie caratteristiche e cosi pure per i fenomeni.
L’oscurazione alla talita’ o vacuità, la concezione del se’ della persona o dei fenomeni sono l’ignoranza che e’ l’oscurazione rispetto alla talita ed e’ la radice di tutte le afflizioni da cui s’accumula il karma.
Dalla concezione del se’ sottile dei fenomeni si passa alla concezione del se’ sottile della persona.
Nel nostro continuo sorge la concezione del se’ dei fenomeni e quindi della persona, in dipendenza dal vedere il corpo, l’aggregato da cui sorge la concezione del se dei fenomeni, immediatamente riconosciamo la persona, affinché la persona appaia come oggetto della nostra mente appare la persona in quanto corpo, la persona per manifestarsi dipende dall’apparire del corpo ed in sua dipendenza appare la persona, quindi sorge prima la concezione del se’ dei fenomeni, prima sorge l’aggregato della persona, il corpo, poi la persona, poi sorgono i pensieri concettuali o concezioni mentali scorrette, sono sovrapposizioni, es sgradevole – gradevole, da qui scaturisce il karma https://www.sangye.it/altro/?p=9960.
Se vogliamo fermare la sofferenza dobbiamo eliminare queste concezioni erronee del se’ dei fenomeni e della pesona.
Nel Lamrim di Je Rinpoche la concezione del se’ della persona sorge dopo quella dei fenomeni, mentre prima si realizza l’assenza del se’ della persona poi l’assenza del se’ dei fenomeni. Dipende dalla differenza delle basi di vacuità: sono la persona nel caso dell’assenza del se’ della persona e sono gli aggregati nel caso della loro assenza del se’.
Quindi la persona non e’ stabilita o non esiste per propria natura, cosi gli aggregati come il corpo, che non hanno bisogno dell’apparire d’un altro fenomeno per manifestrsi.
Gli aggregati per apparire alla nostra mente non dipendono dall’apparire di un qualcosa d’altro. Mentre la persona, vuota di essere stabilita dalla propria parte, si realizza prima.
La concezione del Se’ della persona concepita come stabilita per proprie caratteristiche e per i fenomeni come stabiliti per proprie caratteristiche sono l’oggetto di negazione attraverso il ragionamento. Le due concezioni del se’ della persona / fenomeni sono oggetto di negazione attraverso il sentiero, e’ necessario abbandonarle meditando il sentiero.
Se cosi fosse, ovvero esistessero inerentemente senza cause e condizioni, dovrebbero necessariamente esistere.
Se esistesse l’oggetto di negazione, attraverso il ragionamento e’ non esistente, se non esistesse non sarebbe necessario negarlo, non sarebbe possibile negarlo.
La concezione del se’ della persona e dei fenomeni non esiste inerentemente, se non esistesse non sarebbe necessario negarla.
E’ possibile abbandonare la concezione del se’ attraverso il sentiero?
E’ possibile far cessare la concezione del se’ dei fenomeni e della persona come stabiliti per proprie caratteristiche? Si, perché si giunge a comprendere che la coscienza che li concepisce e’ errata, ne’ esiste una coscienza valida che li concepisce cosi, in quanto ne’ la persona ne’ gli aggregati esistono di per se’ inerentemente e sono stabiliti per propria naatura.
Da qui s’ottiene la visione speciale che osserva la mancanza di una esistenza per proprie caratteristiche.
Si realizzano prima gli aggregati e la persona come vuoti d’essere stabiliti o d’esistere per proprie caratteristiche. Più viene realizzata la vacuità dei fenomeni. Più la potenza della meditazione diventa più chiara, più diminuisce sempre la coscienza erronea che gli aggregati e la persona esistono per proprie caratteristiche.
La mente che realizza l’assenza del se’ della persona e dei fenomeni: più medita, più diventa potente e diminuisce la concezione erronea del se’ inerente della persona e dei fenomeni. Ma non basta il semplice osservare, occorre il calmo dimorare https://www.sangye.it/altro/?p=11514 che conferisce stabilita’ alla mente, occorre la visione speciale https://www.sangye.it/altro/?p=3686 che realizza l’assenza del se’ della persona e dei fenomeni, e si arriva ad abbandonare totalmente la concezione erronea della loro esistenza inerente, autosufficiente, non nata.
Domanda. Non mi perdono e non perdono, non ho compassione per me e per nessuno, la mia vita e’ infelice, cosa posso fare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Nemmeno io posso fare qualcosa. Piuttosto che rimanere nello sconforto, pensando negativamente, e’ meglio rendere la mente felice. Gli altri non possono fare niente se non siamo noi a coltivare una mente tranquilla, rilassata. Non pensare in modo contorto, rigido. Chiediamoci: sono in grado di farlo? Nessuno vuole soffrire e vorremmo essere felici ma soffriamo andando da infelicità ad un’altra, dobbiamo aiutarci gli uni con gli altri, se aspetto che gli altri facciano qualcosa, la felicita dagli altri non arriverà mai. E’ importante che addestriamo la nostra mente altrimenti la mente penserà a caso e tutto quello che ci circonda va male, dove sta il difetto, nel non proteggere la nostra mente. Aspiriamo: possa avere una mente felice, tranquilla, ma non basta, dobbiamo impegnarci!
Domanda. Cosa cambia la visione della vacuità sulla nostra visione del mondo?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Il modo di vedere la realtà cambierà tantissimo e cadranno tantissimo sovrapposizioni sulla realtà e l’attaccamento ed avversione. Più la nostra mente migliora più diminuiscono le sovrapposizioni e attaccamento ed avversione.
Qualsiasi cosa ci appare come stabilita dalla propria parte, dalle proprie caratteristiche, e c’e una coscienza che le concepisce dalle proprie caratteristiche, la realizzazione della vacuità ci fa vedere che le cose non sono come appaiono. Più diminuisce la concezione che le cose esistono di per se’, quindi diminuisce anzi cade l’attaccamento e l’avversione, cade tutta la catena. Realizzando la vacuità comprendiamo che ci si può separare dalla ignoranza, dalle afflizioni e dalla sofferenza, da cui sorge la speciale compassione verso tutti gli esseri nella sofferenza.
Domanda. Non rispondo mai al saluto degli altri, pero’ non ho amici e mi sento sola, cosa mi consiglia?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Gradualmente, se pian piano rispondiamo al saluto, anche con sforzo e difficolta’, cerco di cambiare il mio atteggiamenti verso gli altri e spingo la mia mente a salutare gli altri e pian piano miglioro nel salutare gli altri, non mi sembra che sia cosi difficile. Di solito rispondiamo al saluto ma, a volte, siamo in uno stato particolare e non rispondiamo al saluto. E’ importante fare attenzione.
Ad esempio, capita che arrivi un messaggio o squilli il telefono nel momento che stiamo mangiando e non abbiamo voglia di rispondere e ci arrabbiamo. Se non abbiamo voglia di rispondere, basta non rispondere, senza irritarsi. Se non ci facciamo attenzione, il nervosismo in noi aumenterà sempre più e si possono sviluppare abitudini veramente negative. Abbiate una mente tranquilla, stare con una mente infelice non e’ di beneficio. Cercate di stare con una mente aperta e rilassata.
Domanda. Cos’e’ la depressione per il Buddhismo? Come affrontare la depressione?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Occorre fare attenzione alla propria mente, al nostro modo di pensare. Se non ci riusciamo, impegniamoci a farlo, fino a diventare con una mente rilassata, altrimenti non avremo alcuna capacita di miglioramento e saremo sempre infelici. Dobbiamo tenere costantemente sotto osservazione il nostro modo di pensare, altrimenti e’ chiaro che la nostra mente diventerà sempre più rigida ed irritabile, ed angosciata e depressa. Grazie ai progressi della scienza e tecnologia vogliamo più cose ed e’ ancora più necessario fare attenzione a non essere dipendente da desideri inutili.
Domenica 17 agosto 2025
Generiamo il puro pensiero volto al beneficio altrui e dedichiamo affinché tutti gli esseri possano ottenere la perfetta felicita’.
Meditiamo. Com’e’ il mio pensiero altruistico finalizzato a beneficiare gli altri? Di che qualità e’: buona, soddisfacente, scarsa?
Il pensiero altruistico di compassione l’abbiamo un po’ tutti, inoltre ci può essere una compassione tramite l’addestramento che e‘ stabile, mentre la prima, quella spontanea, non lo e’. Realizzare la compassione in noi e’ importantissimo, perché ci conferisce una mente gioiosa, che incrementiamo sempre più con l’addestramento.
Prioritariamente dobbiamo fare attenzione a riconoscere e a neutralizzare l’infelicità mentale che può sorgere in noi, perché’ l’infelicita ci impedisce d’essere pazienti e di generare compassione.
Se desideriamo generare la mente d’illuminazione dobbiamo studiare tantissimo, ad esempio, i testi sulla Prajinaparamita, Madyamika, Lamrim. Tutti questi insegnano come praticare la mente d’illuminazione, il minimo e’ leggere il Lamrim. E, per acquisire la mente d’illuminazione dobbiamo partire dall’individuo dallo scopo piccolo o inferiore.
Dobbiamo studiare e praticare secondo i vari stadi degli individui esposti nel Lamrim.
L’individuo dallo scopo piccolo pratica la generosità, l’etica, la pazienza e dedica le virtù accumulate per conseguire livelli superiori, egli pensa non tanto a questa vita ma a quelle successive, in particolare per evitare di cadere nei reami inferiori, ed in questo senso abbandona le non virtù.
L’individuo dallo scopo intermedio pensa al samsara in generale e non solo ad evitare le rinascite inferiori ma e’ teso alle rinascite felici: umane, dei, semi dei. E genera la mente di emersione definitiva, meglio non fabbricata o abbastanza vicina, e realizza il calmo dimorare.
Il percorso dell’individuo dallo scopo superiore implica il generare la mente d’equanimità verso tutti gli esseri, tramite le 7 istruzioni di causa ed effetto, riconosce la gentilezza fino alla realizzazione della mente d’illuminazione https://www.sangye.it/altro/?p=1034, Je Rinpoce https://www.sangye.it/altro/?p=10355 spiega l’unione delle Sette Istruzioni di Cause Effetto con lo Scambiare Se Stessi con gli Altri.
Solo col calmo dimorare si può conseguire la mente d’illuminazione, si può generare la mente d’illuminazione in modo eccellente, ma per alcuni basta la concentrazione univoca che e’ molto vicina al calmo dimorare, e per altri ancora non e’ necessario il calmo dimorare per conseguire la mente d’illuminazione.
L’Individuo dallo scopo piccolo vuole evitare le rinascite inferiori, quello intermedio vuole l’emersione definitiva dal samsara, dai 6 tipi rinascita.
L’individuo dallo scopo grande non solo vuole liberare se stesso ma tutti esseri dai reami inferiori e dal samsara.
Quando i maestri spiegano il Lamrim o la Prajinaparamita, consigliano d’iniziare nello studio dell’individuo dallo scopo inferiore, quindi nella liberazione dalle rinascite inferiori, poi ci sono praticanti dalla forza tanto grande che generano il desiderio di non rinascere nei reami inferiori non solo per se stessi ma per tutti esseri, cosi per la liberazione dal samsara, l’emersione definitiva, praticano non sono per se’ stessi ma par tutti esseri senzienti.
Ci sono praticanti che si possono distinguere per la loro forza, l’energia della pratica. Abbiamo ascoltato tanti insegnamenti ed abbiamo scoperto che desideriamo l’onniscienza, ma alcuni pensano che per l’onniscienza ci vuole tantissimo e allora mi addestro nell’individuo dallo scopo intermedio, per altri praticare e’ noioso, non hanno tempo, per altri ancora dicono: si e’ tutto vero, ma..
C’e’ chi ha un attaccamento molto forte, in particolare sessuale, ed aspirano a rinascere come un toro in un luogo pieno di mucche; se fossi un uccello, che bello, potrei volare ovunque, vorrei proprio rinascere come uccello. Ci sono tantissimi desideri, modi d’intendere, parlando dei praticanti di Dharma, ci sono tanti diversi modi di pensare.
L’Individuo di scopo intermedio genera la mente d’emersione definitiva dai sei reami per tutti gli esseri, in quanto in nessun luogo del samsara c’e una felicita stabile. Anche nei reami senza forma ci sono gli aggregati contaminati di sofferenza perché non ci si e’ liberati dalle afflizioni e si e’ sempre nel samsara, dei e semidei hanno vite molto favorevoli ma hanno tantissimi problemi, derivanti dal potere e ricchezza per le differenziazioni tra le divinità. Sperimentano una sofferenza intensissima quando si avvicina il loro momento della morte. Nel samsara abbiamo solo afflizioni e solo se lo abbandoniamo possiamo conseguire la felicita’.
Non c’e’ riposo nel samsara. Noi umani siamo nati tantissime volte nei reami del desiderio, della forma (dalla 1 – 4 concentrazione), dei senza forma, con chiaroveggenza, ma siamo sempre qui come umani, in quanto si può degenerare perché siamo sotto il controllo di altro, delle afflizioni e non abbiamo libertà, non ci siamo liberati dalla sofferenza. Ma, praticando solo la concentrazione, non pensiamo d’esser liberi tramite rinascite elevate. Proprio perché nel samsara non c’e’ agio occorre abbandonare le afflizioni.
cosi ci addestra per gradi, a partire dall’individuo piccolo, e, se non abbiamo la capacita di liberare tutti gli esseri, ci fermiamo all’individuo di scopo intermedio.
Se vogliamo abbandonare la sofferenza, dobbiamo eliminare le afflizzioni.
Se siamo sotto il controllo del karma e delle afflizioni non abbiamo libertà. Sorge di conseguenza attaccamento e rabbia.
Tuttavia, se ci addestriamo, possiamo ottenere la libertà, l’affrancamento dal samsara.
Meditiamo. Dal momento che siamo sotto il controllo di karma ed afflizioni non c’e’ calma, agio nella mia mente. Nel mio caso e’ cosi? La mia mente diventa infelice? C’e’ libertà dal karma e dalle affizioni?
E’ fondamentale rilassare la mente.
Ma, se non possiamo eliminare le condizioni esterne che ci possono turbare, possiamo realizzare una mente rilassata, e si potrà giungere a saper pacificare la nostra mente, riuscendo a condurre una vita felice. E vi prego di tenerlo a mente.
Tutto dipende dal fatto di addestrarci o meno.
Non possiamo sapere quali situazioni incontreremo e, se riusciremo a mantenere la nostra mente tranquilla, qualsiasi situazione non la disturberà.
Alcuni incontrano continuamente problemi, delle difficolta che creano infelicita’ mentale. In tali caso e’ ancor più importante addestrarsi e, se non lo facciamo, più i problemi si manifestano, più diventiamo infelici.
Non possiamo eliminare i problemi per evitare d’essere infelici.
Domanda. Come eliminare il dolore fisico della malattia?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Il nostro modo di pensare fa una grandissima differenza.
Se, oltre alla sofferenza della malattia fisica, perché dobbiamo crearci ulteriore sofferenza con un’altra malattia della mente?
Vi racconto un episodio che mi e’ stato recentemente riferito. Nell’ospedale di Pisa erano degenti due donne, una aveva subito un intervento e non si lamentava. Poi sopraggiunse una seconda donna che si lamentava dei dolori dell’intervento subito. E la seconda chiedeva alla prima come mai non si lamentava, che cosi’ le rispose: “Proprio perché’ ho subito ben cinque interventi chirurgici, e ne so qualcosa dei dolori che ho avuto, che bisogno c’e di aggiungere sofferenza a sofferenza?” Cosi la prima smise subito di lamentarsi.
Domanda. Non riesco a trovare la ragazza, cosa posso fare?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Non ho esperienza. Mantieni comunque la tua mente rilassata, sia che siamo degli uomini o donne, come la vogliamo, vediamo in primis l’aspetto esteriore poi la mente. Può succedere che, una volta trovata, si scopre che e’ rigida, nervosa, negativa e non la vogliamo più. E subentra sofferenza. Cerchiamo invece di rendere la mente stabile, rilassata. Poi il partner giungerà’ da solo. Ci sono tanti diversi approcci, magari si vuole solo un approccio temporaneo, poi ci si lascia e si crea sofferenza.
Domanda. Quanto deve durare la meditazione?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Ognuno deve vedere il meglio per se’, quando vediamo che la meditazione ci stanca, e’ meglio interrompere, e’ meglio fermarci prima d’essere stanchi e non poterne piu.
d.?
Ven Ghesce Tenzin Temphel. Nella vita ci sono tante situazioni che possiamo incontrare, e’ importante riuscire a mantenere la mente rilassata, procediamo gradualmente nel Dharma, poi ci familiarizzeremo sempre di più. Se abbiamo un forte pensiero incentrato su quel che vogliamo, proviamo avversione o antipatia, aumenta il rischio di litigare. Se abbiamo un forte desiderio che le cose vadano come vogliamo noi, ciò non accadrà mai. Le opinioni degli altri sono diverse dalle mie, non mi irrito, anzi controllo che la mia mente rimanga rilassata.
Saluto tutti voi che tornate a casa, portate con voi questi insegnamenti e fate attenzione alla vostra mente.
Colophon
Questa prima bozza d’appunti, non revisionati, a cura del Dott. Luciano Villa MD, nell’ambito del Programma Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, sui preziosi insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel, è da ritenersi provvisoria, quindi lacunosa, con possibili errori, nonché imperfezioni, anche rilevanti, e non rappresenta affatto una trascrizione letterale delle parole che il Ven. Ghesce Tenzin Tenphel espresse direttamente o tradotte dal tibetano in italiano, ma semplicemente un limitato spunto di riflessione. Si ringrazia vivamente la Prof.ssa Cinzia Carlotta Zen e la Dr.ssa Susanna Guidi per la gentile collaborazione.