{"id":1711,"date":"1998-02-15T14:15:20","date_gmt":"1998-02-15T12:15:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=1711"},"modified":"2012-08-10T22:57:24","modified_gmt":"2012-08-10T20:57:24","slug":"l-antico-tibet-che-scompare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=1711","title":{"rendered":"L&#8217; antico Tibet che scompare"},"content":{"rendered":"<p style=\"line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Repubblica \u2014 15 febbraio 1998 \u00a0 pagina 14 \u00a0 sezione: POLITICA ESTERA <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">LHASA &#8211; Le ragazze tibetane ci spiazzano fin dai tempi in cui il primo dei nostri, Marco Polo, capit\u00f2 da queste parti. <!--more-->Se nel mondo le donne in et\u00e0 da marito si comportassero come in Tibet &#8220;niuno uomo piglierebbe neuna pulcella per moglie&#8221;, scrisse il veneziano nel Milione, scandalizzato per la disinvoltura con cui quelle ragazze si appartavano con i mercanti di passaggio: e quella che riusciva ad avere pi\u00f9 regali (e pi\u00f9 amanti) si sposava prima, in quanto &#8220;dicono ch&#8217; \u00e8 pi\u00f9 graziosa dell&#8217; altre&#8221;. Sette secoli dopo Marco Polo si scandalizzerebbe ancora, e forse di pi\u00f9, scoprendo che nel Tibet rurale un terzo delle mogli ha almeno un paio di mariti, di regola fratelli decisi a mantenere unite propriet\u00e0 che altrimenti sparirebbero. Nelle citt\u00e0 \u00e8 un costume in disuso ma appena usciti da Lhasa, nei villaggi costruiti sulla linea che dirime valli piatte dai costoni di montagne scabre, non faticherete a trovare ragazze come Luna di Gioved\u00ec, compagna di due fratelli tra i quali si divide. Luna ha 19 anni ed essendo cos\u00ec giovane per adesso convive. Tra quattro-cinque anni decider\u00e0 se formalizzare la sua unione e dare figli ai due mariti. In quel caso i bambini chiameranno &#8220;pap\u00e0&#8221; o &#8220;gran pap\u00e0&#8221; il marito pi\u00f9 anziano, e &#8220;zio&#8221; o &#8220;piccolo pap\u00e0&#8221; l&#8217; altro; nessuno si chieder\u00e0 chi sia il proprio padre biologico. I due possibili mariti, anch&#8217; essi giovani, forse amano entrambi gli occhi allegri e le gote porpora di Luna. Ma certamente ritengono saggio non dividere il poco che posseggono, un campo, qualche yak, la bettola sulla strada tra Lhasa e Nagqu in cui capitiamo prim&#8217; ancora che il sole scavalchi il profilo delle montagne. Di prima mattina la sala \u00e8 gelida, cos\u00ec facciamo colazione in una delle due camere da letto. Una tv gi\u00e0 accesa, un armadio, un braciere, lo specchio rotto di fronte al quale le due sorelline di Luna si ripassano il rossetto. Luna di Gioved\u00ec, \u00e8 meglio avere un marito o averne due? Due, dice di slancio. E perch\u00e9? Ci pensa su. Sorride. Si copre il viso con le palme delle mani, ammutolita dall&#8217; imbarazzo. Due terzi della popolazione tibetana vive in valli e altopiani troppo poveri e gelidi per attirare l&#8217; ondata dell&#8217; emigrazione cinese che invece ha sommerso le citt\u00e0. Questo Tibet profondo potrebbe sparire tra un paio di generazioni, come il matrimonio poliandrico, i pastori nomadi, i funerali che ingrassano gli avvoltoi e gli eremiti che spariscono per auto-dissolvimento nei racconti cui ogni tibetano oggi fermamente crede. Ha resistito all&#8217; invasione cinese, alla Rivoluzione culturale, alle Guardie rosse, al socialismo &#8220;scientifico&#8221;, alla legalit\u00e0 dell&#8217; occupante. Ma non pu\u00f2 reggere allo sviluppo economico che lentamente comincia a distribuire dividendi e danni anche quass\u00f9. Quando questo Tibet antico scomparir\u00e0, l&#8217; umanit\u00e0 sar\u00e0 pi\u00f9 povera, pi\u00f9 omologata dalla Cultura unica del&#8217; economia globalizzata. Ma i tibetani di altopiano e di montagna forse tra vent&#8217; anni non vedranno pi\u00f9 i loro bambini crepare sulla terra nuda, uccisi da una banale polmonite (tra i nomadi oggi 12 su 100 muoiono prima dei cinque anni). Gi\u00e0 ora molti di loro sperano in un futuro da portiere o da impiegato per i loro figli, e si stupirebbero non poco se sapessero che in Occidente li vorremmo per sempre tramortiti dal freddo e dalle malattie, ma fedeli al ruolo del Nobile selvaggio, ricettacolo di misteriosa spiritualit\u00e0. Ma posto che quel Tibet antico \u00e8 condannato, le morti tibetane non sono mai definitive, trattandosi di trapassi ad altra forma di vita, trasmigrazioni da cui si pu\u00f2 uscire santo o scarafaggio, &#8220;perfetto&#8221; oppure anatra. Quale sar\u00e0 il prossimo Tibet? Il Tibet di Lhasa \u00e8 una riserva indiana, una sopravvivenza senza alcun potere, un recinto ogni anno rimpicciolito dall&#8217; avanzata dei coloni, i cinesi. La Lhasa cinese si espande in verticale, per palazzi e cementificazioni incongrui con l&#8217; urbanistica locale, e ormai circonda, stringe, avviluppa la Lhasa tibetana. Quest&#8217; ultima \u00e8 ridotta al vecchio centro, vicoli sghembi, caseggiati bassi, bui templi buddisti, deambulazioni circolari di pellegrini, e piazze controllate dalle telecamere per prevenire tumultii di pellerossa. A sera, quando lo stesso interruttore sembra spegnere il cielo azzurro e contemporaneamente accendere le insegne di ristoranti e discoteche, la citt\u00e0 rivela la sua bipartizione. Il buio che inghiotte la Lhasa tibetana abbruna anche il Potala, il palazzo delle mille stanze, un grattacielo medievale, grandioso, mistico, residenza dei Dalai Lama e perci\u00f2 simbolo storico del Tibet. Davanti al Potala oscurato squillano le rosse insegne vittoriose della citt\u00e0 di luce, la discoteca JJ, i ristoranti, i karaoke, i night-club con annesso bordello: la Lhasa cinese. Lhasa \u00e8 stata condannata, paradossalmente, dalla fase &#8220;liberale&#8221; della politica cinese (&#8216; 80-&#8216; 87), quando Pechino avvi\u00f2 in Tibet una politica di sviluppo. Arrivarono dalla Cina decine di migliaia di operai specializzati, poi osti, bottegai, burocrazia, e un vasto parentado di scorta. Deng pronunci\u00f2 una frase inoppugnabile, purtroppo per il Tibet: due milioni di tibetani non possono da soli sviluppare un territorio tanto vasto (la regione autonoma del Tibet, assai pi\u00f9 piccola del Tibet storico, ha la superfice di quattro Italie). In citt\u00e0 cominciarono a circolare automobili e capitali. I cinesi si impossessarono rapidamente dell&#8217; economia emergente, avendo tutto ci\u00f2 che mancava ai tibetani: piccole somme da investire, un feroce intuito commerciale, soprattutto legami con la burocrazia, anch&#8217; essa cinese. Poi il fatale 1989. Strage della Tienanmen, Nobel per la pace al Dalai Lama, drastico irrigidimento della politica cinese in Tibet. Da allora &#8220;sviluppo&#8221; sembra solo il pretesto per ribaltare i rapporti numerici tra tibetani e cinesi: mezzo secolo fa a Lhasa non c&#8217; erano dieci cinesi, ora sono quasi due terzi dei 360 mila abitanti. Ma non tutto \u00e8 gi\u00e0 deciso. Come ci fa notare Tashi Tsering, ex docente dell&#8217; universit\u00e0 di Lhasa, i cinesi del Tibet sono ufficialmente &#8220;residenti temporanei&#8221;; e lo sono anche di fatto, poich\u00e9 almeno in parte potrebbero tornare, prima o poi, nelle terre d&#8217; origine. Quanto ai tibetani, le probabilit\u00e0 che diventino i Nuovi Cinesi sognati da Mao sono pressoch\u00e9 nulle. Semmai Nuovi tibetani. Che quasi non sanno pi\u00f9 leggere il tibetano scritto. Che si lasciano ipnotizzare dalla tv cinese. Che devono imparare bene il cinese per sperare di trovare un posto nell&#8217; amministrazione. Che ballano con i cinesi nelle stesse discoteche, e talvolta sposano cinesi. Ma che alla fine di tutto conservano una devozione straordinaria per il simbolo della nazione tibetana, il Dalai Lama, da quarant&#8217; anni in esilio in India. Il semplice possesso di una foto del Dalai Lama pu\u00f2 portare un tibetano diritto nel centro di tortura di Trapgi, dove poliziotti cinesi e tibetani, ci racconta chi ci \u00e8 passato, non lo molleranno prima d&#8217; un mese; il miglior ritrattista del Dalai Lama, un diciottenne, l\u00ec dentro ha perso la ragione. Se poi il prigioniero crede a ci\u00f2 che gridano i muri di Trapgi, &#8220;Ammetti i tuoi errori e avrai clemenza&#8221;, si far\u00e0 almeno un anno di carcere. Malgrado tutto questo, non \u00e8 difficile imbattersi in un ritratto del Dalai Lama. Ne vedi nelle case tibetane di Lhasa, case poverissime, gelide. Nelle botteghe, travisati tra altre foto. Nei retrobottega di commerci che pure espongono all&#8217; ingresso l&#8217; immagine di Mao, per depistaggio. Perfino l\u00ec dove \u00e8 asfissiante il controllo della polizia segreta: nei monasteri buddisti. Nei monasteri, quelli vent&#8217; anni fa risparmiati dalle Guardie rosse, vecchi monaci sconfitti ora raccontano le umiliazioni degli ultimi mesi. Ovunque il regime ha ridotto d&#8217; ufficio il numero dei monaci, espellendone centinaia. E agli altri ha imposto tre mesi di &#8220;rieducazione patriottica&#8221; affidata a squadre di apparatcik comunisti. Risposte a memoria, secondo la vecchia scuola. Alla domanda Chi \u00e8 il Dalai Lama, il &#8220;rieducato&#8221; dovrebbe rispondere: E&#8217; la testa del serpente, il gran capo dei traditori della patria&#8230; Ma appena un monaco giovane \u00e8 sicuro di non essere spiato, ti prende da parte e sussurra con occhi spiritati che tra sette, otto, dieci anni il Tibet sar\u00e0 libero, lo salver\u00e0 il Dalai Lama, Sua Santit\u00e0 ha alleati potenti nel mondo. Certo questi monaci trasecolerebbero se sapessero che il Dalai Lama non chiede affatto l&#8217; indipendenza. Chiede molto di meno o molto di pi\u00f9: la democrazia in Tibet, cio\u00e8 la fine del dominio del Partito comunista. Questi monaci spiati e contingentati gi\u00e0 sembrano parte della riserva indiana, figuranti del folklore nat\u00eco da mostrare ai turisti. Ma la Cina non ha affatto ucciso il buddismo tibetano, come generalmente si crede: l&#8217; ha resuscitato. Nel 1950 era una religione agonizzante guidata da una teocrazia incapace e corrotta. Basta leggere il resoconto scritto da un grande orientalista, Giuseppe Tucci, che fu in Tibet due mesi prima dell&#8217; invasione cinese. Costretta la &#8220;curia&#8221; buddista all&#8217; esilio indiano, quella fede che si spegneva nascosta nell&#8217; Himalaya ha incontrato l&#8217; Occidente, si \u00e8 tradotta in inglese, e ora conta milioni di fedeli e centinaia di centri nel mondo. Il Tibet \u00e8 la sua Gerusalemme, la mitica terra dell&#8217; origine. Gerusalemme buddista o riserva indiana? Laboratorio per una Cina possibile, una Cina democratica, o terra d&#8217; oppressione, d&#8217; un conflitto irrisolvibile? Il prossimo Tibet dipender\u00e0 soprattutto da Pechino, dal successore di Deng. Melvyn Goldstein, il massimo tibetologo americano, invita per\u00f2 a trovare in fretta una via d&#8217; uscita. Altrimenti potrebbe scoppiare, prevede, &#8220;un&#8217; Intifada tibetana&#8221; che potrebbe saldarsi a sollevazioni degli Uigur del Xinjiang e dei mongoli della Mongolia cinese. Una grande rivolta dalle conseguenze imprevedibili. &#8211; <\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">dal nostro inviato GUIDO RAMPOLDI<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1998\/02\/15\/luna-suoi-due-mariti-antico-tibet.html\">http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1998\/02\/15\/luna-suoi-due-mariti-antico-<\/a><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1998\/02\/15\/luna-suoi-due-mariti-antico-tibet.html\">tibet.html<\/a> <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Repubblica \u2014 15 febbraio 1998 \u00a0 pagina 14 \u00a0 sezione: POLITICA ESTERA LHASA &#8211; Le ragazze tibetane ci spiazzano fin dai tempi in cui il primo dei nostri, Marco Polo, capit\u00f2 da queste parti.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1711"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1711"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1711\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5746,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1711\/revisions\/5746"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1711"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1711"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1711"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}