{"id":1806,"date":"2004-11-22T16:36:04","date_gmt":"2004-11-22T14:36:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=1806"},"modified":"2012-08-10T23:25:02","modified_gmt":"2012-08-10T21:25:02","slug":"turisti-folklore-e-fast-food-e-il-nuovo-tibet-della-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=1806","title":{"rendered":"Turisti, folklore e fast food \u00e8 il nuovo Tibet della Cina"},"content":{"rendered":"<p style=\"line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Repubblica \u2014 22 novembre 2004 \u00a0 pagina 17 \u00a0 sezione: POLITICA ESTERA <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Shigatse (Tibet) &#8211; Jang Zi Nian Zha, custode delle sacre stanze di Tashilumpo, <!--more-->sorride cordiale. \u00abTutti gli amici del mondo sono i benvenuti nella residenza del Panchen Lama\u00bb, annuncia, sottolineando che i turisti non danno fastidio a chi prega fra le statue del Buddha. All&#8217; interno del monastero i religiosi in tonaca amaranto sopportano con pazienza richiami a voce alta, flash, conversazioni al telefonino. \u00c8 un ordine arrivato da Pechino: porte aperte ai visitatori occidentali. Meglio ancora se i nuovi arrivati trattano i monaci come comparse in costume e sul buddhismo tibetano non sanno nulla. \u00c8 una linea sgradita in molti eremi delle campagne, ma a Lhasa e soprattutto a Shigatse il diktat dell&#8217;apertura al mondo \u00e8 ormai accettato. E proprio Tashilumpo, l&#8217;unico monastero lasciato integro dalla furia delle Guardie rosse, sembra diventato il punto di riferimento per i tibetani \u00abcollaborazionisti\u00bb con Pechino. Sulla tonaca di Jang Zi Nian Zha c&#8217; \u00e8 la conferma delle sue scelte politiche: una spilla rotonda, che ritrae un ragazzo con le insegne gialle del Panchen Lama. E Gyaltsen Norbu: il suo nome \u00e8 stato estratto a sorte da un&#8217; urna d&#8217; oro nel novembre 1995. \u00ab\u00e8 cos\u00ec che si \u00e8 sempre fatto per trovare il Panchen reincarnato\u00bb, dice aggressivo l&#8217; unico monaco autorizzato a parlare inglese. In realt\u00e0 prima della \u00abliberazione pacifica\u00bb del Tibet, era sempre toccato al Dalai Lama dare il riconoscimento definitivo al nuovo numero due della gerarchia religiosa tibetana. Ma dopo la morte del decimo Panchen, Pechino ha voluto dire la sua. Nel maggio &#8217;95, dopo un&#8217; indagine clandestina dall&#8217; esilio, il Dalai Lama aveva riconosciuto nel piccolo Gedhun Choekyi Nyima l&#8217; undicesimo Panchen Lama. Poco dopo il governo cinese aveva fatto sparire il piccolo Gedhun e la sua famiglia, \u00abper motivi di sicurezza\u00bb, e aveva proclamato il \u00absuo\u00bb Panchen Lama, appunto Gyaltsen Norbu, figlio di un membro del partito. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> \u2026<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><!--more--><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La spilla del monaco, insomma, vale quanto un distintivo. Chi porta le insegne del \u00abfinto\u00bb Panchen Lama &#8211; che oggi vive a Pechino e rilascia interviste sul prezioso ruolo del partito comunista &#8211; ha di fatto abbandonato la speranza di un Tibet \u00abdiverso\u00bb, se non indipendente quanto meno fedele alle sue tradizioni. Ai monaci addomesticati di Tashilumpo Pechino chiede proprio un aiuto a trasformare la regione: da scrigno chiuso in se stesso a vetrina &#8211; pazienza se un po&#8217; dozzinale &#8211; della nuova Cina che si vuole multiculturale e rispettosa delle diversit\u00e0. Il via libera al turismo di massa \u00e8 il nuovo fronte del conflitto. La repressione &#8211; gli arresti per \u00abseparatismo\u00bb continuano, denuncia Amnesty International &#8211; non basta e rischia di attirare simpatie a quella che Pechino definisce \u00abla cricca del Dalai Lama\u00bb. Meglio le comitive e i tour \u00abtutto compreso\u00bb, per godere i panorami e lo spettacolo della cultura locale. Il misticismo tibetano, ridotto a folklore, perde ogni efficacia come collante politico e pu\u00f2 persino rendere bene. \u00abPrima del 1978 nessuno aveva provato a sfruttare le risorse naturali e di cultura\u00bb, dice Tashi Norbu Tranor, vicedirettore dell&#8217; ufficio Turismo tibetano a Lhasa. \u00abOra nel settore abbiamo 130 imprese, che con l&#8217; indotto impiegano oltre ventimila persone. E se nel 2003 la Sars ha spaventato i turisti stranieri &#8211; ne sono venuti solo 60 mila &#8211; quest&#8217; anno le cose vanno meglio. Raggiungeremo gli 80 mila\u00bb. Il turismo &#8220;interno&#8221;, quello cio\u00e8 dei cinesi, conta su cifre pi\u00f9 robuste: \u00abArriveremo a 950 mila\u00bb, dice Tranor. Ma non basta: Pechino sta investendo tre miliardi di yuan (circa 300 milioni di euro) per migliorare i trasporti. L&#8217; obiettivo sembra a portata di mano: \u00abVogliamo 2,8 milioni di turisti l&#8217; anno\u00bb. La sera, a Lhasa, la mole del Potala resta buia. Il monastero che ospitava il Dalai Lama \u00e8 vuoto: il suo inquilino \u00e8 riparato in India, a Dharamsala, dopo la fallita ribellione del 1959. Ma sulla facciata austera rimbalzano riflessi verdi, gialli, rosa: sono i neon dei negozietti cinesi aperti nel cuore della vecchia Lhasa. Guidano l&#8217; assedio attrezzature da montagna, jeans, elettronica di consumo, negozi di finta moda italiana. Per ora non ci sono i fast food: quest&#8217; estate il Dalai Lama ha pubblicamente ringraziato Kentucky Fried Chicken, che su sua richiesta ha rinunciato a vendere pollo fritto nella capitale tibetana. Ma la strada \u00e8 aperta: nei ristoranti l&#8217; hamburger di yak, gradito agli occidentali, \u00e8 la ricetta pi\u00f9 diffusa. E gli hotel gi\u00e0 propongono escursioni in fuoristrada e discese in gommone sui fiumi tibetani. In realt\u00e0 un arrivo massiccio di turisti sembra prematuro per le strutture dell&#8217; altopiano: nonostante le temperature rigide, gli alberghi non hanno riscaldamento. E molti non offrono nemmeno l&#8217; ascensore: un dettaglio non da poco, in citt\u00e0 come Lhasa (3600 metri sul livello del mare) o Shigatse (3900), dove anche pochi gradini tagliano le gambe a chi arriva da altitudini pi\u00f9 modeste. Per\u00f2 il governo cinese progetta grandi aperture al turismo internazionale e vuole persino creare \u00abpunti di osservazione panoramica\u00bb, cio\u00e8 terrazze attrezzate, senza troppa cautela per l&#8217; attuale struttura territoriale. Ma non c&#8217; \u00e8 da temere: \u00abL&#8217; arrivo dei turisti non dannegger\u00e0 la natura\u00bb, ribatte Zhang Yongzae, responsabile dell&#8217; ufficio Protezione ambientale, ricordando che in alcuni casi &#8211; come nella visita al Potala &#8211; si ricorre gi\u00e0 al numero chiuso dei visitatori. E sottolineando che Pechino ha persino vietato l&#8217; uso di buste di plastica, per tutelare il Tibet. Normative ecologiche, apertura al mondo, la sterzata modernizzatrice imposta dal governo cinese alla \u00abRegione autonoma\u00bb \u00e8 a tutto campo. La strategia passa soprattutto sull&#8217; inurbamento e sulla scuola. Prima della \u00abliberazione pacifica\u00bb del 1950-51, 95 tibetani su 100 erano analfabeti. Adesso pochi bambini sfuggono all&#8217; obbligo scolastico, anche se la scuola \u00e8 a pagamento. Sul valore dell&#8217; educazione, \u00e8 proprio il vicepresidente Wu Ji Lie a fare chiarezza: \u00abI bambini devono frequentare la scuola fino ai 18 anni. Tutti\u00bb. Anche quelli che, come dice la tradizione, volevano entrare in monastero a 8 anni. A distoglierli ci penser\u00e0 il contatto con il mondo. le vittime Sono un milione le persone morte per la repressione cinese in Tibet dal 1959 ad oggi, 150 mila vivono attualmente in esilio. &#8211; <\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">DAL NOSTRO INVIATO GIAMPAOLO CADALANU<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2004\/11\/22\/turisti-folklore-fast-food-il-nuovo-tibet.html\">http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2004\/11\/22\/turisti-folklore-fast-food-il-nuovo-tibet.html<\/a> <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Repubblica \u2014 22 novembre 2004 \u00a0 pagina 17 \u00a0 sezione: POLITICA ESTERA Shigatse (Tibet) &#8211; Jang Zi Nian Zha, custode delle sacre stanze di Tashilumpo,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1806"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1806"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1806\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5768,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1806\/revisions\/5768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1806"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1806"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1806"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}